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Full text of "Le chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni"

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LE 



CHIESE D'ITALIA 



■♦©♦- 



V. 



LE 

CHIESE D'ITALIA 

ma LOlt OtlGIHK SINO il NOSTRI filORNI 
OPERA 

DI 

GIUSEPPE CAPPELLETTI 

PRETE VENEZIANO 



VOLUME QUINTO 



VENEZIA 

DALL* I. R. PRIVILEGIATO STAR. NAZIONALE 
DI G. ANTONELLI ED. 



48 ;6 






DI 

CARLO ALBERTO 

II SilDKGHi, DI GEIUSiLEIIE E DI CIPI» 

DUCA DI 8AY0JA E DI GENOVA 

tee, tee. tee. 



STATI PONTIFIZn. 
CHIESE VESCOVILI 



L\1M£DIATAM£NT£ SOGGETTE ALLA SANTA SEDE. 



NOCERA 



i 



X roseguendo a narrare delle chiese dell' Umbria, assumo ora a 

parlar di Noce&a. Alcuni la vogliono di antichissima data, e vorrebbero 

fame salire V origine sino a Giano primo re d' Italia, e» con questa 

Voto opinione vanno a ravvolgersi nei tempi favolosi. E la confermano 

coQe parole, che osservarono scritte in un antico frammento d' iscrizione 

'm ytén^ in un angolo della chiesa di s. Felicissimo, fuori di Nocera ; le 

quali parole dicono : 

lANI . I . FIL. VAE. N. HADR. 

ossia : Janijumoris filius Vaeliae nepos Baérianus. Nota il JacobilS (4), che 
fi luogo ove sorge questa chiesa, dicesi Poliziano ; quasiché si esprimesse 
con greco vocabolo TrèXtt;^ città, /ani, di Giano ; e quindi che la città di 
Nocera fin oolà si stendesse. Io piuttosto sono d' avviso che a tutt' altro si 
debbano riferire le parole di quel frammento. 

Altri dicono, essere stata piantata questa città da Nocmo Laarte o Lu- 
cumone, presidente dell' Umbria 957 anni avanti V erezione di Roma: que- 
sta opinione potrebbe dirsi meno improbabile. I Pelasgi vi abitarono e 
r ampliarono, e per distinguerla da altre città di simil nome, che in Italia 
si trovano, la dissero Nneeria Alphatenia, e spiegano questa qualificazione 
od epiteto, ricorrendo alla lingua greca, come se si dicesse a[)<(pa Tenia, 
ossia principio del Tenia: e Tenia è appunto il fiume, che nasce a due miglia 

(f) Di Nocera ntlt Umbria^ te. discorso di Lodovico Jacobilli. Foligno i653. 



10 IV G E R A. 



dalia cittù e che le scorre dappresso. Plinio seniore (I) notò, chiamarsi 
ì nocerini coli' epiteto di favoniesi e dì camelianL Della prima intitolazione 
6 motivo il culto, eh* essi prestavano alla dea Favonia o Fannia, detta an- 
che Bona, sotto il cui nome gF idolatri intendevano la fortuna : e di fatto 
questa divinità aveva tempio in Nocera. La seconda intitolazione derivò dal 
nome del monte Camellano, che sovrasta alla città da loro abitata. Ai tem- 
pi dei romani fu colonia, e perciò ne parlano Tito Livio, Lucano ed altri. 
Fu anche municipio, e ce ne assicura T iscrizione in marmo sulla facciata 
delia chiesa di s. Frauccsro in Nocera. 

lOVI . OPTIMO . MAXIMO 

ET . BONAE . DEE . SACRVM 

LVCIVS . NEVIVS . LVClI . FILIVS . TITIANVS 

AEDILIS . CVRVLLS . IHI. VIR. IVRE 

DICVNDO . PATRONO . MVNICIPII . ARAM 

VETVSTATE . LAPSAM . SOLO . PVBLICO 

SVPTV . PVBLICO . FECIT 

L. D. D. D. 

le quali ultime lettere possono significare: Lex Data Decreto Decurionum^ 
come anche: Locus Datus Decreto Decurionum, Dalle memorie, che reca il 
Jacobilli sunnominato, viensi a conoscere, che Nocera adorava pressoché 
tutte le false divinità dei romani. Sostenne questa città le stesse vicende 
politiche, poco più, poco meno, di cui furono bersaglio gli altri luoghi det- 
r Umbria ; quindi le invasioni dei barbari, T accanimento delle fazioni, le 
stragi, i saccheggi, le tirannie. Oggidì è sotto il pacifico impero dei ro- 
mani pontefici. 

Primo a predicarvi la religione ed a portarle lo splendor del vangelo 
vuoisi che fosse san Crispoldo, circa F anno 58 di Cristo : non per altro vi 
piantò cattedra vescovile. Anzi dopo di lui, pare si raffreddasse di molto il 
fervore di quei primi cristiani e ritornassero air antica idolatria. Imper- 
ciocché quando san Feliciano vescovo di Foligno, in sulla prima metà del 
secolo terzo, percorreva la provincia delF Umbria, vi trovò molti pagani 
delubri e molto popolo che adorava le false divinità. Ma non per questo 

(i) Lib. Ili, cap. XIII e xi? hisL 



ANNO 58-402 11 



san Feliciano dev' essei*e collocato tra ì vescovi di Noccra, come piacque 
al Jacobilli di collocarlo. Egli anzi lo stabilisce il terzo, facendogli prece- 
dere san Crispoldo, che lo era invece di Bettona, e poi san Brizio, che lo 
fu di Spoleto. 

Con qualche fondamento di probabilità si può bensì stabilire primo dei 
Tescori, che si conoscano, di questa chiesa quel Felice, a cui neir anno 402 
scrÌTeva lettera il papa Innocenzo I: benché polrebbesi porre in dubbio, se 
al vescovo di questa Nocera, oppure ai vescovo di Nocera di Campagna, o 
Noeera de' Pagani, sia stata scritta. Generalmente gli scrittori la dicono 
diretta a quello di Nocera Alfatenia : io pure ne seguirò V opinione, e vi 
soggiungo anche la lettera, eh' è interessantissima (1). 

INNOCENTIVS FELICI EPISCOPO NVCERIANO. 

• Mirari non possumus, dilectionem tuam sequi instituta majorum, 
'.' • omniaque, quae possunt aUquam recipere dubitationem ad nos, quasi ad 
;* ■ caput atquc ad apicem episcopatus referre, ut consulta videlicet sedes 
\\ • «fostolica, ex ipsis rebus dubiis, certum aliquid facìendum pronunciet. 
Il ■ Qood et nos libenter accipimus et dilectionem tuam memorem canonum 
l[ » dfiprobamus. Scripsisti ergo, quod fei*vore Odei quo polles et amore san- 
jj » etae plebis vel reparaveris ecclcsias Dei, vel novas quasque construxeris ; 
lì 9 sedìn bis clericos quos consliluas non haberc ; aliquos vero mutilos, ali- 
li • quos bigamos esse. Ad quod slupuimus, prudentem virum de bis vo- 
.' ■ luisse consulere quae omnibus sunt certa ratione comperta. Ergo non 
■I • quasi ignoranti dicimus, scd in aliis, forsitan occupatos, istud obUtos vos 
j • esse dicimus. 

• 1. Qui igitur partem cujuslibet digiti sibi ipsi voiens abscidit, hunc 
, • ad clerum canones non admittunt. Cui vero casu aliquo contigit, dum 
j • aut operi rustico curam impendit, aut aliquid faciens, se non sponte per- 
: » cussi!, bos canones praecipiunt et clericos fieri et si in clero fucrint re- 
. • perti, non abjici. In illis enim voluntas judicata est, quae sibi ausa fuerit 

• forrum injicere, quod scilicet et alii id facere dubitari non possit: in istis 

• vero casus veniam meruit. 

• II. De bigamis autem nec consuU debuit, quod manifesta lecUo sit 

(f| CoDcil. Collect. apad Mansi, tol ili, pag. io45 ec!it. Florenliae i^Bg. 



12 fr o e E R A 

B apostoli, uniw uxoris virum ad sacerdotium sive ad clericatum admìtl 
9 debere, et haac ipsam tamen si virginem accepit. Nam ea, quae habueri 
» ante virum, licet defunctus sit, tamen si clerico postea fuerit copulati 
» clericus, qui eam aceeperit, esse non poterit, quia in lege cautum esl 
» non viduam^ non abjectam habere posse conjugem sacerdotem. 

» III. De laicis vero religio tua eonsuluit, quos canones ordinare probi 
B beant. Gertum est quidem, hoc regulas eeelesiasticas continere, sed noi 
» ita definitum est, ut de omnibus sit laicis constitutum. Ncque enim eie 
» rici nasci et non fieri possunt: sed designata sunt genera de quibus a< 

• clericatum pervenire non possunt, id est, si quis fidelis militaverit, e 
» quis fidelis caiisas egerit,1ioc est, postulaverit, si quis fidelis administrà 
B verit. De curialibus autem manifesta ratio est, quoniam etsi invenian 
» tur hujusmodi viri, qui debeant clerici fieri, tamen quoniam sa€f)ius m 

9 curiam repetuntur, cavendum ab bis est, propter tribulationem, qua 
» saepe de bis ecclesiae provenit. 

» lY. Laici vero, qui habentes uxores baptizati sunt, ac sic se institue 
» runt, ut opinio eorum in nullo vacillet, ut aut clericis juncti sint, au 
» monasteriis, ex quo baptizati sunt haeserint, et si non concubinam, noi 
» pellicem noverint, si in bonis operibus vigilaverint, non probibentur hu 
» jusmodi ad clericalus sortem assumi. 

» V. Ita sane, ut in eoa tempora a majoribus constituta serventur. Ne 
» cito quilibet lector, cito acolythus, cito diaconus, cito sacerdos fiat: qui 
» in minoribus offlciis si diu perdurent et vita eorum parìter et obsequi 

• comprobantur, ut ad sacerdotium posthac, emensis stipendiorum meriti 
» veniant, nec praeripiant, quod vita probata meretur accipere. Quoniai 
■ ergo certa diffinitione monstratum est, qui debeant admitti quive r^ro 
» bari: ex bis omnibus, quos videt dignatio tua non posse re[»*obari, dì 

• gere debebìs, quos clericos facias. Si enim nullam gratiam hominibus «Q 
» beneficium praestare velimus, tales invenire possumus, de quorum as 
» sumptione nec incurrere scandalum nec erubescere videamur. • 

M' è piacciuto portare questa lettera, non solo perchè ci mostra alcui 
punti di ecclesiastica disciplina, ma principalmente percliè ci fo conoscar 

10 stato di questa chiesa ai giorni del vescovo Felice. Egli infatti aveva ri 
staurato i templi del vero Dio; dunque nei secoli addietro n'erano stai 
eretti, ed eretti ben addietro, per^è li trovò che abbisognavano di ri 
stauri. Egli inoltre ne rizzò di nuovi ; dunque a' suoi giorni il cristianesimi 



àififo <^02-»01 45 



fioriva e il namero di que* clie lo professavano, s' era ampiamente mol- 
t^Ucato. 

Non 80 poi come sia venuto a cognizione delF Ughelli e del JacobiUi, 
die questo Felice si trovasse presente al concìlio del suddetto papa, mentre 
in nessuna coUezione se ne trovano gli atti, né si conoscono da chicchessia. 
È vero, che il successore di Felice sulla santa cattedra nocerina fu 
Celio Loierzo; ma non è vero ciò che di lui ci raccontano il Jacobilli e 
r UgfaellL Esaminando e confrontando bene gli atti dei concilii del papa 
Simmaco, si conosce, che Lorenzo, arciprete del titolo di santa Prasseda, 
fu rivale al detto pontefice nella elezione alla suprema cattedra della Chie- 
sa; che nel concilio di settantadue vescovi, tenuto nel 499, cedette a Sim- 
jDttco la preminenza, ed ai decreti di questo concilio il primo tra i sotto- 
scrìtti ^i è appunto Coelius Laurentim archipresbyter Ut. sanctae Praxe- 
dif (I) ; che nell' anno seguente era stato fatto vescovo di Nocera; che nel 
sinodo palmare del 504 fu condannato air esilio e deposto dal vescovato. 
Dunque non era vescovo di Nocera nel 498, ned essendo vescovo si fece 
male alla elezione di Simmaco ; ma, ritornato al dovere e rinunziata la 
lUeÒtUma dignità, fu, quasi in ricompensa, promosso al vescovato di que- 
sta dùaa. 

Esdudo dalla serie quelV Aprile, che il Jacobilli e V Ughelli dissero succe- 
dilo al suddetto Lorenzo, perchè sebbene nel sinodo palmare lo si veda sot- 

/ ascrìtto tra i vescovi Àprilis nucerinus, io si trova nel precedente anno col ti- 
tolo di Laieranensis : ne vescovo /a^^ran^^^ poteva essere certamente cotesto 
Aprile. Io piuttosto crederei di dover seguire V opinione dello Sbaraglia e 
del Coleti, ne' manoscritti inediti della biblioteca marcìana di Venezia ; i 

t quali dicono, tanto il nucerinus quanto il laieranensis essere una corru- 
zione derivata dalla poca diligenza dei copisti, trascrivendo inesattamente 
il nome della chiesa, a cui apparteneva il vescovo Aprile : né questo sareb- 
be r unico sbaglio introdotto da loro in queste sottoscrizioni. Sembrami 
assai probabile che la parola laieranensis sia stata posta invece di alatrir- 
newtis^ e che T altra nucerinns debba conoscere anch'essa una simile vizia- 
tura. Come infatti poteva Aprile esser giù vescovo di Nocera e sottoscri- 
versi come tale al concilio del 501, se in quel concilio appuntò fu deposto 
Lorenzo e fu condannato air esilio? £ neppure san Facondino può essere 



{t) Ved. nella mia Chiesa di Roma, ?ol. i, p»g. 59 e 60. 



14 N O e E R A 

inserito tra i vescovi di Nocera, perchè si sa di certo, che lo era di Tadino : 
forse avrà prestalo a Nocera, che non gU stava da lungi, aqzi che al gior- 
no d' oggi ne comprende nel suo recinto anche la soppressa diocesi, lo spi- 
rituale sussidio deir episcopal ministero. 

Bensì un gran vuoto ci nasce qui per la mancanza di autentici docu- 
menti, e più ancora per sciagure atrocissime, che a tutta T Italia recarono 
in questa età le invasioni dei barbari. Nocera infatti, nel 346, fu distrutta 
da Totila, e con essa perirono molti altri luoghi dell* Umbria : e benché si 
riavesse ben presto, tuttavia dopo la metà dell' ottavo secolo fu nuova- 
mente distrutta. La distrussero i longobardi. £ intanto potè alla meglio il 
desolato gregge cercare altrove il pascolo spirituale, perchè di suo proprio 
pastore, per quanto si sappia, era privo. Un vescovo, longobardo di nazio- 
ne, gli fu alla fine concesso dal pontefice Eugenio IT, intomo V anno 826 ; 
aveva nome Luitirdo, ed è sottoscritto tra i padri, che nell' indicato anno 
assistevano al eonciUo romano del suddetto pontefice. 

Nelfanno 844, decorava la solennità della coronazione di Lodovico, 
figlio dell'imperatore Lotario, celebrata in Roma dal pontefice Sergio II, 
tra gli altri prelati, un Ramperto vescovo di Nocera, il quale poi neir 855 
sottoscriveva al concilio del papa Leone IV, e nominavasi Raciperto. Tro- 
vo poi, che nel concilio del papa tenuto neir86l contro T arcivescovo di 
Ravenna, è sottoscritto un vescovo di Nocera, il quale aveva nome Ro- 
PBRTo : quindi è, che il medesimo vescovo, nominato in queste tre maniere 
per l'inesattezza dei copisti, possedeva la santa cattedra di questa chiesa 
anche neir indicato anno 861. E dopo di lui, la carta, benché apocrifa, di 
Teodosio, o Teodicio, vescovo di Fermo, ci fa conoscere il nome di un al- 
tro nocerino pastore neir 887, ed è Severino ; a cui nel 900 veniva dietro 
Benedetto, il quale si prese cura di ristaurare la chiesa di s. Marino, ora 
affatto distrutta, tre miglia fuori della città. GirtuNo era vescovo di No- 
cera intorno Tanno 967, perciocché in quest'anno sottoscriveva al con- 
cilio romano del papa Giovanni XIII, e nel gcnnaro dell'anno dopa sotto- 
scriveva la bolla delio stesso pontefice per la erezione del vescovato di Misna. 

Quel vescovo Gilberto Ala cremonese, cui Giuseppe Bresciani inseri, 
portandone anche l'iscrizione sepolcrale dalla chiesa di s. Lorenzo di Cre- 
mona, dev'essere affatto escluso, perchè nessun altro monumento ce ne 
assicura: né l'iscrizione da lui recata può aver forza di autentico docu- 
mento, perchè la maniera ond'è concepita, non è del secolo, di cui si 



Aitilo 501-Ì131 IS 



Torrebbe for credere. L^Ughelli stesso, che d'altronde è si facile a lasciarsi 
ingannare dalle iscrizioni, ne dubitò. Come anche V Alberto o Adalberto im- 
maginato dal Jacobilli e dall' Ughelli, come intervenuto ai concilio di 
Roma dei 4015 sotto il papa Benedetto Vili, dev'essere escluso. Tra i ve- 
scovi sottoscritti a quel concilio si vede bensì il nome di un Adalberto, 
ma era vescovo di Spoleto. Ned è poi vero, che in quest' anno la diocesi 
di Noeera fosse ingrandita colle distrutte città vescovili di Tadino, di Pe- 
slia e di Rosella ; perchè in quel medesimo concilio sedeva tra i padri an- 
che OD Raineri, vescovo di Rosella. 

Egli è perciò, che soltanto nel 4020 ci è fatlo di poter porre un limite 
alTampia laguna, che questa età ci presenta. Ed è qui da nominarsi il vo- 
scovo Romano, eletto, a quanto pare, nel 4020; era dell'ordine de' camal- 
dolesi, discepolo dello stesso fondatore s. Romualdo: ma poiché si conob- 
be, esser giunto per simonia al possesso di questa santa cattedra, perciò 
poco dopo ne fu deposto (I). Vedesi quindi sottoscritto, nel 4027, al si- 
lodo tenuto in Roma per la lite del patriarca di Grado, un vescovo di 
Nooera, che aveva nome Dodone : egli fu presente neir anno dipoi, in com- 
figma fi Adalberto, vescovo di Sinigaglia, al giudicalo del conte Ugo, in- 
viato delTànperatore Corrado, a favore del monastero casaurese. E quan- 
to éI feseovo Lodovico, che gli fanno venir dietro T Ughelli e il Jacobilli, 
esso appartiene all'altra Noeera eh' ò nel regno di Napoli. Qui, dopo la 
morte di Dodone, o ne rimase vacante la sede, o non se ne conosce il pos- 
sessore sino air Agostino, detto anche Arcoletto; o forse n'era questo il 
cognome; il quale viveva circa l'anno 44 4 0. Egli era da Foligno. Nel 44 44 
confermò al priore e ai canonici di quella città il monastero di s. Pietro 
dell' Andolina, che apparteneva alla diocesi di Noeera; e a questo mona- 
stero poi confermò alcune decime e alcuni possedimenti, che appartene- 
] Tano alla sua mensa vescovile. La quale conferma di beni all'indicato mo- 
I Basterò fu rinnovata anche dal suo successore Lotario o Luterio, ch'era 
moDaco della congregazione di Fonte Avellana: pare potersene accennare 
b promozione circa l'anno 4 4 29, e la morte circa il 4430. Nclf antico ne- 
crologio di quel monastero lo si trova notato colle parole: Obiti D, Luterius 
Episeopus Nucerinus Commissus noster. Gli succedeva nel medesimo anno 
LoEuzo, U quale nel seguente 4434 promette di mantenere i patti ed eseguir 



(i) Vabill. Ann. ad arni, mxx, lib. lit, num. xcvi. 



16 II O e E E A. 



fedelmente quanto erasi stabilito di scambievole assenso con Bonatto 
abate del monastero di s. Donato di Pulpiano, nella diocesi di Gubbio, cir- 
ca la permuta di alcuni beni (4). A questo Lorenzo venne dietro, nel 4444, 
McmiLDo degli Atti, fulignate; e fu anch*egli uno ad vescovi che int^ven- 
nat) due anni dipoi alla consecrazione della cattedrale dèlia sua patria, e 
quand'egli mori nel 4454 ebbe successore un suo nipote Opfrbdo degli 
Atti, conte di Nocera, il quale mori nel 4460. Allora, poiché la famiglia 
degli Atti era potente ed era assai bea veduta dal pontefice Alessandro III, 
avvenne, che un terzo vescovo tolto da questa fosse messo a governare la 
chiesa nocerina. Anzi per la somma benevolenza, che vi portava il ponte- 
fice, lo stesso AiisBLHo, ch'era stato eletto vescovo di Foligno, fa stabilito 
pastore anche della chiesa di Nocera : ed è perciò, che in più luoghi lo ai 
trova quaUficato Fuliginensis et Nucerinae EccUsiae Episcopi. Le àne 
chiese per altro rimanevano tra loro disgiunte: ne ho parlato allorciiè 
narrai della chiesa fuliginate (2). Questa sua promozione ebbe luogo ai S4 
di gennaro del 4464 ; checché pur ne dica il JacobilU, il quale ne segBò il 
principio nel 4470. Certo poi continuò ad esserne possessore sino hH'm^.' 
no 4496. Fu ai giorni di lui, che dalle rovine della distrutta città di fir 
dino incominciò a sorgere il castello di Gualdo. 

Anselmo nell* indicato anno lasciò la chiesa di Nocera e si contentò di 
quella soltanto di Foligno: procurò per altro, che alla cattedra vacante 
fosse sostituito un suo parente fuliginate, Ugo de'Trinci. Nelle lettere éA 
papa Innocenzo III (5) ve n'ha una diretta a lui, colla quale gli racco- 
manda di prendersi cura del monastero di Gualdo: eccola. 

INNOCENTIVS HVGONI NVCERINO EPISCOPO 

« Sic nos de singularum Ecclesiarum statu decet esse sollicitos, ut et 
» utilitatibus consulamus ipsarum et gravamtnibus obviemus, ne creditam 
» nobis solicitudinem postponere praesumamur. Attendentes igitur quali- 
» ter monasterium de Waldo, quod ad romanam Ecclesiam nullo pertinet 
» mediante, in spirìtualibus dissolutum est, et in temporalibus diminutum, 
» qualiter etiam a vicinis undique molestetur, ipsum Ubi personaliter de 



(f) Arcb. Armao. Joh. Bapt. Gantalmad. (a) Nel toI. it, alla pag. 4 '3. 

mas. = Sarti de Episc, Eugub., pag. iia. (3) Lib. ii, epiit. Sa. 



ANifo 1131-1233 il 



» fratruDi nostrorum Consilio comniittimus, quanlum Doniinus libi pcr- 

• miscrit, restaurandum in tcmporalibus et spinlualibiis reformandum ; 
9 facnltatcm libi coiTigcndi quac in co corrigenda fucrinl et statucndi quae 
> statuenda eognovcris^ auctoritatc praesentiuui lìberam indulgentes ; ila 

• tamcD ; quod ex hoc libertas ipsius monaslerii non lacdatur. Nulli ergo 
a oniDino hoininum liceat etc. Datuin Laterani IV nonas Maji. » 

Questo mcdesìroo vescovo Ugo si trovava presente nel 4212 alla sen- 
tenza, pronunziata in Roma dal cardinale Pietro del titolo di s. Cecilia 
sulla controversia tra il vescovo di Spoleto e il monastero di Sasso-vivo. 
Né di lui si hanno ulteriori notizie. Un altro fulignate, nobilissimo di stir- 
pe, doviziosissimo per possedimenti, ma, quel eh' 6 più, ccicbralisslmo per 
santità, fu il successore di Ugo. Esso è il beato Hin a^do, figlio di Napoleone 
Rinaldi, conte di Antignano, monaco di Fonte Avellana. L'epoca precisa 
delb sua elezione, la durata del suo vescovato, Y anno della sua morte ci 
vengono indicati con tutta chiarezza dagli scrittori bollandisti, sotto il 
giorno 9 febbraio, con queste parole: « Triennium in Episcopatu exegit; 

• dccessor illius Hugo anno MCCXXII adhuc superfuit : Pelagius in eum- 

• dem beati locum subrogatus est anno MCCXXV. » Le sue virtù, i suoi 
miracoG, di cui fu testimonio il suo gregge nel tempo ch'egli lo resse col 
pastorale ministero, lo resero oggetto di venerazione, vivente ; di sacro 
culto, defunto: egli ù il primario proiettore della città e della diocesi no- 

., cenna. A lui n'ò intitolata la cattedrale^ È ridicolo poi lo sbaglio del- 
Ij rrghelli, che lo disse morto nel 1222, e lo disse uno de' sette vescovi, che 
i! noi 1225 promulgarono T indulgenza famosa della Porziuncula. Questa sua 
il seconda asserzione è verissima ; ma non è vera la prima, perchè la morte 
1| del bealo Rinaldo avvenne, come poco dianzi ho notato, suir autorità dei 
i; Mlamlisti, nel 1225. 

E nel medesimo anno, siccome eglino stessi ci fanno sapere, fu posto 
al governo della santa chiesa nocerina Pelagio, eh' era canonico di questa 
; caltedrale: nelle antiche carte lo si trova nominato anche Pallavicino; ma 
' io son d' avviso, che questo ne fosse piuttosto il cognome. Tre anni resse 
i il ^e^ge uffidatogU e poi mori. Perciò nel 4228 gli si vede sostituito il no- 
\ corino Costanzo; a cui due anni dopo venne dietro il fulignalc B^igwate 
Cnppucci, ne toccò colla sua vita il novembre doir anno 1255; checche 
ne dicano in contrario il Jacobilli e 1' Ughelli. Guido infalli, che vcnnegU 
dietro, scriveva una lettera, a favore delle monache francescane Clarisse di 



yoi. y. 



/ 



18 



N e E R A 



santa Maria di Valle-floga, nel giorno 26 del mese suindicato, e ne scriveva 
un' altra sullo stesso argomento ai 23 del marzo susseguente. Le quali 
lettere sono portate nel bolla del papa Innocenzo IV, che nel di 42 giu- 
gno 1252 ne confermò il contenuto. Ciò solo basta a sconvolgere tutta la 
cronologia fin qui recata dai sopraddetti scrittori ncir esporre la serie dei 
vescovi, che vennero dietro a Guido. Era questo Guido della famiglia Ne- 
gusanti (1) di Fano: e, lui morto, la chiesa nocerina passò in ammini^*a- 
zionc di Egidio^ eh' era stato vescovo di Foligno per vari! anni. La lettera, 
con cui il papa Innocenzo IV gli affidò questo incarico, 6 la seguente, se- 
condochò leggesi nel regesto valicano (2). 

INNOCENTIVS EPISCOPVS AEGIDIO QVONDAM FVLGINATENSL 

« Cum Ecclesia Nucerina pastore vacet, nec possit eidem de facile prò- 
» videri, ne per vacationem diutitam dispcndìa solita incurrere valeat. Ubi 
I» de cujus circumspectione fiduciam gerimus, administrationem ipsius tam 
» in spiritualibus. quam in temporalibus authoritate praesenti, usque ad 
nostrae voluntatis beneplacitum duximus commitendam, quocirca man- 
» damus de ipsa sollicitam curam gerere ad bonum statum ipsius des opem 
u et operain efficacem; contradictores, si qui fuerint etc. Datum Late- 
rani XV kal. januarii, anno l. » 

Nell'anno adunque 4245 incominciò V anmiinistrazione di Egidio» e 
durò sino al 4248, che fu f ultimo anno della sua vita. Bernardo o Be- 
rardo, a cui era stata raccomandata in quel tempo T amministrazione sulla 
chiesa di Foligno, venne eletto vescovo di Nocera, appunto neiranno 4248. 
Fu sotto il pastorale governo di lui, che la città di Nocera venne saccheggiata 
e distrutta dalle armi di Federigo II : udiamone dal Giacobilh il racconto, 
per sapere i danni, che ne sofferse anche la chiesa. « Entrarono (i soldati di 
• Federigo) con inganno, die' egli (5), per li torrioni della rocca, assalirono 
» i nocerini e li discacciarono dalla città, con la morte e prigionia di molti, 
» saccheggiarono la città e li borghi di fuori, ponendoli a ferro et a fuoco. 
» Gli eretici, senza poter essere ritenuti dai cattolici, sf diedero a distrug- 
» ger gli edifizii e chiese fuori della città ; massime le chiese di s. Francesco 



(i) (tamorriiio, toin. in, pag. 89. 
{2) Leti. 330, nella pag. 5G. 



(3) Cronolog. (!c'Ve«n. «li Nocera, p. 83. 



ANNO 1233-1285 19 



• e di s. Peregrina: rovinarono anco la cattedrale e la canonirn, eli' ora 
1 dentro al circnito della rocca e nel sito, dove al presente si vede riediO- 
> cala essa cattedrale ; spogliandola de' paramenti e vasi sacri ; Insciandola 
I derelìtla da canonici, sacerdoti e chierici; li quali con questo Guido (i) 

■ loro vescovo, discacciati da queir empii eretici, fuggirono alla chiesa 

■ parrocchiale di s. Facondino, un miglio incirca lontano dalla terra di 

• Gualdo. La divota e magnifica cattedrale di Nocera divenne spelonca di 

• soldati eretici, stajla di bestie et abitatione de' lussuriosi. Fra le sue ro- 

• vine restò miracolosamente occulto et illeso il corpo del sacro protet- 
II B tore e vescovo Ranaldo, e l' altissima rocca per divina dispositione ri- 

• mase intiera con li suoi fortissimi muri e torri, mentre la città giaceva 
B sepolta tra le ceneri delle proprie rovine. » Per la quale sciagura, il 
vescovo Bernardo ramingo ed esule fu costretto a menare i suoi giorni 
neO' amareixa e nei travagli, or qua or là della devastata diocesi. Procurò 

Ia tutto suo potere di riunire i dispersi, per indurii a ristaurare la patria. 
Ma non vi riosci, perchè la morte lo colse nel 4234. 

Àtale inopresa si accinse animosamente il suo successore, il beato Fi- 
upfo Odorisi, fnlignate, la cui elezione è da collocarsi nelF anno stesso 
deb iBorte di Bernardo. Ed infatti « essendo morti .Corrado imperatore 
» e Corfadino suo figlio, cosi prosegue a narrare il Giacobini (2), Nocora 
t et altre imperiali città dell' Umbria si diedero alla sede apostolica, cac- 
t dando i soldati imperiali. Con tale occasione il beato Filippo si diede 
» con più animo a restaurar la città di Nocera, dove residè sempre; con- 
t vocò i sacerdoti e chierici et altri habilatori di Nocera, eh' erano fuggiti 

■ per la diocesi, e li ridusse a ritornar ad habitar in Nocera, et a re- 
1 staurare le loro case, ch^ erano rovinate. « La chiesa cattedrale e la 
contigua canonica non potevano più servire in veruna guisa al primiero 
uffizio ; perciò ne trasferì Y uffiziatura alla chiesa di s. Maria maggiore, 
chiamata santa Maria vecchia. Ne ampliò V edifizio, vi fabbricò dappresso 
la canonica, vi trasportò il sacro corpo del suo predecessore beato Rinal- 
do, ed ivi decentemente lo collocò. Anche del ristauro di altre chiese, tanto 



0) 11 Giacobini ha scontollo, come ho Jolle Icstimonlanze deesi ammettere in que- 

Dotalo poco dianzi, la cronologia dei ?e8co?i sto tempo al possesso della santa cattedra di 

nocerioi, e perciò nomina qui il ?escoTO questa chiesa. 
Gaido anziché Berardo, il quale per le ad- (2) Nella pag. 85. 



20 N O G E R A 

in cìUù quanto al di fuori si die' premura; e coir opera, colf esempio, colla 
generosità nello spendere vi riusci felicemente. 

Alla congregazione dei monaci di Fonte Avellana apparteneva il beato 
Filippo quando fu assunto al governo di questa diocesi, perciò se ne trova 
registrato il nome nel necrologio di quel monastero. La sua morte avven- 
ne neir anno 4285: ebbe sepoltura onorevole nella chiesa de' santi Filippo 
ed Agnese fuori di Gualdo. Di 1&, nel 4C25, ne furono trasferite le sacre 
i*eliquie alla cattedrale, ove tuttora riposano. Fu suo successore, eletto ai 
6 di agosto deir anno stesso, il canonico Fideiiondo, che non era per anco 
ordinato suddiacono. Ne confermò T elezione il pont^ce Onorio IV, ed 
inviò lettera al vescovo di Todi, raccomandandogli, che incominciasse dal- 
l' ordinarlo suddiacono, e in fine chiamasse i due vescovi più vicini e io 
consecrasse vescovo. La lettera pontificia ha la data di Tivoli, V idus augu- 
sti anno /, che appunto corrisponde all' anno 4285. Dal Sarti ci è fatto 
sapere, che questo Fidemondo, insieme con Jacopo vescovo di Città di Ga7 
^ stello, con Berardo di Foligno e con Simone di Assisi, assisteva in Gubbio 
Ila consecrazione della chiesa de' domenicani, nell' anno 4287 addi 26 
marzo. Nel 4288 ai 24 di agosto, veniva eletto a possedere questa santa 
sede, cui la morte di Fidemondo aveva lasciata vacante, il beato Giovàrixi 
de' conti di Antignano, da Foligno. Resse non molti anni questa chiesa. 
Un documento dell' archivio di Camerino ce lo mostra vicario generale di 
quel vescovo nell'anno 4508, come scrivendo di quella chiesa ho notato (4). 
Ma io son d' avviso, che non di questo, ma di un' altro Giovanni si debba 
credere quel documento. Infatti, nello stesso archivio camertino io trovo, 
che nei 4294 Giovanni vescovo di Nocera assisteva con altri quindici ve- 
scovi alla solenne consecrazione della chiesa di s. Bartolommeo, fuori 
dello mura del castello della Serra di s. Quirico, e sottoscriveva cogli altri 
il diploma delle indulgenze in quella circostanza largite (2). E questo Gio- 
vanni non può essere, che il sunnominato, che io dico Giovanni I. Trovo 
inoltre, che nel 4504 uno Stefano vescovo di Nocera si trovava presente 
alla consecrazione della chiesa di s. Maria del mercato, che ora è intitolata 
a s. Domenico, nella città di s. Severino, celebrata dal vescovo di Came- 
rino, eh' era allora Rambotto, assistito da Egidio patriarca di Grado e da 



(i) Ved. nel voi. iv, pag. a8a. voi. tv, pag. 279, dove ho potuto tuUe k 

(a) Ved. nella mìa chiesa di Camerino, sotloscrizionì di quei ?eaco?i. 



inno 1288 - 1363 ti 



I 



sessanta aliri vescovi, i quali tulli si sottoscrissero : dunque, io dico, que- 
sto è un altro vescovo di Nocera, ignoralo dall' Ughelli e dal Jacobilli e da 
quanti scrissero di questa chiesa, e che dev' essere certamente inserito nel 
catalogo dopo il sunnominato Giovanni I. Ne si può dire, che quello Stefo- 
no, di cui ho parlato, fosse vescovo di Nocera de* Pagani, anziché di que- 
sta; perchè quella chiesa, sino dalF anno 4260 era stata privata dell* onore 
della cattedra pastorale, perchè i cittadini ne avevano ucciso il vescovo; e 
in tale stato rimase sino al 4386. 

Trovo finaUnente, che nel 4508 un Giovanni vescovo di Nocera era vi- 
cario generale di Andrea vescovo di Camerino; dunque io conchiudo, 
questo non può essere che un Giovanni II, cui gli scrittori, avendo ignoralo 
resistenza di Stefano, confusero col Giovanni precedente e ne formarono 
un solo. Perciò di questo Giovanni II dee dirsi, e non del primo, che con- 
cedesse indulgenze nel 4515 alla chiesa di s. Francesco del castello di Co- 
stecaro. Né dalla serie dei nocerini pastori dev' essere ommesso quel 
Godo II, che nel 4527 fu eletto successore di Giovanni, benché la morie 
to abbia colto prima che ricevesse T episcopale consecrazione (I). Per que- 
sta sobita morte fu eletto invece di lui, nel seguente anno, il beato Ales- 
SA»to Vincioli, nòbile perugino, frate francescano. Perciò in un vecchio 
Kbro de' censi della chiesa di s. Francesco di Sassoferralo si legge la se- 
guente annotazione: « Nel coro si trova il deposito del beato Alessandro 

• Vincioli perugino dell* ordine minor conventuale di s. Francesco. Fu 
» fatto vescovo del anno MCCCXXVIII nel pontificato di Gio. XXII. Mori 

• nel anno MCCCLXIII nel pontificato d' Inn. VI. E la magnifica Comunità 

• ogn* anno fa la solila elemosina per la festa di d. bealo Alessandro da 
» un tempo immemorabile. » In un periodo si lungo di pastorale reggenza 
potè Alessandro molle cose operare a vantaggio del suo gregge e per la 
buona disciplina ecclesiastica e pel decoro del sacro culto. Le sue virtù e 
i suoi miracoli lo fecero mcrilevolc della pubblica venerazione; se no 
celebra perciò annualmente la festa: le sue reliquie si conservano in 
cattedrale. 

Governò poscia la chiesa nocerina T arcidiacono camerinesc Lica Ro- 
di^fuccì, fattone vescovo ai 21 di luglio del medesimo anno 1503. Pei 
molti suoi meriti fu creato cardinale del titolo di s. Sisto; ed essendo 

(i) Ved. Vincenzo Vincioli ndla sua Serie dei vescovi di Tiocera^ png. 83. 



22 N G E R A 



vescovo di Nocera sostenne molte onorevoli cariche e fin anche quella di 
legato dell* Umbria ; e questa fu V ultima, perchè in essa mori, mentre sog- 
giomava in Perugia. Si rese assai benemerito per la sua attività nel com^ 
porre le liti, ed estinguere le discordie, che a quei giorni divampavano fu- 
nestissime in tutto queste città. Mori nel gennaro delF anno 4589: il suo 
corpo per volontà di lui fu trasferito a Camerino nella chiesa di s. Venan^ 
sio, ove i seguenti versi ne mostrano il sepolcro. 

Big jacet hisignis Lvcas rytilinte galeeo. 

Tah celebee jteis doctoe, qvam cvltoe et omnis 

peaecipvvh exehplyii vietytis, eegyla moevm 

Ma dopo due secoli e mezzo gli fu collocata un' altra iscrizione scolpita 
sul marmo, la quale tramanda ai posteri la memoria delle cariche da lui 
sostenute, ed è la seguente: 

D. 0. M. 

LvcAE RoDOLPHVcio Cameeti TiT. S. SixTi S. R. E. Gaeduiali 

QYI nVJYS BASILICAE QYONDAH PÉlOR ET ARGHTOUCONYS CAVERI- 
NENSIS, TYM EPISCOPYS NyCERUYS, HoMAE GREGORIO XI. PoNT. 

Max. Vie. fyit; deiude ab Urbano VI. cardiralis creatys, 
atqye ik Pannoriah hissys, postremo Perysiae, cyh legatione 
fyngeretyr, obiens, ossa Camerihyh translata, in tehplo 
S. Venantu sepeliri hardayit, anno sal. M.GCG.LXXXIX. 

VeNANTIYS RoDOLPOYCIYS EJY8DEM BASILICAE PrIOR GENTILI SYO 

honymentyh antiqyitate deformatyh ornayit posyitqye et ' 
Layretanae Virgini sacellyh erexit. Anno salytis. M.DG.XIX. 

Finalmente ricorderò, che in Gamerino stessa, sopra la porta Giulia 
erano stati scolpiti in sua lode questi altri tre versi : 

SeDIS ApOSTOLICAE LyCAE UONYlfENTA NOTATE. 

Andreas patryo fegit, qyo jystior alter 
Uayd fyit Uesperiae, toto neg doctior orbe. 



r 



Aifiio 1363-1415 23 



il 



La stona di Pistoja e di Prato ci porge noUsia di un altro vescovo di 
Noeera (1), sconosciuto air Ughelli, al Jacobiili e a quanti scrissero di que- 
sta chiesa. Egli è Paolo, il quale nell'anno 4395, insieme con Jacopo 
vescovo di Fiesole, assisteva al solenne traslocamento deirinsigne reliquia, 
dhe ai conserva in Prato, della sacra Cintura della Beata Vergine. Se ne 
trova il nome neiristromento pubblico, che in quella occasione fu eretto. 
A hii adunque e non immediatamente al Ridolfucci succedeva il viterbese 
Ssnio, ch'era arciprete in patria. Di lui si ha, che nell'anno 4595 celebrò 
il sinodo diocesano, e che due anni dipoi, l'ultimo giorno di settembre, 
per ordine del papa Bonifacio IX, insieme coi tre vescovi Lorenzo di Spo<- 
leto, Andrea di Assisi e Pietro di Orvieto, nella chiesa cattedrale di Foli- 
gno, pose in possesso deli' abazia di s. Croce di Sasso-vivo Trojano Trin* 
ci: ne rogò l'istrumento il fulignate notajo Tommaso Vannuci (2). Narra 
il Jacobiili (3), che ai tempi di questo vescovo Senzio « adi 40 di mar- 
9 zo 4402 il conte di Carrara, il Mostarda et altri capitani di papa Boni- 
• fatìo IX andarono verso Noeera, tenuta da Ceceolino Michilotti, capita- 

■ no generale de* perugini; e per trattato di un solo.nocerino entrarono 
t per forza in Noeera e presero Cristoforo di Domatuccio, che v'era po- 

• desia, usarono tanta crudeltà verso il popolo nocrino, che qubsi tutti 

• ^'iabitatori furono saccheggiati e cacciati fuori della città, la quale ri* 

■ mase intieramente in potere de' forestieri. » Le cose per altro furono 
ricomposte nel seguente anno: il papa concesse al suddetto Ciccolino 
roDore di suo capitano generale, e gli afGdò per ventinove anni il dominio 
su Gualdo di Noeera, su Castel della Pieve, sulla Bastia di Assisi e sulla 
Piscina. 

Dice il summentovato Jacobiili, che il vescovo Senzio mori nel dicem- 
bre del 4404, e poi soggiunge, che il successore fiate Andbea da Monte- 
falco, francescano, gli fu sostituito addi 5 gennaro 4404. Lo sbaglio si 
vede evidentemente: egli calcolò dicembre del 4404 il dicembre, che pre- 
cetleva le calende dell'anno 4404, mentre quel mese apparteneva all'an- 
no 1405. Si corregga adunque: e si dica, che Sedzio mori nel 4403, e che 
il suo successore frate Andrea da Montefalco fu eletto vescovo di Noeera 
nel ili 5 gennaro 1404. Leggesi il nome di luì, nel 4415, nella sessione XX 



(i) Dondori slor. di Pisloja, pag. 219. (3) Nella cronolog. de'vesc. di Noeera, 

(2) Ardi, di Sassovivo lib. f{», pag. 3s. pag. 96. 



9h n o e E R À 



del concilio di Costanza, a cui non si recò personalmente, ma ne a?cva 
affidato l'incarico a Nicolò vescovo di Assisi. E nciramio seguente, sotto- 
scriveva per hii é per Jacopo vescovo di Spoleto il vescovo Federigo di 
Foligno. Le infermità, che Io travagliavano, gì' impedirono di recarsi a 
quel concilio ; e per quesie medesime infermità si vide costretto nel feb- 
braio deH4n a rinunziare la cattedra vescovile: mori poi nell'anno 4419 
ai 47 di marzo. Lo scisma orrendo, che lacerava in questi giorni la chie* i 
sa universale, diede occasione a far credere legittimi vescovi di Nocera il i 
domenicano frate Jacopo da Foligno^ nel 4444, trasferito poscia dal papa i 
Martino V al vescovato di Motola, nei 4449; e nel marzo di questo mede- i 
Simo anno il fulignato Egidio Giovannijielto'CoUo degli Egidii^ già cano- s 
nico in patria ; e Io ammette anche il Jacobillì. Ma, esaminando diligente-» ^ 
mente la cosa, i due sunnominati, se pur ebbero il titolo della chiesa oo- 
cerina, non devonsi riputare che intrusi; si perchè nel 4444 viveva tut-* 
tavia il legittimo vescovo fra Andrea, e si perchè nel 4449 il pontefice 
suddetto addi 47 marzo trasferiva dal vescovato di Licia a questo di No- 
cera il fulignate GiòyAN-ToMiiAso figlio di Lodovico de Merganti, il quale 
essendo monaco in s. Croce di Sasso-vivo, era stato priore della chiesa di 
8. Angelo di Monte Pubblico, nella diocesi di Spoleto, e poscia del monastero 
de Santi Quattro Coronati, in Roma. La sua morte, avvenuta in Foligno, 
è segnata sotto Tanno 4437; fu sepolto in quella città, in una cappella 
da lui eretta nella chiesa di s. Domenico. Un altro fuligi. jte venne a suc- 
cedergli, eletto dal popolo e dal clero nocerino, per favore e per T influen- 
za di Corrado Trinci, signore di Foligno e di Nocera, Antonio figlio di 
Nicolò Bolognini. La sua elezione fu nel novembre del 4457; nel di 46 
marzo 4438 il papa Eugenio IV ne pronunziò la conferma. Lo trasferì sei 
anni dipoi al governo della chiesa della sua patria; e poscia affidò questa al 
francescano fanese, feite Oiovànni HI Marcolini. Cura principale di lui fu 
il rifabbricare dalle fondamenta la chiesa cattedrale, che due secoli addie- 
tro era stata distrutta dalle armi dell* imperatore Federigo II. Perciò a' 4 3 
luglio 4448 ne pose la prima pietra, nel luogo stesso dov'era T antica: ed 
ebbe la consolazione di vederla in pochi anni condotta al suo termine ; e 
di consecrarla solennemente, intitolandola alla beata Vergine Assunta ed 
a s. Rinaldo vescovo e protettore della città. In tutto questo lasso di tem- 
po aveva servito di cattedrale la chiesa di s. Maria vecchia : perciò trasferì 
Giovanni pomposamente alla nuova il capitolo de' suoi canonici, le sacre 



ANNO ìki^'ìkSl 25 



reliquie, la cattedra pontificale, e tutte le robe e i diritti e i privilegi di 
e^sa: quella chiesa poi concesse alle monache terziarie franceseane, dette 
pòscia di s. Giovanni, perchè dimoravano all'ospitale di s. Giovanni della 
Sportella 0)- 

Sotto di lui si dilatò il dominio di questa chiesa vescovile, perciocché 
oel 1459, con licenza della santa sede apostolica, Jacopo Scota da Foligno, 
abate benedettino del monastero di s. Stefano di Parrano, nel territorio di 
Noeera, offeri, in ossequio delle virtù del vescovo Giovanni, la sua abazia 
e la uni per sempre, con tutti i suoi beni, al vescovato nocerino. Molte 
chiese furono intorno a questi giorni ristaurate nella citta e nella diocesi: 
molte sagge discipline si videro pubblicate per la riforma dei costumi del 
clero. Mori Giovanni nel 4^65. Nell'anno stesso sottentrò a governare 
questa chiesa il ternano Antonio II Viminale, scrittore delle vite de'santi 
della sua patria: la sua morte è segnata sotto Fanno 4470. Ebbe succes- 
sore il lucchese Jicopo Minutoll, il quale passò in Francia col cardinale 
legato Giovanni d* Augei*s presso il re Luigi XI : ad istanza di questo so- 
vrano, nel 1 477 il papa lo trasferi dal vescovato di Noeera a quello di Agde, 
d'onde poscia sali ali* arcivescovato di Cambray. Intanto per la santa sede 
nocerìDa era stato eletto da Sisto IV un alti-o ternano Giovanni IV Cerre- 
faof, ch'era stato uditor di rota in Roma e vice legato e vicario generale 
H del cardinale Bessarion. Narra il Jacobilli, che mentre questo vescovo 
i| « a' 20 di luglio 4478 faceva la cresima nella chiesa di s. Benedetto di 
'[ » Gualdo, venne un folgore dal cielo, che gittù a terra una moltitudine di 
^j • popolo ch'era in chiesa e rimase come morto; ma per gratia singolare 
•ì ■ di Dio non ne mori alcuno; e potè il vescovo finir la cresima e la visita 
il • che faceva in quella terra. » Dalla quale narrazione ci è fatto conosce- 
ti re, che in quell'anno 4478 egli aveva intrapreso la visita pastorale della 
i| sua diocesi. 

Tra le sacre reliquie, che il vescovo Giovanni III Marcolini aveva tras- 
ferite dall'antica cattedrale di s. Maria vecchia alla nuova da lui eretta, 
non vi aveva trasferito il corpo del protettore santo Rìnnldo: fu cura per- 
ciò di questo Giovanni IV il trasferirvelo, acciocché riposasse colà dove 
'! il suo nome insieme con quello della s. Vergine Assunta era invocato. La 
'j quale solenne traslazione avveniva nel di 6 giugno 1487. Esso fu trovalo 

i: 

j (i) VeJ. il Jacobilli, liiog. cil., pag. 104. 

yvi. y. 4 



26 IV e E R A 



intiero ed intatto, e lo è anche oggidì, sotto T aitar maggiore dove riposa. 
Narra il Jacobillì, che in questa occasione operò Iddio molti prodigìi, tra 
i quùii nomina aver suonato da sé sola la campana grande della catte- 
drale, cui perciò nominarono la campana di san Rinaldo. Nò del vescovo 
Cerretani né della chiesa nocerina a' suoi giorni si sa di più. Egli mori nel- 
ragostQd^N492. 

Sottentrò nel medesimo anno a possederne là santa cattedra il fran- 
cese Jacopo II De Breuquet, gi& canonico della vaticana basilica ; e non 
monaco cisterciettse, come Io disse rughelli, copiando Io sbaglio del Jaco- 
billi. Copiò male anche T epigrafe, che gli fu posta in Roma nella sacrestia 
vaticana, dove fu sepolto; perciò io la reco corretta dagli sbagli $uoi, che 
sono gli stessi de| Jaepbilli. Essa è* cosi: ^ 

LOCVS EPISCOPI NVCERINI 
OSSIBVS DITATVS MCCCCXCVIII. 
0I{: XXY. MENSI8 MAH HORA XII. 

BrEVCIETTYS SYPERIS ANIMAM REDDEUS JaCOBVS 

Hoc SVB TEERENO HARMORE LIQVIT OlIVS. 
QVEU MISIT ROMAM GEHITRIX LiMÒlflA EGBIITEX 
MlTRAM MOX ET OFES GVRA LABORQYE DEDIT. 

Qyod si mortales yoltvs post fata REXIRQYAT 

HlC BARITER YIRTYS RELIGIQQYB JiCET, 

Egli adunque, siccome nota V epigrafe surriferita, era morto in Roma 
a'2S di maggio del 4498. Vi si era recato per la solita visita ad sacra li- 
miiuiy a cui sono tenuti tqtti i vescovi. Lui morto, gli fu sostituito, in capò 
a tre giorni, il perugino Matteo Baldeschi, già uditore di rota, il quale nel 
di 28 luglio 4502 fu trasferito al vescovato della sua patria. Della desola- 
zione, a cui Tanno avanti erano stati ridotti la città e il territorio di No* 
cera, cosi narra il Jacobilli (4) : « A suo tempo, cioè a' 24 di gennaro ISOI, 
■ fu miserabilmente assalita, occupata, saccheggiata, e rovinata la città di 
9 Nocera da Carlo Baglionì, Girolamo della Penna, Cherubino della Staffa 
f ed altri esuli di Perugia, di numero 450 fMggeqdone gli habitatori in varie 

(i) JacobtIU luog. cit., pag. 109. 



A 11 IVO 11^87 -1K30 27 



• città ; rimanrado in Nooera per vice-podestà Santi Graffescbi nocerino» Li 

• delti esuli fecero moltissimi prigioni, abnigiaroDo gran quantità di case 

• ddla città e del territorio; et a Carlo Alberici, nobil nocerino tolsero 

• fra robba e denari ih Valore di più di cinque mila fiorini, abrugiarono la 
» fliaggior parte delle scritture del Comune con il bossolo dcgF ofOtiali. « 
Ma ritornata la città nelle mani del papa, ch'era allora Giulio II, le fu as^ 
segnato a governatore perpetuo il cardinale Lodovico M adrucci di Trento, 
il quale con indefessa attività diedesi a ristaurarla dai guasti sofferti. E 
a^uitando a dire del vescovo Baldeschi, ricorderò, aver lui avuto moglie 
e fi^ prima d'entrare nella carriera ecclesiastica: i figli furono Angelo, 
cbe stabili suo coadjutore nell'amministrazione delle pastorali incumben- 
le, ed Aurelio, cbe fu contestabile de' cavalli dell' esercito eccìesiastico e 
capitano del duca Valentino. 

Non rimase tampoco vacante la santa sede nocerina per la traslazione 
del vescovo Matteo a quella di Perugia , nel medesimo giorno 28 luglio 1 508 
le veniva stabilito a pastore Lodovico Clodio, da Caldarola, terra della dio- 
ce^ di Camerino: egli era stato giudice spirituale della provincia della 
Marca e castellano di Bologna ; poi arciprete della chiesa de' santi Grego- 
rio e Valentino in Caldarola, e finalmente priore di s. Silvestro in Beva^ 
pia. Essendo vescovo di Nocera, anzi tre mesi dopo esservi stato eletto, 
fi passi) governatore a Civita vecchia. Mori nel luglio del 4514. E nell' otto- 
li bre dello slesso anno fu provveduta di sacro pastore la vedova chiesa, 
colla elezione del celebratissimo grecista Varino Favorino, da Camerino, 
del cui nome si gloria meritamente la repubblica letteraria. Egli era mo- 
naco beacdettino della congregazione silvestrina. Varino assistè alle ses- 
sioni X, XI e XII del concilio lateranese di papa Leone X negli anni 4515, 
4516, 4547. Per condiscendenza di questo ponteflce il capitolo de' cano- 
nici della cattedrale nocerina fu arricchito di una seconda dignità col ti- 
tolo di proposto, sicché fu anche accresciuto di una nuova prebenda ca- 
nonicale formata della chiesa di s. Croce di Chiuggiano. Per decreto del 
suddetto papa Leone X, de' 4 5 dicembre 4517, Varino fu il primo vescovo 
regolare^ a cui fpsse concesso l'uso del cappello verde, mentre per. lo ad- 
dietro non lo portavano che i soU vescovi secolari; e quelli ch'erano frati o 
monaci lo adoperavano nero. A spese di lui fu rifatto quasi dalle fondamen- 
ta il palazzo vescovile di questa città, e in esso, nel 4550, egli ebbe l'onore 
di dare accoglienza ed albergo al papa Clemente VII quando si trasferiva 
'I 



28 N o e é R A 



a Bologna per la incoronazione dell' ìuipcralore Carlo V. Nella sua calte- 
dralc eresse una nobile cappella in onore di s. Venanzio martire: e presso 
a questa, morto che fu, nel di primo maggio 4537, fu anche sepolto. Ivi 
gli fu cretto onorevole monumento marmoreo ; Io si vede raffigurato in 
una statua giacente, nella cui base Icggonsi quattro iscrizioni in greco, 
esprimenti le sue virtù e le sue glorie : sono esse le seguenti. 

I. 

BAPINON TON XAI THS MEAIKHS OIKAS 
TPOMMON Ti^AE ZilNTI ANOMOION BAEnEIS 
OS Ti>AE 2HMATI KEIMENOS HANTAXOT 
THS nAPA TOI2 HEnAIAETMENOlS KAAnS 
AKOrUN KAI THS APETHS ArHPATfì 
XPXIMENOS EHAINIl HAISTOT TilN ArPTIINinN 
KAI nONXiN AnOAATEI KAPHOT. 

E suona nel nostro idioma: Disiimile dal vivente vedi Varino alunno 
della casa Medicea, il quale giacente in questo sepolcro è celebralo da per 
tutta la terra dai dotti, ed acquistatasi lode imtMrtale di virlii gode del 
sowissimo frutto delle she veglie e fatiche. 

EAAAAOS EPMHNETS ATAHS AMA HAEISTA 
BAPTNOS TOT AASKAPEXIS TPAMMATIKETSAMENOS 
MNHMATI Ti^AE AMHEXETAT. 

« 

E significa : È contenuto in questo monumento Varino traduttore del greco 
linguaggio ed assai versato nella grammatica Lascarica, 

IH. 
BIBAON O rPAMMATIKHS EPFXIAEA THN 
A' EnANTSAS SKIfllONOS MNHriN WONEXIN 
ISA BAPIN02 EHN KAPTPOMAXOT. 

La versione è cosi : Varino col comporre il difficilissimo libro della gram- 
matica uguagliò la fama del bellicosissimo Scipione, 



ANNO 1550-1565 29 



IV. 
EAAAAI TOIS lAlOIS nEnAANHMENH EN AABTPIN0OI2 

or MT0ON AAAA BIBAON nFOYGETO AAIAAAEON 
OTX* EAAHN ITAAOS AE BAPINOS EX OTTItE 0ATMA 

EirE NEOI THN FPATN ANTinEAAPrEOMEN. 

I quali Tersi danno il senso: Varino offrì alla Creda, divagante come in un 
laberinio, nonmna favola, ma un dedaleo libro: né già lo fece un greco, ma 
un Haliano. ìion eia perciò mirabil cosa, se noi a guisa di giovani cicogne, 
eie eonlraeeanUnano i vecchi, gli ci mostriamo riconoscenti. 

Prima ancora cbe morisse Varino, aveva chiesto a sostegno della sua 
vecchiexia un coadjutorc, colla speranza di futura successione, e il papa 
gli e lo concesse a' 23 del novembre 4 524 ; e fu questi Angelo Colosio, da 
Jesi, celebralissùno anch' egli per la sua scienza filosofica, matematica e 
teologica. Mòrto Varino, gli fu successore dal 4557 sino al 4545 soltanto, 
^cchè in quest' anno code la mitra vescovile di Nocera ad un suo nipote 
Gkiolimo Mannelli, ed ^li si trasferi a Roma, dove mori quattro anni 
dipoi. Per correggere lo sbaglio dell' Ughelli, che Io disse morto in patria. 
Doterò aver esso avuto sepoltura per qualche tempo in Roma in sant' An- 
drea delle Fratte, e poscia nel 4 550 esserne stato trasferito il cadavere ad 
Jesi, e in quella cattedrale essere stato sotterrato nella cappella di s. Ro- 
mualdo (I). 

Gerolamo adunque nclf anno 4545 assunse il pastorale governo lascia- 
togli dallo zio, e n' ebbe sino dai primi giorni felicissimo augurio; imper- 
li ciocché nel maggio dell' anno stesso trovò il corpo del beato Jacopo ere- 
mita, dell' ordine di s. Croce dell' Avellana (2). Fu uno dei padri del con- 
cilio tridentino. Possedè lungamente questa santa cattedra vescovile: sino 
all'anno 4592, che fu l' ultimo della sua vita. A merito di lui decsi ascri- 
^ere il miglioramento delle rendite vescovili, come pure l'abitazione, 
che hanno i prelati di questa chiesa nella terra di Sassoferrato. Egli 
consecrò il nuovo aitar maggiore nella cattedrale sua, e vi fece solenne 
ricognizione del corpo del suo antico predecessore s. Rinaldo : ciò agli 4 1 
di aprile dell' anno 4 505. Ad obbedienza dello stabilito dal concilio di 

(i) BaMassinU Mem. di Je»i, pag. i35. (2) Bollan*). Ad. SS. toni, tu maji. 



30 fi O B R A 

Trento, fondò nel 4569 il seminario dei cherici. Accolse nel 4575, ai 42 
di settembre, un visitatore apostolico, che dal pontefice Gregorio XHI 
gli fu mandato per conoscere lo stato della diocesi nocerina; questi 
fu Pietro Camajano, vescovo di Ascoli ; gli prestò onore e ieissisten- 
za in quella incumbenza, tuttoché venisse in qualche modo ad offen- 
dere la delicatezza di lui. Nel 4580 trovò le sacre spoglie dei mar- 
tiri nocerini, primi che neir Umbria avessero dato il sangue e la vita 
per la fede di Gesù Cristo, circa V anno 69, santi Felice e Costanza, cui 
collocò onorevolmente nella chiesa cattedrale e dichiarò, protettori della 
città e della diocesi. Vivente s' era preparato il sepolcro nella sua catte- 
drale; morto nella terra di Gualdo, a' 24 febbraio 4592, vi fu trasferito per 
esservi collocato. L' iscrizione, che ne lo adorqa ò cosi; 

D. 0. M. 

HIERONYMVS MANNELLVS EPISC. NVCERINVS 

EPISC. AN. XL. AETAT. AN. LXV. VIVENS SIBI POSVIT 

VtXIT AN. LXXI. M. XI. D. mi. 

OBIIT DIE XXI. FEBRVARII MDXCII. 

Egli aveva sostenuto je parti di pacificatore nei tumulti suscitati intor- 
no a questi tempi in Norcia, onorato del titolo di commissario apostolico; 
e poscia dal papa Paolo IV era stato spedito in qualità di legato nella 
Francia. Rimasta vedova per la morte di Ini la santa sede nocerina, non 
tardò il papa Clemente Vili a provvederla di un nuovo pastore: queèti fu 
il nobile camertino Roberto Pierbenedelli, già canonico in Roma netln 
collegiata di s. Angelo in Pescaria. Fu eletto vescovo di Nocera ai 4 di 
marzo del suddetto anno 4592: mori in Sassoferralo a' 2 di giugno 4604 
mentre vi si trovava attendendo alla sacra visita pastorale. GF intestini di 
lui furono sepolti nella chiesa collegiata di quella terra ; il cuore fu portar- 
lo nella sua cattedrale; il cadavero ebbe sepoltura nella cattedrale di Ca- 
merino, nella cappella sua gentilizia. Ciò sia detto a correzione delio sba- 
glio deir Ugbelli, che. assolutamente lo disse sepolto nella cattedrale di 
Nocera. Era intenzione di lui d'impiegare la maggior parte de' suoi beni a 
favore della sua chiesa; ma, sebbene morisse senz' averne disposto in tc*- 
stamento, il fratello di lui gf impiegò air uso, a cui ben li sapeva destinati. 
Perciò alla cattedrale passarono tutte le sue sacre suppellettili; e col denaro 



Aififo 1565 -16«« 31 



raecollo dai finidi medesimi, a ciò rìserbati, ne fu eretto 1* organo e ne fu 
rìfsilo il fonte battesimale. Tre particolari luoghi dd monte si stabilirono 
per gli anni?ersarii e pei suffragi da celebrarsi per lui dal capitolo di essa 
cattedrale. A memoria di taotd beneficenza sussiste nella sacrestia la se- 
guente idcrizione; 

D. 0. M. » 

Mbxoiias Roberti PsRBEiiEDiGn Episcopi Nygebuii 

QYl Cm QTAETO 1I05AS JtHII MDCIV ab IIITBSTATO DISCESSERIT 

Mariahys S. R. E. carduialis ab Cameriro 

FBATERBAB CONSCIYS YOLTHTAT|S 

PRO A5BIYERSARUS SACRI8 DIE OBITY& 8IK6YUSQYE MERSIBYS 

PJICIBBDIS TBIA HOBTIS LOCA MYLTYHQYB SACBAE YBSTI8 

ET OBBATYS HYIC ECCLESIAE DOlfAYR 

AN. SAL. MDCIIII 

P. Abtor. Mabbfysgo a. C. Not. 

Restò vedova di pastore la chiesa nocerina sino al di 27 luglio 1605; 
nel qaal di le fu dato a governarla il perugino Virgilio Fiorenti. Indefesso 
oef provvedere al bene della sua diocesi, ne liece la solenne visita, ed ar- 
rìccbilla di soggie discipline per mezzo dei ripetuti sinodi, che vi celebrò. 
Sei infatti ne tenne, e tutti pubblicolli colle stampe : tenne il suo primo ai 
5 di agoeto nel 4606, gli altri negli anni 1610, 1646, 1620, 1625, 1650. \ 
Ai giorni del suo pastorale governo, e precisamente neir anno 1 61 furo- 
00 trovate nella chiesa di s. Focondino, fuori di Gualdo, sotto V aitar mag- 
giore le preziose spoglie del santo vescovo titolare, che aveva già goveiv 
nato la soppressa diocesi di Tadino, e del suo arcidiacono san Gìoventino, 
ed esposele al pubblico culto. Fu in quesf anno medesimo, che nel castello 
di Colle sorse dalle fondamenta la chiesa intitolata a s. Gregorio magno e 
a s. Romano martire: la stabili parrocchiale e la dotò delle rendite di due 
soppresse chiese, che portavano il titolo una di quello V altra di questo 
santo. Anche le mortali spoglie del martire s. Felicissimo vennero a tror 
varsi : ciò nel di 1 8 luglio 1 1 8 : stavano nella chiesa a lui intitolata, sotto 
r aitar maggiore. Me dalle cure pastorali del vescovo Virgilio rimase esclur 
so il seminario di questa città: anzi nel 1630 diedesi a ristaurarlo ed amr 
pliarlo notabilmente. Mori a' 9 dicembre dell' anno 1 644 ; ma non mori 



32 H e K R A 



«on esso la memoria delle sue beneficenze. Impercioccliè a perpetuamela 
fu scolpito sopra una tavola di marmo rosso, la quale vedesi in cattedrale, 
il seguente avvertimento : . 

UT . VIRI . BENEFICENTISSIMI . VIRGILII . FLORENTU 

NVCERIAE . EPISCOPI 

MENS»..OPTVMA . SVI . VOTI . STET . COMPOS 

PERPETVO . BASILIGAE . HVJVS . SAGERDOTES . HAEC . SEDVLO 

MVNERA . OBEVNTO 

MORTVALE . SACRVRf . SECVNDA . FERIA . AD . S. STEPHANI 

SABD. AD . S. JOSEPH . DE . VIRGINE . AVGVSTISS. 

CELEBRANTO 

IN . EJVS . TVM . OBITV . TVM . ANNIVERSARIO . DIE 

SACRIF. SOLEMNIVS . VNV. MINORA . NON . INFRA . XV. 

PERAGVNTO 

IN . OMNIVM . EXPIATIONE . MORTVORVM 

CEREOS . DVOS . SEPVLCHRALI . LAPIDI, FAMILIAE . DE . FLORENTIIS 

PONDO . SINOVLOS . LIBB, 4. VRENDOS 

EXPONVNTO 

Ex . Tab. Cosi. Rbmed. Not. MDGXXXVI. Oct. XIII. Kai. 

In capo a trentotto giorni fu provveduta di pastore la vedova chiesa, 
trasferendovi dal vescovato di Montalto il nobile genovese Orazio Giusti^ 
niani> il quale nel di 6 marzo seguente fu decorato della sacra porpora 
cardinalizia sotto il titolo di sant' Onofrio. Intraprese Orazio la visita pa^ 
storale della sua diocesi nel di 7 luglio dell* anno stesso, ma non la compi ; 
imperciocché neir agosto seguente si trasferi a Roma, donde non ritornò 
più : anzi ncir anno dipoi a 1 6 di luglio rinunziò il vescovato a favore di 
Muzio o piuttosto Ma&io Montani, da Vetralla, ed egli intanto assunse 
varie incumbenze e fini i suoi giorni in quella capitale nel i66i. 

Ventitré anni durò il pastorale governo del vescovo Muzio : era stato 
da prima abate commendatario deir abazia de* santi Vittore e Corona nel 
territorio di Cingoli. Nel i 648 fu assistente in Gubbio alla solenne trasla- 
zione del corpo di s. Giovanni da Lodi, vescovo di quella città. Mori Mu- 
zio nel /l 669: il Jacobilli lo dice Uario, ed essendo vivente a suoi di, sem- 
brami doverne preferire la testimonianza. 



ANNO 16t((^-18iO 33 



Al Montani venne dietro nel pastorale governo di questa chiesa, addi 8 
agosto 4 669, il pistojese Guhbittista Amali, canonico in patria e vicario 
di quel vescovo. Mori nelf ottobre del 4689: ed ebbe successore il rìmi- 
nese Ma&co Battaglini, elettovi a' i7 di aprile 4690; uomo dotto e cono- 
sciuto nella repubblica letteraria per la sua storia de' concilii. Fu visitato- 
re, p^ ordine del papa Clemente XI, delle due chiese suburbicarie di Por- 
to e della Sabina. Finahnente nel 4716, agli 8 di giugno, fu trasferito al 
vescovato di Cesena. Ed in sua vece fu eletto vescovo di Nocera, nel primo 
^omo dd seguente luglio, il nobile velletrano Alessandro II Borgia, il quale 
nel di 20 novembre 4724 sali air arcivescovato di Fermo. La chiesa di 
Kocera fu provveduta pertanto, nel di 20 dello stesso mese, colla elezione 
dd FIATE Giambattista II Chiappò, della congregazione del beato Pietro da 
Pisa: mori in sulF incominciar del settembre del 4768. Feancesco-Loeenzo 
Massajoli, da Monte Grimano, giù vicario generale del vescovo di Foligno, 
venne stabilito ad empirne il vacuo, nel giorno \ 9 dello stesso mese, e con 
lode governò la sua diocesi sino air anno 4799, nel quale mori. Era que- 
sto un anno funesto di troppo per la Chiesa universale; anno in cui ge- 
merà nella schiavitù e ncir esilio il supremo suo PonteQce Pio VI. Perciò 
anche le sedi, eh' erano rimaste vedove di pastore, vi dovettero rimanere 
sino al totale ristabilimento delle politiche cose suir orizzonte d' Europa. 
; A questa condizione partecipò eziandio la chiesa di Nocera. Rimase va- 
i cante sino al di ^2 dicembre 1800: ed ebbe in quel di per suo pastore 
r odierno prelato, che la conforta e la regge e che ne riscuote in contrac- 
cambio la più tenera affezione e riverenza filiale. Egli ò V assisinate Fean- 
cEsco Luigi Piervisani, nato nel 4706. Delle sue cure apostoliche pel bene 
dell' affidatogli gregge Canno prova solennissiraa le frequenti visite pasto- 
rali e i molti sinodi, che vi celebrò. Basti il dire, che questi sono ormai 
giunti al numero di trentaquattro, e n' è già intimato il trentesimoquinto 
per r imminente anno i 847. Forte nel superare le avversità e magnanimo 
nel sostenere i diritti della religione, preferi alla viltà di un sacrilego giu- 
ramento la durezza dell' esilio, quando appunto air esilio era stato condot- 
to il supremo pastoi-e della Chiesa cattolica, ¥ immortale Pio VII. E sull'e- 
sempio del proprio vescovo anche i canonici della cattedrale nocerina scel- 
sero r esilio, piuttostochò cedere alle sacrileghe pretensioni dell' usurpatore 
tiranno. I canonici furono deportati in Corsica ; il vescovo in Francia : ciò 
nel giugno dell' anno 4810. Ritornato alla sua sede, sapientemente prov- 

l'ol. !\ 5 



Zk N O e E R A 

vide ai bisogno del clero coir istituire, oltre al seminario, eh' è capace di 
una quarantina di chericì, un collegio ecclesiastico per accogliervi quelli 
che intendono di percorrere la carriera ecclesiastica, ma che secondo le di^ 
scipline vigenti non possono essere ammessi al seminario ; per quelli cioè, 
che hanno trascorsa l età di dodici anni. 

Da tutte le cose fin qui narrate epilogherò, come a chiusa del presente 
articolo, ciò che riguarda lo stato attuale della chiesa nocerina. La catte^* 
drale è intitolata air Assunta : sotto V aitar maggiore si custodisce intatto 
e incorrotto il corpo del vescovo e protettore della diocesi s. Rinaldo: sta 
in una beUissima urna di metallo dorato, ornata di eleganti fregi d' ar- 
gento : ne fece la solenne ricognizione e deposizione Y odierno vescovo 
nell'anno 4822. É uffiziata essa cattedrale da dodici canonici, preceduti 
dalle due dignità di priore e di proposto : i canonici indossano la cappa- 
magna con pelle e seta alternativamente a tenore dei tempi, e neir estate 
usano la cotta sopra il rocchetto : le due dignità vestono sopra il rocchetto 
la mantelletta nera : alla prima di esse è annessa anche la cura delie anime. 
I canonici uffiziano in cattedrale sette per settimana ; nelle solennità vi sono 
obbligati tutti. Oltre ad essi vi uffiziano quattro mansìonarii o cappellani 
corali, il cui distintivo è f almuzia. 

La cattedrale è V unica parrocchia della città: tutta la diocesi, compres- 
savi questa, ne conta ottantadue. Una di esse è anche collegiata, ed è nella 
terra di Sassoferrato : è intitolata air apostolo s. Pietro ; i suoi canonici 
portano sopra il rocchetto la mozzetta paonazza ; il loro capo è l' arciprete, 
che ha la cura delle anime della parrocchia. 

E quanto alle famiglie de' regolari, esistono in Nocera le monache di 
santa Chiara del primo ordine e quelle del Bambin Gesù per l'educazio- 
ne delle fanciulle: vi hanno casa i fratelli della dottrina cristiana, detti 
gr ignorantelli ; i filippini; e fuori subito della città hanno il loro convento 
gli osservanti e i cappuccini. In diocesi sono altri conventi e monasteri 
d' ambi i sessi. 

Tre altre sedi vescovili, secondo il Jacobilli, esistevano un tempo tra i 
recìnti dell' odierna diocesi nocerina; Rosella, Tadino e Post la. Secondo il 
cardinale Ignazio Cadolini (I), quest' ultima, ch'egli nomina Plestia, è tra i 



(i) Discorso pronunziato dal f escovo di xione del novello Tribunale ili prima itian- 
Foligno li 4 gennaio i83a per la inaugura- za, pag. 14. 



VESCOVI 35 

recinti della diocesi di Foligno. Di Rosella e di Tadino pallerò immediata- 
mente in appositi articoli, come di diocesi, che un tempo esistettero ; ma 
Bestia, con buona pace e del Jacobilli e del Cadolini e di chiunque altro 
la volle cattedra vescovile, non saprei come poterla ammettere decorata di 
quest'onore, giacché per quanto io mi sia adoperato, onde trovarne un qual- 
che positivo argomento, non mi fu possibile di venirne a capo. Di essa non 
trovasi verun vescovo sottoscritto a nessun concilio ; non un vescovo, a 
coi sia diretta una qualche lettera pontificia ; non un vescovo, che sia in- 
tervenuto a qualche solennità delle diocesi circonvicine ; non un vescovo 
in somma, che ci possa dare sicuro argomento da conchiudere, esservi 
stato un tempo, in cui Pestia godesse 1* onore della cattedra pastorale. Io 
invece sono d' avviso, che i suddetti scrittori abbiano confuso Pestia o 
Plestia coir antica Pesto o Possidonia, che fu nella Lucania ed ebbe cat- 
tedra vescovile; della quale parlerò quando dovrò narrare delle chiese del 
regno delle due Sicilie. 

Ha prima di accingermi a dire quel poco, che ho potuto raccogliere, 
delle altre due chiese sunnominate, di Rosella e di Tadino, darò, secondo 
il solito, la serie progressiva dei sacri pastori, che successivamente govcr- 
oaroQo la diocesi di Nocera. 



SERIE PEI VESCOVI 



I. Nell'anno ^02. Felice. 

II. 500. Celio Lorenzo, cardinale. 

III. 826. Luitardo. 

IV. 8-54. Rampcrlo, o Uacipcrto, o Reperto. 

V. 887. Severino. 
VL 900. Benedetto. 
VII. 967. Giuliano. 
Vili. 4020. Romano. 

IX. 4027. Dodone. 

X. \\\0. Agostino Arcolctto. 
XL 4425. Lotario, 

XII. 4450. Lorenzo. 



36 


1» e 


: E R A 


XIII. Neil' anno 


iU4. 


Monaldo degli Alti. 


XIV. 


4Ib4. 


Offredo degli Atti. 


XV. 


4161. 


Anselmo degli Atti. 


XVI. 


4196. 


Ugo de' Trinci. 


XVII. 


1222. 


Beato Rinaldo Rinaldi. 


XVIII. 


1223. 


Pelagio PallaTicini. 


XIX. 


1228. 


Costanzo. 


XX. 


1250. 


Bevegnate Cappucci. 


XXI. 


1233. 


Guido Negusanti. 


XXII. 


1248. 


Bernardo. 


XXIII. 


1254. 


Beato Filippo. 


XXIV. 


1285. 


Fidemondo. 


XXV. 


1288. 


Beato Giovanni I Antignani. 


XXVI 


1304. 


Stefano. 


XXVII. 


1308. 


Giovanni II. 


XXVIII. 


1327. 


Guido II. 


XXIX. 


1328. 


Seato Alessandro I Vincioli. 


XXX. 


1363. 


Luca card. Rodolfucci. 


XXXI. 


1395. 


Paolo. 


xxxn. 


1397. 


Senzio. 


XXXIII. 


1404. 


Andrea. 


XXXIV. 


1419. 


Gian-Tommaso Merganti. 


XXXV. 


1438. 


Antonio I Bolognini. 


XXXVI. 


1444. 


Giovanni III Marcolini. 


XXXVII. 


1465. 


Antonio II Viminale. 


XXXVIII 


1471. 


Jacopo I Minutoli. 


XXXIX. 


4477. 


Giovanni IV Ceretani. 


XL. 


1492. 


Jacopo II de Breuquet. 


XLI. 


1498. 


Matteo Baldeschi. 


XLII. 


1508. 


Lodovico Clodio. 


XLIII. 


1514. 


Varino Favorino. 


XLIV. 


1537. 


Angelo Colosio. 


XI.V. 


1545. 


Gerolamo Manelli. 


XLVI. 


1592. 


Roberto Perbenedetti. 


XLVII. 


4605. 


Virgilio Fiorenti. 


XI.VIII. 


1645. 


Orazio card. Giustiniani. 



VESCOVI 



37 



XLIX. Neil* anno 4646. Mario o Muzio Montani. 

L. 4669. Giambattista I Amati. 

LI. 4690. Marco Battaglini. 

UI. 4746. Alessandro II Borgia. 

Lm. 4724. Giambattista II Chiappe. 

LIV. 4768. Francesco Lorenzo Massajoli. 

LV. 4800. Francesco Luigi Piervisanì. 



■<^*- 



ROSELLA 



s. 



"orgeva uo tempo ncir Umbria una città, la quale dal nome del fiu- 
me, che le scorreva d'appresso, dicevasi Sentino: era questa diventata 
famosa si per la vittoria ottenuta dai romani sui toscani, sugli umbri e sui 
galli, e si pel sacrifizio del console P. Decio. Sentino fu distrutta neir an- 
no 774 per ordine di Desiderio, ultimo re dei longobardi; e sulle rovine 
di essa videsi poco dopo alzare la fronte la città di Rosella, che godette 
anche V onore della cattedra vescovile. Questa non è da confondersi con 
l'altra Rosella, città famosa delia Toscana, distrutta dai saraceni Tan- 
no 935 ; città vescovile essa pure, perchè se ne trovano i sacri pastori 
sottoscritti ai concilii, prima ancora eh' esistesse questa Rosella dell' Umbria, 
anzi dell' una e dell' alti*a se ne trova talvolta il vescovo In uno stesso con- 
cilio. Anche Rosella dell' Umbria sofferse bensì molti guasti per le violenze 
di quei barbari; ma non fu del tutto distrutta se non nell'anno 996 per le 
armi di Ottone III, alloraquando soggiacquero alla medesima sciagura e 
Tadino e Pestia, città cospicue anch'esse e di notabile antichità. Final- 
mente sulle rovine di Rosella sorse, dopo il mille, l'odierna terra di Sasso- 
ferrato. Di tutte queste notizie abbiamo sicure testimonianze presso Pro- 
copio nella sua storia de' goti, nelle antiche cronache di Gualdo e di Gub- 
bio, presso il Comarelli nella sua Storia del ducato di Urbino, e dell'ori- 
gine di Sassoferrato. 

Dell'esistenza di una cattedra vescovile in Rosella, benché nessuno de- 
gli scrittori delle sacre cose delF Italia ne abbia fatto giammai menzione, 
io trovo indubitato argomento nelle sottoscrizioni di alcuni suoi vescovi 
agli atti dei concilii, unitamente agli altri pastori delle diocesi circonvicine. 
Ne incomincio infatti a trovare neir826, ed é un Rampe&to, eh' era pre- 
sente al concilio del papa Eugenio II ; ne trovo uno all'altro concilio roma- 
no contro l'arcivescovo di Ravenna nell'Sei, e vi si sottoscrìveva Ottone; 



ROSELLA 39 



ic trovo UQ altro al concilio di Ravenna, tenuto nel 967 dal papa Giovanni 
[HI, ed era un IUdàldo, che vi si vede numerato cogli altri ed è detto 
ladaldus Rosiliensis episcopus. Ne trovo persino dopo la distruzione della 
ittù, probabilmente perchè il vescovo topravvìveva a queir eccidio ; ed era 
m RAiasEio, che ncHOlS stava al concilio del papa Benedetto YIII. Anzi 
e n' era un altro anche nel concilio romano del papa Nicolò li, T an- 
10 4039, ed aveva nome Gerardo. Ciò mi fa supporre, che alcune abita- 
lioni tuttavia sussistessero anche dopo la distruzione di Rosella, e che la 
4essa terra di Sassoferrato, sorta sulle rovine di quella, abbia veduto per 
pialche anno continuata la dignità vescovile della distrutta Rosella. 

Son io per altro di sentimento, che i vescovi rosellani delf Umbria 8ia« 
10 succeduti a quelli della distrutta Sentino, perchè non so persuadermi, 
^me ad una città novella, vicina cotanto ad altre sedi vescovili, abbia 
KHuto incominciare col suo sorgere anche T onore del vescovato, se non 
avesse avuto da prima la città, dalle cui rovine ella nasceva. Confesso 
Ottavia di non avei'e trovato indizio veruno di un qualche vescovo di Sen- 
tino, come r ho potuto trovare di Rosella. 

Di Sassoferrato, succeduto a Rosella, e della sua chiesa collegiata, ho 
{tarlato alla sua volta, nel narrare di Nocera, alla cui ecclesiastica giu- 
risdizione è soggetta. Ne tacerò, prima di finire queste poche righe su 
Rosella dell' Umbria, un sospetto che mi nasce nelP animo, ed è, che i due 
vescovi Rampcrto ed Ottone non appartengano piuttosto alla città di Ro- 
sella toscana, e non formino la continuazione della serie de' pastori, che 
si conoscono avere appartenuto ad essa e che alla sua volta esporrò. Su 
Rainerìo e su Gerardo non può nascer dubbio, perchè, smantellata quella 
lolita nel 953, non poteva esisterne il vescovo nel 4043 e nel 4039 : poteva 
bensi esservi, come ho notato, quello di Rosella dell' Umbria, che da soli 
liciannove anni era stata distrutta ; e pote^'a anche in seguito avere con- 
iiiuato. Tuttavolta se ne soggiunga la brevisskna serie. 

SERIE DEI VESCOVI 

I. Nell'anno 826. Ramperto. 
H. 861. Ottone. 

III. 967. Radaldo. 

IV. 4043. Rainerio. 

V. 4039. Gerai-do. 



TADINO 



Ocorgonsi tuttavia in una vaga pianura tra gli Appennini, due miglia 
distante dall* odierna terra di Gualdo, nel mezzo tra Nocera, Gubbio ed 
Assisi, alcuni ruderi di un'antica città, la quale Tadino o Taino si nomi- 
nava. Essa dilatavasi molto ed era illustre assai e rinomata. Traeva origi- 
ne, secondo alcuni, dai pelasgi, tredici secoli avanti la venuta di Cristo; 
secondo altri, da Tadino veio, duca degli umbri, quasi diciassette secoli 
avanti Tera cristiana. Ma secondo le antiche cronache di Gualdo, sembra 
sia stata fabbricata, od almeno ampliata o ristaurata, dai consoli romani 
contemporaneamente a Narni, a Foroflaminio, a Martana e ad altre città 
dell'Umbria, che stanno o stavano sulla strada Flaminia. Comunque si vo- 
glia credere deir antichità di Tadino, certo è, che Plinio, Lucano, Paolo 
Merola ed altri la nominano come antica assai ai giorni loro: certo è, che 
nell'anno 575 di Roma essa diventò^ municipio romano e fu ascritta colle 
altre città dell* Umbria alla cittadinanza della capitale. Le sunnominate 
cronache di Gualdo ci fanno inoltre sapere, che « Annibale cartaginese, 
» mentre andò a prender Roma, passò per T Umbria ed occupò tutta la 
» regione Tainate, che conteneva la città di Taino con tutto il suo territo- 
» rio e la valle e regione contigua. » Proseguono a dire le medesime 
cronache, che « poco dopo la occupò Pompeo magno nella guerra civile 
» contro Giulio Cesare: ma vinto ch'ebbe Cesare li Galli, ritornò egli a 
» Roma; e passando con l'esercito nell'Umbria si sottomise tutta la re- 
» gione di Taino con il resto dell' Umbria e ne discacciò Termo presiden- 
» te dell'Umbria, ch'era dalla parte di Pompeo, con tutti gli altri amici di 
» esso Pompeo. » Di tuttociò rende testimonianza il Jacobilli nelle sue 
storie dell'Umbria, 

Questa città abbracciò la fede cristiana quando s. Feliciano I, vescovo 
di Foligno, ne percorreva i dintorni, evangelizzando a queste contrade: ciò 



ANNO b99 - 599 «I 



in soUa prima metà 4el secolo terzo. Egli vi eresse sacri templi ed aHan 
sulle rovine deirannidiilato politeismo. Pare, ch'^(i medesimo vi pian- 
tasse anche la cattedra vescovile: ma de' suoi vescovi, tranne di due, non 
ci rimasero i nomi. Cessò d'esser diocesi nell'anno 4007, ed in quest'aia 
no fa assoggettala alla giurisdizione de! vescovo di Hoeera;. undici anni 
dopo avere sostenuto restremo eccidio dalle armi dell'imperatore Otto- 
ne HI, in pena della sua fedeltà all' avversario Crescenzio. E prima ancora 
di qoesto tempo aveva sofferto guai e rovine per le varie incursioni dei 
barbari: imperciocché nel S46 Totìla re dei goti aveala distrutta; rialzata 
akon poco, la danne^avano di bel nuovo Lutesio capitano de' longobardi 
nel 591, Luitprando re dei medesimi nel 740, i saraceni nell'840, gli un- 
ni nei 920. 

Primo vescovo di cui conoscasi il nome, fu un Gaudenzio, il quafe nel- 
l'anno 499 trovavasi al concilio del papa Simmaco. Ma dopo di lui non se 
De trovano altri. Bensì, cent'anni dipoi, le lagnanze del pontefice s. Gre- 
gorio, le sue raccomandazioni al vescovo di Gubbio perchè ne perlustras- 
se la diocesi, le sue ammonizioni al clero e al popolo di Tadino perchè si 
determinassero ad eleggere alla loro chiesa un pastore, ce ne attestano la 
longa vedovanza. Scrivendo egli infatti a Gaudioso vescovo di Gubbio, e 
raccoaiandandogliene la visita, cosi si esprime (4). 

GREGORIVS GAVDIOSO EPISCOPO EVGVBINO 

• Cognoscentes ccclesiam Tadinatem diu sacerdotis proprii regimine 
t destitutam, fraternitati tuae ejusdem ecciesiae visitationis operam sole- 
t mniter delegamus. Quam ita te convenìt exhibere, ut nihil de provectio- 

■ nibus elerìconim, reditu, ornatu, ministeriisque, vel quidquid illud est 

• in patrimonio ejusdem, a quoquam ppaesuroalur ecciesiae. Et ideo fra- 

■ temitas tua ad praedictam ecclesiam ire properabit et assiduis adhorta- 
t Ijonibus clerum plebemque ejusdem ecciesiae admonere festinet, ut re- 

• moto studio, uno eodemque eonsensu talem sibi praeficiendum expetant 

• sacerdotem, qui et tanto mìnisterio dignus valeat i>eperiri et a veneran- 

■ dis canonibus nuilatenus respuatur. Qui dum fuerit poslulatus, cum so- 

• lomniuate decreti omnium subscriptionibus roborati et dilectionis tuae 

( i) Lìl>. IX, leti. LXXXTii. 



ki TADINO 

» tesiimonio lUerarum ad nos sacràndus oceurrat. Commonetites etiam 
» fratcrnitatem tuam, ut nullum de altera eligi permittas ecclesia, Disi forte 
» Inter clericos ipsius civitatis, in qua visitationis impendìs officium, nullus 
» ad episcopatum dignos, quod evenire non credimus, potuerit invenirì: 
» provisurus ante omnia, ne ad hoc cnjuslibet conversationis seu meriti 
1» laicae personae aspirare praesumant et tu periculum ordinationis tuae, • 
» quod absit, incurras. » 

Ài tadinati poi scriveva il Banto pontefice nel seguente modo, facendo 
anche, ad essi le medesime raccomandazioni circa la scelta del nuovo pa- 
store della loro vedova chiesa (4). 

GREGORIVS CLERO ORDINI ET PLEBI TADINATI 

« Gognoscentes ecclesiam vestram diu sacerdotali i*egimine destìtutam, 
n curae nobis fuit ejusdem ecclesiae visitationem fra tri et coépiscopo no- 
» stro Gaudioso cugubinae ecclesiae solemniter delegare. Cui dedimus in 
» mandatis, ut nihii de provectionibus clericorum, reditu, omatu, mini- 
9 steriisque a quoquam usurpari patiatur. Cujus vos assiduis adhortatio- 
» nibus convenit obedire, et remoto strepitu, uno eodemque consensu ta- 
9 lem vobis praeficiendum expetere sacerdotem, qui et a venerandis ca- 
» nonibus nulla discrepet ratione et tanto ministerio dignus valeat repe- 
n riri. Qui dum fuerit poslulatus, cum solemnitate decreti omnium sub- 
» scriptionibus roborati et visitatoris pagina prosequente ad nos veniat 
n ordinandus: provisuri ante omnia, ne cujuslibet vilae vel meriti laicam 
» personam praesumatis elìgere. Et non solum ille ad episcopatus apicem 
» ulla ratione provehelur, verum etiam vos nullis intercessionibus veniam 
» promereri posse cognoscite. Sed omnes quos ex vobis de laica persona 
» aspirasse constiterit ab officio et a communione alienos facendos pro- 
n culdubio noveritis. » 

•• Le premure del santo pontefice ottennero felicemente lo scopo deside- 
rato, imperciocché di comune consenso fu eletto vescovo di Tadino il 
santo eremita Facondino, le cui virtù avevano sparso da per tutto la rino- 
manza del suo merito. Fu egli eletto nell'anno slesso, ed era il 599. Visse 
al governo del gregge affidatogli sino al di 28 agosto 607, famoso pei" san- 
ti) Lib. iz, leti. leg. 



ANNO 599-4610 45 

' 5 

tità e per miracoli. Era suo arcidiacono il santo Gioventino, il quale sic- 
come col suo pastore aveva avuto comune F esercizio eroico delle virtù, 
eofil ebbe comune anche il sepolcro, sotto l'aitar maggiore nella chiesa 
intilolata al sauto vescovo. Ivi, come ho narrato parlando della diocesi di 
Nòcera (I), furono poscia trovate le venerabili spoglie nel di 9 settem- 
bre 1610. Nella vita di questo santo pastore, narra il Jacobilli, che mentre 
era ancora eremita « San Gregorio primo papa, mosso dalla fama di lui, 

• negli anni 596 e 598 di N. S. gli scrisse due lettere raccomandradogll li 

• bisogni di santa Chiesa, ch'erano molto grandi, per le persecutioni dei 
■ longobardi, sanaci dell'eresia ariana e favorivano la loro setta; gli 
» conferì molte cose spettanti al culto divino; e gli mandò a donare un 

crocefisso, una tonica et alcuni suoi trattati de poeniteiUia, de viriiUe 

1 eotUrttiimii et poenitentiae^ et de dispensatione clericorum (2). » E nota, 
esaere queste lettere la XXYIII del libro quinto, e la LIX del libro settimo. 
Ma con buona pace del Jacobilli queste due lettere, né sotto i numeri ao- 
eennati, né sotto verun altro numero esistono. 

Dopo il vescovo san Facondino non si trova il nome di verun altro 
sacro pastore, che n'abbia governato lo spiritual gregge. Bensì l'Ughelli 
nolo sotto l'anno 649 il vescovo Cipriano^ come intervenuto ad un conci- 
lio romano; ma nella serie dei vescovi, che vi si trovavano presenti, il 
Cipriano è sottoscritto Cyprianus gratta Dei episcopus sanctae eccleHae 
Tadduensis. Dunque Cipriano, non di Tadino neir Umbria, ma di Tadua 
aeir Africa proconsolare era vescovo. 



( I ) Pag. 3 1 . (a) Jacobilli, vit. di t. Facondino, p. ty. 



NORCIA 



1 mezzo ai gioghi deir Appennino, circa una trentina di miglia lungi 
oleto verso il levante-settentrione, sorge T antica città di Noftcu, che 
li dicevano Nursiay la quale per molto tempo godè 1* onore della cat- 
vescovile; poi, privata di questa, formò parte della diocesi qpoletana; 
e dal pontefice Pio VII nel 4820 fu i:istabilila nell'antico suo grado, 
[uesta città sìa molto antica lo sappiamo da Tito Livio (4), il quale 
'Orda gli abitatori ai tempi della guerra delF Africa, e dice, che Sci- 
affidò a questi T incarico di costruire le navi per recarvi l'esercito a 
i spedizione. La sua posizione, in cima a scabroso colle e in mezzo 
ri inaccessibili monti, ne rende il clima assai ireddo ; e fredda ap- 
qualificò Virgilio questa città, nel libro VII dell' Eneide: 

Qui Tiberini Fabarimque bibimi, quo$ [rigida misit 
Mursia. 

•a le glorie di Norcia dcesi porre in primo luogo l' avervi avuto culla 

iarca di tutti i monaci occidentali san Benedetto, e la sorella di lui 
Scolastica. Essa inoltre resero chiara per la loro santità i tre rag-^ 

evoli pei-sonaggi dello stesso istituto, Speo ed Eutichio abati, e Fio- 
monaco, delle cui virtù parla il pontefice s. Gregorio ne' suoi dialo- 
dopo di lui il romano marth'ologio sotto i giorni 28 di marzo e 25 di 

io. Di sant' Eutichio esiste una chiesa, ove ne riposa il corpo. 

)co ci vien fatto i»apere dalF antichità circa gli avvenimenti di Norcia 

) Lib. xxxviii hislor. 



«6 



Il R e I A 



oristiaiia, di Morda citt& ^rescovile. Àjipena si conosce il ncttie 'di tre o 
quattro de* suoi sacri pastori, perchè lo si trova sottoscritto air uno o al- 
r altro dei concili!, a cui intervennero (4). Stefano è il più antico, che ci 
si presenti, il quale sottoscriveva nell'anno 405 al concilio del papa Gda- 
sìo, e nel 499 al primo concilio del pqpa Simmaco. Trovo poscia Piiwsvio 
sottoscritto al privilegio, benché non riputato autentico, concesso al mo- 
nastero di s. Medardo, ai giorni del pontefice s. Gregorio, nel 594. Ma 
convien dire, che questo Primevio poco dopo morisse, perciocché il detto 
pontefice, nell'anno decimoterzo del suo pontificalo, eh* era l'anno 604, 
scriveva al vescovo Grisanzio di Spoleto forti lamentanze per la condotta 
riprovevole de' sacerdoti di Norcia, i quali tenevano presso di sé delle donne 
estranee alla loro famiglia (2). A tale proposito giova recarne la lettera; 
essa ci fii conoscere, che la diocesi di Norcia era tuttavia affatto distinta 
da quella di Spoleto, né i pastori dì questa vi avevano per anco di die 
fare. Tutt'al più la si può dire vacante, se pur non erane o vescovo od 
amministratore quel PresbiterOj che nella pontificia lettera trovasi nomi- 
nato. Essa adunque è cosi : 

GREGORIVS CHRISANTHO EPISCOPO SPOLEi^ANO 

« Ex quorumdam relatione cognovimus, sacerdotes territorii Nursini 
» cum mulieribus ettraneis commanere. Pro qua re valde nos firaternitas 
» tua contristatos agnoscat, quae dudum talia, si tamen cognovit, minime 
» passa est coSrcere. Sed quoniam Optato praecipimus defensori, ut haec 
» debeat modis omnibus emendare et si quisquam ex eis in tali capitulo 
» contumax voluerit apparare ad fraternitatis tuae eum debeat evocare 
» judicium: ideo sanctitati tuae necessario duximus scribendum, ut si 
n quos de sacerdotibus ad tuam dioecesim pertinentibus cum extraneis 
» eognoverit habitare, vel certe de quibus antedictus Optatus tuae renun- 



(i) Talano ?olIe dire primo vetcoTO di 
Norcia qaelP Evandro ab Urtino^ che V U- 
ghelli pose alla letta dei sacri pastori della 
chiesa di Urbiuo, corrcg|tendo la parola 
Ursino e facendola diTentare Urbino, Qui 
invece ▼orrebbesi correggerla dicendo ab 
N ursino. Quando mai si scri?erebbe qael- 



r ab dinanzi alla consonante N? Ha batlan- 
temente ho dimostralo nel parlare di Urbi- 
no, doversi allribiiire qurIP Evandro alla 
chiesa di Ajaccio nella Corsica. Ved. alb 
pag. i68 del niii> ni v<ilorae. 

(2) Ne ho fatto mensione parlando della 
chiesa di Spoleto, nella pag. 343 del it voi. 



ARNO kW- 1890 K7 



L 



» tiaTmt sancitati, procaces invenerìt, admonitione sacerdotali {nraemissa 
» et 8i res ila exegerit, etiam caDoilìeam adhibens disoiplinam, de oetero 

■ emendare CestiDet: quia nos audire taiia nulla patimur ratione. Sed et 
Presbylenun, quem dicunt sine Dei respectujplurimas Tiolentias irrogare, 
» admonere eum Tel increpare prò talibus fralemitas tua studeat. Qui si 

■ te audire noluerit, a communione eum sospende, ut vel sic incipiat a 

■ pravis se actibus remoTere. Mense julii, Indictìone VI. » 

Anche dopo quest'epoca si hanno autentici documenti, che la cattedra 
TescoTile ¥i sussistesse; perchè al concilio del papa Agatone, Tanno 680, 
si troTava presente un vescovo di Norcia, che' aveva nome GioTAHm. Dalle 
carie dell* insigne monastero di Farfa si ha notizia di un placito tenuto in 
questa città dal conte Aldramo e da altri messi dell'imperatore Lodovico, 
DelTanno 821, alla presenza di quattro vescovi. Uno di essi era Mtgo^ ve- 
scovo di Assisi; né io sarei lungi dal credere che uno degli altri tre 
k) fosse di Norcia, non per anco privata di un tanto onore. E tanto più 
cresce il mio sospetto, perchè, esaminando le sottoscrizioni dei vescovi, 
dieneirsei furono al concilio romano contro T arcivescovo di Raven- 
na (I), ne trovo uno di essi, il quale dal Mansi (2) è riputato vescovo 
di Norcia, e questi sarebbe Ràgio. Egli vi è infatti sottoscrìtto Ragio Nor 
nuis ; e a questa parola Narà$is osserva il sunnominato raccoglitore degli 
atti de*concilii: forte Nursias seu Nursinus. Né d'altronde io saprei dire, 
qnal vescovato dell Italia fosse quel Narasis. 

Ma dopo questa età non si trova più veruna traccia di pastorale resi- 
denza in Norcia : bensì nelle storie della chiesa spoletina si cominciano a 
trovare i documenti della sua soggezione allo spirituale governo di quel 
vescovo. Due collegiate rimasero allora in Norcia : una intitolata alla bea- 
ta Vergine Maria, detta Argentea, uffiziata da un arciprete con cura d'ani- 
me e da nove canonici; T altra intitolata a s. Giovanni, e vi servivano 
quattro canonici ed un priore, che aveva la cura delle anime di quel suo 
circondario. 

Rimase cosi la chiesa di Norcia sino all'anno 4820, nel quale il pon- 
tefice Pio VII, per la devozione al grande patriarca dei monaci s. Bene- 
detto, risolse di restituirla air antico suo onore. Aspettò pertanto che fosse 
vacante la chiesa di Spoleto, per la traslazione del vescovo Francesco 

(i) Vrcl. iiH mio li vul. alla i»ag. SS. (s) Collez. de^ Concil. luog. indicato. 



i|8 HOftCIA 

Canali alla sede tiburtina, e mentre n'era Ticario capitolare Stefano Soerra 
esegui il suo volere, linnoTandone la vescovile giurisdìxione. Feqe perdj^i 
sotto il di 6 gennaro dell'indicato anno, la bolla solenne, che ne stabilisce 
tutte le attribuaoni, ed è ja seguente: 

PIVS EPISCOPYS SERVVS SERVOHVM DEI 

Aa fEEFBTVin EU UHOUAM. 

t Ad tuendam semel traditam Sanctis Fidem, incolomemque Religionis 
» Majestatem servandam in tanta temporum nequitia, et pene nbilibet in- 
» ducta morum corruptela commissum Nobis Apostolafus Oflidum Noe 
» profècto urget, atque sollicitat ; Memores propterea Veriiorum divi PuK 
1 Apostoli, qui Timotheo scribit, ut bonum custodiat depositnm perieulo* 
1 sis temporibus, cum in Ecclesia Dei mali bomines, et sednetores adver- 
1 sis Evangelicae ventati erroribus incautas mentes eonarentur inieere, 
1 nihii tam vìgili cura, soUicitoque Animo inquirimus, quam quod novos 
1 ilhic immittamus praesuies, et pastores, ubi fiddes populos looorom 
1 asperitate, itinerumque tonginqnitate invicem sejunctos proprio antistite 
1 quodammodo viduatos agnoscimns, in Domino fiducia fireti quod asst- 
m duo iHorum verbo, et exemplo adoptivi Dei filii ita fiirtes in fide eva- 
» dant, ut uberrimi Sacramentorum pabuli participes bcti in indolem de- 
» nique, et bereditatem caeiestis Patris transire mereantur. 

• Cum ìtaque Nobis nuper prò parte dilectorum filiorum Philippi De- 
1 siderj moderni gon&loDerii, ac communitatis, et bominum dvitatis 
1 Nursiae reUtum, expositumque fuerit quod prae&ta dvitas Nursiae cum 
1 adljacentibus Lods, et Oppidis inter quae terrae Cassiae, Vìssi^ et Montis 
1 Leonìs praecipue enumerantur, ob perpetuos, asperosque mòntea, qui 
1 praedictorum ctvitatis, et locorum terrìtoria constituunt, quiqiie ar- 
» duum, et periculi plenum a Spoletana civitate in ea loca iter reddunt, in 

• adversa prorsus, ac misera conditione versantur; Quamquam eoim 
» Spoletanam ficdesiam Episcopi rexerint virtute^ ac pietate praestanles, 

• distantia tamen ipsa locorum, et difScullas accessus raras admodum 
» reddidit in resionibus illis pastoraks eorum vìsìtatìoDes, segnioresque 
» curas^ et ptritualia sufasidìa praesertìm ^-ero sacramenti confirmationis 
■ administratioQem, ex quo tiiclum est. ut populi pietas paiilatim ibidem 



ANNO 1820 k9 



• tepes<%re, et cleri disciplina relaxari, immo eliam clerus ipse sonsim de- 

■ ficere iocaeperìnt, ita ut plures ad hanc dieni parochialcs ccclesiae suo 

• Tiduatae pastore reperianlur, et Regiones illae, quae ccntum circiter pa- 

> rocbiales ccclesias eontinent, magna in parie neglectae esse \ideantur. 
» Ad hujusmodi porro gravissima mala tollenda nuìlum expeditius, et 

I effieacìus adesse remedium, quam si civitas Nursiae praedieta, in qua 
I episcopalem anliquitus cathedram, temporum vicissitudine amissam éxti- 

• tisse plures ecclesiastioarum rerum scriptores testantur, suo rursus, ac 

> proprio donetur antistite, qui ibidem perpetuo residens populorum il- 
1 torom curam, et sollicitudinem praesens gerat, praesto omnibus adsit, 

• QuUasque unquam desidcrari patiatur pastoralis officii partcs ac mune- 

• ra. Pracdictam autem civitatom Nursiae ad hanc obtincndam gratiam 

• optime quidem meritam censeri: praeter enim antiquam ejus originem, 

■ quae remotissima semper est habita, caeteris provinciae locis ita prae- 

■ cellit, ut illius caput ad nostra haec usque tempora sub apostolicae se- 
I dis temporali dominatione extiterit, in amaena, et late diffusa planitiae 
I montibus circumquaque ciausa jacet, ac quod maxime praestat per vul- 

• gata itidem enitet fama, plures ex illa ortum duxisse viros tum litteris 

• armisque, tum pietate, ac religione, morumque sanctitate praeciaros, 

• inter quos celebratissimi in fastis ecciesiae enumerantur sancti praefa- 

■ tae civitatis Nursiae, oUm cives, nunc vero tutelares patroni Benedi- 
/ I » ctus, et Scholastica ejus soror, iiie monachorum, haec sanctimonialium 

» in occidente parentes, Spes praeterea abbas, nec non Eutichius, sive 
» Eutitius quoque abbas, et Florentius monachus, quorum et meminit di- 

■ vus Gregorius papa praedeccssor noster, et officia propria a praedicta 
» sede apostolica approbata recitantur. 

» Illa insupor, ut simiiiter accepimus, tum populi frequcntia ad trium 

• millium, et quingentarum animarum numerum circiter ascendentis, tum 

• commercio, et industria floret, pluresque regularium virorum conven- 

• tus, aliaque pia loca, nec non saeculares, et regulares cum cura, et sine 
» cura, duasque itidem saeculares, et forsan insigncs collegiatas, quae 
» etiam pai'ochiales existunt, respective enumerai ecclesias, inter quas 
» merito princeps adest illa collegiata, et caeterarum omnium parochia- 

• lium ecclesiarum dictae civitatis Nursiae matrix, ecclesia Beatae Mariae 

• Virgini ArgeiUeae oUm nuncupatae dicala, sacris supellectilibus aliisque 

• ad divina quaeque peragenjda, ac etiam pontificalia exercenda o£Gcìa 



l 



50 NORCIA 

• neccssariis, rebus satis superquo inslructa, et in qua summa cum laude 
» florescit praesens illius capitulum uno archipresbytero nempe unum 
» archipresbyteratum principalem, et unicam inibì dignitatem existenlem, 
» cuique eura dilectorum filiorum parochianorum ejusdem eollegiotae 
9 quac etiam parocbialis, ut praefertur, existit ecelesia immìnet anima- 
» rum, ae novem canonieis totidcm canonicatus, et praebendas Inter 
» quos, et quas tres de jurepatronatus laicorum ex illorum, et illarum 
» fundatione> vcl dotatione, ut quoque accepimuSf recensentur in illa re- 
» spectivc obtinentibus eompositum, qui eidem coilegiatae ecclesiae ad 
» debìtas altissimo persolvendas laudes, et quaeeumque alia eollegialia^ et 
» parochialia obeunda munera, et ofCcia cum spirituali fructu, ac populi 
» aedificationc alacriter incumbunt. Ita quod tam praedieta civitas Nur- 
» siae, quae in verae civitatis episcopalis statum, et honorem restituatur, 
» quam ipsa collegiata ecclesia Beatae Mariae Yirginis ad catbedralis ec- 
» clesiae gradum, et dignitatem evehatur, respective digne, et accomodo 
» reputentur. 

)) Hiuc nos praemissis omnibus mature perpensis, et per processum 
tf coram congregationis venerabilium fratrum nostrorum Sanctae Ro- 
» manae Ecclesiae cardinalium consistorialibus rebus praepositae, secre- 
» tario de speciali mandato nostro confectum, piuriumque fìde dignorum 
» lestium depositionibus munilum, accuratae verificatis, et lucutentissimo 
» voto dilecti filli Stepbani Scerra, moderni vicarii in civitate et dioccesi 
» spoletana, illius sede episcopali in praesens vacante, apostolica aucto- 
n ritate deputati, ac dilectorum etiam filiorum illius capituli, et canonico- 
» rum conscnsu in liane rem unanimiter concurrentibus, auditoque prius 
» circa plura capita eorumdem cardinalium praefatae congregationis con- 
» silio, ad ipsius secretarii relationem in eamdem ipsam sentenliam de rc- 
n stituenda sede nursina, cujus territoriiim (sublata episcopali cathedra) 
•» dioecesi spoletanae accessit, quam Glementem papam XII, etiam pracde- 
» cessorem nostrum, jam tum in animo habuisse constata lubeoler conve- 
n nirc decrevimus, eo vel magis, quod praeter expositas utilitatis et ne- 
n cessitalis causas, non etiam voluntatem nostram ad hanc erigendam, seu 
potius rcstituendam sedem episcopalem inflexit cogitatio iUa, quod civi- 
» tas Nursiae Benedictum virum sanctissimum in luc^n edidit: decus enim 
» hoc civitatis illius, cum apud sedem apostolicam plurimum valere, tum 
lìobis carissimum praecipuumque esse debuit, qui sancti Benedicti insti- 



1 



A if 11 o 1S20 51 



> tQtum a primaeva adolescentia professi, sanctìssimum rundatorcm ìllum 

• peculiari obsequio, ac devotione prosequimur ; ut proptcrea nobis liben-* 

■ tifismie proposuerimus in augendo decore illius Urbis, quam sanclus 
» Beoedictus patriam est nactus, ejus etìam memoriam peculiariter vene- 
9 rari, et publicam Dostrae erga ilium devotionis, et studii argumentum 

• pradiiere. 

• Ac pretaerea habita quoque ratione peculiarium officiorum duorum 

■ praeCate Sanctae Romanae Ecelesiae eardlnalium venerabilis nempe 
» fratris nostri Hannibalis della Genga nuncupati, nostri in alma Ur!)c 
» cfosque districtu viearii in q)ìrituoIibus generalis, ob illius virtuteni 
9 probatamque in tot difficillimis legationibus sanctae sedi operam, ac in 
9 rebus gerendis fidem nec non ci. mcm. dum viveret Joannis Baptistac 
9 Sanctae Romanae Eeclesiae cardinalis Quarantotti nuncupati, antiquae 

• probitatis viri plurimisque munerìbus egregie functì, qucm dura boc 
» ipsum negotium in tractatione adbue esset, sibi et apostolicac sedi ere- 

• ptnm doluimus, qui quidem cum ex patriliis civitatis Nursiae familiis 
t progcnitus esset, magnaque patriam suam eharilale et amore prosoque- 

■ retur, tanto studio in restitutionem illius cathedrae ferebaUir, ut infra- 
» scriptum raonasterìum, abbatiam nuncupatum, quod ipse dum viveret in 

• commendam ad sui vitam ex concessione et dispensatione aposlolicis 
i obtinebat, sponte sua in manibus nostris dimiserit, illiusquc regimini et 

• administrationi, nec non supraviventiae indulto ad certuni tempus sibi 

■ apostolica auctoritate concesso, libere renunciaverit, ut illius reditus in 
t parte dotis episcopali mensae illic constituendae possint erogari : dimis- 
» sione, et renunciatione bujusmodi ad prcmissum dumlaxat cffcclum per 

■ nos lul>enter exceptis ac clemenler admissis. 

9 Precibus idcirco ac suppllcationibus Philippi Gonfaloncrii ac oomu- 
» nitatis et hominum praedictorum annnerc ciipiontos, motu proprio et 
9 ex certa scieutia, deque apostolicac potestatis plenitudine a dioeecsi spo- 
9 letana (cujus episcopalis sedes ex co quod nos venerabilem fralrera 
9 nostrum Franciscum Canali nuper illius episcopum, nunc vero a vin- 
9 culo quo ecelesiae spoletanae praedictae, qui lune praecrat, tenebatur, 
9 apostolica auctoritate absolventes illum ad ecclesiam tyburlinam certo 
9 lune expresso modo pastoris solatio dcslilutam, nostra aposlolica auelo- 
9 ritate transtuliinus, eidemque ecelesiae tyburtinae in episcopum pi*aefe- 
9 cimus per translationem et pracfcclionem pracfalas, in praescns vacare 



52 NORCIA 



» dignoscitur ) prciedictam videlicet civitalem Nursiae, ac tres suprame- 
» moratas Gassiae, Vissi, et Montis Lconis, ac aliam Abeto, ac aliam 
» Acquaro, ac aliam AgriaDo, ac aliam Aliena, ac aliam Ancaràno, ac 
D aliam Argentigli, ac aliam Ascbio, ac aliam Avendita, ac aliam BeUòrtc, 
» ac aliam Belvedere, ac aliam Biselli, ac aliam Buda, ac aliam Calcara, 
» ac aliam Campi, ac aliam Casali^ ac aliam Castel Santa Maria, ac aliam 
» Castel Fantellino, ac aliam Ussita, ac aliam Castel Sant' Angelo^ ac aliam 
» Castel San Giovanni, ac aliam Castelluccio, ac aliam Castel Vecchio, ac 
» aliam Ceresola, ac aliam Chiavano, ac aliam Chiusita, ac aliam Civitella 
» vel nempe Civita, ac aliam Colforcella, ac aliam Colgiaccone, ac aliam Col- 
» lazoni, ac aliam Colle di Avendita, ac aliam Collescille, aliam ColmuUno, 
n àc aliam Corone, ac aliam Coronelle, ac aliam Cortigno, ac aliam Croce, 
n ac.aliam Cupi, ac aliam Fematre, ac aliam Fluminata, ac aliam Fogliano, 
» ac aliam Forsivo, ac aliam Frascaro, ac aliam Giappiedi, ac aKam Guai- 
» do, ac aliam Legogne, ac aliam Logne, ac aliam Macchie, ac aliam Mal- 
n tignano, ac aliam Manigi, ac aliam Mevale, ac aliam Montaglioni, ac 
aliam Montebufo, ae aliam Muciafora^ ac aliam Nocelletta, ac aliam No- 
• cria, ac aliam Nottoria, ac aliam Ocosce, ac aliam Oci*ichio, ac aliam 
Onelli, ac aliam Opagni, ac aliam Orvano, ac uliam Ospedale, ac aliam 
n Paganelli, ac aliam Palmajola, ac aliam Pescia, ac aliam Piandoli, ac 
n aliam Piediripa, ac aliam Piedivalle, ac aliam Pieve, ac alinm Poggio 
» di Croce, ac aliam Poggio d' omo, ac aliam Poggio Primocaso, ac aliam 
» Popoli, ac aliam Preci, ac aliam Puro, ac aliam Rapegna, ac aliam Ra- 
» Senna, ac aliam Riofreddo, ac aliam Rocca Nolfl, ac aliam Rocca Paréna, 
» ac aliam Rocca Tamburro, ac aliam Ruscio, ac aliam Saccovesce, ac aliam 
» Sant' Andrea, ac aliam San Giorgio, ac aliam San Marco, ac aliam San Pel- 
n legrino, ac aliam San Placido, ac aliam santissiina Trinità, ac aliam Sasso, 
n ac aliam Savelli, ac aliam Sciedi,ac aliam Seravalle, ac aliam Serviglio,ac 
» aliam Sorbo, ac aliam Tazzo, ac aliam Tempore, ac aliam Testagna, ac 
» aliam Todiano, ac aliam Trimezzo, ac aliam Trivio, ac aliam Trognano,ac 
» aliam Vacaldara, ac aliam Valdonica, ac aliam Valle presso la chiesa di 
» s. Eutizio, ac aliam Vallestretta, ac aliam Vailazza, ac aliam Vallinfante, 
» ac aliam Valloppa, ac aliam Villa Sant' Antonio, ac aliam Villa San Sil- 
» vestro, ac reliquas terras hujusmodi Usigni respective nuncupatas, do- 
» vemdecim mille centum nonaginta septem circiter animanim numerum 
» in se complectentia, de conscnsu modernorum capituli, et canoaicorum 



ANNO i8!20 55 



t dictae, sicut praefertur, vacantis ccelcsìae spolctonoe, apostolica auctori- 

■ tate perpetuo dismembmmuS) dividimus, et separamus, dictasque terras, 
» sea loca bajosmodi sic dismembratas, dìvisas, et separatas, scu dismem- 
» brata, divisa et separata, et in eis respective consistcnles, et consistentia 
» parochiales collegiatas, et alias ecclesias, monasteria ( non tamen exem- 

• pta ) praeposituras, praepositatus, priorahis; conventus, et aliuquaecuro- 

• qiie, quoteumque, et qualiacumquc eum cura, et sinc cura saecuiarìa, 

■ et quorumvis ordinum regularia beneflcia ecclesiastica, omniumque pa* 
» rit^, et siugularum terrarum, seu locorum hujusmodi utriusque sexus 
t persoDas, babitatores incolas tam laicos, quam clericos, prcsbyteros, be- 

• neficiatos, et religiosos quoscumquc cujusvis status, gradus, ordinis, et 

• conditionis existant, ab ordinaria jurisdictione, potcstate et superioritate 
t protempore existentis episcopi spoletani, de simili conscnsu praedicto- 
> rum capituli et canonicorum, dieta apostolica auctoritate, etiam perpe- 

■ tuo disjungimus et eximimus. 
» Praeviis autem dismembratione, et disjunctione praefatis, dictam ci- 

• vitetem Nursiae sic dismembratam in civitalem vere et realiter episco- 

■ palem Nursinam, ut antea, nuncupandam, cum sliis seminario puerorum 

It ecclesiastico, et curia episcopali, ac omnibus juribus honoribus, et prae- 
t rogattTÌs, quibus ceterae civitates pontificali sede insignitae, earumque 
« cives utunlur et gaudent, ac guudcre possunt et poierunt quomodolibel 
I in futurum. Dictam vero collegiatam, quae etiam paroclnulis, ut prae- 

• fertur existit, ecclesiam Beatae Mariae Virginis ( praevìis ibidem in ea 

■ tituli, nominis, denominationis, nalurac et essentiae collegiulitalis tan- 
t tnm perpetuis supprossione, et extinclione, ita ut illa ex nunc perpeluis 
» futuris temporibus collegiata ecclesia esse dcsinat, ac de cetero uti talis 
» inscribi, denominari et intelligi amplius nequcat ) in catliedralcm eccle- 

: n Siam nursinam similiter nuncupandam, sub eodem Beatae Mnriae Vir-- 
j ■ ginis tìtulo, seu invocatione, ac parochialom, ut antea, exliluram, atque 
; 9 ìd ea sedem, cathedram, et dignitaiem episcopalem Sedi Apostolicae 
j • prae&tae, semper et perpetuo immediate subjectam, ac ab uno episcopo 
j » nursino nuncupando gubernandam, cui simul, et infrascripti monasterii, 
j • abbatia sancti Eutitii nuncupati, cujus bona, praevia infrascripta illius 
I ■ suppressione, in suae mensae favorem perpetuo erogentur, abbalis pér- 

■ petui conunendatarii inditus sit titulus, et denominatio, ne illius religio- 
9 sissimi loci memoria perca t, quique eidem ecclesiae, civitati, territorio, 



5b NORCIA 

et ilioeccsi nursinae sibi, ut infra, assignandis, illiusque clero, et popolo 
praesit, abbates, si qui aint, aliasque saeculares, et regulares persouas 
ad synodum convoect, ac omnia et singula jura et munia opiseopalia 
habeat et exerceat, cum snis infirascripto capitulo, arca, sigillo, mensa 
episcopali, ut infra, constituenda, ceterisque cathedralibus, et pontificia- 
iibus insigniis, jurisdictionibus et praerogati^is, quibus ceterae calhedra- 
les ecclesiae, sedi praefatae immediate subjectae, earumque praesules 
quomodolibet ( non tamen titulo oneroso aut ex indulto seu privilegio 
parliculari ) gaudent, et gaudere potcrunt quomodolibet in futurum ad 
Omnipotentis Dei, ejusque sanctìssimae Genitrìcis Virginis Mariae laudem 
et gloriam sanctaeque catbolicae Ecclesiae incremcntum et honorem, 
motu, scientia, et potestatis plenitudine simìlibus, Apostolica auctoritate 
praeCata, perpetuo quoque redintegramus, et quatcnus opus sit, de novo 
erigimus, et instituimus. 

n Ad augendum vero hujQs novae cathedràlis ecclesiae decus, atque 
ut in ea divina officia, et pontiflcales in primis functiones majori cum 
dignitate et splendore, adaucto videlicct sacrorum ministrorum nume- 
ro, peragantur; Nos saecularem, e forsan insignem collc^'atam, quae 
etiam parochialis existit, ecclesiam sancti Joannis civitatis praedictae, 
quoad illius colleglialitatem tantum, ita quod illa ex nunc deinceps per- 
pctuis futuris temporibus collegiata ecclesìa esse desinat, apostolica au- 
ctoritate pracfata, etiam perpetuo s^upprimimus et éxtinguimus, dictae- 
quo sic suppressae et extinctae coliegiatae ecclesiae modernos capìtu- 
lum et canonicos, uno scilicet priore, unum prìoratum inibì dignita- 
talem principalem et unicam, cuique cura dilectorum etiam filiorum 
parochianorum ejusdem coliegiatae, ut praefertur, suppressae et extin- 
ctae, quae tamen etiam parochialis, ut praefertur, existit ecclesiae im- 
minet, animarum quoque existenlem, ac quatuor canonicis totidem 
canonicatus, et praebendas in ea respective obtinentibus composilum 
ad eadem catbedralem ecclesiam, sìcut praefertur, redintegratam, seu 
etiam noviter erectam perpetuo transferimus, illique in modum scilicet, 
ut hujusmodi sic suppressae, et extinctae coliegiatae ecclesiae capilula- 
res una cum praedictis primodictae coliegiatae ecclesiae in cathedra- 
lem, ut praefertur, erectae, et inslitutae capitularibus, in unum, idem- 
quB corpus, et respective capitulum sub infraseripla rerum diqK)sitione 
coaiescant de utriusque capituli et canonicorum jam praestito consensu, 



A H if o 1820 85 



• apostolica aucloritate praebta, etiam perpetuo unimus, annectimus et 

t ificorporamus. 

• Hisce igitur exactis capitulum primodictae coUegiatae eccclesiae ex 

^ ambarum coll^iataruin ecclesiarum, ut supra suppressarum, et extin- 
ctarum canonicis, ut praeferlur, conflatum in capitulum, et canonieoa, 
ut praefertur, redintegralae aeu noviter erectae, et institutae cathedra- 
iis ecclesiae nursinae, ac respective archipresbyteratum diguitatem ini- 
1h bactenus principalem, in miyorenì post pontificalem hujusmodi, cui 
animaruin cura principaliter, ut antea, inunineat, ao prioratum, olim- 
qooqae princìpalem seeundo dictae coUegiatae ecclesiae, ut praefertur, 
suppressae, et exlinctae, in sccundam post majorem praedictam in prae- 
lata calbedrali ecclesia, ut praefertur, i*edintegrata, sive noviter erccta, 
et inslituta, deinceps dignitates respective exliluras, cui tamen priora- 
lui animarum quoque cura secundodictae, sicut praefertur, suppressae,et 
e\tinclae coUegiatae ecclesiae, ut anlea tamen parochialis exliturae etiam 
imioineat. Aceosdem primoloco memoratos et mcmoratas noTem,necnon 
poslremodictos, et diclas quatuor respective canonicatus, et praebendas 
ambarum suppressarum,elcxlinctarum coUegìatarum ecclesiarum prae- 
diclaruni quorum, et quarum provida a Concilio tridentino sancita 
per fulurum cpiscopum nursinum fieri dcbcat distinctio praebendarum, 
quas iiiler ad illius quoque praescrìplum theologalis, et pocnilentìaria 
resi>cc(ive pracbendac sequulo rediniegrationis, seu novae crectionis 
praedietae effeclu, crunt respective conslituendae, illurumquc roodernos 
respective possessorcs, dilectos videlicet filios Franciscum Laparini aclu 
priiiiodietae coUegiatae ecclesiae in ealhedralem, ut praefertur, redin- 
tegralae seu noviler ercclae atquc instilutae arcbipresbylerum in ipso 
archipresbyteratu absque concursu, nulloque desuper habendo exanii- 
ne, et Antonium Ansovini in pracsens secundodictae coUegiatae eccle- 
siae, ul praefertur, suppressae et exliaclae priorem in ipso prioralu 
itidem absque concursu, et exaraine praedictis, ac Maurum Mannocchi, 
et Petrum Paulum Paris, et Josepbum Fares, et Barlbolomeum Barloli, 
ac Siinonem Cionci, ac Vincentium etiam Cionci, et Philippum Giobbi, 
et Aloysium ZiteUi, nccnon Claudium Quarantotti, ac Antonium GentiU 
c|uemlibet nempe in suis per eum obtentis canonicalibus et praebendis 
ipsius, ut praefertur, redintegralae seu noviler erectae, et institutae ca- 
tbedralts ecclesiae nursinae, aucloritate prefata, perpetuo quoque substi^ 



56 NORCIA 

I ■ I I I .. I I ■ » ■ ■ ■ I ■ ■ ■ ■ ■ ti i»! , . 

» tuimus, atque subrogamus; reservata tamen nobis dìspoàtione de aliis 
tribus vacaalibus, et in superìus facta subrogalione itident •omturaehen- 
» sis canoDicatibus, et praebendis, quorum praecipua ratio in futiirum erit 
» habenda, salvisque in fiiturum remanenlibgs in ea tum quoad dignita- 
» tum, et canonicatuum, ac praebendarum collatìonem reservationibns, 
t et affectionibus apostolicis, juxta tamen juris dispositionem, «xclusis 
» omnino ab ea tribus canonicatibus et praebendis jnris patronatus laì- 
» corum, quorum collatio ratìone appHcationìs bonorum, et fructuum eo- 

■ elesiasticorum cuilibet eorum in suarum praebendarum augumentum, 
» ut infra faciendae, dum illos et illas deincepe prò tempoi*e vacare conti- 
» gent prò una videlicet ad sedcm apostolicam libere absque ullo patro- 
» norum consensu, seu praesentatione, prò altera vero vicibus ad prò 
9 tempore cxistentem nursinum episcopum, ad illorum tamen praesentalio- 
» nem alternato in singulis vacationibus, istiusmodi, servato semper or- 
dine, respectivc speetet et pertincat ac in reliquis salvis, favore hujus- 
» modi capituli et canonicorum sic subrogatorum privilegiis, indultis, 
» exemptionlbus, immunitatibus, lionoribus, indulgentiis, aliisque gratiis, 
n quiquscumque tam spiritualibus, quam temporalibus, et mixtis iisdem 
» apostolica, vcl alia quavis ( Icgitima tamen ) auctoritate concessis, ac 
-etiam de jure, vel consuetudine, aut alias competentibus, dummodo sint 1 
» in usu nec revocata exìstant, in omnibus et per omnia, perinde ac si 
» collegialitatis status in ipsa sic erecta eathedrali ecclesia minime immu- 
tatus fuisset: volentes tamen et futuro episcopo nursino expresse injun- 
n gentes, ut ipso, dclectis prias per eum duobus, quos maluerit, ex eisdem 
n canonicatibus dictae redintegratae seu noviter, ut praefertur, erectae 

• atque institulae cathedralis ecclesiae primo vacaturis, non tamen de di- 
11 cto jurcpatronatus existcntibus, eorum respectivae praebendas alteram 
D scilicet in theologalem prò uno videlicet in thcologia Magistro, alteram 
» vero in pocnilcntiariam prò alio in eadem itidem theologia Magistro 

■ seu in utroque, aut saltem canonico jure doctore seu licentiato respe- 

• ctive praesbyteris, in concursu desuper ad formam eonslitutionis fel. 
» ree. Benedicti papae XIII, praedecessoris nostri, quae incipit Pastoralis 
» officiiy habendo approbatis apostolica, sibi ad id specialiter, et expresse 

• delegata auctoritate, perpetuo quoque inslituat. 

■ Ad coDgruam porro episcopalis mensae, ac capituli, et canonico- 
» rum, ut praefertur, redintegratae sive erectae, et institutae cathedralis 



AURO 1820 57 



eeeleaìiie nimiQiie, oecnon cjas fiibricae, et sacrarii, ac demam semi- 
nani puerarum ecclesiastici Dursini, stabilemque respeclìTe dolationem 
eonatituendam cuin,ttcut quoque acecpimus, ob advcr$jBi8 tempomm cii^- 
dUDstaotias .comunitati et bominibus praèfiitis ad id media non suppe- 
tant, DOS unam abbatìam nuncupatam sancii Eutitii in Valle easto- 
riaoa olim ordinis sancii Benedieti in teiri torio nursino xìx sexto a 
dieta ci¥itaie hpide, ut etiam accepimus, posiium, cujn^ fructus, redi* 
tos, et proventus in libris camerae apostoiicae ad florenos anri quin- 
quaginta taxati reperiuntur, iicet Terus annuus iljius valor ad quadrin- 
genia acuta monetae romanae ascendere noscatur, quod ex dicti Joannis 
Baptiatae cardinalis, et respective abbatis commendatarii persona illius 
commenda in quamiOud ad vitam obtinericonsuevit cessante in praesens, 
ot praefertur, vacat, ae aliud respcetive monasterium sancii Benedieti 
nuneupatum civitaiis nursinae praefatae olim ad cassinensium, nunc 
ad caelestinorum congregationcm, ut eijiam accepimus, pertinens quod 
duobua tantum ad praesens monachis constare dignosciiur, et proptcr 
omoimodam in statu nostro ecclesiastico motfachorum dictae congr^ 
gationis deGcientiam, cui nullo modo datum est occurrere, et in eo pti- 
stinam obserrantiam reslituere regularem de Joannis Baplistae Ferretti 
moderni illius abbatis et Philippi Colizzi abbatis titularis, et moderni 
rectoris paroobialis ecclesiae ejusdcm seeundo dicti monastcrii, noe 
non Octavii Adami itidem Abbatis, et vicarii gcncralis ejusdcm con- 
gregationis, dilectomm quoque filiorum quorum indemnitati vigore 
reserva tionis infrascriptarum pcnsionum annuarum, ut infra, provide- 
bitur unanimi sub praedicta conditionu jam pracstito consensu, necnon 
unum scilicet ad vel sub Beatae Mariac Virginis Rosarii nuncupatae in 
porochialif seu alia sancii Vincentii civitatis primodictae, ac aliud per- 
petua simplicia, et personalcm residentiam non rcquirentia beneficia 
ecclesiastica ad vel sub sancii Martini respeclive altai'ia seu invocatio- 
nibus in rurali sine cura prope, et extra macnia ejusdcm civitatis nur- 
siae respeclive ecelesiis spolctanae dioccesis respeclive sita, quorum pri- 
modictum videlicet certo, qucm nos praesentibus baberi volumus prò 
expresso, modo apud sedcm apostolicam in praesens vacai, alterum 
vero in praesens per Hyacintum Colizzi obtentum reperitur insimul va- 
lorem annuum qnadraginta ducalorum auri de camera, ut accepimus, 
non excedentia ; ac denique aliud monasterium itidem abbatiam Saiivivi 



US H O R e I A 

» nuDcupatuin praefati ordinis sancti Benedicli fulginatensis dioece* 
» sis in praesens a venerabili fratre nostro Antonio S, R. E. diacono 
» cardinali ab Auria nuncupato in commendam ad sui vitam es coojces- 
» sìone et dispeosatìone apostpUcis quoque obtentum quoad priora duo 
« i^oasteriù, ac beneficìum vacans hujusmodi quovis modo, aut ex cu- 
juscunique persona seu per liberam dicli beDeficii cujusvis resic^tio- 
» nem, vel mQnasteriorum bujusmodi commendae cessionem in dieta 

• curia, vel exti*a cara, etiam coram notarlo publico, et testibus «ponte 
» respective factas, aut assequutionem alterius beneficii ecclesiastici qua- 
li vis auctoritale collati vacent, etiaoisi tanto tempore vacaverint, quod 

• eorum collatio juxta lateranensis statuta concilii ad sedem praefatam 
» legiiime devoluta, dietaque monasteria, ac beneficium hujusmodi dispo- 
» sitioni aposlolicae specialiter, vel alias generaliter reservata existant, et 
» quoad monasteria bujusmodi ad illa consueverit quis per electionem 
» assumi, eisque cura jurisdicMonalis tantum immineat, et super eis Inter 

aliquos lis in pelitorio, vel possessorio, cujus litis status praesentibus 
haberi etiam volumus prò expresso pendeat indecisa, videUcet ex nunc, 
quo vero ad dictum beneficium, et postremo dictum monaslerium, at 
praeiertur, respective obteuta ex nunc prout ex tunc, et e contra cum 
primum illa percessum etiam ex causa permutationis, vel decessum seu 
privationem, aut quamvis aliam dimissiouem, voi amissionem seu reli- 
gionis ingressum, et professionis in ea emissioném illorum modemonim 
respective possessorum praedictorum, vel alias quovis modo, etiam apud 
sedem apostolicam praefatam, etiam in aliquo ex mensibus nobia et 
romano pontifici prò tempore exislenti sedique praefatae per quascum- 
que iitteras, et constitutiones apostoiicas, aut cancellariae apostoUcae 
regulas editas, vel edendas, aut alias quomodoiibet reservatis, seu ordi- 
nariis collatoribus, etiam per constitutiones, et regulas easdem, seu 
Iitteras alternativarum, aut quaevis alia privilegia^ et indulta hactemis 
concessa, et in posterum concedenda competentes, et quoad tertio dictum 
monasterium hujusmodi tantum illius commenda hujusmodi cessante 
respective vacare contingerit, illorumque titulum collativiun, nomen, 
denominationem, naturam,etessentiam monasteriorum, et beneficiorum 
coUativortim, et quoad monasteria hujusmodi consuetudinem illa com- 
mendandi, ita quod illa ex nunc ddnceps perpetuis futuris temporibus 
coliativa esse desinant, et de cetero uti taiia in titulum coilativum quavis 



ANNO 1820 m 



iuetoritate 'eonfcrri, vel imp^trarì, ac quoad monastcria hujusmodi 

cùmmeiidari ampliusnequant, et si illa ullo unquam tempore eonferrì, 

tot impetrari, vel commendari, aut alias de ilUs quovismodo disponi 

coBtigerit; collationes, provisiones, impelrationes, eommendac, et quao- 

YÌ8 aliae dispoailiones de illis prò tempore quomodolibet factae nullae 

et inyalidae nuiiiusque roboris, vel momenti existant, neminique suffra- 

ftBatMXTi nec coloratum titulum possidcndi cuiquain tribuant aposlolica. 

aocforitale praefata etiam perpetuo respcctive supprimimus et estingui- 

mas, illisque sic suppressis, et extinctis mensac novae catbedralis ec- 

deriae,«at praefertur, redintegratae, seu erectae, aut institutae praeter 

•etnales praebendas, dignitatibus, et canonicatibus praedictis jam éon- 

slittitas, THnnia et singula bona, sive urbana, sire rustica, sive libera, 

site ÌA emphTteusim concessa ad secundo dicliun monasterium, ut phae- 

fiartar, eUam supprèssum, et extinclum spectanlia, ad septingenta scuta 

dietae monetae annuatim, ut accepimus, aseendentia : ita tamen, ut ex 

hiifosmodi reditu supporlatis prius per eosdem capitulum, et canonicos 

tam primo dictae collegiatae ecclesiae, ut praefertur, suppressae, et ex- 

tìnctae ac in catbedralem ecclesiam, ut praefertur, redintegratae, sive 

erectae et institutae, quam secundo dictae collegralae ecclesiae, ut prae- 

fiertor) quoque suppressae, et extinctae inhaerentibus, caeterisque infra- 

scrtpUs oneribus una commiinis, ab antiqua tamen capitulari prorsus 

gejancta^ et separata constituatur massa, cujus annui reditus praclcvala 

prius congrua annua sununa arbitrio futuri episcopi nursìni praefali 

prò acquali rata utrìque canonico theologo sciiicet^ et pocnitcntiario 

ratione gravioris hujusce eis injuncti muneris, et officii supra caeleros 

canonicos perpetuo assignanda ac scposlta, itidcm tertia eorumdem red- 

dituum parte in usum dislributionum quotidianarum ad pracscriplum 

concilii tridentini praefati eroganda in seplemdecim aequales dividan- 

tUa* portiones, quarum duae archipraesbytero, nliae duae priori, rcli- 

quae vero tredeclm canonicis predictis prò acquali portione in aug- 

mentum. praebendarum illius, ut pruefertur, assignalarum, tribui rcspc- 

ctive débeant ea sub conditione, quod siquid ex reditibus hujusmodi 

monasterii ante ejus suppressionem pracdiclam decursis &upei*fucril in 

dimissionem cedere debeat aeris alieni contracti ad rest^urandum allud 

monasterium sanctae Mariae in Postcrula nuncupatum cougregationis 

coekstinorum praefatorum de urbe in omnibus ad formam consonsus 



60 II R e I A 

ab illius moDachìs, ut praefertur, praesliti cum speciali hypotheca eo- 
rum favore super bonis omnibus memorati monasterii saneti Beoedicli 
praefatae civitatis nursinae usqae ad adimplementum conditiooum in 
praefato consensu expressarum, ac onere praelerea communìtati) et 
hominibus praedictis injuncto supportandi expensas prò manutenttone 
parocbiaiis ecclesiae, eidem monasterio, ut praefertur, suppresao, et ex«> 
tincto annexae illiusque animaruro curae exercitio, nec non constilueodi 
amiuam pecuniae summam ab ordinario statuendam prò congrua illius 
rectoris sustentatione, sub ea lege quod praestationes, oMatione^e 
fidelium, sive in pecunia, sivein cera, sive in holoserìcis, vulgo palln 
nuncupatis hujusmodi parochiali ecclesiae debitae, aut quandoemn^ 
faciendae favore praefatorum communitatis et hominum cédout. 

» Ac insuplér fabricae catbedralis ecclesiaen ursinae, ut praefertur, re^ 
dintegratae, seu erectae et institutae omnia et singula bona stabilia ad 
conventum fratrum ordinis minorum sancti Francisci conventualium 
nuncupatum in terra di Leonessa spoletanae, seu alterius dioecests exi- 
stentem olim spectantia, quae in praesens a camera apostolica adminK 
starata reperiuntur, ac valorrai annuum cenlum scutorum dictae mo^ 
iietae circiter juxta rescriptum a nobis, sub die nona meosis septraibris 
anni Domìni proxime praeteriti, editum constituunt; ita quod liceat 
praefatis capitulo, et canonicis catbedralis ecclesiae nursinae, ut prae- 
fertur, redintegratae sive erectae, et institutae omnium, et singulorom 
bonorum, rerum, proprietatum, jurium^ et emolunientorum praefiito*- 
rum, et ex illis respective, ut praeferlur, obvenientium fructuum, redd^ 
tuum, et proventuum htgusmodi respective veram, realem, corpomlau, 
et actualem possessionem libere apprehendere, et apprehensam perpetuo 
retinere, dictaque bona, jura, res, et proprietates locare, dislocare, arw 
rendare, fructus> reditus, proventus quoque et emolumenta praefata re- 
spective percipere, exigere, levare, ac supportatis prìus per eos omnibus, 
et singulis jam superius enarratis, atque, ut infra^ injungendis oneribus 
in eorum re^ective usus, et utUitatepi convertere dloecesani loci, vel 
cu|U8vi8 alterius licentia desuper minime requisita apostolica auctori- 
tate praefata perpetuo respective aiqplicamus et appropriamus. 

Ac praeterea eisdem capitulo et canonicis ipsius catbedralis ecclesiae 
nursinae, ut praefertur, redintegratae, sivé erectae, et institutae nunc, et 
prò tempore existentibus, ut ipsi capitulariler congregati (quatenus 



A fi if 1820 6i 



> tamen immtitatio status collegialitatis id reqnirat) prò novo ejusdem sic 
t rediotegratae, sive erectae, et institutae cathedra ecclesiae nursinae, U- 

■ lìosque eborì earumque rerum, et jurium tam spiritualium, quam tem- 

■ poraliom prospere felìcique regimine, gnbemio et direetione; nec non 
» onerom eis respcctive incumbentìum supporlatlone divinorum ofGcio- 

■ rom, proeessioDUffl, funeralium, anoiversarìorum, et sufTragiorum cele- 
i bratione, distrìbutionum quotidianarum, et aiiorum emolumentorum 

■ quoramcuaique exactione, et divisione, ac poenarum per abscntes, et 
t di?io:s officiis suis loci, et tempore non interessentes, seu onera, et mi- 
» nisteria eis, et eorum cuilibet incumbentia subire negligentes iiicurren- 

■ darom ìncursu, ac singulorum praesentis, et absentis nolandis ceremo- 

• aif8,.et ritibus indicta sic redintcgrata sive ereeta, atque insliluta calhe- 

• draK ecclesìa, ìlliusque choro, capitulo, processionibus et aliis actis hu- 
t jusmodi servandis, ac quibusvis aliis rebus in praemissis, et circa ea 

■ quomodolibet necessariis, et opportunis quaecumque statuta, òrdinatio- 

• nes, capitula, et decreta, licita tamen et honesta ac sacris canonibus et 

■ coQstitutipnibus aposlolieis decretisque concilii tridentini praedìctae 

• minime adversantia, ac per fulùnim prò tempore episcopum Aursinum 

■ prìos examinanda, etapprobanda edere, atque edita declararéVet inter- 

• pretari, ac in meliorem formam redigere, et rcfonnarc, seu alia de novo 

• ex integro cisdem tamen sacris caoonibus pracfatisque conslituliouibus 

• et decretis concilii tridentini pracfati non contraria, et ut praefertur, 
» per futurum episcopum nursinum praefatum cxaminanda,t;t approbanda, 
» ac per eos ad quos nunc spectat et prò tempore quomodolibet speclabit 
» et pertinebit observanda sub poenis in eontrafacientcs staluendis quo- 

• qac edere, libere et licite possiot et valeant plenam, liberam et omni- 
s modam Eacultatem, polestalem et auctoritatem, eadem apostolica auclo- 

■ ritnte pariler perpetuo concedimus et impcrtiuiur. 

m Hac ceterum totali supradictorum eapituli, et canonicorura nova 

■ constitutione praemissa ad hoc ut propria dioccesis eidem episcopali 
a ecclesiae nursinae, ut praefertur, redintegratae, sive erectae et institutae 
» Ìlliusque futuro praesuli cfformari et statui possit, primodictam vidclieet 

• Nursiae civitatem in episcopalem civitatem, ut praefertur, redintegratam, 

> sive erectam, et institutam, ac centum, et quatuordecim terras supra- 

• memoratas, sive loca praedicta a praefata episcopali ecclesia et dioecesi 
» spoletana, ut praefertur, dismembratas et dismembrata, et in eis, ut 



69 



NORCIA 



» praefertur, respocUve consisteotes parochiales, aliasque teeìeai$$^ ino- 

• nasteria ( non tamen exempla ) loeaque pia, et alia q«aelibet beoeieia 
» ecclesiastica cum cura et sine cura saecularia, et quormuTis onUttum 
» regularia etiamsi saecularia, videlicet eanonicatus, et praebendae, digoi- 
« tates, personatus, admìnistrationcs, et offlcta efiam curata, et deetiva, 
» etiam in collegiatis, aliisque ecclesiis : regularia vero beneficia hqjmniodi 

• praepositatus, praepositurae, dignitates etiam eonventuales, peracmafiis, 
ji administrationes, et officia etiam claustralia, capellaniae, et eapi^ 
» sint, omniumque pariter et singularum terrarum bujusmoA utriosque 
» sexus personas, habitatores et incolas, tum laicos quam clericos, prae» 

• sbyteros, beneficialos, et religiosos quoscumque cujusvis status, gradua, 

■ ordinis, et conditiouis, ut praefertur, existant, noTae ecdcsiae episcopali 

• nursin^e praefatae, illiusque episcopo prò tempore e)['stenti praedicto prò- 

• suis ciyitate, territorio, et dioecesì, ac clero, et populo, motu, scieatia, et 

• polestatis plenitudine similibus perpetuo quoque concedimus, et assilla-' 
» mus ac ordinariac jurisdietioni, potestati, et superioritati prò tempore 
» existentjis epìscopi nursini ita quod liceat pcrsonae eidem ecclesiae Dur* 
» sinac tam nunc a primaeva illius crectione et inslitutionebtyusmodi, quam 
> deinccps prò tempore quomodolibct pastoris solatio destitutae in epi- 

• scopum praeficiendae per se, vel alium, seu alios ejus nomine teram, 

• realem, actualem, et corporalem possessioném, seu quasi regimìnis, et 
» administration!s spiritualis, et omniinodi juris dioecesani in primodicta 

• civitate Nursiae, in civitatem episcopalem per nòs, ut praefertur; redin* 
» tegrata, sive erecta, et instituta, ac in omnibus aliis superius exprei^ls, 

• terris, et locis propria auctoritate pariter libere, et apprehendere, et ap- 
» prehensam hujusmodi perpetuo retinere, cujusvis liccntià desuper mini^ 
» me requisita, pari apostolica auctoritate similiter perpetuo supponimus, 
» atque éubijeimus. 

» Jam vero ut episcopali mensae novae cathedralis ecclesiae ntu*8in. 
» decenter firmiterque provideatur nos omnia, et singula bona, ac reditua 

■ ad primodictum mònasterium sancti Eutitii qiectantia ad quadringenla 
» senta dictae monetae annuatim, ut pariter acc^imus ascendere, nec 
» non etiam bona, fructus, reditus, ac proventus quoscumque ciqusvis 

• hereditatis quondam tuoc in humanis agentis Benedicti Paasarim ad aa^ 
f nuam summam quadringentorum scutorum dictae monetae quotannia,ut 

• similiter accepimua, ascendentes, atque ex testalons praedieti voiuntale ad 



ARNO (820 63 



aleodos in aliquo seminario eoclcsiastico juvenes cititatis Nursinae prae- 
fatae destinata^ quorum quidcm honorum ac fructuum redituum, et 
proventuum appiicaliooi. favore niensae episcopalis praedictae per nos, 
ut infra, fiiciendae eommunltas, et homines praefati penea, quos praedir 
ctae hereditalis administratio manebat, per actum videlicet diei vìgesìmi 
acpiimi menaia augusti proiimi praeterili sub infrascrìpta oonditione 
cmiaaum, atque a nobis per rescrìptum diei noni mensia aeptembria pro- 
lime elapai approbatum piene eonsenserunt, ac denique perpeluam prae- 
italionem annuam tercentum scutorum dictae monetae persolvendam 
ei rqionaione quam in majorì sumroa quotannìs rependunt conununi- 
tai| et homines praefati camerae apostoUcae praedictae ex causa reten- 
tionia honorum olim ad cosdem communitatem, et bomines pertinen- 
liom, quae quidam praestatio a nobis -per aliud rescriplum diei noni 
praedicti mensis septembris jam sancita reperitur menaae'^iscopali 
pracfatae, kge (amen injuncla quod prò (aupore cxistens episcopus 
Dursinus pracfatus curam parochiaiis ecclesiae sancti Eutitii primodìcto 
monaslerio, ut praefertur suppresso, et exlinclo annexae, ac per tres 
pmcabiteros saeculares hactenus cxerceri solitam deflcientibus, bujus- 
niodi praesbyleris per unum, scu plures praesbyteros ad animariun cu- 
ram exercendam legitiiuc approbandos, prout necessitas cjus judicio 
postulaverit, cum congrua niercedis ossigoationc (eidem mensae epi- 
scopali fructibus primodictis praesbyteris assignatis in eventum prae< 
missorum applicatis reraanentibus ) cxerceri quoque faciat ac duos alu- 
maos nursinos a communitale et hominibus praedictis nominandos in 
seminario pueronim ecclesiastico nursino gratis Jugiterque retineat apo- 
stolica auctorltatc praefata eliam perpetuo applicamus, et appropriamus, 

» Itemquci prò decenti novi episcopi nursino praefati, ejusque succos- 
aorum praefatorum babilalione monastcrium ejusdem sancti Bencdicti 
prope majorem praefatae civilatis nursinae plalcam positum, quod non 
modo ad usum episcopii, sed etiam prò curia, et canccllaria episcopali, 
nec non prò vicarii generalis habitatione inservirc potest, futuro qpisco^ 
pò prò tempore existcnti praedicto, apostolica auctoritate praefata per-r 
petuo concedimus et assignamus. 

• Seminario denique puerorum ecclesiastico nursino praefato in loco 
ejusdem civitatis magia commodo et opportuno per futurum episcopum 
nursinum praedictum quantocitius potcrit procurando, et ad formam 



6k NORCIA' 

» praefQti eoocilii tridentini instituendi, bona quoque ac redditos duoram 
n ben0fieiorumpraedictorumTalorem annuum quadnigintadacaixMrumailii 
» de camera, ut praefertur, non excedentium, nec nonpartem illam bmio^ 
» rum ulUmodicti monastarii, ut praefertur, suppressi et extincti, cojua 
» fructus, reditus et proventus in libris camerae apostolicae pra^tae in 

■ summa ducentorum quinquaginta florenorum auri hujuamodi laxati re- 
» periuntur, quam nos aubinde duxerimus assignandam ìpaius episcopi 
» nursini praefttti, quoad instìtutionem seminarii praedicti oo'nscientiam 
» oneranteS) apostolica auctoritate praefata perpetuo incorporann» et ap- 
n propriamua. 

s Praeaentes quoque nostras litteras semper, et perpetuo Talidaa, et 
? efBcaces esse et fore, suosque plenarios, et integros eflèctos swtiri et 

• obtinere, ac ab omnibus et singulis ad quos nunc spectat^et prò teni- 

• pore quomodoiibet spectabit, in futurum flrmiter, et inviolabifiter obser- 
» vari debere, ac nullo unquam tempore, ex quocumque capite, Tel qualì- 
abet causa quantumvìs juridica, legitima, pia, privil^ata, ac speciali 
» nota digna, etiam ex quod causae, propter quas eaedem praesentes ema- 
» Qarunt adductae, rerificatae et justificatae non fuerint de subreptionis, 
». vel obreptionis, aut nullitatis, seu invaliditatis Titio^ aut intentionis no- 

• strae seu quopiam alio quamtumtis magno, sqbstantiali, inexcogitatio, 
•finexcogitabili, ac specialem, et individuam mentionem, et expressionem 
» requirente defiselu, seu etiam ex eo quod in praemissis eorumque ali- 

. » quae sol^nitates, et quaevis alia servanda, et a^implrada servata, et 

■ adimpleta non fuerint, i^ut ex quocumque alio capite de jure, vel facto, aut 
» statuto, vel consuetudine aliqua resultante, seu etiam enormis, enonnis- 

• sìmae tot, aliique laesionis, aut quocumque alio colore, praetextu, alia- 
» que ratione, vel causa etiam qudntumvis juxta, rationabili, juridica, etiam 
» rtali quae ad effectum validitaUs praemissorum necessarie exprimeoda 

■ foret, aut quod de voluntate nostra, et aliis superius expressis nullibi 
» apparerei, seu alias probari posset: notari, impugnari, invalidari, retra- 
» ctari in jus, vel controversiam vocari, aut ad viam et terminos Juris re- 
» duci, vel adversus illas restitutionis in integrum, aperitionis (mtìs, aut 
» aliud guodcumque gratiae, vel justitiae remedium impetrari seu quo- 
» modolibet etiam motu^ scientia, et potestatis plenitudine similibus con- 
». cfsso, et impetrato, vel emanato quempiam uti seu se juvare in judicio, 
» et extra illud posse, ncque illas sub quibusvis similium vel dissimilium 



ANNO. 1820 60 



gratiariiin revocalionibus, suspensionibus, limitationibus, derogutioni- 
biK, aliisque eontrariis dispositionibus, per quuscumquc liUcras, et con- 
stitutiaDesapoetolicas^autcancellariae apostoiicae regulas quandocumqiie 
etiam in crastinum assumptionis noslrae, el suceessorum nostrorum 
romanorum pontifieum ad sumiui aposlolatus apicem eliam motu, seien- 
Uà, et potestatis plenitudine sinillibus, etiam consistorialiter ex quibusli- 
bet eausis et sub quibuscumque verborum expressionibus, tenoribus, et 
formis, ac com quibusvis clausulis, et decretis ctiamsi in eisdem prae- 
seatibus, eorumque toto tenore ac data specialis specifica, et expressa 
mentio fiat editas, et in posterum edendas comprehendi, sed semper 
et camino ab iilia excipì, et quoties illae emanabunt toties in pristinum, 
et Talidissimum statura resUtutas, repositas, et plenarie reiutegratas esse, 
et fere, sicque et non alias per quoscumque judiccs ordinarios, vel de- 
legatoe quavis auctoritale fungentes, etiam causarum palatii apostolici 
auditores, ac S. R. Ecclesiae cardinales etiam de latere legatos, vice le- 
gafos, dtctaeqae sedis nunclos sublata eis, et eorum cuilibet quavis ali- 
ter judicandi, et interpretandi facultate et auctoritatc judicaii, et defi- 
nir! debere: et quidquid secus super bis a quavis auctoritatc scientcr. 
Tei ignoranter conligerit attcntari, irritum et inane etiam decernimus. 

• Et insuper Joanni Baptistae, ac Philippo monachis praedictis nec 
non Octavio abbati pracfato, ad hoc ut ipsl, et quiUbct corum propriis 
rdigiosis usibus occurrei'c respoctive valcant de alicujus subventionis 
auxilio providere, eisque spccialem gratiam facerc volentes, eosdemque 
a quibusvis excommunicationis, suspensionis, et interdictì, aliisque ec^ 
clesiasticis senicntiis, censuris, et poenis, si quibus quomodolibet inno- 
dati respective exislunt, ad effectum praesentium tantum conscquendum, 
harum serie absolvente^:, et absolutos fore censentes, Joanni Baptistae 
videlicet unom ccntum vlginti, ac Philippo aliam aliorum centum vigin- 
ti, nec non Octavio praefatis reliquam respective pensiones annuas ab 
omnibus, et quibuscumque oncribus nunc impositis, et prò tempore 
quomodolibet imponendis, ac alias in omnibus, et per omnia, et omnino 
quoad omnia liberas, immuncs, et exemptas scxaginta scutorum diciac 
monetae super omnibus, et singulis secundodicti monasteri!, ut prae- 
fertur, suppressi et extincti redilibus ad septingonta senta dictac monetae 
annualim, ut praefertur, ascendentibus, eisdem Joanni Baptistae ac Phi- 
lippo et Octavio quoad vixerint, et quilibet eorum respective vixerit, vel 



66 NORCIA 



» eorum procuratoribus legitimìs per prò tempore ezistentes <uipitulum, 
» et canonicos cathedralis, ecclesiae nursiaae, ut praefertur, redint^atae 
» sive erectae, et institutae praedictos, quorum ad id expressus accedit a»* 
N sensus, annis singulis ìa terminis ìnler partes statuendis, datam tamen 
» earumdem praesentium mìnime antecedentibus, et sic successive de aii- 
» DO in annum ac termino in terminum reservato remanente favore Joan- 
» nis Baplistae, et Philippi praefatorum usu habitationis in eodem secundo 
» dicto monasterìo, donec ìpsi vixerint; nec non cum conditione quod ut- 
» timodicta pensio, praefato Octavio decedente, ioanni Baptistae ae Pbi- 
» lippo praefatis, si adhuc in vivis extiterint, accrescat singulis prò medie- 
» tate, si vero alter tantum ex iis vivat, is ex hujusmodi pensione solam • 
• annuam ^ummam triginta scutorum dictae monetae quo adnotant conse- 
u quatur integre persolvere apostolica auctoritate praedicta ipsarum teno- 
n re praesentium reservamus, constituimus, et assignamus, decernentes 
» capilulum, at canonicos cathedralis Ecclesiae nunsinae, ut praefertur, 
i> redintegratac sive erectae, et institutae ad integram solutionem praedi- 
» ctarum Joanni Baptistae ac Philìppo, et Octavio praedictis faciendam, 
» juxta reservationis, eonstitutionis, et assignationis praefatarum tenorem 
» fore eOicaciter oblìgatos, ac volentes et eadem auctoritate statuenles, 
quod capitulum, et canonici praedicti si in dictis terminis, vel saltem 
» infra triginta dies illorum singulos immediate sequentes, pensiones prae* 
» fatas per eos tunc debitas non persolverit, cum effectu lapsis diebusds- 
» dem sententiam excommunicationis incurrant, a qua donec Joanni Ba* 
ptislae, ac Philìppo, et Octavio praedictis de pensionibus praefatis tunc 
» debitis integre satisfactum, aut alias cupa eis super hoc amicabiliter con- 
» cordatura fuerit, absolutionis beneficium nequeat obtinere. 

» Postremo autem desiderantes, ut pracmissa omnia super redintegra- 
» tione, sive nova erecUone, et instltutione praefatis, et circa ea per nos, 
» ut praefertur, disposila suum rite sortiantur eflectum motu simili Han- 
v nibalem Sanctae Homanae Ecclesiae cardinalem praedictum in exequu- 
» torem earumdem praesentium apostolica auctoritate praefata constilui- 
» mus et deputamus, eique ut ipse prò hujusmodi exequutionis effectu 
» quamcumque personam, in dignitate tamen ecclesiastica constitutam, 
» subdelegare, et tam ipse HannibaI, quam persona sic ab co subdelegon- 
» da super praedicta quacumque oppositione in actu exequutionis huj;is- 
» modi quomodolibet oritura, servatis tamen de jure servandis, etiam 



ANNO 1820 67 



■ definitive et quaciunque appellationef remota pronunciare libere, et licite 
i possiDt, et valeant. Et quìlibet correspective Taleat omnimodam eliaih 

■ facoltatem per easdem praesentes concedimus, et impcrlimur. Non ob- 
s stantibus nostris, et cancellarine apostolicac praefatae regiilis de jure 
> quaesito non tollendo, ac de suppressionibus et applicationìbus ad par- 
f tea commiUendis, ac de exprimendo in eis vero annuo bencficiorum ec- 

• deóastìcomm valore, ac- iaterancnsis concilii novissime celebrali dis* 

■ membrationes, et uniones perpeluas nisi in casibus a jure permissis fieri, 

• et ab eeclesiis membra distingui, ac dividi prohibentis, aliisquc eliam in 

■ afoodalibus, provincialibiis, generalibus, univcrsalibusque conciliis edi- 

• tia, Tel edendis specialibus, ve! generalibus constitutionibus, et ordina- 

■ tìcMiibus apostolicis dictaeque spoletanae ecclesiae, ac ordinum praedi^ 

• ctonnn etiam jutamento confirmatione apostolica, vel quavis firmilate 
» alia roboratis statutis, et consuetudinìbus, privilegiis quoque, indultis, 

• et Utteris apostolicis quibusvis superioribus, et personis in genere, vel 

■ ÌQ specie, ac alias in contrarium praemissorum quomodolibet forsan, 
» coDcessis, approbatis, confirmatis, et innovatis, quibus omnibus, et sin- 

• gulia ctiamsi prò illorum sufficienti derogationc alias de illis, eorumquc 

• totis tenoribus specialis, specifica, expressa, et individua, non autem per 
» clausulas generales idem importantes mentio, seu quaevis alia etiam cx- 
» quisita forma ad hoc scrvanda foret, tenores hujusmodi, ac si verbo ad 
» verbom nihii penitus omissa, et forma in illis tradita observata etiam 

• inaerti forent eisdem praesentibus prò piene, et sufficientcr expressis, et 

• insertis habentes^ illis aliis in suo roborc permansuris, latissime et ple- 
B Dissime ad permissionem validissimum cffcctum specìaliter, et exprcsse, 

• nec non opportune, et valide hac vice dumtaxat molu, scicntia, et polc- 

• statis plenitudine paribus, harum quoque serie derogamus, caelerisquc 

• coDtrariis quibuscumque. Volunius autem quod fructus, redditus, et 
t proventus novae catbedralis ecclesiae nursinae praefalae in futura illius 

• provisione per nos, ut praefertur, facienda juxta redditus illi, ut prao- 
» fertur, assignatos de more taxari et hujusmodi taxa in lìbris camerae 
t apostolicac inseribi debeant. 

» Praeterea etiam volumus, quod earumdem praesenlium transumptis 

■ etióm impressis manu alicujus notarii publici scriptis, et sigillo personae 

■ in simili dignitate ecclesiastica constilula munitis, eadem prorsus fides in 

■ judicio et extra illud adhibeatur, quae eisdem originalibus Utteris adhi- 



/.. 



68 fi o R e I A 



» boretur si forent exhibìtae, vei ostensae. Mulli ergo omnino hominom Ih 
» ceat has paginas noetrarum dismembrationis, divisione, separatioiito, 
» disjunctionis, exemptionis, rcdintegratìonis, seu novae erectionia et in<^ 
» stitutionis, suppressionis, extinctionis^ translationis, unionis, annexionia^ 
» incorporalioDis, substitutioais, subrogationis Toluntatis poateriorìf , «ap- 
9 pressioQìs, applicationis, appropriatioiiis, facultatis, concesaionisv et im* 
n partitionis, a88ìgnationis,6uppositioai8,posteriorutn quoque applicatkmis 
» et appropriationis, assignationis, incorporationis et a[q^UeatìoDÌ8 decreti, 
» reservationis, constitutionìs, assigaationia posterioria decreti voluotatis, 
» deputationis, derogationia, et posterioris voluntatia infriiigere, vel eia 
» ausu temerario contrahire. Si quia autem hoc attentare praesumpserit 

• indignationem Omnipoteotis Dei, ac beatorum Petri et Panli apoatokH 

• rum ejus se noverit incursurum. Datum Romae apud s. Mariam. M^jo- 
» rem anno Incarnationis dominicae millesimo octingenteaimo Tigeaimo, 

• Vili idus januarii pontiflcatus nostri anno vigesimo primo. » 

Esposta fin qui la bolla, epiloghiamone in poche parole la parte stori- 
ca. Le due collegiate e i canonici, che le componevano, furono uniti in un 
solo corpo per formare la nuova cattedrale. Essa fu stabilita in santa Ma- 
ria Argentea ; quella di s. Giovanni restò soppressa. Dei canonici dell' un« 
e deir altra risultò il nuovo capitolo formato dell' arciprete e dei dotc 
canonici, che v' erano, più il priore e i quattro canonici deBa soppressa di 
a. Giovanni : sicché diventò composto Bella siia totalità di un arciprete, 
prima dignità, di un priore, seconda dignità, e di tredici canonici, tra cui 
il teologo e il penitenziere. Per la sostentazione di essa cattedrale furono 
stabiliti tutti i beni immobili dei frati conventuali francescani della città di 
Lionessa, eh' è nel regno di Napoli. 

Non eravi seminario : e la bolla di ripristinazione vi destinò quindi al- 
cuni benefizii semplici, acciocché colle rendile di questi lo si potesse nel 
piò opportuno luogo fabbricare e in seguito poi dotare. 

Al vescovo di Norcia, in questa ripristinazione fu annesso perpetua- 
mente il titolo di abate ^commendatario di sant* Eutizio, della cui abazia 
furono incorporate le rendite a beneficio della mensa vescovile ripristina- 
ta. E per meglio provvedere al sostentamento deC vescovo, del capìtolo, 
della cattedrale e del seminario, il papa Pio VII coHa suindicata sua bolla 
vi destinò, olire alle rendite della suddetta abazia di s. Eutizio, ch'era di be- 
nedettini nella valle Castoriana, sei miglia distante dalla città, anche il 



Aimo <8!S0-1846 6d 

utero di 8. Benedetto, gi& de' cassinesi, ed a quel tempo de' celestini, 
to neBa steisa città, e varil altri benefizii semplici. Vi destinò inoltre 
udite ddla famosa abana de' l)enedettini di Sassovivo, in diocesi di 
;do. 

id aliitaiioiie tescorile tornò opportimissimo il sunnominato mon»*- 
» di 8. Benedetto, presso la piazza ; ed ivi pure è luogo assai conte» 
le per h curia, pel vicariato, e per gli altri uffizii relativi. 
tahilife cosi tntte le appartenenze di questa rinnovata diocesi, il poti- 
ì ìe diede ben presto ancbe il vescovo, che la r^esse. Egli fti il ro- 
> Ga£taro Bonanni, eletto a' 27 di giugno dell'anno 4824: non vi 
i meoo di un anno e mezzo per porre in assetto tutte quante le cose^ 
ri avevano reazione. Governò Gaetano poco meno di ventidue anni 
Bta chiesa affidatagli e in fine vi rinunziò per condurre in pace i gior^^ 
tremi della sua vecchiezza. In sua vece fu eletto vescovo di Korcia, 
5 aprile 4845^ Littbeio Turchi^ nato in Apiro, diocesi di Camerino^ 
li era vicario apostotico, essendo anche canonico di quella cattedrale. 
;d ecco succintamente narrate le poche cose, che ho potuto raccogliere 
antica e della nuova chiesa vescovile di Norcia: mi resta ora, a couh 
nto della mia narrazione, di dare progressivamente «la serie dei sacri 
iri, che si conoscono averne posseduto la santa cattedra. 

SERIE DEI VESCOVI 



1. 


Neil' ano» 


495. 


Stefano. 


II. 




594. 


Primevio. 


III. 




680. 


Giovanni. 


IV. 




824. 


Un incerto. 


V. 




864. 


Rogio. 


VI. 




4821. 


Gaetano Bonanni 


VII. 




4845. 


liittcrio Turchi. 



ASSISI 



Illustri e preziosi monunicali dell' antichità, i quali fortunatamente fug- 
ono Tonta del tempo edace, ci mostrano le glorie di Assisi (1) città 
Jatra ; ma ben più illustri e più preziosi monumenti delF era cristiana la 
ìdono di lunga mano più gloriosa e più ragguardevole per le distinte sue 
Togative di ixHIgionc e di fede evangelica. Assisi città idolatra ebbe il 
)raDnome di properzia per essere stata la patria di quel famoso poeta, la 
i famiglia rinomata ed illustre aveva qui la sua sede: ma Assisi città cri- 
ma ebbe il soprannome di serafica, per avere avuto nel di lei seno i 
[ali quel soraOco patriarca, della cui gloria tutto il mondo festosamente 
uona, san Francesco io vo' dire istitutore delF ordine de' minori. 

Sorge Assisi nell' Umbria, sopra un' alta e deliziosa collina, che domina 
sottoposta pianura ; sembra, che il suo nome traesse dal fiume Clasio, 
Ito dai latini Clasis, che le scorre alle falde. Quanto antica e in quanto 
ore fosse questa città nei tempi romani abbastanza ce ne assicurano le 
ìumorevolì iscrizioni ; delle quali, benché una grande quantità sia stata 
persa e trasferita altrove, ad arricchire privati e pubblici musei, molle 
tavia vi rimangono. Io non mi fermerò né a ridirne il contenuto nò a 
ne r enumerazione, perchè troppo di tempo occuperei in cosa, che non 
partiene allo scopo di quesl' opera. Dirò soltanto, che da esse ci è fatto 
raccogliere con tutta chiarezza, essere stata Assisi un cospicuo munici- 
) romano, avere avuto non solo anfiteatro e teatro, ma ben anche un 
•co fabbricato a privale spese da alcune sue famiglie, in prova di opulenza 

(i) Io seguo la più comune ortografia gione, avuto riguardo alla tua etimologia, lo 
liana del nome di assisi: noterò per al- scrìfooo JsisL 
), che quelli del luogo, forse con più ra- 



72 ASSISI 

e splendore. Altre di queste lapidi, tanto in città che nei dintorni, ci 
fanno conoscere resistenza di templi dedicati al Buon evento^ una delle 
dodici divinità consenzienti^ ma che avevano culto soltanto nelle campagne; 
ad Ercole, dove sorge ora il convento di sant' Antonio \ alla Buona Madre, 
sulla cui cella fu rizzato V odierno campanile del duomo ; a Giove paga- 
nìco, ossia de' pagi, o vogliam dire de' sobborghi ; e ad altre divinità dei 
secoli deir idolatria. Ma il più prezioso avanzo della pagana antichità egli 
è il maestoso tempio di Minerva, che sorge tuttavia sul più alto dei colle, 
ov' è la piazza della città: V atrio è magnifico, con sei colonne scannellate 
e una magnifica gradinata, che ne dà V accesso: in un giro vastissimo di 
sotterraneo se ne trovano le fondamenta : moltissimi frammenti ne sono 
stati disotteirati, e alcuni fem conservansi ne) palazzo del comiuie. In 
quest' atrio furcmo collocate, con saggio consiglio, p«r sottrarle dalle in- 
giurie del tempo e dalle mani dello sconsigliato vandalismo dell' età noetra, 
parecchie interessanti iscrizioni su pietre, trovate qua e là in Assisi e nei 
suoi dintorni. Vi fa chi pensò essere stato intitolalo questo tempio a tutti 
gli dei immortali^ e se ne spacciava anche un' iscrizione analoga : questa 
iscrizione invece fu letta da ta( altro come una dedica a Giove: ma la 
piriMca e costante tradizione, che lo nommò sempre il tempio di Minerva, 
assai chiaramente smentisce V uno e l' altro pensamento ; se pur non vo- 
gliasi dire, che il nome di Minerva avesse esistito in quella iscrizione àofo 
quello di Giove. E una iscrizione esisteva infatti nel fregio del portico; ma 
poiché era essa in caratteri di metallo, fermati e impiombati nel sasso con 
appicciagnoli o chiodetti, e quelle lettere nel giro di tanti secoli sono poco a 
poco cadute, né vi rimasero che i fori, in cui erano impiombate ; perciò, 
non che difficile, riesce impossibile affatto il rilevarne l' antico senso. Di 
queste e di altre cento quarantatre iscrizioni romane, esistenti un tempo 
in Assisi, diede erudita notizia il dotto scrittore della Disamina (\) sulve^ 
9COVO e martire san Rufino nell' appendice III, in cui tratta appunto sulle 
iscrizioni romane iella città e vicinanze ài Àssisiy correttamente riprodotte 
e alctme non (mcora pubblicate. Di questo tempio magnifico parla un libro 

(i) L* aolore di questa Disamina degli Astisi, monaco casainese: il capìtolo asaitiaa- 

scrittori e dei monumenti ris^uardanti te, in segno di gratitudine gli eresse una 

s, Rufino voscoi*o e martire di Assisi^ iscrisioDe onorevole, che si legge sulla porla 

stampata in Astisi nel 1797, è il p. Giuseppe dell' archivio della cattedrale medesiuia. 
Giustino de Costanzo, abaie di s. Pietro di 



A li n o 256 73 



reeeote, iatitolalo Storia e descrizione del tempio assisinale, detto di Mi- 
nerva^ stampato in Perugia nei 1859. Oggidì esso è intitolato a s. Filippo. 
Ma di Assisi pagana, non più: si passi a parlare di essa dacché fu illumi- 
nata daNo splendor del Vangelo. 

Primo a diffonderne il santo annunzio fu cerlamenle alcuno dei co- 
mam apòstoli deli' Umbria, o san Brizio o san Crispoldo, o forse lo stesso 
pindpe degli apostoli, cui sappiamo da quanto narrai sulla chiesa di Fo- 
Sgao, esservi cosi da vicino passato in compagnia di s. Paolo. Nulla per 
altro sa ciò intendo di affermare o di negare : le memorie del primo e del 
secondo secolo andarono perdute nella maggior parte delle chiese italiane. 
Perdo Qon puossi stabilire per primo pastore della chiesa assisinate se 
non quel Rufoio, che la costante tradizione di lei ci presenta in primo luo- 
go come suo padre e suo maestro. Né tacer devo la questione, che sussi- 
stette per molto tempo, ma che oggidì si può dire ormai pienamente deci- 
sa, circa r esistenza di questo santo vescovo e martire ; giacché, prima 
che in Assisi, aveva egli predicato il vangelo alla chiesa di M arsi. Dal mar- 
tirologio romano parrebbe, che due fossero stati i martiri di tal nome; 
uno vescovo di Marsi, ed é commemorato sotto il di 1 1 agosto ; T altro di 
Assisi colla semplice qualificazione di martire sotto il di 50 luglio: ina 
r uno e r altro é lo slesso Rufino, diviso in due per V inesattezza di san 
Pier Damiani in un sermone, pronunziato in lode di lui (i). Gli antichi 
martirologii, leggendari!, calendarii della chiesa assisinate ce lo mosti*ano 
sempre come suo proprio vescovo, e ce lo mostrano /// idus Augusti: e 
ciò molti secoli prima che il romano martirologio fosse ridotto allo stato 
odierno ; e ciò molto prima che il Baronio, suir appoggio del Damiani, ne 
sostenesse la pretesa differenza ; e ciò prima eziandio che il Damiani pro- 
nunziasse quel suo sermone e dicesse celebrarsene T annua memoria, se- 
condo gli atti scoperti al suo tempo^ nel giorno 50 di luglio fili kal. Au- 
gusti), È vero che il Damiani in quel suo sermone tacque la qualità di 
vescovo e la tacque anche neir inno in lode dell' assisinate martire s. Ru- 
fino. Ma pur, che importa questo suo silenzio sulla qualilù di vescovo, se 
tutti gli altri fatti da lui narrali combinano esattamente con quelli, che si 
narrano di san Rufino vescovo di Marsi, tanto per conio della vita, della 
pr^cazione e dei miracoli, quanto per la quaUtà del martirio da lui 

(i) È il serro, xxxti, nelle pag. 8i del ii loru. delP ediz. di Parigi del 1643. 
FoL F. IO 



j 



Ik ASSISI 

sofferto? Dagli atti stessi della chiesa di Marsi raccogliesi, che quel suo 
vescovo, di là partito, fu martirizzato in Assisi, e che il primo supplisio, a 
cui fu assoggettato, era stato di battergli spietatamente le guancie, nel 
mentre che il santo non cessava di dar lode al Signore: e il Damiani, nel-, 
r enumerare i tormenti del martire san Rufino di Assisi, dice : 

Bellator invicUssimus 
Praebet ora lapidibus 
Sed verbis grando verberum 
Non indidit silentium. 

barrano gli atti marsicani, che il santo vescovo fu iOagellata con ^ 
stafQU piombati, e cosi crudelmente fu flagellato, che fu lasciato per morto: 
e il Damiani cosi prosegue a narrare dell' assisinate Rufino : 

Plumbatis inde caeditur 
Jamjam obiisse creditur: 
Sed qui puiatur morluus 
Surgit in arma promptius. 

Continuano gli atti sudddetti col farci sapere, che il vescovo in terso 
luogo fu tormentato coir essere cacciato in una fornace ardentissima, e 
che le fiamme per angelica virtù cangiarono la loro forza, come se fossero 
zampillanti fontane di frese' acqua: e il Damiani canta del Rufino di qui: 

Detruditur in clibanum 

Furentem fiammis ignium 

Caminus sed incenda 

Fit nemus refrigera: 
Nam fiammis crepitantibus 

Clarus immersa Angelus^ 

Ad cujus mox imperium 

Perda vires incendium. 

La l^enda di Marsi esalta in seguito il coraggio del santo vescovo in 
sostenere i tormenti, e nota V avviUmento del tiranno al vedersi vinto da 
si eroica costanza ; e tutto ciò nel nostro Rufino esalta il Damiani, dicendo: 



A N 11 o 236 7fi 

Certal^Martyr egregius 
et leo vinci nescius, 
Cnncta poenarum genera 
Mente calcai intrepida, 

in fine quegli atti ci fanno sapere, il magnanimo pastore essere stato 
ito nelle acque del fiume; e fu questo il Clasio od Asis, che scorre 
sottoposte campagne di Assisi ; e che vi fu precipitalo con una grande 
I attaccata al collo : né dalla qualità del martirio è discorde il Da- 
i cantando del martire Rufino di Assisi: 

Saxum coUo suspenditur 
Sic fltuclibus immergilur 
Quem acqua Christus genuit 
Per hanc ad ipsum pervenit. 

i accordano dunque perfettamente tutte le particolarità più minute del 
irio di 8. Rufino, narrate dalla leggenda di M arsi e dall' encomiatore 
i s. Pier Damiani. Le due sole diversità si riducono circa il giorno del 
irio e circa la qualificazione di vescovo. La prima è smentita affatto 
antichi manoscritti e dal fatto stesso della chiesa di Assisi, che eele- 
inche del suo Rufino la memoria /// idus Augusti, agli undici di ago- 
; non /// kal. augusti, ai 50 di luglio : e tutto lo sbaglio a mio crede- 
j tal proposito fu del Baronio, il quale o lesse /// kal, anziché /// 
o trovò fors' anche scritto, per T inesattezza dei copisti, /// kaL in- 
che III idus augusti. Rimane adunque la sola circostanza del suo si- 
D sulla qualità di vescovo : ma che importa ciò, se tutte le altre circo- 
.e, come poco dianzi io diceva, perfettamente si accordano? A ciò si 
inga, che al prefato sermone del Damiani aveva dato occasione la so- 
tà celebrata a' suoi giorni, e precisamente nelF anno A 052, quando il 
)vo Ugone trasferì le sante reliquie di questo suo antico predecessore 
iiogo, ove ì perseguitati cristiani del terzo secolo le avevano collocate, 
B altro pifl convenevole e decoroso. Che importava adunque che il 
iani, parlando al popolo assisinate, che già sapeva essere diretta quella 
inità ad onorare il suo primo pastore e padre della fede, lo qualifi- 



76 ASSISI 

casse espressamente col rome di vescovo? Neppure del suo martirio, né 
de' varii generi di supplizi!, a cui era stato assoggettato dagF idolatri, fece 
parola in quel suo sermone il Damiani, e si riserbò a parlarne neir inno, 
eh' egli in sua lode compose. Anzi, dalla semplice lettura di quel sermone 
si vede, essere stato unico unicissimo scopo del santo dottore il narrare 
in esso i miracoli a^'venuti in quel ti-asporto pei meriti e per la interces- 
sione del santo martire: lo dichiara egli stesso, dopo di avere con elo- 
quente esordio parlato dell' onore che Iddio rende alle spoglie de' suoi 
santi e /della cura che ne prende sino al di della grande manifestazione, e 
dice : « Sed jam propter quod ista praèmisimus de beati Rufini miraculis 
» breviter aliqua perstringamus. » Cade adunque tutto l' argomento degli 
oppositori, tratto dal silenzio del Damiani sulla sua qualiflcazione di ve- 
scovo : argomento negativo, abbastanza reso inutile dalla forza di tutti gli 
argomenti positivi, addotti dal confronto della leggenda marsicana coli' in- 
no dello stesso Damiani, circa le particolarità del sostenuto martirio. 

Alle quali cose fin qui esposte su tal proposito, potrei aggiungere l'uni- n 
formitù perfettissima e la consonanza delle antichissime uffiziature dell'una 
chiesa e dell'altra, nello stesso giorno undecimo di agosto, in onore di 
8. Rufino vescovo di ambedue successivamente: prima di Marsi e poscia 
di Assisi. Ma non posso più a lungo trattenermi su tale controversia, per 
non oltrepassare di troppo i limiti fissati alla strettezza di queste mie pagi- 
ne. Chi ne volesse sapere di più, o ne volesse radicalmente esaminare la 
questione, legga la sopraindicata Disamina degli scritlori e dei mommenH 
Heguardanti 8. Rufino vescovo e marlire di Asisi^ stampata in Assisi nella 
tipografia Sgariglia, l'anno 4797. 

L'urna, in cui fu chiuso il sacro corpo del santo vescovo e martire, 
subito dopo il suo martirio, rimase da prima nel luogo, ove ne avevano 
collocata i cristiani le sacre spoglie, poi fu trasferita sotto Y aitar mag- 
giore nella nuova cattedrale a lui intitolata, ed è oggidì in un angolo della 
cattedrale medesima, aspettando migliore e più opportuno collocamento. 
Né ci deve far maravigUa, ch'essa per molti secoli abbia avuto luogo nel 
sacro tempio, sotto il primario altare, e che tuttavia nel santificato recinto 
si conservi, ad onta che i bassi rilievi, che ne la fregiano, siano affatto gen- 
tileschi e profani e rappresentino la sconcia favola di Endiiitìione dormiente 
sorpreso dalla Luna. Essa fu abbastanza purificata e santificata dai con- 
tatto delle sacre spoglie, che racchiudeva : i cristiani di allora^ non avendo 



A 11 N o 236 - aao 77 



migliore o più opportuna tomba da collocare il loro martirizzato pastore; 
tostochè dal fiume ne poterono ricuperare T esanime salma, la collocarono 
ia questa, h quale pur giova assai a testificare rantiehilà delia sua origine. 
• Pare doversi ragionevolmente fissare il tempo del martirio di questo 
santo vescovo, neir anno secondo delf imperatore Massimino ; cioè verso 
il 236. Estratto, com'io diceva, delle acque del Clasio, e collocato nel- 
Foma suddetta, fu nascósto dai medesimi cristiani in un luogo non lungi 
dal fiume, il qual luogo credesi essere slato il castello di Costano. Ivi gli 
ritzaroDO chiesa, oratorio, e là radunavansi a compiere i sacri riti in 
compagnia del nuovo pastore, ch'ebbero in sostituzione al martirizzato 
s. Rufino. Fu questi san Vittoriko, che a somiglianza del glorioso suo 
anfeoessore sostenne per la fede il martirio sotto T imperatore Gordiano, 
drca il 240. Ai giorni di lui; o foi*se più tardi, sotto il suo successore 
SAS Saiiko, o Satino; per sottrarle ai furori della pci'secuzione ed agl'in 
sotti dei pagani, furono trasportate le sacre spoglie di s. Rufino da quel 
luogo suburbicario ad un altro nella parte più elevata della città, accanto le 
mura ; dove ben presto gli fu eretto un altro oratorio. E poiché il traspor- 
to si dovette fare di nascosto e con estrema circospezione per timore dei 
geDlili, perciò le sacre reliquie furono levate dair urna, la quale rimase 
colà abbandonata sino alfundecimo secolo, finché cioè venne il tempo, in 
cui il vescovo Ugone le trasferi alla sua nuova cattedrale. 

Dal breve intervallo, che vedcsi tra il martirio di s. Rufino e il marti- 
rio di s. Vittorino suo successore, sembra poter ragionevolmente fissare 
il principio del suo vescovato subito dopo la morte di quello. Nel calenda- 
rio assisinate sono segnati due giorni, per onorare la memoria di questo 
suo secondo pastore: iH3 di giugno, che fu il giorno del martirio, e il 22 
di aprile che fu quello della traslazione delle sue reliquie. Esse conscrvansi 
tuttora nella chiesa abazialc di s. Pietro, eh' era una volta fuori ed oggidì 
è dentro la città. 

A Vittorino successe nel governo della santa chiesa assisinate l'altro 
vescovo e martire s. Sabino, cui vogliono a proprio pastore anche le chie- 
se di Spoleto, di Chiusi, e di Faenza. Spoleto, perchè colà consumava il 
suo martirio ; Cliiusi perchè a qualche scrittore piacque di attribuirglielo ; 
Faenza, perchè ne possedè il venerabile corpo: ma la vera ragione si è, 
perchè oltre a quella di Assisi, ebbero tutte e tre il vanto di averlo avuto 
per qualche tempo, se pur di Spoleto lo si può in buona critica assicurare. 



78 A. S 8 I S I 

Secondo lo Strocchi, san Sabino era stato vescovo di FaeiuEa dairanno 
280 sino al 290; e in questo tempo egli passava neirCmbria; e pro- 
babilmente, io dico, allo spirituale governo della chiesa di Assisi, ove tre- 
dici anni dipoi incominciò a sostenere il martirio, cui consumò poscia a 
Spoleto {\). Lo Strocchi invece Io disse passato alla cattedra episcopale di 
Spoleto e poi di Chiusi e finalmente di Assisi. Io, nella storia della chiesa 
spoletana, Tho escluso dal novero di quei sacri pastori, perchè non ne 
trovo appoggiata la prelesa, che alla sola circostanza di avere colà con- 
sumato il martirio (2); circostanza, che non può bastare per dirlo ve- 
scovo di Spoleto; circostanza, che di poco restò disgiunta dalla solenne 
giudicatura, su di lui tenuta e sui due diaconi suoi, Marcello ed Esuperan- 
zio, nella piazza principale di Assisi, come nel luogo dove il santo pastore 
attendeva coi suoi diaconi ai sacri ministeri della religione cristiana. Tut- 
to al più in favore di Spoleto si potrà dire, che nelF Umbria, essendo ve- 
scovo di Assisi, esercitasse anche le funzioni di vescovo regionario: e in- 
torno appunto a questo tempo la cattedra pastorale di Spoleto trovavasi 
vacante. Lo stesso io credo doversi dire anche di Chiusi: quando narrerò . 
di quella chiesa mi ritornerà occasione di parlarne di bel nuovo. 

Gli atti della vita e del martirio di questo santo vescovo furono pub- 
blicati dal Baluzio (5) ; e su di essi fece molte osservazioni e conunénti, 
quasi dubitandone di alcune circostanze, il Tillemont ;• e dalle censure di 
lui li difese T autore della sopracitata Disamina (4). Ma di questi io non 
mi voglio occupare: io conosco altri atti, finora inediti, i quali da un an- 
tico leggendario àetV archivio del castello di Fusignano, in diocesi di Faen- 
za, furono copiati per cura del diligentessimo correttore e continuatore 
deirughelli e del Coleti, da me più volte citato (5). Credo pertanto dei 
dover mio l' inserirli in questa narrazione della chiesa assisinate, si per 
maggior gloria della medesima e si per porre in chiaro più diligentemente 
la verità. 



(i) Vc(i. nella chiesa di Faenza pag. 2^2 (4) Dalla pag. 214 alla as4* 

e seg. del 11 voi. (5) Mu. inedito della Marciana di Ve- 

(2) Ved. nella chiesa di Spoleto pag. 335 nezia, class, ix, cod. cly, nella ut parte del 
del IT voi. 1 tomo. 

(3) Misceli, lom. i, pag. 12. 



A IV fio 240-290 79 



Vita Saxcii Sàiwi Episcopi et M. ctiys Coepys Favehtue EBQViEsaT. 

e Seviente adhuc tiraDoorum rabie ìnvcntus est inciitus Atleta et slre- 
B noos bellator Sabiaus sacerdos insigois, quem vìtae sanclitati coojuncla 

• Episoopaiìs dignitas christiauis veaerabilem redolebat (4), imperante Ma- 
qui profecto prò fide Cristi preliator utique sanctissiinus Sul- 

babet patiìam Pelignorum mctropolim urbem, quam aliquod (2) 

• seculis ante conditam urbem Romam posuere, qui post excidium Troje 
^ €010 Enea duce in Itaiiam venere, ex eujus sociis uno, qui Soiymus dir 
» ctus est, nomen inditum est urbi, de quo in fastis Ovidius: 

Htgui eroi Solymtis Phrigia comes vnu$ ab Ida^ 
A quo Sulmonis moenia nome» habent, 

B Multo taoien tantus iste Martyr ibi natus patriam illustriorcm fecit. Hic 
1 enim parentes habuit genere quidem ac opibus claros, sed Idoiorum cul- 
I (ores. Sabinus autem adoiescens, qui christianam fidcm adhuc puer inhi- 
1 herat (3), cum liberius ac tutius scrrire uni ac vero Deo maxime cupe- 
I ret, patriam ac parentes clanculum dcreliquit, a quibus postmodum per 
t ditersa loca explorantibus frustra quaesitus est. Cum autem Ravennam 
t pervenisset, et iocum ubi tuie (4) lalerc possct, perquirerct, sylvam in- 
f gressus est in agro tunc Paventino, qui ab urbe Ravenna XVI millibus 

■ passuum distabat, ubi tugoriolum sibi, in quo babitaret, extruxit, qui lo- 
f CU8 modo sylvae campus, vulgo autem Libiae dicebatur, a qua solitudi- 
» ae cum jam aliquot annos ibi commoratus esset, celesti nuncio retra- 

■ ctus est: nam veniens ad eum Angelus sic alloeutus est: Jubet, Sabine, 

• Christus Doniinus, ut de isla solitudine in apertura exeas et Assisium 

■ te urbem conferas, ut ibi lidcm suam predices, ne diutius tamquam (5) 
f modio lucerna delitescas, sed super candelabrum luceas et ù*uctum in 
> patientia efferas. 

• Nihil moratus Sabinus jussum divinum executus est, ubi Domino 



(i) Meglio reddebai. (4) Piai tosto tutus, 

(a) Leggasi aliquot. (5) Vi manca sub, 

(3) Inierat. 



80 



ASSISI 



cooperanlc et sermoncm confirmantc sequeotibus sigois, populum ad 
Ghristi fidcm convertii. Erat ìgoitus ardore charitatis, et vefaemeati de- , 
siderio lucrifaciendi (I) animas illius sermo vetustate (2) mira et qua- 
dam celesti facundia suffultus mire hominum pectora demulceps et in 
corda penetrans, quem velut aliquod coelo demissum numea siispieie- 
bant omncs ac venerabantur. Gujus sanctiiatis in tantum crevit opinio 
et totius populi favor, ut eum sibi Episcopum summo consenso civitas 
elegerit: adeam promotus dignitatem nibii quidem pristinae dignitatis 
adiecit; nam adeo jam creaverat (3), ut castissimi illius mores et ante 
actae vitae cursus nullum amplius recipere posset (4) incremenliim vf 
dcretur ; sed altiorem curam et vigiiantiae studium agitare animo vehe- 
mentius cepit, sciens quantum onus secum Episcopi nomen et digni- 
tas ferat. Frequeniibus igilur declaraaiionibus admonebat populum, ad 
amorem Dei acccndebat, proximique (3) documenta dabat, quibus unus- 
quisque sciret, quomodo in via Domini procedcndum foret ac perseve- 
randum, et egenorum precipuam gerebat curam. Tlinc egrotantium et 
divina gratia et xirtute, quam (C) plurimum poilèbat, morbos, qui nulla 
ope humana curari potue^ant, sanabat. Itaque multis preclaris miraculis 
illustre sibi nomcn comparaverit (7). Hinc factum est, ut ad Venustia- 
num, qui Tuschae (8) sive Hetruriae Praeses erat, sancti Viri fama per- 
venerit, qui ut erat sanguinis et ipse sitiens christiani, misit continuo, 
qui illuni in vincula coniicerent ac diligcnter custodirent. Postmodum 
ipse Praeses venit Assisium et in medio foro prò tribunali sedens san- 
ctum virum ad se jubet adduci; adductusque est autem Vir sanctus 
cum duobus Diaconibus Marcello et Exuperantio, qui cum eo in vin- 
cula coniecti fuerant. Interrogalusque de nomine^ Sabinum appellar! ait: 
servus, an liber esset? respondit Servum Jesu Ghristi se esse, fuisse 
autem et futurum esse: quo autem hoiiore inter suos fungeretur? Re- 
spondit, se Episcopum esse. Isti autem duo, qui te usque ad mortem co- 
mittantur (9), quisnam sunt? Mei, inquit, Diacones. Tunc Venuslianus: 
quae te aucloritas fecit audacem? ut conlra* Principum edicta publice 



(i) 3fegIio lucrandi. 

(a) Deesi leggere certanieote ^enustate. 

(3) Leggati crederà L 

(4) Dc'v^ egier posse, 

(5) Proxlmisque. 



(6) Qua. 

(7) Corre;:ga$i comparagli. 

(8) Deve dire Tusciae, 

(9) Leggasi comitaniur. 



ANNO 290 Si 



> Christam praodices, bomiBem suis (I) flagUiis cruci affixum ac inlerem- 

• ptmn? quem tu tamen prò Deo habendum et coicndnm asseris? et ita 
» fiJsìs persuasioàibus imperitam multitudinem a veteri, in quo nati sunt 
I et instituti, Deorum cultu avocas? 

» Hic intrepido animo Sabinus. Ergo tu nostri, Cbristum esse mortuam? 

• NOiil ad hoc Yenustianus, infenso enim animo jam tormenta cogìtabat, 

• quiims innocentissimum virum afiBceret. Haec (2) igitur verba prompit, 
a otmin malia dige, aut sacrificare Diis necesse est, aut per duros crn- 

■ datos vitam finire. Non blaqphemares, inquit Sabinus, si verum agno- 
» scere ac intueri lucem yelles, ac credere, Cbrislum, quem veri colunt 
» adoratores, Dei esse Filium, qui carnem ideo nostram (5), ut genus redi- 
« meret humanum, atque morte sua mortem captivam redderet, et san- 
« gnioè suo, quem in crucc ubertim effudit, primorum parentum vilio 
» eoDtractam labem abluerqt. Hinc si audire velles et credere, non lapides, 

• non Ugna, non aurea, non argentea, non aenea Deorum simulacra cole- 

■ res. Yenustianus autem. Ei^o non sunt Dii quos colimus, et quorum pa- 

■ trociaio Romanum floret Imperium ? Non sunt Dii, inquit Sabinus, sed 

• Demones, quibuscuitus exUibetur prorsus inanis ac perniciosus, quod 

• ut ita esse inteiUgas, jube tuos bue afferri Deos. Jussit ille, et continuo 
t ex r^io illius cubiculo aliata est cum accensis lampadibus et vocifera- 

• tiene plaudentium ministrorum Jovis ex pulclierrimo lapide statua : ubi 

■ in suas (4) Yenustianus rcvcrentur accepit iilam, ad Sabinum conversus 

• ait : Ecce noster hic Deus est, cujus nomine (5) protegimur ac tuti su- 

■ mus. Subridens vir Sanctus, sluKus et vanus est, inquit, cullus iste, 

• adhibcre lapidibus reverentiam et honorem, quae omnia vero Deo (6) 

• conditori debes. Ergo Dii hi non sunt, Praescs ait. Respondit Sabinus ; 

• jam dìxi, non esse Deos, sed inania demonum simulacra ; quod si prò- 

• mittis (7), faciam ut manifeste ita èsse inteliigas. Permitto, inquit Prae- 

• ses. Tunc sanctus Episcopus Sabinus acceptum Jovis simulacrum, habita 

• prius oratione, ad pavimentum illisit, atque confregtt ; quod ubi vidit 

■ Yenustianus dolore ac indìgnationc velut furore eorreplus frontem sibi 
I » percussit, exclamavit dicens, subilo sacrilegi hominis manus amputentur, 

(i) Pro suis. (5) Forse piuttosto numine. 

(a) Certamente In haec. (6) Forse ?i manca omnium, 

(3) Vi manca assumpsit. (7) Dovrebbe dire permittis. 

(4) Vi manca manus. 

VolV. n 



82 ASSISI 

n statimq[ue amputatae sunt. Quod cernentes Marceflos et ExupeiiiiH 

• tius Diacene^ formidare coeperunt; ut (I) Ghristi Atleta fortiseÌBU» 

• adhortatione sua et sanctia monitis statini erexit ac confinnavit, qui re- 
9 sumptis animis clamare continuo caeperunt: pereant Dli genthun et 

• Ifietetur cor quaerentium Dominum Deum. Vcnustianus autem ubi fra- 
■ goienta Dei sui collegi t, et in argentea capsa composuit, ingenti ira et in- 
9 dignatione percitus, Marcellum et Exuperantium suspendi in oculeo (2) 
» jussit, dicens, aut Diis ìmolabitis, aut diris cruoiatibus vitam exhllabiUs (S) : 
» sed aderat l)eatu8 Sabinus, qui eos solamine alliciebat et ad patientiam 
» roborabat, roonens quod in Evangelio Dominus Salvator dieit: NoUte 
limere eos qui occidunt corpus, animam autem non possunt occidere. Uii 
» vero constanti animo supplicia perpelsi (4), summum Deum laude com- 
n probabant: cum deinde fustibus atrocUer ccderentur, gratias superno Deo 
D agebant, qui dignos eos faceret, ut prò eo et sancta illius fide talia pate- 
mi rentdr, eo quod ad etemam quietem convocarentur. Venustianus vero 
» terrere illis (5) conabatur dicens: deponite sacrilegas mentes et Diis sa- 

• crificate, nìsi estis perituri, dummodo imperium meom fueritìs abjecti 
9 consulere (6). Illi vero Diacones in torm'entis fortiores eCEecti alacri ani- 
» mo responsum addidere (7). Nos quidem Christo imolationem nostram 
» constituimus, in quo renovati sumus. At Praeses: ego quidem vos ex- 
it tempio renovabo: tunc jussit, ut cingulis ferreis eorum latera redaren- 
rt tur (8), et ignem supponerent: quod ubi factum est, statim ambo ad 
n Doipinum commigrarunt; quorum corpora impius Praeses in fluvium 
» proiici jussit, post diem vero sextum venerabilis matrona, quae annos 
n unum et triginta in viduitQte consisterat (9) Spoleti orta abscisas sancii 
» Viri manus collegit, erat enim Christiana, et in vitreo vaso (40) cum aro- 
n matibus imposuit. Haec vero noctu veniebat, et osculata podes, ejus san- 
» ctitatem cum magna admiratione venerabatur ac mirifice colebat, cum 
1» illa nepotem baberet oculis captum, cum nulla medicorum collyria seu 



(t) In?ece leggMt ai. dummodo imperium m9umfu§riiis pr^m- 

(2) Sì corregga equuUo, pti exequi, 

(3) l^cggMi exhalabitis, (7) Dedere. 

(4) Correggati perpesti, (8) Raderenlur, 

(5) Dicati i7/ox. ig) Consiiterat. 

(6) Credo si debba leggere pitittqslQ: (io) f^ase. 



A 11 11 o 290 83 



reoiedia, ne visum admitterct (4) adjumcnto esse provaluertmt, ad 
beatom Sovinum adduxit ìllum, minime verità, quin ejus ope visum 
reeipeffe poaset: nec vana spes fuit; Dam cmn orasaet vir Sanctus, et 
presaos caed ocuios truncos lacertos suos, ut oatus appetierat, 
dixissetque, Adapcriat ocuios tuos, qui filiis Israel mare 
qpemit et de (ibi hunen introducat, qui (2) Christiani cólunt visibir 
Itom oaminm et invisibilium esse creatoreni et Deum, continuo sunt 
aperti oculi cacci stupentibus, qui vidcrunt, omnibus, et statim duode- 
cim homines credentes in Cbristum baptizati sunt: nec tantum lalerc 
miracahun potuit, quod extemplo fama divulgavit ; post dies enim duos 
deds (5) ac trìginla laborare graviler ex oculis coopit Yenustianus, nec 
ullam quictem sumere poterat, aut cibum, nec aliquam medicinae opera 
afiierre: cum autem audisset, caeoum a bealo Savino illuminatum, uxo- 
rem suam et duos ad eum filios misit, qui reverenter ac honorifice ilium 
rogarent, ot ad se venirci: accessit ille, ad cujus pcdes Yenustianus (4) 
statim domestici statuere, quem ut vir sanctus aspexit, collacrymavlt, 
et Clara voce protulit! llluminet te Deus, qui moi luum (5) caecum illu- 
minavit: tunc cum uxorc ac filiis lacrymans Yenustianus, peccavimus, 
inquit; cui bealus Sabinus: si te faeli peniteat, et credere in Cbrislum 
velia, nihii est quod vereri debeas ; Yenustianus^ qui dolore oculorum 
intollerabili cxcruciabatur, jussil in conspcctum sancii Yiri fragmcnta 
simulacri Jovis afferri, atque comminui et in flumen proiìci. Bealus vero 
Sabinus pcrcunctalus est illum, an in Chrislum crederei? Credo, inquit 
Praescs Yenustianus, sed peccalum, quod mine admisi, contra me ro- 
pugnal, et boc me crucialu affieit: non ita est, vir Sanctus (6), sed mea 
dclicta jacturam hanc manuum attulere. Tu tandem in Chrislum crede 
et te baptizari permilte, et non modo libcrabcris, sed et perpeluam con- 
sequeris fdicilalem. Tunc obsecravil Praescs, ut se baplizaret,sic ca,quae 
promittebat Episcopus, assequi posset. oravit tum sanctus Episcopus, 
deinde illum catechizavit, boc est in Christiana fide instructione premu- 
nivil, et cum uxore ac filiis baplizavil dicens: Credisne in Deum Patrcra 
Omnipotenlem, et in Jesum Chrislum Filium ejus, et in Spirilum San- 



to Piuttosto amiUcret. (4) f^enustianum. 

(a) Quem, (5) Leggasi muium. 

(3) D€fc aire tluoàecim. (6) Vi mauca respondit. 



Sk ASSISI 

» ctum ? Réspondit iOe: Credo, et ego te baptizo in nomine Patris et Fiiii 
» et SpirituB Sancti, qui te illiuninet in vitam aeternam per illam, qui vm- 

• turus est judicare vivos et mortuos et saeculum per ignem. Venustia- 
» nus autem réspondit : eredo in Jesum Christum, qui me illuminet; et in 
> eadem bora ubi levatus est de pufvi (I), aperti sunt ejus ocuii, nee Ultra 
» dolorem ullum senslt, et sancti Viri Sabini pedes complexus orabat ; ut 
» prò se Dominum rogaret, sic sibi peccatum, quod in eum perpetraTcrat, 
» dimitteret. Àt vir sanctus in sua persistens humilitate non iulio (2) 
» PraesidiSfSed suis, quod (5) perpetuis fuerat peccatis^ascribebat. Hàec ubi 

• autem Imperatori Maximiano fuere denunciala, Lucium Tribunom mi- 

• sit, qui Venustianuin et uxorem ejus bine et fliios ca'pitis amputati<Mie 
9 ^ressit, ut ipse venit, eo quod in dieta causa Principis mandatum eie- 

■ cutione persolvisset, quorum corpora a Christianis surrepta et abscon- 

■ dita nunquam inveniri potuere. Statimquc captum beatum Sabinum Spo- 
» letum adduxit, ubi et ipse in dieta causa interemptus est, tamdiu caesus 
9 plumbatis, donec in ipso cruciatu deficeret et felicem Deo spiritum red- 
9 dcret. Cujus corpus cum suis roanibus eadem matrona, quam diiimus, 

• Serena, lapide ab urbe plus minus secundo miliario, scpellivit. Martfrii 
» autem coronam beatus hic sanctus Sabinus septimo Idus Deccodms 
9 adeptus est, et in sanctos Martyres felici flne relatus est. ■ 

Qui finisce nel manoscritto la narrazione dei martirio, a cui immedia* 
tamente vien dietro la storia delle traslazioni del sacro suo corpo. Non vo- 
glio defraudare la chiesa assisinate di queste memorie altresì; e le soggiun- 
go quali nel citato codice le trovai. 

QyOMODO SAHCTVM ILLIVS CoRPfS TaillSIrATVM EST. 

« Beatus Sabinus quo ex patria discessit sororem virginem reliquit, 
» nomine Diocletianam, fugae fra tris ignaram, quem cum incredibili amo- 
9 re prosequeretur, incredibiliter deflebat, nec finem lacrymis faciebat et 
» precibus; nam Deum, quem frater colebat, assidue rogabat: nqsciebat 
9 enim puella in gentilitate nata et educata quis nam Deus est ut fratrem 
9 sibi ostenderet, quonam frater abiisset, s^c ubi gentium latitaret. Hoc igitur 

(i) Devesi leggere peUi^ ostia dalla ta- (a) Correggasi iudiiio, 

»c», ìd cai, secondo l' uso di quei sécoK, am- (3) Vi mauca in. 

ministratasi il battesimo per immersione. 



almo 290 85 

idènCdem rogasset, nec excniciandi se finem facerel, mìseratus est 
Deus et Angelum ad eam misit, qni sic ad illam in smnnis Iocih 
toB est: Tidit Deus lacrymas tuas et preees audivit. Jubet igilur, ut te 
statini Romam conferas, ibìque fidcm quam fratcr tuus assequitur (4), 
ediacas et baptiierìs, quod ubi fceeris ducem invcnietis, qui te ad fra- 
trem taum perducet. Espergefacla aulem virgo ac insolito visu et ser- 
mone lerrita multo magia augi coepit, iucerta quid ageret; cui ancilla 
sua, qaae ìpsa Tìgilaos angclum audierat et viderat, quid est, o Domina 
fliea, inqoit, quod te adeo tam tristem tamque animo suspensam video? 
ail illa. Rem insolitam vidi et audi%i, et quid agam ineerla sum, cui an- 
dla: et ego quid viderìs et audieris novi et audivi, sic totum ex ordi- 
ne (2) at Domina ilHus provoluta pedìbus eam obseeravit, ne cui 

jd arcannm divioum pateiaceret. Dat illa fldcm se tacituram, nec se ilfi 
nnqpiain deTaturam. eadem igitur nocte angelo duce, nullo alio hujus 
rei conscio, iter Romam arripuit, ul)i tres commorula menses omnia 
execnta est, quae angelus mandavcrat, adeoque in fide Christi ìtfcistrata 
est superna gratia Diocletiana, ut et miraculis ibi claruerit mnltosque 
quoque aegrotos curaverit: demum ab eodem angelo commonita, ne 
amplius diflerat fratrem suum perquirere, respondil se nescire ubi gen- 
tium esset. egredere, ait angelus, per portam novam ad tocum ( quod 
dicitur Neronis Pratum ). ibi ducem invenies, qui te Ravennam pcrdu- 
cat: paruit illa. ubi vero ad monslralum pcrvenit locum, egcnorum mul- 
tiludinem reperiit, quorum miserata tres panes hordaceos, quospro 
viatico solos secum attulerat, distribuii, factum id iniquo animo tuli! 
ancilla, et graviter conquesta osi, quod iter ingressa nihii panìs sibi rc- 
liquisset: at biande illa solcla (5) virgo bono jussil esse aninio, et divinae 
fidere providenliae, quae speranlos in se nunquam doseril: affuluram 
presto ne dubitarci benignam Dei opem: delinila est illius oralione an- 
cilla et quievit. Tunc sancta virgo pouperes illos, quibus panes diviserai, 
percontala est, scirel ne quispiam eorum viam, quae Ravennam ducerei? 
coecus unus ex bis impulsu divino respondil, se Ravonnalem esse, el se. 
Disi captus oculis essel, viam monslralurum et ducem illi futurum; sed 
se lumine carere ac opem ob id talem praestare non posse, lune sancta 

(i ) Pioiloslo se4fuitur, narravit ; né lo tpgtio del vuolo potrebbe 

' (a) Nel Tuolo, che qui trovo nel mano- coulenere di più. 

icrit lo, doveva esservi cer la meni e la parola {Z) DoMthht dirt solata. 



86 ASSISI 

» virgo preces ad Deum efTudit, ut illi visam impetrare!, qui ubi lucem io* 
» tueri eoepit, incitedìbili gaudio exiliens et quantas polult Deo et sauétae 
» virgioi gratias agens ad pedes illius procubuìl et se iili ducem et comi- 
» tem quocumque ire vellet obtuiìt. Diocletiana ìgitur et ejus ancilla tdiem 
« ducem (4) iter'ingressae post labores longl itineris demum Caésaream 

• Ravenuae propinquam urbem devencre post soKs occasum. diieente 

• vero spiritu sanctam virginem ad cii^usdam matronàe aedes se coatidit, 

• atque ad hospitium (2) recìperet, rogavit. Habebat matrona iHa flHam egro- 
» tantcm, cujus jam desperata salus erat. misit ancitlam suam illa, qnae 
» dicerct se ob morientem filiam non posse ilii vacare, forclque Kbeiiter 
» eam hospitio receptura, si in tanto merore posita non fuìsset; cui inquit 
» sancta virgo; die que (3) tuae Dominae, ut me libenter admittat et spe- 
li ret futurum subsidium in -filiam suara me esse condonaturam. nihii nko- 

• rata ancilla virginem inti^omisit et ad dominam perduiit, quae morioiti 
» filiae flens et gemens assistebat. ubi vero jaeentis pQellae cubiculum in- 
» gressà est Diocletiana, res mirai continuo processit; nam puella, quae 

• respirabat (5), repente oculos aperuit, quos jam mortis obumbraverant 

• tenebrae, et in virginem suum fixit intuitum, moxque ad matrem convcr- 
» sa, soluto jam linguae, cujus usum amiserat, vinculo, dixit: mater para 
» buie bospiti et mihi cibi (4), hujusmodi enim adventu et meritis vitae 
■ sum restituta : quanta extiterit piae matri ingenti prius dolore ac luctu 
» oppressae laetitia cum domo tota illa, facilius excogitari potest quam 
» dici« Ita virginem suam Cbristus ubique comilalus est, ae iKustrem fa- 
» cere miraculis voluit, a qua impetravit matrona, ut biduum saltem se- 
» cum manerct, in quam conlulit quidquid obsequii et humanitatis im- 

• pendi potuj^. Tertia vero die Ravennam proficiscens ducem suum, qui 
n caeeas fuerat, ibi reliquit, ut quae opere illius se non amplius egere in- 
» telligerct. progrediens in militem quemdam, qui cbrislianus erat, incidit, 
» qui eam pcrcontatus est, quae nam esset, et unde venirci, nam esse pe- 
li regrinam et habitu et lingua eognoverat. Respondit illa, se cbristianam 
» esse et ex Campaniac partibus ad quaerendnm fratrem suum Sabinum 
9 profectam, quem in bis locis commorantem audierat. miles autem, quia 

• christianus erat et beati Sabini cellulam in silva, in qua diu babitàverat, 

(i) Correggati tali duce, (4) Si corregga <fuae spirabat. 

(a) Vi manca ut, (5) Correggasi cibos, 

(3) Deie dir quaeso. 



1 



A 11 11 o 290 87 



Doo igiKHiibat, ad^locum illum virginem eam perduxìt. Venim non in- 
feoto fratre sicut speraverat, multom de angelo eonquesta est, cumque 
ab ilio delusa esset, tanto etiam dolore affecta est, ut festina labe aq 
spirìtum Deo reddideril. Tunc angelus, digno (4) modo conque^ 
; cnm multitudJne coelestis miiìtìac aceedens inquìt. veni sponsa 
Chrialì, ut quae de fratre tuo libi fuerant promissa persolvam. aderis 
enim cum ilio et illìus praesentia in perpetuo frueris. Tunc autem vero 
aodlla Dominae suae praesentia et solatio in extemis locis destituta 
quantum sit affecla dolore, jam quilibet prevalet excogitare. Attamen 
mibUs optimi aspectu linita et sermone sedueta (2) dolorìs magnitudine 
ad aq^Iiendam Donam (5) curare (4) convertit; qua sepulta miles in 
urbem rerersus multitudinem christianorum secum in silvam adduxit, 
et res simul necessarias ad famulam Dei Nundinam ( id enim fuit illi no- 
meo ) contulit; ubi tribus annìs in orationibus, jejuniis et Tigiliis Deo 
iamulata est. Hic muUas interim Deo virgines acquisivit. Beatus autem 
Sabinus sorori suae in eoelestibus choris coniunctus, ut in terris quo- 
que contìngerent, matronao illi Serenae, quam supra ostendimus, in ejus 
martyrii descriptione, amputatas ab impio jam praeside Yenustiano ma-» 
nus illius corpori invenisse (5) ac sepciìssc, apparuit atque jussit, ut cor- 
pus suum jumento tolleret et sororis suae juxta corpus sepelliret: cum 
autem illa ignorare se dicei'ct eum locum quem dicebat, et sororem, ait 
iile: veniet ad te Nundina, quae sororis mcae fuit ancilla. illam ergo se- 
quere, nec enim poteris errare. Veniente demum Nundina fecit omnia, 
quae sibi mandata fuerant, re (6) super jumentum sacrum cor- 
pus, illud ad destinatum locum portavit, sicut io capsa reconditum fue- 
rnt. Non laborem in itinere scnlicntes, solum per viam, quae tenenda 
esset dirigere summopero cupientcs jumentum, quod currebat veiox et 
non prius restitit quam ad cellulam beatae virginis Diocletianae sororis 
suae pervenit. ibi sepultum fuit corpus sancti episcopi et marlyris Sabini 
anno ab adventu Christi GGXXVI (7) sccundo Caiendas Januani, ubi 
miracuiis innumerabilibus ciaruit. 

( I ) Manu de quo, (6) Reponens, 

(a) Dovrebbe «lire sedata, (7) Certamente vi dee mancare un G, ed 

(3) Dominam. estere perciò cccxxvi, eh* è appanto alcuni 

(4) Pialtosto curam. anni dopo il tempo, in cai il lanto lottenne 

(5) Vi si aostituiacayii/ixi//e. il martirio. 



88 



ASSISI 



SsGfiaoA Lino (i) Co&ro&is Saugti Haitt&is Sahxl 

■ Post mallum tempus io ate (2) sua sacrum ilUus corpus ei 

» eo (5)i, ubi sepultum fuerat, tum (4) est, non enim passus 

« est Deus, tam ìnsignem marlyreoi suum ut debebatur, ibidem dintiiis 

• congrueoti honore privar!, ut enim servus suus posset postea ceMirari 
» eomodius et convenient . . . (3), inspiravit fidelibus et ex eo loco umido 
» et bumili Astorgio secundo Manfredo Tiberiaci, quod nunc oppidom 
» Bagnacaballum dicitur, et Fusigoani comite, FavenUnos populus, sub 
» cujus deditione (6) tunc locus erat, abdducendum (7) in urbem suam 
» corpus sancti Sabini episcopi et martyris statuit. Magno igUur cum bo- 

• nore translatum in primaria et calhedrali ecclesia coilocahiiit unanhoes 
» cuncti cìves, ubi in sepulcro ex caodido marmore fiicto quieacit et mi- 
» raculis claret. Deo gratias. » 

Ho Toluto portare per intiero questa narrazione del codice diFiisi- 
gnano, unicamente per farla conoscere, non perchè io la reguii più esatta 
o più antica di quella, che fu pubblicata dal Baluzio e su cui Fautore 
della Disamina lavorò la difesa contro le opposizioni del TiUemoBt. Que- 
sta, che io ho portato, ci si mostra palesemente più recente assai di 
quella, si perchè racconta anche f ultima ti*aslazione del sacro corpo, e si 
perchè, n:)minando Astorgio II de' Manfredi, e sostituendo al nome del ca- 
stello di Tiberiaco il recente di Bagnacavallo, ci si fa conoscere posteriore 
al secolo XIV. Tuttavolta non è affatto da disprezzarsi per averci fatto co- 
noscere i nomi della vergine Diodeziana, sorella del santo vescovo e mar- 
tire, e di Nundina di lei serva. 

Nel lutto insieme di questa storia ; sia che si vogliano seguire gli atU 
portati dal Baluzio, sia che seguansi questi dell' archivio di Fusignano, i 
quali io reputo compendiati da quelli; certo è, che vi si raccoglie, ad j>nore 
della chiesa assisinate, averne illustrato i fasti gloriosi, oltreché il marti- 
rio del santo suo vescovo, quello altresì de* suoi due diaconi Marcello ed 



(i^ Translaùo, (5) Si compra la parola con^nUniius, 

(2) Ci¥itate. (6) Leggati ditiont. 

(3) Suppliscasi loco, (7) Adducendum, 

(4) Translatum. 



AWPfo 290-545 89 



Esuperanzìo, la conversione del prefetto Venustiano e della sua famiglia, e 
ftuiliiiente il martirio e di questa e di quello. 

Uà lungo vuoto di oltre a un secolo, vien dietro alle notizie testò re- 
cale del vescovo san Sabino: imperciocché soltanto nell'anno 412 gli an- 
tidu cataloghi di questa chiesa ci mostrano esìstente al governo di lei un 
Basiuo, che dicesi eletto dal papa Innocenzo I. L'Ughelli e il Lucenti non 
lo conobbero: Fautore della Disamina non lo esclude, perchè non ha ra- 
gioai di farlo, tuttavia dichiara di non conoscere documenti certi, che ce 
■e possano dileguare qualunque dubbiezza, ed aggiunge, che « in una 
I iscrìsione in marmo, posta al lato sinistro neir ingresso della cattedrale, 
> vi è nominato come autore delf antica chiesa di san Rufino, ma questo 

■ monumento troppo recente, e forse posteriore al vescovato del Nerli (I), 

■ ncm può formare un punto d'appoggio. » Anche del successore di Basi- 
no, che dicest essere stato un Diodato (per altro dopo un secolo e un 
quarto ) non si ha migliore fondamento dei sopraccitati cataloghi, i quali lo 
aiSmnano morto nel tempo, in cui Assisi era stretta di assedio dalle armi 
diTotila. Totila sMmpadroni di Assisi Tanno IV P. C, Basila, secondo 
la cronaca di ìfarcellino Comite, cioè Fanno 345: dunque, se Diodato fu 
vescovo di Assisi, ne possedette la santa cattedra prima di questa etù. Per 
fissarne il tempo a un bel circa, io lo porrei nel 540. Nò FUglielli nò il 
Lucenti lo nominarono. 

Non cosi ci rimane dubbioso il vescovato di Avexzio, che sarebbe suc- 
ceduto immediatamente a Diodato. Neil' anno 547, secondochò narra il 
soanominato cronista, i goti già divenuti padroni di Assisi, lo mandarono 
a Costantinopoli in qualità di loro ambasciatore alF imperatore Giustinia- 
no. Era dunque di già vescovo Avenzìo, allorchò la città cadde in potere 
di Totila: era egli dunque Fimmediato successore di Diodato, morto nel 
tempo delF assedio : doveva egli dunque esservi stato eletto nel 5 55, anno 
della resa di Assisi, e fors' anche prima. Io, per queste considerazioni, ne 
fisso il principio del pastorale governo intorno F anno suddetto. 

Ch'egli poi vivesse lungamente, dopo la nominata legazione; ovvero 

I presto morisse ed avesse un successore, di cui sia perduta ogni memoria ; 

non saprei dirlo. Vi fu chi sostenne, esserne rimasta vacante per molti anni 

la cattedra, ed essere stata premura del pontefice s. Gregorio il comandare 

(i) Il fescovo dì Assisi carJ. Nerli viveira verso la fine del sccolu xvii. 

r»/. y. 12 



90 ASSISI 

al clero, che 'si ristabilisse nella cillà di Assisi la vescovile dignUà (i). Co- 
munque ciò sia, i cataloghi assisaui mostrano vescovo, nelP anno 600, un 
Ildefonso ; a cui venne dietro AQnuno, il quale si trovava presente, nel 649 
al concilio romano del papa Martino I. Poi dall' anonimo autore dei cata-*^ 
loghi suindicati, nelPanno 800, è notalo il vescovo Pascasio. Dopo di que- 
sto il Baronio ci fa conoscere tra i prelati, che assistevano al concilio ro» 
mano di Eugenio II, neir826, il vescovo Majo: ma un prezioso documeiH 
lo, che ho nominato anche nella chiesa di Norcia, e eh' è un placito te- 
nuto in quella città dai messi imperiali Aledramo, Adelardo e Leone, ce lo 
mostra csislenle al governo della chiesa assisinale anche neiranno 821. 
Di qua continuano i cataloghi a darci un vescovo nelF 850, e questi egli è 
Bercreato, di cui nulla ci si fa sapere di più; bensì tre anni di poi, al con- 
cilio romano si trova solloseritlo Itone od Ibo, vescovo di Assisi. 

Alla notizia somministrataci dagli alti dì quel concilio succede il vuoto 
di un secolo, prima che se ne sappia altro della chiesa assisana. Lo scrit- 
tore dei noti cataloghi pone nel 950 un Pietro, e dice cosi: e Correndo 
» il pontificato di Agapito li e nell'anno DGCCCL ritrovasi vescovo di 
» Assisi Pietro, conforme se ne ritrae chiara testimonianza da un antico 
» {strumento esaralo in carta pergamena a lettere longobarde, che dalla 
» di lui corrosila e caratteri se ne comprova pur assai convenientemente 
» r antichità, e questo pubblico documento si conserva nell'archivio della 
» chiesa catledralc e sin ora non si trova chi altro vescovo sia stato tra 
» il prenominato Ibone e Pietro. » Ad una indicazione cosi precisa chi po- 
trebbe opporre parola? Eppure il dotto autore della Disamina assicura di 
non aver potuto trovare nell'archivio della caltedrale il citato istrumento, 
« sebbene in una nolarella apposta dietro una pergamena, che appartiene 
» al vescovo Eremedio,sì trovi scritto di carattere recente successer Pelri. » 
E ragionandovi sopra, e cercando la via di mettere in grave dubbio 1* atte- 
stazione deir anonimo biografo, di cui ho portato le parole, cosi la discorre 
egli nella sua Disamina (2). « Vi è difatti nell'archivio della cattedrale una 
» pergamena di caratteri longobardi mollo corrosa e contiene un Islro- 
n mento di vendita, che fa Mainardo figlio del quondam Ildebrando a Ketto 



(i) Suir aatorità di alcuni frammenti Gregorio Ma^aoipraecepii clero uidigniias 
storici manoscritti, che Jiconsi esistenti nel- episcopalis reponeretur in Asisina civitate, 
V archivio di s. Francesco, fu scritto, che san (2) Nella p^g. a3a. 



1 



A w N o 845 - 967 91 



• ffde^ la qnal carta fu creduta del secolo X, e più antica dell'anno 965, 
» cpoea ddla sqiraccennata carta originale del vescovo Eremedio ; con tal 

• fenoasioiie fu la detta carta* come la pjù antica posta alia testa di tutte 

• le altre, e segnata col n. I, nel primo fascicolo. La carta perù porta la data 
■ togliente die forse non seppero rilevare: ab incamatione D. N. anno mil- 
9 tnimo vigesimo sexto et de mense Novembri per indiclionem nonam. Il mio 
% sospetto adunque t^, che il Pietro di questa carta, che per altro ha il titolo 
t difrete, sia stato preso per un vescovo e inserito nella serie. » 

Al che io soggiungo; se il vescovo Pietro fosse stalo collocato nel tem- 
po, che ci mostrano le note cronologiche dell' istrumento in discorso, po- 
anehe dirsi, che il prete Pietro fosse sialo proso per un vescovo di 
Ma ponendosi quel vescovo Pietro, non già nel 1026, come sarctìbe 
b retata data, ma nel 950, cade intieramente la supposizione di uno.sba- 
gBo al grossolano ; e tanto più con ragione posso dire che cade, in quanto 
cke dietro la sunnominata pergamena del vescovo Eremedio si trova scritto, 
tatioché di carattere recente, successor Pelvi. A favore dell' esistenza di 
Pietro abbiamo ai^omenti positivi ; dehoii pur quanto vogliansi, ma pur 
positivi; mentre in contrario non abbiamo che argomenti negativi. £ di qual 
peso poi? Che non si trovi ora Tislromento citato con tanta precisione dal- 
Tautore dei cataloghi, non potrà mai assicurare, eh' esso una volta non 
vi sia stato, oppure che lo si sia equivocato con quello del 1026, che no- 
mina un Pietro prete. L'istromenlo avrà forse esistilo quando quel bio- 
grafo viveva; e pare vivesse nel secolo XIV; e poscia sarà andato perduto; 
io cosi la penso, piultostochè dare una solenne mentita, od almeno accu- 
sare di si grossolana ignoranza, chi mi descrive una carta de' giorni suoi. 
Del vescovo Eiexedio non insorge alcun dubbio: T istrumento, in per- 
gamena, che io testé nominava colle parole deir autore della Disamina, ce 
fe mostra vivente su questa santa cattedra neiranno 065. Contiene Tistro- 
mento un'enfiteusi, a terza generazione completa, di alcuni beni del ve- 
scovato, cui Eremedio concede a un Giovanni figlio di Filiberto. An- 
che di bciso (1), che inunediatamente successe ad Eremedio, abbiamo 

(i) Uo TescoTO dì fìrail nome esisteva nel 967; quello di Città di Caslellu non lo 

ralomo ■ qaeslo lenipo anche in Città di fu che due anni dipoi: r»ssisano aveva arato 

CasIcUo; perciò vi fu chi volle togliere que- il suo tnccessore, nel 983 ; quello di Città di 

sto «d Àfsiai, per darlo a quella chiesa. iVla Casttllo coutinuava a vivere anche nel 998. 
r Ingiio asiisano era già su questa rallcdra 



92 ASSISI 

sicura notizia dagli alti del concilio di Ravenna, ienulo dai papa Giovane 
ni XIII neirann 9G7: egli pure trova vasi tra i sacri pastori, che io eom? 
ponevano. E di un alli'o vescovo di Assisi, nominalo Leone, conservò me^ 
moria una pergamena dell' archivio capitolare, la quale offre la data del 98S^ 
mese di ottobre, indizione XIV, e contiene una permuta di terre con Sti- 
vili del fu Raimperto. Dopo di lui, si trova nel 4045, sottoscritto al con- 
cilio romano di Benedetto Vili, il vescovo Giorgio ; non Gregorio^ eoniQ 
scrisse V Ughelli ; il qual nome di Giorgio si trova confermato anche da 
una pergamena del 4018, indictione prima, mense Junio^ imperatore Eeur 
rico awao ejus in Italia V. 

Colloca sapientemente Fautore della Disaminay dopo questo Giorgio, 
il nome di Guglielmo, sotto Tanno 4019; benctiò negli antichi catalpa 
assisìnati lo si ponga nel 4 042, successore, anziché antecessore, del ve- 
scovo Ugo, che visse nel 4028. Della quale correzione egli reca iacoa- 
trastabili documenti, tratti dalle pergaoiene delf archivio medesimo. E in- 
fatti, ch'egli sia stato prima di Ugo, lo si raccoglie da una pergamena di 
Ugo stesso, il quale, nell' anno 4 056, indizione IV, presso Luilollò e Ma- 
ginfredo, messi del duca e marchese Ugo, fa istanza per la manutenzione 
di alcuni beni già posseduti e donati al suo episcopio da GuiUelmo vesco- 
vo, e ne ottiene favorevole sentenza contro il prete Rainerio. Che poi que- 
sto Guglielmo possedesse la santa cattedra assisana nel 4019, anno forse 
della morte del suo predecessore, ce ne assicura un' altra pergamena 
dello stesso archivio, la quale, adonlache abbia logoro Fanno, mostra 
però il resto delle sue note cronologiche oUuber per jndictione terlia, che 
appunto corrisponde all'anno suindicato. Contiene questa pergamena una 
sentenza dei giudici Adamo e Adelberto a favore di esso vescovo Gugliel- 
mo, il quale, giusta le costumanze di quei tempi, aveva preso a rivendi- 
care i beni della sua chiesa di santa Maria, cioè della cattedrale di allora. 

Allora infatti era tuttavia cattedrale quella chiesa, detta ora di santa 
Maria maggiore, che sta presso T odierno vescovato. Ma non continuò ad 
esserlo lungamente: il vescovo Ugo successore di Guglielmo la trasferì dove 
è adesso, e la intitolò a santo Rufino. Le carte delF archivio assisano ci 
mostrano questo Ugo già vescovo sino dal 4028; e ci fanno sapere ch'egli 
fin d'allora, vi aveva stabilito un priore, dei canonici e dei cherici. Da 
san Pier Damiani inoltre raccogliesi, che prima di Ugo la chiesa di s. Ru- 
fino era un piccolo oratorio, e che dopo i miracoU avvenuti sotto il suo 



ANNO 967- 10fi9 95 



f eseiiTato^ per T intercessione di esso santo, si ravvivò e crebbe di assai la 
diToiione Terso il medesimo, di modo che gli si stabili una festa partico- 
hre nel giorno anniversario del suo martirio ; ne fu collocato di bel nno* 
To à sacro corpo neir antico sarcofago, in cui avevanlo collocato i primi 
fedeli al momento del suo martirio ; e finalmente, che il vescovo Ugo ex 
poTM tasiHca^ in qua iacrum corpus fueral ante repositnm, magnam con^ 
drmsU eecUHam et non ignobiliier decoravil (4). Di ciò ho parlato anche 
Beile prime pagine di questo artìcolo (2). Qui aggiungerò alcune righe sul- 
ìo slato odierno di questa vetustissima cattedrale di Ugo. Essa oggidì è il 
wlierraDeo della moderna, che fu fabbricata un secolo dopo, come dirò, 
ai tempi del ve8(k)vo Chiarissimo, e che fu ristaurata nel secolo XVII. 

I Questo sotterraneo è sostenuto da sei colonne con basi e capitelli jonici 
e corinti assai rozzi: è adorno di pitture nella volta e nelFapside, le quali, 
dai pochi lineamenti che ne rimasero, unitamente ad alcune lettere rispar- 
maile dal tempo, ci si mostrano chiaramente lavorate nel principio del* 
fundecimo secolo, e sono fuor di dubbio gli adornamenti, di che il vo- 
Kovo Ugo decorò, come dice il Damiani, la sua nuova fabbrica : è ingom- 
bro poi per la maggior parte da grossi piloni, da macerie, da muraglie, 
che sostengono la chiesa superiore ed impediscono l'accesso alle sepolture 
di essa. A livello del sotterraneo è l'antico chiostro dei canonici, ch'era 
ÌB comunicazione col tempio. La costruzione e Y architettura si dell' uno 
che dell* altro si manifestano coetanee e sulla maniera di fabbricare del 
decimo secolo e dei principii dell' undecimo. Da ciò può dedursi con sìeu* 

j rezza, che la chiesa fatta fabbricare dal vescovo Ugo è il sotterraneo, di 



i 



fui ragiono, il quale, al paragone della più antica chiesa demolita da Ugo, 
e chiamata piccola da s. Pier Damiani, doveva dirsi grande ; e grande si 
riconoscerebbe anche oggidì, se non fosse ingombra nel modo, che poco 
dianzi io diceva. 

Ugo fu presente a tre concilii romani ; due sotto il papa BcnedeKo IX, 
nelki causa di Andrea vescovo di Perugia, e poi nel 4049 sotto Leone IX, 
dove sottoscrisse alla bolla di questo pontefice sulla primazia della chiesa 
di Treveri. Ommelto altre inutili questioni circa il vescovo Ugo, cioè se 
uno o due di questo nome abbiano governato successivamente la santa 
chiesa assisana : abbastanza chiaramente dimostrò V autore della Disamina 

(1) Sao Pier Damian. ferm. xixti. (a) N«)Ia pag. 76. 



n 



ASSISI 



esservene stato uno solo. Vi fa inoltre chi tra i dae supposti Ugoni^ 
e ctii dopo di essi, collocò un (riavallili, intervenuto al concilio romano 
del suddetto pontefice Leone IX neir anno 4050; e ne producono a moMH 
mento la sottoscrizione di lui, come anche al decreto della canoninazione 
di s. Gerardo yescoTO di Toul. Ma in un luogo questo Giovanni è sotto- 
scritto Joannes Sisinemis^ in un altro Joames Siscionensis^ dalle quali in^ 
dicazioni è ben difiScile il far risultare Aisisiemis od Asémnemii. Piutto- 
sto col Mansi correggasi e Funa e V altra lettura sostituendovi Stnemis: 
era quel Giovanni un vescovo di Siena, come alla sua volta dirò. Aggiun- 
gasi inoltre, che Ugo viveva anche nel 40S2, e se ne trova il nome in una 
pergamena deli' archivio, la quale contieoe ud contrailo enfiteutico del mese 
di febbraio del detto anno, iiuUctione V: sicché non resta luogo per quei Gio- 
vanni. Successore di Ugo fu Agiko, e lo era di gi& nel 4059, nel mese di tu-" 
glio, indictiane XII « e quindi (prosegue il dotto autoredella DUamina) quekr 
» YAckiMu Asiisinus episcopui soltoscriKo al concilio romano sotto Mieo- 
» lo II, del quale parb il Mansi, soggiungendo ex uno hoc monumento notne, 
» est ignotue Vghetlo (4), non è giù un nuovo incognito vescovo, ma nella 
• chiesa di Assisi notissimo per molti monumenti. » E infatti dal 4050 sino 
al 4066 se ne trovano, oltre agi- indicali, altri quattro: due del 4064, uno 
deiranno acuente, e un altro del susseguente. Ma il più notabile per la sto- 
ria della chiesa assisinate egU è quello dgl 4 065, mese di marzo, indizione 
III, perchè contiene Tatto di una donazione fattale da Leto conte, figlio del 
fu già conte Adenolfo. Sulla fede di un placito, di cui mal fu letta la data, ap- 
partenente al vescovo Giorgio, i cataloghi assisani pongono successore di 
Agino un Giorgio ; ma confrontando tutte le note cronologiche del placito 
stesso, apparisce doverlosi riferire al Giorgio, poco addietro commemoralo, 
anziché a un altro di simil nome. Tuttavolta, checché ne sia del placito, il 
Jacobilli cita una pergamena dell' archivio di Sassovivo, dalla quale ap- 
parisce, che un vescovo di Assisi, ncnninato Giorgio, consecrava nel pri- 
mo giei^no del febbrajo 4068 un altare nella chiesa di s. Benedetto del 
monte Subasio. L'autore della Disamina lo mette in dubbio, perchè in 
queir archivio oggidì non si trova la pergamena citata: ma e non potrebbe 
essere perduta? Per quanto debole si voglia riputare la testimonianza del 
Jacobilli, circa l'esistenza di questo vescovo, non vien essa alquanto rin- 

(i) Collcct. concil. anno iuSq. 



Anno ll>50-li3(( 95 



fonata da qodla dei cataloghi assisinali? Io non azzardo di escluderlo : 
ami nella serie K> dico Giorgio II. 

Ammeeeo questo Giorgio II> fa duopo ammettere sulla santa sede di 
ÀaàA aocbe un Agiro II, del quale fa menzione una carta del maggio 4 070, 
iBdiàoDG Vili. Questi è ricordato anche in un* altra carta del 4072, dalla 
quale neooglie^ inoltre, che Tabazia di s. Pietro di Assisi era passata in 
commeDda e n^era egli r abate commendatario: ivi infatti è qualificato 
efii€OfU9 ÀMisiemii et abbai iancli Petri. Anche ad un concilio romano, 
die, secondo il Mansi, fu celebrato dopo Tanno 4067; pei*ciò nel 4068 e 
farse dopo; Tedesi sottoscritto ego Agino a$isin. Episcopus ss. né questi può 
essere, che T Agino II. Si sa dal necrologio da' camaldolesi, che intomo a 
questo tempo moriva un vescovo di Assisi nominato Giagdo o Diago, ma 
non se ne sa Fanno preciso. Ivi infatti sotto il di 28 marzo è scritto: obiH 
Jmmmus Cragéo episcopus Àsisinas commissus noster. Io, colT autore della 
Disamina^ lo pongo sotto Tanno 408Q, nel vuoto che trovasi ti'a il suddet-. 
to Agino e il Raiuezio, il quale visse nel 4407, o forse nel 4447, secondo, 
le prove, che il detto autore ci porta (4). A questo veniva dietro il vescovo 
CnAaissuio, il cui nome è sottoscrilto alla bolla di Onorio II in favore del- 
la chiesa pisana, Tanno 4426; ed egli slesso è nominato nel 4454 in una 
carta delTarchivio capitolare. Ci fa sapere il diligente autore della Disamina 
sopraccitata, avere avuto questo vescovo una grave questione coi suoi ca- 
nonici, perchè pretendevano il diritto di dare Tistiluzione, indipendente- 
mente dal vescovo, ai cherici delie cidesc loro soggette. La lite fu porta- 
ta a Roma e fu decisa a favore del vescovo. 

Ai giorni di questo Chiarissimo, e precisamente nel 4454; al cheap^ 
partiene il contenuto della carta sunnominata ; Bernardone di Tebaldo ^ 
Tebalduceio Aglio, ed altri donarono un pezzo di terra, con soprp alcune 
case e fabbriche, alla chiesa di s. Ruflno, cattedrale nuova del vescovo» 
Ugo, e a quella di s. Maria, cattedrale antica ; acciocché fosse ivi rizzata 
do' altra chiesa cattedrale (ed è T odierna), portante il titolo e della Yergi-r 
ne e del santo martire e vescovo suddetto. La carta è la seguente (2) : 

• 1^1 In Christi nomine. Anno ab Incarnatione ^uslVIille CXXXIV. Ma- 
• nifesti sumus nos Berardo filio quodam Tebaldo et Tebalduczo filio ejus 



(i) Veti, la cit. Disamina^ pag. a4^ (2)Neirarcli.dellacaltedr. èDcl fase, ii, 

e 2^6. segnala co) num. 85. 



96 ASSISI 

et Girardo et Ugolifio et Berarduczo filiis quondam Alberto et Adamo 
de Itta de Ampta et filli ejus et Girardo et Suppolioo fiUi quondam Grit- 
tone odierna enim die propria et spontanea nostra bona voluntate et 
prò timore Domini nostri Jhesu Christi et prò redentione anime nostre 
dedimus et tradedimus et a proprio investivimus ìpsa Ecclesia Sancti 
Rnfini et ipsa Ecclesia Sancte Marie oc est res nostra petia una de t^rra 
que est Casalino qui posito est intus Gii^itate Asisinata est Inter os fines 
a primo latere Gasa de Berardo de Tebaldo a secundo muro antico de I 
Civitate a tertio Case de supra dictis datoribus a quarto Gasa de Adamo 
de Itta de Ampta infra istis in lateribus dedimus ad prodictas Eecleslas 
tantum ut bene suficiat ad edificandum ibi Ecclcsiam et aliud quod ne- 
cessum fuerit ad Ipsam Ecclesiam ad onorem de supradictis ecclesiis tra- ~ 
dedimus ipsa terra que est Gasalino cum omnia infra se et insuper se 
abentem vel que in antea super se esse yidelur cum introitu et exitu suo 
et per istam cartulam a proprio investivimus vobis Glarissimus Episco- 
pus et Donnus Rainerius Archìpresbiter de Canonica Sancti Rufini ad 
faciendum quitquit vobis placuerit cum vestris subcessoribus exceptavi- 
mus ut non abeati licentiam nec vendendi nec cumutandi ne alienandi 

ncque submittere ipsa Eocl^ia quae ibi edificata fuerit in ulla 

Ecclesia ncque in uila persona sit relinendl sub jure protettionis 

supradictis Ecclesiis Sancte Marie et Sancti Rufini et nos da- 

tores aut nostris eredibus non abeamus potestatem mittere ullum cleri- 
cum in predicta Ecclesia set semper sit in potestate facienda de Episcopo 
et de Archipresbitero Sancti Rufini Equidem promittimus obligamus nos 
supradicti datores et nostros eredes vobis Glarissimus Episcopus et Don- 
nus Archipresbiter vestrisque successoribus defendere predictas res omni 
toiqiore ab omni persona et si non defensavcrimus aut si litem aut cau- 
sationem mittere quesierimus per nos aut per nostra submissa persona 
tunc componere promittimus libras XX Enrici monete et post pena so- 
luta cartula et omnia que superius legitur firma et stabìlis 

permaneat in perpetuum Actum in Asisi feliciler. 

» iSf Signa manuum supradicti datores qui anc cartulam manus suas 
• scribere rogaverunt. 

» $ Signa manuum Berardo et Bernardo filiis Ugo Tosta filio Raine- 
» rius rogati sunt tesles. 

n Ego Adamo not. scripsi compleviquc. » 



AWIfO iiok'ììkO 97 



L« volontà dei testatori fu eseguita ; la ehiesa fu piantata, e nelf an- 
no 1-140 fa anche compiuta. Lo attesta la barbara iscrizione, scolpita sui 
marmo « in alto dei muro esteriore una volta della chiesa, ed in oggi 
9 compreso fra altri muri, che formavano una vecchia sagrestia presente- 
• mente dimessa. • Cosi l'autore della Disamina (I). L'iscrizione è quesla: 

AHHO Sri MILLEIVO CENTENCQ, ftVADEAGElfO AC 
Of QYAftTO SOLIS CAEDO SV? EXPLET IL ANNO DOM DECE INCHOAA 
EX STHPTUI, ABAA AEA IlfERIO PRIOEE BVFIIII SCI 07I0EE EVCVEUf, ET 
lOANlfES TIFS DOÌITS QVI MA6ISTE& PBIVS IPSE DESIGNATI! DY HXITQ, 

EDIFICAVI! 

É nominato qui il priore Rainerio, a cui era stato afOdato V incarico di 
amministrare le spese dì questo edifizio ; ma non vi è nominato il vescovo 
Chiarissimo. Ciò fa supporre, che foss' egli in quest* anno già morto. Non 
voglio oltrepassare Y età di cui parlo, senza dare un' idea della cattedrale 
odierna, la quale conosce la sua origine dalla donazione dei sunnominati 
benefattori. E primieramente dirò esserne stato architetto il valente Gio- 
vanni da Gubbio, sconosciuto all' autore delle Memorie degli architetti an- 
tichi e moderni, il quale non ne ha nominato che tre, cioè Dio ti salvi del 
4770 che fece il battisterio di Pisa, Cassandro romano, sotto il re Alfon- 
so VI di Castiglia, e Buono, che sotto il doge Domenico Morosini rizzò il 
famoso campanile di s. Marco in Venezia. A questi va dunque aggiunto il 
suddetto Giovanni da Gubbio, attestatoci dall' iscrizione surriferita e da 
altra che dovrò portare più avanti. Si dica adesso della nuova cattedrale 
assisinate, quale fu eretta dall' architetto Giovanni, non già quale si vede 
oggidì ristaurata. Essa « osservata dai volloni nella sua prima architettura 
» ( cosi ne parla V autore della Disamina ) presenta gli archi altissimi, che 
» separano la nave media dalle laterali, di sesto tendente all' acuto, che di 
t quel tempo cominciò a introdursi, con pilastri a proporzione stretti ed 
t una semplice cornice sostenuta da modiglioni faccettali, ma disadorni, 
» che gira direttamente senz' oggetto alcuno per i due lati e pel muro in 
■ fondo della chiesa. Le finestre laterali sono bislunghe, strette, fra loro 
t disuguali con Io sbieco interno maggiore della luce. La facciata ha tre 

(i) Nella pag. 175. 

Voi V, '3 



98 •• A S'B I S I 

• finestre circolari, che corrispoDdevano alle tré navate e tre {:orte con 
» arco regolare e nel timpano di ciascuna incastrato un basso rilievo in 
1» pietra marmorea ferrigna diversa da tutte le altre pietre messe in opera 

» nella medesima facciata Gii stipiti delle porte sono lavorati con arabe- 

» sebi e mostruosi animali capricciosamente intrecciati, sebbene nelle late- 
» rali vi siano i simboli cristiani del pesce, cervo, drago, colomba ecc., e quel- 
B la di mezzo ha di più un festone, che da capo a fondo la cinge con mi- 

• nuti rilievi di varie figure e storiette. Nella superficie della Cacciata sono 
incastrate qua e lù varie figure di animali senza simetria né ordine al- 
» cuno, salvo nel mezzo, dov' è la finestra maggiore, che ha li quattro sim- 
» boli degli evangelisti, V aquila e V angelo al di sopra, il bue ed il leone 
» al di sotto. » Fin qui lo scrittore ci fa conoscere ciò che sussiste anche 
oggidì : deir interno, che fu rìstaurato e ridotto ad altra forma ; a quella 
stessa, a cui è presentemente; cosi egli prosegue a narrare: « Ccmiecfaè 
» poi la facciata suddetta annunzi un gotico maestoso e antico, pure en- 

• trando nel tempio si presenta un dorico privo affatto della maestà e 
» gravità propria di tal ordine, e le navi laterali restate cieche offendono 

• r occhio del risguardanti. La nave traversa è sparita e di essa si è for- 
» mato un esagono, che serve di santuario, cui volendosi ornare con cu- 
» pola, perchè credevasi e forse credesi ancora, che una chiesa senza cu- 
» pola non possa esser mai bella, è convenuto togliere la comunicazione 
» delle navi laterali colla traversa e oppilarle per formare i pilastri al so- 
li stentamenlo della cupola. La riduzione di tutto V interno della chiesa 
» dair antico al gusto moderno fu fatta da Gaeazzo Alcssi valente archi- 
li tetto perugino del secolo passato (I). Piacque allora questo ristauro e a 
» taluni piace anche oggi, se con ragione, non so deciderlo. Comunque 
» sia, il tempio ha mollo perduto della sua grandiosità e l)ellezza, che nei 
)» disegni anche tedeschi, o come noi li chiamiamo, gotici, ordinariamente 
» non manca. » 

Ilo voluto portare qui tutte unite le notizie, che hanno relazione alla 
odierna cattedrale, per non avere a riassumere un' altra volta questo argo- 
mento, secondo le varie epoche, in cui ebbero luogo i ristauri. Aggiunge- 
rò, a compimento di quanto finora ho detto su tal proposito, una parola 
anche dei preziosi intagli, che adornano gli stalli del coro: sono essi 

(i) Cioè nel secolo xvii. 



A UNO li«0-li79 99 



cdehratissìmo lavoro del Talentc artefice Pier Giacomo Indovini da San 
Severmo, eseguito nel 4520. 

Né nri fuor di proposito il nominare allrc chiese, che prima e dopo 
h soiodicata erezione della nuova cattedrale, furono fabbricate in cittù e 
ìm diocesi di Assisi, intitolate a questo primario protettore vescovo e mar^ 
tire. Era in città uno spedale, che portava il suo nome, e lo si trova cora- 
waooniOy in uua carta di donazione fattagli neir anno 1411, e in un' al- 
tra similmente di donazione del 4467. Una chiesetla gli fu rizzata in un 
angolo settentrionale della città stessa. Da un' altra caria dell' archivio ca-* 
pìtohfc ritovasi un' altra donazione fatta nel 44 IO alla cattedrale di s. Ru^ 
fino, coir obbligo di fabbricare una chiesa tu onore di Dio e di esso santo, 
nel luogo nominato la rocca di Campagnano. Tre chiese Qnalmente intito- 
lale a 8. Rufino furono erette, non molto lungi dalla citti\ nei borghi di 
Mora, di Biagiano e di Arce, prima ancora del 421 G. 

Sul solo appoggio degli antichi cataloghi assisani ci viene mostrato nel 
4144, successore del nominato Chiarissimo, il vescovo Ildebra.xdo, a cui il 
Gamurrini attribuì una carta o istrumento, giudicato di nessuna fede dal- 
r autore della Disamina, e cui coufuse il Ciacconio con un vescovo dì Mo- 
dena di simil nome : tuttavolta non saprei su qual fondamento eseluderlo. 
Toma egli opportuno per empire il vuoto, che vi sarebbe tra il Chiarissimo 
e RrriNo II ( cui Y UgheHi nominò Pietro ), il quale ncir anno 4 179 sotto- 
scriveva al concilio lateranese di Alessandro III. Se F Uglielli avesse esami- 
nate le sottoscrizioni dei vescovi, che intervennero a quel concilio, lo 
avrebbe trovato sottoscritto Rvfivus Asisinas, E s' egli inoltro avesse sapu- 
to leggere in un diploma di Ruggiero arcivescovo di Benevento; col quale 
concedesi T indulgenza di un anno e quaranta giorni a chi visiterà il mo- 
nastero c^ssinese; avrebbe trovalo il nome di questo stesso Rufino, vesco- 
To di Assisi e non di Atino, recatovisi dopo di avere assistito al concilio 
lateranese, in compagnia del detto arcivescovo e di Pietro vescovo di Tea- 
no, per favorire alle istanze di Pietro abate cassinese. Ma egli portò il di- 
ploma e, secondo il suo solito, lo portò scorretto; e si, che attribuì alla 
sede di Atino quel vescovo Rufino, dopo eh' egli medesimo aveva scritto, 
essere stato abolito il vescovato di Atino sino dai tempi di Eugenio III. E 
r error suo di aver letto nel diploma Atin. anziché Asisin. trasse in errore 
anche il Coleli, il quale, nel X tomo dclf Italia sacra, tra i vescovati sop- 
pressi, pretese di emendare Y Uglielli, dimostrando, che anche dopo Eugenio 



100 A 8 $ t s r 

III avevano esistito vescovi di Atino, ed uno n'era stato questo Rufino. 
Corresse sapientemente l' eiTore il padre abate Galtola, portando con esat- 
tezza il diploma surriferito (i). Ma di ciò pid opportunamente mi verrà i 
occasione di parlare nell* articolo sulla chiesa di Atino. Rufino adunque; j 
vescovo di Assisi, era quello, che nel 4480 si trovava nel monastero castìr 
nese e concedeva fa sunnominata indulgenza. I ^ 

Ma di un lustro assai più onorevole andò fregiato il tempo del pastorale i 
gov^no di lui; di più sublime gloria diventò ricca in quest' epoca la città 
di Assisi, per la nascita del celd)ratìssimo fondatore dell' ordine dei minorii 
san Francesco,- il cui nome congiunto a quello della fortunatissima sua par 
tria suonò ben presto glorioso in ogni angolo della terra. Del che a buon 
dritto cantava il snbUme Alighieri (2) : 

Intra Tupìno e l' acqua che discende 

Del colle eletto del beato Ubaldo. 

Fertile costa (f alto monte pende 
Onde Perugia sente freddo e caldo 

Da porta sole e dirietro le piange 

Per greve giogo Nocera con Gualdo. 
Di quella costa /d, dov' ella frange 

Più sua rattezza nacque al mondo un sole 

Come fa questo talvolta di Gange. 
Però chi (f esso loco fa parole 

Non dica AscesiyChe direbbe corta 

Ma Oriente se proprio dir vuole, 

V anno 4282 ne segnò 1! epoca avventurosa. Traeva origine Francesco 
da una famiglia lucchese detta de' Monconi, del òhe trovasi memoria in un 
codice deir archivio della cattedrale di Lucca, colle seguenti parole: « Vi 
» erano in Lucca due fratelli mercanti, i quali si cognominavano Morieor 
» ni. Uno restò nel suo paese: Y altro, che chiamavasi Bernardo andò ad 
» accasarsi in Assisi, ove fu soprannominato Bernardone. Questi s ammo- 
» gliò ed ebbe un figliuolo, cui pose il nome di Pietro : il quale, essendo già 
» ricco, sposò una giovane chiamata Pica, di una famiglia nobile. Il padit 

<i) Hift. Gas. lom. t, uec. vii, pag. 399^ (a) Paravi, cani. u. 






Aififo 1179-1192 101 

• san Francesco, che fa loro figlio, per diq^rezzarsi, taholla chiamaTasi 

• figlio di Pietro Bernordime, non volendo pigliare il cognome della sua 

• fiuniglia de* Monconi. » (\) 

La madre di lui, assalita dai dolori del parto, lo diede in luce nella po- 
terle e nella miseria di una stalla, acciocché sino dalla sua nascita inco- 
minciasse ad essere imitatore letteralmente della povertù e della umilia- 
zioBe ddl' umanato figlio di Dio. La stalla fu più tardi cangiata in una cap- 
pella, detta san Francesco piccolo, e sulla porta ne fu anche scolpita la me- 
moria, espressa con queste parole: 

HOC ORATORITI FYIT BOYIS ET ASUU STABTLYV 
m Q?0 NATV8 EST FBANCISCYS MTNDI SPSGVLYy. 

Anche la sua casa patema diventò in seguito nel 4645, ad istanza del re 
Filippo III di Spagna, un sacro tempio; ed accanto fu piantato un convento, 
in cui abitano oggidì i frati riformati. Questa chiesa diccsi presentemente 
la chiesa nuova. Al sacro fonte, fu imposto al maraviglioso bambino il no- 
me di Giovanni : quello di Francesco gli e lo impose il padre suo, per com- 
piacersi della facilità di questo suo figlio, già grandicello, in apprendere la 
lingua francese. E il nome di Francesco perpetuamente ritenne. In seguito 
avrò occasione di enumerare le glorie derivate alla città di Assisi per mez- 
zo di lui; le quali, per cosi dir, furono tante, quante le orme de' suoi passi. 
Da per tutto s' incontrano in Assisi monumenti preziosi, che rieordano lui 
e le sue azioni magnanime. 

Fu sotto il vescovo Guido (2), succeduto a Rufino H verso im02, che 
incominciò Francesco a farsi conoscere ai suoi concittadini maraviglioso 
nomo e singolare per la pietà e per la carità, che animavanlo. Egli s' era 
dato bensì ad esercitare la mercatura, come suo padre; ma esercitavala 
con uno spirito di magnanimità e disinteresse ben differente da quello, che 
suole per Y ordinario animare coloro, che vi si applicano. Nel mentre che 
attendeva alle occupazioni dell' arte sua, non tralasciava di regolare i suoi 
passi coir assiduo esercizio della mortificazione corporale costantemente 

{i)\eù.Untadis,Franc€ScediJS' del medesime s, Franeeseo ; ftMn|Nila io 

/ij/, scrina in francese dal p. Candido Vencxia nel 1818: voi. I, pag. 2, in ool. 
Chalippe Mecolletio e tradotta in italiano (a) Vi fu cki erroneainealc lo dia^ Tu- 

da un religioso della regolar osservanza do e Trudo : così lo nomioa auahe l'Vghelli. 



i09 ASSISI 

congiunto aiF assiduità della preghiera. Narrano gli storici della sua vita, 
che un giorno passeggiando ^li fuori della città, presso la chiesa di s. Da- 
miano, cosi antica che minacciava rovina, mosso da pio fervore vi entrò 
per orare. Ivi, tenendo fisso lo sguardo nel crocefisso, senti tutto ad un 
tratto articolate con tutta chiarezza dall' immagine slessa queste parole: 
FranceicOy va, ripara la mia casa^ che tu vedi cadere. Una voce cosi im- 
provvisa in un luogo, ove trovavasi solo, lo cobnò di spavento ; ma subito 
ne senti la virtù e fu rapito in ispirilo (1). Doppio senso offrivano queste 
parole: si potevano intendere misticamente della casa di Dio, eh' è la santa 
Chiesa cattolica, e materialmente del tempio antico e cadente, in cui allora 
trovavasi. Ma neir uno e neir altro senso obbedì Francesco air intimaxio- 
ne, benché in quel momento non la intendesse che nel tempio materiale di 
s. Damiano. Consegnò quindi prontamente al sacerdote, che n' era il cu- 
stode o cappellano, quanto denaro si trovò in dosso, acciocché vi mante- 
nesse una lampada accesa dinanzi al crocefisso, promettendogli di darne 
deir altro e d* impiegar quanto aveva in benefizio di quel santo luogo. Ed 
ùsci di chiesa con ferma risoluzione di ripararla. 

Tuttociò avveniva sotto il vescovato di Guido; siccome sotto di ìin av- 
veniva anche il battesimo di Federigo II, in età di tre anni ; batteàimo con- 
feritogli in Assisi con grande solennità e colFas^stenza di quindici vesco- 
vi e cardinali (2). Pare, che la' scelta di Assisi per compiere il sacro rito 
sia derivata perchè il neonato principe era stato raccomandato da Arrigo 
suo padre alla tutela del $uo congiunto Corrado svevo, da Ini creato con- 
te di Assisi e duca di Spoleto. Anche il Baronio (5) ne attribuisce il mo- 
tivo a questa qualità di Corrado: e cosi la pensa pure il Giannone nella 
sua storia del regno di Napoli. (4). 

Un altro Gumo, che si qualifica da per se col titolo di secondOy (5) Bel- 
r intestazione applicata alla storia delF invenzione del corpo di s. Rufino, 
sotto il 4242, ci fa conoscere defunto prima di questo anno il primo, che 
avevalo preceduto nel governo della chiesa assisinafe. La quale invenzione 



(i) Quel rrorefisso conscTTasì Ini fora In (4) 'i om. n, pag, 3aa. 

grande iretieraxtone preaao le monache eia- (5) Vi fu chi erroneamente pensò, che 

riste in cillà. i| secundus colà aggtanlo« aia il cognome 

(2> Disamini»^ ec., p. a5i. deUa famiglia, da coi cgK nascerà; io questo 

(3) Annal Eccles-^ ann. 1 197. errore iaciaropò anche V UghelH. 



A II 5 4192-1220 103 

del corpo di s, RuGQo,seGondochè osserva Fautore della Diiami%a (i), « non 

• può ragionevolmente sostenersi che una traslazione del corpo di s. Ru* 

• fino dalla chiesa inferiore alla superiore, fatta in tempo del vescovo Gui- 

• dono nel 4212. » o tult'al più si potrebbe anche dire ritrovamento del 
sacro corpo medesimo, il quale si sapeva bensì esistere nella confessione, 

nel sotterraneo, ma se ne ignorava il luogo preciso « conciossiachè 
due secoli prima, il vescovo Ugone aveva riposte le sacre reUquie 

• del martire entro una ben grande urna marmorea, e sopra di essa eretto 

• vi aveva un nuovo altare, e ciò in presenza di tutto il clero e al con- 

• corso del popolo di tutta la diocesi. » Cosi il fatto, di cui tutto il clero e 
9 popolo era stato testimonio, nel lungo volgere di due secoli, poteva be- 
Btnmo essere andato in dimenticanza ( ne sarebbe questo il primo esem- 
fio) quanto al luogo dell* antica reposizione. Ne celebra anniversaria me- 
moria la chiesa assisana nel di 3 di agosto, in cui appunto se n'era fatto il 
il solenne trasferimento. 

Ma prima ancora di questo tempo, prima cioè dell'anno 4242, regge- 
va Guido II la santa chiesa di Assisi. £ varii anni prima: imperciocché, se 
a lui ed al suo tempo devonsi attribuire tutti i fatti, che sono per dire, della 
vita di s. Francesco, conviene fissare il principio del suo pastorale governo 
circa Tanno 1204. In ciò vanno d'accordo i dittici di questa chiesa egual- 
mente che Fautore della Disamina (2), rUglielli ed altri. Perciò sotto di lui 
trattavasi l'affare della subordinazione del monastero di sani' Apollinare 
di Sambro, nella diocesi assisinale, alla badia di Sassovivo, la cui sentenza 
fu pronunziata a favore di questa badia dal vescovo Guido e da Giovanni 
vescovo di Perugia e da Egidio vescovo di Foligno, stabiliti giudici dal 
papa Innocenzo III, nel di 41 settembre 1208; e la loro sentenza fu con- 
fei-mata dallo stesso pontefice ai ^0 di aprile dell'anno seguente. A questo 
Guido si deve credere diretta la decretale di Onorio IH episcopo Assisiensi^ 
che leggesi nel primo libro delle sue decretali (5), e che, non avendo nò la 
data ne il nome del vescovo potrebbe fissarsi circa il 4220. Ma si venga ora 
a dire di san Francesco, le cui azioni precedono di varii anni l' epoca, 
di cui parlo. 

Francesco adunque tutto bramoso di riparare i danni della cadente 



(i) Pag. iG3 e seg. (3) Tit. 3i, (/e oj/icto judicts or din, 

(a) Pag. a53. costi I. i6. Conguerente etc. 



10t( \ 8 8 I S I 

chiesa di s. Damiano, né potendovi altrimenti riuscire per la sua mancanza 
di denaro, immaginò un mezzo, per cui dare cominciamento al lavora 
Pigliò in casa di suo padre una quantità di panno, e recossi a Foligno, ove 
Io vendè, e con esso vendè anclie il suo cavallo, e quindi a piedi fece ri- 
torno ad Assisi: corse subito a s. Damiano, presentò al sacerdote il dena- 
ro e lo pregò a permettergli, che seco lui rimanesse anch' egli per qualdife 
tempo. Pietro, che cosi nominavasi il sacerdote, accettò bensì la compa- 
gnia di lui, ma ricusò di ricevere il denaro, temendo F indignazione del di 
lui padre. Francesco, non sapendosene che fare di quelle monete, le get- 
tò per privarsene sopra una finestra della chiesa medesima. Ritornato a 
casa suo padre, arse di sdegno alf udire la risoluzione del figlio, e, s' e^ 
non si fosse nascosto, ne avrebbe fatto allora ben tristo governo. Ma quando 
ricomparve in città, lo fece prendere, lo caricò di percosse e in fine lo 
chiuse sotto una scala, come in orrendo angustissimo carcere. E questo 
luogo, che gli servi di prigione, tuttavia scorgesi conservato, ed è compre- 
so nel tempio intitolato la chiesa nuova^ uffiziato dai frati riformati, sicco- 
me dissi testé, giuspatronato del re di Spagna, con jdiritto d'immunità. 

Liberato Francesco dalla pietà della madre sua, corse nuovamente a 
s. Damiano: ma il padre, irritato sempre contro di lui, lo citò ai tribunali, 
acciocché rendesse conto del suo furto. Francesco, rinunziando da qud 
punto a tutte le cose del secolo, dichiarò di aver mutato stato e d' essersi 
dato alla vita claustrale: perciò i giudici trovarono, non esser più di loro 
appartenenza V esame di questo affare ; ma appartenere invece al tribunale 
del vescovo. Dinanzi al vescovo adunque fu citato Francesco: e qui egli 
appunto desiderava di presentarsi, perchè qui fece piena ed assoluta ri- 
nunzia di tutti i beni paterni ; restituì al padre quel poco di denaro, che 
eragli sopravvanzato dopo la vendita del panno ; e si tolse di dosso persino 
la camicia, cui rese al padre dicendo, che quind*innanzi avrebbe potuto dire 
con più sicurezza, anche letteralmente, Padre nostro air eterno Iddio, non 
avendo più motivo di dare il nome di padre a colui, che avevalo generato 
su questa terra. Ma non è qui mio uffizio il narrare la vita di quest'inclito 
fondatore dell' ordine dei minori : bastino le cose finora esposte di lui. 
Tutt' al più dirò del suo impegno per riparare la cadente chiesa di s. Da- 
miano, mendicando pietre per la città e lavorandovi nella fabbrica come un 
ipanuale. Del resto, conduceva egli in Assisi tanto stentata e mendica la 
vita sua, che in breve si guadagnò la stima e la venerazione di ognuno. 



A if N o 1220 105 






Per tal guisa le buone disposizioni del popolo in suo favore gli procu- 
rarono il mezzo di condurre a termine la fabbrica di s. Damiano : e ter- 
minoDa nel 4206. L' esito felice di questo ristauro gli die' coraggio ad in- 
traprendere quello ancora della chiesa di s. Pietro ; e vi pose mano nel 
segneole anno 1207, e ne venne a capo felicemente. E dopo volle ristaurare 
anche queOa, che dicevasi santa Maria degli angeli, un miglio circa lun^i. 
daBa città; chiesa o piuttosto cappella antichissima di origine, e per la sua 
iitichìt& appunto ridotta a tale stato di abbandono e di deperimento, che 
s'era cangiata in un ricovero di pastori contro le intemperie delle burra- 
scose stagioni. 

Ma deir antica origine di questo tempio, che diventò oggidì si famoso 
per Findnlgenza detta della Porziuncola^ non posso esimermi dal parlare. 
£éio fu piantato da quattro pii eremiti, venuti dalla Palestina in Italia, alla 
visita delle basiliche di Roma ; ed era allora soornio pontefice Liberio, sic- 
ché se ne deve stabilire la fondazione tra T anno 552 e il 357. Lo intito- 
larono a 8. Maria di Giosafat : lo arricchirono di molte reliquie, cui donò 
loro, quando stavano per partire, il santo patriarca di Gerusalemme Ci- 
rillo: r altare fu consecrato alla santa Vergine Assunta al cielo. Nel sesto 
secolo fu data quella cappella o chiesetta ai monaci di s. Benedetto : anzi lo 
stesso san Benedetto aveva comperato una piccola porzione di terreno e ve 
k> aTe\'a aggiunto, dal che appunto le derivò il titolo di Vorziuncola^ sosti- 
tuito al primitivo di s. Maria di Giosafat. Vi abitarono i monaci sino all'anno 
1075 ; poi ne fu disfatto il monastero e il fondo passò in proprietà del bene- 
dettini di Monte Subasio, altro monastero, lungi dalla città tre miglia air in- 
circa dalla parte di levante. Allora la Porziuncola fu lasciata alla cura di ere- 
mili volontarii ; i quali, benché sulle prime vi si applicassero con impegno 
alla custodia, tuttavia anch' essi, dopo qualche tempo, V abbandonarono. 

Francesco adunque, compio dicova, la ristaurò colle limosine dei fedeU; 
e ristaurata che fu, i monaci di Subasio vi posero un sacerdote di Assisi, 
perchè la uffiziasse. Ma quando il pio ristauratore fece ritorno da Roma, 
avendo ottenuto dal pontefice Innocenzo III T. approvazione del nuovo isti- 
tuto, la chiese in dono all' abate di Monte Subasio ; e questi cortesemente 
gli e la concesse, acciocché coi suoi dodici discepoli vi facesse dimora. Era 
r anno 1210: e da quest'epoca incominciò s. Francesco a mandare a quel- 
r abate, a titolo di canone, un canestrino di pesce, che faceva pescare nel 
vicino fiume Chiagio ; e X abate in contraccambio mandavagli una boccia 

» 
FoL V. i4 



106 ASSISI 

d'olio. Durò questa scambievole usanza sino alfanno 4400. A cagione 
poi delle molle e frequeali visioni e illuslrazioni angeliche e singolarissime 
grazie, concesse dal Signore Iddio al suo servo Francesco in questo lem- 
pio £umoso, il luogo, dice s. Bonaventura, prese il tìtolo di santa Maria dia- 
gli Angeli: e lo conserva sino al giorno d' oggi. Cosi dal primo luogo, ove 
Francesco aveva incomincialo a radunare i suoi discepoli, eh' era una ca- 
panna plesso il fiumicello, nominato RivoAorio pel tortuoso suo serpeg- 
giare, potò trasferire a piji conveniente ed opportuna abitazione il suo 
nascente istituto presso santa Murb della Porziuncola, o vogliam dire 
degli Angeli. 

Nò solamente dì queste cose fu testimonio nel tempo del suo pastorale 
governo il vescovo Guido, ma inoltre egli vide la fondazione dell' ordir 
ue dello Clarisse, a cui diede origine il medesimo san Francesco. Franccseo, 
nella sua (hiesa della Porziuncola accolse i voti delle coucittadine sue Chiara 
ed Agnese, cli'ei'ano sorelle; ed avendole assoggettale alla stessa sua regola, 
stabili la loro abitazione in s. Damiano, fondandovi un convento. Tralascio 
di dire minutamente tutte le altre cose maravigliose operate in Assisi, per le 
virtù di queste due sante sorelle egualmente che per la santità del serafico 
loro maestro. Dirò soltanto, che T istituto francescano si dilatò, lui viven- 
te, nelle più remote contrade ; che molti de' suoi primi discepoli erano as- 
sisi nati; che in ogni angolo di questa sua patria esistono monumenti glo- 
riosi della carità e della taumalurga possanza di lui. Ma T avvenimento 
più mejnorando e più glorioso per la ciltù e per la chiesa di Assisi fu la 
prodigiosa largizione deir indulgenza della Porziuncola, rinomatissima in 
tutto il mondò cattolico e conosciuta col nome di Perdono di Assisi. Nò 
sarà fuor di proposito, che io ne racconti le particolarità dell; origine, del- 
la conferma, della diffusione, colle parole medesime, con che un Compenr- 
[ dio storico su tale argomento, pubblicato in Assisi nel 1840, cene ronde 
testimonianza: con esso pienamente s'accordano gli atti della vita del san- 
to, e le giuridiche informazioni, che ne hanno relazione. « Stava una notte 
» nel Piese di ottobre san Francesco nella sua ordinaria abitazione, distan- 
a te circa quaranta passi da quella piccola chiesa, ed orava per la conver- 
» sione dei peccatori; quando venne da un angelo avvisalo di portarsi 
»• nclia santa cappella . imperciocché colà Cristo e la Vergine sua madre 
» erano discesi. «Abbedisce Francesco all'invito e giunto vi si prostra in 
» terra per adora e la riiaestà dell' Altissimo, e Cristo allora gli dice: 



A if w o 1220 107 

j Pnmeeseo atteso lo zelo che tu hai per la salute delle anime, chiedimi 
« ipàokke cosa a beneficio di esse e del mio nome e gloria, Francesco allora 
^ ajatato dalla Vci-gine umilmente donuinda, che a tulli quelli, i quali 
f contessati e contriti entrassero in quella chiesa, degnato si fosse di con- 
9 eedere il perdono e l'indulgenza di tutti i loro peccati, e Gesù gli rispo- 
t se, ciò piacergli, ma gli comanda, che vada in Perugia dal suo vicario, 
t ed a lui una tale indulgenza a nome suo domandi. La mattina perlan- 

■ io recossi in Perugia, dove il sommo pontefice Onorio III trovavasi, 
I ed a lui espose il divino volere. Sulle prime al pontefice ed ai cardinali 

• mia tale domanda troppo avanzata sembrava, e perchè troppo libera, e 

• perehò assoluta e perpetua ; dicevano, che la curia romana non costu- 

• mava di concedere somiglianti indulgenze, e che, concessa questa, quelle 

• di Terra Santa e di Roma sarebbero rimaste neglette. Ma finalmente 
■•intendendo il pontefice, che questa era la volontà divina, gli e la conces- 

• se dicendo tre volte: ed io ve la concedo assoluta, libera, peìyetua, ma 
» di nn giorno soltanto ecclesiastico, cioè dai primi ai secondi vespri ; e 

• volendogli dare il diploma di questa sua concessione, o diremo confer- 

■ ma, (giacché era stata da Dio concessa in presenza di Maria Vergine 

• e di molti angeli visibilmente comparsi ), san Francesco rispose, che 

• bastavagli la di lui parola, mentre Dio per sé stesso avrebbe pensato a 

• divulgare l'opera sua, e soggiunse: La carta sia la hcaia Vergine, notaro 

• Cristo e gli angeli teslimonj. Ciò detto so ne parli per tornare alla sua 
» Porziuncola; ma essendo ormai Torà larda e la notte imminente, non 

j » potè compire il cammino e fu coslrctto a fermarsi nello spedale dei lob- 

• brosi del castello di Colle. Quivi postosi la notte, giusta il suo costume 
» in orazione, e rapito in estasi, gii comparve Cristo dicendogli, che quan- 
» to in terra dal suo vicario gli fu conceduto, ora stato anche in cielo ap- 

■ provato. Tuttociò viene narrato da Luca Wadingo, alfanno 1221. 
» Nel mese di gennaro, due anni dopo la concessione dell' indulgenza, 

» stando san Francesco nella grotlìcella ordinaria sua abitazione, che ave- 
» va presso la Porziuncola, e riandava colla mente sulla passione del san- 
» tissimo Redentore, e macerava il suo corpo, quando sente battersi alla 

• porta, e udi voce che dicevagli, non dover fare tanta penitenza, perchè 
» con essa si avrebbe avanti il tempo dato la morte, ed essendo giovane 
» aver tempo di farla. Conobbe subito il santo, che questa era una diabo- 
» lica suggestione, onde per superarla geltossi nudo in uno spineto ivi 



408 ASSISI 

contiguo, e tanto in esso si rivolse, che tutto il di lui corpo rimase ferito, . 
ed intrìso nel sangue. Ed oh portento I subito quelle spine produsse- 
ro rose bianche e rosse senza spine, come al presente ancora si vede; 
lo spineto irradiato restò da candidissima luce, il santo comparve ve^ 
stito di bianco, e una moltitudine di angeli invitollo a portarsi in santa 
cappella, dove era Cristo con la sua santissima madre. Colse allora 
Francesco dodici rose rosse e dodici bianche, e in compagnia degli an- 
geli, che facevangli ala per una strada coperta di preziosissimi drappi, 
portossi alla santa Porziuncola, ove giunto vede per la seconda volta 
sul di lei altare da una parte Gesd e dall' altra Maria. Prostrato a terra 
li venera, li adora, offre loro quelle rose, e fatto animoso della benignità 
con cui accolto si trova, li supplica di assegnare il giorno da pubblicarsi 
la già concessa indulgenza. Cristo secondando le di lui brame, gli assegna 
quel giorno, in cui T apostolo Pietro fu sciolto dalle catene, ordinando- 
gli, che torni dal suo vicario, e gli chieda a nome suo questo giorno; e 
rispondendo Francesco, che non sarebbe stato creduto. Cristo soggiun- 
segli,che avesse portato seco alcune di quelle rose, quali avrebbergli con- 
ciliata tutta la fede. Obbedì Francesco, e pigliate tre di quelle ro$e rosse 
e tre delle bianche, in onore della santissima Trinità, la seguente matti- 
na, in compagnia di fra Bernardo Quintavalle, Pietro Cattaneo ed An- 
gelo da Rieti, tre suoi fedeli compagni, si portò in Roma, si presentò 
ad Onorio, cui offerì quelle rose unitamente alla supplica, che facevagli 
in nome di Gesù Cristo: ricevelle il papa, e mirando quei florì non più 
veduti in quella stagione vegeti e freschi dopo lungo viaggio, come di 
recante colti, vi ravvisò il miracolo, e tosto si arrese. Ordinò quindi, 
che fossero spediti sette brevi apostolici, diretti a sette vescovi delP Um- 
bria, e che consegnati venissero al santo, acciò li presentasse nelle loro 
mani, ed in essi veniva ingiunto a ciascuno di recarsi alla Porziuncola 
nelle calende di agosto, per pubblicare la indulgenza plenaria e perpe- 
tua ; quella in somma, che a Francesco fosse piacciula, come confessa- 
rono ed attestarono gli stessi vescovi nel pubblicarla. Nolificent venien- 
tibtis ibi itidulgentiam, quae Ubi placuerit : Quod sequemur circa hoc vo- 
luntatem tuam. I vescovi poi deputati dal papa furono i seguenti : fra 
Guido secondo romano vescovo di Assisi, Giovanni Conti romano ve- 
scovo di Perugia, Benedetto vescovo di Spoleto, Egidio monaco bene- 
dettino e vescovo di Foligno, Pelagio Pallavicino vescovo di Noccra, il 






A II II o 1220-1225 109 

beato Villano yescovo di Gubbio, e Bonifacio vescovo di Todi ; quali 
tatti Tengono riportati dal Wadingo, dal Pisano e da altì*i scrittori. La 
mattina del primo agosto arrivati i sopraddetti vescovi alla Porziuncola 
fbrono ben ricevuti dal santo e suoi beati compagni, e dopo aver pre- 
mesBo qualche orazione salirono in un palco a tale effetto in comu ewnh- 
geUi apparecchiato fuori della porta anteriore della Porziuncola, e nel- 
fatlo stesso san Francesco rivolto al gran popolo ivi concorso da molti 
lontani e vicini paesi con zelo premise una conclone ; ed in fine di quel- 
la annunziò per chi confessato e contrito entrato fosse in tal giorno in 
qoeOa santa cappella la plenaria indulgenza e remissione di tutti i pec- 
cati commessi dopo il battesimo : quale indulgenza era per durare ogni 
ìbiio in perpetuo. Uditosi dai riferiti vescovi questa indulgenza di am- 
pia, plenaria e perpetua, si sdegnarono ed al santo rivolti, dissero: È 
tero^ che noi abbiamo ordine dal romano pontefice di soddisfare la vostra 
voUnUA, non vogliamo però soddisfarla in quello che non conviene: e 
consultandosi insieme Tun T altro stabilirono di pubblicarla per anni 
dieci. Il vescovo di Assisi fu il primo, che in tali termini pubblicar la 
voleva, ma quando fu per proferire quelle parole non , potè, ed invece di 
dieci anni fu costretto a dirla perpetua. Si fa avanti allora uno degli 
altri vescovi per correggere il primo, ed egli pure deve miracolosamen- 
te dichiararla perpetua ; il medesimo impulso ebbero tutti gli altri, laon- 
de conosciuto essere divino volere, che T indulgenza fosse perpetua in 
ogni anno, uniformaronsi al santo e tutti uniti plenaria e perpetua la 
pubblicarono. Nel giorno seguente poi, secondo dello stesso mese di ago- 
sto, alla presenza del gran popolo, che da ogni banda concorreva per 
fare acquisto di si grande benefizio, i sette surriferiti vescovi consecra- 
rono la Porziuncola e poi trcnf anni dopo Innocenzo papa decimo (I) 
volle di nuovo da se medesimo riconsecrarla. » 
L'avvenimento esposto in tutto questo racconto fu da taluno messo in 
dubbio, quasi parendogli ti*oppo strano e singolare: ma esso è autenticalo 
ripetutamente da pontificii diplomi, dalla testimonianza di gravi autori in- 
formati dair attestazione de' contemporanei, dalla costante non mai inter- 
rotta tradizione della chiesa assisana. Una inesattezza per altro io devo 



(i) Dovrebbe dire Innocenzo papa guar- poolcfirc, senza che se ne veda vcruii roo- i 
/o, le pur vogliasi far credere, che questo Iìto, V abhia Irenl* anni dopo riconsecrala. j 



ilo ASSISI 

nolarc circa il vescovo di Nocera, il quale dicesi qui essere stato Pelagio 
Pallavicini: lo Tu invece il suo predecessore il b. Rinaldo, la cui vita toccò 
Tanno 4225, come ho detto nel mio racconto su qudla chiesa (4). L'in- 
dulgenza dèlia Porziuncola fu pubblicata nel 4225, se pur non debbasidire 
nel 4218: perciocché lo scrittore dei Secoli Serafici (2) av^^erte, che Ono- 
rio III fu eletto ponteflce in Perugia Tanno 4246 ed ivi si trattenne sino al 
giorno 48 agosto dello stesso anno: quindi parti per Roma, d'onde non 
ritornò più a Perugia. San Francesco adunque doveva presentarglisi in 
Perugia nel 4246, quando egli v' era ; e se due anni dopo ne fu la pubblica- 
zione, doveva questa avvenire nel 4248 e non nel 4225. Tuttavòlta la più 
comune opinione è questa, che la si pubblicasse nel 4225, susseguita im- 
mediatamente dalla consecrazione di quella privilegiata cappella. E anch'io 
credo, che la detta pubblicazione e consecrazione avvenissero nel 4225, 
perchè il beato Rinaldo appunto vescovo di Nocera, cui sappiamo anche 
dai monumenti di quella chiesa essere stato uno dei vescovi consecralori, 
non fu assunto alT episcopale dignità che nel 4222, sicché, nel 4248 non 
avrebbe potuto essere nel numero di essi. 

E qui parlando di Assisi, allof cui chiesa ha tutta la relazione questo 
ammirabile avvenimento, è mio dovere portare anche le pontiGc^e testi- 
monianze, che assicurano la realtà di cosi ampia remissione: al quale 
proposito citerò i pontefici Clemente V, Sisto IV, Paolo V, Gregorio XV, 
Urbano Vili, le cui relative bolle e atteslano e confermano la straordina- 
ria indulgenza della Porziuncola. Altrove mi verrà occasione dì parlare di 
questa cappella, delT antico tempio, che racchiudevala e delT odierna chie- 
sa, <;he la comprende: ciò dopo la metà del secolo XVI. Ora emmi duopo 
tener dietro ad altre azioni di san Francesco sino al suo transito, per coi 
va gloriosa la santa chiesa di Assisi. Né qui dirò della maravigliosa im- 
pressione delle sacre stimmate nel corpo di lui, a somiglianza del croce- 
fisso Gesù, che in forma di alato serafino gli appariva : ciò accadde tra le 
rupi delT Alvcrnia, in diocesi di Arezzo. Qui poi, in Assisi, reduce dalla 
portentosissima visione si diede a compiere con santo zelo le parti del suo 
singolare apostolato, e col moltiplicato esercizio delle consuete sue opere 
di c^irità preparavasi alla morte, che per divina rivelazione sapeva non es- 
sergli lontana di mollo. 

(i) VeJ. alla pag. 17 di qucslo voi. (a) Nella pag. 20. 



A 5 HO 1223-4226 111 



Gravìssiiiui discordia era insorta a quo' giorni tra il vescovo Guido II 
e i magisti^ati delia città ; ed erano tant' oltre arrivati colle scambievoli di&- 
sensiòiii, che il vescovo aveva pronunziato T interdetto contro di questi, e 
questi avendo alla foggia loro decretalo contro del vescovo, vietando a chio- 
chesaia di trattare con lui, o di vendere qualsifosse cosa a lui o ai suoi do- 
Diestiei, o di comperarne sotto nessun prelesto da essi. Francesco afQitto 
per una divisione si enorme, poiché non vedeva che alcuno si frapponesse 
a pacificar^ le parli, ne assunse egli slesso da per sé Tincumb^nza. Pochi 
gM^ prima, egli aveva composto un cantico di lode air eterno Iddio, sulr 
la tarala di quello che cantavano i tre fanciulli ehm nella fornace di Ba- 
httoaia: a questo cantico aggiunse un'altra strofa di questo tenore: « Lau* 

• dato sia mio Signor^ per quelli che perdonano per lo tuo amore, e so- 

• 8te0eqo infermilade e tribulatione. Beati quelli che sustegneranno in 

• pace; che de ti Altissimo serano incoronati ; » poi diede ordine ai suoi 
dfficcpoli di andare in suo nome a casa dei magistrati e d'invitarli a recar- 
si nel palazzo del vescovo; e quando questi siano giunti dinanzi al pre- 
Iato, si pongano a cantare Tinno da lui composto, intrecciandolo ad ogni 
stro&i dalle surriferite parole di perdono e di pace. 11 suggerimento otten- 
ne un ottimo efletlo ; perciocché, appena i discordi udirono il divoto 
cantico, la grazia divina operò nei loro cuori per mezzo della sempUel- 
t& di quelle parole, e s'abbracciarono e si domandarono vicendevohnen- 
te perdono. 

Ma il teutpo del suo felice passaggio da questa lena alla beata regione 
del cielo sempre più avvicinavasi. Trallenendosi egli nel >I22C per volere 
del Vcjcavo nel suo palazzo in Assisi, fu collo da. gravissima infermità: e 
poiché sapeva essere la foriera del suo morire, volle essere trasferilo a 
sanki Maria degli angeli, ed essere collocalo nella stanza contigua alla cap- 
pa'h della Porziuncola. Ivi, qual altro Giacobbe, benedisse i figli del suo 
istituto ; e per mostrare, che niente aveva di comune col mondo, si fece 
porre nudo sopra il terreno. Benedisse anche la sua patria, su cui versò 
alcune lagrime, prevedendo i mali, che in avvenire l'avrebbero afflitta; poi 
cosi le diresse gli affetti suoi : « Sii pur benedetta dal Signore, città fedele 
w a Dio, pe/chè molte anime si salveranno in te e per tuo mezzo. Una 

• grande qua->Jtità di servi deli' Altissimo abiteranno nel recinto delle tue 
■ mica, e nel numero de' tuoi cittadini non poclii ve ne saranno di eletti 

• i^.cr la vita eterna. » 



119 ASSISI 

Alcuni giorni dopo il suo arrivo, fu obbligato per obbedienza da uno 
de* suoi frati a ricevere in prestilo un abito con cui coprirsi; ed 'egli per 
ubbidienza accettollo. Raccomandò quindi, cbe dopo la sua morte il suo 
corpo nudo fosse posto sulla nuda terra, e che gli si desse sepoltura nel 
sito più vile^ sul colle d'inferno (I), dalla parte ove si sogliono giustiziare i 
malfattori. Ma sentendo alfine appressarsi Torà estrema, si fece leggere dai 
suoi frati la passione di Gesù Cristo, poi recitò egli medesimo il salmo 441 > 
Voce mea ad Dominum ctamaivi^ e pronunziate appena le ùltime parole di 
esso, me eaqi>ectant justi donec retribuas mìAt, chiuse gli occhi e spirò. Era 
il sabato 4 ottobre dell'anno 4226. Fu lasciato per qualche ora, per ubbi- 
dire alla sua volontà, nudo sulla nuda terra, poi fu coperto di una tonaca 
che una pia donna gli regalò, e fu portato- in Assisi per essere seppellito 
nella chiesa di san Giorgio. Passando il suo funerale per s. Damiano, si 
fermò alcun poco, acciocché Chiara e te suore, ch'erano con lei, avessero 
la sorte di vedere e di contemplare da presso la preziosa spoglia -del loro 
venerabile istitutore. 

Due autori scrissero, che il corpo di s. Francesco, appena morto, men- 
tr'era ancora nella cella del suo pass^loggio, sia stato aperto e che il cuòre 
cogr intestini sia stato colà riporto, affinchè quivi vi avesse ahneno qual- 
che porzione delle sue reliquie. La loro opinione è fondata su ciò, che vi- 
vente aveva dichiarato il santo, che il suo cuore sarebbe rimasto nel con- 
vento di s. Maria degli angeli: nò hanno altro argomento per dimostrarla. 
E tale asserzione spacciano, come certissima anche al di d'oggi, i frati che 
là dimorano. Ma il Wadingo non sa persuadersi della verità di un tal fat- 
to (2), e molti altri, ai quali io pure mi sottoscrivo, assolutamente lo nega- 
no. E come infatti avrebbero mai azzardato i suoi discepoli di aprirlo per 
estrargli il cuore e gl'intestini? S'egli aveva detto, che il suo cuore sarebbe 
rimasto a santa Maria degli angeli, non vi si scorge, che lo diceva per la par- 
ticolare affezione, che avrebbe sempre conservato verso quel sacro luogo? 
E nell'ultimo recentissimo ritrovamento del venerabile corpo, nell'an- 
no 4820, trovato intiero ed intatto, qual indizio si vide mai di apertura 
chirurgica, per cui ne fossero state tolte le interiori parli di esso? Almeno 



(i) Così chtamaTUÌ veramente quel colle (a) Wad|tt;* Annal. de* Min. air ano. 

a cagione forie delle esecuiioni di giuslizia, iaa6, nuno. 40. 
cbe li si facevano. 



ANNO 1226 H3 



3 ìaos^ A UD di presso ne sapessero quei buoni frati additare, ove giac- 
cioQO collocate: ma neppur questo! . . Dicono, esistere sotto F altare della 
eappella, in cui fu cangiata la sua stanza. Ma perchè non le estraggono e 
non le mostrano alla pubblica venerazione? Chi mai potrà crederlo, in 
onta di tante testimonianze in contrario ? 

Non sarà fuor di proposito, che io chiuda il racconto su questo fulgido 
onuunoito della chiesa assisana col recare le sue ultime disposizioni, ossia 
Fatiestato più glorioso e solenne della sua umiltà, ch'egli intitolò suo testa- 
mmtùj e che col nome appunto di testamento di lui si conosce. Esso è del 
teoore seguente: 

t U Signore diede a me fra Francesco la grazia di cominciar in tal 

• guisa a far penitenza. Allorché io in istato di peccato mi ritrovava, pa- 
» leimi cosa troppo amara il vedere i lebbrosi. Ma dappoiché il medesimo 

• Signore mi condusse tra essi, esercitai la misericordia verso di loro; e 
« ritiraDdomi da essi sentii, che quello, che mi era paruto cosi amaro, era- 
» si cangiato in dolcezza per l'anima e pel corpo. Poco dopo uscii dal se- 

• colo, e nostro Signore una tal fede mi diede nelle chiese, doVegli è pre- 

■ sente, che quivi semplicemente io V adorava dicendo: Vi adoriamo san- 
1 tiiiimo Signor Gesù Cristo qui e in tutte le vostre chiese^ che si ritrovano 
t per tutto il mondo e vi benediciamo per aver voi redento il mondo colla vo- 

• stra santa Croce. Mi diede poi tanta fede ne' sacerdoti, i quali vivono so- 
» condo la forma della santa romana Chiesa, per cagione del loro carat- 

• tere, che se venissero a perseguitarmi,, a loro stessi vorrei ricorrere. E 

■ quand'anche io avessi tanta sapienza quanta n'ebbe Salomone, se tro- 

• vassi de' poveri sacerdoti del secolo, non vorrei contro la loro volontà 

■ predicar nelle chiese, ov'essi dimorano. Essi e tutti gli altri voglio te- 

• mere, amare, ed adorare come miei Signori. Non voglio in essi conside- 

• rare alcun peccato, perchè veggo in loro il Figliuol di Dio, e sono miei 

• Signori. Il motivo, per cui cosi fo, egli è perchè in questo mondo altro 

• non veggo di sensibile del medesimo altissimo Figliuol di Dio, che il san- 
i tissimo di lui Corpo e Sangue, eh' essi consacrano e ricevono ed essi soli 

• ministrano agli altri. 

■ Ora questi santissimi misteri onorar voglio e venerare sopra ogni allra 

• cosa e collocarli in luoghi preziosi. Ovunque troverò in luoghi indecenti 

• i santissimi nomi e parole del Figliuol di Dio, voglio raccoglierli, e pre- 

• go, che si raccolgano e si ripongano in qualche onesto luogo. Dobbiamo 

Voi. y. i5 



111^ ASSISI 

9 altresì rispettar tutti i teologi e quelli, che ci dispensano la santisiima 
» parola di Dio, come quelli che ci amministrano lo Spirito santo e la vita. 

» Dappoiché il Signore m'ebbe incaricato della direzione delirati ninno 
» m'insegnava ciò che dovessi fare: ma T altissimo Iddio, egli stesso mi 
» rivelò, che dovessi vivere, secondo la forma del santo Vangelo. La feci 
» scrivere in poche e semplici parole, ed il papa me la confermò. Coloro 
B che venivano ad abbracciare questa vita, dispensavano ai poveri tatto 
» ciò che aver poteano. Si contentavano di una sola tonaca rappezsata, dii 
» volea, dentro e fuori, con un cingolo di corda e le mutande: e non vo- 
li levano di più. Noi cherici dicevamo ToCKcio, come gli altri oberici:! 
i» laici dicevano il Paternoster, Ben volentieri dimoravano nelle chiese po- 
li vere e derelitte: ed eravamo idioti e soggetti a tutti. 

» Io lavorava colle mie mani, e voglio lavorare: ed è mìa ferma vo- 
li lontà, che tutti gli altri frati s'impieghino in qualche onesto lavoro. 
» Quei, che non san lavorare, imparino non già per cupidigia d'esser ri- 
» compensati di ciò che faranno, ma per dai* buon esempio e per fuggire 
» l'oziosità. E quando non ci si desse la ricompensa del nostro lavoro, ri- 
B corriamo alla mensa dd Signore, chiedendo di porta in porta la cariti. 
» Il Signore m'ha rivelato, che noi usar dovessimo questa maniera di sa- 
» lutare: // Signore vi (Ha la sìjm pace . 

» Si guardino bene i frati di non ricevere in alcun modo né chiese né 
» case né tuttociò che per essi vien fabbricato, sa tali cose non sono con- 
n formi alla santa povertà, che nella regola abbiamo promesso di osscr- 
» vare; e nelle abitazioni loro dimorino come forestieri e pellegrini. Co- 
ti mando fermamente per obbedienza a tutti i frati, che ovunque si ritro- 
» vino non ardiscano chiedere alcuna lettera nella corte di Roma, né da sé 
» stessi, né per mezzo altrui, né per la chiesa, né per altro luogo, né sotto 
» pretesto di predicazione, né tampoco per sicurezza de' loro corpi in caso 
n di persecuzione. Ma quando non saran ricevuti in un luogo, fuggano in 
» un altro, per ivi far penitenza con la l)enedizione di Dio. 

Assolutamente voglio ubbidire al ministro generale di questa frater- 
ni nità e a quel guardiano, che piacerà d'assegnaimi; e voglio esser tal- 
li mente legato nelle sue mani, che io non possa né andare né fare contro 
» la sua volontà, perché egli é mio signore. Benché io sia uom semplice 
» ed infermo, voglio non di meno aver sempre un chorico, che mi dica 
• l'oCGzio, secondo che dalla regola é prescritto. Tutti gli altri frati siano 



ANNO 



1226 415 



I taDuti ad ubbidire ai loro guardiani ed a recitar roffizio, secondo la 
regola. Se Te ne fossero alcuni, che non recitassero ToICzio, secondo la 
regola, o die volessero fiEurvi delle mutazioni, oppure che non fossero 
cattolici; tutti i frati dovunque siano e dovunque trovino alcun di essi, 
per obbidiensa siano tenuti a consegnarlo al custode più vicino al luogo 
doreravran trovato, n custode poi sia tenuto per ubbidienza a ben cu- 
stodirlo notte e giorno come un prigioniero ; cosicché ninno glielo possa 
lamiere dalle mani finché in propria persona lo rimetta nelle mani del 
no ministro: e questi sia pur anche strettamente per ubbidienza tenuto 
a farlo condurre da' irati, che lo custodiscono giorno e notte qual pri- 
gjniBiero fino a tanto che lo presentino al cardinale Ostiense^ il quale é il 
sigoore protettore e correttore di questa fraternità. 

• Né stiano i frati a dire: questa é un'altra regola. Perocché non é 
altro che un ricordo, un avvertimento, un'esortazione e il mio testa- 
mento, che io fra Francesco vostro vilissimo ser\itore a voi lascio fra- 
telli mia benedetti da Dio, affinchè meglio cattolicarocnle osserviamo la 
regola, che al Signore promesso abbiamo di osservare. Il ministi*o gene- 
rale e tutti gli altri minisri e custodi siano teiiuti por ubbidienza a non 
aggiungere nulla a queste parole e a non diminuirle : ma sempre abbia- 
no presso di loro questo scritto unito alla règola : e in (ulti i capitoli, 
die terranno, quando leggeranno la regola, leggano ancora queste pa 
refe. Comando eziandio assolutamente per ubbidienza a tutti i miei frati 
eherici e laici di non metter glose alla regola, né a questo scritto di- 
cendo : cosi debbono intendersi : ma siccome il Signore mi ha data la 
grazia di puramente e semplicemente dettarle, cosi voglio, che le inten- 
diate puramente e semplicemente senza glosa, e che con sante opera- 
zioni sino alla fino della vostra vita le osserviate. 

1 Chiunque osserverà queste cose, sia ricolmato in cielo delia benc- 
diaone dell' altissimo Padre celeste; ed in terra sia riempiuto della Iks 
aedìzione del diletto di lui Figliuolo e del santissimo Spirito consolato- 
re, coir assistenza di tutte le virtù celesti e di tutti i santi: ed io fra 
Francesco, vostro vilissimo servo, quanto mai posso vi confermo dentro 
e fuori questa santissima benedizione. Cosi sia. » 

Non era in Assisi il vescovo Guido, allorché avvenne ta morte del se- 
rafico patriarca : egli per divozione s' era recato alla visita del santuario 
eelebratissimo del monte Gargano. Ma, secondo che narrano gli scrittori 



116 ASSISI 

più antiichi, i quali ci tramandarono le notizie della vita e della morte del 
santo, egli stesso il gran servo di Dio apparvegii, nella notte mede^àma del 
suo beato passaggio da questa terra alla gloriosa eternità ; ed apparsogli, 
cosi parlò: Io lascio il mondo e me ìie vado al cielo. La mattina seguente 
il vescovo narrò ai suoi, che lo accompagnavano, la visione; e ritornato 
che fu in Assisi, se ne informò diligentemente e conobbe, aver lui avuto 
queir apparizione nelF ora medesima, in cui il santo moriva. 

Quel cardinale ostiense, protettore e correttore delf ordine francesca* 
no, di cui parla nel surriferito testamento il santo istitutore, era il cardi- 
nale Ugolino de' conti di Anagni, che in sul finire dell'anno 4227 diventò 
papa Gregorio IX. Egli, anche dopo innalzato alla cattedra di s. Pietro, 
conservò la protezione sua verso l'ordine medesimo; lo che fece animo 
al capitolo generale di quei frati, di chiedergli la canonizzazione del loro 
santo patriarca, giacché Iddio degnavasi di onorarlo con una quantità stre- 
pitosa di miracoli. Promise Gregorio IX di applicarvisi con tutta queir at- 
tenzione, che un si importante affare esigeva. E mantenne la sua promes- 
sa nel seguente anno 4228. Costretto a fuggire di Roma, per una sedizione 
colà suscitata dagli emissarj delF imperatore, si portò a Rieti, quindi a 
Spoleto, d'onde ad Assisi. Fermossi alquanto al convento di s. Damia- 
no (4): nessuno meglio di lui, ch'essendo stato protettore dell'ordine, ave- 
va avuto occasione di giovarla co' suoi aiuti e consigli, conosceva la san- 
tità dell'illustre vergine Chiara e delle suore, che con lei abitavano. Dopo 
lungo e familiare discorso, il santo Padre le esibì dei fondi, per cui prov- 
vedere al sostentamento di lei e della claustrale famiglia : ma la santa se 
ne rifiutò,^ assicurandolo, che la povertà valeva più di tutti i beni del mon- 
do, ned eravi tesoro più sicuro di questo. Tale risposta fece supporre al 
pontefice, ch'ella cosi rispondesse per riguardo al suo voto di povertà: per- 
ciò le si ofTerl disposto a scioglierla: « Santo padre, ripigliò la fervorosa 
9 claustrale, io non voglio cosa alcuna, che mi distolga dall' impano mio 
i d'imitar (iesù Cristo; né altra assoluzione d^idero, che quella da' mici 
n peccati. » 

Dopo questo colloquio entrò Gregorio IX in Assisi, dove fu ricevuto 
con grande apparecchio. La devozione sua lo condusse fia'da principio al 
sepolcro di Francesco, per venerarlo ed orarvi. Ivi, coi cardinali del suo 

(i) Riiuild. annal. eccl. an. 1228, nam. v. 



ANNO 4226-1228 417 

seguito, tenne consiglio circa il processo da incominciarsi per la cànoniz- 
saxkMie di quell'ammirabile servo di Dio. Ordinò quindi una esatta infor- 
tnazione dei miracoli operati dopo la morte ; né fu difiScile la cosa,percioc- 
ehè tatti i testimoni erano nella città e nei dintorni. Ne affidò T esame ad 
tìtauA cardinali a ciò deputati, ed egli prosegui il viaggio alla volta di Pe- 
rugia, per trattare le differenze, che sussistevano coir imperatore. I cardi<^ 
naii, a vero dire, non parevano troppo favorevoli ad una canonizzazione 
cosi vicina alla morte del santo: tuttavolta, sottomessa la cosa ad un ma- 
taro esame, non vi fu più ostacolo alcuno. Gregorio IX fece ritorno di 
bd nuovo ad Assisi, e volle celebrarne egli stesso la pomposa solennità. 
La cerimonia si compi con grande esterioritù di apparato nel di >6 lu- 
glio 4228, nella chiesa di s. Giorgio, ove il santo corpo riposava : essa fu 
celebrata con tanta pompa, che san Bonaventura si scusa dal riferirne 
le circostanze, perchè troppo lunga ne sarebbe stata la narrazione. Com- 
pioto il sacro rito, il papa discese dal suo trono, pertossi al sotterraneo 
ove ne stava il venerabile corpo, vi si prostrò dinanzi, ne baciò il sepolcro, 
e vi fece molte offerte. Alberto abate benedettino di Stadio, che dodici 
anni dipoi si fece francescano, racconta nella sua cronica (I), che il papa 
e i cardinali « levarono il corpo per dare a sé stessi e a quei signori che 

• avevano in compagnia, il contento di vedere T impression delle piaghe di 
9 Gesù Cristo in quel corpo maraviglioso, che conservavasi fresco e 

• incorrotto. » 

Troppo lungo sarebbe il ridire qui tutti i miracoli, che il Wadingo ha 
estratti dal processo della canonizzazione, avvenuti alla presenza dell* in- 
tiera città di Assisi. Alcuni tuttavia ne accennerò, colie parole dello scrit- 
tore della vita di esso santo, da me altrove citata (2) : « Nel giorno stesso 

• della sepoltura del santo, una giovane di Assisi, che aveva la testa mo- 

• struosamente ravvolta ed attaccala ad una spalla, non fece altro che 

• metterla sotto il sepolcro di lui e fu in un tratto restituita al suo essere 

• naturale. Un cittadino parimente di Assisi, cieco da cinque anni, il quale 
9 era stato amico intrinseco del padre san Francesco ; una donna chiamata 

• Sibilla e un uomo da Spello, amendue similmente ciechi da molti anni, 
» ricuperarono collo stesso mezzo la vista. Un fanciullo caduto da un 



(i) Abb. sla«l. sotto V ano. 1228. dotta tn italiano, ecc. Venezia 1818, tom. if, 

^a) P. Angelo Cbarippe Recolletto, tra- pag. a5G. 



4.18 ASSISI 

B luogo assai alto e fracassato del tolto, dopo d' essere stato tfe giorm 
B senza dare alcun segno di vita, trovossi vivo e sano tosto che sua ma-> 
» dre ebbe fatto voto, s* ei ritornava in vita, di portarlo al sepolcro del 
B santo e di farvi V offerta. Erano otto giorni, che un altro non prendeva 
» più nulla, aveva chiusi gli occhi e la carne tutto annerita ; ed era tenuto 
» per morto. Sua madre, che piangevalo come iale, non cessava perciò di 
B invocare san Francesco, quand* ecco fu renduta al fanciullo la vita ; apri 
» gli occhi e la carne ripigliò il suo bianco e vivo colore. Interrogato chi 
B r avesse guarito, rispose col suo parlare da fanciullo: È stalo s. Pranee' 
B Cesco fiel darmi la benedizione. Un uomo chiamato Mancino, ridotto agli 
B estcemi ed abbandonato dai medici, pronunciò con una debolissima voce 
B il nome di Francesco e nel medesimo tempo si trovò in perfetta salute, b 
Ma basta, perchè non la finirei più. 

L' autore della Disamina (4) non elsa dire t precisamente sino a qual 
B anno governasse la chiesa di Assisi b il vescovo Guido II; ma non v'ha 
dubbio, eh' egli non la governasse sino alla metà del 4229. Si sa, per te-^ 
stimonianza dello stesso scrittore, ch'egli nel 4225, ai 49 di ottobre^ 
« coir assistenza dei vescovi Giovanni di Perugia ed Egidio di Foligno, 
B consecrò la chiesa matrice di Bcttona, come da un' antica pergameno, 
B già esistente neir archivio della chiesa medesima, si può riconoscere, b 
Ma un' altra pergamena, esistente nelF archivio della chiesa collegiata di 
san Lorenzo di Spello, ci fa sapere, che il vescovo Guido II, nel di 24 mag-^ 
gio 4228 accompagnava il pontefice suddetto sino a Spello; sicché la sua 
morte non può essere avvenuta, che dopo quel giorno ; perciò o negli ul^ 
» timi di maggio, o nel mese di giugno. Nel seguentcì luglio infatti, il ve^ 
scovo F&A Simone, succeduto a Guido Ily accoglieva in Assisi, reduce da 
Perugia, il suddetto pontefice; e nel di 46 dello stesso mese assisteva alla 
solenne canonizzazione del santo patriarca, al cui ordine apparteneva egK 
pure. Deir esistenza di questo vescovo dubita V autore della DisamiiMj ri-<- 
cusando di prestar fede all' Ughelli. Ma nel racconto delF Ughdli è del bio^ 
grafo dei cataloghi assisani esiste un manifesto errore. Dicono, che questo 
Simone interveniva « li 24 maggio deir anno medesimo ( 4228 ) alla con- 
B secrazione di s. Lorenzo di Spello, e fu presente a quella della cattedrale 
B di s. Rufino e in fine assistè alla canonizzazione di s. Francesco lo 

(i) Pag. a55. 



ANNO 1^28 119 

» ftesm •uno ai 4 6 di luglio. » A Spello, nel di 24 ma^o, non il vescovo 
Simone, ma il vescovo Guido II accompagnava il pontefice Gregorio IX, 
come bo notato di sopra, in base della pergamena citata. In san Rufino 
poi, ossia nella cattedrale di Assisi, si trovava presente il vescovo Simone; 
e trovavasi presente alla consecrazione non giù della chiesa, che fu conse- 
crata venticinque anni dipoi da Innocenzo IV; ma dell* altare, che fu con- 
seeralo da questo pontefice ; siccome ci assicura Y iscrizione relativa ( a cui 
da mano ignorante, che la trascrisse, fu aggiunta la parola ECCLESIAE, 
die nella pietra non v' è ) : la quale iscrizione si conserva tuttora noli* ar- 
dano capitolare, ed è cosi: 

ÀN DNI . MCC . XX 

Vin^INDICT ._PRI_. 
III . ID . 1VN_. FCA E C 
SECRATIOJI ALT 
ARIS . A PP . GG . Villi 

Q H COUT lACET 
INFERIVS 



Errò bensi gravemente T Ughelli, dicendo, che questo vescovo Simone 
concedesse alle monache di santa Chiara la sunnominata chiesa di sanT 
Giorgio: ciò avvenne soltanto nel 1257: e il vescovo, sotto cui fu conces- 
sa, era Nicolò di Carbio, come alla sua volta dirò. Bensì sotto di lui av- 
venne la fondazione del grandioso tempio; monumento insigne di pietà 
e di ammirazione per tutti i secoli ; in cui dovevansi trasferire le preziose 
spoglie mortali del santissimo patriarca. Promotore della magnifica impre- 
sa fu r intrepido fra Elia, che dal capitolo generale dei minoriti era stato 
eiettò a succedere al serafico patriarca nel difficile ministero della genera- 
le reggenza dclf ordine. Egli scelse d'intelligenza coi consoli della cittì il 
luogo più opportuno a tal uopo ; ne se ne trovò uno migliore, si per la 
chiesa come pel convento contiguo, del colle, che si diceva comunemente 
il colle d inferno. E lo aveva il santo, prima del suo morire, accennato 
siccome luogo da destinarsi alla sua sepoltura. Quel nome obbrobrioso, 
fu cangiato dal papa medesimo nelF onorevole nome di coUe di paraéko. 
Tosto si scavarono sul pendio di esso colle i fondamenti della nuova 



liO ASSISI 

eliiesa: Gregorio. IX, assistito dai cardinali e alla presenza di meriti tigoori 
e di una moltitudine innumerevole di popolo, ne pose la prima pietra, 
ed assegnò per le spese della fabbrica la parte più considerabile ddle sue 
rendite nella valle di Spoleto. 

La parte inferiore della chiesa, che fabbricavasi ad onore di san Fran- 
cesco e che ne doveva accogliere il venerabile corpo, fu terminata e sta- 
bilita perfettamente in volto, nelfanno 4250. Si fece sapere per tutta l'Eu- 
ropa, non solamente ai frati dell'istituto di lui, ma anche a tatti i prìncipi 
cristiani, che in quell'anno sarebbesi fatta là traslazione del venerando 
suo corpo, e che si sarebbe tenuto il capitolo generale dell'ordine. A que* 
sto annunzio vi concorsero più di due mila religiosi e una quantità cosi 
copiosa di ogni sorta di persone, che fu d' uopo piantar delle tende fuori 
della città. Anche il papa voleva trovarvisi presente ; ma il trattato di 
pace, che allora chiedevagli V imperatore, lo costrinse a restare in Roma. 
Perciò spedi ad Assisi i suoi deputati, i quali portarono doni magnifici ; 
una grande croce d'oro fregiata di perle e di altre pietre preziose, molti 
sacri vasi d' argento e d* oro, un pallio da altare di grandissimo valore ed 
altri ornamenti assai ricchi. 

Le lettere apostoliche, che il santo Padre uni ai suoi regali, sono cosi 
belle, che meritano di essere almeno compendiosamente fatte palesi. In 
esse adunque, dopo di aver detto, che i miracoli, coi quali Iddio si degna 
di onorare le relìquie dei santi, sono un di grandissima utilità alla religio- 
ne e alla chiesa, cosi prosegue: « In mezzo ai mali, che ci opprimono, 
9 noi troviamo un motivo di allegrezza e di rendimento di grazie nella 
» gloria che Iddio sparge sopra il bealo Francesco, padre nostro e vostro, 
B e fors' anche più nostro che vostro. Oltre alle celebri maraviglie, delle 
9 quali egli fu strumento, abbiamo delle prove autentiche, eJie ci assicu- 
» rano, essere stato poc'anzi risuscitato un morto in Alemagna per la in- 
» tercessione di lui. Ciò maggiormente ci anima a pubblicare con tutte le 
9 nostre forze le lodi di questo gran santo : colla fiducia, che avendoci 
9 egli si teneramente amati, quando era al mondo, in cui viveva come se 
9 fosse stato fuori del mondo, ci ami ancor davvantaggio ora che trovasi 
B più unito a Gesù Cristo, il quale è la medesima carità, e non cessi d\in- 
» t^rcedere per noi: sperando ancora, che voi, generali da lui in Gesù 
9 Cristo e lasciali credi delle ricchezze della sua profondissima povertà ; 
9 come quelli, che noi portiamo nelle viscere della nostra carità, con un 



ANNO 1228 -ISSO 121 

• Tiro desiderio di procurare il bone dell* ordine vostro ; ioOpicgheretc 
f le vostre orazioni per ottenere da Dio che ie nostre Iribolaarioni siano 

• vantaggiose alla nostra salute. » Poscia il pontefice gli esorta, gli scon- 
giura, ed ordina loro, nel nomo di Gesù Cristo e per apostolica autorità, 
con an aflelto veramente paterno, d' imitare la mortificazione, T umiltà,' la 
paiienxa e T ubbidienza del loro santo istitutore, e di porre in pratica le 
isInuDoni di luì, per celebrarne degnamente le lodi e per essere poi a parte 
della gfcwia, eh' egli gode. Inoltre concede indulgenze a chi visiterà il nuovo 
tonpio nel giorno della traslazione e nel suo anniversario. 

Uaodò il divoto pontefice anche una somma di denaro per continuar- 
ne la magnifica fabbrica : ed a Chiara e alle sue suore donò la chiesa di 
8. Giorgio, donde il sacro corpo dovevasi trasferire. Diede ordine, che 
aeeanto a questa si fabbricasse un monastero, in cui potessero abitare 
meno disagiatamente e con più sicurezza, che non in quello di s. Damia- 
no, y quale era angustissimo e fuori della città. Non andarono però ad 
abitarvi, che trentaqualtro anni dipoi, nel 4264; allorché, terminata la 
fabbrica a spese del papa Alessandro IV, vi fu trasportato solennemente 
il corpo di santa Chiara, ch'era morta nel suo primo soggiorno di s. Da- 
miano, undici anni avanti : ma di ciò devo parlare a suo luogo. 

Ora ritornando a dire del nuovo tempio e del trasferimento del corpo 
di s. Francesco, il papa Gregorio IX con altre sue lettere apostoliche, di- 
rette al ministro generale de' frati minori, dichiarò di prendere sotto la 
protezione di s. Pietro e sotto la sua, la chiesa che fabbricavasi in onore 
del serafico patriarca, volendo, che questa in avvenire abbia a dipendere 
unicamente ed esclusivamente dai pontefice romano, ed abbia a riguar- 
darsi come matrice e capo di tutto l'ordine de* francescani ; e in segno di 
avere ottenuto dalla santa Sede siffatte prerogative, le impone l'obbligo di 
contribuire annualmente a lui e ai suoi successori una Ubbra di cera. 

Finalmente, dopo magnifici preparativi, si fece la traslazione del corpo 
di san Francesco, il di 25 maggio, ch'era la vigilia di Pentecoste. La cassa, 
in cui stava chiuso nella chiesa di s. Giorgio, fu levata da terra a suono 
di trombe e di altri stromcnti, e fu collocata sopra un bellissimo carro 
elegantemente ornato con ricchi e svariati ùegi : esso fu strascinato da 
bovi coperti di scarlatto. Dal papa stesso erano stati nominati suoi com- 
missarii e vicarii apostolici per una tale solennità il ministro generale ed 
' altri frati deir ordine; ma non fu ad essi possibile esercitare l'uffizio loro. 



122 ASSISI 

Imperciocché i prìknarii di Assisi, che avevano fatto mettere air armi molta 
gente, s'impossessarono a forza del santo corpo, né permisero per gdisa 
alcuna, che altri lo toccassero, temendo x;be non fosse loro tolto od alme- 
no che non né fosse levata una qualche parte. Giunti alla nuova chiesa ti 
opposero alF ansietà, che tutti avevano, di vederlo: ebbero l'audacia di ra- 
pirlo tumultuosamente e collocarlo dove secretamente avevano stabilito. 
Tal cosa cagionò tanto scompiglio, che i religiosi non gli poterono rendere 
alcun onore. Vi fu chi portò opinione, essere ciò avvenuto di concerto 
con frate Elia, ministro generale delf ordine, forse perchè non si venisse a 
sapere precisamente il sito, dove collocava^! il sacro corpo, nò l'ingresso, 
del luogo sotterraneo, per timore che non venisse rubato. Appena il pa^ 
fu informato del disordine avvenuto nella solennità di questo trasferimeih 
to, spedi ai vescovi di Perugia e di Spoleto un breve contro gli assisani, 
in cui tra le altre cose diceva: « Io gli ho colmati di benefizii; dovevano 
D mostrarne gratitudine, principaUnente in una occasione a me ivopfo 
«sensibile; e gl'ingrati m'hanno invece oltraggiato. Sapendo, che dopo 
» avere canonizzato s. Francesco, io faccio fabbricare ad onor suo una 
chiesa, di cui ho posta la prima -pietra colle mie mani ; che io V ho. deco- | i^ 
rata di più titoli, i quali sonò di ornamento alla loro città ; che io per 'm 
n autorità apostolica vi faccio trasportare il corpo del santo ; sapendo, 
» che ho stabilito miei vicarii a tale effetto il generale de' frati minori ed 
» altri buoni religiosi del medesimo ordine, e che vi ho applicato delle 
• grandi indulgenze ; sono stati tuttavia si insensati, da voler mettere le R g 
» loro profane sacrileghe mani su quello che non doveva esser toccato se ^ 
» non dai sacri ministri; hanno impedito di rendere al santo l'onore, che ^ 
» gli è dovuto ; hanno disturbato tutta la solennità. » Quindi li paragona >, 
ad Oza (1), cui Dio puni colla morte per avere steso audace la mano al- 
l' arca santa ; li paragona al re Ozia (2), il quale, per avere voluto usur- ^ 
parsi il ministero dei sacerdoti, rimase infetto di lebbra pel rimanente dei 
giorni suoi. « E non debbon eglino, prosegue il pontefice, non debbon 
» eglino temere le stesse pene per un delitto consimile? » E per far loro 
intendere quanto questo fosse grave ed enorme, sospese tutti i privilegi 
concessi alla chiesa di s. Francesco, e gF interdisse finché gli assisani ne 

(i) Il de' Re, cap. vi, veri. 6 e 7. (a) 11 de' Paralip. cap. xivt. Ter». 16, 

ao e ài. 



ANNO 4230-1235 123 



ifesGcro dato soddisfazione. Ingiunse alla città, che inviasse subilo a 
Koma dei dopatati per tale effetto, ordinando ai vescovi, in caso di con- 
traTTenxione, di scomunicare e d'interdire senza riguardo ad alcuna ap- 
peBaiioDe. Gli assisani soddisfecero al pontefice e tutto fu ristabito nel suo 
eisere primiero. Del sacro corpo per altro non se ne venne più a saper 
aaUa, sicché per quasi sei secoli rimase occulto e perduto : si sapeva, cs- 
jere stato sepolto nel recinto del sacro tempio ; ma in quella vastità, chi 
ne poteva indovinare il luogo preciso? Supponcvasi, .che giacesse verso 
Taltar maggiore: se de tentò talvolta la discesa, ma non si trovò, che du- 
riBBima roccia, tra cui gF investigatori si fecero strada a forza di scalpello: 
TioY perciò dovette non solo desistere dall'impresa, ma proibirne altresì 
qpaloaquc ulteriore tentativo: Clemente XI impose silenzio a chi disputa- 
va sulla situazione e sulF atteggiamento del serafico corpo, cui dicevasi, 
per biuarra tradizione, essere in piedi, cogli occhi aperti e colle stimmate 
niiMCOodc e freschissime. Ma Iddio Bvcva riservato ad altra età lo schia- 
rimento di tante dubbiezze, la cognizione di un tal fatto, il ritrovamento 
in somma del sacro corpo desideratissimo. L'età, in cui sedeva sulla cat- 
tedra di san Pietro l'immortale Pio Vii, era Tetà fortunata, che doveva 
essere testimonio del grande evento. Alla sua volta ne parlerò. 

Gregorio IX, cinque anni dopo l'avvenuta traslazione del- corpo di san . 
Francesco, venne ad Assisi, e con solennissima pompa, il di 20 aprile, che 
era la domenica dell'ottava di Pasqua, consecrò la magnifica, maraviglio- 
sa basilica. Essa e composta di due grandiose chiese Tuna sopra l'altra, 
ed ha contiguo il vasto convento ; e si questo come quelle sono di una 
struttura cosi ammirabile .e straordinaria, che quanti la veggono oon 
ponno a meno di non restarne attoniti, sbalorditi, e chiedono qual arte, 
quali lavori, quali somme immense di denaro non abbiano occorso per 
costruire edifizii cosi eccelsi , cosi solidi^ cosi vasti sul pendio di un mon- 
te ÌDUguale, al di sopra di profondissimo spaventevole precipizio. Questa fu 
r opera di pontefici e di cardinali, alia quale frate Elia colla sua industria 
e sollecitudine ha contribuito di molto : il padre Wadingo, che l'ebbe a suo 
beli' agio considerata, ne fa una bella e diffusa descrizione (I). Oggidì 
non più due solamente, ma tre sono le chiese, l'una sovrapposta all'altra, 

(i) Ne' suoi annali de' Minori. Una eiat- riglJa, ove IroVasì descriUo anche il sollerra- 
U descriiione, corredata di molte incisioni, nco formalovi dopo lo scoprimento del sa- 
fu pobblicala in Assisi nel i835 coi tipi Sga- ero corpo. 



ìih ASSISI 

che formano il coi^o della singolare basilica: a quella, che sempre fu 
nominata inferiore, perchè sta sotto alla più alta, soggiace il sotterraneo, 
dove fu trovato il corpo del seràfico patriarca. Anche di questo fortunato 
ritrovamento parlerò alla sua volta. 

In tutto il giro delle narrate vicende era sempre vescovo di Assisi il 
sunnominato Signore Vereducci ; ma continuò ad esserlo ancora per poM. 
Imperciocché nel 4236, addi 45 settembre gli si trova gii un socceóore 
nella persona di Matteo, eh* è nominato in una carta dell'archivio di santa 
Maria di Spello. Contiene questa carta un giudicato di Bartolomeo vescovo j 
di Spoleto in causa vertente inter abbatem et capitulum monasterii $amM 
Silvestri de Mante Subasta ex una parte et capitulum ecclesiae sanctae Mèr 
riae de Spello ex altera; ed ha questa carta le seguenti note cronologiche: 
Dalum Spoleti in episcopalu hoc arbitrium^ sive sententia^ anno domini 
MCCXXXVL tempore domini Gregorii Papae IX. et die XlIIintrante Septemr 
bri indictione IX. praesentibus D. Maìthaeo Episcopo Assisinati^ Joanne or- 
chidiacono spoletano^ magistro Nicolao priore Ecclesiae -spoletanae eie. 
Esisteva a questo tempo una controversia anche tra il vescovo e il capitolo 
di Assisi, a cagione di alcune terre dello stesso Monte Subasio; e le parti 
litiganti elessero di comune consenso due giudici compromissarii, che ne 
pronunziassero la sentenza: eglino furono il frate Elia, generale dei mi* :| 
nori, e il frate Buono, religioso dello stesso ordine. Su ciò esistono due per- 
gamene: una neir archivio della cattedrale, ed è il compromesso del ve- 
scovo, sotto la data del 4457, /// Kal. maji, iKdict. X; l'altra nella segrete- 
ria priorale, ed è un atto del consiglio del comune, che contiene F accennato 
compromesso colle date medesime, ed evvi inoltre la pubblicazione del 
laudo, fatta dal notaio il di 44 agosto dello stesso anno. Nell'assenso poi 
alla sentenza dei giudici compromissarii si trovano nominati MaUhaeus 
episcopus Àssisii et Moricus prior sancii Ru/ini. Questo Mo&ico, il quale co! 
carattere di priore di s. Rufino, oltreché nella citata carta, era stato no- 
minato anche in un'altra del 4255, conservata essa pure ndl' archìvio del- 
la cattedrale, fu inserito tra i vescovi assisani della serie dipinta nel vesco- 
vato. Su qual fondamento ciò si facesse, l'autore della Disamina (1) non fo 
sa dire ; tanto più che neppure il biografo dei catologhi assisinati accen- 
noUo. Tuttavolta io trovo nei manoscritti inediti del Coleti, già più volte 

(I) Pag. a58. 



ANNO Ì235-1247 135 

diali, epistenti ndla biblioteca marciaoa di Venezia, doverlosi ammettere 
VBltBppog^o di un istromento d'enfiteusi dell'anno 42S8, del di 27 oUo- 
bre, col quale egli nominatamente concede ad Andreuccio Gentili del ca- 
sleRo di Bettona alcuni beni appartenenti alla sua mensa vescovile: e lo 
istromento di cui parlo, dicesi esistere nelF archìvio vescovile. Ed ecco su 
(|Dd fondamento dev'essere stato inserito questo Morico nella serie dei 
santi pastori assisani, dipinta nella sala del vescovato. Certamente dòpo di 
hi aorsero le discordie per la elezione del nuovo vescovo, quando il clero 
e il popolo desse un tale, di cui non si sa il nome, e il cardinale diacono 
Bùaerio Capocci, viterbese, ch'era legato apostolico nell'Umbria non vol- 
le nMeceme per canonica l'elezione. Ciò si conosce da una lettera del 
papa ianocenzo IV, che dovrò portare più oltre e che appartiene a|r an- 
no 4250. 

Uè altro fu eletto in sostituzione di queir anonimo escluso dal cardi- 
nale legato: e questi fu il francescano fra Crescenzio Grizi da Jesi ; egli da 
prima cfa slato scelto alla carica di generale dell'ordine suo; pòscia nel 
1247 n'era stato deposto, e in seguito, nell'anno slesso, il capitolo di As- 
sisi se lo aveva nominato suo vescovo, col consenso del cardinale Pietro, 
diacono di sant* Eustachio, legato pontificio nelF Umbria. Intanto il ponte- 
fice Innocenzo IV aveva eletto vescovo di Assisi un altro francescano. Peate 
I Nicolò di Carbio, ossia di Calvi, ed avcvnio pcrsonahnenle consecrato. Tut- 
to il progresso di questo affare ci è fatto conoscere da quattro lettere del 
papa suddetto scritte da Lione;' tre delle quali hanno la data del 1247, la 
quarta Tha del 1250. La prima è diretta al medesimo fra Crescenzio, e et 
fii conoscere, che questi dopo essere stato eletto dal clero assisane, aveva 
anche ricevuto r episcopale consccrazione: il papa infattigli dù assoluta- 
mente il titolo di vescovo: con essa lo avvisa, che la chiesa di Assisi è giù 
provvista di pastore, eletto e consecrato da lui medesimo, e che questi è il 
frate Nicolò di Carbio. La seconda è diretta al cordinale diacono sunno- 
minato, Pietro ^el titolo di sanf Eustachio; a hii dice, che avendo a so 
chiamata la nomina del vescovo di Assisi, ormai caduta sopra diverse per- 
sone, egli vi aveva eletto il suddetto fra Nicolò, e ne aveva anche dato an- 
nunzio al clero e al popolo della cittò, i quali sostenevano T elezione di fra 
Crescenzio appoggioti alf autorità di esso cardinale legato, a cui il mede- 
simo fra Crescenzio si teneva forte. La terza lettera pontificia è diretta al 
potestà e popolo di Assisi, e con questa rigetta assolutamente l'elezione 



126 ASSISI 

dei frate Crescenzio, e dichiara, che avendosi il pontefice richiamato il di- 
ritto della nomina, era sua volontà che fosse ricevuto per loro . vescovo 
reletto e consecrato da lui. Sbagliò pertanto rUgbelli, dicendo, che /ro 
Crescenzio era stato eletto da Innocenzo IV, dal quale anzi fu rigettato, 
perchè illegittimamente eletto. Ma poiché non aveva egli ambito U vescotp 
vato, nò fatto brighe per ottenerlo, perciò il papa, neUa terza delle.auiiidi- 
cate lettere si fa conoscere disposto a jM^ovvederk) altrimente*, Ha in se- 
guito, sia che non pensasse più agli onori, sia che il papa non pensasse pift 
a lui, fra Crescenzio terminò in pace i suoi giorni nel chiostro. 

E perchè m^lio si conosca tutto il progresso di questa controversn, 
che cagionò alla chiesa di Assisi una vacanza di varii anni, non sarà 
fuor di proposito, che io rechi le stesse lettere pontificie, delle quali ho 
fatto parola [|). La prima adunque è cosi. 

INNOCENTIVS VENERABILI FRATRI CRESCENTI© EPISCOPO- 



« Antequam Assisinatem Ecclesiam scires ahi legitime copulatam, eam 
a dilecto filio P. sancii Eustachii diacono cardinale libi dum ipsius Ec- 
clesiae consensus de potestatis nostrae penderei arbitrio traditam, sub 
velamine excusationis honestae tractabas; quamvis-juris defectu; qui in 
bujusmodi conjunctione fuisse dignoscitur^ penitus ignorare non debue- 
rit vir peritus. Nunc autem, quia certioralus es oculo clarae lucia, quod 
alterius est sponsa, quam in copulam spirituaUs conjugii susccpisU, ut ab 
ipsa sine detrectatione discedas et conscientia libi suggerii et honestas: 
crcdimus quippe de prudentia tua procul dubio sentiendum^ quod ille- 
gittimi connubi! te ilUcitus non pulsai affectus, de. quo produci soboles 
possit, radices ia altum durabiles non datura. Hinc est, quod cum ordi^ 
natio in praedicla ecclesìa per eum, qui non potuit, quamvis se forte 
creditur posse et ad id inductus fuerit pio zelo, sicut credìmus, de te 
facta rata manere non possit ; praesertim cum venerabilem fratrem ncH 
strum N. tunc eapellanum nostrum, Assisinatem episcopum, de fratnim 
nostrorum Consilio illi ecclesiae praeficiendum duxerimus et ad eam 
propriis manibus consccrandum, fraternitali tuae per apostolica scripta 



(r) Sono portale latte e tre dal Wadingo, nel lom. iif degli Annali de* Minori^ od- 
r appendice dei Regesl. pontificii. 



ANNO 122^7 127 



• dÌBtriete praecipieodo roandamus, quatenus relinquens eamdem eccle- 
i fliam sioe dìfìScultate aliqua, ?iro suo, praefatum epìscopum super ea 
i nequaqaam impedias vel permittas ipsum aut procuratores suos, quan- 
ff tant in te fuerit, impediri. Nos autem, prout secuadum Deum expedierit 

• et obedieotiae tuae bumiiis suaserit prompUtudo, qualiter de te alias 
I disponi oonreniat curabimus cogitai*e etc. § 

La fleoonda, diretta ai cardinale Pietro/ legato dell* Umbria, affinchè si 
iaieressasse ad indurre il non legittimo vescovo a ritirarsi dalla santa| 
caliedra assisana, 6 la seguente. 

WSOCENTIVS P. SANCTI EVSTACHII DIACONO CARDINALI. 

« Devoluto dudum per appellationem ad aposlolìcac Sedis examen de 

• jostitia exigente, sopito negotio super electionibus, quae in assisìnatensi 

• ecclesia tunc vacante, de diversis personis fuerant celcbratae, nos, de 

■ fratrum nostrorum Consilio, venerabilem fratrem nostrum N. de 

9 tnnc capellanum nostrum asslsinatensem episcopum, ^irum utique nobis 

• et eisdem fratribus merito suae religionis et virtutis acceptum, eidem ec- 
i desiae praefecimus in poùtificem et pastorem ; et tam clero, quam po- 
I pnlo civitatis illius scripta nostra direximus, ut eidem tamquam patri et 
t episcopo animarum intendcrent et bumilitcr òbedirent. Verum, quia tu 

• forte non recolens negotium ordinationis cjusdem ecclesìae ad nos, sicut 
I praediximus, fuisse dclatum, sicque saltcm de nostroe potestalis judicio 
I provìsionem ipsius ecclcsiae depcndcre, piae intentionis zelo, ut credi- 

• mus, quod ad allquid de majoribus Ecelesiac negotiis quae meta com- 
I missi tibi non attìngit officii, terminum tuae potestatis extendens, fratrem 

■ Crescentium, auctoritate usus propria, licenliosa fiducia, quae interdum 
t suggerit dominum permissurura, de facto praefeccras pontificem ecole- 

• siae viduatae, ordinationi de praefato episcopo a nobis in ipsa ecclesia 
» celcbratae obicem praetendit, ut dicitur, factum tuum: cui tam memo- 

• ratus frater quam iidem clerus et populus, ut per ipsorum accepimus 

• litleras innituntur. Propler quod cidem clero et populo, ut postposito 

• quolibet alio, praefato episcopo obedianl et intendant ; et dicto fratri 

• Crescentio, ut dictam assìsinatensem ecclesiam deserat viro suo, sub 

• justa forma dirigimus scripta nostra. Cum autem clavis ordinationis etc, 

• ut supra, obtentu tui, tum suae religionis etc. Quocirca mandamus, qua- 



1Ì8 ASSISI 

» teiìus eumdem episcopum et ecclesiam sibi commisaam ob nostrani et 
• sedis aposlolieae reverentiam, cujus pi*omptae devotioais concursu pjro- 
» sequi te convenit, in hac parte habeas favorabiliter eommendatas: et 
B procuratoribus ejusdem episcopi, ne quod ad adipiseendam et gerendam 
9 in spiritualibus et temporalibus bonorum ecclesìasticonun administra* 
» tionem obstaculum praepeditionis inveniat, assistere studeas praeaidio 
i juvaminis opportuni : ita quod exinde sinceritatem tuam dignis in Do- 
» mino debeamus laudìbus commendare etc. » 

Finalmente al potestà e alla popolazione dì Assisi scrisse il pcmtefice 
del seguente tenore. 

INNOCENTIVS POTESTATI ET POPVLO ASSISINATENSL 



t In ordinatione assisinateosis ecclesiae, quàm de fratre N. de ...... 

ordinis minorum tunc capellano nostro de fratrum nostrorum Consilio 
fecimus, ipsum providendo vobis in episcopum et propriis manibns con- 
secrando, evidentis gratiae potestis percipere argumentum.. Gum inter 
multos ingruentium negotiorum turbines, quibus nostrae sollicitudinis 
excusatur instantia, cestri non immemores, saluti aniraarum vestrarum 
dux^imus exacta diligentia intendendum ; hominem Tobis secundum cor 
nostrum probatum diutius et certo judicio comprobatum in sinu nostro, 
in patrem vestrorum spirituum privato quodam patemae dilectionis Con- 
silio producentes: talem enim civitati vestrae volumus praeesse pasto^ 
rem, qui religione fidei erga Deum et sincerae devotionis fervore ferve^ 
ret erga sedem apostolicam praeseferens formam gregis, esset inter vos 
et ecclesiam romanam matrem vestram, amoris idoneus mcdiator, gro- 
tus utrisque, caritatis affectum foveret utrinque ac velut copulativa con- 
junctio vos vobis ut fideies Domino et peculiares patri filios sui ad 
utrosque convenientia per quamdam innovationem affectum soUdius 
fundaret. Licet ergo, sicut nobis per litteras vestras innotuìt, in fratrem 
Grescenlium praedicti ordinis, quem dilectus filius noster P . . . . sancti 

Eustachii diaconus cardinalis, apostolicac sedis legatus ad prorogandum 
super hoc fines sibi traditae poteslatis, prout credimus, zelo ductus et 
fortasse non recedens ad nos ordinationi assisinatentis ecclesiae nego- 
tium devo)utum, vobis auctoritato propria nominavit episcopum et prae- 
fecit, affeotus direxislis filiales, super quo quamdiu nobis quod idem 



ANNO 1247- 1250 129 






• animaruin vestranim pater existeret, formata ex auctoritate facti suade- 

• bat opiaio, credulitatem vestram omnino non duximus improbandam ; de 

■ celerò tamen paslorem, quem jam ostendentibus nobis agnoseetis, ei 

• praeferre vos convenit, et ipsi, qucm ad pontificis honorem provisionìs 
I Dpatrae irrefragabìliter vocavit auctoritas, adhaerere. Cum enim clavis 
t (Nrdinationìs canonicae, qua in sedem Taeantem, cujus consensus de 

• aliMae Toluntatis pendebat arbitrio, promovendo in episcopmn aperiri 

• ddieat, ingressus in nostris dumtaxat manibus baberefur, nemo in illam 
1 potnit legitime, nisi nobis aperientibus, introduci ; propter quod debet 
i iBoin sedcs, quac Tacabat, gralanter excipere, ut praesulem canonice 
» ÌBÉmatum, cui ad illum per clavem sedis apostolicae manus aditus paté- 

• ieót: quamvis memoratum fratrem, quia honorem non ambitiosus sed 
t focatus assumpsit, dummodo cedens loco alteri debito meritum humili- 

■ (itis observet, excusatum habentes tum obtentu vestri, tum suae religio- 
1 nis intuita, de ipso prò ut decuerit, disponendo proposuerimus, sicut 

• Dominus dederit cogitare. Quocirca mandamus, quatenus, alio poslpo- 

• silo, praefato fratri N. per nos ad eamdem ecclesiam in episcopum con- 

• secrato, tamquam patri et episcopo animarum vestrarum humilitcr in- 

• tendentes, ipsius salubria moni la ut medicamenta curaulis, qui ex con- 

• seerationis munere sortitus est in vobis doctrinae ministcrium et spiri- 

• toalium gratiam sanitatum etc. • 

Dai contenuto di tutte queste lettere ben chiaramente si scorge essere 
stalo fra Crescenzio sulla sede assisana un vescovo intruso ; benché in 
buona fede da principio vi s' intrudesse : il peggio poi fu, che non solo egli, 
ma il clero e il popolo stesso fecero fronte alle pontificie intenzioni e lun- 
gamente si opposero air assoluta volontà d' Innocenzo IV, manifestata nelle 
lettere surriferite. E la cosa andò in lungo sino alF anno 4230: in questo 
anno infatti una quarta lettera del pontefice, diretta al capitolo della catte- 
drale di Assisi, e conservata tuttora in queir archiviò (I), ci fa conoscere, 
non essere stato per anco allontanato Y intruso, né ricevuto il legittimo 
pastore. Perciò cosi gli scriveva : 



(i) ArcbÌT. Capii, fase, in, num. 4o. 
Fol V. 



i30 ASSISI 



INNOCENTIVS EPISCOPVS SERVVS SERVOEViM DEI 

DILECTIS FILIIS PRIORI ET GAPITVLO ISSISINàTI SALVTEX KT 

APOSTOLICIX BENEDICTIONEM. 

« Dum ab olim ecclesia veslra pastoris solatio dcsUluta bone nmaìo- 
» rie R. saDcte Afarje ia Cosmedin diacoaus cardiaalìs, luac in partibus 
» iliis Apostolice sedis legalus, poslulationem in ipsa ecclesia de quodam 
» babilam non admittens electionem de reliquo minus canonico celebmtain 
tt jusUtia exigentc cassarit. Nos ne de celerò per ejusdem vacatìonem e&* 
» clesie pali contingal cam in spiritualibus el tenaporalibus detrimentom 
» electione prefala, quam ìnvcnimus non esse canonicam, et postulatione 
» predicla nequaquam obslantibus de fràtrum noslrorum Consilio dileclom 
u fratrem Nicolaum de Garbio ordinis fratrum minorum honestate precj^ 
» rum per vite munditiam ab ipso sue religionis ìngrcssu probabiitter ia 
n eodem ordine conversalum ac per familiarem experientiam el familiarila- 
» lem expertam nobis earum admodum et acceptum vobis et ipsi ecclesie 
» in presulem providimus el pastorcni. Administrationem ei plcnam. de 
» ipsa et ejus bonis spiritualibus et temporalibus commitlendo. Spem fir- 
n mam et plenam fiduciam obtinenles, quod sub ipsìus regimine divinis 
» eadcm ecclesia proGeict institutis et gratis augebilur ìncrementis. Quo- 
n circa universitalem veslram rogamus et hortamur attente, per apostolica 
» vobis scripta iirmiter prccipiondo, mandantes qualenus tamquam patri 
» et pastori animarum veslrarum devotionera et debitam reverentiam 
» exhibentes ejus salubria mooita et mandala suscipiatis, humiliter et de- 
vote servetis. Alioquin scnlentiam quam idem lulerit in rebelles ratam 
u habcbimus et auctore Domino faciemus usque ad salisfactionem inviola- 
• biiiler observnri oondignam. Dalum Lugduni X hai. julii, pontificalus 
» nostri anno soplimo. » 

Quinc* innanzi non si parlò più deli' intruso fra Crescenzio, e vi fu ac- 
colto fra Nicolò. Su tutto questo fatto discorrendo Y autore della Disa- 
mina (I) conchiudo, doversi Ossare « V elezione di Nicolò di Carbio all' an- 
» no 4247, essendo Innocenzo IV in Lione, dove crasi portato nel 4243, 



ARNO 1250 151 

■ recando seco fra gii 'allri di sua compagnia il nicdesimo Nicolò in qua- 

• lità di suo cappellano. Attesi però i torbidi in Italia suscitati dalF impc- 

■ nitore Federico, il novello vescovo non si attentò di venire a prendere 
t il possesso della sua chiesa e la bolla sopraccitata del 1250, ci fa cono- 
t scere abbastanza, che la città e il capitolo di Assisi non lo avevano sino 

■ allora riconosciuto, forse perehò vi predominava la fazione imperiale. 

• Pare verisimile, che la sua istallazione nel vescovado non seguisse se 
» non dopo la morte di Federico, avvenuta alla fine del 4250, e anche 

• dopo il ritorno del papa in Italia neir anno seguente, e forse quando 
■ fUBò nelle terre dello stato pontificio. » 

Diadubbie^za non lieve introdusse sul proposito di questo Nicolò Fan- 
aaiisia de' minoriti Wadingo, dicendolo britlano di nazione; e dietro a lui 
wrse rUgbelli dicendolo anglico ; e dietro di loro confuse vieppiù la cosa 
il Gamurriui, dicendolo della famiglia Dragoni Buoneompagni,e fissandone 
r eiezione sotto il papa Alessandro IV nel 4259, e la morte nel 4277. Al- 
tri finalmente ; tra cui il continuatore inedito e correttore dell' Ughclli, che 
ri conserva manoscritto nella Marciana di Venezia ; divisero il solo vesco- 
vo Nicolò in due di simil nome, francescani ambidue; uno da Carbio ossia 
da Calvi, terra della diocesi di Narni; F altro della suddetta famiglia Dra- 
goni. Tutta questa confusione dissipò eruditamente il dotto autore della 
Dwamma (4), dimostrando resistenza di un solo e medesimo Nicolò di 
Carbio. Se ne ascolti il ragionamento colle sue stesse espressioni. « Poste 
» in chiaro la persona, la patria e la qualità del vescovo Nicolò, che fare- 
» rao del Nicolò Anglo dell' tlghelli? Io non dubito di escluderlo dalla serio 

• dei vescovi di Assisi, malgrado la fi anca maniera, con cui egli assegna 
» r anno della sua elezione, il pontefice che lo elesse, e la durata del suo 

• vescovado, tanto più che i due autori da lui citati Giovanni Pitseo e Wa- 

> dingo, comeclie convengano noi chiamare anglo il nostro Nicolò, discor- 
» dano da lui in tutto il resto. Quindi Wadingo nelle addizioni scrive, che 
» le tre bolle riferite nella sua appendice contraddicono eli' asserzione di 

• UghelB, che Nicolò anglo fosse creato vescovo di Assisi da Alessandro IV, 

> e riporta X autorità di Pitseo, che chiama bensì Nicolò anglicus na- 
» iione el cognomine, ma lo dice cappellano d' Innocenzo IV e da lui creato 

• vescovo. Ma se è cosi, perchè poi questi medesimi autori chiamano 



I 



L 



(i) Pag. atìi e seg. 



i52 



ASSISI 



anglico il nostro Nicolò? Questo perchè io noi so, qualunque però siasi, 
sicuramente è stato un equivoco, da che è cosa provatissima, che Ni- 
colò non era inglese, ma di Calvi nella diocesi di Narni (I). Forse l'ag- 
giunto di briltOy con cui sempre lo chiama il Wadingo, e Dio sa d'onde 
r ha tratto, ha dato motivo a crederlo brittano o inglese, ed il Ciatti pre- 
se occasione di crederlo beitonese: forse ancora non rilevandosi bene 
nelle tre bolle quei de Carbio, eh' è chiaro nella nostra (2), stimò bene 
di poter leggervi Britto. Ma.poco importa il ricercare T orìgine di questo 
equivoco, quando le vere qualità della persona sono gii assicurate. 

B A confondere vie più le partite giù bastantemente confuse del nostro 
Nicolò si è anche unito il Gamurrini, il quale tanto neHa sua storia gè-, 
oealogica, quanto neir albero della famiglia Dragona Buoncompagoa, 
riporta due carte di testamento e codicillo di Ventura di Rinaldo del 
1276, che chiama eredi due suoi figli slrenuum dueem Canfidatum eia. P. 
D, Nicolaumy e vuole, che questo R. P. D. Nicolaum sia vescovo di Assisi 
dell'ordine de' Minori, vissuto prima per lungo tempo a' fianchi d'Inno- 
cenzo IV, creato poscia vescovo della sua patria da Alessandro IV nel 
4259» e morto in questa dignità nel 4277. » E qui nota giudiziosame»- 
te il medesimo autore della Disamina^ che « il credulo Gamurrini contràr 
dice a sé stesso sull'epoca della morte del suo Nicolò, poiché nel discor- 
so genealogico della famiglia Dragona Buoncompagna, pag. 54, segna 
tale epoca all'anno 4279, e neir albero della medesima famiglia, stam* 
pato in Roma nel 4666, scrive, pag. 74, die mori nel 4277. Ma è certo, 
che in ninno di questi anni, né rimontando indietro fino al 4275 non 
vi è stato alcun vescovo di Assisi per nome Nicolò. » Ciò notato, rias- 
sume le sue osservazioni e dice: « Si scorge a prima giunta, che qui il Ga- 
murrini applica a Nicolò figlio di Ventura della famiglia Dragona di As- 
sisi le qualità caratteristiche di Nicolò di Carbio, che fu dell'ordine dei 
minori, lungo tempo conversò con papa Innocenzo IV, e quindi da lui fu 
creato vescovo di Assisi. Il genealogista frattanto non riporta documen- 
to alcuno per verificare il vescovato di Assisi nella persona del suo Ni- 
colò, perché è certo, che nel 4275 alla sede di Assisi era stato eletto fra 



(i) Ciò Tiene confermato dii ana lettera 
del papa AletMndro IV, dei ai gennaio ia55 
diretta ad Egidio de Carbio^ cittadino di 
Narni, cui dice il pontefice estere fratello 



germano di Nicolò vescovo di Assisi, già pri- 
ma cappellano d^ Innocenio IV. 

(a) Ossia nella quarta lelterm dd papa 
Innocenzo IV surriferiu. 



ANNO 1250-12511 135 

nato e la tenne sino al 4280, si conchiude^ che non meritano fede 
'e cose, che ci viene dicendo del sud Nicolò. Posti poi come since- 
ue sopraccitati documenti, ov' è nominato Nicolò colle sigle R. P.D. 
[ quei tempi significavano ordinariamente un vescovo, tutta volta 
indo in uno di essi l'espresso titolo di vescovo e in ambidue la se- 
iscopale, i due documenti non ci assicurano di un vescovo di Assisi 
sua persona. » 

la questa lunga digressione si faccia ritorno al racconto delle cose 
iesa assisana. Nicolò suo pastore, nelF anno 1256, agli 44 di giu- 
evette da Jacopo abate di san Crispoldo del piano di Bettona, una 
dtitolata al suddetto santo, posta in essa terra, con fabbriche an- 
1 utensili, acciocché poi ne facess' egli consegna ai frali francescani, 
infatti la consegnò nel giorno 42 del seguente luglio. Pare, che in 
insorgesse tra il vescovo e i frati del sacro convento di san Fran- 
aa qualche differenza per cagione di diritti: si trova infatti, nelfar- 
li quel convento medesimo, una carta del 4264, colla quale Nicolò 
le di non esigere da esso veruna servitù né contribuzione. 
Sarti, nella storia de' vescovi di Gubbio (1), ci vien fatto sapere, 
intervenuto il vescovo Nicolò nel 4262 alla consecrazione della 
li sant'Antonino di Gualdo Catanco. E in una cdrta dell' archivio 
'entuali di Bevagna, la quale contiene Fistrumento di donazione di 
oro chiesa di s. Giovanni, ci viene indicata la presenza di Nicolò 
S di san Bonaventura generale dei francescani, del frate Illuminato, 
tardi vedrenjo diventar vescovo di Assisi, e di altri ragguardevoli 
iggi, radunati alla stipulazione dell' istrumento medesimo, nel conven- 
Francesco: le note cronologiche sono:. Tanno a nalivilate Domini 
Vili indidione XIj Ecclesia romanor vacatile paslore^ die VI men- 
tris. 

ve contesa, sino dall'anno 4227, vigeva tra i vescovi di Assisi e gli 
. Nonantola pel priorato di Valfabrica, giù dipendente da queir insigne 
ero. Questa eccilossl con più ardore sotto il vescovato di Nicolò, e 
nte, addi 23 novembre 4254, Giovanni da san Germano, delegatovi 
m Innocenzo IV, pronunziò sentenza in contumacia contilo i mo- 
mantolani ed a favore del vescovo di Assisi. Ma, sottentrato ad 

^e\U pag. i55. 



ÌZk ASSISI 

Innocenzo nel governo della Chiesa cattolica Alessandro lY, la causa fu su- 
scitata di bel nuovo, nel 1259; fu riveduta, e il nuovo pontefice annullò 
la pronunziata sentenza e attribuì air abate di Nonantola piena giurisdizio- 
ne sulla chiesa e sul priorato di Valfabrica. 

Nel tempo del pastorale governo dello stesso Nicola, venne in Assisi il 
pontefice Innocenzo IV, nelFanno 4255, e soggiornò per cinque e più mesi 
nel sacro convento. In questo spazio di tempo consecrò la chiesa di siÉ 
Francesco ( io suppongo la superiore, perchè Y inferiore, come narrai, en 
stata consecrata da Gregorio IX). Consecrò la cattedrale, di cui Grego- 
rio IX aveva consecralo il solo altare, come alla sua volta ho notato sol- 
r appoggio deir iscrizione colù portata. Consecrò finalmente le due chiese 
di s. Pietro e di s. Paolo. Canonizzò solennemente s. Stanislao vescovo e 
martire di Cracovia ; di questa solennità dicesi esistere una pergamena 
neir archivio della secretaria pubblica. Visitò due volte T illustre vergine 
santa Chiara nel suo convento di s. Damiano: ella in quel medesimo an- 
no, nel tempo appunto in cui trovavasi in Assisi il pontefice, volò al cielo 
irdi \\ agosto, festa di san Rufino, e fu sepolta il dH2; e a questo giOTBO 
>I2 ne stabili T annua solennità il pontefice Alessandro IV, il quale due an- 
ni dopo la di lei morte canonizzolla ; e la stabili al 42, giorno della sua 
deposizione, perchè in Assisi V \\ è occupato dalla solennità di s. Rufino, 
protettore primario della cittù e della diocesi. E qui mi cade in acconcio il 
notare un doppio sbaglio dèi Muratori, sfuggitogli ne' suoi Annali (tltaUa, 
Ogni qual volta ebb'egli a citare il biografo d'Innocenzo IV, citò' Petms de 
Cnrbio^ Vita Innocentii IV, e Pietro similmente lo disse nella sua grandio- 
sa raccolta degli Scriltori delle cose italiane^ nella prima parte del terzo 
tomo. L'autore della vita di questo pontefice non fu un Kelro de Curino, 
ma lo stesso Jfieolò de Carbio, vescovo di Assisi, il quale, essendone stato 
lungamente il cappellano, poteva darne informazione minuta ; e tanto più 
poteva darla di questi falli accaduli in Assisi, sotto i suoi occhi, nel tem- 
po che n'era vescovo. Errò inoltre il Muratori, narrando snirantorità del 
suo Pietro de Curbio, ossia del vescovo Nicolò de Carbio, che santa Chia- 
ra nel dì 30 di giugno fu chiamala da Dio alla patria de' giusti, Nicolò in- 
vece racconta, che F illustre vergine die festi beati Rvfinia Domino feliciter 
ad vitam oHam est vacata; e in Assisi la festa di s. Rufino si celebrò sem- 
pre agli 41 di agosto, e tuttora nel medesimo di la si celebra. Ma il Mura- 
tori, ignaro del calendario di questa chiesa, e d'altronde ignaro, che san 



ANNO 125^^-1257 i35 

) vescovo di Marsi sia Io stesso s. Rufino, vescovo poscia di Assisi, 
I cercare nel martirologio romano a qual di fosse fissata la memoria 
Lufino vescovo e martire di Assisi, e trovò, cbe nel 50 luglio è segna- 
sM in Umbria sancii Rufini martyris; ed egli, senza badarci di più, 
ì in fretta il di 30 ; e nella sua fretta cangiò il luglio in giugno e disse 
la santa vergine ai 30 di giugno. « Da tuttociò, nota qui opportu- 
lente Fautore della Disamina, si fa palese ancora Terrore della leg- 
da di santa Chiara del breviario romano, dove diccsi, che la santa 
He idus augusti animam Deo reddidit^ e doveva dirsi tertio idus (\). » 
lebrata la solennitù di s. Francesco, il papa air indomani parli da As- 
ia volta di Roma. La chiesa intanto, che doveva portare il nome di 
Chiara, nelPanno 4264 era giunta al suo termine: grandiosa anche 
* dello stesso disegno tedesco, benché meno vasta di quella di s. Fran- 
. Per commissione espressa di Alessandro IV, il quale spedi apposi- 
ite un breve da Subiaeo, addi 9 di settembre, vi fu trasportato il 
della santa, coir intervento dei vescovi di Perugia e di Spoleto ad as- 
za di quello di Assisi; tutti e tre nominatamente invitati dal pontefi- 
incaricati di pubblicare per tale occasione T indulgenza di due anni 
quarantene (2). L'anno seguente venne poi Clemente IV, e vi con- 
r altare maggiore, dove era stato deposto il venerabile corpo della 
e vergine: assegnò nel tempo stesso ai due cardinali vescovi, Ridolfo 
bano e Stefano di Palestrina, altri due altari della medesima chiesa, 
è li consecrassero. Erano colò presenti molti altri cardinali e vescovi : 
leggono i nomi nel pubblico rogito, che vi fu esteso e che si conscr- 
nilamente al breve del papa, nelF archivio del medesimo convento. 
3 narrato altrove, che il ponlcOce Gregorio IX, allorché diede ordine, 
trasferisse alla nuova clùesa il corpo del serafico patriarca, aveva 
o a Chiara e alle sue suore la chiesa di s. Giorgio, da cui lo si dove- 
isferire (5). A questa donazione s'era opposto il capitolo della catlo- 
, che ne aveva la proprielù. Erasi pertanto incominciata sino da quel 
), cioè dal 1250, la ostinata contesa la quale aveva durato sino al 
: finalmente il capitolo vi acconsenti, e la chiesa e lo spedale di san 



i) V«Jasi intorno a ciò quanto dissi in (2) Se ne conserva il docamento nelPar- 

iocipio della mia narrazione su questa cbi?io del detto monastero di's. Chiara. 
1, nella pag. ;3 e nella seg. (3) Vedasi nella pag. 119. 



136 il s 8 I s 1 

Giorgio diventarono chiesa e convento di santa Chiara. Per altro colla con-^ 
dizione di un compenso: al quale non potendo in veruna guisa supplire 
quelle povere monache, ottennero perciò dalf abate delF insigne monastero 
di Farfa la chiesa di s. Jacopo, con fondi e appartenenze, detta anticamente 
de muro rupto^ divenuta poscia anch'essa convento di monache. L'islrur 
mento lunghissimo di siffatta concordia, o piuttosto permuta, tra le mona- 
che e i canonici; alla presenza del vescovo Nicolò e di altri molti, ad istan- 
za e per opera di Giovanni Gompatre, cappellano allora di Alessandro lY, 
e poscia vescovo di Ànagni ; trovasi inserito in una bolla di confi^rmaddb 
stesso papa, nelF anno quinto del suo pontificato, cb' è appunto V an- 
no 4257, diretta all'abadessa e alle monache di s. Damiano e s. Chiara (I). 
Perciò diventarono elleno traquille e legittime posseditrici di quella chiesa 
e del contiguo convento, ove tuttora dimorano. 

Al vescovo fra Nicolò venne dietro un altro francescano: quel peate 
Illuminato, ch'era provinciale delF ordine, ed erasi trovato presente in que- 
sta sua qualità, nel 4268, alla donazione delta chiesa di s. Giovanni di Be- 
vagna ai religiosi del suo istituto (2). Egli era nativo di Chieti. Per evitare 
le discordie e i tumulti avvenuti per T addietro, come s* è veduto, nella de- 
zione del successore di Morico, il capitolo fece un compromesso, e cosi nel 
giorno 4 settembre 4273 rimase eletto tranquillamente. Tuttavolta il pon- 
tefice Gregorio X raccomandò al cardinale Giovanni del titolo di s. Nicolò 
in carcere T esame di questa elezione, per sapere se mai per avventura 
fosse stata macchiata da difetto; e trovatala sufficientemente legittima, ne 
diede la conferma ai 43 luglio dell'anno seguente: a qualche lieve difetto, 
che vi aveva avuto luogo (3), pose rimedio con una sanatoria diretta dieci 
giorni dopo allo stesso eletto. Si fa menzione del vescovo Illuminato in un 
atto pubblico della secreteria priorale di Assisi, del di 28 maggio 4275; 
con esso il consiglio comunale elegge un sindaco « ut eat coram ven. P. 
» D. F. Illuminato episcopo Assisinati ad petendum nomine communis As- 
» sisii quod amore Dei et gratia communis permittat in terra episcopatus 
» fodere et cavare travertinos prò calcenariis communis faciendis occa- 
» sione campaniUs dicti communis etc. » 



(i) L* originale fi conterY* ndl^ archi- (3) Intorno a ciò si coniulti il Watiingo, 

YÌo laddello. sotto il medesimo anno: egli |K>rta ambedue 

(3) Ne ho fatto parola poco addietro. le lettere di Gregorio X. 



A^NO 1257-1295 137 



Modo fira Uhiminato nel 4284, sorsero, secondo il solito, gravi discor- 
da tra i canmiieì, per la elezione del successore. Scrive il Wadìngo, che 
perciò il papa Martino /F, ai 40 di marzo 4281, anno I del pontificato, 
aominù vescovo di Assisi feà SnoNE n delF ordine dei minori. Martino IV 
tifeniò pontefice ai 25 del marzo 4284 ; dunque ai 40 del marzo di quel- 
FaBDO non poteva per anco avere spedito la bolla di conferma del vesco- 
10 fra Simone. Bensì la spediva nel giorno 40 marzo dell* anno seguente; 
IPKM tuttavia àelYanno I del suo pontificato, il quale continuava sino al 
ftK. Fira Simone adunque fu confermato nel 4282: egli era, secondo i 
calrioglii assìsani, cittadino di Assisi, della famiglia Offreduzi dei conti del 
Toggib. Molte notizie si hanno di lui progressivamente, nelle varie circo- 
siaaiedi consecrazioni di chiese, a cui assistette. Nel 4287 intervenn* egli 
iofiitti aOa consecrazione della chiesa dei domenicani di Gubbio, unita- 
mente ai vescovi di Foligno, di Nocera, di Città di Castello, in assistenza 
al diocesano pastore Benvenuto, che cclebravala. Nel 4290, assistè, con 
altri ventidue vescovi ed otto arcivescovi, i cui nomi ho portato nella chie- 
sa di Camerino (4), alla consecrazione della chiesa delle monache di san 
Salvatore, fuor delle mura di San Severino. Nel seguente anno trovossi 
alla consecrazione della chiesa di s. Bartolomeo, fuori delle mura del ca- 
stello della Serra di s. Quirico, de' monaci silvestrini (2). E inoltre una 
carta del 4295; ed è un' attestazione di ordini conferiti; ci fa conoscere, 
ch'egli nel 4288 aveva promesso di non esigere giammai la più lieve con- 
tribuzione dal luogo di s. Francesco, nò dalla Porziuncola, né dal convento 
di santa Chiara. Nel 4294, ai 26 dì aprile, indizione VII, Ecclesia romana 
Pastore vacante^ accordò un' indulgenza per la consecrazione della chiesa 
di sant'Egidio di Colle, in diocesi di Perugia. Anche nel 4295 lo si trova 
commemorato, come tuttora vivente, in un laudo della sccreteria priorale 
di Assisi. Egli per altro fini il suo vescovile governo su questa chiesa, non 
giù colla morte, ma facendone spontanea rinunzia a motivo della sua somma 
vecchiezza. 

Sotto l'episcopato di lui, nel 4286, è notato il martirio di s. Rufino di 
Arce, detto volgarmente *. Rufinello, che preferi generosamente la morte 
pìutlostochò testificare il falso. L'avvenimento è attestato dalla costante 
tradizione. Narrasi adunque, che questi fosse un cherico addetto al servizio 

(i) Voi. IV, pag. 278. (2) Ivi, nella pag. 279. 



138 ASSISI 

della parroccbia d'Arce CaslcIIo; parrocchia, che oggidì non esiste f^ù; 
da sette in otto miglia lontana da Assisi. Il suo parroco aveva coaunesBO 
un enorme delitto ed era stato denunziato al vescovo, e per discolparsene 
lo aveva preso in sua compagnia, acciocché deponesse a suo favore con» 
tro la verità. Strada facendo, vedendo che né con parole né con minaedé 
lo poteva indurre alla menzogna, montato sulle furie affoToilo e lo gettò 
in un pozzo, che incontrò in quella via. Tutto il di più, che si può dire su 
questo avvenimento e sul santo martire, si rileva dairiscrisione, posta nelo 
scorso secolo presso al pozzo, in cui era stato gettato, ov'é andie una diie- 
setta a lui eretta sino dal tempo del suo martirio. L'iscrizione ò cosi: 

D. 0. M. 
Sanctvs Rvfinvs e Castbo Attcìs, voi natvs pverat, db Arce 

APPELLATVS GB COrfSTAUTIAM VBRITATIS ASSEEE.NOAE IN HOC PTTEO 
PEMERSYS MARTTR OCGVBYIT ANNO MGGLXXXVf. EjVS GOEPVS 
DIV JACVIT SUB AQYIS, DONEG COELESTI LYMINE PRODITVM ET IN- 
TEGRVM SFAYEMQVE SPIBANS ODOREM, AG IN EJVS ORE LILIYM, lif 
GVi?S FOLIIS INSCRIPTV9 ERAT VERITAS, REPERTVM, IN PROPIN- 
^Yk EGGLESIA EJVS NOIIINI DIGATA, VBI PER ANNOS CGG ET VL- 
TRA XIRAGVLIS FLORVIT, PAESERTIH IN EFFVGANDIS FEBRIBVS, COL- 
LOGATVM FVIT. POSTMODYH ANNO MDLXXXV, XlSTO V SEDENTE, 

A JoANNE Baptista Brvgnatello Episgopo Assisien. TRANSLATVM 

FVIT AD EGGLESIAH GATHEDRALEM, VBI VENERATIONE ET SlGNIS CO- 

LITVR ADHVG ET FVLGET. GaPITVLVM EGGLESIAE GATOEDRALIS AB 

MEMORIAll PROPAGANDAM MONVM. RENOVAVIT ANNO MDGCXXXV. 

La memoria di questo santo martire si celebra nella chiesa di Assisi 
ai 40 di agosto: egli vi aveva culto prima dell' anno 1317, perchè in una 
carta dell'archivio capitolare, la quale ne porta la data, si trova nominata 
la suddetta chiesa, che porta il suo titolo. 

Molto sconvolta, dopo il vescovo Simone li, trovo la storia della chiesa 
di Assisi, quanto alla progressione dei sacri pastori, che vennero dietro 
a lui. L' Ughelli colloca due Teobaldi: il Goleti, continuatore di lui, ingan- 
nato probabilmente dal Gamurrini, dà luogo tra i due Teobaldi a un Ané-ea 
della Ciaia.r autore della Disamina ammette i due Teobaldi, esclude l'An- 
drea della Giaia, ed esclude un terzo Teobaldo, e un Bcnedeilo, che dal bio- 



ANNO 4295-1323 139 



dei eataiogo assisinate vengono inseriti dopo il Teobaldo li. Io per 
ynrìtk non so acconsentire a nessuno dei quattro sunnominati storici, e 
MdHlisco la progressione cosi: dopo Simone II, nel 4296 il francescano 
Iti Teobaldo: escludo Andrea della Ciaia: pongo nel 4525 fra Benedetto 
Castelli, firancescano similmente, da Terni: nel 4525 colloco Teobaldo lì 
PdntanU tudertino: escludo finalmente il Teobaldo 111, e nel 4529 riassùmo 
k serie, di concerto coirughelli e colf autore della Disamina e cogli altri, 
fli aBUDetto il vescovo Coeeabo. Di tuttociò mi accingo a dare ragione. 

Sol vescovo TeobaUo /, succeduto a Simone II, nel 4296, non cade 
akiiB dubbio. Ce ne assicura la pontificia lettera di Bonifacio Vili, cbe ha 
li dita de' 45 febbraio di queir anno: essa inoltre ci fa conoscere, che fra 
TeoMdo OFa stato vescovo di Stabia, ossia di Castellamare ; di là era pas- 
sato a Terracina, donde finalmente veniva ad Assisi. Egli continuava a 
passedere la santa cattedra assisana anche nel 4298, nel 4299, nel 4504, 
nel 4502, nel 4545, nel 4544, nel 4545, nel 4549, e nel 4524, giacché in 
ognuno degl' indicati anni si trova un qualche suo documento. Più oltre 
poi non abbiamo sicuro indizio. Tuttavolta può dirsi, che vivesse qualche 
poco dipoi, perchè non gli trovo con sicurezza il successore se non che 
nel 4525. Ma prima di parlare di questo, debbo giustificare T esclusione 
del preteso vescovo Andrea della Ciaia, e la giustifico colle parole stesse 
deir autore della Disamina (4). « L'ultimo editore dell' Italia sacra inseri- 
» sce circa V anno 4500 un Andrea della Ciaia, che prelese scoprire come 

■ un vescovo di Assisi il Gamurrini, nella sua storia delle famiglie umbre 

• e toscane (2). Questo scrittore genealogico non sempre ha dato al segno, 

• sia neir adottare ogni sorta di pergamene, sia neir interpretarle. Quan- 
» to a questo Andrea della Ciaia, ei dice, che potè vivere (/a/ 4290 al 4500, 

• e che passò aU'allra vita in Assisi. Tale asserzione non la prova poi, co- 

• me dovea, dopo aver accusato d' ommissione Y Ughelli: riporta in vero 
» una lapide, eh' è nella chiesa di santa Maria del vescovado, e con essa 

■ vuole assicurarci, che nel 4500 fosse vescovo di Assisi il suo Andrea 

• della Ciaia fratello di Guidone milite di Siena (5) e va formando la genea- 

• logia della (amiglia della Ciaia e incastrando neir albero della medesima 

(i) Nella pag. 272. Guidonis de Ciajanis de Sents Frairis 

(a) Tom. I, pag. 48a. Episcopi Assisinatis: raa alla saa volta 

(3) 1/ itcrìiione è portata coti : Sepul- la darò fedele. 
ehrum filii magnifici Mililis Domini 



1 1^0 ASSISI 

» Guido milite e Andrea vescovo di Assisi circa il 4500. Vedremo in 
» appresso, che questa lapide non ha che far nulla colla famiglia della Ctaia, 
n dove neppure è nominalo il vescovo, talché questo monumento non 
» serve air oggetto del Gumurrinì, per provare cioè, che in quel ten^o 
» reggesse un Andrea la chiesa di Assisi, e per conseguenza non dobbiamo 
» neppur noi fermarci air editore dell' Ugheili, che se ne assicurò ralla pa- 
li rola del Gamurrini. In fatti, stando alle relazioni del genealogista, la &- 
n miglia della Ciaia passò a stabilirsi da Arezzo in Chiusi nel principio del 
» del secolo XH e quivi restò fissa sino alla metà del secolo XY^ circa il 
» qual tempo e non prima si stabili in Siena (i) : dunque il preteso vescovo 
» delta Ciaia fratello di Guido di Siena^ non poteva essere nel 4290, o 4500 
» un Sanese. Si dee pertanto assolutamente escludere dalla serie dei vescovi 
» d'Assisi circa il 4500 questo Andrea della Ciaia^ e con tanto più di ra- 
» gione, dappoiché troviamo occupati tutti quasi gli anni, cominciando dalla 
» metà del secolo XIV inoltrato, da vescovi certi e sicuri, come apparirà 
» dal progresso della presente serie. » 

Veniamo ora al vescovo fra Benedetto Castelli, che io ammetto (2). Di . 
lui ci dà notizia il Wadingo sotto Tanno 4525; era custode del sacro con- 
vento di Assisi, e dopo la morte di Teobaldo 1, fu eletto dal capitolo dei 
canonici ad essergli successore. In un documento delF archivio della cat- 
tedrale, sotto il di 42 giugno 4524, egli è ricordato; e presso il Wadingo 
lo si vede abilitato anche a far testamento, e ciò con apposito documento 
del di primo di marzo 4525. Morisse poi o rinunziasse alla vescovile di- 
gnità di Assisi, noi saprei dire. É certo per altro, che ai 4 8 di lugUo dello 
stesso anno era vescovo di questa chiesa Teobaldo II Fontani, da Todi. 
L' autore della Disamina ne fa cominciare, é vero, anche prima il suo ve- 
scovato; nel 4544, in cui per quanto io penso continuava a \ivere Teo- 
baldo I: ma ci fa sapere per altro, che TUghelli gli assegnava un tal anno, 
coUa scorta^ com' è da credere, del registro Vaticano, sebbene non lo citi. Egli 
stesso adunque mostra di dubitarne. Tutti gli atti, da lui attribuiti sino al 
4524 a questo secondo, io li attribuisco al primo Teobaldo. E nel vuoto, che 
egli stesso mi mostra tra il 4524 e il 4527, trovo opportunissimo spazio 



(i) Gamurrini, lom. i, pag. 480. rie su questo vescovo; il quale non era be- 

(2) Nel roanoscriUo, pia volle citalo, nedetliao, come aflfermò il Coroiielli; ma 
della Marciana di Veneiis esistono memo- francescano, come ci fa sapere il Wadingo. 



ARNO 4325-1337 4M 

fer ciriloeare Benedetto, manifestatomi e dal Wadingo e da una carta 
MI* archivio capitolare. 

Nei 1525 adunque, ai 48 di luglio, come testé io diceva, ci comparisce 
il vescovo Teobaldo II in una conferma della erezione della compagnia di 
i. St^oo di Assisi, alla quale nel giorno 48 febbraio 4527 concesse anche 
Mie induigenie : ambedue queste carte erano nelF archivio della confra- 
tonita stessa (4). • Si quis vero, dice il mìo citato manoscritto, contendere 
» fefit unicum fuisse Theobaldum, fatendum erit anno MCGCXXII vel ine- 
» unte MCCCXXIII, Theobaldum oneri cessisse, et Benedicto locum fecisse, 

• eoque e vivis sublato, iterum bone ecclesiam regendam suscepìsse. » 
Taato 6^ è fermamente persuaso di dover ammettere il summentovato 
feseovo Benedetto. 

Tengasi ora al successorer di Teobaldo lì, ammesso di unanime con- 
senso da tutti gli scrittori delle cose ecclesiastiche di Assisi. Egli è Corrado 
di Andrea, oriundo di nobile famiglia assisana, canonico allora della cat- 
tedrale di Perugia. La sua elezione, fatta dal capitolo, confermò nel 4329, 
con apposita bolla del di 44 ottobre, il pontefice Giovanni XXII, spedita da 
Avignone, r anno XIV del suo pontificato. 

Questa bolla corregge con tutta evidenza lo sbaglio del Wadingo, il 
quale lo disse frale francescano, custode del sacro convento di Assisi: in 
essa infatti, dopo alcune premesse, cosi al capitolo dei canonici parla il 
pontefice: « Postmodum autcm eoclcsiastieam curam consistente in terra 

• ipsi ecclesiae romanac immediate subjecta, per obitum bonae memoriae 
9 Theobaldi episcopi Assisinatensis, qui pridem in partibus ìllis diem dau- 

• sit extremum, pastoris solatio deslituta, vos bujusmodi reservationis et 

• decreti nequaquam ignari, de benignitatc apostolica confidentes, dile- 

• ctum filium Gonradum quondam Andreae elcctum Assisinatem, tunc 

• canonicum Perusinum, dccretorum doctorcm, in sacerdotio constitutum, 
» quem de multiplicium virlulum donis aliarumque gratiarum dolibus 
» comendabatis, nobis per vestras litteras nominastis etc. » In più carte 
di varii arcbivii si trova il nome di questo vescovo, sino all' anno 4337, 
che fu r ultimo della sua vita. La carta più interessante, per la notizia che 
ci offre dei sacri pastori di altre diocesi, ella è una pergamena, che con- 
tiene il suo assenso air indulgenza concessa da diciannove vescovi a chi 

(i) Mss. inedito lìella Marciana, luog. cit. 



118 ASSISI 



visiterà in certi determinati giorni la chiesa di sant* Apollinare di Assiti. 
L'originale si conserva presso le monache di quello stesso convento: ha 
la data di Avignone //// idus apriUs awno Dni ^^94 et PoiUificat. D. Joa^h- 
%i9 PP. XXII m. XVIII. Si vede, che in queir anno egli trovavasi col papa 
in Avignone, e probabilmente con lui erano anche gli altri vescovi sotto- 
scritti. I nomi adunque di questi, che io porto per V utilità del confroUo 
colle notizie delle chiese, a cui appartengono, sono i seguenti: 

GaiUelmus Àntibarm. Archiep, 
PatUus Fulginas Episc. 
Gerardus Cenen. Episc. 
Ricardus Chersonen, Episc* 
Andreas Coronen. Episc. 
Bonifacius Corbavien. Episc, 
Joannes Clonensis Episc. 
Joannes Teralbensis Episc. 
Petrus MofUis Marani Episc. 
Nichotaus Olmensis Episc. 
Vincenlius Maranen. Episc. 
GuiUelmus TauriUen. Episc. 
Nicholaus Scarpeten. Episc. 
Thomas Tiniensis Episc. 
Galganus Aleriensis Episc. 
Nalusbene Avitlianensis Episc. 
Thomas Itermensis Episc. 
Alamannus Suanensis Episc. 
Raimundus Calharuensis Episc. 

I quali tutti concedevano la suindicata indulgenza, purché vi concor- 
resse anche V assenso del vescovo diocesano : dummodo dioecesani volun- 
tasadid accesserit et consensus. 

Dopo la morte del vescovo Corrado, insorsero più che mai le discordie 
tra i canonici, per la scelta del successore. In quattro parliti s' era diviso 
il capitolo, ed ogni partito desse un vescovo ; quattro perciò furono gli 
eletti: Gentile abate in diocesi di Nocera, Gaufredo di Cola, Oddone cano- 
nico di Perugia, fra Nicolò Pucci francescano di Assisi. Ma il pontefice 
Benedetto XU non ne volle approvare nessuno : elesse egli, il di 4 ottobre 



ANNO i337 - 1359 1«3 



f 4337, li frittoedeaiio firancese f&a Pastore di Senascuderio, uomo di molta 
tam per dottrimi egualmeate che per abilità nel maneggio degli affiuri. 
Tenne e^ la santa cattedra asaisana per un anno e mezfo soltanto : verso 
k fine del febbraio 1559 fu trasferito air arcivescovato di Ambrun; e in 
flegnitOi ad 4550, diventò anche cardinale del titolo de' santi Silvestro e 
Harlìlio; e finalmente mori in Avignone il di 44 ottobre 4556. Pare, che 
€gli non risiedesse giammai in Assisi : ci porge occasione a crederlo una 
earta dell' archivio della cattedrale, colla data de' 48 febbraio 4559, dalla 
quale apparisce, che il vescovo di Nocera, beato Alessandro Vincioli, fun- 
geva il carico di suo vicario generale nelle cose spirituali e temporali della 
diocesi, durante V assenza di lui. É questa carta una legalizzazione di un 
decreto capitolare, fatto sotto il vescovo Teobaldo, ed è esposta nei se- 
gueiiti ierniini. ■ Ego Andreas Buffetti de Assisio, imperiali auctoritate 
t Dolarius et nunc majoris ecclesiae Assisin. et capituli scriba, prout prae- 

■ dieta omnia etc. transcripsi etc. quam copiam etc. una cum magistro An- 
t drea judice notario de Assisio còram venerabili et sapienti viro D. Feo 
• de Perusio Arcliipresbytero plebis s. Secundi Lacus Perusii dioecesìs 

■ Perusinae vicario substitulo a reverendo in Christo Patine Dno fratre Ale» 

■ xandro Dei et apostolicae Sedis gratia Episcopo Nucerino, vicario reve- 

■ rendi in Christo Patris D. fratris Pastoris eadem gratia Episcopi Assi- 

■ sinat. in spiritualibus et teniporalibus generali etc. sub anno Domini 
> MCCCXXXIX, indiclione VII, tempore Dni Benedicti PP, XII, die jovis 
t XVIII mcDsis februarii i> (I). 

I cataloghi assisani, dopo il vescovo Pastore, segnano un francescano 
Corrado Cerva, eletto dal capitolo e conrermato da Benedetto Xll nelF an- 
no 4538: n' è anche inserita X effigie nella serie dipinta nel palazzo vesco- 
vile. L' autore del Collis Paradisi (2), enumerando i vescovi francescani, 
che occuparono la santa sede di Assisi, vi colloca anch' egli questo frate 
Corrado, e aggiunge, essere portato dal Wadingo il diploma della sua ele- 
zione. Ma r esimio annalisla de' minoriti, anziché portarne il diploma, si 
mostra dubbioso circa T esistenza di questo preteso vescovo, e si contenta 
di dire, di averne veduto il nome in un catalogo manoscritto di Assisi, nel 
quale figura come eletto dal capitolo e confermato dal papa Giovanni XXII, 






(i) NdParch. della CBUe<)r. fase, iv, (a) Alla pag. 64. 

num. 6. 



ikh il 8 6 I 6 I 

sebbene, soggiunge, aUri ne assegnino /' elezione alt aumo 4555 a la éUmio 
approvata da Benedetto XII (i). Tuttociò per altro si smentisce cm fotti : 
nel 4535 continuava ad esser vescovo di Assisi quel Corrado, su cui non 
cadde mai verun dubbio; e continuò ad esserlo sino al 4557: seppur non 
vogliasi credere, che con questo siasi confuso il supposto Corrado Cerra ; 
e la somiglianza del nome potrebbe anche rinforzarne il soq[>etto. Ma nel 
4538; come segnano i cataloghi, i dipinti del vescovato, e Fautore dd 
CoUis Paradisi; non può certamente aver luogo, perchè in queir anno, e 
sino al cadere del febbraio 4559 tenne la cattedra assisana il vescovo Pa- 
store, e al 45 di marzo dell' anno medesimo succedeva a questo il vescovo 
FRA Nicolò II Pucci, francescano. È chiaro adunque, non potersi in verona 
guisa ammettere il supposto Corrado Cerra, il quale non può aver luògo 
dopo Pastore, nenuneno se gli si volesse assegnare V episcopato di un 
solo mese. 

Nicolò Pucci adunque, frate deir ordine dei minori, fu il vescovo di 
Assisi, eletto dal papa Benedetto XII, il di 45 marzo 4559, dopo averne 
trasferito l'antecessore air arcivescovato di Ambrun ; in una bolla dello 
stesso pontefice, diretta ai vescovi di Poligno, di Nocera e di Camerino, 
sotto il di 45 aprile 4559, è detto Nicolò eletto di Assisi; e infotti non ri- 
cevette r episcopale consecrazione, che agli 4 \ del seguente maggio ; e con- 
secrollo il cardinale vescovo della Sabina, Matteo Orsini. Quindi fu inviato 
alia sua chiesa con apposita bolla del pontefice, il quale, addi 21 dello 
stesso mese, levò per uh semestre Tinterdetto, a cui allora trovavasi sotto- 
posta la città di Assisi. Fu Nicolò anche vicario pontificio in Roma e nei 
suoi sobborghi, stabilitovi con altra bolla del 4 5 aprile 4 541 ; e nel 4545 
gli fu commessa con lettere apostoliche T esecuzione di alcune bolle a 
favore degli armeni dimoranti in Roma. Sino air anno 4548 si estese il 
pastorale governo di Nicolò: in una carta del 42 aprile di detto anno è 
nominato come vivente; ma non molto dopo mori, ed ebbe nel di 44 di 
agosto deiranno stesso il suo successore. 

Circa il tempo della morte del vescovo Pucci, mori anche la beata 
Cecca Argenti di Campello, che colla sua vita ritirata e mortificata aveva 
diffuso in Assisi Todor soave delle cristiane virtù (2). Le fu eretto a pub- 



(i) Ved. il Giacobini nelle vite de* santi (a) VVailiitg. Àiiuiil. Miu. aoo. i333. 

e beati dell* Umbria. 



Awifo 1339-1374 US 



lidie Bpe&e nn monumento di marmo, nella chiesa di s. Pietro, ove fu 
seppellita : poche e semplici parole ne danno indizio : vi si legge infatti : 

* AN . D . M . CCC . XLVIII . DIE XX . IVL . 

SEPVLCUVM 
BTE . CECCnE . ARGENTI . DE CAMPELLO 

FiÀ Bb&tiìndo Lagerio, francescano, vescovo di Aiaccio in Corsica, fu 
il successore del defunto Nicolò Pucci, trasferito da qiYella a questa chiesa 
dal papa Clemente VI: ne porta la pontificia bolla il Wadingo (I). Tenne 
la cattedra di Assisi per vent' anni, e nel 4 368 fu trasferito a quella di 
dandeves, suffraganea dell' arcivescovato di Ambrun. Poi fu cardinale, 
qaindi vescovo di Ostia, e finalmente mori in Avignone ai 45 di novem- 
bre 1592, con fama di avere seguito le parti delPantipapa Clemente VII (2). 
il momento della traslazione di Bertrando, fu subito eletto a pastore del 
gregge assisano il fiate Jacopo Annibaldi, del Poggio di santa Tecla, del 
territorio di Assisi. Egli era francescano e vescovo di Fondi. Brcviss'uno 
lo il suo pastorale governo in Assisi, perchè nei primi giorni dellanno \ 309 
egli moriva. Ed ai 29 dello stesso gennaro eragli eletto a successore un 
altro francescano fba Tommaso Racani, da Amelia : dopo cinque anni di 
vescovato, mori in patria ncN 374, ed ivi fu seppellito nella chiesa del- 
l' ordine suo. Narra lo scrittore della Disamina (3), cB^ « nel libro delle 
» riforroanzc air anno 4 374 si legge un atto pubblico del consiglio di As- 
» sisi molto svantaggioso alla memoria di questo vescovo. » Ma è meglio 
passarvi sopra e tacere. Bensì la cittù scandalezzata per la sua malvagia 
condotta, ricorse al papa Gregorio XI e domandò istantemente, che fosse 
allontanato dal governo della chiesa assisinate : e produsse contro di lui 
cinque gravissimi capi di accusa. 

Questa poca vigilanza, o per meglio dire questo positivo danno, che le 
recava il proprio pastore, diede occasione ad Urbano VI di scrivere, addi 
4 1 maggio 4369 al cardinale Anglico, vicario in Italia, ordinandogli di rifor- 
mare il capitolo e la chiesa di Aftisi. E neir anno dopo, il vescovo e la dio- 
cesi furono sottratti dalla giurisdizione giudiciaria del ducalo spoletano. 

(i) Sotto r aoD. i348. (3) Pag. a88. 

(2) VcJ. nella mia chiesa di Oftia, voi. i, 



Ìk6 



ASSISI 



Ai tempi del vescovato di questo medesimo fra Tommaso Bueoni ap^ 
partiene la morte di san Vitale monaco ed eremita di Assisi; la cui me- 
moria si celebra nella chiesa assisana il di 31 maggio. Per qualche tempo 
so ne ignorò, per mancanza di documenti contemporanei, le particolarità 
della vita: si sapeva soltanto, aver lui menato una santa vita, nascosta eoo 
Cristo in Dio, in un eremitaggio concessogli dall'abate benedettiDO di 
Monte Subasio, accanto ad una chiesa, che porta oggidì il suo nome, ed è 
parrocchiale; ivi era stato per più di un secolo il suo corpo, e poscia fu 
trasferito alla cattedrale di s. Rufino, come alla sua volta dirò. Di piA 
non s' era saputo sino al cadere del secolo passato. Ma, grazie alle dilìgea* 
tissime cure dell' autore della citata Disamina^ vennesi ad isc<iprire un 
manoserilto del secolo XV(, contenente un compendio della vita di questo 
santo eremita, estratto dal suo processo; questo giova molto bene a cor- 
reggere quanto di lui scrissero erroneamente il Giacobini, il Wadiogo e i 
Bollandisti. Narrasi in esso, che questo santo penitente, avuta una visione, 
nella quale gli era apparso s. Benedetto, e lo aveva invitato a ritirarsi nel 
suo monastero di Monte Subasio, ed incontratosi poscia con due mo- 
naci dello stesso istituto, fu da questi distolto dagl intrapresi pellegrinaggi, 
e fu confortato ad abbracciare la vita monastica, a seconda dciriavito 
avutone da s. Benedetto. Vi acconsenti egli alfine, e fu presentato air abate, 
il quale radunò tosto i monaci, lo ammise alla professione dell* istituto 
loro, e diedegli ad*abitare uno degli eremi intorno al monastero, dove 
vivevano alcuni pcrfe'ti solitarii, sotto la cura, obbedienza e dipendenza 
deir abaie medesimo. Colù Vitale visse e mori santamente, e fu da Dio 
glorificato con molti miracoli in vita e in morte. Ora, che in poche parole 
ho detto di lui, giova, che io renda di pubblico diritto il sunnominato com- 
pendio della sua vita, favoritoci dalf autore suindicato. 

« Maximum gaudiura est bcatis spiritibus, super peccatorem poeniten- 
» tiam agentem, propter quod nos eliam, fratres, laetari debemus, quia 
» accipimus meretrices et latrones misericorditer possidere regnum Dei. 
9 Gaudeamus omnes in Domino festum celebrantes sub honore s. Vitalis 
» Heremitae, cujus pocnilentiae gratin noa verbis exponenda, sed est ope- 
» ribus comprobanda, quamquam vagitati creatura subiecta sit, attamea 

» gratia Dei per Jcsum Christum Dominum Nostrum Fuil 

>• Vitalis Bastiolus dioces. Assisien. in Umbria nalus vir pietate et religione 
» ornatus, qui cum esset adultus plurimos socum habebat latrones ad 



ANwo 1374 HiJ 



f oppugUaOdam totamprovinciam. Rccordatus quod omncs slatucmur ante 
I Tribunal Christi et unusquisque redditurus est ralioncm de omnibus, 

• qnae gessit, in melius seotentiam mutare constituit. Voealis aroicis et 
I eonsanguineis ad domum induit babilum ercmilicum nalìTO colore cereo 
I eepit reniam patere ab omnibus de peccatis et quantum pcrterat eis sulis- 

• faciebat exdamaDS poenitentiam agite appropinquabit in vosRognum Dei. 

• Circuit universam Italiam, Hispuniam et Gallium, multa tulit fecitque Vi- 

• talìs propter vessicam sui corporis ruptam et tosticulorum ìnfirmitatem, 
« sodavjf, filsit, et gravi aegritudine passus petebat eremum a Deo ad poe- 

• liìleDtiam peragendam. Ubi abundavit delictum ibi superabundavit etgra- 

• tia. Dam esset Montecchi dioeees. Spoletanue ante lucem ei Tidcbatur 

• B. Benediclus ac si praesens esset, qui indicabat Eremum non longe a 

• monasterio ; prae nimio gaudio factus expers, dum illud voivcrel patrisiin, 

• a qaa molto tempore fuerat absens, visere consuiuit: in vìa ecce duo 

• monachi, qui exposuerunt uolle Dcum morlem paccatoris, sed ut con- 

• verlatur et vivat. Ideoque velìt desistere ab itineribus et recipere babitum 
i profeMioois. Beatus Vitalis bumiliter assensit, et narravit \isionem ma- 
» tatìDam a Domino, quam acceperat, ii comendarunt eam et monuerunt 
» eumdem Dei servtun aegrotantem proflcisci ad monasterium beati Bene- 

■ dicti de monte Subasio in territorio Assisiense, non longe a Saxorubeo, 
» qttem monlem multi eremitae inbabitant ob beatitudinem consequendam: 
« poilicitas est ire non post muUos dies: illi monachi omnia abbati ordi- 

• natim exposuerunt, quibus intellcctls orlodoxus abbas fecit ad se vocare 

• Dei tirum et quaerit ab eo quid vellct, is vir Dei Vilalis denunciavil jani 

■ Teliein Ei-emo realiter degere: abbas, cui cura erat omnium ercmitarum, 
t ronvocatis suis monacbls benedixit sanctum Vitalem, cui dedit locum 
i 8. Mariae de Violis non longe ab eremo Beati Savini, sancti Angeli et 
» sancti Potentis de Caruncio, ubi major eorum quia minister erat omni- 
» bus eremjtis per montem illum valde nemorosum exisien. Dum ad locum 
i profieiscebatur occursit ilK ad similitudinem religlonis qui semper inten- 
» dit revocare electos a sancto proposito, et interroga vìt quo vellet ire; 

• respondit Dei servus Vitalis: quaero eremum ad poenitentiam; mugiens 
» retulil : radices herbai-um comedes, nec bominibus placebis ; ego accessi 
i et me poenitnit. Sanctus Vitalis cbristiano signo munitus in eum impulit : 

• to maledietus es, ego benedictus a Domino Deo Jesu Christo ; tcntator 

• diflcesaìt et beatus homo ad locum destinatum ivit, qucm novo artificio 



mS ASSISI 

» construxit, ut Eremitac comiuodius accederent. Sine iotermissioiie 
» orabat, quarta et sexta feria jejunabat, aquam ab uno fonte peaes ere- 
mum in convalle ad simplicem usum canistro hauriebat, raro locum 
eremilarum dimittebat, naiu multum ei delectabat conventus eremitamm 
maxime cuin esset circumcirca magna frequentia sanctorum patrunt 
Dum iret Bictonium versus ad monasterium beati Clirispoliti ad quae- 
rendum victum eidem valde necessarium, vidit agrum milio satum ardo- 
re sicco cum paucissimls spicis, judicavit aquam ei necessariam fora ad 
fructus capiendos, reversus ad eremum suum mulieres quaedam non 
multum distantes ab eremo sancti Gtonuphrl quem locum solebat fre- 
quentare propter vitam et honestatem beati Marii, qui ante ad beatum 
Antonium professus erat, significaverunt ei paulo ante ipsum eremitam 
discessisse praeter ejus consuetudinem, et invitaverunt beatum Vilalem 
si vellet panem ad instar succinericium, non recusavit ; illieo mnUeres 
paniiiculam confecerunt; dum in fumo coqueretur spica milii in medio 
orta est; aliam et alteram similiter fecerunt. Stupore commotae mulieres 
vocarunt sanctum Dei Vitalem^ qui stabat in eo eremo cum discipulis 
beati Marci ad bauriendam aquam prò berbis et ostenderunt paniflculas 
omnes spicis ornatasi intra se vehementer cruciabatur dicens: modicae 
fidei,quare dubitasti, et bortatus est mulieres etdiscipulos omnes ad spem^ 
fidem et charitatem. Potens Deus omni loco et tempore creare fructus 
et cibum prò humano victu. Humiliatus rediit ad eremum et semper in 
meliorem partem interpretatus est opera Dei laudane verbum Dei in sa- 
lutem omnium credentium. Ad eum veniebant bomines a longinquis par- 
tibus quaerentes consilium, memores salutis eorum societatem instituit, 
ut servent vestire nudos, bumare mortuos, redimere carceratos, insi- 
pientibus consilium dare, alere pauperes, quibus sunt onmia communia, 
sitientibus potum dare-et hospitalitatem habere in omnes* Societas baec 
adbuc viget magno conventu utriusque sexus. Cum autemseptuagenarius 
quinque annorum esset, jussit accersiri ad se beatum Antonium, qui in 
eremo sancti Potentis poenitentiam agebat, vir pietate ac sanctitate or- 
natus, divinisque licteris doctus, cui retulit finem vitae suae et com- 
monslf averat sacerdotem apostolicum dicens in petra exaltavit me et 
Dominus nunc exaltavit caput meum super inimicos róeos et obiil prid. 
kah junii, qua die annuatim ejus festum colitur magno comitatu fidelium. 
Post cujusf mortem per universam provinciam Hetruriae, Cam^^aniae et 



ANNO 137» ilt9 









t Dndffiae fu^ns multis donis et gratiis sepultus ftiit io eo eremo: sub 

• illius nomine ecclesia honorifice construcla; ad tumultum fluunt nndi- 

• qne a^ae dulces. Itaque fratres carissimi audivistis aeta beati Vitalis, 

• quae Tolui dìxìsse, quia nos solent magis movere esempla, quam verba. 
t Confilemlni Domino, quoniam bonus, quoniam in saeculum miserìcor- 
I dia ejus, nec sit aliquis vestrum timens ; sic Deus dilexit muodum, ut 

• Filinm suum Unigenitum daret ; ut omnisqui credit in illum non pereat, 

• sedhabeat Titam aetemam, et beatus vir, cui non imput^vit^ Dominus 

• peoca^im. 

• In Dd ac ejns Genitricis nomine. Amen. Haec est vita sancti Vitalis 
I Assisinatensis a temporis initio, quo vestem eremiticam induit. Viginti 

• quidem annis nunquam lumen accendit, nec ignem in suara domum, 

• mmquam vinum bibit, nec epulas, vel aliud, ubi sai reperirelur, comedit. 

w Dum viiit boc primum miraculose effecit. Juvenis quidam Aprulien- 
t sis, Pataviae studens amisit loquelam et sic mutus effeeius est nec non 

• eUam perdidit reminiseentiam et nihìi in buccam aliud rcmansit quam 

• Ave Maria. Cum circum circa dilataretur sancliiudo beati Yìtalis ad 
t ìstius aures perveoit, statim visere ne dum conslUuit, sed voluit, ex quo 

• profecto restituta fuit loquela et remioiscentia. 

MlBJCVLJ POST EJVS MORTEM. 

» Quiddam Lippus Marci ab olco cum esset elaudus et piane a ventre 
» osque ad pedes omnes artus amisisset, ila ut non nisi catino et mauu 
» deambularet die ilio, quo beatus Vitalis raigravit e vita, devote pieque 

• orans se comendavit, et statim surrexit liber atque sanatus fuit. 

m Adhuc existente anno mortis beali Vitalis reddidìt vitam puero cui- 
m dam octenni fiio Andreucci Marangoni Assisinatensis. 

m A tempore mortis quinque annorum spatio nemo spiritibus inferna- 

• libus vexatus, vexataque templum visit beati Vitalis, qui quaeve sanatus 
i sanatave non fuisset. 

» Post ejus mortem etiam centum et quinquaginta et plures homines, 
i quibus fracla genitalia membra fuerant, sanavit, qui ex diversis locis et 
m eraut et venerant. 

» Anno post pestem universalem surripuit morti puerum quemdam ; 

• cujusdam filium ex Castro novo Castro Assisiense, qui cum resurrexis- 



150 ASSISI 

» set ejus parens duxit, ut viseret templum aedesque beati Vitalis et feeit 
» pingi ad pedes imaginis sanctì. 

9 Millesimo trecentesimo septuagesimo terlio Fraticisca Alia ser Lippi 
» Cecci de Assisio erat pede clauda, ita ut incedere nullo modo valeret, 
» dictus ser Lippus eam beato Vitali commendavit et misit ut viseret illiiis 
» templum, cum primum fuit pallium dicti beati illi impòsitum, statini 
• sanata fuit. 

» H. ecc. LXXXVII. mense maji unus ab Assisio, alter ex Penisia,ter- 
» tius Fulginatensis, qui genitalìa membra fracta habebant, commcndan- 
9 tes se se beato Vitali, iverunt ad ejus templum et sanati libera tiqtie sta- 
» tim fuerunt. 

» Quidam ex Tuderto detentus in carceribus et jam difinitirae senfen- 
» tiae mortis proximus, memìnit, ut Deo placuit istius gloriosi sancii et ei 
» devote vovendo se comendavit, suumque templum vìsere promisit, ita 
n armatus slatim peraclo voto noctis tempore ex carceribus ignorans quo 
n modo vel ex quo loco extractus fuit, ac ante domum suam positus, ione 
i temporis de nocte venit ad suum templum et ibi spoliavit se et vesfes et 
V arma reliquit. » 

Pare, che le istanze degli assisani, perchè fosse allontanato dalla loro 
chiesa lo scandaloso vescovo fra Tommaso Racani, non abbiano ottenuto 
verun effetto. Scrive infatti il Wadingo, all'anno -1374 ; « Hoc anno ele- 
» ctus est episcopus Assisias frater Nicolaus Petri per obitum Tbomae Ra-^ 
w cani ; » né rUghelli ci seppe dire di più. Per la morte adunque, e non 
per la deposizione di Tommaso, fu etetto vescovo di Assisi un altro firan-^ 
cescano, Fra Nicolò III di Pietro: a' suoi giorni la eittù fu sottoposta al- 
r interdetto per essersi collegata eoi ribelli di Perugia, Anzi il papa Nicolò 
XI in una lettera diretta a lui, nel \ 577, descrivendone le turbolenze. Io 
incarica della pubblicazione dell'interdetto medesimo: la lettera è neirar-' 
cliìvio della cattedrale^ 

Narra il Pellini (4), che fra Lodovico di Assisi^ francescano, fu eletto 
vescovo in patria dall'antipapa Clemente VII, nel tempo, che la sede era 
occupata da Odoardo Michelotii, fatto vescovo dal vero papa Urbano VI; 
ch'esso fra Lodovico tentò di consegnare Perugia all'antipapa, ed operò iH 
modo, che venissero al suo partito anche Nicolò e Micfaelozzo firateifi del 

(») Slor. di Perugiai, p«rl. t, lib. ix, pag. iSo^. 



[ 



Ali NO l37t^-<378 i81 



lescoYOOdoardo; che ciò facesse Lodovico a favore dell' antipapa colla 
fipeniDxa di conseguire il vescovato o di Assisi o di qualche altro luogo ; 
die i inagistrati di Perugia scoprirono la congiura e la sventarono, ma 
cbe i ì%helotti conservarono però sempre una secreta antipatia contro 
Urbano VI^ a grado che lo stesso vescovo Odoardo gli si alienasse ed aderis- 
seal partito dell'antipapa. Alla quale narrazione del Pellini contraddice giù- 
dixiosamente l'autore della Disamina, perchè, posta la verità di questo 
racconto, parrebbe cbe Lodovico o non dovesse aver luogo tra i vescovi 
di Assisi, essendone intruso, o almeno non potesse aver luogo prima di 
Odoardo Michelotti. t Tuttavia, dice esso autore (4), il documento citato 
I dall' Ugbelli, le memorie vaticane dove si dice, che Lodovico pagasse 
I l'ultimo dicembre 4579 debitum Camerae Àpostolicae servitium come ve- 
> scovo di Assisi, e la notizia comunicataci dal lodato Gaetano Marini da- 

• gli archlvii vaticani, cbe fra Lodovico era vescovo sino dalli 34 gennaio 

• 4379, somministrano un motivo ragionevole per non turbare l'ordine 

• ngbclliano, serbato anche dai nostri cataloghi, tanto più che i medesimi 

• sanano con T Ugbelli reiezione del Michelotti al 4384, comecché poi 
■ quest' epoca non apparisce ben provala e probabilmente sia falsa. Nelle 
» carte, cbe io ho scorse degli archivii della città non trovo menzione al- 
» cuna di Lodovico, il quale come creatura di Clemente non dovette mai 

• essere in possesso della cliiesa di Assisi, mantenutasi sotto la devozione 
» e ubbidienza di Urbano VI. Dice il biografo, e con ragione, che fra Lo- 

• dovico fu seguace di Clemente VII, ma non so se con uguale ragione lo 
» dica creato vescovo da Urbano VI nel 4378, e forse riguardo a questo 
t ultimo articolo ha egli confuso, come è solito, i conti e le partite. 11 Wa- 
» dingo lo ha preterito, appunto perchè eletto dall' illìgìttimo ponteGce. n 

Fra Lodovico in fatti, non solamente aderì al partito di Clemente VII, 
e figurò qua e colà, e sostenne uffizii ed impieghi a nome del suo protet- 
tore; ma anche dopo la morte di lui segui lo scisma di Pietro de Luna, 
ossia dell' altro antipapa Benedetto XIII. E nel tempo in cui illecitamentef 
possedeva fra Lodovico il titolo della chiesa assisana, il suo legittimo pasto- 
re Odoardo, o piuttosto Aldoyaldo, Michelotti ne reggeva lo spiritual gregge 
sino dall' anno, a mio credere 4378 ; perchè se quello gli si fece nel 4379 
usurpatore e rivale, conviene anticipare ahneqo di un anno V elezione di 



(i) Disamina, ec , pag. 2<)3. 



1 52 ASSISI 

questo. Certo 6, che del Miehelotti non si trovano memorie tra gli annali 
di questa chiesa senonchò nel 4585 e nel 4584. Ma, datosi anch' egli al 
partito scismatico, il papa Urbano VI lo depose dal vescovato, e condusse 
poscia vita privata anche sotto il pontificato di Bonifacio IX. Con questo 
alla fine riconciliossi ed ottenne il vescovato di Chiusi, donde nel 1404 
passo a quello di Perugia sua patria. 

Qui intanto dappoiché egli era stato deposto, venne a governare il de- 
solato gregge un altro perugino, EaMAivifo Baglioni, ignoto airUghdli e al 
suo continuatore Coleti. Di lui cominciano le memorie con ima carta di 
permuta, fatta ai 5 di settembre 4385, tra la chiesa e il capitolo della cat* 
tedrale, e V ospitale di san Rufino : ed è questo Y anno, che gli si deve se- 
gnare, perciocché indicatoci da un' epoca certa. Né viss* egli lungamente 
su questa sede : una memoria tratta dair archivio decemvirale di Perugia, 
Riferisce, che nel 4587 il magistrato di quella città raccomandava al papa 
pel vescovato di Assisi il minorità fra Francesco di Lodovico di Guidarello 
Baglioni. Ermanno adunque in queir anno era già morto. Questo frate 
Francesco non fu accettato ; gli si trova invece sostituito di già, prima dei 
28 gennaio 4 39 1 , un altro francescano, eh' era vescovo di Massa e Popu- 
Ionia, FRATE Andrea de' Galeazzi. Dissi, che prima de' 28 gennaio frate An- 
drea era vescovo di Assisi; e ciò contro TUghetlI, che ve lo disse trasferito 
ai 45 di ottobre: si sa infatti dagli archivi! vaticani, che ai 28 gennaio 4591 
il camerlingo ordinava al capitolo di Assisi di dare ad Andrea, o al suo 
procuratore, tutti i frutti dal di eh' era stalo eletto. Egli dunque era stato 
eletto, fuor di dubbio, prima di quel di, e io son d' avviso anche prima di 
queir anno. Trovansi negli archivii di Assisi parécchie memorie di lui, le 
quali ce lo mostrano vivente anche nel 4 404 . Ho detto altrove (4 ) dello sba- 
glio del Gamurrini,il quale da una iscrizione sepolcrale, da lui non bene in- 
tesa, fece sorgere un vescovo di Assisi, eh' egli nominò Andrea della Ciaia^ 
senese. Ho dimostrato colà l'insussistenza del suo supposto; qui é tempo 
che ne dica di più. L'iscrizione appartiene invece al vescovo Andrea, di cui 
parlo ; e per non avervi saputo leggere il cognome de' Galeazzi, lo disse de 
Ciaianis^ e fece di Siena la famiglia di quello, tre secoli e mezzo prima, che 
la medesima in Siena si trasferisse. Io qui pertanto a più sicura prova della 
genuina lezione delle parole scolpite su quella pietra piacemi recarla nelle 

(i)P«g. i3g. 



Aitilo i376-lb0(( 153 



DM itesse di caratteri, con die la si Vede tuttora nella chieììa di santo 
ria maggiore, detta del vescoTado. 

^ mi ®Ri6iiiiip®iLit3;s p 

ìl/fD0I^D9QHjap(](lI^Dq^Ql3 



Né altrimenti la si può leggere se non che : SepuUrum fila magwi/ici mi- 
9 (kmmi Cuidonii de Galeaciis de Senie fraier (sic) episcopi Aiiieinatis. 
diasi a tale proposito il diligente autore della Disamina (i). 
Fu intomo a questo medesimo tempo, che il papa Bonifacio IX, eletto 
4389, trovandosi mal sicuro in Roma per le turbolenze suscitate dai 
ideresi, fu costretto a cercare asilo in Perugia, donde per le fazioni dei 
)ili e dei popolari, dovette fuggire di bel nuovo. Allora venne co' suoi 
dinali a ricoverarsi in Assisi, come in asilo più sicuro e pacifico. Qui 
uvette gli ambasciatori dei romani, i quali vedendo prossimo T anno del 
bbileo, e considerando il danno, che ne sarebbe derivato a Roma se si 
;e tralasciato di celebrarlo, supplicarono il papa, con grandi istanze e 
i solenni promesse di ubbidienza, perchè ritornasse alla sua residenza ; 
ifatti egli vi aderì, approfittando della circostanza per ristabiUre in Ro- 
il dominio temporale della santa Sede. Avvenivano questi fatti tra Tan- 
1392 e il 4393. 

Ho detto, che gli archivìi di Assisi ci mostrano vivente nel 4404 il 
covo Andrea : non si sa poi quanto ancora vivesse. Jacopo, che gli suc- 
se, è detto dall' Ughelii promosso a questa chiesa nel di 26 febbraio 
>4, trasferitovi dal vescovato di Aquino, ed avendo ricusato, quello di 
a. E infatti nei sacri dittici sorani egli non trovasi. L' autore della 
amina, perchè non vide verun positivo documento, dubitò dell' esi- 

(i) Nella pag. 198 e ae^. 

yoi. r. 20 . 



15b ASSISI 



stenza di questo vescovo sulla sede di Assisi ; ma il WadiDgo, nominandone 
il successore Fra Nicolò IV Vannini (ch'egli disse Vanni) francescano, 
e Io dice detto ai 5 di febbraio de! 4405, in locum Jacobi. Questo Nicolò 
era stato eletto di fatto da! pontefice Innocenzo VII, nelF indicato mese 
ed anno, ma poi, verso la fine del A4\0 s'era dato al partito dell' anti- 
papa Giovanni XXIII, cosicché il pontefice Gregorio XII, ch'era allora le- 
gittimo, provvide la sede assisana colla elezione del monaco benedettino 
di Norcia, Benedetto Vanni Staslo degli Atti. E 1' uno e l'altro allora 
si diedero ad esercitare atti di giurisdizione episcopale sopra la chiesa 
assisana, la quale fu perciò desolata da interno scisma, in aggiunta all'ester- 
no che desolava allora la Chiesa universale. Finalmente, ricomposte le cose 
dì questa colla elezione del pontefice Martino V, si pensò alla ccmposizione 
anche dei luttuosi contrasti dei due vescovi Nicolò e Benedetto. Fu com- 
messo l'esame di questa causa ai tre vescovi di Perugia, di Todi e di No- 
cera, i quali sentenziarono a favore di Nicolò: e il papa confermò la loro 
sentenza; e cosi nel 1419 potò Nicolò far ritorno alla sua residenza, 
« incontrato (I) e ricevuto solennemente e condotto con trasporto di gioia 
• processionalmenle dalf uno e dair altro clero prima alla cattedrale e poi 
» all'episcopio. » 

Pronunziata la sentenza a favore di Nicolò, il vescovo Benedetto dovette 
cedere, e si ridusse a vita privata lontano da Assisi. Tuttavolta continuò 
a tenere il titolo di questa sede; e con esso lo troviamo in Bologna, nel 
4427, a coDsecrare due altari nella chiesa di san Vitale: sembra per altro 
che dopo la morte di Nicolò egli rientrasse al governo di questa diocesi. 
Morto infatti il vescovo Nicolò nei primi giorni del giugno 4 429, il capitolo 
della cattedrale si radunò per eleggergli un successore; e lo elessero nella 
persona di Jacopo Fiumi, prima monaco di s. Pietro di Assisi, e allora abate 
del monastero di Monte Subasio. Esiste nelf archivio pubblico, sotto il 
giorno 42 del mese suddetto, il decreto della elezione avvenuta, cui man- 
darono al candidato per mezzo di due ecclesiastici della chiesa di san Paolo. 
Benedetto tostochò il seppe, se ne querelò presso Martino V, come di un 
atto, che offendeva i suoi diritti, e domandò di essere messo al possesso 
del vescovato di Assisi: e il pontefice, avuto riguardo alla legittimità della 
sua elezione, annullò bensì la scelta latta dal capitolo, ma non Io rimise 

(i) Ciò narrali in una pcrgameua colla data de* uZ aprile 14-19. 



1 



^ I 

ai 



ai: 



A UNO itlOlk-lbb9 155 



wi TCKO?ato: tolse ad Jacopo Fiumi T abazia del Monte Subasio aae 
imrfl il vescovo Benedetto (I ) 

Tahnio vorrebbe inserire qui dopo Benedetto un Tebaldo IV, frate mi- 
lorita, nominato dal Wadingo nel 4425, e da tal altro nel USO. Ma come 
immetterlo, se nel 4425 reggeva la chiesa assisana il vescovo Nicolò, e nel 
445« la reggeva Fu Damiano Broslelli, eletto da Martino V, ai 26 di agosto 
dei 4429; due mesi e mezzo dopo la morte di Nicolò ; e vissuto sino al 4 444 ? 
Me foesto Damiano dal papa Eugenio IV la commenda del monastero di 
8. CH^ddo di Bettona, detto s. CrUpoldo del piano. Esiste nelP archivio 
Mia aecreteria priorale un decreto di questo vescovo, sotto il giorno 44 
Boranbre 4458, per la clausura del monastero di santa Lucia di Assisi, 
ernia concessione d'indulgenze per la festa del titolare. Neir anno dipoi fu 
al concilio di Firenze. Governò la chiesa assisana sino al 4444, e poi spon- 
taneamente lasciolla e ritirossi in una chiesa di s. Francesco, dove ripigliò 
la vita claustrale, e allora intitolavasi episcopus in universali ecclesia, come 
riha da una bolla di Eugenio lY del 17 marzo 4445. L' Ughelli, invece di 
Damiano lo disse Domenico. 

Dopo la dimissione di lui consegui il vescovato di Assisi, addi 4 dicem- 
bre 4444, un parroco di Todi, Francesco degli Oddi, il quale ebbe licenza 
di tenere quella parrocchia anche dopo innalzato alla vescovile dignità. Fu 
consacrato a' 28 di febbraio 4445; e ne furono consecratori i vescovi di 
Todi, di Foligno e di Nocera. Neiranno stesso ebbe in commenda, come il 
suo antecessore, il monastero di s. Crispcldo di Bettona, ed ottenne dal 
papa Nicolò V di poterne dare in cnGteusi alcuni poderi ad Ugolino, Enrico 
ed Onofrio, figliuoli del fu Giovanni Crispoldi. 

Nell'anno 4449 il ponteflce venne in Assisi, ed approfittando della cir- 
costanza, il priore e il capitolo della cattedrale gli esposero lo stato com- 
passionevole, a cui le vicende guerriere dogli anni passati avevano ridotto le 
loro rendite, e lo supplicarono ad unire i beni del monastero di Monte Su- 
basio, il quale, benché dato in commenda, era da trentanni caduto in de- 
solazione. Esaudì Nicolò V la supplica; diresse perciò al vescovo France- 
sco una bolla, che ha la data di Assisi, ai 46 di novembre nell'anno III del 
suo pontificato, e con essa lo costituì esecutore per la soppressione di quel 

(i) Sulle controversie di questi vescovi da Nicolò in poi, vedasi V autore dtlU Disamina, 
il quale ne parla a lungo dalla pag. 3oi alla So^. 



1916 ASSISI 

QKmastero e per la unioae dei beni di esso alla mensa capitolare. La bolfai 
fu eseguita nelfanno seguente. Del qual monastero, che tra tutte le badia 
della diocesi assisinate fu la più cospicua e ragguardevole, è ducqpo, almeno 
ora che ne ho toccata la soppressione, dime alcun che. 

Della sua fondazione, per verità, non si hanno traccio sicure: il Giacon 
I)illi, che non suol provare ciò che asserisce, ne ripete T orìgine éé laiiler 
nedetto medesimo circa Tanno 520; e Tassersione sua fu poi ciecamttte 
seguita da alcuni di que' che sogliono giurare tu verèa nMffitiri. Ma voiefri 
don^ parlare sull'appoggio di monumenti certi, bisogna contentarsi di dirla 
esistente di già neiranno 4041, perchè sotto queir anno Io nomina osa 
carta deir archivio capitolare di Assisi (1). Da una pietra informe, eh' è ora 
nel muro dell* atrio della cosi detta badia di a. Paolo, e che ci nota barba* 
ramente Tanno della erezione e della dedicazione di quella chiesa, viensi a 
conoscere un Aginaldo, che nel medesimo secolo XI n'era l'abate. 

ABBA AGINALDVS EDI 

FICAVl 

AN. MLIXI ... DE 

DICATIQ SCI 

PAVLI APLl 

- - - VI. ... APRIL. 



Un altro abate, ed è un Nicolò, trovasi nominato in una carta del 
4460; una delle poche, che abbiano sopravvissuto alla soppressione del 
monastero, a cui appartenevano. Ho detto già alla sua volta, che da questo 
monastero dipendeva anche il luogo della Porziuncola, e che a san Fran- 
oeaco lo donò un abate di esso : il quale abate alcuni chiamarono Teobaldo; 
ma ^ pio probabile, che lo foss^ Maccabeo, perchè ne sosteneva Y uffiaio 
nell'anno 4212. 

Fin quasi tutto il secolo XIV si mantenne T abazia di SubasiQ ^Uo i 
suol abati regolari ; ma verso la fine dd medeaimo, per Ift guerre civili d€À 
guelfi e de' ghibellini, che tenevano sossopra e laceravano il territorio di 

(i) Fate. I, nuni. S4. 



Alt no iiiti9 157 






i, i monaci furono costretti a ritirarsi in città, per porsi al sicuro 
M^ scorrarie de' fuorusciti dell' una o delF altra foiione, i quoR per lo 
più si ricoT«raTano in quel monastero, coma in luogo opportunissimo alla 
$fasa. Prevaleva in Assisi, nel 4598, il partito ghibellino; e i capi di esso, 
per togliar^ agli avrersarti il ricoyero, ordinò che lo si demolisse: e r or- 
dine lo ea^iuito nel 4559. Heslò quindi abbandonato quel luogo; e i beni 
dal ipoDaplero furono dati in commenda. Perciò nel 4442 se ne trova 
possessore, epl titolo di commendatario, Nicolò vescovo di Segni, e dipoi 
iMri personaggi, finché nel 4449 il pontefice Nicolò V ne decretò l'unione, 
flceome poco diami io diceva, alla mensa capitolare di Assisi. 

Dipendeva da questo monastero la chiesa e il monastero di san Paolo 
in eitlà; qui, pochi anni dopo, sotto il veneziano pontefice Paolo II, furono 
mtrodotti | oanonici di san Salvatore in Lauro, ossia di tam Giorgio in 
i^ di Venezia : essi vi stettero fincliò la loro congregazione ebbe esisten- 
ti, e furono gli ultimi regolari, che vi abitai*ono. 

Dell' antico monastero di & Benedetto è ancora in piedi la chiesa con 
un bel sotterraneo e grandi avanzi di muri e fabbriche antiche all' intor- 
DO. I<a sola memoria, che vi si scorga, è una grande pietra sepolcrale nel 
pavimento dell' ipogeo, sulla quale è scolpila T effigie di Pietro romano, 
almte del monastero, vestito di piviale, con mitra, guanti e pastorale, e con 
questa iscrizione ai piedi, in caratteri teutonici : 

SEPVL. PETRI DE VRBE ABBATIS 
nVI. MON. 

E un' altra lapide, coli' epitaffio di un altro abate, fu trasferita in citt&, 
nella chiesa o casa di san Paolo; ed 6 V epitaffio il seguente: 

IN HOC SEPVLCRO REQVIESCIT CORPVS 

VENERABILIS VIRI FRATRIS MACTHEI DE ASISIO 

ABBATIS nVIVS MONASTERII 

ANNO DOMINI MCCCLV 

E poiché ho parlato del più cospicuo monastero della diocesi assisana, 
ragion vuole, che vi soggiunga alcune parole anche di un altro non meno 



158 ASSISI 

« ■■ ■ I I ■ I I I 1 1 ■ Il I I I ■ . 

coq)icuO) cui più volte ho avuto occasione di nominare. Esso è il moiUK 
stero di s. Pietro, la cui chiesa è antichissima : era un tempo fuori della 
città; ma essendo stata poscia ingrandita ed estesa verso ponente e mezso- 
giorno, a cagione della sacra basilica di san Francesco eretta non Inn^ 
restò compresa anch* essa col suo monastero dentro le mura. La sua Conda- 
zione è ravvolta nelle tenebre dell' antichità : il GìacobUli (4 ) fa fissa «II* anno 
970, ma senza recare nessun documento, che la dimostri. In una eartn 
dell' archivio capitolare, che ha la data del 4029 e s^na i confini di alcune 
terre, il monastero di san Pietro è nominato cosi: Terra saneti Petti qm 
est monasterio de Ansio (2). Nel 4070 il vescovo Agino, se ne intitolava 
abate. In seguito non si hanno altre memorie sino ai tempi di san France- 
sco: allora n' era V abate un Pietro, eh' è decorato del titolo di beato, e 
che si sa essere stato amico del serafico patriarca, a cui anche donò un 
calice inargentato per assumere T eucaristia sotto le specie del vino: que- 
sto calice si conserva tuttora tra le reliquie della sacra basilica. Credesi 
avere appartenuto ad esso abate Pietro un antico sigillo rotondo, conser- 
vato nel museo de' benedettini di Perugia, su cui è incisa a mezzo busto 
r effigie di s. Pietro apostolo e nel giro si legge = 8. petzi abbatis s. petei 
DE A88I8IO. =: Un abate Rustico, nel 4268, ristaurò la chiesa e n'eresse la 
odierna facciata: lo attesta V iscrizione scolpitavi nel fregio, la quale dice: 

^ PASTOR PETRE GREGIS CFIRISTI FIDISSIME REGIS 
HIC FIDEI PVRE POPVI.VS STANS SIT TIRI CVRE 
HOC OPVS EST ACTVM POST PARTVM VIRGINE FACTVM 
MILLE DVCENTENI SVNT OCTO SEX QVOQVE DENI 
TEMPORE ABBATIS RVSTICI 

I monaci di questa badia avevano ricevuto già da molti secoli addietro 
le costituzioni e le riforme de' cluniacesi ; poi sulla metà del secolo XIII 
adottarono quelle de* cisterciesi, e cosi continuarono sino al 4577. In 
quest' anno, non si sa per qual grave sconcertamento, dovettero abban- 
donare il monastero : la chiesa e la vasta parrocchia, che le apparteneva, 
furono afQdate a sacerdoti secolari, i quali vi stettero sino all'anno 4642. 



(i) Vile de^ Milli e beati delP Umbria, (a) Arch. della catledr. fase, i, àana. S. 

pag. 19S. 



4 11 II a lfi49-1452 159 



i jl pubblico di Assisi e i cittadiDi non meno che il cardinale PeretU, 
eommeDdatario allora dell' abazia, mal sofferendo, che questo antico mo- 
nastero andasse a perire intieramente, promossero il richiamo dei bene- 
dettini; e vi riuscirono colf assenso del papa Paolo V, il quale con bolla 
de' 45 gennaro 4613 lo uni alla congregazione de' cassinesi (1). Per Y as- 
senza de' monaci ne' trentasei anni sopraccennati, andarono disperse tutte 
le carte antiche e i codici, di cui era un tempo riccamente fornito: una 
soh né preservò T autore della Disamina (2), avendola trovata a caso, che 
serviva di coperta ad un libro : essa contiene un brano d' istrumento spet- 
tante air anno 454$. I benedettini neri vi soggiornano tuttora e vi hanno 
la cura parrocchiale. 

L' incorporazione dei beni della badia di Subasio colle rendite del ca- 
pitolo assisano^ della quale parlai poco dianzi, concessa dal papa Nicolò V 
Del 4449, ebbe per breve tempo V effetto suo, o almeno non lo potè avere 
per intiero ; perciocché non molto dopo ne incominciò la commenda cardi- 
nalìzia, che tuttora sussiste, sotto il titolo di s. Benedetto e di s. Paolo, e 
più comunemente sotto il titolo di s. Paolo. Del vescovo Francesco degli 
Oddi, U quale reggeva allora la santa chiesa assisana, abbiamo memorie 
aache dopo 1* indicato anno; ma non più tardi dell'ottobre 4456. Tra que- 
ste deesi in ispecialit& nominare la soppressione del monastero delle bene- 
dettine di s. Paolo, concentrale con quelle di sant' Apollinare: ciò nel \ 452. 
Vicinissimo a questo era situato quel monastero, ed erano ambidue di be- 
aedettine ; ma per la troppa vicinanza avvenivano spesso delle scambievoli 
contese. Quanto nel monastero di sant' Apollinare fiorivano la buona di- 
sciplina e lo spirito monastico, altrettanto erano decaduti presso le suore 
di s. Paolo, ed era diffamata la condotta di esse. E poiché si rese pubblica 
r incontinenza della badessa Milla ( ossia Emilia ) e delle sue monache ; il 
vescovo Francesco, per ripararne gli scandali, si vide costretto a deporre 
la prima e farla chiudere in un altro monastero, ed a disperdere e sepa- 
rare in altri chiostri le monache licenziose : attesa poi la vicinanza dei due 
monasteri, giudicò opportuno il sopprimere quello di s. Paolo ed unirlo 
air altro di sant' Apollinare, sotto il titolo di ambidue i santi. L' operato 
del vescovo fu approvato cT confermato dal papa Nicolò V con apposita 

(i) Arch. della secret, prìor. di Astisi, (2) Vedasi qaanto egli dice nella noia, 

nel llb. Riform. 161 3. alla pag. 3i5. 



160 A B i I 8 I 



■^Arf— a-nnrTn-nfa- 



1 



bolla del 4452; e dei anni dopo approvodne e riconfermontte la Éóptire^ 
siooe di quello e la concentraiione con questo anche il pontefice Cali- 
sto III, il quale reca espressamente a motivo della soppressione 1* inconti- 
nenxa della badessa Milia e delle sUe religiose (I). E giacché parlo de! mo- 
nastero di sant' Apollinare, accennerò anche un altro monumento, che gli 
appartiene, appunto dei tempi del vescovo Francesco degli Oddi: esso è 
r e8ecu2ione di una bolla di Nicolò V, che unisce a sant* Apollinare la pre- 
positura di santo SteCaUO de lu Sprejuro^ della diocesi di Assisi: le lettere 
esecutoriali portano la data eolie seguenti note cronologiche t Dattm et 
actum Pirusii in Palatio nostrae residentiae A. D. 4450, indiclitme XIII^ I 
die XVI aprilis^ pontificatus Nicolai papae V anno /F, praesentibue egregio 
leguin doclore D. Mazzieo Christophori^ Philippo Andreas^ Francisco Mane- 
icalchi et Jeanne Franciico D. Jacobi de Marlùnie de Assislo etc. 

TroVavasi il vescovo Francesco in Ungheria, neiranno 4450, quando i 
turchi ebbero dai cristiani la famosa rotta presso il Danubio: egli eravi allora 
in qualità di vice-legato col celebre cardinale Giovanni di GarvajaI, che ne 
aveva in principalità la legazione. Di questo Francesco portò i! Wadingo 
due lettere scritte da Peter-Waradin^ li 44 giugno del suddetto anno, a 
san Giovanni di Capistrano, capo e condottiero dei crociati còùtro i mao- 
mettani. Pare, che Francesco morisse in Ungheria: certamente avanti il 
mese di ottobre^ Dico eerlamente avanti il mese di ottobre, perchè nel primo 
giorno di esso gli fu eletto il successore Cablo de Nepis, prete secolare 
(e non frate francescano, come dissero dopo il Wadingo, TUghelli ed altri), 
il quale aveva sostenuto già molte onorevoli e difficili incombenze. Dice 
Fautore della Disamina (2), esservi tutta la ragione di credere, che questo 
Carlo de Nepis tenesse il vescovato di Assisi anche in tutto Tanno t47S, e 
ch^egli sia stato il vescovo assisinate, che mori affogato all'imboccatura 
del fiume Serchio, il di tO ottobre 4 475 insieme con allri due vescovi, nel 
ritorno di Spagna dalla legazione del cardinale Roderigo Borgia, alla cui 
comitiva appartenevano tutti e tre. Compiange la loro disgrazia il cardi- 
nale Jacopo Piccolomini, detto il cardinale di Pavia (5), in una sua lettera 



(i) Arobc'lueqnesle bolle sì conservano (2) Pa;;. $19. 

toUora neir archÌTÌo di sani* Apollinare che (3) Essa è la dlxiii nelP ediz. dì Milano 

è UDO dei più anticbi e dei pie splendidi del a5i/6, alla pag. s65. 
monasteri di Assisi. 



ANNO 1452-1473 161 



al decano di Toledo; e credo opportuno di portarla qui per intiero, non 
essendo cosi facìi cosa il trovare le opere di questo celebre cardinale. 

FRANCISCO DECANO TOLETANO. 



• Viden Francisce, ut exitus non boni sìnt ambitiosis legationibus? Ut 
eliam Deus nostrae vanitatis nos saepe admoneat? Negamus non fieri 
miracula ut prìus. Attendamus operum ultima, non rariora esse bis, 
qaani illìs diebus, videbimus. Quid in Nieaeni et vicecancellarir legatio- 
ne judicio Dei expressius? Ille, ut in Galliam proficisceretur ad legatio- 
nem quaestus est nooiinis plenam, cum antea magnus semper fuisset, 
nullus ex eo tempore fuit. Vendidit libertatem sententiae servire alienae 
cupiditati coactus est, pontifici non assensit modo in quibus voluit sed 
adjutor etiam fuit ut juraraenta violarentur et vota die electionis suae 
Deo oblata ut crearentur quoque indigni cardinales magna honorum 
maestitia et gra^ omnium de nobis querela. Profectus est tandem: po- 
testatem omnem romanae Sedis detulit secum. Gonceptuum plenus in 
provinciam venit multa de rege, non pauciora de se promittens: Quid 
inler baec Deus ultionum Dominus? Qnam insigniter ostendit vanas 
esse homìnum cogitationes! Mox ut regnum ingressus est, ipsi regi coe- 
pit esse suspectus, progredì ad eum vctitus est, menses duos ludibrio 
habitus, tertio tandem admissus. Uno atque eodem ingrato colloquio 
finitur legatio. Rediit maestus. Ad explicandas facultates nec locus fuit, 
nec tempus. Dolore inde confectus Ravennae decessit. Domus ejus tam 
chara, ac tanta cura extructa in invisissimi homìnis potestatem devenit. 
Hortator et absens fueram prosequendae legationis, laudator quoque 
acceptae. Sed Romam reversus initia ejus cognoscens, ne proficiscere- 
tur suasi, nil sani ex maiis ration'd)Us sperans. Deposuit eam in senatu, 
in senatu illam resumpsit: exitus fuit quem narro. Vicecancellarius autem 
pontificem nactus artibus et corruptelis suis creatum concupitam diu in 
palriam profectionem facile impetravit, ut honoratus iret, ut populis se 
▼iseodum praeberet, ut ex tribus regnis omnìferiam messem commete- 
ret nullo ipsorum r^orum usu, nulla necessitate apostolicae Sedis 
legatum pari potestate designari se procuravi!. Valentìam navìgavit, adi- 
tum legationis pecunia redimens, in ulteriorem Hispaniam transiit, utro« 
bique vanitatis multa et luxus et ambitionis et avaritiae documenta 

FoL y. ai 



162 ASSISI 

- - - I • 

* rèlioquens, nullo eorum perfecto, quod sibi ad nooien legationis praeten^ 
» derat; odio principum et populorum navigat Romani. Ante ostium An* 

• serici fluminis octobris die X, ingenti orla tempestate, conflictatus diu 
» quadriremibus duabus, in quibus ipse et familia cuoi omni praeda bis^ 
» panica vehebatur altera lacrimabili damno ante oculos suos depressa 
» est: altera, quae sua erat, diffi*aota jam puppe cum baud procul exitio 
» esset remissis paululum ventis aegre in portum Libumum lacera ac 
» vexata protunditur. Praeter caeteram turbam quioque et septuaginta ex 
«familia periere: in bis episcopi tres Pharensis, Àsisiensis et Ortanus: 
« jure consulti amplius duodecim, equestris prdinis sex ; jactura autem 
» rerum amplius triginta millium aureorum est estimata. Inania nunc 
ìi'appetamus. Concedamus omnia gratiae negemusque deerratis nostris 
» curam Deo non esse. Francisce mi ; alienis exemplis erudiamur ad tì- 
» tam, quorumque perhorremus exitum, facta non imitemur. Cernis quo 
i tandem peccata nos adigant. Vaie. = Senis XX octobris 4473. » 

Né prima di questa data si trova sicuro monumento della elezione di 
un nuovo vescovo. Quel Bartolomeo VagnUio adunque, o VagnoUo^ che 
r Ughelli, il Wadingo, il Lucenti ed altri dissero vescovo di Assisi nel 4460, 
successore di Carlo de Nepis va escluso assolutamente; tanto più, cbe del 
vescovo Garlo esistono stromenti e carte, si nel pubblico archivio come in 
quello della cattedrale, sino al 4467. E inoltre, che Garlo de Nepis fosse 
vescovo di Assisi a tutto il di 50 dicembre 1 472, lo si raccoglie da un li-» 
bro di quitanze del monastero di s. Apollinare, in cui il procuratore di hi 
confessa « di avere ricevuto le procurazioni dovute per la visita di detto 
» monastero », incominciando dall'anno 4465 e proseguendo sino al 50 
dicembre suddetto del 4472; colla sola differenza per altro, che nei primi 
tre anni il procuratore esprime il proprio nome e quello dei vescovo Carlo 
de NepU^ e negli anni seguenti si contenta di qualificarsi procurator supra-^ 
scripius praesentis episcopi: lo che non dice nel 4475 un mese e mezzo 
dopo il naufragio surriferito: ivi il procuratore comincia a nominare il 
nuovo vescovo Andbba Egidi, eh' era stato eletto a' 26 di novembre dello 
stesso anno. Andrea adunque fu l' immediato successore di Carlo; né tra 
di essi può aver luogo in veruna guisa V immaginario vescovo Bartolo- 
meo. Era Andrea Egidi frate dell' ordine de' minori : era assisinate. Durò U 
suo pastorale governo poco più di un anno: fu seppellito nella chiesa di s. 
Fr^i^cesco dinanzi alla cappella della Concezione. 



ANNO ìklZ-ikn 163 



Inlorno a questo medesimo tempo minacciava rovina la gran fabbrica del 
sacro concento di s. Francesco : perciò il comune di Assisi, eccitato e dalla 

I soa devozione verso quel sacro luogo e dalle lettere del vescovo di Gubbio, 
Leonardo Grifo, secretario di Sisto lY, decretò sollecito provvedimento a 

I ripararlo, costruendovi lo stupendo muro, cbe assicurò, come scrive Gior- 
gio Vasari, quella fabbrica maravigliosa. Trovavasi allora in Assisi il pon- 
tefice Sisto IV, il quale giovò notabilmente air impresa con un breve d'in- 
dulgenza a favore di chi vi fosse concorso con limosine. Da idi fu ancbe 
concesso lo straordinario indulto di celebrare in quella sacra basilica V uf- 
tào e la messa della traslazione del venerabile corpo del santo patriarca 
3 secondo giorno di pentecoste. 

Dopo il brevissimo vescovato di Andrea, venne dietro a succedergli, 
addi 9 gennaro 4475, Baanabà Bennati, di Montefalco, diocesi di Spoleto: 

I di lui si ha memoria, che vivesse al governo di questa chiesa sino al prin- 
cipio deir anno 4485. E nel medesimo anno, ai 40 di agosto gli fu sosti- 
tuito r assisinate feàte Fkarcesco II Insegna, delF ordine de* minori ; assi- 
sinate, io dico, e non di Bettona, come volle far credere il padi*e CiatU.Per 
provvedere ai bisogni de' due monasteri di benedettine, di santa Caterina 
e di sant' Agnese, questo vescovo nel 4485 gli uni insieme, e ne formò uno 
solo sotto il titolo di santa Caterina : Alessandro VI, nove anni dopo ne 
diede la relativa conferma. Oggidì questo monastero non esiste più. 

Trascrivo dal libro delle riformanze (4 ) la narrazione di un avveni- 
mento maraviglioso e spaventevole, di cui è conservata ivi la memoria 
sotto r anno 4494. « Die VI apriiis bora quasi XXII existente cotidìe uni- 

• versa civitate Assisi in maxima suspicione ob cedes et inimicitias et alia 

• plura que in moderna novitatc et conflictu diete civitatis commissa fue- 

• runt, ecce repente advenit ( credilur ob peccatorum potius cristiane reli- 
9 gionis et Assisinalum pernitiem et abundantiam) quod imago quedam 

• ¥irgìnis gloriose Marie in majori ecclesia sancii Rufmi et in penelralibus 

• esistens super altare cappelle situate in penetralibus templi dicto corpo 
> santo et cappelle maxima omnium admiralione imago pre- 

• Doemorata videntibus quam plurimis coUacrimavit et ploravit. Et ante 

• per aliquot dies Crucifixus exislens in monasterio sancte Giare diete civi- 
» tatis qui jam beatum Franciscum ipso vivente allocutus erat in ecclesia 

(i) Ann. 1493 al if^^i p'g- >3o. 



I6t( ASSISI 

■ ■ . . - 

ji saBcti Damiani in eadem forma et effigie solila commuiavit cernentìbus 
t aliquibus monialibus dicti monaslerii. Quac cfum ad aures R. P. Franca 
n sci EDsegne episcopi Asisìensis devenissent, qui optime prius de predi- 
» clis vere infoitnalus jussit ad easdem ecdesias ob miracula processìona- 
» liter accedere cum universo religiosorum clero et universo populo albis 
» vestibus induto esistente in platea ecclesie satìcti Rufini prefatus R. ept>» 
» scopus predicando predicta confiimavit vera fuisse prout in relatu qiMitii^ 
» plurium babuit et certificatus extitit, imponitque indulgentiam quadri* 
» ginta dierum in forma ecclesie cuilibet dicenti septem Mer liùMter et 
» septem Ave Maria. Et sic continuo per plures dies prosecute procc8«o- 
» nes ipso R. episcopo semper predicando et populum esortando ad 

* devotiones prosequenduiù et ad bene sancteque vivendum. Et tameo 

• est demum aucta devotio, quia populus sacras imagines Cruciflxi et Vlj^ 
» ginis visitare et munera forre et condonare non desinunt ad Dei laudem 
t etgloriam. » 

Tenne Francesco la santa sede assisana sino al decembre dell'antio 
4495: ce ne assicura il protocollo dell* archivio pubblico, ove leggesi, che, 
appunto nel di 40 dicembre di queir anno il capitolo della cattedrale eleggeva 
i deputati economi del vescovado ob morlem R. D. Francisd de Insignia de 
AsHHo. Ciò basta per far palese lo sbaglio dell' UghèHi e del Wadingo, i quaK 
lo dissero morto nel 4496. Ed a tale proposito noterò, doversi escludere 
assolutamente dalla serie degli assisinati pastori quel servita fulignale Luca 
Borsianiy che il Giacobini disse vescovo di Assisi e di qua poscia trasferito 
nel 4490 alla chiesa di Foligno: le cose fin qui narrate del vescovo Fran- 
cesco Insegna ci mostrano non potervi esso aver posto: ne di lui eerta- 
mente veruna memoria esiste tra le carte della chiesa di Assisi, ne gli an- 
nalisti serviti, il Giani e il Garbio, parlando di questo vescovo del loro or- 
dine, fanno menzione alcuna del suo vescovato di Assisi. 

Bensì, nel 4496 agli 8 di febbraio, veniva elotto successore delf Ins<^na 
il volterrano Geremia Contugi. Tenne questi per tredici anni la santa cat- 
tedra assisana e poi rinunzìolla : ottenne allora il titolo di arcivescovo di 
Cirene in partibus. Ed anche nei ti'edici anni, che fu vescovo di Assisi, stette 
ben poco alla sua chiesa. Infatti nel 4500 egli era in Roma e fu deputato e 
commissario per la concordia di quelli di Sezze di Bassiano e di Serraòneta : 
nel 4504 era luogotenente pontificio della Marca: nel 4505 era vicelegato 
della provincia di Perugia, e nel medesimo tempo era anche governatore 



ANNO IdOb- i526 ics 

' di Viterbo: neN506, a 25 di dicembre veniva confermato governatore 4ii 
Norcia, di Cascina, di Yisso, di Monleieone, e in pari tempo alti*esi 
)iiosot»enle del cardinale di s. Vitale, legato deir Umbria: nel 4507 era 
ia Volterra sua patria, dove consecrò la chiesa di san Francesco. 

Quando Geremia rinunziò il vescovato di Assisi, ne fu fatto ammi- 
nistratore il cardinale Frcmcf eco Soderini, detto il cardinale volterrano; 
iBfr non lo tenne che dal di 45 giugno al di 46 novembre 4509: cinque 
mesi in punto. E prima di rinunziarlo fu sollecito di farlo conferire ad un 
altro ToHerrano della stessa famiglia del defunto vescovo Geremia. E vi 
rioad. Lo fece dare nello stesso anno 4500 a Zàccàbu Coutugi, giovine di 
assai fresca età ; ma il |>apa Giulio 11 lo abilitò ad amministrare soltanto 
il temporale, finché giunto ad una età idonea ne potesse ottenere il pieno 
governo. Oltre agli atti citati dal Lucenti in prova della giovanile età di 
Zaccaria, si rileva dalla matricola degli scolari esteri dell* università di Pe- 
rugia, che nel 4514 egli trovavasi a quello studio: vi si sottoscrive infatti 
egli stesso R. D. Zaccaria^ Contngius de Volterra Episcopus Assisincnm die 
«Afflki marta 154 4 . In somma, qiiando fu nominato vescovo, non aveva che 
diciotto soli anni. Mori io età di trentasetle, un mese e ventiquattro giorni: 
n'è segnata la morte sotto il di 45 genuaro 1520. Al tempo di lui fu fatto 
il nuovo coro della cattedrale, adorno dei bellissimi intagli, di cui ho par- 
lato già altrove 

La progressione del tempo del vescovato di Zaccaria ci persuade ad 
escludere il francescano Nicolò Olivi di Beltona, che il Giacobini disse ve- 
scovo di Assisi nel 4515, e che il Ciutli (I), benché il Wudingo ne dubi- 
tasse, assolutamente collocò sotto Y anno medesimo nella serie. « Per far 
grazia al Ciatti, dirò col dotto autore della Disamina (2), si può supporre 

• con una congettura, che questo Oliva fosse stato eletto e consccrato, af- 
jp fioche durante la gioventù di Zaccaria, occupato a terminare gli studila 
» Perugia, esercitasse le di lui veci in iis quae sunl Ordinis; ma con tutta 

• questa arbitraria ipotesi non se gli può dare un posto nella serie dei ve- 

• scovi di Assisi. » 

Resa vacante questa chiesa per la morte del vescovo Zaccaria, il papa 
Clemente VII la diede subito in amministrazione al cardinale Silvio Passe- 



(i)Ano. mu. nel con?, de^ min. Con- (2) Pag. 33o. 

▼eot di Perugia. 



166 ASSISI 

■ ■ I ■■ ■■ ■ I .111 . p ■ ■ > ■ I 

riniy vescovo di Cortona e I^ato dell* Unobria : ^i la tenne sino alla sua i 
morte, avvenuta nel 4529. Allora il pontefice suddetto, addi 40 ottobre, -, 
elesse vescovo di Assisi il fiorentino Angelo Marzi, eh' eragli attaccatissiinq^ 
e che fu onorato di cospicue cariche finch*egli visse; ma, lui morto, ebbe 
non lievi dìspiacenze col pontefice successore. Paolo lU infatti nel 45S9, 
addi 28 novembre, scrisse al vicelegato di Perugia, che sequestrasse le 
rendite del vescovato di Assisi, ob iwolentiam episcopi, qui spolimnt. D. 
Rainaldum Petruccium hospitali sancii GmÀmani. Fu ordinato quel seque- 
stro per ben due volte, e poi fu tolto nel 4540. Probabilmente a cagione di 
sif£E(tti disgusti. Angelo non tenne il vescovato di Assisi che sino al 4S4I ; 
poscia lo lasciò e rithrossi a Firenze presso il duca Cosimo I, che si send 
di lui in molti affari di rilevanza. Ivi anche mori nel 4546 ed ebbe sepol- 
tura in un magnifico monumento, lavoralo dal celebre Sangallo, nella chie- 
sa deHa santissima Annunziata. 

Dopo la rinunzia di lui, fu trasferito dalla sede di Marsico a questa di 
Assisi, circa il febbraio del detto anno 4541 Tamerino Angelo H Archi- 
legì. Mori dopo due anni, ai 2 di maggio: il suo cadavere fu portato in 
Amelia per esservi sepolto nella chiesa di s. Francesco, nella cappella gentir 
tizia Sessantacinque giorni restò vacante la cattedra assisinate, poi vi fa 
trasferito dalla chiesa di Castro il toscano Lodovico Magaaschi. Fu questi 
molto benefico verso il capitolo della cattedrale, accrescendone le rendite 
colfunirvi i beni di Valfubrica: e T unione fu approvata dal pontefice Paolo 
III. Resse Lodovico per nove anni la <^esa di Assisi, e poscia, fatto H ^ 
vecchio, la rinunziò, ritirandosi a Roma presso il papa Giulio III, che lo 
fece vicario della basilica di santa Maria maggiore. Ivi terminò la sua vita 
nel 4552. Ma il successore non gli fu dato che dopo la sua morte. Esso 
fu il nobile romano Tibebio Muti, ch'era stato canonico di Aquileia e di 
s. Pietro in vaticano, sino dal 4524. Due anni dopo, po^o pij!, rinunziò il 
vescovato e ritirossi anch' egli in Roma, dove mori nel 4562. Intanto era 
stato eletto a succedergli il ternano Galeazzo Roscio, già precettore della 
religione gerosolimitana nella commenda di san Vito in diocesi di Temi: 
prese il possesso della sua sede agli 8 di ottobre del 4554. Andò al concilio 
di Trento e là mori a' 46 ottobre 4562; e là, ebbe anche sepoltura nella 
chiesa di san Vigilio. Stette allora vacante la santa cattedra assisana ebrea 
cinque mesi : poi dalla chiesa d' Ischia le fu trasferito ad occuparla, con 
bolla del di primo marzo 4564, il pistoiese Filippo Gerì. Di lui si trovano 



a 
tei 



ANNO 1526-1569 167 



nemoiie nenìì atti capitolari sino air anno 1574. Egli nel di 25 marzo 1569 
fote eoo grande solennità la prima pietra del grandioso tempio di santa 
Xaria d^i Angeli, benedicendo T ampio circondario, ove se ne dovevano 
porre le fondamenta. 

Ed eccomi a dover parlare di questo celebre santuario, come ho pro- 
■rno, alquanto addietro, allorché narrai delle indulgenze e dei privilegi! 
ékParziumeota (I). Quella santa cappella adunque sta compresa dentro 
3 vasto recinto dell* odierno tempio; isolata, cinta di muro, ornata e den- 
tro e fuori di eleganti pitture. Sul limitare della porta, per cui vi si entra, 
SODO incise le parole : 

HAEC EST PORTA VITAE AETERNAE 

Prima che la sacra Porziuncola fosse chiusa entro l'odierna chiesa, si 
erede, che lo fosse in un altro recinto, di cui rimasero alcuni indizii. Un 
portico maestoso le si stendeva d' innanzi, della lunghezza di ottanta palmi 
romani ; sopra di esso alzavasi una loggia, dove in occasione della indul- 
genza del primo giorno di agosto solevano salmeggiare i frati e celebrare 
i sacri misteri per comodità del numeroso concorso. Vedonsi tuttora al- 
eooi frammenti delle colonne, ch'eranvi poste in opera e che sono oggidì 
collocate suir entrare di quel piazzale. Quest' antica chiesa aveva la forma 
di una croce, nel cui centro era la santa cappella ; ed essa eguaknente che 
questa denominavasi la Porziuncola. L'aitar maggiore sorgeva di rimpetto 
al muro della parte posteriore della coppella ed era intitolato alla santis- 
sima Vergine Assunta : il coro esistè prima che vi si fabbricasse la chiesa 
e rimase, anche dopo fabbricata, al suo luogo. Lo aveva fatto erigere san 
Francesco stesso, perchè la troppo angusta strettezza della cappella non 
permetteva l'ingresso alla divota moltitudine veneratrice e nel medesimo 
tempo anche ai frati, che vi oflerivano il quotidiano tributo delle divine 
sabaiodie. San Francesco adunque fece alzare nella parte posteriore e fuori 
di essa una cella ad uso di coro, la quale aveva alquanto più di esten- 
sione della porziuncola stessa. 

Ma volendo il pontefice Pio Y dare una solenne attestazione del suo 
ossequio verso la gran Madre di Dio, ordinò che la descritta chiesa si 

(i) Ved. iudieiro nella pag. no. 



1G8 ASSISI 



demolisse per rifabbricarla più maestosa e magoifiea. A dire U Tero noD 
applaudirono punto al pensiero del pontefice quei frati, perchè toglievasi 
loro in tal guisa il prezioso monumento delle tante grazie celesti, concesse 
tra quei venerandi recinti al serafico patriarca, ed inoltre perchè la grandio- 
sità del disegno, che s* ideava, ripugnava allo spirito di povertà comandato 
dal santissimo istitutore. Tuttavolta non fu loro possibile opporre re»- 
stenza alla volontà del pontefice. I migliori architetti furono invitati a con* 
correre coi loro stndii per renderne più grandiosa la costruzione: il ce- 
lebre Barozzi, Galeazzo Alessi, Giulio Danti vi lavorarono di concerto. Ha 
tre navate: Tardità cupola, alta trecento cinquantacinque palmi romani 
sopra una larghezza di ottanta, serve di baldacchino alla veneranda cap- 
pella, eh* è di tutto il vasto edifizio il più prezioso ed onorevole oggetto. 
L* aliar maggiore, ricco di scelti marmi e chiuso da marmorea balaustra, 
sorge su di alta gradinata: il coro ha tre ordini di sedili con intagli assai 
bene intesi e pregiati. In tutta la lunghezza del tempio si corrono dietro 
da una parte e dall'altra le cappelle, che in tutto sono diciotto: una di 
esse era la cella dell* infermeria, in cui mori il serafico padre. Essa è no- 
minata da quei buoni frati la cappella dei precordii^ perchè pretendono, 
ehe vi siano sotto T altare il cuore e le interiora di lui: opinione già con- 
traddetta altrove e da molti (I). A questo magnifico santuario è annesso 
il convento, nei suoi primordii umile e ristretto, quando cioè san France- 
sco se 1 fobbricò; grandioso adesso e corrispondente alla magnificenza 
del tempio, che gli sta accanto. 

Uno dei tre architetti, che avevano prestato Topera loro per la erezione 
della nuova chiesa di santa Maria degli Angeli, Galeazzo Alessi, fu invitato 
dal comune di Assisi anche pel grande ristauro, o piuttosto riduzione del- 
l' antica cattedrale di san Rufino ad una forma moderna. Gobineiò il la- 
voro sotto il vescovo Filippo e prosegui sotto i suoi successori, finehè fa 
ridotto allo stato odierno. Abbastanza ne parlai alcune pagine addietro, 
commemoraiido V ultima sua erezione (2). Filippo toccò col suo pastorale 
governo Tanno 1575, ma nel Tolgere di esso mori mentr'era in Genova 
mandatovi dal pontefice Gregorio XIII in assistenza del cardinale Moroni. 

La vedovanza della chiesa assisinate durò sino al giorno 2 dicembre 
4cl detto anno : ia questo giorno si dava annunzio al capitolo deUa eiezione 

(i) VcJ. ciò che «lissi nelb pag. i la. (a) VcJ. DeUa pag. 9S. 



ANNO Ì569-1602 169 



dei DUOTO vescoTO Airrovia de' Lorenzi, da Montepulciano, detto Lorenzino. 
EgK era TescoYO di Cesarea e coadiutore dell' arcrveflcoro di Pisa. Non 
nera compiuto Y anno secondo del duo vescovato quando la morte lo 
coke: fo sepolto in cattedrale. E nel di 21 luglio venivagli sostituito Oiav- 
uinSTA. BrugnatelK, toscano, di Bibiena nel Casentino. L' aspro carattere 
di lui e il soverchio suo zelo per emendare gli abusi furono cagioni di non 
lien discordie tra lui e il clero secolare e regolare non meno che colla 
àtlà. indarno si tentò di ricondurvi In pace colla mediazione del vescovo 
di Perugia : il Brugnatelli alla fine fu chiamato a Roma dal pontefice Gre- 
gorio XIV, il quale nel 1501 mandò in Assisi con le facoltà di visitatore e 
di ? icario apostoUco Fatto Sassi^ acciocché provvedesse air indennità di 
questa chiesa e a farvi le veci del vescovo Giambattista, qui de mandato 
loifro, dice il papa, abesse debei. Poco dopo questa chiamatsC, anzi nelTanno 
stesso, mori in Roma. Sotto il vescovato di lui s' erano celebrate due 
solenni traslazioni di sacri corpi: nel 1586, ai 19 di settembre, quello di 
s. Vitale monaco ed eremita fu trasportato dalla chiesa della Costa di san 
Sabino alla cattedrale, e collocato sotto un altare a sinistra della confes- 
sione di 8. Rufino ; e una settimana dopo, quello di s. Rufino d' Arce fu 
tolto dalla chiesa a lui intitolata nel piano degli Angeli, e fu portato a san 
Damiano, nel di seguente fu recato a santa Chiara, e nel terzo giorno alla 
cattedrale, ove fu deposto sotto un altare dair altra parte della confessione 
medesima. 

Successe al Brugnatelli, nei di 26 novembre ^591, il romano, di nobi- 
lissima famiglia, Marcello Crescenzi: ai 7 dicembre prese il possesso per 
procura. Questo prelato fu assai benemerito della sua chiesa, che V ebbe 
a pastore per ben quarantanni, e molto si adoperò per far porre in esecu- 
ziooe le riforme del sacro concilio di Trento. A lui deve il seminario la sua 
piA férma consistenza, avendolo trasportato in luogo comodo ed opportuno 
ed accrescendone le entrate per guisa, che se ne può quasi attribuire a lui 
In fonda£ione. Ciò avveniva nell'anno 1602- Dice il padre Lipsin (1), che il 
Crescenzi vi desse il titolo di Seminario Serafico, perchè lo eresse aderente 
a sant'Angelo, dove un tempo avevano dimorato le due sorelle serafiche 
sauta Chiara e sant'Agnese; e questo santuario resta compreso oggidì tra 
i recinti del seminario medesimo. In quest' anno inoltre, nel primo giorno 



Ì<i) Co/ìip. hisL ¥ÌL seraph, patr. Francisci. Assisi 17^6^ ari. i, pajf. a3. 
Voi. V. 2a 



I 



Il 

1 70 ASSISI 

di gennaio, trasferi dair interno cimiteriodi s. Chiara i corpi delie beate 
vergini Agnese, Amata e Benedetta, e li collocò nella chiesa esteriore, die- 
tro l'altare nella cappella di san Michele. Obbligò a perpetua clausura, se- 
condo le prescrizioni del sacro concilio di Trento, le monache di san Qui- 
rico e quelle delia Concezione. Risarei la fabbrica del vescovato cogli orti 
annessi, come dalf iscrizione, che vi fece porre nel À 642. Nella chiesa e con- 
vento di sanf Antonio di Padova, fabbricato di recente, introdusse i ter- 
ziarii francescani. Pose la prima pietra delia chiesa nuova^ eretta dove si 
crede essere stata la casa paterna di s. Francesco, a spese del re di Spagna, 
come altrove ho accennato ; e neN 599 egli aveva consecràto quella dei cap- . 
Puccini. Mori il vescovo Marcello nel \ 630, mentre trovavasi in Roma, e 
fu sepolto colà nella basilica di santa Maria Maggiore :rUghelli, che lo cre- 
de morto alla sua residenza, lo disse erroneamente sepolto nella cattedrale 
di Assisi. 

Fu sotto il vescovo Crescenzi, e precisamente neir anno 1593, che si 
trovò in Assisi per la solennità del Perdono il celebratissimo san Giuseppe 
Calasanzio, ed orando alia tomba di s. Francesco ebbe una visione, che 
dallo scrittore della sua vita (\) è narrata diffusamente. In questa visione 
il serafico patriarca gii fece noto, che di tanta moltitudine accorsa per 
conseguire la. sacra indulgenza, due soli avevanla pienamente e perfetta- 
mente ottenuta, lui e una semplice donnicciuola di nessun conto. 

Non durò lungamente la vedovanza della chiesa assisane, perchè un 
mese appena dopo la morte del Crescenzi, le fu dato il lucchese Tegbixo 
Tegrimi, sperimentato già in varie occasioni per uomo di molto zelo e di 
profonda scienza ecclesiastica. La sua elezione avvenne il di 25 settem- 
bre 4650. Non molto dopo, il pontefice Urbano Vili, che lo aveva ftitto ve- 
scovo di Assisi, lo nominò anche patriarca di Gerusalemme. Egli fu il pri- 
mo ad istituire nei capitolo della sua cattedrale la prebenda di penitenzie- 
re, secondochè comanda il tridentino concilio. Mori il giorno 45 marzo 
4 644 , dopo dieci anni e quattro mesi di pastorale governo^ ordinò di essere 
seppellito nella basilica di san Francesco, nella cappella di sant'Antonio 
di Padova. La sua volontà fu eseguita, ed il sepolcro ne fu adornato colla 
seguente iscrizione, la quale ci dà Tanno della sua morte, sbagliato dal 
buon Ughelli. 

(0 Francesco Bonada, p^ita sancii Josephi Caltisantii^ tom. i, cap. n. 



ANNO 1602- 16(»8 171 

D. 0, M. 

TEGRIMO TEGRIMIO NOBILI LVCENSI 

EPISCOPO ASISINATI 

PATRIARCHAE HIEROSOLIMITANO 

YiaO TT PRAESEUTIS nyMAlfITATIS ITA CANDOfilS AKTIQTI 
ET PEYDENTIAE OXNIYX TEMPOBYM 

QVEM VRBANVS OCTAVVS P. M. 

PRITATO QyO!n)AM SI6I CAfiW 

POST PR15CEPS MYLTIS AYLAE MYNERIBYS ADLECTYM 

ET CYM LAYDE AC FIDE PERFYNCTYM 

CBIQYE BEIfEYOLENTIA ATQYE JYDlCiO SYO DIGKYM INYEUIT 

OBIIT AlfNO SALYTIS MDCXLI. AETATIS SYAE LXVIII. 

JOANNES TeGRIMIYS FRATRIS FILIYS 

SERENISSIMO FERDINANDO MAGNO HETRYRUE DYCE ANNYENTE 

PATRYO OPTIMO AG BENEMERENTISSIMO P. 

Rimase vacante la santa sede assisana poco più di sei mesi : quindi fu 
siabtlito a possederla il vescovo di Pesaro Malatesta Baglioni, figlio di 
Giampaolo Baglioni perugino, personaggio celebre pel suo valore militare. 
La traslazione di Malatesta fu decretata da Urbano Vili con breve deMO 
settembre 4 641, il quale si conserva nell'archivio della cattedrale. I suoi 
talenti e il credito della sua famiglia lo avevano portato ad onorifici impie- 
^i sotto i papi Leone X, Clemente Vili, Paolo V e Urbano Vili : quest' ul- 
limo lo aveva fatto vescovo di Pesaro. « Consolidatosi per la morte dei 

• fratelli nella sua persona il dominio delle terre e castella, che possedeva 

• in gran copia la sua famiglia nelV Umbria e particolarmente nella diocesi 
» di Assisi, desiderò (dice Fautore della Disamina) e consegui questa chie- 
I sa, nel cui governo non ebbe poi tutte quelle soddisfazioni, che lo spin- 
I sero a desiderarla ; poiché rispetto ai suoi stati, gli fu tolta la giurisdi- 

> zione e amministrazione e posto un economo dal tesoriere generale pre- 
» fetto della congregazione dei Baroni, ad istanza di varii creditori ; e quan- 
» to allo spirituale, dovette soffrire sensibili mortificazioni per T abuso che 

> della sua confidenza facevano i suoi familiari. In mezzo a tanti rovesci, 
•oppresso da amarezza, terminò i suoi giorni nella residenza agli 44 di 

> Febbraio 4648, in età di anni 69 e fu seppellito privatissimamente, senza 



1 7Ì ASSISI 

n gli onori dovati al suo rango e dignità, nella chiesa di santa Maria 
anessa all'episcopio, o 

Nella chiesa di san Pietro de' benedettini, Fanno 4642, furono levate 
le sacre reliquie del santo vescovo e martire Vittorino dall'urna rustica^ 
in cui giacevano, e furono collocate in un'altra di marmo e solennemente 
trasferite sotto Y aitar maggiore. 

In questi tempi si trovava in Assisi ed abitava nel sacro convento Y e- 
statico san Giuseppe da Copertino, il quale per ben tredici anni, che vi di- 
morò, non solo fece stupire tutta la città per le sue virtù eminentemente 
eroiche e pei suoi straordinarii miracoli ; ma trasse altresì da rimoti paesi 
inunensa folla di veneratori ossequiosi. Di questi suoi strepitosi prodigii si 
valse Iddio per trarre alla fede cattolica il principe Federico dl^Brunsvik. 
Narra il citato autore della Digamina (I), che per vederlo « concorsero 
» in Assisi rinfanta Maria di Savoia, il duca di Buglione, i principi di 
» Randzvit, Luboniuski e Zamoriski palatini di Polonia, il regio principe 
» Casimiro, poscia re, e molti altri personaggi e gente di tutte le classi da 
» ogni parte del cristianesimo. » 

Una lunga vedovanza dovette soffrire la chiesa di Assisi dopo la morte 
del vescovo Malatesta : finalmente addi 7 maggio 4 635 il pontefice Inno* 
cenzo X la provvide di pastore, destinandole il cardinale PaoiìO EMitio 
Rondanini. Per riparare ai disordini, che la contauìinavano, cagionati da 
cosi lunga vedovanza, il nuovo vescovo intraprese la visita pastorale della 
diocesi, e poscia nel dH5 novembre 4656 radunò il sinodo con grande 
pompa e solennità. Ma poco dopo la celebrazione di esso, andò a Roma, 
ove si trattenne sino alla morte, che lo raggiunse a' 4 7 di settembre 
del 4 668. Fu sepolto in quella capitale, nella chiesa di santa Maria sopra I ^ 
Minerva. Per altri due anni rimase di bel nuovo vacante la santa catte- 
dra assisana: nel settembre del 4670 fii eletto a possederla il fulignate rKA 
LoDOTfGo II Giustiniani, dell' ordine de' servi. Celebrò il sinodo diocesano 
nei tre ultimi giorni dell'anno seguente e ne pubblicò gli atti colle stampe. 
Egli per la sua somma devozione al santo patriarca serafico, impetrò dal 
papa Clemente X un rescritto, che ha la data de 43 febbraio 4675, onde 
tutto il clero della città e della diocesi di Assisi recitasse il divino uf&zio 
secondo il breviario francescano: questo indulto era stato concesso anche 

(I) Nella pag. 343. 



li- 
Sia» 



di 



A Nifo 1648- 1715 175 

prima dal papa Sisto V ; ma forse non ancora era stato messo in pra- 
tica certamente tralasciato. II medesimo vescovo formò ii processo sulla 
santità e sui miracoli e sull'immemorabile culto del beato Antonio da 
Stroncone dell' ordine dei minori, e ottenne dalla sacra congregazione dei 
riti r approvazione del culto stesso e quindi T uffìzio pqr la cittù e per la 
diocesi. Mori fra Lodovico ai 20 di giugno dell'anno 4 68S. Suo successore, 
eletto il primo giorno del seguente ottobre, fu il cardinale Trancesco III 
Nerlì, fiorentino, il quale ne tenne per quattro anni la santa cattedra. 
Celebrò due volte il sinodo diocesano, nel 4686 e nel 4689. Per ordine 
di lai fu dipinta nella galleria del vescovato la serie de' saeri pastori, che 
lo avevano preceduto nel governo di questa chiesa. Fa generoso neir offe- 
rire alla s ja cattedrale ricchi doni, tra i quali non è da tacersi un calice 
d'oro ornato di gemme, colla sua patena similmente d*oro, e sci candel- 
Eeri e croce d'argento. 

Al cardinale Nerli fu dato successore, nel 4 680^ Carlo il Salvatori, da 
Monteleone in diocesi di Spoleto : governò con prudenza e con pastorale 
ligilanza il suo gregge per due anni, tre mesi e venti giorni : mori a' 4 5 di 
aprile del 4 692. La chiesa nuova, che altrove ho nominata, era stata con- 
Kenta da lui, l'anno avanti, sotto i titoli di san Francesco e di san Pietro 
d'Alcantara. Frate Gian- Vincenzo Lucchesini, dell'ordine dei servi, luc- 
chese, già arcivescovo di Ragusì, gli fu tosto sostituito : .resse cinque anni 
h chiesa di Assisi, e vi mori nel 4 698. Un dalroatino da Zara, frate dell'or- ' 
diae de* minori osservanti, Ottavio Spader, ne fu il successore. Egli, addi 
8 ottobre 4 696 era stato fatto vescovo di Arbe presso le coste della Dal- 
maxiH, donde ai 49 del dicembre 4698 venne trasferito a questa vacante 
sede assisana. « Quivi spiegò, dico l'autore della Disamina (4) senza osta- 
• colo le sue doti episcopali mostrandosi attento e vigilante pastore, pre- 
> dicando coli' esempio e colle parole e usando di mansuetudine e di 
■ unullù con tutti e viscere di caritù^con i poveri. » Mori a' 24 di marzo 
del 4715: il suo cadavere fu trasportato, com'egli aveva -disposto, nel tem- 
pio di santa Maria degli angeli, e fu sepolto nella cappella dì san Rufino, 
ch'egli a sue spese aveva fatto adornare di stucchi e di pitture. Ne onora 
il suo sepolcro la seguente ben meritata iscrizione: 



(!) Pag. 3^7. 



ìlh A 8 8 I s r 



D. O, M. 

FR. OCTAVIVS SPADER lADERENSIS MIN. OB. 

DOCTRINAE MONVMENT. VIR CL. 

ARBENSI PRIVS ASISIENSI DEINDE 

INFVLA INSIGNITVS 

AMORE IN EGENOS 

ANIMI DEMISSIONE IN REBVS SECVNDIS 

CONSTANTI A IN ADVERSIS EXIMIVS 

SACELLVM HOC EXORNAVIT 

ET AD PORTIVNCVLAE LIMEN 

VEL POST FVNERA IMMORARI PRAEOPTANS * 

HVMILE SIBI SEPVLCRVM ELEGIT 

OB. IX. KAL. APR. MDCCXV. 

ANN. AET. LV. 

Morto io Spader, sottentrò a governare la vedova chiesa, succedutogli 
a* 29 di maggio 4745, il nobile cittadino di Assisi Ruggiebo Giacobetti, 
ch'era già stato vicario generale del suo predecessore: ma lo segui per 
troppo breve tempo. Non giunse a compiere un anno di vescovato: mori 
ai i di maggio del 4746. Gli venne dietro allora il vescovo di Eraclea i% 
partibusy Simone Marco Palmerinì, riminese, che aveva servito di coadiu- 
tore al cardinale vescovo della Sabina: fu nominato alla sede assisana il 
di primo di luglio 4746, e ne prese il possesso in capo ad otto giorni. Fu 
al concilio romano del papa Benedetto XIII nei di 6 e 7 maggio 4726, e 
ritornato che fu alla sua residenza ne convocò anch' egli il suo della dìo- 
cesi. Consecrò nell'anno seguente la chiesa de' terziarii francescani, intito- 
lata a sant' Antonio : terminò la sua vita ai 2 di ottobre del 4 754 . Stette 
vacante la sede sino al 51 aprile dei seguente anno : in questo di si spedi- 
vano le bolle pohtiflzie pel nuovo vescovo Giambattista II Rondoni, bolo- 
gnese, che la occupò per tre anni e mezzo. Ristaurò in Assisi il palazzo 
episcopale, ed accrebbe le rendite del seminario. Era solito chiamare a sé 
la sera i sacerdoti e i cherici, per tenere con essi ecclesiastiche conferenze. 
Mori nella sua residenza ai 42 di settembre 4755. Un altro bolognese 
della nobile famiglia Ringhieri, Ottavio II, gli venne dietro, eletto a' 24 di 
aprile dell' anno seguente : ne fu consecrato otto giorni dipoi. Tenne due 



ti:. 

ter 



ANNO 1715-1755 175 



lolle il sinodo diocesano : ristaurò la fabbrica del vescovato, che aveva 
soSerto vani danni nel 4754 a cagione di un terremoto : mori agli 8 di 
gennaro 1755, e fu sepolto nella sua cattedrale. 

Nel precedente anno, il pontefice Benedetto XIV eresse in basilica pa- 
biarcale e cappella pontificia la chiesa di san Francesco, pubblicando inol- 
tre un ceremoniale, composto per ordine suo, onde regolare i riti eccle- 
siastici delle notturne e delle diurne ufficiature da compiersi in essa. La 
bolla, che ne ha relazione, incomincia : Fidelis Dominus, ed ha la data dei 
25 marzo. Ordina, che vi si eriga doppia cattedra pontificale, su cui nessun 
allro, tranne il romano pontefice, possa assidersi ; ed è notabile, eh' egli, 
seguendo l' opinione volgare, dice composta quella basiUca di tre chiese, 
r uoa air altra sovrapposta ; mentre non se ne conoscevano che due sole ; 
e due sole erano in fatto, come tra poco avrò occasione di notare, quando 
dirò del ritrovamento del sacro corpo del serafico patriarca. Vi stabiUsce 
tre penitenzieri a comodo dei fedeli veneratori, che da ogni angolo della 
terra vi accorrono : la scioglie^ come lo era. anche prima, da qualunque 
siasi dipendenza dal vescovo diocesano: la riconferma nella dignità di 
capo e madre di tutto ì\ ordine de' minori : V arricchis4!e in somma di molti 
laminosissimi privilegii in aggiunta di quelli, che per lo innanzi godeva» 

Al defunto vescovo Ottavio Ringhieri fu surrogato nel dì Al mag- 
gio 4755, il patrizio assisinatc Nicolò V de' conti Sermattei, eh' era allora 
il priore del capitolo della cattedrale ed era anche vicario capitolare nel- 
r attuale vacanza della sede : sotto il suo predecessore aveva sostenuto 
ooopevolmente V incarico di vicario generale. « Assunto air apice del sacer- 

■ dozio, scrive di lui Y autore della Disamina (I), dispiegò vie più le doti 
« e le qualità proprie di un pastore, con richiamare T osservanza esatta 

■ delle leggi ecclesiastiche, con promuovere il culto di Dio e porre in ope- 

• ra tutti i mezzi d' accrescere nell' amata sua greggia Y amore e la cogni- 

• zione della santa religione. A tal fine ebbe a cuore soprattutto, che nelle 
f parrocchie urbane e campestri s' istruisse il popolo con frequenza nella 
» dottrina cristiana, ed egli medesimo interveniva ai catechismi, animando 
» i parrochi a ben compire questo primario ed essenziale loro dovere ed 

• allettando il popolo con premii e limosine, e scuotendolo colle minaccio 

• degli eterni e temporali castighi, a non trascurare d' istruirsi nei doveri 

(I) Ni'IU pag. 352. 



476 ASSISI 

» del proprio stato Accolse sempre con viscere di carità i povàridi 

» Gesù Cristo somministrando loro finché visse larghe limosine, e moreo- 
» do lasciò un cospicuo fondo da distribuire annualmente in perpetuo doti 
» alle povere e virtuose donzelle. » 

Celebrò anch' egli il sinodo diocesano, nel quale uni insieme quanto di 
più utile e saggio era stato ordinato nei precedenti e nel vigente diritto 
ecclesiastico, e ne formò come un prezioso codice di leggi, su cui la chiesa 
assisana si governa tuttora e si regola. E questo sinodo fu V ultimo, che si 
sia Celebrato in questa chiesa: fu celebrato nel 4763, fu stampato nel 4764. 
« Fra le cure di lui, proseguirò la narrazione colle parole del contempo- 
» ranco autore della Disamina^ merita speciale menzione quella die si 
» dette per {stabilire nei monasteri delle suore vergini la perfetta vita co- 
li mnne, avendo trovato tutti i monasteri della città e della diocesi privi 
» di questo si potente schermo della disciplina monastica. Con modi 80- 
» conci e dolci venne a capo di persuaderne le religiose di cinque mona- 
» steri, cioè di sant'Andrea, della Concezione detto /a Benedetta, e di san 
» Quirico in città ; e nella diocesi le religióse di san Giacomo di Bettona e 
« di sant' Anna della Bastia. E per vie meglio convalidare insieme eolla 
» perfetta vita comune le altre monastiche osservanze e agevolarne la pra- 
» tica rinnovò e pubblicò colle stampe due libretti di ordinazioni conformi 
» alle rispettive regole de' monasteri, piene di cristiana prudenza e spiranti 
» unzione e carità evangelica. » 

Fu efiétto delle paterne sollecitudini di lui e dell' amore che portava 
alla patria e al decoro della sua cattedrale, che ottenne ai canojiici di 
questa il privilegio della cappa magna e di altre decorazioni. Ricco di tanti 
meriti, compi la sua luminosa carriera il di 5 marzo 1780, ed ebbe sepol- 
tura in cattedrale, ove se ne legge Y encomio nella funerea iscrizione : 

D. 0. M. 

NICOLAO CONFIDATI SERMATTHEI 

EPISCOPO ET PATRICIO ASISINATI 

FRATRI HADRIANI EPISCOPI VITERBENSIS 

ALPHONSI EQVITIS HYEROSOLIMITANI 

ET CRISTOPHORI MARCHIONIS 

DE ECCLESIAE ALViMNlS ET PAVPERIBVS 

OPTIiME MERITO 



ANNO 1755-1796 177 

ALPH0N8VS MARCHIO ET HADRIANVS CANONIGVS 

CHRISTOPHORI FF. 

PATRVO INCOMPARABILI M. C. P. P. 

VIXIT AN. LXXXVIII. M. II. D. XVIII. 

OBIIT V. ID. MARI. MDCCLXXX. 

DEPOSITVS IN SEPVLCRO QVOD SIBI 

ET SVCCESSORIBVS EPISCOPIS 

VIVENS CONDIDIT 

Sei mesi e mezzo restò vacante la santa cattedra assisinate: fu prov- 
ìdata di pastore a* 48 di settembre del >I780. L' eletto fu il patrizio rimi- 
se Cailo III Zangari, il quale per molti anni aveva esercitato in patria 
carica di vicario generale e poscia avevala esercitata neir archidiocesi 
Fermo. A merito di lui devesi attribuire ¥ erezione delle due collegiate 
Bettona ed in Bastia. Egli aveva scello per sua abitazione e per sua ve- 
Dvile residenza in Assisi la casa dei filippini, contigua alla chiesa detta 
Ila Minerva: là terminò i suoi giorni a* 51 di marzo del 4796. Gli furono 
ti solenni funerali in cattedrale ; ma fu poi trasferito ad aver sepoltura 
Da suindicata chiesa di s. Filippo, perchè cosi aveva egli ordinato nel suo 
lamento: il suo sepolcro è adornato delF iscrizione seguente: 



± 



a 



CAROLVS . ZANGARI . PATRICIVS . ARIMINENSIS 

EPISCOPVS . ASISINAS 

IN . EGENOS . MISERICORS 

MAGNANIMVS . HOSPITALIS 

D. S. E. 



VIXIT . ANN. LXXVII. M. V. D. XV. 



OBIIT . PRID. KAL. APRILES . MDCCXCVI. 

SEDIT . ANN. XV. M. VI. D. xTl. 
OPTIMAM . HABEAT . REPOSITAM . GRATIAM 

Meno di due mesi durò questa volta la vedovanza della chiesa assisana: 
1 altro nobile patrizio della stessa città le veniva dato a pastore il di 27 
aggio t796; Fbancesco Mabiì de' conti Giampè, personoggio per virtù, 



178 ASSISI 

per dottrina, per apostolico zelo eiDioentemeQte cospicuo. Viss' egli nei 
durissimi tempi delle francesi rivoluzioni; ma la sua costanza' non potè 
mai restare espugnata. Si rifiutò intrepido dal prestare il sacrilego giura- 
mento e con lui se ne rifiutò il maggior numero dei canonici. Perciò que- 
sti furono deportati in Corsica ; egli in Francia. Durante il suo esilio di- 
morò nel seminario di Maximeaux, ov' era anche il vescovo di Foligno; 
nò mai volle percepire la pensione accordatagli dal governo usurpatore: 
procurava intanto alla sua esistenza col far scuola a que* giovani, e ai figli 
del prefetto di quel dipart'unento. Un vicario generale fatto dai francesi 
governò la diocesi in tutto il tempo che restò priva del suo legittimo pa- 
store. Ma se Iddio da un lato aveva voluto provare la sua virtù, gli prepa- 
rava dair altro consolatrice giocondità nel ripristinamento delle cose ec- 
clesiastiche deir Italia: e a lui più largo argomento era inoltre preparato 
di giustissimo gaudio nella imminente ventura, che pochi anni appresso 
avrebbe nobilitato vieppiù e reso illustri i fasti gloriosi della sua chiesa. 

Parlo dair ammirabile ritrovamento del sacro corpo del serafico pa- 
triarca san Francesco. Ho già narrato alla sua volta della secretezza del 
luogo, ove nel 4230 era stato deposto: ho narrato delle conghietture, che 
si facevano ; delle opinioni, che si portavano, circa il preciso luogo della sua 
sepoltura; circa il modo del suo stare: ho narrato anche del pontificio 
divieto a tentarne il ritrovamento, ad investigare la via della discesa alla 
supposta sotterranea cappella, ove lo si diceva esistente (I). Ma una tal 
sorte di trovarlo alfioe e di far tacere tutte le precedenti immaginazioni 
era riserbata al secolo XIX, al pontificato glorioso dell' immortale Pio VII, 
all'anno della nostra salute 4818. Con tutta secretczza il custode del sa- 
cro convento si accinse a far scavare nel pavimento della chiesa inferiore, 
cola appunto dove in altro tempo se n'era tentata similmente l'impresa: 
si trovarono le traccie degli scavi precedenti, si prosegui per rincomin- 
ciato sentiero, non si perde il coraggio quando si vide toccata ormai la 
estremità degli antichi tentativi, enullamcno andar vagando tra durissime 
rupi, aprendosi la via a colpi di scalpello. Cinquanta due notti durò la 
costanza degli ardimentosi investigatori : nella cinquantesima terza la loro 
costanza fu coronata. Precisamente sotto l'aitar maggiore, ad una profon- 
dità considerevole, tre enormi grossissime pietre l'una all'altra sovrapposta 

(i) Vcd. indietro, nelle pag. 120 e seg. 






Aifwo 1796-1820 179 



eoprÌTBno l'arca marmorea, munita tutto intorno al di fuori da grosse e 
fitte inferrate, entro la quale il venerando tesoro si racchiudeva. Tosto si 
diede annunzio dell'avvenuto al sommo pontefice Pio VII, il quale inca- 
ricò dell'esame di si delicato affare il vescovo diocesano Francesco Ma- 
ria ; e in s^uito, perciocché la gravità della cosa esigcvalo, deputò, con 
apostoliche lettere del di 8 gennaro t8l9, oltre al vescovo di Assisi, anche 
quelli di Nocera, di Spoleto, di Perugia e di Foligno. Compiuti alfine i più 

Ì scrupolosi e diUgenti esami, spedi nel seguente anno 1 820 una bolla, con 
eoi attestava T identità del corpo del santo patriarca ed imponeva rigoro- 
9s»mi ordini, perchè se ne conservasse diligcntissima custodia. £ come 
ayrcbbesi mai potuto dubitare della identità di quel venerando corpo; se 
la forma del suo vestito, ch'era una tonaca di color bigio, T incorruzione 
delle sue carni, e sopra tutto l'impressione delle sacre stimmate esuberan- 
temente concorrevano ad attestarla? Fu allora, che, non perdendosi di 
coraggio i fervorosi assisani, formarono nella dura roccia, incavandola 
ampiamente tutto alF intorno, una ben discreta e larga cappella, a cui dalla 
ehiesa inferiore discendesi per due magnifiche gradinate, incavate anche 
esse nel monte, e munite di ben sicuri cancelli. Un altare fu eretto dinanzi 
I al sacro deposito, che fu rimesso nel luogo e nella positura, in cui da pri- 
I ma si stava; e ad abbelUmento del divoto recinto, si va continuamente 
I procedendo oltre coi lavori, i quali a poco a poco, per la generosità dei 
I fedeli, giungeranno alla prefissa lor meta. Giova ora ch'io porti la ponti- 
: ficia bolla, che ha relazione a si felice ritrovamento e che ne espone le 
particolarità e le discipline. 

Plus PAPA VII. 

AD PERPETUAM REI MEUORUM. 

« Assisiensem basilicam, quam Gregorius IX ob s, Franciscì minorita- 
» rum parenlis honorem, atque ad sacrum ipsius corpus loco honestissimo 
» condendum molitione admirabili, operequc magnifico extruendam ab in- 
» choato curavit, cetcrique romani pontifices praedecessores nostri omni 

• cultu exornarunt, insignique copia privilegiorum prae ceteris aedibus 
» auxere, eam nobis singulari quadam divinae providentiae dispensatione 

• datum est ilio dignitatis, ac gloriae splendore cumulare, qui ad perfe- 



180 ASSISI 

» ctum, absolutumque ejusdem decus desiderari unice videbalur. Comipuai 
» quìppe coasensiooe percrebuerat, sub ara principe ejusdem basilicae 

• loeum esse, in quo viri sanctissimi corpus extaret. Verum eo sic dispo- 
» nente, cujus imperscrulabilia judicia sunt^ nondum adinveniri posse , 
» atque in lucem, aspeclumque hominum proferri thesaurum onrni auro 
» pretiosiorem, lectissima tanti patris familia, et res Christiana universa 
n condolebat. Imo quae in causis id genus sanctae hujusce sedis provida 
9 est jugiter et cauta moderatio, visum fuit Paulo V fel. ree. decreto ex 
» ipsius auctoritate per Alphunsum Vicecomitem cardinalem ordinis con- 
» ventualium patronum edito, diserte cavere, ut perquirere ipsum, fossio- 
» nesque, aut uliud quidpiam in eum finem ibidem pertentare, fas essct 
n neminì. Illuxit tamen tempus a Deo praefinitum, quod incensa omnium 
» vota tantopere adproperabant, quo nimirum va^ illud Spiritus Sancii 
» protrabendum foret in lucem: nodtraeque humililati tot inter tantasque 
» summi pontìflcatus sollicitudines fatiscenti eam Deus omnipotens delatam 
» voluit consolatìoncm, ut nos auspicatissimae hujusce faustitatis admini- 
n stros clementer adsciverit. Gum enim, conficiente Domino miserationes, 
» viasque aperiente mirabilium suorura, certis quibusdam gravibusque ex 
» rationibus compulsi, memorato Paulì V interdicto derogandum esse 
» duxerimus, prccibusque annuerimus a dilecto fiI!o Josepho Maina de 
» Bonis, ordinis minorum conventualium ministro generali perlatis, quìbus 
» de s. Francisci corpore inquirendo in Assisiensi basilica facultas posce- 

• batur, res cessit fcliciter. Longo siquidcro duaruni et quinquaginta no- 
li ctium, atque incredibili labore clam, et occulte insumpto, perruptisque 
» rupe, aggere, muris, coementis, saxisque praegrandibus, locum demuni 
» introspicere datum fuit arac maximae recta prorsus supposilum, in quo 
» arca lapidea jaccbat, quam ferrei clalhri validis virgìs, inferiusque, ac 
» snperius mirifice densis circumcludebant, quin sacras reliquias ibidem 
» adservatas in\ isere prohiberent. Aditu proinde in cavum eum sìnum, uli 
» cautum fueral, illieo obstructo, reque ad nos statim delala, primum tc- 
» nerabili fratri Francisco episcopo Assisiensi mandatum fuit, ut ea dum- 
» taxat, quae usquetum acta proferebantur, rite ipse cognosceret, quin ta- 
» men de sacris reliquiis quaestionem instilueret. Ad eam quippe prò sum- 

• ma negociì gravitate non ipsum solum Franciscum episcopum, sed et 
» alios praeterea venerabiles fratres nucerinum, spoletanum, perusinum, 
» et fulginatensem episcopos, dalia in forma Brevis apostolicis litteris 



ANNO 



1820 181 



die Vili januarii anno superiori, adlogcndos eensuimus, ut insimui in 
memoralum locum convenirent, reque universa aecuratissime eonspe- 
cta, viris artium peritis auditis, et in examen vooatis, eunetisque monu- 
mentis dìligenter conquisitis, ac perpensis, ea omnia in aeta solemnia re- 
ferrenty ac jurìdicum super identiiale saeri corporis proeessuni perage- 
rent, obsignarent, et in url)em mìtterent, nobisque ad veritateni signifi- 
carent, quid de re ipsa sentirent in Domino. Nitide iidem, atque ea, qua 
prsestant, dexterìtate et prudenlia imposito sibi munere perfuncti sunt. 
Qoare omnibus ad praeflnitam ex sacrorum rituum congregationis in- 
sUtutis normam diligenter absolutis non abnuimus, aeta haee ipsa iis, 
quorum intererat, patcfieri, ut quaelibet ex minoriticis familiis per suos 
generales procuratores libere bac in eausa suam dìeeret sententiam, ut 
exinde loeupletissima animadversionum, documentonimque congerie in 
disceptationem proposita, lueulentius veritns, tutiusque dignoseeretur. 
Haec porro omnia discutienda et perpendenda demondavìmus, juxta Tri- 
dentini eoneilii deereta sessioni XXV de invocatione, veneratìone^ et re^ 
Uqniis smictornm^ selectae eu!dam eongregalioni, quam in eum finem de- 
signavimus ex venerabilibus frairibus nostris S. R. E. eardinalibus de 
Somalia saeri collegii deeano, cjusdemque S. U. E. viee-cancellario, et 
congregationis sacrorum rituum praefeclo, Nam sacrae congregationis 
indulgentiarum, et reliquiarum praefccto, Quaruulotli, et Antonio ab 
Auria, nec non ex dilectis filiìs magistris Francisco Sorliipi romanae rotae 
decano, Josepho Antonio Sala memoralae rituum congregationis secre- 
lario coadiutore, Alexandro Bullaoni fidei promotore, et Aloysio Car- 
dellini ejnsdem rituum congregationis assessore, ac demism ex tribus 
sacrae theologìae doctoribus, atque congregationis rituum consultoribus 
Vinceulio Garofoli, abbate et vicario generali canonicorum regularium 
saDctissimi Salvaloris, Aloysio Joanni maglslro ordinis eremitarum san- 
cii Augustini, et Antonio iMaria Grandi pro-vitario ac procuratore generali 
congregationis clericorum regularium sancii Pauli. Rine habita ea con- 
gregatione in aedibus canccllariae apostolicae ad dìvvA XYl kal. augusti, 
allatisque ad nos per secretarium suffragiis omnibus scripto tradilis, 
caussam universam serio, diligenlorquc considerandam ipsi suscepimus, 
atque peculiari divinae sapientiae praesidio multa, bumilique prece exo- 
rato, decretorium tandem judicium nostrum juxta ejusdem selectae con- 
gregationis mentem memorato sacrorum rituum congregationis assessori. 



182 ASSISI 

qui DOS prò secretarlo absente kalendis augusti adlvit, aperuimus, 
illudque per apostolicas iitteras esplicare, ac sancire decrevimus. Bene- 
dicentes itaque Patri totius consolationis, optimaque spe recreati, novum, 
atque illustre salutaris praesidii a sancto Tiro in tanta temporum diffi- 
cullate nobis praebendi testimonium ex mira hac sui corporis inventione 
praefulgere, de ejusdem congi*egationis selectae Consilio, et voto, aposto- 
lica auclorìtate, tenore praesentium edicimus, ac declaramus, comlare de 
identitate corporis nuper sub ara maxima inferioris basilicae Assisiensis 
inventi^ illudque revera corpus esse s, FrancisH ordinis minorum fund^k- 
toris. Decernentes, basce praesentes Iitteras etiamex eo quod quicumque 
in praemissis interesse babeotes, seu habere quomodolibet praetenden- 
tes Tocati, et auditi non fuerint, de subreptionis, vel obreptionis vitio, 
aut intentionis nostrae, vel alio quovis defectu notari, Tel impugnari nul- 
laténus posse, sed semper firmas, Talidas, et efflcaces existere, et fore, 
suosque plenarios, et integros effeclus sortiri, et obtinere, sicque, et non 
aliter, per quoscumque judices ordinarios et delegatos, etiam causarum 
palatii apostolici auditores, et ejusdem S. R. E. cardinales etiam de latere 
legatos, sublata eis et eorum cuilibet quaTis aliter judicandi, et inter- 
pretandi facultate, et auctoritate, judicari, et definiri debere, ac irrilum, 
et inane, si secus super iis a quoquam quaTis auctoritate scienter, Tel 
ignoranter contigerit attentari. Quibus omnibus, et singulis, etiam si prò 
sufficienti illorum derogatione de illis, eorumque totis tenoribus specialis, 
specifica, expressa, et indiTidua, ac de Terbo ad Terbum, non autem per 
clausulas generales idem importantes mentio, seu quaCTis alia expressio 
habcnda, aut aliqua alia exquisita forma ad hoc serTanda foret, tenores 
hujusmodi, ac si de Tcrbo ad Terbum, nihii penitus omisso, et forma in 
illis tradita obserTata exprimerentur, et insererentur praesentibus, prò 
piene, et suffieìenter expressis, et insertis habentes, illis alias in suo ro- 
bore permansuris, ad prafemissorum eflectum bac tìcc dumtaxat spccia- 
cialiter, et cxprcsse derogamus, ceterisque contrariis quibuscumque. 
Yolumus autem, ne Tcnerabile corpus ex subterranco loco, in quo sex 
fere saeculis quicTit, alio deferatur ; itera ne Tel minimam quidem sacro- 
rum ossiuin parlem liceat inde extrahi, auferrique ; ac demum ne arca, 
postquam clausa iuerit, et obsignata, ullo unquam tempore absque no- 
stro, Tel prò tempore existeotis romani pontificis permissu reseretur. 
Sinimus tamen, ut, si qui sint ex carnium, molliumque corporearum 



ì 



A 11 11 1820 183 



9 partium intertrimento cineres, ac pulveres, colligantur prò reliquiis as- 

• servandi: iUudque cumprimis etiam atqueetiani commendamus, ac prae- 
9 cipimus, ut sacratissimus bic thesaurus ab omni prorsus injurìa, atque 

• Ti tutus inviolatusque cooservetur, ejusque accuratìori custodiae, tui- 
I tioni, incolumitati apprime consulatur. Quae ut rite, ac prò rei sancti- 
» tate diligeuter conficiautur, eumdem episcopum Assisieusem, et geuera- 

• lem conventualium ministrum, eoque abseote, custodem basiiicae, prò 

• tempore existeutes, uti ab apostolica sede delegatos, in id speeìaliter 
1 efigimos, ac deputamus facultatem porro facimus, nedum lapideam ar- 

• caffi, qua sacrae exuviae clauduulur, opere eleganti, pretiosisque orua- 
f tibus eontegi, ac ditari, sed et inlegrum condilorium, quo ea prostat, 
i perpoliri, omnique culiu eiornari, et commodiorem aditum in ipsum 
« aperiri, eujus quidem operis universi descriptionem, rationemque nobìs 

• probandam reservamus, ac nonnisi ex nostro consensu executioni de- 
I mandari permittimus. Nolumus vero, patere in illud ingressum, nisi certis, 

• dumtaxat solemnioribus diebus, statisque condilionibus per nos praefi- 
I Diendis, aut si quando viri principes, vel sanctae romanae ecclesiae car- 

• dinales, vel episcopi, seu praesules romanae curiae gloriosum sanctissimi 

• patriarchae sepulchrum veneraturi illuc accesserint. Illud tandem quo- 

• que mandamus, ut praesentium litterarum transumptis, seu exemplis 
» etiam impressis manu alicujus notarii publici subscriptis, et sigillo per- 

• sonae in ecclesìaslica dignitate constitutae, vel procuratoris generalis 
» dicti ordinis munitis eadem prorsus fides babeatur, quae haberelur ipsis 
» praesenlibus, si forcnt exbibitae vel ostcnsae. = Dalum Romae apud 
ji sanctam Mariam Majorem, sub annulo pigeatoris, die V Seplembris 
» MDCCCXX, ponlificatus nostri anno vigesimo primo. » 

Non mi fermerò adesso a narrare tutte le circostanze dei processi te- 
nuli allora, nò delle feste, cbe si celebrarono in Assisi per un evento 
cotanto fausto. Di lultociò puossi avere notizia da più e più libri e libercoli 
in quella occasione diffusi (I). Proseguirò piuttosto a narrare ciò cbe mi 
resta, per condurre al suo termine la storia di questa chiesa. La governa- 

(i) Brevi e «lislinle uoliiie sulla inten- Assisi ; Roma 1820. — De invento corpore 

lionc e verificazione del sagro corpo Jel se- D. Francisci ord. min. parenlis; Bornie 

rafico palriarca s. Francesco di Assisi ; Roma 1819. -^ ed altre parecchie, ch'io taccio per 

1820. — Succinta istoria del ritrovamento brevità. 



del corpo del serafico padre s. Francesco di 



184 A 6 8 I 8 I 

ronO) dopo il vescovo Giampè, i vescovi, che slo nominando: Gabooeio 
Zelli Giacobuzii, della congregazione benedettina- cassinese, nato in Ye- 
tralla, diocesi di Viterbo, promosso alla chiesa di Assisi nel concistoro del 
di 22 maggio A 827, essendo vescovo d' Ippona tu partibus : passò al vesce* 
vato di Ascoli, il giorno 22 luglio 4832: ed in quel giorno medesimo era 
eletto a succedergli sulla santa cattedra assisinate il camertino fra Don- 
meo Secondi generale dei francescani conventuali. Sotto di lui fa com- 
piuto il ristauro della chiesa di santa Maria degli Angeli, a cui fu neces- 
sario dar mano per riparare ai disordini cagionati dalF orrendo iremuoto 
del 4832, che aveva desolato tutta F Umbria. Di questo magnìfico tempio 
fu celebrata nel \ 840 la solenne consecrazione per ordine del pontefice 
Gregorio XVI, il quale, non avendo potuto trasferirvisi personalmente, 
ne incaricò il cardinale Luigi Lambruschini vescovo della Sabina, e 
concesse una piena indulgenza in forma di giubbileo. Esiste in tal prete- 
silo una bolla di esso pontefice, la quale porta la data di Castel Gandolfo, 
a' 48 di agosto 4840. 

Al vescovo Domenico veniva dietro, addi 42 luglio 4844 il caroerinese 
CiRLo-GiusippE Peda, della compagnia de'cherici regolari di san Paolo. 
Finalmente nel concistoro del 23 gennaro 4844 fu promosso alla pasfo^ 
rale dignità della chiesa di Assisi T arciprete della cattedrale di Velletri, 
Luigi Laddi Vittori], nato in Cori, il quale anche al di d'oggi sapientemente 
la regge con instancabile vigilanza e sollecitudine paterna. Egli sta presen- 
temente compiendo la visita pastorale della sua diocesi. Riepilogando ora 
tuttociò, che distintaroenle ho narralo, dirò qualche cosa anche dello stato 
odierno di questa chiesa. La cattedrale stava anticamente presso il vesco- 
vato ed era intitolata a santa Maria maggiore; oggidi la cattedrale è in san 
Rufino: e quella fu cangiata in una semplice parrocchia. È uffiziata da 
dodici canonici, né ponno essere di più : una sola dignità è tra essi, il 
priore: eglino vestono cappamagna con pelle o con seta, secondo le sta- 
gioni, e nelF estate usano la cotta sopra il rocchetto; il priore indossa la 
mantelletta nera: tutti hanno il privilegio del canone e della bugia. Servono 
la cattedrale anche otto cappellani corali, due vic^rii di coro, due cappel- 
lani curati e quattro coristi: le loro insegne sono la colla e Talmuzia. 
La cattedrale è parrocchia ; la parrocchialità è nel capitolo, ma la eserci- 
tano i due suddetti cappellani curati, i quali annualmente hanno bisogno 
di essere riconfermali. Ivi è il solo fonte battesimale di tutta .la città 



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A 11 NO 1820-18^6 i85 



Oltre alla cattedrale sono in città altre cinque parrocchie: san Pietro 
de' benedettini neri, santa Maria maggiore, santi Stefano e Fortunato, santa 
Maria delle rose, e santa Margherita de' conventuali. Quella di santa Maria 
madore, eh* era, siccome dissi, T antica cattedrale, detta perciò la chiesa 
dd yeacovado, ha il parroco col titolo di vicario, il quale sarebbe il capo 
di uaa collegiata, i cui beneficiati però non risiedono. 

Tutte le altre parrocchie della diocesi sono trenta: due di esse hanno 
il titolo di abazia, e sono santa Tecla e Limignano; ed altre due sono col- 
legiate, Bettona e Bastia : di Bettona ora non parlo, perchè ne parlerò se- 
paratamente, come di antica sede vescovile : Bastia ha il priore, capo dei 
canonici, unica dignità con cura d'anime, il quale indossa sopra il rocchetto 
la mezzetta paonazza filettata di pelle di armellino, i canonici la sola mez- 
zetta paonazza. 

Del seminario ho detto alcun che, quando parlai del vescovo €rescenzi, 
il quale se ne può riputare il fondatore : qui aggiungerò il restante, che ne 
posso dire. Le rendite di esso furono accresciute nel A 686 dal cardinale 
Nerli, che per diploma pontificio fu autorizzato ad incorporargli tre bene- 
ficii della diocesi; e vieppiù crebbero le. medesime nel 4776, quando il ve- 
scovo Sermattei gli applicò i beni di cinque inutili confraternite laicaU, da 
lui soppresse. Nel 4828 furongli aggiunte altre rendite per cura del vescovo 
Zelli Giacobuzii, per alimentare con esse gratuitamente dei giovani iniziati 
per la carriera ecclesiastica. Sino air anno 4845 il numero dcgU alunni era 
cresciuto a quaranta. Esso fu chiuso il di 21 ottobre di quell'anno, e 
vi stette per un anno, acciocché si potessero riordinare le cose, giunte a 
qualche deperimento: l'ultimo giorno dell' ottobre 1846 fu riaperto. Que- 
sto seminario è slato sempre fecondo di cospicui ecclesiastici, che occupa- 
rono posti distinti nella chiesa: il vescovo di Assisi, Francesco Maria 
Giampè, e l'odierno vescovo di Noccra, Francesco Luigi Picrvisani, n'era- 
no rettori quando furono innalzati alFonor della mitra. L'odierno rettore 
è un dotto ed erudito ecclesiastico, Tommaso Locatelli Paolucci, canonico 
della cattedrale e professore nel seminario medesimo. Egli mi fu cortese di 
moltissime notizie relative alla storia di questa chiesa, né posso a meno di 
non esternargli la mia gratitudine col dargliene pubblica attestazione in 
queste mie righe. Nò devo astenermi dall' offerire un simile tributo anche 
all'onorevole sacerdote assisano Ascanio Locatelli, il quale fu cortese guida 
a miei passi nella mia letteraria perlustrazione di Assisi, nel tempo stesso 



186 ASSISI 

ch'egli m'istruiva delle patrie glorie in tuttociò che formava il soggetto 
delle mie studiose ricerche. 

Resta, ch'io dica degli ordini r^olari, esistenti in Assisi e nel circuito 
della diocesi. Sono in città i benedettini cassinesi, ma in amministrazione, 
a san Pietro ; queglino stessi che ho nominato poco dianzi, aventi la cura 
delie anime. Ti hanno un convento i cappucini ; ed uno ne hanno i rifor- 
mati alla chiesa nuova, fabbricata sulla casa patema di san Francesco. 
Primo di tutti doveva io nominare il sacro convento abitato dai frati con- 
ventuali, dichiarato già con pontifizii diplomi capo e maére di tutto t ordine 
dei minori^ ricco delle venerande spoglie del serafico patiiarca. Presso le 
mura della città esiste un convento di riformati, a san Damiano, ov*era 
r antico monastero di santa Chiara ; e n'esiste un altro di riformati a santa 
Maria delle carceri, ch'era T antico eremo di san Francesco, sulle pendici 
del Subasio. Appartiene ai coi^ventuali anche quello di Rio-torto, ove san 
Francesco fondò il suo istituto: finalmente sonovi gli osservanti nel vasto 
convento annesso al cclcbratissimo tempio di santa Maria degli Angeli, ove 
è la santa cappèlla della Porziuncola. 

Dentro in Assisi sono anche cinque monasteri di monache: due di be- 
nedettine, in sant'Apollinare e in san Jacopo; uno di Clarisse del primo 
ordine, in santa Chiara, ov'è il corpo della santa, di sant'Agnese sua so- 
rella, e di molte altre sante loro compagne ; due di terziarie francescane, 
in san Quirico e in sani' Andrea. Evvi un altro convento di monache, con 
clausura vescovile, ed è per le tedesche bavare, né ve ne ponno essere am- 
messe che di quella nazione. Nominerò anche un altro cofivento di terzia- 
rie francescane, detto il giglio : si dedicano le religiose di esso all'educa- 
zione delle fanciulle, ma non hanno clausura. Sonovi in oltre le maestre 
pie; a sant' Aldebrando un orfanatrofio di donzelle; hawi uno spedale per 
gl'infermi e ve n'ha uno pegli esposti, ma questo presentemente è concen- 
trato con quello di Perugia ; e sonovi finalmente molte confraternite seco- 
lari con sacco e pie congrogazioni senza sacco. 

Si numerano in diocesi parecchi altri monasteri e conventi: di monache 
in Bellona, in Bastia, in Cannara, ove hanno anche convitto le salesiane: 
di religiosi in Bellona e in molli altri luoghi, e sono da per tutto di fran- 
cescani. Ora finalmente si chiuda il racconto della chiesa di Assisi col dare 
la serie dei suoi sacri pastori. 



VESCOVI iS7 




1 
SERIE DEI VESCOVI 


I. Neir 


anno 236. 


San Rufino I. 


n. 


240. 


San Vittorino. 


m. 


SOS. 


San Sabino. 


IV. 


442. 


Basilio. 


.V, 


540. 


Diodato. 


VI. 


545. 


Avenzio. 


VH. 


600. 


Idelfonso. 


, vm. 


649. 


Aquilino. 


1 ^ 


800. 


Pascano. 


' X.. 


82i. 


Majo. 


XI. 


850. 


Bencreato. 


XII. 


855. 


Uk). 


XIII. 


950. 


Pietro. 


XJV. 


965. 


Eremedio. 


XV. 


967. 


Ingizo. 


XVI. 


985. 


Iicone. 


XVII. 


4048. 


Gioirlo I. 


XVIII. 


4049. 


Guglielmo. 


XIX. 


4028. 


Ugo. 


XX. 


4059. 


Agino I. 


XXI. 


4068. 


Giorgio II. 


XXII. 


4070. 


Agino II. 


XXIII. 


4080. 


Gragdo o Drago. 


XXIV. 


4407. 


Rainerio. 


1 XXV. 


4426. 


Chiarissimo. 


XXVI 


4444. 


Ildebrando. 


1 XXVII. 


4479. 


Rufino II. 


XXVIII. 


4497. 


Guido I. 


XXIX. 


4204. 


Guido II. 


XXX. 


4228. 


Fra Simone I Vereducci. 


XXXI. 


4236. 


Matteo. 


xxxn. 


4258. 


Morico. 




4247. 


Fra Crescenzio Grizi^ intnuo. 



188 


ASSISI 


XXXIII. Neiranno 


<247. 


Fra Nicolo I di Calvi. 


XXXIV. 


4275. 


Fra niomioato. 


XXXV. 


4282. 


Fra Simone II Offreduzi. 


XXXVI. 


4296. 


Fra Teobaldo I. 


XXXVII. 


4325. 


Frc Benedetto I Castelli. 


XXXVIII 


4325. 


Teobaldo II Fontani. 


XXXIX. 


4329. 


Corrado. 


XL. 


4337. 


Fra Pastore di Senascuderio. 


XLI. 


4359. 


Fra Nicolò II Facci. 


XLII. 


4548. 


Fra Bertrando Lagerio. 


XMII. 


4368. 


Fra Jacopo I Annìbaldi. 


XT.IV. 


4569. 


Fra Tommaso Racani. 


XLV. 


4574. 


Fra Nicolò Ili di Pietro. 


XLVI. 


4578. 


Odoardo Michelotti. 




4579. 


Fra Lodovico, scismatico, intruso. 


XLvn. 


4585. 


Ermanno BagUoni. 


XLVIII. 


4594. 


Fra Andrea I de' Galeaszi. 


XLIX. 


4404. 


Jacopo n. 


L. 


4405. 


Fra Nicolò IV Vannini. 


LI. 


4444. 


Benedetto II Vanni degli Atti. 


LII. 


4429. 


Fra Damiano Brostelli. 


LUI. 


4444. 


Francesco I degli Oddi. 


LIV. 


4456. 


Carlo I de' Nepis. 


LV. 


4475. 


Fra Andrea n Egidì. 


LVI. 


4475. 


Barnaba Bennati. 


LVII. 


4485. 


Fra Francesco II Insegna. 


Lvni. 


4496. 


Geremia Contagi. 


LIX. 


4509. 


Zaccaria Contagi. 


LX. 


4529. 


Angelo I Marzi. 


LXI. 


4544. 


Angelo II Archilegi. 


. LXII. 


4545. 


Lodovico I Magnascbi. 


Lxm. 


4552. 


Tiberio Mati. 


LXIV. 


4554. 


Galeazzo Roscio. 


LXV. 


4564. 


Filippo Gerì. 


LXVI. 


4575. 


Antonio de' Lorenzi. 


LXVII. 


4577. 


Giambattista I Brugnatelli. 



VESCOVI 



189 



LXVni. NeU'anno 


4594. 


LXIX. 


4630. 


LXX. 


4644. 


LXXI. 


.4655. 


Lxxn. 


4670. 


LXXUI. 


4685. 


LXXIV. 


4689. 


LXXV. 


4695. 


LXXVI. 


4698. 


LXXVII. 


4745. 


LXXVIIL 


4746. 


LXXIX. 


4752. 


LXXX. 


4756. 


Ì.XXXI. 


4755. 


LXXXIL 


4780. 


LXXXllI. 


4796. 


LXXXIV. 


4827. 


LXXXV. 


4852. 


LXXXVI. 


4844.. 


Lxxxvn. 


4844. 



Marcello Crescenzì. 
Tegrimio Tegrimi. 
Malatesta Bagtionì. 
Paolo Emilio card. Rondanini. 
Lodovico II Giustiniani. 
Francesco III card. Nerli. 
Carlo II Salvatori. 
Fra Gio: Vincenzo Luccbesini. 
Fra Ottavio I Spader. 
Ruggiero Giacobetti. 
Simone Marco Palmerini. 
Giambattista II Rondoni. 
Ottavio II Ringhieri. 
Nicolò V Sermattei. 
Carlo III Zangari. 
Francesco Maria Giampè. 
Gregorio Zelli Giacobuzii. 
Fra Domenico Secondi. 
Carlo Giuseppe Feda. 
Luigi Laudi Vittorii. 



BETTONA 



Ih 



Ilu8tre<^tt& e municipio dell' Umbria fu Bbttona, che gli antichi no- 
minarono Vettona: sorgeva un tempo nel territorio assìsinate, e godeva 
r onore della cattedra vescovile. Delle sue glorie antiche rimane sicuro mo- 
numento in una pietra colà trovata, e che serviva fuor di dubbio ad onorare 
la memoria di personaggio illustre del municipio vettonese.Essa è lunga pal- 
mi due e meno, larga uno e un terzo, ed era in alto, Dio sa da quanti secoli, 
nella facciata della chiesa primaria di Bettona, adoperata per materiale con 
altre pietre eguaimrate riquadrate, la maggior parte di tufo. Non credo, 
ch'esista monumento pubblico romano scolpito peggio di questo: le linee 
sono torte, le lettere mal formate e pochissimo incavate. La qualità della 
pietra, per le ingiurie del tempo, ha ricevuto gravi danni nella superficie e 
moltissimi solchi, che si confondono spesso coi tratti poco profondati dello 
scalpello e ne rendono confusa e mal sicura la lezione. E per maggiore 
sventura il monumento è mutilato nella sommità e nella estremità, sicché 
vi mancano le prime e le ultime righe; ed è mancante inoltre anche ad 
ambidue i lati. Tuttavolta ciò che rimane è valevole a somministrare mo- 
tivi da poterne congetturare il tempo e il personaggio, a cui era stato eretto 
il monumento. Ma prima ne darò la leggenda. 



----------A TVSCIA SVAM - 

------ AYITNEQIDEX AD ALIQYAX fiAES - 

- - - ITOBQTEM LIBERAL ITATEM SYAM ETIAM - - 
III y&BE SACRA ADinmSTRANS ET PRO AMORE CIVICO FILIOS EI 



B I T TO H À 191 

■ ■■ ■ 11^ 

8C0UTS ET ànomàJTfU TABTLI8 ASBS DIGISO - - * • • 
PLEBIS CmCA PATEONOS COOPTA&THT EX QTIBYS - - - - 

TOEB ASTETEIAS IT. P. P. DBDIT DMCOLmi ET APRORU - ^ 
U AETEVEUE LTDOS AEDIDIT PAEiDOXIS EX TEBE ET DI? - - 
08 PÉk DEGENDIBS AEPTLA O&DDnBTS PEOPHAE ET GB - - - 
HIS 91EBT8 MDIT ET CinTATlBTS EXSEH - ------ 

OTIDEM ET AimONAS ET CYM ---------- 

YS - - - AIIS ------------ 



Sa questo frammento d' iscrizione parlò lungamente ed eruditamente 
già più volte citato autore della DUamina, nella sua terza appendice, dove 
itla delle iscrizioni romane (\). Io qui dirò solamente, avere appartenuto 
monumento fuor di dubbio ad uno degli Aproniani della famiglia Turciaj 
lebratissimi nel quarto secolo delfera nostra per le principali cariche 
ir impero sostenute da essi in occidente, come sono il consolato, la pre- 
tnra di Roma, la correzione delle provincie, nominatamente dell' Etru- 
i e deir Umbria e il sacerdozio quindecemvirale. Noterò, che a questo 
roniano erigeva il monumento in discorso il municipio stesso di Bettona, 
me un tributo ossequioso delle sue cariche e delle sue generosità: era 
ito decorato d' insigne sacerdozio in Roma e della correttura o pretura 
\r Etruria e delF Umbria; aveva dato giuochi e spettacoli pubblici nella 
3viQcia, banchetti solenni agli ordini della città, e ricchi doni alle città 
."desime. E tanto di riconoscenza e di venerazione professava la provin- 
I, o piuttosto il municipio di Bettona verso il suo illustre personaggio, 
3 con solenne decreto inciso in bronzo aveva proclamato a suoi patroni 
colio e Aproniano, figli delF onorato soggetto, a cui innalzavasi quel 
)numenlo. Ciò poi, che rende pregievolissimo, secondo T autore della 
mtnina, questo marmo vettonese, si è la parola PARADOXIS adoperata 
ir ottava hnea della recata iscrizione, perciocché, com' egli dice, o se si 
^cettua r antico Scoliaste di Giovenale non si conosce altro scrittore 
atino di qualunque età, né vcrun monumento fuori di questo, che ci 



(i) Dàlia pag. 5ii alla 525. 



19) B E T T O 11 A 

» dica essere stati con questo nome di Paradoxi diiamati gì* istrioni e i 
» commedianti. » 

Ma troppo io mi sono diffuso sopra un soggetto, che non ha poi tanta 
relazione collo scopo dell' opera mia. Esso per altro gioverà, tutf al più, a 
farci conoscere quanto fosse illustre una volta il municipio vettonese, e 
come di ragguardevoli personaggi andass' egli superbo. Tutto il di più, che 
qualche archeologo ne potesse desiderare, lo si trova esposto nella citata 
Disamina^ ecc. 

Venendo ora a dire di Bettona città cristiana, non altro mi offre sul 
suo proposito, se non che pochissime ed oscurissime conghietture di recenti 
scrittori. Vuoisi infatti, che ne fosse il primo vescovo quel saido CrispoUlo^ 
che ho inserito tra i sacri pastori della chiesa fulignate, e che ne fu anzi 
il primo (4). Forse lo sarà stato, ma come vescovo regionario ; non già 
come fisso e proprio pastore : tal era la condizione di quei primi secoU 
del cristianesimo. Certo è, eh* egli sosteneva il martirio presso questa 
città; e da ciò probabihnente derivò la pretesa dei bettonesi di volerlo 
il primo tra i loro vescovi. Ne riposa il sacro corpo tuttora presso i con- 
ventuali di quel luogo. 

Vuoisi da taluno inserire tra i vescovi di Bettona anche san Brizio^ 
altro vescovo regionario, di cui ho parlato in varie delle già descritte 
chiese dell' Umbria: ma che nelle serie dei sacri pastori non ho potuto 
ammettere se non in quelle di Spoleto e di Foligno successivamente, ed 
esclusivamente da ogni altra. 

Bensì al concilio romano del papa Ilario, deir anno 465, si trovava 
presente un Gaudenzo Vecconensis^ ed egli potrebb' essere di Bettona. 
Che questa città abbia avuto lungamente i suoi vescovi anche dopo un tal 
tempo, lo si raccoglie dair antica geografia episcopale, ove si trova notata 
anche Bettona, come città fregiata di un tanto onore. Oggidì la città è ri- 
dotta ad un borgo o castello : sta dentro i recinti della diocesi di Assisi. 
Ned è poi di si antica data il privilegio concessole di avere una chiesa 
collegiata, in memoria dell' antico onore di averla avuta già cattedrale. 
Fu il vescovo di Assisi Carlo HI Zangari, che gli e ne ottenne da Roma la 



(i) VeJul A Ule proposito qaaoto ho detto nella chiesa di Foligno, nella pag. 398 del 
ly volume. 



B B T T O 11 A 193 

icessioiie, come a soo luogo ho narrato. I canonici di essa indossano 
moisetta paonazza sopra il rocchetto: la prima ed unica dignità n' è 
rciprete, il quale ha anche la cura delle anime della parrocchia; egli 
ossa la mantelletta nera. 

Altre chiese inoltre si numerano in Bettona; di esse nominerò quella 
conventuali, che possedono le ceneri di san Crispoldo, come poco 
mi io narrava, e quella delle monache. 



•<hC*- 



Vol. V. ^5 



r 



AMELIA 



A. 



Lltra città deir Umbria, a poche miglia da Narni, sulla destra delia 
Vìa Cassia, die conduce a Roma, è Amelia, che gli antichi dicevano Àmma. 
Non entrerò ad esaminare tra la nebbia dei secoU passati chi ne sia stato il 
ftmdatore: certo è, ch'essa esisteva trecento e ottantatrè anni avanti la fon- 
dazione di Roma, e perciò mille cento e trentasette prima dell'era cri- 
stiana. Della sua antichità fanno sicura testimonianza le rovine, tuttavìa 
esistenti, di molti ediflzii, e alcuni tratti delle stesse mura, che la circon- 
dano, costruiti di pietre quadre e levigate alla foggia degli antichi etrusci. 
Ch'essa fosse municipio romano ce ne assicura Cicerone nella sua orazione 
a fiavore di Sesto Rodcio Amerino; sotto poi l'imperatore Augusto ne 
diventò colonia. Al quale proposito cosi scrive Frontino {\): • Ager Ame- 
» rinus lege imperatoris Augusti est desìgnatus et veteranis quidem adju- 
« dicatus, et prò extimo liberatis legem sunt secuti, ubi termini ambiguum 
» nunquam circum ipsum oppidum, sed extra tertiura milliarium lex Cae- 
» sartana operta est, in absoluto termini siti sunt, idcst SS. PP. de DCCG. 
• P. S. XII. » E inoltre parlano di questa città Strabone, Plutarco, Silìo 
italico, Virgilio, ed altri. 

Amelia fu sottoposta al romano principato sino alta caduta di quel 
dominio; poi passò sotto il governo della Chiesa, come lo è anche oggidì. 
Abbracciò la fede cristiana sino dai tempi apostolici, allorché i comuni 
predicatori dell' Umbria ne recavano il soave annunzio alle circonvicine 
città. Tuttavolta della sua cattedra vescovile non si hanno sicure notizie 
prima della metà del secolo quarto. Del sangue di molti martiri fu irrigato 

(i) Llb. tU Coioniis. 



196 AMELIA 

sino dai primi anni il suo suolo: tra questi è venerata in ispecialità la n 
romana vergine Firmina, figlia del prefetto di Roma, fuggita dalla patria e ) 
qui ricoverata, dove converti alia fede il consolare Olimpiade, martire i 
anch'esso: amendue ne ottennero la palma sotto F imperatore Diocleziano ' ^ 
e il prefetto Magezio. Tra i martiri acclini è rinomato anche santo Secon- i 
do. Perciò ad essi n' è intitolata la chiesa cattedrale. . « 

Nota il Lucenzio, che i vescovi di questa città furono talvolta alternati g i 
con quelli di Aleria in Corsica e con quelli di Camerino ; perciocché la 
loro intitolazione, ora di AmerinenseSy ora di AmeUenses^ con una leggiera 
mutazione di lettere, andò confusa con quella di CamerineMes^ e di Ale^ 
rienses. E, per verità, nel tesserne la serie, ho dovuto anch'io durar grande 
fatica e stabilirvi molti confronti : alla fine crederei di poterla dare con 
la maggior possibile esattezza e veracità. Tra le dubbiezze infatti, che que- 
sta storia ci ofiire, la piima ci cade sul nome del più antico vescovo no- 
minato dair Ughelli nella sua serie, cui egli disse Ortodolfo fOrthodutpkui)^ 
segnandone resistenza circa Tanno 544. Ma come poteva in qucU'età 
governare la chiesa di Amelia un vescovo, il cui nome è manifestamente 
un composto di due voci, greca Tuna, lombarda l'altra: ipB'à^e Àduipkusf 
Con più ragione, a mio credere, lo Sbaraglia ne trasferì l'esistenza ad 
una età posteriore. E d' altronde con qual fondamento l' Ughelli ce lo può 
assicurare esistito nel tempo da lui segnato? Più tardi mostrerò la conve- 
nienza di collocarlo nel posto, ove mi riserbo a parlarne. Perciò il primo 
luogo nella serie dei vescovi di questa chiesa vuoisi cedere a Stefaivo, che 
si crede vissuto intorno l'anno 420. Poscia ci si presenta Ilà&io, che nel- 
l'anno 465, secondo il Baronio, fu presente al concilio romano (e non già 
tiburtino, come scrisse l' Ughelli) tenuto dal papa sant'Uaro a'44 di no- 
vembre, per festeggiare V anniversario della sua esaltazione alla suprema 
cattedra di s. Pietro. Seguono quindi Tiburzio o TacanNo, sotto il 466 e 
Marthuàno sotto il 484 e sotto il 487, a due concilii romani del papa Fe- 
lice III. Colla qualificazione di vescovo di Amelia si trova sottoscritto al 
concilio del papa Simmaco, nel 499 un Salcstio ; a cui venne dietro santo 
Iherio, commemorato dal martirologio romano sotto il giorno 47 di giu- 
gno : pare, che sia vissuto intorno V anno 520. Di lui si sa, aver professato 
vita monastica ed esservi con tal fama vissuto di santità, che il popolo e il 
clero di Amelia se lo elesse a pastore, dopo la morte del sunnominato Sa- 
lustio. La vita di lui fu scritta dal vescovo Anton Maria Oraziani, che in 



I 



ANNO Zkk'ìOììi 197 



fSk tarda età gli fìi successore ; ma r avea scritta assai prima anche un 
Ambrosio abate. Ne fu trasferito il sacro corpo a Cremona per volontà 
ddT imperatore Ottone I, circa Tanno 965, e un secolo dopo ne raccontò 
eo^ scritti la stoi'ia del trasferimento e dei miracoli avvenuti un canoni- 
co di Cremona: precisamente nel UT 4. 

Al concilio romano di Martino I, nel 647, era presente Diodato, od 
AiEODATO, vescovo di Amelia ; a quello di Agatone, nel 680, trovavasi il 
vescovo Tbodoko; air altro di Gregorio li, nel 724, sottoscriveva il vescovo 
PiETao, il quale era vivo anche nel 737; al concilio di Paolo I, nel 764, 
assisteva il vescovo Suubaldo ; a quello di Eugenio li, neir 826, il vescovo 
Bkhsdbtto. Fu sotto il vescovo Albino, intorno T 8S5, che il pontefice Leo- 

I ne IV ordinava il ristauro delle mura di Amelia e delle sue porte, ridotte 
per la sonuna vecchiezza a grande deperimento : lo si rileva dallo scrittore 
della vita di questo papa. Omise qui T Ughelli di nominare il vescovo Leo- 
lE, che neir861 sottoscriveva al concilio romano lateranese contro T arci- 
vescovo di Ravenna. Di più lunga durata fu il pastorale governò del suc- 
cessore di lui PiscAsio o Pasquale, il cui nome si trova per la prima volta 
neirses e si continua a trovarlo sino air 879. Nella vita del papa Giovan- 
ni Vili, inserita tra gli scrittori delle cose d'Italia (I) e attribuita a Pan- 
dolfo Pisani, egli è nominato Pasquale: la qual vita si crede scritta nel- 
r 877, vivente tuttora il vescovo suddetto. Nelf anno appunto 877, questo 
Pasquale trovasi sottoscrìtto al concilio di Ravenna, e noli' anno dipoi al 
concilio tricassino; e finalmente neir879, nella lettera che lo stesso Gio- 
vanni Vili scrisse al re Carlo Manno, addi 7 giugno della XII indizione (2), 
lo si vede spedito a quel monarca in qualità di ambasciatore, unitamente 
al vescovo Giovanni. Sotto questo Pasquale avvenne il ritrovamento delle 
sacre spoglie della santa vergine e martire Firni«na, le quali giacevano da 
sette in otto miglia fuori della città. Anzi il vescovo stesso, con grande 
affluenza di clero e di popolo, pomposamente le trasferì nella chiesa catte- 
drale, unitamente a quelle delF altro santo martire Olimpiade. Erronea- 
mente il Ferrari, parlando di questa traslazione la dice fatta ai giorni dei 

{ papa Onorio li, che visse quasi tre secoli dopo. 

Qui ci si presenta un'ampia laguna sino all'anno 1015: ma FUglielli, 



(i) Rer. Ila]. Iona, ni, pari. ii. p3g. 3o8. (2) K, tra le ledere «lei pontefice Gio- 

TAnni Vili, la clxxxvi. 



198 AVELIA 

per empirla in qualche modo, poee dopo il prefoto Pasquale un Tescovo 
Benedetto, dicendo, che ne sarebbe perita ogni memoria, se un pezzo di- 
marmo, trovato nel ristaurare il palazzo vescovile Tanno 4650 noooe B0 
avesse mostrato il nome. Ma se questo marmo non altro offriva, die 9 
nome di un tal vescovo, e non ne segnava Fanno, perchè porlo in questo 
luogo? con qual fondamento, con qual indizio? Lo Sbaraglia invece e il 
Coleti (\)y più giudiziosamente opinano essere questi lo stesso vescovo Be- 
nedetto, che viveva nelF 826, e anch'io alla loro opinione acconsento. E 
tanto più di buona voglia acconsento, perchè vedo doversi qui frapporre 
piuttosto il nome di quell'OiTopoLro,' cui dai principio della serie ho ere* 
duto bene di escludere, per collocarlo più probabilmente in tal luogo. Ho 
detto allora, che il nome di lui ci si mostra una composizione di greco idio- 
ma e di longobardo : e in questa età, in ciii avevano e i greci e i longobar^ 
di inondato ogni angolo delFltalia, parmi più ragionevole doverne ammet-^ 
tere l'esistenza, che non nel secolo quarto, quando quei barbari non per 
anco avevano contaminato colle loro invasioni il nostro suolo. Certamente 
intorno il 965 esisteva un vescovo in Amelia, il quale per placare lo sde« 
gno deir imperatore Ottone I concesse in dono al vescovo Loitprando di 
Cremona il corpo del santo vescovo Imerio, di cui poco dianzi ho parlato. 
La storia di qudla traslazione, che riassumerò nel nan*are della santa chie* 
sa cremonese, ce ne assicura; e sebbene non vi sia espresso il nome del 
vescovo donatore, io mi persuado per le addotte ragioni, che lo fosse il qui 
inserito Ortodolfo. 

Viveva nel >IOi5, e forse da molto tempo n* era il sacro pastore, e forse 
continuò ad esserlo ancora per molti anni, il vescovo Diodato II, o Dbus- 
DEDiT, il cui nome si trova sottoscritto a una bolla del papa Benedetto Vili 
a favore del celebre monastero di Fruttuaria. Ma dopo di lui non trovasi 
verun altro vescovo di Amelia sino all' anno \\\6: imperciocché queir il»- 
tonio, che V Ughelli nei Hi pose dopo Diodato, dev'essere escluso. Egli 
infatti ne appoggia l'esistenza unicamente alla fallace notizia della conse- 
crazione della chiesa di s. Matteo in Morulana, nella città di Roma, cele- 
brata dal papa Pasquale II e da sei vescovi, che lo assistevano; uno dei 
quali dicesi questo Antonio di Amelia. Ma siòcome i nomi degli altri cin- 
que sono affatto sconosciuti alle sedi, di cui si vedono intitolati ; anzi nel- 

(i) Mss. iuc'lìlo nella Biblioteca Marciana dì Veneti*, pari, in del i lom. 



ANNO 1015-1160 199 

rindicato anno erano quelle sedi provvedute di altro pastore; perciò nep- 
r Antonio immaginato può aver luogo tra i vescovi di questa chiesa. 
od 4416 la r^;geva un Jacopo; e dieci anni di poi un Ge&aedo. Di 
G^^rdo abbiamo notìzia cbe sottoscriveva, appunto nel 4426 alla 
di Onorio II In favore della chiesa pisana, e che nel 4446 trovavasi 
alla consecrazione della cattedrale di Foligno. Sotto di lui, o forse 
del suo successore Pibteo II, il quale sottoscriveva nel 4479 al 
lateranese di Alessandro 111, fu venduto per metà il castello di Lu- 
ai monaci di s. Secondo e al capitolo della cattedrale di s. Firmina 
da uà Lotario, figlio di Bonifacio da Rabarto, che n'era il posseditore. Ciò 
Mll'anno 4460. L'originale documento di questa vendita fu trovato nelfar- 
chhrjo capitolare : lo pubblicò TUghelli ; io pure lo pubblico ed è il seguente. 
« la nomine Domini: ab ejus Incarnatione anno Domini MCLX, indi- 
t dkme IX, die sabati, II mensis junii, regnante Friderìco imperatore. 

■ Constat me quidem Lotharium filium quondam Bonifacii de Rabato, in 

• praesenUa consulum civitatis Amerinae, scilicet Berardi judicis et Guit- 

• tonìs de Nordo et Manfredi de Tebaldo et quorumdam de castro Luniani 

■ et de castro Porclani hoc venditionis instrumento in praesentiarum per- 

• faeti dominii et proprietatis ac possessionis jure vendidisse, et hujus rei 

• tradidisse Ubi Abbati Nìcolao de s. Secundo atque omnibus monachis 

• eidem Ecclesiae servientibus, scilicet presbytero Peregrino et presbytero 
» Amatucio et presbytero Manfredo et presbytero Guitto et Girardo de 
I Rapica et cunctis aliis in perpetuum. Necnon vobis canonicis de s. Fir- 
» mina, ad utiiitatem Ecclesiarum praedictarum, scilicet presbytero Gual- 

• fredo, et presbytero Petro et presbytero llriano et presbytero Joanni 

• pictori et presbytero Pagarco et presbytero Veraldo et presbytero Tebal- 
1 do et Rayno et Thebaldo de Ofreducioet omnibus aliis in eadem ecclesia 

• servientibus, medietatem cujusdam castri, scilicet Luchiani, quod est 
> positum in territorio Amorino, et omne jus et actiooem et usum, quem 

• babai in dicto eastro, et omne jus actiooem atque usum, quem habui in 

• hominibus ipsius castri, nec non ei omne jus et aclionem atque usum, 
t quem habui in Ecclesia s. Firminae, quae est posila in territorio ipsius 
B castri, quoquo modo pervenit ad metam ex successione patris mei, quam 
» alio modo, et si quid super acquisivi, nihii dempto vel diminuto, omnia 

• ut praedixi in integrum prò pretio XYII Ubrarum denariorum Papiae, in 

• praesenti vendo et trado vobis praenominatis emptoribus vestrisque suc^ 



200 AMELIA 

I I i< I ■ I I ■ Il 

cessoribus ad uUlitatem praedictarum Ecclesiarum in perpetaum ad ba- 
bendum, tenendum ac possidendum et quidquid voIms placuerit deinceps 
nomine ecclesiarum faciendi, ut nuilam litem nuliamque controTersiam 
praedictae rei venditae nomine a me vel a mei8 haeredibus quolibet modo 
aliquo in tempore vos praememorati emptores vel vestrì hàeredes siib- 
stineant et ab omni quoque homine praescrìptam vendition^n scilioet' 
medietatem de castro Luchiano et praescriptum et actiònem et uaam et 
jus, qùod habeo in bominibus ipsius castri et praedictum jus et actiònem 
et usum, quem babeo in ecclesia s. Firminae, quae est posita in territo- 
rio ejusdem castri legitime defendere et auctorizare semper vobis vestris- 
que successoribus ad utìlitatem praedictartim ecclesiarum promitto. Et 
si ego Tel hàeredes mei de hac venditione aliquo modo litigare yel agere 
praesumpserimus, aut si conlra quemlibet agentem legitimam défensio^ 
nem semper non exhibuero, XX librarum denariorum Papiae nomine 
poenae dare, omneque damnum vobis vestrisque successoribus resaroire 
ad utilitatem praedictarum ecclesiarum promitto, et insuper hoc vmdi- 
tionis instrumentum, ut supra legitur, incorruptum semper tenere spon- 
deo. = Praememoratus venditor hoc venditionis instrumentum scribere 
rogavit. =: Actum in castro Luchiano ante domum de Tusculo de ista 
praesentibus omnibus castellanis.- 

» Donadeus de Nordo de Querro. 

» Thebalducius nepos ejus. 

» Abbassacomes de Benencasa de Manfredudo. 

» Benencasa de Turco. 

» Manfredus de Guido. 

» Donadeus de Oliverio. 

» Bonaccursus de Sinibaldo de Rapica. 

» Tedesco de Lenianrolandus. 

» Guido de Toselando rogati sunt testes. 
» Et ego Berardiis Apostolicae sedis judex ordinarius compievi et 

» absolvi. » 
Al vescovo Pietro II trovasi venuto dietro Oberto o Gh^erto ; di cui non 
bassi notizia che neiranno 4495, ma di cui T episcopale ministero su que- 
sta chiesa probabilmente aveva incominciato anche prima ; venne dietro, 
nel 4496, Jacopo II. Questi possedette la santa cattedra amerina sino ai 
4217, e se ne prova la non interrotta durata dai documenti autentici, che 



ANNO 1160-1251^ 201 



I 4i luisi conoscono. L'ultimo di essi porta la data dei 43 giugno appunto 
ddranoo 1247; ed è una carta di donazione, che fa egli stesso a Nicolò 
abate ed a Terribile procuratore del monastero di santa Croce di Sasso- 
so, ndla diocesi di Foligno, cedendo loro la chiesa di 9. Bartolomeo, di 
li dd Monte nero, nel luogo detto Pietra lata, e con eésa tutti ì beni e pos- 
sedimenti che le appartengono , imponendovi V obbligo annuo di dodici 
Ebbre di denari lucchesi, da pagarsi al suo vescovato nel giorno di s. Bar- 
tolomeo (4). Questa progressione di documenti esclude affatto quel vescovo 
Jfavro, che rUghelli, il Lucenti ed altri collocarono in questa serie nel- 
Fanno 4206 e 4208, ingannati dallo sbaglio di una vecchia memoria, che 
accenna la consecrazione della chiesa di santa Maria di castello, nella città 
di Cometo, e che invece di dirla celebrata nel 4280, la dice nel 4208. Né 
laprei come il Lucenti da una lettera dei papa Innocenzo IH, diretta a un 
vescovo di Amelia, abbia potuto trarre argomento di affermare vissuto 
questo Mauro neir indicato anno 4206; mentre in essa lettera non si legge 
il nome di verun vescovo (2). Con questa lettera il pontefice incarica il 
vescovo di Amelia, ch'era probabilmente Jacopo II, perciocché sembra 
scritta intorno Tanno 4206, acciocché si rechi a Todi ad istituire canonica 
indagine circa un illecito giuramento, che il nuovo vescovo di quella sede 
aveva pronunziato a danno della propria chiesa. Più opportunamente por- 
terò la lettera, quando parlerò di un tal fatto, nel narrare della chiesa 
di Todi. 

E proseguendo ora a dire di questa, noterò che del successore di Jacopo 
non si trova notizia se non nel 4225, benché s'ignori, se Jacopo abbia 
cessato di vivere molto prima del detto anno, oppure sia giunto a toccarlo. 
Comunque ciò sia, il successore di lui fu Ottone, vescovo delia patria sua, 
come lo fu similmente anche Gualtiero, che nel 4 254 gli veniva dietro nel 
pastorale ministero. I canonici di Amelia avevano eletto in vece di lui, 
dopo la morte di Ottone, il vescovo di Bagnorea, acciocché da quella fosse 
trasferito a questa loro chiesa; ma il pontefice Alessandro IV non volle 
acconsentii*vi, e perciò a' 26 di gennaro del detto anno preferì reiezione 

(i) 1/ autografo documento è nelP ar- 1207, lo creasse cardinale, come dietro Per- 

ehÌTÌo appunto di Sauovivo nel Jib. ^ alla rore dell' Ughelli errò il Dizionario di f r«- 

P^S- ^4- dizione storico-ecclesiastica^ del iMoroni, 

(a) Ed è falso perciò eriden temente, che Venezia 1840, pag. f\ del 11 tomo. 
U dello pontefice Innocenzo 111, nclPanoo 

yol. y, 20 



202 AMELIA 

di Gualtiero. Ma noo vi si fermò che dieci aoai: nel >I264 fu trasferito al 
vescovato di Atri e Penne. E qui nell' anno stesso, a' 4 9 di febbraio, il 
pontefice Urbano IV gli sostituiva il dominicano Peate Bìetolovbo da 
Benevento, ch'era vescovo di Aleria. 

Fu ai giorni suoi, che il pontefice Clemente IV confermò una costitu- 
zione del vescovo Gualtiero, il quale limitava a dodici soli il numero dei 
canonici della sua cattedrale. Perciò il suddetto pontefice dirigeva al capi- 
tolo stesso la seguente lettera apostolica. 

CLEMENS EPISCOPVS SERVVS SERVORVM DEI 

DILECTIS FILUS CAPITULO ÀMELlEIfSI SALUTEM ET APOSTOLIGAH BENEDICTIOUEV. 

« Dignum est, ut in Ecclesiis determinatus numerus personarum ne 
» provisione careat superflua muititudo, vel ex paucitate dignum Deo 
» servitium subtrahatur. Sanepretio coram nobis exhibita continebat,qi]od 
» ecclesiae vestrae facuitates LXXX libr. senen. parvorum valorem annum 
» vix excedunt, pariter et expensis dìlìgenter pensatis duodenarium in ea 

> canonicorum numerum, quorum quilibet in sacris sit ordinibus, perpe- 

> tuis servandum temporibus statutum, etiam venerabilis firater noster 
» Pennensis, tunc Ameliensis episcopus statutum hujusmodi acceptavit, 
» prout in pubblico insirumento, ac ipsius episcopi lileris confeciis exinde 
t> plenius dicitur coniineri. Nos itaque vestris precibus inclinati statutum 
» vestrum, sicut proinde factum est raium et firmum habentes, illud au- 
» cloritale apostolica confirmamus, et praesentis scripti patrocìnio com- 
I) munimus. Statuentes, ut praefata ecclesia dicto numero sit contenta, 
» nisi adeo facuitates Ecclesiae augeri contigerit, ut merito esset in ea 
» numerus augmentanJus, aut videlicel sit ab apostolica sede decretum, 
» harum serie confirmamus, et confirmatum esse decernìmus, constitu- 
» tiones ctc. Nulli ergo omnino bominum liceat etc. Si quis autem hoc 
» atlemptare praesumpserit etc. Datum Perusli Kal. octobris, pontificatus 
» nostri anno I. » 

Frate Bartolomeo, dopo avere posseduto la santa cattedra amelina 
intorno a ventidue anni, dice 1' Uglielli, cioè sino al ^286, ne fece rinunzia 
nelle mani del pontefice Onorio IV, il quale, nelF ultimo giorno di giugno 
dello stesso anno, scriveva Iet{?ra al capitolo de* canonici, acciocché si 



ANNO 125^-1550 205 



il successore. Ma ciò non può essere in veruna guisa ; perchè, 
sia che Bartolomeo ne abbia fatto rinunzia, sia che fosse già morto, la 
santa cattedra amelina nel 4280 era già provveduta di pastore, e la posse- 
deva quel FIATE MAtEo, francescano, che poco dianzi ho escluso, sotto il 
1206 e 4208, non potendo aver luogo che qui. Nò già si può dire, che 
queDo sia forse stato il primo di tal nome, e che questo s' abbia a riputare 
il Mauro secondo: nel tempo, in cui vorrebbesi collocar quello, la santa 
1 sede amelina aveva il suo vescovo ; di questo si hanno chiare ed evidenti 
notine sino daN 280. Sotto un tal anno infatti esistono lettere, che ne 
portano il nome; sotto un tal anno ce Io mostrano i dittici di questa chie- 
sa ; sotto un tal anno ce lo fa conoscere anche il Wadingo. E sotto questo 
medesimo anno, con altri vescovi, assisteva alla consecrazione della sun- 
nominata chiesa di santa Maria di Castello, nella città di Corneto e vi con- 
cedeva indulgenze : e sette anni dipoi similmente con altri vescovi, con- 
1 cedeva indulgenze alla nuova chiesa di sanf Angelo di Veroli, alla cui con- 
leeraaione aveva assistito ; ed altrettanto faceva nella cattedrale di Narni ; 
e nella cattedrale di Alessandria (i) due anni dipoi; e nella chiesa delle mo- 
aaebe di s. Salvatore, presso San Severino, nelf anno stesso ; e nella chiesa 
di 8. Bartolomeo della Serra di s. Quirico, nel 4294 ; e nella chiesa di san 
Loreiuso in Doliolo, similmente in San Severino, nel 4 500. 

Successore del vescovo fra Mauro, fu nel 4524 Michele, eh' era cano- 
nico di questa cattedrale; ma nelF anno seguente, lui morto, gli fu surro- 
gato Alemanno di Galgano, da Monteiìascone, la cui elezione è segnata agli 
Sdì gennaro: passò nel 4527 al vescovato di Anagnì. Qui venne perciò 
ad empirne il vuoto un canonico di Valve, che aveva nome Giotaiini, della 
famiglia Gocei : ma* non è poi vero ciò che dice V Ughellì, essere stato tras- 
iérito nel 4529 alla chiesa di Venafro. Egli era in Avignone quando fu 
eletto, e in Avignone rimase anche dopo, e da Avignone, portando tuttavìa 
il titolo di vescovo di Amelia, neir anno 4550, a' 45 di gennaio, conce- 
deva indulgenze alla chiesa di s. Salvatore di Venezia, come si può vedere 
presso Flaminio Corner (2). Perciò il principio del pastorale governo del 
suo successore Manno ( non già come altri scrissero Mauro o Moro ) non 
poos^ stabilire sennonché dopo il 43 gennaio, almeno dell' indicato 



(i) Slonum. Aqaen., pa|[. a58. (a) Sapplero. ad ecdet. Venct., pag. i5o. 



fOk A M B L I à 

anno 4550. Era questo Manno canonico di questa medesima cattedrale; 
mori nel 4565. 

AI defunto vescovo Manno venne dietro nelF anno stesso il franco» 
Beano di Amelia fiate Ge&ardo Rossi, la cui elezione avvenne aM5 di no- 
vembre. Una lettera del papa Urbano V, che ha la 4ata degli 44 iUcembre 
4564, ed incomincia Cum a nobis petUur^ ed è conservata originale nel- 
r archivio capitolare, ci fa sapere, essere stata concessa a questo vescovo 
e ai suoi canonici una piena ed assoluta conferma di tutti i diritti e privi- 
legi, di cui egli e il suo capitolo e la sua chiesa godevano. Fiaugesco, di 
Amelia, reggeva nel 1576 la chiesa della sua patria, e la resse sino al 
4589; nel quel anno, il pontefice Urbano VI lo trasferi al vescovato di 
Temi. Fu eletto allora a succedergli un altro Francesco^ da MercateUo, B 
canonico di Chiusi ; ma questi non volle mai accettare Y offertagli dignità, 
sicché la sede amelina restò vacante finché Bonifacio IX, a' 22 di aprile 
deir anno seguente, vi nominò a possederla il genovese CoaiADo Gloaco, il 
quale era vescovo di Palma di Sola, in Sardegna. Né vi stette lungammte 
perciocché due anni dopo ritornò in queir isola, salito ali* arcivescovato 
di Oristano. Venne qui, ad empire il vuoto del traslatalo Corrado, il napo- 
letano Stefaho Bordoni, elettovi a* 6 di novembre dello stesso anno 4502: 
ma il suo contegno inconveniente neir amministi*azione della diocesi affi- 
datagli indusse il popolo a scacciarlo, costrinse il papa a deporlo. Ciò nel 
4599. E nel medesimo anno, fu dato a questa chiesa, in sostituzione a hn, 
r amelino agostiniano frate Andeea de* Monconi; il quale a* 49 di aprile 
del 4426 ebbe successore un altro concittadino Filippo Ventorelli, uomo 
di dottrina e di pietà ragguardevole. Essendo vescovo di Amelia, fu anche 
vicario civile e spirituale del vacante arcivescovato di Benevento, manda- 
tovi nel 4427 dal pontefice Martino V, dopo la morte di queir arcivescovo 
Donato d' Aquino. Provveduta poscia di pastore quella sede, Filippo ritor- 
nò alla sua chiesa, ove mori nel 4442, a* 48 dicembre: fu sepolto in 
cattedrale. 

Dopo un solo mese di vacanza, fu provveduta la santa sede amelina 
colla elezione dell' agostiniano UcoLiifo Nacci, nativo di questa città : ma 
poco dopo d* esseme stato consecrato lasciolla di bel nuovo vacante, ra- 
pito da immatura morte. Un altro di Amelia ; Rogero Mandosi ; fu eletto 
a succedergli, nel di 45 novembre 1444, e per quasi quarant* anni ne pos- 
sedette la santa cattedra. Giace sepolto in cattedrale, nella cai^Ua genti- 



AHHo i330-150b tOS 

Ima intitolata a s. Marco. Nel tempo, che reggeva la chiesa della sua patria 
fueato TeaeoTO Rogero, venne a ricoverarsi in Amelia iì pontefice Sisto lY, 
aooompagnato da sei cardinali, per timore della fi^ssima pestilenza, che 
nei 4476 afiBigeva V Italia. Abitò per venti giorni nel palazzo de* Giraldini, 
e ne fa conservata la mraioria dalla seguente iscrizione, eh' è portata an* 
che dal Giacomo (4). 

SUTYS . IV. PONT. MAX. PRID. KAL. lYLII . DOHVM 
BANG . GERALDINAM . INGRESSVS . EST . IN . QVA 
DDSS . XX. PLACIDISSIME . CONQVIEVIT . AMENITATE 
HOSPITU . PLVRIMVM . DELEGTATVS . MAXIMO . DEIN 
DE . EPISCOPORYM . EQVITVMQ. GERALDINORVM 
HONORE . REFOCILLATO . ANIMO . PROFECTVS 
ANNO . SALVTIS . MCDLXXVI. 

Nell'ultimo giorno del marzo 4484 fu scelto a successcN^ del defunto 
lescovo Rogero un altro amelino, Gbsaee Nacci, nipote dell* Ugolino Nacci, 
fredecessore di esso Rogero. Assisteva Cesare, come testimonio nel 4486 
aHa consegna del monastero di santa Croce di Sassovivo, della diocesi di 
FdigDo, ceduto ai monaci Olivetani dal cardinale Marco Barbo, che n*era 
abate commendatario. Terminò i suoi giorni nel 4504 (non nel 4402) in 
Bologna vice legato di quella provincia, ed ebbe sepoltura colà nella basi* 
fica di s. Petronio, ove anche leggasi Tepitaflo: 

D. O. M. 
AMELIENSIS PONTIFEX NACCIVS HIC EST GASSAR QVI 
VICEM GERENS LEGATI BONONIENSIVM SVMMA 
AEQVITATE, CIVIBVS JVS REDDIDIT 
MOX ANNVM A6ENS TERTIVM ET SEPTVAGESIMVM 
CONCESSIT ORCO 

VIXIT DVM VIXIT BENE 

Un altro amelino venne destinato dopo il Naod a governare la chiesa 
della sua patria: questi fu GirsTinuNo Monconi, eletto a' 22 di luglio del 

|i) Tom. Ili, pag. i5. 




306 A ■ B L I A 

medesimo anno, in cui il suo predecessore era morto. Egli nel 4545 
uno dei padri del coocìlio latcranese. Dopo diciotto anoi di pastorale 
verno, domandò ed ottenne che gli fosse concesso a coadiutore, con i 
ranza di futura successione, un suo nipote GuH-DoninGo Monconi. Mi 
non andò guari, che questi non ne fosse il successore ; perchè Giustinianea 
mori nell'anno stesso, in cui lo aveva ottenuto. Giandomenico adunque» 
nel 4523 diventò vescovo di Amelia, e lo fu sioo al 4558: nel qual anna, 
oppresso dalla gravesxa degli annì^ fece regolare rinunzia della sua dignitiu 
A possederla sottentrò allora, a' 28 novembre 4558, un altro cittadino di 
Amelia, ch'era vescovo allora di Lipari, ed era stato precedentem^te ca- 
nonico della Vaticana : questi fu Bìxdo Ferratini, uomo di grande sapere 
e di specchiata virtù: nipote di un Bartolomeo Ferratini, eh* era stato ve- 
scovo di Chiusi. Ma poiché i gravi bisogni della Chiesa universale costrin- 
gevano i pontefici Paolo IV e Pio IV a mandarlo qua e là, lungi dal suo 
gregge; egli, premuroso della spirituale reggenza di questo, propose a 
Pio IV di sollevarlo dal peso di quella dignità e di conferirla invece a un 
suo nipote, BiRTOLono II Ferratini, il quale di latto la ottenne addi 9 otr 
tohre 4562. Intanto Baldo, passato a Roma, occupò varie cariche onore- 
voli, e finahnente mori governatore di quella città. Ne fu trasferito il 
cadavero in Amelia ad aver sepoltura nella cattedrale, nella cappella di 
s. Bartolomeo, ch'era della sua famiglia. L'iscrizione, che gli fu posta, ri- 
corda le molle sue. cariche e i varii suoi meriti, ed è la seguente: 

D. 0. M. 
Baldo Fereàtiuo. I. V. D. pbiiitii Lipariensitm deiude Ame- 
EUBiisiTii Episcopo a svpplicis libellis eefeuend. tteiysotb 
OEDniis, BisnJCAE Vatigahae ticaeio cahonico et fabeicae peab- 
FBCTo, Cancellaeue Apostoligae eegenti, peovingiab RoVAlf- 

DIOLAB PEAESmi, BBTIIQVE POST VTLTOEVM HOlfOETM SPATIYll EGEE- 
GIE DECTESVlt A PlO V. PoNT. MaX. 01 PRVDEIITIAX ET INTEGEI- 
TATEV SHIGTLAEEll VeBIS .G?BEBNATIOIfI PEAEPOSITO EOQTE DTM 
HTBEEE FTNGEEETTE DEFTKCTTS EST. 

SiCBLLTM EXTRVlIt, VlTBBSOfE 8IBI ET PATETO STO FECIT. 
VlXIT ANN. LXVI. 



I AH NO 150(1- 1592 207 

Anche il vescovo, nipote suo, Bartolomeo II, dopo avere governato 
iiionio a nove anni la chiesa della sua patria, ottenne cb esseme solleva- 
ti^ e passò a sostenere in Roma onorevoli cariche: ivi anche mori agii H 
i settembre dell'anno 4606, cinquantadne giorni dopo di essere stato 
ieeoralo della porpora cardinalizia, in premio delle tante sue prestazioni 
inotaggio della santa Sede apostolica. Anche il cadavere di lui fu tra- 
iportato in Amelia, perchè dovesse giacere accanto a quello dello zio, che 
aragli stalo predecessore nel governo spirituale della patria sua. Ne ador- 
na il sepolcro la seguente iscrizione. 

D. 0. M. 

Babtoloxaeo Febeatuio S. R. E. gìeduiau, qti mdoetk sto- 

Bflf VESTIGIA IICSECTATTS, AmEEUIVS EpISCOPVS, BASIMCAE PeIH- 

Gipis Apostoloeym cakonicys et vicaeivs et fabbigae peaefe- 

CTT8 ET ApOSTOLIGAE CaRCBLLAEIAE EEGERS ET A SVPPLIGIBYS 
LIBELLIS VTEITSQVE OEDIIflS BEFEEENBAEITS ET PEAETEEEA SIGNA- 
TTEAB JTSTITIAE DIV PEAESE8 FVIT, QVIBTS IN UTNEEIBTS MAGICA 
6EMPEE CTM INTEGKITATE ET IlfBYSTEIAE LAYDE YEESATYS. Po- 
STEEVO A PaYLO V. PoNT. MaX. EGEEGIA OB MEEITA IN SYMMYM 
OEDINEM LECTYS. SBXAGESIHO POST DIE, INGENTI SYORYlf LYCTY 
VITA EXCESSIT. 

VixiT ANN. LXIX. Obiit kal. Noyemb. M.DC.VI. 



Nella quale iscrizioDc si vede palesemente uno sbaglio di calcolo, af- 
fermandolo morto sessanta giorni dopo essere stato innalzalo alla dignità 
della porpora : dal di A I settembre, in cui ne fu decoralo, sino il pri- 
mo di novembre, in cui mori, non sono che cinquantadue giorni. Fu 
questo Bartolomeo il decimo quinto ed ultimo amelìno, che conseguisse 
la mitra pastorale della sua patria. Ne fu decorato, dopo la rinunzia di 
lui, Maeiano Vettori, reatino, a'^7 dicembre delF anno ^571, ma non vi 
rioiase che per pochissimo : in sul principio del seguente giugno passò al 
vescovato della sua patria. E qui Gian-Antonio Lazari gU veniva surrogato 
addi 9 dello stesso mese : questi per nove anni governò la chiesa affida- 
tagli, poi mori a' 28 di maggio del AÒdì e fu sepolto nella sua cattedrale. 

Rimase allora vacante la santa sede amelina per lo spazio di oltre ad 
otto mesi: finalmente, ai >I7 del febbraio ^592, ne cessò la vedovanza per 



208 AMELIA 

la eleiione di Artor-Mabu Graziàni, toscano di Boi^ san Sepolcro. Que- 
sti aveva sostenuto per k> addietro onorevoli cariche e cospicue legasiont: 
molte ne sostenne anche dopo di ess^e stato innalsato alla vescovile ^ 
gnità di questa chiesa. Perciò fu costretto a starle da lungi: ed andie da 
lungi, per quanto potè, governolla. Ma ritornatovi alfine, celebrò U sinodo 
dk>cesano, in cui meritano particolare attenzione le discipline stabilite con- 
tro le feste e i bagordi carnevaleschi. Egli mori, dopo diciannove anni di 
episcopale ministero, neN644, e fu sepolto nella sua cattedrale, ov^egU 
stesso erasi preparato la tomba sino dalfanno 4600. A lui venne dietro, 
aM8 di maggio, lo spoletano Anton-Maria II Franceschini, a cui la morte 
sopravvenutagli non lasciò compiere il primo anno della sua pastorale 
reggenza. Perciò, dopo alcuni mesi di sede vacante, sottentrò al governo 
della chiesa amelina il sienese Feihgbsco II Cenni di Salamandri. Egli 
resse per ben otto anni con somma lode il gregge affidatogli : poi fu no- 
minato patriarca di Gerusalemme e nunzio presso la corte di Spagna. 
E mentr' egli colà si trovava, il papa Paolo Y lo creò cardinale del titolo 
di 6. Marcello, e nel 4 623 lo stabili al governo della chiesa faentina. In 
luogo di lui venne a possedere la santa cattedra di Amelia Doninco Pie- 
chi, eletto ai 50 di novembre dell' anno 4 623 : fece il suo solenne ingres- 
so in città il giorno di santo Stefano e celebrò il suo primo pontificale 
nella seguente solennità della Epifania. Egli era nativo del castello o borgo 
di Monte-rotondo, in diocesi della Sabina, ed ivi si rese benemerito della 
fondazione di un monastero di suore carmelitane, siccome ne fa testimo- 
nianza una pietra, collocata dalle monache nel pavimento in mezzo della 
chiesa slessa, su cui si legge : 

DOMINICO PICO EPISC. AMERINO FUNDATORI 

OPT. 

MONIALES POS. 

Mori questo vescovo ai 4 di maggio del 4 655 : e dopo quarantasette 
giorni di sede vacante fu eletto a succedergli Toiquato Perotti, da Sasso- 
ferrato, già cappellano maggiore di Urbano Vili e priore di santa Maria in 
via lata. Mori nel settembre del 4642, e fu seppellito nella sua cattedrale. 
Stette vedova di pastore la chiesa amelina poco più di sei mesi: neir aprile 
del seguente anno le fu eletto a governarla Gaudenzio Polo, da Cascia, il 



ANNO 1625-1836 909 



dUaro e veneraiido il suo nome presso gli amelim\ per avere 
rSÉbbricato magnificamente dalle fondamenta la cattedrale, sotto l'antico 
Blolo di santa Fìrmina. Potè condurre a buon punto questa sua impresa, 
peraocché Iddio gli concesse la lunga vita di quasi trentasette anni di 
apiaeopale governo. Nell'anno infatti 4679 a' 27 di novembre ne cessava la 
redovanxa da lui lasciata, colla elezione del temano Giuseppe Salustio 
Pandolfi, che la possedette sino al di 45 gennaro 468S : in tal giorno veniva 
trasfinito al vescovato di Ascoli, e qui poco dopo eragli sostituito Gukbat- 
nsTÀ Antici, nobile di Recanati, dov'era anche prevosto delia cattedrale: 
dorò il vescovato di lui sino alla sua morte, che avvenne ai 45 di luglio 
del 4690: ebbe sepoltura nella sua cattedrale. Nel di 43 novembre dello 
stesso anno il vescovo di Veglia, nella terra de' Bari, Ghiseppe II Crespini, 
nato odia diocesi di Aquino, fu eletto ad essere il successore del defun- 
to vescovo Giambattista. Colle sue virtù, e particolarmente colla vigilanza 
ad riformare i costumi del clero e del popolo, ornò decorosamente la mi- 
tra pontificale: si guadagnò T affetto de' suoi diocesani in vita, ne ottenne 
k sincere lagrime in morte. Quindi lo susseguirono, nel 4724, ai 44 di 
k|^io, GiiXBiTTisTA II Reozoli, da Vetralla in diocesi di Viterbo; nel 4743 
ai 2 di decembre Jacopo III Consoli, da Visso in diocesi di Spoleto ; nel 
4752, Tommaso Struzzi, senogalliese, istitutore dell* ordine de'passionisti, 
trasferito poscia, nel 18 dicembre 4775, alla chiesa di Todi; nel 4775, nel 
di medesimo, Francesco III Jacoponi, da Terni, che mo'il nel settembre del 
4785; nello slesso anno a' 47 del medesimo mese, Caklo Fabii, da Narni, 
già vicario generale di Subiaco; nel 4800, in luglio, Francesco IV Gazzoli, 
trasferitovi dal vescovato di Città della Pieve, e poscia nel 4805 trasferito 
dalla chiesa di Amelia a quella di Todi, ove tuttora vive, decano di tutti i 
vescovi del cattolico mondo, contando ottantatrè anni di età e cinquanta- 
due di vescovato. Dopo la traslazione del vescovo Gazzoli, vennero a pos- 
sedere questa santa cattedra il romano Fortunato Maria Pinchetti, a' 5 1 
di marzo 4806; il velletrino Vincenzo Macioti, ai 23 di giugno 4828; e fi- 
nalmente r odierno Mariano Brasca Bartocci, nato nella terra di sant'Ana- 
tolia, in diocesi di Camerino, fatto vescovo di Amelia agli 1 1 di luglio 
del 4856. 

Due parole anche sullo stato presente della diocesi. La cattedrale è 
uffizìata da dodici canonici e tre dignità, cioè priore, arcidiacono e pre- 
vosto ; da sei beneficiati e da altri preti e cherici. È parrocchia, e il priore 

FoL r. a; 



210 



AVELIA 



n*è il parroco. In città sono sei conventi di religiosi e quattro di monache, 
varie confraternite, il seminario, un monte di pietà e un ospitale. L'odier- 
no vescovo introdusse i religiosi fate bene fratelli di s. Giovanni di Dio, i 
quali hanno anch'essi il loro ospitale. Chiuderò ora le poche cose, che ho 
detto sulla chiesa amelina, col dare la serie dei sacri pastori che di tempo I 
in tempo la governarono. 

SERIE PEI VESCOVI 



I. Neil' anno 


420. 


Stefano I. | 


II. 


465. 


Ilario. 1 


IH. 


466. 


Tiburzio Tibarlino. | 


IV. 


484. 


Martioiano. H 


V. 


499. 


SalusUo. 


VI. 


520. 


Santo Imerio. 


VII 


647. 


Diodato I. 


vili. 


680. 


Teodoro. 


IX. 


724. 


Pietro I. 


X. 


764. 


Sinibaldo. 


XI. 


826. 


Benedetto. 


XII. 


853. 


Albino. 


XIII. 


864. 


Leone. | 


XIV. 


868. 


Pascasio o Pasquale. | 


XV. 


965. 


Ortodolfo. Il 


XVI. 


4045. 


Diodato II. 


XVII. 


4446. 


Jacopo I. 


XVUI. 


4 426. 


Gerardo I. 


XIX 


4460. 


Pietro II. 


XX. 


4495. 


Oberto o Giberto. 


XXI. 


4 496. 


■ Jacopo II. 1 


XXII. 


4225. 


Ottone. 


XXIII. 


4254. 


Gualtiero. 


XXIV. 


4264. 


Fra Bartolomeo I. 


XXV. 


4280. 


Fra Mauro. 


XXVI 


4324. 


Michele. 


XXVII. 


4322. 


Alemanno di Galgano. 



VESCOVI 21t 


IX vili. Nell'anno 


<527. 


Giovanni Crocei. 


XXIX. 


4330. 


Manno. 


XXX. 


4363. 


Fra Gerardo II Rossi. 


XXXI. 


4376. 


Francesco I. 


xxxn. 


4390. 


Corrado Cloaco. 


XXXIII. 


4392. 


Stefano II Bordoni. 


xxxnr. 


4399. 


Fra Andrea de' Monconi. 


XXXV. 


4420. 


Filippo Venterelli. 


XXXVI. 


4443. 


Ugolino Nacci. 


XXXVII. 


4444. 


Rogero Mandosi. 


XXXVIII 


4484. 


Cesare Nacci. 


XXXIX. 


4504. 


Giustiniano Monconi. 


XT.. 


4S23. 


Giandomenico Monconi. 


XLI. 


4558. 


Baldo Fcrratinì. 


XLII. 


4562. 


Barltilui:n.M II Ferratini. 


XLIII. 


4574. 


Mariano Vettori. 


XLIV. 


4572. 


Gian-Antonio Lazari. 


XLV. 


4592. 


Anton-Maria I Graziani. 


XLVI. 


4644. 


Anton-Maria II Franceschinl. 


XLVII. 


4012. 


Francesco II card. Cenni. 


XLVIIf. 


4623. 


Domenico Fichi. 


XLIX. 


4633. 


Torquato Perotti. 


L. 


4645. 


Gaudenzio Polo. 


LI. 


1679. 


Giuseppe I Salustio FandolG. 


LII. 


4685. 


Giambattista I Antici. 


LUI. 


4690. 


Giuseppe II Crespini. 


LIV. 


4724. 


Giambattista II Renzoli. 


LV. 


4743. 


Jacopo IH Consoli. 


LVI. 


4752. 


Tommaso Struzzi. 


LVII. 


4775. 


Francesco III Jacoponi. 


Lvni. 


4785. 


Carlo Fabj. 


LIX. 


4800. 


Francesco IV Gazzoli. 


LX. 


4806. 


Fortunato Maria Pinchetti. 


LXI. 


4828. 


Vincenzo Macioti. 


Lxn. 


4836. 


Mariano Brasca. 



^ 



TODI 



Un'altra delle antiche città dell'Umbria, ragguardevole anch'essa per 
la sua nobiltà, è Todi, che i latini dicevano Tudertium: Strabone la no- 
minò Tuder. Sta su di un colle ameno, non lungi dal Tevere, tra Nami e 
Perugia. Errò rUghelU affermando cheDiom'sio, nel primo libro delle sue 
antichità, l'abbia nominata Tiara e Matterà, Tiora, detta anche Malrera, è 
ken diversa da Todi; e Terrore delFUghelli derivò dair Alberti. Tiora dal- 
/ lo stesso Dionisio è situata a cinque miglia, circa, di distanza da Rieti, 
aecondochè ne aveva avuto notizia da Terenzio Varone, il quale disse : 
i Rursum a Reato versus latinam viam euntibus occurrit ad trigesimum 

> stadium Vatia, ad quadragesimum Tiora, quae et M atiera ; in hac ajunt 

> fuisse oraculum Martis antiquìssimum. » Todi invece è distante da Rieti 
più di sessanta miglia. 

Plinio (1) colloca Todi tra le colonie romane; e di fatto un'antichissi- 
ma iscrizione concorre a testificarlo. Fiori cospicua un tempo, ma cadde 
anch'essa col cadere dell'impero romano. Tra le divinità, a cui Todi ido- 
latra prestava culto religioso, Marte n'era la primaria, e vi aveva rinoma- 
tissimo tempio. Ciò forse potè più facilmente trarre in errore i sopraccitati 
scrittori, che la confusero con Tiora, perchè questa divinità e nell'uno e 
nell'altro dei due luoghi adoravasi. E quanto all'onore, che si tributava a 
Marte nella città, di cui parlo, giova portare Tiscrizione, che Io ricorda, e 
dì' è portata anche dall'Aldo (2), esistente in Cassigliano, tre miglia all' in- 
circa lontano da Todi. 



(i) Lib. III. (2) Ortograph. V. MarciuSj nani. xxix. 



■ ■ I ^ 1 1 

214^ , TODI 



L. IVLIO . L. F. 

CLV. MARCIANO 

AED. IL VIR. TDDER. 

yiCANI . VICI . MARTIS 

TVDERT . EX . AERE . COLL 

OB . MERITA . EIVS . L. DDD 

Todi non fu tra le ultime città delF Umbria, che abbracciassero la fede 
evangelica ; e probabilmente abbracciolla sino dai tempi apostolici. Tut- 
tavolta non ce ne pervenne sicuro monumento, su cui poterne appoggiare 
il suo principio. Né di quegli anni, tra le dense tenebre avvolti dell'ido- 
latria, delle persecuzioni e del sangae, ci rimase notizia alcuna di Todi, 
né della sua chiesa, né del suo territorio, la quale preceda if martirio, che 
vi sostenne il suo primo vescovo san Terenzuno : mentovato daf nraftiro- 
logio romano, e dal Baronio si nelle sue note al martirologio stesso e si 
ne'suoi annali ecclesiastici. E per incominciare da quello; ivi si legge, 
sotto il di primo settembre: « Tuderti in Umbria, sancii Terentiani epi- 
n scopi et martyris, qui sub Hadriano imperatore, Ldetrani proconsulis 
» equuieo et scorpionibus cruciatus, demum abscissa lingua , caprtis da- 
» mnatus, martyrium compie vit. » E il Baronio nelle sue annotazioni a 
questo breve racconto del Martirologio soggiunge (I), attestando di avere 
avuto notizia del suindicato martirio, sostenuto dal magnanimo vescovo^ 
dagli atti manoscritti dell' archivio di questa chiesa innaffiata del di lui san- 
gue, e facendoci sapere, trovarsene descritto il martìrio anche nel brevia- 
rio capuano. Una vita del santo vescovo, la quale incomincia : Anno a pas^ 
sione Domini LXXXV imperante Adriano etc, esiste manoscritta in Firenze, 
nella biblioteca del convento di santa Croce, nel codice DCCLXXIII, alla 
pag. 64: è antica di circa seicento anni. L'epoca del suo martirio deesl 
fissare intorno Tanno 458, ed ebbe suo compagno il diacono Flavio: bm 
il principio del suo episcopato si potrebbe stabilire qualche anno avanti : 
egli è il primario protettore de*tudertini; e lo hanno in grandissima vene- 
razione. Fu sepolto otto miglia fuori di Todi, in un luogo che TUghellì 
disse Colonia; ma che un'antica leggenda, esistente in un codice di carta 

(i) Nelle noie soUo il dì primo di settembre, noi. h. 



l 



A 11 NO 138-139 215 



pecora del 4215, nel monastero di sant'illuminato, dice invece Colle pe- 
troso. Lo seppeliìroao riverentemente Esupaeauzio, suo prete e poscia suo 
successore, e la pia fenunina Lorenza. Di questo Esuperanzio, che fu santo 
anch' egli, non fa parola TUghelli, se non dicendo, che diede sepoliura alle 
sacre spoglie dei glorioso martire ; ma non lo dice poi succedutogli nella 
episcopale dignità , come ce ne assicura la sunnominata leggenda. Eccone 
le parole: « in ipsa noctc, quae secula est, quidam venerabilis sacerdoset 

• S. T. Epi discipulus, qui postmodum in cpiscopatu suceessit, cum Lau- 

• reatia Jesu Christi ancilla, ab Angelo commonitus, accepit plorans vehe- 

• menler sanctissima Corpora Bmi Terentiani et Flavii, et cum hinnis et 
1 canticis portavit ad quemdam Collem Petrosum octo milliariis a Tuder- 

• lina Civiiate distantem, ubi ipsa Laurentia bonapossidebat etibi linteulis 

• mundissimis involuta, sepullurae venerabundus tradidit. » etc. 

Santo Esuperanzio adunque gli fu successore: e lo fu intorno Fanno 
459: ed è prol)abile ch'egli pure finisse il suo episcopato colla corona di 
martire, perciocché la persecuzione non era per anco cessala. Altri magna- 
nimi confessori bagnarono del loro sangue in questa medesima età il suolo 
toderlino: il martirologio romano ci ricorda i nomi di Benigno, ai 45 di 
febbraio; di Felicissimo, di Eraclio, di Paolino, a' 26 di maggio; di Fiden- 
no e di Terenzio, a 27 di settembre ; senza quei molti, che al martirologio 
rimasero sconosciuti. 

A questi devesi aggiungere il santo vescovo Ponziamo, a cui la cattedra 
di Todi avea toccato in retaggio nei durissimi tempi della persecuzione di 
Diocleziano e di Massimiano. Egli è il primo vescovo, di cui ci sia giunto 
il nome, dopo il suddetto Esuperanzio: perciò dopo un lasso di circa un 
secolo e mezzo. I fasti di questa chiesa ci fanno sapere, che Ponziano, 
aD' infierire della persecuzione, stette nascosto presso una pia matrona di 
Todi, cui unitamente al figlio ed a Seustio, nipote del proconsole, aveva 
egli erudito nella fede cristiana. Alla fine il feroce persecutore Alfacio, che 
era appunto il proconsole, venne a scoprire il nipote suo, colpevole di pro- 
fessione cristiana ; perciò condannollo al supplizio con altri ottanta adora- 
tori della croce di Gesù Cristo. A tutti fu mozzo il capo. Dopo la scoperta 
e il martirio di questi raddoppiò la vigilanza sua Allacio, finché giunse a 
scoprire anche il nascondiglio del venerando pastore. Lo catturò ben tosto 
e lo fece condurre a Roma, acciocché fosse presentato air imperatore: 
colà fu chiuso in orrido carcere. N'era custode Cassiano, figlio del prò- 



216 TODI 

console AUacio: ma di custode ch'egli era, ne diventò successore ndrep- 
scopale dignità della chiesa tudertina. Ponziano infatti lo ammaestrò neHa 
fede, lo battezzò. Io consecrò successore suo, e lo mandò alla cura del suo 
gregge, mentre preparava sé stesso alia dura tenzone, eh* eragli riservata. 
La sostenne infatti magnanimo, e dopo avere percorso con eroica fermezza 
la via di molti e difTerenti ed atrocissimi supplizii, volò al cielo il di 9 luglio 
deiranno 502. 

Intanto il convertito Cassiano predicava intrepido a Todi la santa fede 
evangelica, e colla sua predicazione guadagnava a Cristo copiosamente i 
seguaci, strappati dalle braccia della stolta gentilità ; ma della sua predica- 
zione colse anch' egli T eterna ricompensa, cangiando la decorosa tiara di 
vescovo colla rosseggiante corona di martire. Lo stesso fratello suo, Ye- 
nustiano: quegli appunto, che ad altri sacri pastori dell' Umbria aveva schii»- 
so coi tormenti la via del cielo; lo imprigionò, lo diede in preda ai sup- 
plizii, lo vide esalare tra questi l'anima generosa: il suo martirio avvenne 
ai 45 di agosto dell'anno 504; ma non è da confondersi coli' altro martire 
e vescovo Cassiano il cui martirio è avvenuto in Imola circa l'anno 561, 
come nella storia di quella chiesa ho narrato (1K Di questo martire vesco- 
vo di Todi ci fa sapere il Baronio (2), esisterne gli atti del martirio nella 
chieda stessa di Todi, i quali incominciano: Horlaris me venerande pater 
Bassiane etc. 

Dopo questa età, un vuoto di cento ventisette anni ci nasconde il 
nome de' sacri pastori, se pur ve ne fu alcuno, che governarono questa 
chiesa: soltanto nel 451 ci si presenta un Agatohe, detto dall' Ughelii vir 
doclrina sanclUateque insignis; né poi sino all'anno 407 se ne trova al- 
cun altro. In quest'anno andava a Costantinopoli, in qualità di pontificio 
legato un vescovo di Todi, che aveva nome Ceesconio, in compagnia def 
vescovo Germano cui l' Ughelii dopo il Baronio disse vescovo diCapua: 
ma in queir anno la sede di Capua era posseduta da un Costanzo, né tra i 
vescovi immediatamente soggetti alla santa Sede trovavasi alcun Germa- 
no, tranne il vescovo di Pesaro. Perciò lo Sbaraglia giudiziosamente av- 
verte, il compagno di legazione del tudertino Cresconio essere stato il ve- 
scovo di Pesaro. Nò qui deesi ammettere quel Fortunato^ che l' Ughelii 



(i) Vedasi quanto ho scriUo colà : voi. ii, (2) Nelle noie al marlirolog. rom. sotto 

pag. 190 e seg. il di 1 3 agosto, not. d. 



ANNO 139-528 



917 






pòsa dopo Cresconio, dicendolo inviato dal papa Ormisda ad Anastasio 
ifloperatore di Costantinopoli, in compagnia di Ennodio vescovo di Pavia: 
quel Fortunato era vescovo di Catania, come assicura Fautore del libro 
pontificale, nella vita del sunnominato pontefice. Ed anche un Candido 
escludo, cfafo nei cataloghi della chiesa tudertina è notato come se fosse 
sfato presente ai concìlii del papa Simmaco. Quel Candido, che vi si trova 
sottoscritto era episcoptis Tytmrtinus e non Tuderlinus : ed oltre a ciò av- 
vertasi che nei medesimi concilii stava presente anche il vero vescovo di 
Todi, il suddetto Cresconio, che s'era trovato presente anche a quello del 
papa Felice. Se ne confrontino gli atti. 

Perciò il successore di Cresconio non può essere stato che il martire 
SAH Callisto, il quale nel 328, ai >I4 di agosto, mori vittima del furore 
degli ariani goti, che avevano invaso, appunto in questa età, le italiane 
Provincie. É assai lodata la sua vigilanza nelFìmpedure, che il suo gregge 
rimanesse infetto dall'eretica depravazione di coloro: egli anzi, adonta 
di cosi dure e pericolose vicende, piantò presso alla primaria piazza della 
città la sua chiesa cattedrale, cui intitolò al santo precursore Giovanni. 
Passò da Todi, mentr' egli era vescovo, il celebre san Fortunato di Poitiers, 
il quale dalle Gailie viaggiava alla volta di Roma. Alloggiò questi presso 
Callisto e diede onorevole saggio di so, della sua dottrina, delle -sue virtù; 
quando fu di ritorno non potè sciogliersi dalle istanze supplichevoli del suo 
accoglitore, che Io voleva suo assistente nelF episcopale reggenza di questa 
chiesa. Vi si fermò infatti, e dopo il martirio di lui diventonne anche suc- 
cessore. La memoria di s. Callisto si celebra nel suindicato giorno del suo 
martirio; e sotto quel medesimo giorno lo nomina anche il martirologio 
romano. Esistono in lode di lui questi versi, che sono portati anche dal- 
l' Ughelli: 

nosUli ut posses urbem servare furore 

Arma Ubi infestus corpori amictus erant. 
Hi8 urbem Callixte potes servare, satutem 

Cur nequeas tutam reddere ab hoste iuam? 
Hoc erat opiatum, ui sequerer vestigia Christi, 

VI possem in clypeo figere signa ducis, 
felix Callixte, feres diademata bina, 

Vitam aliis servai ^negligis ipse tuam. 



Foi. r. 



28 



218 TODI 

Di questo Caliislo io crederei dover segnare il principio del pastorale 
governo intorno i' anno 524, per potergli dar tempo a fare quanto fece 
pel bene del suo gregge prima di essere martirizzato. Avvenne come dissi 
il suo martirio nel 528 : perciò da questo medesimo anno devesi incomin* 
ciare il vescovato del successore suo Fortunato. Noterò qui alla sfu^ita, 
avere il Macri (i) erroneamente nominato questo nuovo pastore PmUnO' 
80, anziché Fortunato, Durò il vescovato di lui sino all'anno 541 e forse 
anche 542; giacché s'egli mori, come dice TUghelli, ai tempi di ToUla, 
non poteva esser morto nel 557, come lo stesso Ughelli racconta. La città 
di Todi andò debitrice ai meriti e alle virtù di lui della sua liberazione dai 
duro assedio, onde stretta tenevanla le armi del sunnominato i*e dd goti. 
Ed ai meriti e alle virtù di lui attribuisce il pontefice san Gregorio Magno 
la singolare possanza, che questo santo vescovo aveva sopra gli spiriti im- 
mondi e maligni, e la sua facilità in discacciarli dai corpi di cui si fossero 
impossessati. Di lui fa menzione il martirologio romano sotto il di >! 4 ot- 
tobre: il suo corpo stette più di quattro secoli in Todi, venerato e invo- 
cato; nel 969 l'imperatore Ottone volle trasferirselo in Francia (2). 

Un altro sbaglio dell' Ughelli inseri nel catalogo dei sacri pastori di 
questa chiesa un vescovo che non le appartenne giammai. Questi è san 
Fiondo, non tudertino, ma tifemate, ossia di Città di Castello : ne fa av- 
vertenza anche il Baronìo, nelle sue note al martirologio romano, sotto il 
di 7 novembre, parlando di sant' Ercolano vescovo di Perugia, del quale 
Florido era stato discepolo. 

Nell'anno 595, sotto il privilegio famoso di s. Medardo, trovasi anno- 
veralo Ita i prelati presenti a quella concessione del papa san Gregorio 
Magno, un vescovo di Todi, che si nominava Sabiniano ; e poi soltanto nel-; 
r anno 649, tra i padri del concilio laleranese del papa Martino, si trova 
il nome di un altro vescovo di Todi, ed aveva nome Lorenzo. Da un con- 
cilio di Eugenio I tenuto nell'anno 656 trasse argomento T Ughelli d'inse- 
rire tra i vescovi tudertini, subito dopo Lorenzo un Giovanni: un Giovan- 
ni vescovo di Todi interveniva bensi a un concilio di Eugenio II, ma con 
buona pace dell' Ughelli il suo Giovanni successore di Lorenzo non può 
aver luogo, perchè il pontefice Eugenio I, per quanto sappiasi, non radunò 
giammai nessun concilio. 

(i) HieroUx. al vocabolo ^qtia òenedicta. (2) Sigebci lo nella Cren, sullo l'ann. su.Id. 



A w N o 528 - 871 J19 



Escluso pertanto questo Giovanni, ci si presenta vescovo di Todi nel 
660 uo BoniFÀCio, ch'era in quell'anno al sinodo del papa Agatone. £ qui 
un altro vuoto sino al 743 : in quest' anno ci fa sapere il Lucenzi, avere 

soilosc ritto al concilio romano del papa Zaccaria un N vescovo di 

Todi. Un documento delF archivio di Farfa ci spiega palesemente queir ini* 
zialee ci nomina il vescovo Nicolò (I). £ questo Nicolò io soggiungo im-* 
mediatamente a Bonifacio, benché tra Tunoe T altro esista una larga la- 
guna, perchè ì due vescovi, inseriti nel catalogo di questa chiesa ; cioè 
B4Useno nel 708 ed Anastasio nel 725 ; non ponno aver luogo. Bassano è 
del tutto immaginario, né v'ha documento, a cui se ne possa appoggiare 
resistenza: Anastasio, che noli' indicato anno sottoscriveva al concilio 
romano di Gregorio H, era vescovo iiburiino e non todertino. 

Dopo Nicolò ci viene dinanzi Teofilatto, che nel 787 sostenne Tincarico 
di apostolico legato neiringhìiterra, in compagnia di Gregorio vescovo di 
Ostia, in nome del pontefice Adriano l: e questo medesimo Teofilatto fun* 
geva lo stesso uffizio, nel 794, al concilio di Francfort in compagnia di 
Stefano vescovo di Orla : lo sappiamo dagli annali di £ginardo, ove leg- 
gesi : « Affuerunt in eadem synodo legati romani pontificia Theophylactus 
» ac Stephanus episcopi, vicem tenentes ejus a quo missifuerant, Hadriani 
» papae. » A Teofilatto venne dietro quel Gioyaiini, sul quale equivocò 
rughelli due secoli avanti: questi neir82G era presente al concilio romano 
del papa Eugenio IL Ventisette anni dipoi, possedeva la santa cattedra 
tudertina il vescovo Agatone II, il quale stava tra i padri del concilio ro- 
mano di Leone IV: e questo medesimo poi, due anni appresso, con varii 
altri vescovi macchinava scisma contro la legittima elezione del pontefice 
Benedetto III. Come andasse a terminare per quella cospirazione il suddetto 
vescovo, noi saprei dire: certo è che neirSGi reggeva la chiesa di Todi un 
Ildebico, il cui nome vedesi sottoscritto al concilio del papa Nicolò I, con- 
tro Giovanni arcivescovo di Ravenna: egli era anche al concilio romano 
di Adriano II, sette anni dipoi, ed anche alF altro dello stesso pontefice 
neir87>l. Un vescovo di Todi ignorato dall' Ughelli e dallo Sbaraglia, 
per non dire da chiunque altro scrisse cataloghi de' tudertini pastori, ci 
è fatto conoscere dal documento delia consecrazione della chiesa di san 
Salvatore^ nella terra di sant' Elpidio della diocesi di Fermo, il quale 

(i) Ved. Mss. Coleli della bibliot. ^larciaiia, ecc. 



220 TODI 

appartiene air anno 886. Egli è Uberto od Alberto, uno de' dicìotlo ve- 
scovi, che decoravano /quella solennissima cerenionia, a cuistavd presente 
anche T imperatore Carlo IH il Crasso (I). Di un altro vescovo di Todi, 
che viveva nel 931, venne fatto palese il nome da una lamina di piombo, 
trovata nel 1699 allorché si demoliva un vecchio altare della chiesa dei 
santi Ambrogio ed Agostino fuori di Todi : da questa vennesi a sapere, 
che nel detto anno 931 era stato consecrato queir altare da Ambrogio epi- . 
scopo Tuderlino sub Joanne PP. XI. Prima del disfacimento dell'altare non 
lo si conosceva: perciò, prima di quell'epoca, da nessuno fu mai com- 
memorato. 

Se vogliasi credere al Baronio, nell'anno 963, il papa Giovanni XII 
consecrò vescovo di Todi un Gregorio : io non saprei, in verità, se am- 
metterlo od escluderlo per la irregolare ed anticanonica circostanza della 
sua consecrazione: certo è, che tra le accuse date dal clero di Roma con- 
tro il suddetto pontefice, quella pure si trova di avere consecrato nella 
città di Todi un vescovo, che aveva Tetà di dieci anni. Rimane poi da di- 
mostrarsi se il vescovo fosse per Todi, oppure per qualunque altra chiesa, 
ma consecrato in Todi. Pare, che lo fosse per Todi ; perciò non mi rifiuto 
dall' inserirlo. Tuttavolta, o che il clero tudertino non lo volesse, o che 
qualche altra circostanza vi si frapponesse, certo è, che nel 970 era vesco- 
vo di Todi queir Azzo od Atto degli Azzi, il quale, benché suo malgrado, 
consegnò all'imperatore Ottone II il sacro corpo del suo predecessore san 
Fortunato di Poitiers da trasferirsi in Francia. N'é commemorato il fatto 
della seguente leggenda che fu scritta sotto l'effigie di hii neUa sala dd pa- 
lazzo vescovile: 

Atho db Aptis Patric. Tcd. et Epus verbo et exebiplis ctnctis 
homnvntus pronciendo jura ecclesue totis tiribrs patrocinando 

PATRUE SUAE FULGENTES GEMMAS CUSTODIENDO OtHONIS IMPERATORIS 
(CUJUS JUDICIO ALIORUHQUE DIYORUM PRINCIPUM HAEC CITITAS ORIUTl 
LAETATUR ) LEGATO CORPUS S. FORTUNATI TUD. PRAECIPUI PATRONI IH 
GaLLUS TRANSFERRB VOLENTI VIRILITER OBSISTENDO APTE COMMENDI^ 
TUR ANNO CMLXX. 



(I) Ved. il Floray. Jitfert. edii. Laur. aon. 1770. 



ANNO 871-1074 221 



Un congresso di vescovi fu radunato in Todi dal pontefice Silvestro li 
nell'anno 1000, ed era allora vescovo di questa chiesa un Gioviinn, secon- 
do di tal nome, succeduto immediatamente ad Azzo, verso la fine del 
secolo: non saprei dire in qual anno. Al suindicato congresso era presen- 
te anche Tìmperatore Ottone ITI ; il giorno, in cui si tenne, fu il 27 di- 
cembre (1). L'Ughelli non conobbe questo Giovanni prima dell' anno 1015, 
perchè in quell'anno lo trovò sottoscritto al decreto del papa Benedelto IX 
a favore del monastero di Fruttuaria. Né conobbe rUghelli il vescovo 
TEn>ALDO, successore di Giovanni II, il quale nel 1027 ai 6 di aprile si 
trovava presente al concilio romano del papa Giovanni XIX: ce ne dà la 
notizia il prezioso manoscritto inedito della biblioteca Marciana .di Vene- 
zia, da me più volte citato. Quel Gregobio poi, il quale, ammesso il fan- 
ciullo Gregorio consecrato dal papa Giovanni XII, sarebbe su questa sede 
il secondo di tal nome, non appartiene all'anno 1055, come scrisse TU- 
ghelli, suir appoggio del privilegio di Selva Candida; perché Y indizione VI 
ivi notata, del mese di novembre, corrisponde air anno 1057. A quest' anno 
•duBqae devesi trasferire la notizia delF esistenza di lui. E la notizia del 
siccessore di questo, che il correttore dell' Ughelli nominò Martino^ e disse 
presente e sottoscritto al concilio romano del papa Nicolò II nel 1059, 
va anticipata di dicci onni, ed il suo nome va corretto con quello di Ar- 
DriHO. Egli infatti era presente nel \OAd al concilio romano del papa Leo- 
ne IX, e sottoscriveva al decreto della canonizzazione di s. Gerardo (2) : 
ed era poscia presente anche nel \ 059 e sottoscriveva al concilio suindi- 
cato di Nicolò II: e sempre poneva il suo nome ilrrfiitVit/* Tuderiinvs. 

Di un solo vescovo, per la somiglianza od alterazione del nome, formò 
poscia r Ughelli due vescovi di Todi ; un Rodolfo e un Garodolfo ; e pose 
quello nel 4068, questo nel 1074. Ma egli é lo stesso ed identico Rodolfo, 
che dal 1068, e forse prima, sino al 1074 possedette la santa cattedra 
tudertina. Egli era cittadino e canonico di Firenze, e sotto il papa Ales- 
sandro II ebbe per qualche tempo X amministrazione anche della chiesa 
della sua patria, dopo che n'era stato deposto il vescovo Pietro. Nella 
sua qualità di amministratore di quella, consecrò ivi la basilica di san 



(i) Tangmaro nella vita di s. Bernwar- (2) Mabill. annal. /1e^ Benedett. tom. ly, 

do f escoYO d' iiildesheim, negli atti dell' or- pag. 739, fcc. y, de* Benedelt., pag. 895 ; Mar- 
dine de' Benedellinì, sec. ti, p. 1. tene Anecd. tom. iy. 



222 TODI 

Pietro Scheraggio (I) : ce ne conservò la memoria il documento portato 
dal padre Richa : 

IBESVS 
^ Hec Basilica S. Petri Schedardii Floren. dedicala esl jus- 
sione Domini Alexandri Pp. II a Yen. Rodulfo Tudertine Ec^ 
clesie Episcopo ministrantilms sibi Clericis Florentinis a», ab 
Incamatione Domini MLXVIII. ind, VII in honorem S. Dei Ge^ 
nitricis Marie et BB. Petri, Andree et Jacobi. Qui predietus de^ 
dicalor ab ipso puerilie sue evo nsque ad Episcopatum in m€t- 
Jori Ecclesia Fior, feliciier Deo vixit. Quiqne tam istud^ quam 
celerà Àltaria cum sanctorum nominibus, que ibi continenlur 
Canonicis sibi servientibus devotissime consignavit. IV kal. Jan. 

Questo medesimo Rodolfo consecrò poi nel 4074 Taltafe di santa Maria 
vecchia in Avigliano. Ned è giù vero ciò che disse il correttore dell' Ughelli, 
essere stato nominato questo Rodolfo o Garodolfo anche Gotifredo. Fu 
GoTiFSBDo il vescovo successore di Rodolfo, e lo fu o in sul cadere del 1074 
o più ragionevolmente in sul principiare del 4 075. Di questo Gotifredo ci 
dà sicura notizia il sopraccitato manoscritto della Marciana. A Gotifredo 
era venato dietro Gvitabdo, che altri dissero Guinardo, nel 4093; ed in 
quest' anno concedeva licenza a Mainardo, proposto del monastero di Sas- 
sovivo, di fabbricare una chiesa in onore di s. Nicolò, nel villaggio di 
Grotta, in diocesi di Todi : del che portò le prove il Giacobilli, tratte dal- 
r archivio di quel monastero medesimo. Dopo Guitardo è da collocarsi un 
Oddo, che nel 4400 consecrò un altare in onore di s. Faustino, presso a 
Todi, se ne conobbe il nome dalla relativa pergamena, ivi negH ultimi anni 
trovata. E inoltre la cronaca di Sassovivo (2) assicura, eh' egli confermò 
ad Alberico priore ed a Sinolfo degli Atti la licenza accordata dal suo an- 
tecessore ai monaci di Sassovivo per la erezione della sunnominata chiesa 
di s. Nicolò. Si sa inoltre, che questo vescovo Oddo mori a' 26 di giugno 
deir anno 44 15 e che fu sepolto nella chiesa di santa Prasseda. Di Lohbh- 
zo II, che gli venne dietimo nel medesimo anno, nulla più del nome ci seppe 



(i) P. Rich« delle Cbie«e di Firenze, (a) Gap. ir, pag. ai^ 

toni. 11. 



Aifwo 107ft- lt79 



223 



dire r Ughelli, assegnandogli nudamente T anno 4447. Io aggiungerò, che 
da Itti furono terminate le controversie, eh' esistevano per motivi di giu- 
risdizione, tra le due chiese di santa Maria e di san Lorenzo ; e eh* egli ai 
5 del gennaio 4 448 mori : queste notizie derivano dall' archivio tudertino. 
Ne fu auccessore Ottone : questi fu eletto vescovo di Todi dal papa 
Pasquale II, come ci assicurano le lettere dell* antipapa Anacleto, pubbli- 
cate da Cristiano Lupo e dal Baronio (4). Ora, essendo morto il papa Pa- 
squale Il addi 21 gennaio 4 448 ; sedici giorni dopo la morte del vescovo 
Lorenzo II ; ne viene di conseguenza, che Ottone non potò essere fatto 
vescovo di Todi sennonché dopo il 5 e prima del 24 di questo mese. Egli 
s^ui lo scisma delF antipapa Anacleto, e lo dimostrano chiaramente le 
lettere, di cui teste io parlava : dunque nel 4 130, quando incominciò quel- 
lo scisma, egli era tuttavia possessore di questa cattedra vescovile. E lo 
fu anche in seguito : perciocché Y antipapa lo inviò a suo nome in Francia 
io qualità di suo legato al re Lodovico. Non si sa, s' egli morisse scisma- 
tico : si sa, che moriva agli 1 1 di ottobre dell' anno 4444. E nel medesimo 
anno, dopo la luttuosità dello scisma, respirava la chiesa di Todi eleggen- 
dosi da sé il proprio pastore, cui poscia confermò il pontefice Lucio II. 
Cgli fu il chiusino Gbazuno, eletto dal capitolo e dal clero tudertino nel- 
r ottobre stesso, in cui era morto il suo scismatico antecessore. Nel me- 
desimo anno eonsecrò Graziano un altare in onore di s. Biaggio nella par- 
rocchia di Meiczzole, e nel 4 446 recossi a Foligno, coir arcidiacono suo, 
eoo cinque abati ed otto priori, per assistere alla consecrazione di quella 
cattedrale. Anche nella chiesa di s. Maria di Agliano eonsecrò un altare : 
ce lo fece sapere la relativa pergamena, trovatavi nel 4359, la quale diceva: 

o o 

>i« Ab Incamat, D, millesim, C. sexagesim. VI. temp, D. Ale-- 
xandri Pp. IH. dedicata est h, altare in honore seti Blasj seti 
Martini et sce Illuminate f manu Grutiani Epi Tud. ^ 

Anche nel 1173 egli eonsecrò un altro altare; nella chiesa di santa 
Maria di Camuccio : ne rese testimonianza la scheda trovatavi. Egli fu al 
concilio lateranese del 4 179; e in queir anno medesimo, ai 44 di agosto, 
mori, dopo trentacinque anni (non trentuno come scrisse rUghelli)di 



(i) Cbrisi. Lup. in lìn. toin. Epist. Casslnen.; fiaron. Annal. Ecdes. an. ii3G, nam. 27. 



ìlk TODI 

pastorale ministero. Rustico, canonico della cattedrale di Todi, ne diventò 
vescovo il primo giorno di settembre dello stesso anno : era della famiglia 
de' Brancaleoni. Era uomo di molta dottrina e di singolare prudenza : 
perciò il pontefice Innocenzo III, che viveva a* suoi giorni, gli affidò varie 
incumbenze onorevoli. Rustico fu anche accusato presso il pontefice d* es- 
sersi obbligato, prima ancora d' esser vescovo, con illecito giuramento a 
far cosa, che riusciva dannosa alla prppria chiesa: perciò Innocenzo diede 
ordine al vescovo di Amelia di recarsi a Todi e diligentemente esaminare 
questo delicato affare. Narrando della chiesa di Amelia ho toccato di volo 
un tal punto : qui mi è forza portare la lettera del papa al vescovo ame- 
lino, acciocché dalla medesima si conosca V andamento di questo affare. 
La lettet*a appartiene circa all' anno 4206, ed è la seguente (4) : 

INNOCENTIVS EPISCOPO AMERIENSI 

« Sicut nostris est auribus intimatum, ecclesia dudum Tudertina va- 
» caute, ipsius canonici et venerabilis frater noster episc^pus videns quod 
» cum eis, dum in minori esset officio constitutus, juramenta quaedam in 
» damnum episcopalis juris fecerunt priusquam de pontificis electione tra- 
» ctatus aliquis haberetur ; quae utrum scrvari debeant, ciun ex eis prae- 
» sertim contingeret episcopales redditus minorari, tamquam vir providus 
» et discretus olim nos idem duxit episcopus consulendos. Nos ergo soluti 
» ejus paterna volentes sollicitudine providere, prò juratione incauta im- 
n poni sibi fecimus poenitentiam cpngruentem. Et nihilominus attendentes 
» quod juramentum, non ut esset iniquitatis vinculum, fuerit institutum, 
» et quod non juramenta sed perjuria potiùs sunt dicenda quae contra ec- 
D clesiasticam utilitatem attentantur, fraternitati tuae per apostolica scri- 
n pta mandamus, quatenus personaliter ad ecclesiam Tudertinam accc- 
» dens, quod in damnum episcopalis juris repereris taliter attentatum, no- 
li stra suffultus auctoritate in statum debitum, appellatione remota, redu- 
» cas, faciens quod decreveris etc. » 

Vivente tuttavia questo vescovo, il pontefice Onorio III nel 4248, con 
lettera apostolica del giorno 42 marzo, tolse alla vescovile giurisdizione di 

(i) È porUta anche dal Baluùo, voi. i, uella prima raccolta delle Decretali, til. xix, 
P»g- 577. 



ANNO H79-1250 



225 



Todi il monastero di san Lacio, dell' ordine de'premonstratensi: la qual 
lettera autografo si conserva nelf archivio di s. Francesco di questa stes- 
sa città (ì). Ma questo fu T ultimo anno della vita del vescovo Rustico; 
perchè nel 4219 gU si trova sostituito Bonifacio II de' conti di Colmezzo, 
canonico della cattedrale. Egli accolse di buon grado nella sua diocesi i 
discepoli e le suore di s^ Francesco: anzi nel 4235, a' 21 di aprilo, di con- 
soiso col suo capitolo concesse al frate Forte il monastero di s. Lorenzo^ 
di Colazzone colla chiesa di s. Giovanni, per chiudervi le monache del- 
l' ordine suo. Le dichiarò inoltre anche sciolte dalla dipendenza vescovile; 
e questa sua dichiarazione, come pure il dono fatto ad esse del suddetto 
monastero e della chiesa, confermò con apostoliche lettere, date in Peru- 
gia, il pontefice Gregorio IX. E nel medesimo anno, ai 24 dì ottobre, di 
consenso similmente del priore e dei canonici, donò al beato Rogerio da 

I" Todi, francescano, il luogo detto Monte Mascarano, oggidì Monte Santo, 
per fabbricarvi un convento da monache; soltanto gf impose l'obbligo an- 
noo di una libbra di cera da darsi alla mensa vescovile il di 45 agosto (2). 
tljk fu uno dei vescovi, che pubblicarono in Assisi T indulgenza famosa 
ddh Porziuncola. L'Ughelli ignorò l'esistenza del vescovo Jacopo Ghezzi, 
SQoeeduto a Bonifazio nel 4258; e, lasciando un vacuo dopo T episcopato 
di questo, colloca soltanto nel 4250 un Jacopo, il quale nella serie deesi 
avere per lo secondo di simil nome. Del sunnominato Jacopo Ghezzi, ro- 
mano di origine ; cui erroneamente il Giacobini disse della famiglia degli 
Azzi, conte di Monte Marte ; abbiamo notizia nel 1 239 dall' iscrizione del- 
la chiesa di s. Giovanni, fuori del castello dì Titignano, in diocesi di Or- 
vieto, alla cui dedicazione si trovava presente col vescovo di Felina Pie- 
tro di Monte Marte, celebrata per ordine del papa Gregorio IX. E nel 1249, 
insieme coi vescovi di Amelia, di Foligno e di Perugia, egli medesimo con- 
secrava la chiesa di sani' Ilario, oggidì san Carlo, nel luogo detto alla Piana. 
Della famiglia degli Azzi, conte di Monte Marte, era Jacopo II, succeduto 
ad Jacopo I circa il 4250, come testé io diceva. E che due fossero gli Ja- 
copi e non un solo, abbastanza ce ne assicurano oltreché le recate no- 
tizie di Jacopo I, gli stemmi rispettivi dell'uno e dell'altro, quello della 



(i) Nella cassetta i, num. j3. 



(a) Dair arch. sudd. Ji s. Francesco di 
Todi, cass. II, num. 3 e 5. 



Foi. y. 



29 



S26 TODI 

famiglia Ghezzi, questo della famiglia degli Azzi. Lo stemma infatti di 
copo I è questo, che offro : 




mentre invece io stemma della famiglia di Jacopo II degli Azzi ò qu( 
altro clic io soggiungo : 




E mi sombra, che la diversilù degli stemmi sia un argomento ben e 
ro per assicurare T esistenza di due personaggi di differente casato, 
questo secondo Jacopo ci offrono inoltre gli archivi di Sassovivo e d 
cattedrale sicure testimonianze della pastorale giurisdizione da lui ese 
tata. Egli infatti nel di >I5 settembre 1251, di consenso del suo capii 
segnava i confini delle due parrocchie di s. Nicolò delle Grotte e di 
Silvestro : al che era stato richiesto dalla nobile famiglia degli Atti, la (] 
le godeva il giuspatronalo su quella di san Nicolò. E questa sua cii 



ANNO 1250-12S5 227 



scriiione di confini veniva poscia approvata dal pontefice Innocenzo IV, 
con apposita lettera (4) del di 28 luglio 4255. Prima ancora di venire a 
questa limitazione, Jacopo aveva unito alla sua chiesa e cattedrale la par- 
rocchia di san Paolo di Piazza, sino dal ^0 marzo 42S4 : il documento, 
che ne ha relazione, si conserva tuttora neir archivio della cancelleria ve- 
scovile. É del tenore seguente. 

« In Dei nomine Amen. Ab cjus Nativitate sunt anni MGCLI. tempo- 
» ribus Dni Innocenti! PP. IV. Ind. IX. die veneris decimo intrant. Martii. 
9 Dnus Jacobus Venerab. Epus Tudertinus constitutus in Majori Ecclesia 
■ Tud^rtina videi in Eccla. S. Petri secundum mandatum a venerab. P. D. 

• Petro Capocci Card, recept. et secundum suarum litterarum tenorem 

• monuit D Rusticum Priorem jam diete Eccle Majoris Tuderti, et ejus 
» Capituli videlicet D. Henricum et Dopnum Johannem Glericum,' et Re- 

• ctorem Eccle Sti Pauli de Platea quod volebat unire et uniebat Ecclam 

• SU Pauli de Platea jam dictam cum prelibata Majori Ecclesia Tud. in 
« spirituaUbus et temporalibus. Qui, omnes tam dicti Prior et Capitulum, 
• ifÈam d. Dopnus lohannes diete unioni sive unitioni consenserunt, rati- 

■ leaverunt, et acceptaverunt eamdem unionem. Hoc actum Tud » 

equi la pergamena è consunta per la sua antichità, né vi si può leggere 
di più. Non fu di lunga durata il pastorale governo di Jacopo II, percioc- 
ché nel 4252 gli si trova di già il Successore: eppure, nel brevissimo tem- 
po del suo vescovato, seppe colla destrezza e colla prudenza sua riconci- 
liare gli animi dei tudertini, lacerati ferocemente dai tumultuosi parliti ; 
sicché, deposte le armi, li ricondusse air amicizia e alla pace. 

PiETBo Gaetano di Anagni ottenne dopo di lui la santa sede vescovile 
di Todi. Vi fu trasferito dalla chiesa di Sora il di 28 maggio 1252, e vi 
rimase sino al 4276, nel quale passò al vescovato della sua patria. E^Ii, 
nel 4254, concesse in Todi ai frati francescani la chiesa di san Fortunato, 
colla semplice riserva per altro a sé e ai suoi successori della offerta di 
nove soldi lucchesi, da pagarsi annualmente in ossequio della vescovile 
giurisdizione. Dalla quale giurisdizione esentò Fanno dipoi T ospitale della 
Carità, in Todi : tutte le condizioni e i limiti stabiliti in siffatta esenzione 
sono espi'cssi nel documento che qui soggiungo : 

« In nomine Domini Amen. Ab ejus incarnationc sunt anni MCCLV. 



(i) Arch. «lei inoliasi. Ji Sas^oxivo. lib. A» pa^;. i'j8. 



228 TODI 

9 lad. XIII. tertio Idus Junii tempore Dai Alexandri IV. Papae. Nos qui- 
» dem Petrus Dei grat. Tud. Epus R. Prior et Canonici B. Marie Canoni- 
» cae Tudertinae, ipsius B. M. V. et religionis obtentu, et pauperum Xpti 
» intuita nulla vi vel dolo nec ealiditate inducti, sed libera et spontanea 
n voluntate secundum Deum inclinati, damus, donamus, concedimus et 
n largimur vobis D. Bentevcngliae Priori seu Custodi Hospitalis Pauperum 
w de Charitate posili juxta viasì prope dictam Civitatem Tudertinam reci- 
» pienti nomine et vice dicli Hospitalis Pauperum ibidem nunc morantium, 
n et qui prò tempore fuerint et ipsis Pauperibus et loti familiae ibidem 
» Dco servienti, et omnibus rebus, quas nunc habent et possident, et in 
D futuro, Deo propitio acquisierint vel acquisite fuerint Hospitali predicto 
» et cum omnibus juribus, actionibus, et pertinentiis suis habitjs et baben- 
» dis plenam et liberam exemptionem et immunitatem et libertatem. Vo- 
lt lentes ut Prior et Custos et familia illius Hospitalis et pauperes tam ele- 
» rici quam laici qui prò tempore fuerint, undecumque advenirint cum 
i> omnibus rebus, juribus, et pertinentiis suis piena gaudeant exemptione, 
» libertate et immunitate, qua gaudent alia loca quae pieno jure noscun- 
» tur esse exempta, salva reverentia S. R. Eccle, nihii nobis vel successo- 
n ribus nostris in bis omnibus tam in spiritualibus, quam in temporalibus 
» reservantes praeler ecclesiasticorum sacramentorum collationem, dedi- 
» cationem ecclesiae, consecrationem Altarium, ordinationes clcricorum 
» quc gratis et gratietate quelibet ipsis per nos et nostros successores va 
» lumus exhiberi, et preler unam libram cerae, quam per Priorem sive 
» Custodcm vel alium eorum Nunlium in festo Assumptionis B. M. V. no- 
» bis et nostris successoribus volumus exhiberi sive prestari prò Hospitalis 
» predicti nomine census. Que omnia et singula fecimus absolule, libere, 
» et precise Dei amore et ad pauperum utilitatem, nullius conventionis sive 
» pactionis aut conditionis tacilae vel expressae, gencralis vel specialis no- 
li bis comodo reservato, nisi quae superius sunl exposila de Sacramentis 
» praestandis et libra ccrae. Rcnuntiamus etiani in premissis omnibus in- 
» quisitioni, visitationi, correctloni, procuralioni,cathcdratico, impositioni 
» servitutis tempore consecralionis universis causis et quibuseumque ra- 
» tionibus vel conditionibus, sive juribus, quc in hoc contrarie apparerenl, 
» que si contigerit invcniri, nolumus in aliquo nobis vel successoribus 
» nostris prodesse, sed cas vel ea omuino eassas sive cassa esse volumus, 
n et mandamus. Ila tamen quod nulli alteri nisi in co slatu in quo nunc 



ANNO 1255-1276 229 



■ est, supponatur religioso vel seculari. Quod si secus ìd quopiam fieret, 

■ redeat ad eumdem statum, in quo fuit a princìpio exemptione liberiate 

• ìmmanitate et ceteris praemìssis nullatcnus eis suffragantibus. In cujus 

• rei testimonium et cautelam supradicta omnia manu publica conscribi 

• tecimus et sigillorum nostrorum subscriptionis propriaemunimine robo- 
» rari. Hoc actum est in Camera suprad. £pi coram D. Jacobo Presbitero 

■ D. Ranuccio Mandadori et Jacobo Atonicti Militis Philippo Petri et aliis 
» pluribus rogatis testibus. Et ego Angciarius Imperialis Aulae Not. prae- 

• dictis interfui' et mandato et auctoritate supradictorum D. Epi et Gapi- 
» tuli scripsi et in publicam formam redegi. 

jgE» Ego Petrus Tud. Epus. 

jJE» Ego Rusticus Prior. 

i{i Ego Presbiter Ugolinus Can. Tud. 

ifi Ego Paulus Can. Tud. 

iji Ego. Presbiter Bonaventura Can. Tud. 

i{i Ego Ugolinus Can. Tud. 

3Ì« Ego Offi*édutius Can. Tud. 

}{{ Ego Hcnricus Can. Tud. 

){( Ego Teodinus Can. Tud. 

j3E« Ego Jacobus Can. Tud. 
Questa dichiarazpone d'immunità, concessa dal vescoTO Pietro all'o- 
spilale de' poveri della Carità, venne confennata solennemente dipoi dal 
ponteGce Alessandro IV con apostoliche lettere date dal Lalerano il di 9 
dicembre dell'anno I del suo pontiOcato, eh' è il ^254. 

Pietro vescovo era zio di Benedetto Gaetani, che fu poi papa Bonifacio 
Vili ; egli nel 1 260 diede a questo suo nipote, che allora era priore di 
sant'Illuminata, un canonicato nella cattedrale di Todi, e dal relativo do- 
cumento dell'archivio capitolare (I) ci è fatto sapere, che nel di >I4 di ago- 
sto ne lo investivano solennemente T arcidiacono Giffredo, il priore Rusti- 
co, Bonafidanza arciprete di san Terenziano, Ugolino di Bonifacio, Bona- 
ventura, Ugolino di Ciuccio ed Offreduccio, canonici tutti della cattedrale. 
Ho detto, che il vescovo Pietro passò nel >I276 al vescovato di Ana- 
gni sua patria: qui pertanto veniva in vece di lui il francescano, fba 
Be.mivenga de' Bentivcnghi, nato in Acquasparta, nella diocesi di Todi: 



(i) Arrh. (?a|)it. num. xiv. 



230 TODI 

per i8bagIio, cred* io, l' Ugbelli lo disse qui Mbile tiburlino, mentre nella 
serie dei vescovi di Albano, quando Io dice passato a quella chiesa subur- 
bicaria, la nomina del suddetto castello di Acquasparta. Due soli annipos-. 
sedè Bentivenga la cattedra vescovile di Todi: nel 4278 diventò cardinale 
deir ordine de' vescovi, e passò al vescovato di Albano. Nel memoriale dei 
potestà di Reggio, sotto Y anno 4278, in cui fu creato cardinale, nel mese 
di marzo, anziché Bentivenga è nominato BenitUendo (4). Un suo fratello, 
che aveva nome Argblabio, frate anch* egU di s. Francesco, venne a sueee- 
dergli su questa santa cattedra, neir anno medesimo, in cui era egli innal- 
zato alla cardinalizia dignità: resse la chiesa turdortina sette anni; alla sua 
morte fu sepolto presso i suoi francescani; ove poscia fu collocato anche 
il cardinale suo fratello e predecessore, quando nel 4289 ebbe a finire in 
Todi i suoi giorni. 

Morto il frate Angelario, diventò vescovo di questa chiesa V arcidia- 
cono Nicolò II. Altri due n* erano stati proposti dal capitolo ; Berardo 
priore della chiesa di Foligno, e il maestro Giffredo da Anagni ; ma Nicolò 
arcidiacono ebbe la preferenza. Io credo, che molte delle coise a lui attri- 
buite appartengano piuttosto al vescovo Nicolò IH, incominciando dal 4292 
in poi. Lo credo, perchè il documento delf archivio di Sanseverino, col 
quale si attesta V indulgenza concessa da molti vescovi, nel di 5 maggio 
4289, nella circostanza della consecrazione della chiesa di s. Salvatore 
presso a quella città, tra i nomi dei prelati, ci mostra anche quello di 
EivaiGo vescovo di Todi (2). Perciò convien dire cessato il pastorale go- 
verno di Nicolò II prima di quella data ; e dopo il vescovo Enrico, sottcn- 
trato Nicolò III Armati, sino dal 4292. Imperciocché in quest'anno un 
vescovo Nicolò poneva le fondamenta della chiesa intitolata a san Fortu- 
nato, e nel 1301 vi trasferiva i corpi de' santi martiri tudertini Cassiano, 
Callisto e Fortunato vescovi, e Romana e Degna vergini. Ai giorni di lui, 
e precisamente ncH' anno 4506 a' 25 di marzo, volò al ciclo, ricco di me- 
riti ed onorato per T esimia santità della vita il beato Jacopone da Todi, 
della nobile famiglia de' Benedetti. Egli dappoiché ebbe scoperto la santità 
della moglie sua, la quale, sotto le ricche vesti e gli altri adornamenti niu- 
liel)ri, portava un aspro cilicio, scelse a sua particolare porzione V essere 



(i) Murai. Kcr. llalic. Scripl. toni, vm, (2) VeJ. nella tuia cliies* Ji Caiiicriiio, 

pag. M^|i. voi. IV, pag. 278. 



ANNO 1976-1306 S3t 



da tutti seberoito e disprexisato ; e per coAs^uire il suo scopo andava so* 
xeaUe p^ la cìUè, iacendo cose da insensato e da paazo. Dopo un esercizio 
di virtù si difficile, continuato per ben dieci anni tra le universali deri- 
siooi, ai diede air istituto de' frati minori; e sebbene questi lo rigettassero 
da prima, a cagione della pubblica opinione, in cui era, di mentecatto; tut- 
tavia, venu^ in cognizione della singolare sua santità gli e ne concessero 
r abito, nelf anno 4280. Egli sostonne tutte le prove di pazienza le più di^ 
fidli e faticose: dilettavasi di comporre poesie e cantici spirituali, tal cbe 
tra ^' italiani poeti ottenne onorevole posto, e più volte furcmo stampate 
e ristampate le produzioni del divoto suo spirito. Le cantava nel fervore e 
nell* entusiasmo della sua carità, ed anche vicino a morte ne cantò due 
delle quali il Giacobini ci diede il princìpio bensì, ma in nessuna delle edi- 
zioni fotte le ho potute trovare; nemmeno in quella edizioncella di Lucca 
del 4849, cbe ne comprende sette deHe inedite. Mentre adunque, la notte, 
che precedeva la solennità della nascita del Redentore, giaceva gravemente 
infermo, si pose a cantare, dice il Giacobilli (4), « quel suo cantico, il cui 
» principio ò 

Anima benedetta 
Dall' alto Creatore, 
Risguarda il tuo Signore, 
Che in croce ti aspetta, 

» e poco dopo disse quell' altro suo cantico elegante : 

Jesu nostra confidanza 

E del cuor somma speranza, 

» e quel che segue. Finito il canto si voltò ai frati esortai^doli a seguitar 
• la sicura strada delle virtù, e subito con grandissimo spirito e con amor 
» sviscerato verso Dio alzate le mani e gli occhi al cielo, disse : Signore 
B nelle vostre mani raccomando lo spirilo mio, e subito se ne andò al suo 
» amato Giesù a' 25 di decembre 4 30C, nella notte della solennità del san- 



cì ) Vile de' santi e b«ati Jelì' Umbria, tasi, bi, pag. aiS. 



232 .'TODI 

» tissimo natale di N. S. neir bora che il sacerdote neir altare nella prima 
» messa intonò V inno angelico Gloria in exceUis Deo. • Fu portato il suo 
eorpo ad aver sepoltura nella chiesa di Monte Santo fuori di Todi, chiesa 
allora delle monache di santa Chiara, divenuta in seguito de' frati minori 
osservanti. Stettero colà nascoste le sue venerande reUquie circa cento e 
ventisette anni: dopo i quaU di bel nuovo trovate, furono trasferite in città 
nella chiesa sotterranea de' conventuali^ intitolata a san Fortunato. Alla 
sua volta ne parlerò. 

Dieci anni dopo la morte di questo beato servo di Dio, il vescovo Ni- 
colò accolse in Todi i frati eremiti di sant' Agostino, e concesse- loro la 
chiesa di santa Prasseda : le sue lettere di concessione, segnate il giorno 
40 dicembre, indizione XIV, sono portate dal Torrelli ne' Secoli agosti" 
nianiy sotto V anno suddetto. Visse Nicolò altri dieci anni: la sua morte è 
segnata sotto il 4526. E sotto il medesimo anno è notato il princìpio del 
pastorale governo del suo successore Ranuccio degli Atti, nobile tudertino, 
il quale possedè questa santa cattedra per ben trent* anni. Ma in mezzo 
alle più amare e funeste vicende. Todi s' era data al partito deir eretico e 
scomunicato Lodovico il Bavaro, e del suo antipapa Pietro Corbario, che 
aveva assunto il nome di Nicolò V. Quindi le sanguinose guerre la tennero 
sossopra e portarono ad enormi eccessi i suol cittadini. Eglino andarono 
ostilmente sopra Orvieto ; ricusarono di ricevere in Todi il cardinale Gio- 
vanni del titolo di s. Teodoro, legato apostolico della santa Sede ; assali* 
rono ed occuparono violentemente il castello di San Gemini ; e nello scon- 
volgimento cittadinesco e nel furore cieco ed insano manomisero gli ar- 
chivii pubblici; ne lacerarono, ne bruciarono le carte; scacciarono dal suo 
palazzo il vescovo, benché loro patriotta, e lo costrinsero a fuggire dalla 
città e a porsi in salvo in Perugia. Ciò avvenne nel \ 349 : e intanto rimase 
in Todi vicario vescovile nelle cose spirituali e nelle temporali il celebre 
giureconsulto Baldo. Finalmente, tranquillizzali gli animi e ricondotta la 
pace, ottenne Ranuccio la facoltà dal ponteCce Innocenzo VI di assolvere 
i ribelli dalle censure, in cui per tanti e si enormi eccessi erano incorsi. 
Da lina carta dell archivio capitolare si viene a conoscere, che il vescovo 
suddetto, in compagnia de* suoi canonici, si recò a Roma nel 4550, in oc- 
casione del giubbileo ; e che intanto destinò alle uilGziature della cattedrale 
alcuni parrochi della città e della diocesi col titolo di pro-canonici. Mori 
Ranuccio nel 4 556 e fu collocato in cattedrale : n' è fregiato il sepolcro da 



ANNO 1306-1385 233 



iscrizione postagli due secoli d<^o, quando un suo parente, priore della 
cattedrale, si prese la cura di ristaurarlo. L' iscrizione è cosi. 

D. 0. M. 

RAINVTIO D. ANDREAE DE 

ACTIS NOBILI TVDÈRTINO 

QVI SANCTAE ECCLESIAE 

TVDERT. EPISC. CREATVS. 

ANNO MCCCXXVI. EAM 

SVMMA PRVDENTIA MIRAQVE 

PIETATE REXIT 

CVM SEDISSET ANNIS 

XXX, OBIIT ANNO SAL. 

MCCCLVI. 

Fabriciys de Actis 

COMES Muiàui et 

nyiTS EccLESiAE Pbior 

CONSANGVIIfEO OPTIMO. 

BEIfEICEB. SEPVLCRVM 

INSTAYBATIT An. MDIL. 

Dopo la morte di Ranuccio, un consanguineo di lui venne ad occu- 
parne la santa cattedra nel medesimo anno. Questi fu Akcorea degli Atti. 
Si rese benemerito di avervi ristabilito V ecclesiastica disciplina e di avervi 
con'etto i depravati costumi del clero. Su ciò diede in luce le Costituzioni 
delia sua chiesa, le quali in seguito furono di mano in mano approvate dai 
vescovi che gli vennero dietro nello spirituale governo di questa diocesi. 
Mori nel 4 373, ed ebbe successore nelF anno dipoi il normanno Stefako 
Palosio, eh' era canonico di s. Maria maggiore in Roma. Dal pontefice 
l-rbano VI nel >I580 fu fatto cardinale e vicario di Roma: allora tralasciò 
di essere vescovo ordinario di Todi, e non vi ritenne che la sola ammini- 
strazione. Questa pure lasciò nel >I396; e due anni dopo, addi 29 aprile, 
chiuse i suoi giorni in Roma. Neir anno stesso, in cui il cardinale Stefano 
rinunziò T anuninisti*azione della chiesa tudertina gli veniva sostituito, il 
romano Antonio Calvi, vescovo eletto della chiesa d' Imola : dall' archivio 
capitolare apparisce, eh' egli nel 4585 era stato ammesso tra i canonici di 



234- TODI 

Todi ; non rimase al governo di questa cliiesa che sino air anno 4405; 
poscia fu innalzato all' onor della porpora, nelF anno 4 407. Finché stette 
vescovo ludertino ebbe suo vicario generale il vescovo di Coma Pietro 
Sante: si trovano infatti ncir archivio capitolare egualmente che nel vesco- 
vile dei documenti, in cui leggesi: Rmus in Xpto Pater Dnus Petrus Scmctes 
Epus Cionanensis vicarius Smi in Xpto Patrie D. Antonii de Calvie de Orbe 
Ep, Tud, Mori Antonio ai 2 di ottobre del 1 41 4 in Roma, e fu sepolto nella 
basilica Vaticana, nella cappella di s. Jacopo, eh' egli aveva fatto costruire. 
Un monaco benedettino di Subiaco, italiano di nazione; e non frao- 
cese, come disse Y Ughelli ; Guglielmo Dallavìgna, eh' egli erroneameoie 
disse de' Normanni (4): egli era già vescovo di Ancona, fu trasferito al re- 
gime di questa chiesa addi 4 giugno 4409. Ebbe parie nella legazione in- 
viata dal papa Gregorio Xll, nel 4407, a Marsiglia, per far cessare l' orren- 
do scisma deir antipapa Pietro de Luna. Mori in Siena a' 28 di ottobre 
deir anno stesso, e fu sepolto in quella città nella chiesa de' domenicani. 
Nel dicembre seguente, dal vescovato di Cava fu trasferito questo di Todi 
il salernitato Fkangesco de Ayello: assistette al concilio di Costanza: passò 
nel 4 424 all' arcivescovato di Bari. Quindi dalla chiesa di Ascoli passò a 
questa, nel 4 425, a 4 9 di gennaro, V agostiniano frate Angelo Scardeoni, 
viterbese, il quale mori in sul cadere dell' anno 4 423 e fu sepolto in catte- 
drale. E poscia, nel 4429 agli 8 di aprile, venne vescovo di Todi Anto- 
nio Il di Anagni, giìi vescovo di Montc^iiuscone. Egli fu anche luogotenente 
della città nel mentre, che n' era vescovo : ce ne assicura V istrumento di 
concordia stabilita tra lui e i domenicani il giorno 28 febbraio dell' anno 
4451 : ivi egli è detto: Antonine Dei et Aposlolicae Sedie graiia episcopus 
et locumtenens Tudertinus. Mori neU' agosto del 4454 e fu sepolto nella sua 
cattedrale. Gli fu successore, addi 27 ottobre dello stesso anno, il pratese 
Germanico, uditore del sacro palazzo e proposto della cattedrale di Pistoja. 
Ma di poco sopravvisse alla conseguita dignità, percioechù ai 42 di gen- 
naro 4456 gli si elegeva ormai il successore nella persona del fermano 
Bartolomeo Aglioni, eh' era stato abate di s. Savino presso a Fermo, e po- 
scia di s. Paterniano di Fano. E ciò sia detto per correggere lo sbaglio 
dell' Ughelli. Entrò solenncmenlc in Todi il nuovo vescovo agli 8 di luglio 

(i) Veti. la disserl. sulla chiesa aovunìtaiia, di mons. Agostino Perazti stampala in Auco- 
na nel iB^^, ^g. iii. 



ANNO 1385-1472 S3S 

inno slesso. Ma non molto dopo ebbe a soffrii*e gravissime persecu- 
, a motlYO delle fazioni ghibelline. Preso insidiosamente coi suoi nipoti 
(carcerato: né ottenne la libertà se non dopo molte istanze e preghie- 
Uà città. Del che si conservano memorie nel pubblico archivio. Uni 
lua mensa vescovile i monasteri di santa Maria e di santa Maddalena : 
infiermò 1' unione il pontefice Pio li. 

enne questo medesimo pontefice, con quattordici cardinali, di passag- 
er Todi, e prese alloggio nel palazzo del vescovo ; il quale onorevol- 
e trattollo. I frati minori osservanti ebbero accoglienza in diocesi per 
ttdiscendenza del vescovo Bartolomeo : egli concesse loro il convento 
3Dte Santo presso alla città. Dopo avere governato per trentasei anni 
iesa affidatagli, ^lori a' 6 di gennaio del ì 472. Fu sepolto in cattedra- 
,4la cappella di s. Tommaso, ed allora gli fu posta la seguente iscri- 
; dair Ughelli ignorata. 

PlCEKS . GENTE . DOMO . FIBMANVS . EPISCOPVS . VRBIS 

CLABE . TVDEBS . TIXI . BIS . TBIA . LTSTBA . TVAB 

BaBTHOLOMAEVS . EBAT . NOMEN . NTNG . OSSA . CIlflSOVE 

BB6PICE . S?M . TALIS . ^TV . QVOQTE . LBCTOB . EEI8 

' iscrizione, che portò V (Jghelli gli fu posta da un suo successore nel 
, quando ne fece trasferire le ossa nella cappella di s. Michele. Giova 
rechi anche questa. 

D. 0. M. 

BARTHOLOMAEO ALEONI FIRMANO 

EPISCOPO TVDERTINO VIRO OPTIMO 

SVMMAEQ. DOCTRINAE ET RELIGIONIS 

QVI CVM SEDISSET ANNIS XXXVI. 

OBIIT PRID. NON. JAN M.CCCC.LXXII. 

AiCGBLVs Caesivs Episcopvs Tvdebtinvs 

SEPVLCBTU IlfSTAVBAVIT ET EXOBNAVIT 

M.D.LXXXXVIIl 

Otero qui, doversi escludere dalla serie dei tudertini pastori quel Ben^ 
no, eh' è nominato nella bolla di Eugenio IV, data ai 3 di ottobre del 



236 TODI 

4459 a fra Nicolò Rogieri francescano, la quale trovasi alla pag. 400 del 
tomo II del bollano di quel pontefice, nelF archivio vaticano. L' eristeosa 
di Bartolomeo ci persuade a credere od alterata questa bolla, o, più ragio- 
nevolmente, sbagliata dal copista, che scrisse Bentivegno invece di Marlobh 
meo. Dopo la morte di Bartolomeo, fu subito eletto vescovo di Todi il nar- 
nese CosTiNTnio Eruli, il quale due anni dopo fu trasferito al veeoovato di 
Spoleto. Qui venne in sua vece, ai 9 dicembre 4474, F&akcesgo li Maacar- 
di, da Sutri, il quale ebbe cura di ristaurare la cattedrale è di rifabbricane 
con molla magnificenza Y aitar maggiore. Vecchio cadente, rinoniiè h 
mitra vescovile di questa chiesa nel 4 499, prendendo a suo coadìeiore, 
colla speranza di futura successione, un suo nipote Basilio Mascardi, {{oe- 
sti fu consecrato a' 49 di luglio del detto anno: nel 4508 pose la primi 
pietra del tempio di santa Maria della Consolazione: sotto di lui continua» 
reno i instauri della cattedrale, e ne fu compiuta nel 4516 la porta mag- 
giore, come apparisce dalf istrumento rogato dal notaro Guglielmo di Pier- 
Francesco. Egli è sottoscritto air ultima sessione del concilio lateranese, 
tenuta ai 46 di marzo del 4517. Ora mi dica il buon Ughelli, come poteva 
Basilio ess^ morto nel 4545? 

L' elezione adunque del suo successore Alderigo od àltibbi od Aldi- 
GHERio della famiglia Billioti, nobile fiorentino, non poteva aver luogo pri- 
ma del 4517, e probabilmente nel di 45 agosto. In capo a sei anni rinun- 
ziò questo vescovato ed ebbe il titolo arcivescovile di Cesarea tu pariibw. 
Per la rinunzia di lui fu eletto amministratore della chiesa di Todi il nar- 
nese Paolo Cesi, romano, cardinale diacono del titolo di s. Nicolò; il qiude 
anche di altre chiese ebbe affidata Y amministrazione. Tenne questa di Todi ] 
sino al 4554; poi ne fece rinunzia a suo fratello Federico Cesi, il quale 
fu accettato dal papa Clemente VII in quaUtà di ordinario pastore. Per un 
decennio la governò, poi fu creato cardinale ed ebbe il vescovato di Cre- 
mona, d' onde in seguito sali alle chiese suburbicarie, delle quali possedè 
la prenestina, la tuscolana e finalmente mori nella portuese, Y anno 4565; 
come ci attesta la sua sepolcrale iscrizione portata anche dall' Ughelli ; ben- 
ché poscia dimenticatosene, quando parlò di lui tra i vescovi di Todi, la 
dicèsse morto nel 4564. Mentr*egli possedeva questa santa cattedra, ac- 
colse in diocesi, Y anno 4559, i frati cappuccini, e loro concesse il vecchia 
monastero di s. Pancrazio in Gollq[>epe. Quando poi fu decorato della por-- 
pora, rinunziò questo vescovato in favore di suo nipote GiovAirm Andrea* 



ANNO 11^72-1568 337 

Cesi, con diritto di regresso : era questi stato già vescovo di Cervia. Venne 
qui nel 4545: ne fece rinunzia nel 4566. Perciò ai 45 di febbraio dello 
stesso anno sottentrò nel posto di lui un altro di sua famiglia Angelo li 
Cesi, il quale si rese sommamente benemerito di questa chiesa per le pa- 
storali sollecitudini con che governolla. Egli infatti appena giunto vi fece 
la vìsita pastorale: nel 4568 vi celebrò il sinodo diocesano: ornò la mag- 
gior sala del vescovato col farvi dipingere la serie de' suoi predecessori, 
raccolta colla maggiore diligenza, che gli fu possìbile e secondo i lumi della 
critica di que* giorni ; ed a ciascuno di essi fece porre una breve iscrizione 
che ne facesse un qualche cenno relativo. Si occupò inoltre del decoro e 
ddl* onore delle più pregiate reliquie de' santi, che arricchivano la sua 
citte. E primieramente dalla chiesa del Monte Santo trasferi in Todi il 
corpo del beato Jacopone, morto, come alla sua volta ho narrato, ai giorni 
del vescovo Nicolò Armati. Ne adornò il sepolcro colla iscrizione seguente: 

OSSA B. JACOPONI DE BENEDICTIS 

TVDERTINI 

FRATRIS ORDINIS MINORVM 

QVI STVLTVS PROPTER CnRISTVM 

NOVA MVNDVM ARTE DELVSIT 

ET COELVM RAPVIT 

OBDORMIVIT IN DOMINO 

DIE XXV. MARTA ANNO DNI MCCCVI. 

Angelts Caesivs epts Ttdeetints 

niC COLLOCATIT AN. D. MDXCVI. 

E nel medesimo anno celebrò la traslazione anche dei sacri corpi dei 
suoi predecessori vescovi e martiri Cassiano e Callisto, e del vescovo For- 
tunato e delle sante vergini tudertine Romana e Degna. In memoria di ciò 
vi pose r epigrafe seguente (I) : 



(t) E portata aurbe dai BollsmJisli nel toro, iv di agosto, sotto il dì i3 del mese, alla 
pag. 25 dell* ediz. veneta. 



238 



TODI 



DEI GLORIAE 
ET SANCTORVM VENERATIONI 

COIPORA SlllCTORTM CaSSUNI ET CaLIXTI MIRTTIVII 

ET FoaTYNATI CONFBSSORIS EPISCOPORTM TVDERTIIfORTM 

AC SANCTARYII DiGNAE ET RoMANAE YIRGIIIYV BJVSDEH GITITATIS 

A NicoLAo Armato bpisc. Tvd. ah. sal. MCCCI. die xix. a?g?sti 

TRASLATA ET RECONDITA 

AifGELYS Caesits Episcopys Ttdertinvs 

CAMERAE APOSTOLICAE GLERICYS PRAESIDEKS 

ANNO MDLXXX DIE XIII DECEMBRIS 

A SE REPERTA ET DILIGENTER RECOGNITA 

PER CIYITATEX SOLEMNI RITT TRAN8TVLIT 

DIE V MAJI ANNO MDXCVI. 

ET noe SEPOLCRO S?A IMPENSA MAGNIFICE EXTRYGTO 

PIE COLLOCATIT 

DIE VI MAH EJT8DEM ANNI 



Visse il vescovo Angelo al governo di questa chiesa per ben quaranta 
anni: la sua morte ò segnata nel 4606. Di tuttociò, ch'egli fece a vantag- 
gio e ad onore della sua chiesa e della città di Todi, è conservata la me- 
moria nel catalogo manoscritto de' vescovi tudertini, esistente nella biblio- 
teca Barberina, colle seguenti parole, portate anche dall' Ughelli. • Hic so- 
li lemniter urbem ingressus totam dioec<>sim perlustravit, ecclesiasticos ri- 
» tus et caeremonias restituit, pontificali pridem incognito apparatu statis 

• diebus edito populum ad ecclesiam magis frequentandam disposuit. Cle- 

• rìconim numerum, habitum, mores, consuetudines reformavit, ac oorum 

• ritualem librum edidit. Totam ecclesiam, cujus parietum singulatim po- 

• terant tunc lapides et tegulae tecti numerari, mutalione altaris et oi^a- 

• ni, tabernacolo, majori fornice, cappellis, picturis egrcgils, cancellis atque 
» insigni serica supellectiii, renovatisque campanis illustravi!. Sanctimo- 
» niales claustris contineri suaviter indixit, illasque ord. s. Francisci ex 
« monasterio collabente in tutiorem locum aulhoritate apostolica transtu- 
» lit. Aedes exiguas et angustas, novas condidit, veteres instauravit. San- 
» ctorum Cassiani et Callisti martyrum et Fortunati confessoris episco- 



ANNO 1568-16^3 S39 



• porum Tudertin. ac saoctarum Romaoae et Dignae virginum corpora 

• in tempio sancii Fortunati, illustriori sepulchro aere suo condito, solemni 

• pompa transtulit, ibidem b. Jacoboni de Benedictis ossa decentius posuit, 

■ ac b. Philippi corpus ordinis Servorum prius apud s. Marci ecclesiam sub 
» altari maiori, deinde ad ecclesiam s. Mariae gratiarum translatum collo- 
» cavit. Veluslas ecclesiae consUtutiones et novas synodaies additas impri- 

• mi fecit, una cum officio sanclorum Tudertìnorum apostolica authori- 
» tate approbato. Collecta undique monumenta proprio restituto archivio 

■ ecclesiastico collocavit, summam scutorum quatuor miile donavit sode- 

• tati Annunciationis b. Virginls prò nubendis quotannis puellis honestis 
» et pauperibus. Viam Caesiam ac plateam cum fonte sub eodem nomine 
» in urbe Tudertina ad publicum beneficium et ornatum stravit et con- 
B struxit; egcnis et senioribus alimenta continuo exhibuit, aiiaque pia 

• opera exercere nunquam cessavit. » 

Dopo la morte del generoso vescovo Angelo, fu eletto a reggere la tu- 
dertina chiesa Mabcello Laute, oriundo da Pisa, ma nato in Roma, creato 
nel medesimo di 1 1 settembre A 606 e vescovo di Todi e cardinale dei 
titolo de'sauti Quirico e Giulitta. Egli eresse in questa città il seminario 
de'cherici, che prima non v'era; piantò un nuovo convento pei frati fran- 
cescani della stretta osservanza; ebbe cura del sostentamento de' poveri, 
della riforma del clero, della istruzione de' fanciulli nelle dottrine e nelle 
massime della religione cristiana. Nel 1624 uni le monache del convento 
di s. Fraoccsco e quelle di sant'Andrea: e fu questo l'ultimo anoo del suo 
pastorale governo su questa chiesa, imperciocché, oliando, secondo il co- 
stume, ai vescovati cardinalizii suburbicarii, passò alla chiesa di Palestri- 
na, poi a quella di Frascati, quindi a Porlo, e in fine ad Ostia, ove mori 
nei 4652. 

Qui invece di lui venne eletto, addi 7 ottobre À 625, il romano Lodo- 
vico Ciuci, ch'era canonico della basilica vaticana. Consecrò nel 1629 la 
chiesa de' frati riformali di Spineta in Montione; e nel 4655 quella di 
Monte Santo. Non nell'ottobre, come scrisse l'Ughelli, ma nel settembre, 
il di 1 9, giorno di domenica, dell' anno \ 658, in elù di cinquantaselte an-^ 
ni, mori. Ulderico Carpegna, cardinale e vescovo di Gubbio, gli fu sosti- 
tuito qui nell'ottobre seguente. Celebrò nel 4641 il sinodo diocesano, e 
nei 4 645 passò a Roma e rinunziò a questa sede : in seguito poi otto alle 
diicse suburbicarie di Albano e di Frascati. Nel medesimo anno fu prov- 



ikO TODI 

veduta la santa sede tudertiD9 colla elezione di Gumbattistà Altieri, nobile 
romano, dbìera stato fatto cardinale nel di 45 luglio dello stesso anno. 
Anch' egli tenne il sinodo diocesano, e lo tenne nel 4647. Piantò in Todi 
un ospitale pei poveri; eresse una chiesa parrocchiale con accanto un pa- 
lazzo vescovile nella terra della Fratta, per sé e pe'suoi successori; intra- 
prese il viaggio per Roma, secondo che è Piovere dei vescovi, per infor- 
mare la santa Sede dello stato della propria diocesi: ma partito, ch'egli fa 
da Todi; Todi noi rivide più, e ne fu dolentissima. Giunto a Narni fu as- 
salito da apoplessia, per cui nel di 25 novembre 4654 cessò di vivere. 

Lui morto, fu eletto vescovo di questa chiesa, nel dicembre dell' anno 
stesso il genovese Gerolamo Lomellini, ch'era allora legato apostolico in 
Bologna: il continuatore dell' Ughelli noi seppe, e perciò l'omise. Non po- 
tendovisi trasferire tostamente, incaricò della reggenza della diocesi quello 
stesso, che n' era vicario capitolare. Io sono d' avviso, eh' egli non vi si 
recasse giammai, perchè in sul principio dell'anno 4656 moriva. D'allora 
sino al 4 658 amministrò questa sede, in qualità di vicario apostolico il 
vercellese Carlo Velali^ che n' era anche canonico. Alla fine, il di 48 mar- 
zo 4 658, dopo la vedovanza di oltre due anni, ebbe suo vescovo il bene- 
dettino olivetano Pibr-Maru Bichi, nobile sanese ; il quale ai 42 di giugno 
del 4 675 fu trasferito al vescovato di Soana in Toscana. Cinque giorni 
dopo ebbe Todi suo pastore Giuseppe Pianetli, da J^si, che ne prese il pos- 
sesso .nel luglio. Con grande solennità visitò e trasportò in migliore forma 
il corpo di s. Filippo servita, addi 26 settembre 4674. A sue spese rifab- 
bricò la chiesa della santissima Annunziata, eh' era stata distrutta da fu- 
rioso incendio ; l' adornò, l' arricòhi. La sua morte è segnata nel febbraio 
del 4709. Nel di 44 ottobre dello stesso anno, venne dal vescovato d'Imo- 
la ad essere pastore di questa diocesi X orvietano, e secondo altri ferma- 
no, FiLH^Po Antonio Gualtieri, cardinale del titolo di san Crisogono. Un 
nuovo seminario videsi sorgere in Todi sotto gli auspizii di lui ed a sue 
spese. Egli comperò a tal fine parecchie case, che stavano accanto all' epi- 
scopio, ed ivi ne incominciò l'erezione. Non la compi, perchè nel 4744 
rinunziò il vescovato : beasi compilla il fratello di lui, che gli fu successo- 
re, Lodovico Anselmo Gualtieri, trasferito qui dal vescovato di Veroli. Vi 
prese il solenne possesso ai 42 di febbraio del 4745, ventidue giorni dopo 
esserne stato eletto. Portò dalla chi^ sotterranea all'altare della supe- 
riore il corpo del santo vescovo e martire Terenziano; celebrò nel 4725 



ANNO 1645-1773 m 



il sinodo diocesano ; assistette in Roma a quello del papa Benedetto XIII. 
Mori nel giorno 15 luglio 4746. 

Venne a succedergli, quattro mesi e mezzo dipoi, il bolognese Gerola- 
mo II Formagiiari, eletto da Benedetto XIV il di 28 novembre 4746, con- 
sacrato nel di 6 dicembre, venuto a farvi il suo ingresso solenne la terza 
domenica di quaresima dell'anno seguente. Lasciò il vescovato spontanea- 
mente il di 5 giugno 4760. In capo a cinquantasei giorni fu provvista la 
vacante chiesa colla elezione del riminese Francesco Maru Pasini, già ca- 
nonico in patria. Fu eletto a' 51 di luglio, fu consecrato ai 25 di agosto, 
prese possesso per procura il di 27, vi fece il solenne ingresso ai 29 di 
ottobre. Venuto alla sua residenza diedesi con pastorale sollecitudine a 
fungere gli uffizii del suo apostolico ministero. Consecrò pertanto nel di 
26 maggio 4765 la chiesa collegiata di santa Cecilia, nella terra di Acqua- 
qmrta. Con più solennità e pompa consecrò anche la sua cattedrale, il di 
45 settembre 4771, sotto il titolo della santissima Annunziata, de' santi 
apostoli Pietro e Paolo, e di san Fortunato vescovo. Nell'agosto del 4775, 
eadde malato né potè riaversi mai più, benché andasse a cercare sollievo 
Deir aria nativa : a' 24 dicembre dello stesso anno moriva, pianto e deside- 
rato da tutti. Fu sepolto nella cattedrale di Rimini, ove ne adorna il se- 
polcro r iscrizione seguente : 

FRANCISCO . MARIAE . PASINO 
PATRITIO . HARIMINEN . EPISCOPO . TVDERTINO 

OLIM 

HVIVSCE . CATBDEDRALIS . CANONICO 

VIRO . DOCTRINA . ERVDITIONE 

INCOMPARABILI 

MORVM . SVAVITATE . MISERICORDIA . IN . PAVPERES 

CONSPICVO 

INGENTI . BONORVM . OMNIVM . MOERORE 

IN . PATRIA . NVPER . VITA . FVNCTO 

CANONICI . HARIMINENSES 

IVSTA PERSOLVVNT . XIX . KAL. FEBRVARH 

ANNO MDCCLXXUII. 



^o/. F. 3i 



1U% TODI 

Rimase vacanle pressoché un anno la santa cattedra tudertina: final- 
mente a' >I8 del dicembre 4775 le fu dato a pastore il vescovo di Amelia 
Tommaso Struzzi da Sinigaglia, il quale non vi durò che un quinquennio: 
mori nel 4780. Quindi in sua vece Pio VI vi nominò, addi 20 marzo dd 
medesimo anno, il fanese Gioviifiii III Lotrecchi, a cui nel 4800 ai 22 del 
dicembre venne dietro il milanese Francisco Maria II Coja, e finalmente 
nel 4805 addi 22 settembre, il temano Francesco Maru III Gazzoli, trt- 
sferitovi dal vescovato di Amelia; quegli stesso che tuttora ne tiene la 
santa cattedra ed è il decano di tutti i vescovi del mondo cattolico. 

Né di più mi resta da dire della chiesa tudertina, giacché quanto spet- 
ta all'attuale suo stato si può raccogliere facilmente dalle notizie che aUa 
loro volta portai nel progresso della mia narrazione. Soltanto la chiuderò 
coir esporre, secondo ii'solito, la serie dei sacri pastori, che di tempo in 
tempo la possedettero. 

SERIE DEI VESCOVI 



I. Neil' anno 


458. 


San Terenziano. 


II. 


439. 


Sant' Esoperanzio. 


III. 


502. 


San Ponziano. 


IV. 


504. 


San Cassiano. 


V. 


451. 


Agatone I. 


VI. 


497. 


Cresconio. 


VII 


524. 


San Callisto. 


vili. 


528. 


San Fortunato. 


IX. 


59S. 


Sabìniano. 


X. 


649. 


Lorenzo I, 


XI. 


680. 


Bonifacio I. 


XII. 


745. 


Nicolò I. 


XIII. 


787. 


Teofilatto. 


XIV. 


826. 


Giovanni I. 


XV. 


855. 


Agatone II. 


XVI. 


SCI. 


Ildérico. 


XVII. 


886. 


Uberto od Alberto. 


XVIII. 


965. 


Gregorio I. 


XIX. 


970. 


Azzo od Atto degli Azzi 



VESCOVI fki 


XX.' NeU'anoo 


4000. 


Giovanni II. i 


XXI. 


4027. 


Teudaldo. 


XXII. 


4037. 


Gregorio II. 


XXIII. 


4049. 


Arduino. 


XXIV. 


4068 


Rodolfo. 


XXV. 


407S. 


Gptifredo. 


XXVI 


4095. 


Guitardo. 


XXVII. 


4409. 


Oddo. 


XXVIII. 


4445. 


Lorenzo II. 


XXIX. 


4448. 


Ottone. 


XXX. 


4444. 


Graziano. 


XXXI. 


4479. 


Rustico Brancalconi. 


XXXII. 


4249. 


Bonifacio II de' conti di Golmczzo. 


XXXIII. 


42S8. 


Jacopo I Ghezzi. 


XXXIV. 


4250. 


Jacopo II degli Àzzi. 


XXXV. 


4252. 


Pietro Gaetani. 


l XXXVI. 


4276. 


Fra Bentivenga de' Benttyeoghi. 


1 XXXVII. 


4278. 


Fra Angelario de' Bcntivenghi. 


1 XXXVIII. 


4286. 


Nicolò II. 


1 XXXIX. 


4289. 


Enrico. 


1 ^- 


4292. 


Nicolò III Armati. 


XLI. 


4326. 


Ranuccio degli Atti. 


XML 


4356. 


Andrea degli Atti. 


XLIII. 


4374. 


Stefano card. Palosio. 


XLIV. 


4396. 


Antonio I Calvi. 


XLV. 


4405. 


Guglielmo Normandi. 


1 XLVI. 


4407. 


Francesco I de Ayello. 


[ XLVII. 


4425. 


Fra Angelo I Scardeoni. 


1 XLVIII. 


4429. 


Antonio II di Anagni. 


XLIX. 


4434. 


Germanico. 


L. 


4436. 


Bartolomeo Aglioni. 


LI. 


4472. 


Costantino Eruli. 


LII. 


4474. 


Francesco II Mascardi. 


LUI. 


4499. 


Basilio Mascardi. 


LIV. 


4517. 


Alderico Billioti. 


LV. 


4534. 


Federico Cesi. 



nUr 



T O DI 



LVI. NeiraDno 4545. 

LVII. 4566. 

LVIII. 4606. 

LIX. 4625. 

LX. 4638. 

LXI. 4645. 

LXII. 4654. 

LXIII. 4658. 

LXIV. 4675. 

LXV. 4709. 

LXVI. 4745. 

LXVII. 4746. 

LXVIII. 4760. 

LXIX. 4775. 

LXX. 4780. 

LXXI. 4800. 

LXXII. 4805. 



Giovanni-Andrea Cesi. 
Angelo II Cesi. 
Marcello card. Lante. 
Lodovico Cinci. 
Ulderico card. Garpegna. 
Giauibattista card. Altieri. 
Gerolamo I Lomcllinì. 
Pier-Maria Bichi. 
Giuseppe Pianetti. 
Filippo Antonio card. Gualtieri. 
Lodovico Anselmo Gualtieri. 
Gerolamo li Formagliari. 
Francesco Maria I Pasini. 
Tommaso Struzzi. 
Giovanni III Lottrechi. 
Francesco Maria II Coja. 
Francesco Maria III Gazzoli. 



-«»©<.. 



CARSVLA 



ileff Umbria, a quattordici miglia da Narni, a sei da Todi verso le- 
vante, secondochè racconta il Cluverio (4), esìsteva una città illustre, la 
quale Caesuli, o Caesula, secondo Tacito (2), si nominava. É di opinione 
il suddetto geografo, eh' essa esistesse dov' è ora il borgo di Cassigliamo, 
e vuole, che il nome di Carsuta si cangiasse col tempo in Carseolano, in 
CaniUano e finalmente in Cassigliano. Dicesi che colà avesse un gran tem- 
pio il dio Marte, dal che il luogo si nominasse anche Vicus Mcariis ; e vol- 
garmente poi nei tempi cristiani prendesse il nome di Santa Maria in Pan- 
Umo. Narrando della diocesi di Todi, tra i cui recinti si trova quel borgo, 
ho portato in sulle prime pagine (5) un'iscrizione, che ci assicura del culto 
prestato a Marte. Dicesi, che un tempo vi esistesse anche sede vescovile ; 
ma non so come persuadermene, in tanta vicinanza con Todi; se pur non 
vogliasi dire, che il vescovato di Todi incominciasse in Carsula. Certo è, 
^ che non si conosce verun monumento, da cui se ne possa concbiudere con 
sicurezza V esistenza. 

Sulla fede di monumenti manoscritti della chiesa ternano, il Ferrari 
nel suo catalogo de' santi d' Italia, sotto il di 2 gcnnaro, nominò un san 
VoirUsuNo vescovo di Bevogna; ma io piuttosto lo direi di Carsula ossia 
di Cassigliano. L' Ughelli aggregò questo santo pastore alla serie dei ve- 
scovi di Terni, e lo pose successore di san Procolo circa 1' anno 310. Io 
neDa mia narrazione della chiesa ternana ne ho parlato, ed ho esposto an- 
che lù ( ^) il mio pensamento. Del resto, lascio la cosa nella dubbiezza, in 
cui r ho trovata. 



(i) Geograph. llaliac Anliq. lìb. ii, (3) Nella pag. 2i4- 

cap. TU, Qum. xx. (4) ^^^^' "^^ ^^^- '^> *'^^ P^S* ^'^' 

(a) Uistoriar. lib. in. 



CITTÀ DELLA PIEVE 



Ou di un colie ameno e rìdente, a poche miglia dali* antica città di 
Chiami, sorge l'odierna Cittì della Piete, ignota agli scrittori delle cose 
dei primi secoli dell'Italia. Era nulla più di un castello etrusco, testimo- 
nio più volte de' bellicosi scontri delle armate romane colle etrusche; e 
nominavasi Caslrum Plebii. Apparteneva al ducato di Chiusi, ed era sog- 
getta alla pastorale giurisdizione del vescovo chiusino, e col nome di Cor 
M delia Pieve la s'intitolava sino all'anno 4600 ; finché cioè il pontefice 
Clemente Vili la sollevò al grado di città e di città vescovile. Era per altro 
anche nei tempi romani un luogo di qualche considerazione: certo essa ne 
fu municipio ; e lo si seppe da una pietra, trovata nello scavare le fonda<^ 
menta della nuova chiesa de francescani, e su di essa Icggcvasi: 

6EN. MVNI. LEG. MAN. C. F. L. 

le quali parole furono dagli eruditi spiegate: Genio municipali Legio Mani" 
Uà Catilinae fautrix libavit (\). « Cotesta lapide ricorda due fatti storici, 
■ scrive il dotto illustratore di questa città (2), la Pieve in primo luogo 
» decorata del privilegio di Municipio romano, e la permanenza in essa 
» delle truppe capitanate da quel Manilio, che, per la lega sociale patteg- 
» giando si era afforzato in Fiesole, ma che poscia abbandonando la cau- 
» sa del popolo, consegnò quel punto alle truppe di Catilina ecc. » 

(i) Brasavoli ne* suoi Frammenti sto- (2) Antonio Baglioni, Città della Pie- 

rici; Bolletti, Mem, stor. di Città della ve illustrata, lettere storiche, Monlefia- 

Pieve ; Mis. di Giuseppe Bocci, il quale al- acone t845, pag. 68. 
testa di aver fedulu la lapide nel 1809. 



248 CITTA DELLA PIEVE 



Nel medio evo il Castello della Pieve si governò a comune ed ebbe uno 
stato indipendente, riconosciuto dai principali sovrani e dalle repubbliche 
di quei tempi. Fu per qualche tempo del partito guelfo, poi abbracciò il 
ghibellino: diventò feudo del celebre capitano Braccio da Montone: passò 
alla fine sotto l'assoluta e intiera dipendenza della santa Sede; e in questo 
suo ultimo stato le fu imposto Y obbligo di mantenersi armata a proprio 
conto. Ma lasciando da parte il racconto delle politiche vicende di questo 
rinomato castello prima che diventasse città ; perciocché di esse ragionò 
eruditamente il sullodato pievcse dott. Antonio Baglioni ; uè occupandomi 
di raccoglierne le notizie sacre, finché fece parte della diocesi di Chiusi, 
vengo a parlare di essa neir epoca della sua letizia; nelFanno 4600. • Fu 
» questo un anno di giubilo, scrive il Baglioni (4), per la Pieve: il sommo 
» pontefice Clemente Vili, della nobilissima famiglia degli Aldobrandioi, 
» volle ricompensarla di sua devozione alla santa Sede e zelo mai senipre 
n dimostrato dai suoi cittadini nella difesa del trono e diritti della Chiesa, 
• coir innalzare la sua chiesa dei santi Gervaslo e Protasio all'aito onore 
» di sede vescovile immediatamente soggetta alla santa Sede apostolica. Il 
» pubblico Consiglio, perché si avesse un perpetuo monumento di tanto 
» onore, aveva decretato, che air antico nome di Castel della Pieve venis- 
» se sostituito quello di Città Aldobrandina, ma la modestia del pontefice 
» non il permise ed ordinò, che si dovesse denominare Città della Pieve. » 

Ma prima di tutto, come ho fatto nella storia delle altre chiese, io devo 
portare la bolla pontificia, che solleva la nuova città air ecclesiastico ono- 
re, di cui sto narrando. Essa é la seguente, inserita nel bollario romano: 
ma si noti, che quella che portò V Ughelli, non é già la bolla della erezio- 
ne di questa nuova chiesa vescovile ; ma è la bolla della separazione di 
una parte della diocesi di Chiusi e de' suoi redditi, per unirli alla già eretta 
nuova cattedrale di Città della Pieve. La bolla di erezione ha la data de' 25 
settembre dell' anno 4600; che fu l'anno appunto della nuova erezione; 
quella di separazione de' fondi sunnominata è del di 9 novembre dell'an- 
no seguente. 



(1) Pag. 261. 



ARNO 1600 21^9 



CLEMENS EPISCOPVS SERWS SERVORVM DEI 

AB PBtPETYAll REI HEMOBUM. 

«In superemìnenti militantis ecclesiae soiio et apostolicae potestatis 

• plenitudine summa Redemptoris nostri benignitate constituti nuoc in 
» Boris sedibns et ecclesiis episcopalibus in irriguo ipsius militantis ee- 
» clesiae agro plantandis et instituendis, nunc in dioecesum partibus divi- 

• dendis pastoralis offieii nostri partes, prout locorum et temporum ratio- 

• nes postulant, libenter eonferimus, ut exinde divinus cultus et <^hri8tifi* 

• deliom devotio peramplius ougeatur animarumque salus subsequatur ac 
M oppida populi multitudinc referla praesertim in statu nostro ecclesiasti- 
» co^consistentia dignioribus titulis et specialibus favoribus iUustrentur, 
» eorumque ineolae novarum sedium et ecclesiarum hujusmodi propaga- 

• tione ac propriorum praesulum assistentia et regimine suffulti proficiant 
» semper in Domino et quod in temporalibus sunt adempti non careant 

• in spiritualibus incremento. Hinc est, quod nos ex certis rationabilibus 
B causis animum nostrum moventibus, habita prius desuper cum venera- 
B bilibus fratribus nostris matura deliberatione, de illorum Consilio et 

• apostolicae potestatis plenitudine, ad Omnipotentis Dei laudem et glo- 
m riam ac catholicae fidai eialtationem, oppidum Castri PId)is, ac terras, 

• Tilias et castra Piagarti!, Panicalis, Pacciani, Monyconìni, Tavernella- 
» rum, Collegii sancti Poli, et Montalerac in agro Perusino, ac Laviani, 
j» Pusteoli, Gioelle et Panigarolae cum ceteris locis in universo marchio- 
j» natu Clusii, necnon Trivinani, Montis Leonis, et Salicis in comitatu et 
j» districtu Urbevetano consistcntia, ac Camporsenoli nostrae et Sedis apo- 

• stolicac temporali ditioni immediate et mediate respective subjecta, et 

• sanctae Florae Clusinensis dioecesis cum illorum territoriis, clero, po- 

• pulo, personis ecclesiasticis, monasteriis, piis locis et beneficiis ecclesia- 

• sticis cum cura et sine cura, saecularibus et quonunvis ordinum regu- 
j» laribus, nec non quibuscumque juribus et actionibus, quae prò tempore 
» existens episcopus Clusinus ra tione jurisdictionis et legis dioecesanae in 
» illis habet et pcrcipit, ac habere et percipere consuevit, ab ecclesia clu- 
» Sina ad praesens, per obitum bon. mem. Ludovici episcopi clusini extra 
> romanam curiam defunctì, pastore carente, ex dieta dioecesi apostolica 



250 CITTA DELLA PIBVB 



» auctoritate tenore praescDtium perpetao dividimus et separamus: sicque 
» divisa et separata ab omni jurisdictione et superioritate, vifiilatione, cor- 
1 rectione, dominio et potestate ipsius episcopi clusini prò tempore exi- 
» stentis, ejusque vìcarii et ofGciaiis ac soiutione quorumcumque jurium 
» ei per clerum, populum et personas hujusmodi ratione superiorìtatis, 

■ visitationis correctionis dominii et potestatis praedictomm quomodolibet 
» debitorum auctoritate et tenore praefatis etiam perpetuo eximìoras et 
» liberamus, dictumque oppidum Castri Plebis in civitatem Castri Vkbh 
n nuncupandum, ac illius saecuiarem et collégiatam ecclésiam sanclorum 

■ Gervasii et Protusii in catbedralem sub eadem invocatione cum digni- 
» tate, jurisdictione et mensa episcopalibus aiiisque cathedraiibus insigni- 
» bus nec non praeminentiis, bonoribus et privilegiìs, quibus aiiae cathe- \ 
» drales ecclesiae de jure voi consuetudine utuntur, potiuntur et gaudente 
» ac uti, potiri et gaudere possunt et poterunt quomodolibet in futunim, 
» prò uno episcopo Castri Plebis nuncupando, qui eidem auctoritate et 
» tenore similiter perpetuo. erigimus et instituimus. Ac ipsi ecclesiae sic 
» in catbedralem ercctae civitatem Castri Plebis ejusque incolas et habi- 
» tatores prò civitate et civibus, alia vero castra, terras, villas et loca 
» divisa et separata praefata prò ejus dioecesi ac ecclesiasticas prò clero 
» et saeculares personas in eisdem civitate et dioecesi Castri Plebis prò 
» tempore degentes prò populo, auctoritate et tenore simìlibus, pariti 
n perpetuo concedimus et assignamus, illaque omnia et singula episcopo 
» Castri Plebis prò tempore existenti quoad legem dioeoesanam ac episco- 
9 palcm et ordinariam jurlsdictionem : ecclésiam autem et prò tempore 
» existentem episcopum Castri Plebis hujusmodi dictae Sedi immediale 
» subjicimus et sub bealorum Petri et Pauli apostolorum dictaeque Sedis 
protectionc et tutela suscipimus. Insuper omnia et singula fructus, red- 
» ditus, proventus et bona mensae episcopalis dictae ecclesiae Clusinae 
» demptis et remancntibus prò ea ac episcopo clusino prò tempore exi- 
» stente tot ex ipsis fructibus, redditibus, proventis et bonis per commis- 
» sarium ad id a Sede apostolica praefata deputandum designandis et as- 
» signandis, quod illorum valor ad summam miHe scutorum monetae an- 
» nuatim judicio dicti commissarii asceadat, ab eadem mensa episco- 
» pali clusina, auctoritate et tenore paribus, itidem perpetuo sepai*amus 
» et dismembramus, illaque sic separata et dismembrata dictae mensae 
» episcopali Castri Plebis prò ejus dote ac episcopi Castri Plebis prò 



A fi PI 



16dO 



25t 



tempore esistenti substentoiioné, aucloritate et tenore praéfatis, etiam 
perpetuo applicamus et appropriamus : ita quod liceat eidem episcopo 
Castri Plebis prò tempore esistenti, scquulis designatione et divisione a 
diete eommìssario, ut praefertur, faciendìs, corporalem, reaiennet actua- 
leoi possessionem fructuum, reddituum, proventuum et honorum eidem 
mensae episcopali Castri Plebis applicaadorum et appropriatorum per 
se, vel aliud, seu alios ejus nomine propria auctoritate libere apprehen- 
dere et perpetuo retinere, illorumquc fructus, redditus, proventus, jura, 
obventiones et emolumenta percipere ac in suos dictaeque mensae epi- 
scopalis Castri Plebis usus et ulilitatem convertere, futuri episcopi clu- 
6im et cujusvis alterius licentia desuper minime requisita. Praeterea 
episcopo prò tempore esistenti et capitulo ac clero civitatis et dioecesis 
Castri Plebis bujusmodì, illorumquc incolis et babitatoribus, ut omnibus 
et singulis privilegiis, exemptionibus, libertatibus, immunitatibus, favo- 
ribus, gratiis et indultis, quibus episcopi et capitula aliarum cathedra- 
lium ecdesiarum ac civitatis et dioecesis, eorum clerus, incoiae et babi- 
tatores de jure vel consuetudine, aut alias utuntur, potiuntur et gau- 
dent, ac uti, potiri, et gaudere possunt et poterunt, quomodolibet in fu- 
turum uti et gaudere possint, eìsdem auctoritate et tenore, concedimus 
et indulgemus. Non obstantibus praemissis ac constitutionibus et ordi- 
nationibus apòslolicìs, nec non ecclesiae cìusinae juramento, confirma- 
tione apostolica, vel quavis Grmitate alla roboratis statutis et consuctu- 
dinibus, privilegiis quoque, indultis et literis apostolicis, sub quibuscum- 
que tenoribus et formis, ac cum quibusvis etiam derogatoriarum dero- 
gatoriis, aliisque efficacioribus et insolitis clausulis, nec non irritanti- 
bus et aliis decretis in genere vel in specie ac alias quomodolibet con- 
cessis, approbatis et innovatìs. Quibus omnibus etiamsi prò illorum suf- 
flcienti derogatione alias de illis eorumque totis tenoribus, specialis, spe- 
ciflca, expressa et individua, ac de verbo ad verbum, non autem per 
clausulas generales idem importantes ; mentio, seu quaevis alia expressio 
babenda, aut aliqua alia exquisita forma ad hoc servanda esset, tenores 
hujusmodi, ac si de verbo ad verbum nihil penitus omisso et forma in 
illis tradita observanda inserti forent, praesentibus prò sufficienter ex- 
pressis habentes, illis alias in suo robore permansuris, hac vice dumta- 
xat specialiter et expresse derogamus, ceterisque contrariis quibuscum- 
que. Nulli ergo omnino hominum liceat, etc. = Datum Romae apud 



2SS CITTA DELLA PIEVE 



» sanctuin Petrum anno Incarnationìs Dominicae millesimo sexcentesimo 
» ^ptimo kalend. octobr. pontificatus nostri anno nono. » 

Eretta per la bolla, che ho recato, la nuova sede vescovile di Città 
della Pieve, e stabilitane cattedrale la stessa chiesa de* santi Gervasio e 
Protasio, che prima n' era la collegiata, non altro mancava a compimento 
deir opera, se non che si focesf^ro le progettate separazioni delle rendite 
dalla chiesa e dal vescovato di Chiusi, per formare la dote della chiesa e 
del vescovato di Città della Pieve, e poscia che le fosse assegnato il pro- 
prio padre e pastore. La separazione suddetta, T istituzione del capitolo 
canonicale, la determinazione dei limiti delle due diocesi e tuttociò che vi 
potesse avere relazione, fu stabilito e decretato con una seconda bolla del 
pontefice, la quale tosto io soggiungo, ed è quella appunto, che il buon 
Ughelli credè bolla di erezione della nuova cattedra vescovile, e come tale 
spacciò ed inserì nella sua narrazione dei vescovi di questa chiesa. Una 
sola cosa mi vien fatto qui di osservare sull'esame della bolla, che ho re- 
cato, e di quella, che sono per recare, ed è, la nuova città essere stata dal 
pontefice intitolata città del Castello della Pieve (civitas Castri Plebis)^ non 
già, come comunemente suol nominarsi, Ciltà della Pieve, Ma si venga alla 
bolla de' 9 novembre 1604 : è la seguente. 

CLEMENS EPISCOPVS SERVVS SERVORVM DEI 

▲D PERPETTAU REI BIElffORIAM. 

« Super universas orbis Ecclesias, co disponente, qui cunctis imperat 
n et cui omnia obediunt, nullis nostris meritis constituti, pervigiles mentis 
B nostrae oculos circa fructuosam agri dominici culturam frequenter diri- 
» gimus et divino fulcti praesidio, quo cuncta fere populorum suorum 
» fidelium utiUtate et salute disponuntur ad ea, quae per ìpsarum Eccle- 
» siarum praeserUm cathedraUum a nobis noviter ereclarum status pro- 
li spere et feliciter dirigi divinusque cultus ac beneficiorum mìnistrorum 
ji ecciesiasticorum in eis numerus augeri nec non collegia prò juventutis 
» in pietate et ecclesiasticis aliisque fructuosis disciplinis eruditione et in- 
» structione propagari, animarum quoque cura, qua nullum in terris gra- 
» vius onus inveniri potest, fructuosius exercere valeant, propensis siudiis 
n intendimus, ac in iis pastoralis officii nostri partes fayorabiliter intcrpo- 



A 11 NO 1600-1601 253 

oinras, prout rerum, locorum, et teinporum qualitotibus debite pensatis 
conspicimas in Domino salubriter expedire. Alias siquidem nos ex certis 
caosis habita prios desuper cum Tenerabilìbus fratrìbus nostrìs sanctae 
rwianae Ecclesiae cardinalibus matura deliberatione de illorum Consilio 
et apostolicae potestatis plenitudine per alias nostras literas oppidum Ca- 
stri Plebis, castra ac terras, villas Plagarii, Panicalis, Pacciani, Mun- 
giOYini, TaTemellarum, Collis Sancti Poli, Montalaesae agri Perusini, 
Laviani, Puteoli, Gioellae et Panicarolae cum eeteris locis in universo 
marchionatu Glusii nec non Triviani, Montis Leonis, et Salicis in comin 
tata et districtu Urbevetano consislentia ac CamporsevoU nostrae et Se- 
dis apostolicae ditioni temporali immediate et mediate respective subje- 
età, Sanctae Florae tunc clusinac dioecesis cum illorum territoriis, cle- 
ro, populo, personis ecclesiasticis, monasteriis, confraternitatibus etiam 
laicorum et piis locis ac beneficiis ecclesiasticis cum cura et sine cura 
saecularibus et quorumvis ordinum regularibus, nec non quibuscumque 
juribus et actionibus, quae prò tempore episcopus clusinus ratione juris- 
dictionis et legis dioecesanae in illis habebat et percipiebat ac babere et 
percipere poterai, ab ecclesia clusina etiam tunc per obitum bonae memo- 
riae Ludovici episcopi clusini, extra romanam curiam defuncti, pastore 
carente a dieta dioecesi perpetuo divisimus et separavimus, sicque divisa 
et separata ab omni jurisdictionc, superioritate, visitatione, correctione, 
dominio et potestatc ipsius episcopi clusini prò tempore existentis ejus- 
que vicarii et ofGcialis, ac solutione quorumcumque jurium eidem epi- 
scopo ratione jurisdlctionis, siipcrioritatis, visìtationis, correctionis, do- 
minii et potestatis hujusmodi quomodolibct debitorum etiam perpetuo 
exemimus et libcravimus, dictumque oppidum Castri Plebis in civitatem 
Castri Plebis nuncupandam nec non illius saeculàrem et collegiatam 
ecclesiam sanctorum Gervasii et Protasii in caUiedralem sub eadem in- 
vocatione cum dignitatc, jurisdictionc, et mensa episcopalibus aliisque « 
cathedralibus insignihus, nec non praeeminentiis, honoribus et privile- 
giis, quibus aliae cathedrales ecclesiae de jure vel consuetudine uteban- 
tur, potiebantur et gaudebant, ac uti, potiri et gaudere polerant quomo- 
dolibct in futurum prò uno episcopo Castri Plebis nuncupando, qui 
eidem ecclesiae Castri Plebis praeesset, similiter perpetuo ereximus et 
instituimus, ac ipsi ecclesiae sic in catbedralem erectae civitatem Castri 
Plebis ejusque incolas et habitatores prò civitate et civibus, alia vero 



iìih CITTÀ DELLA PIEVE 



castra, terras, villas et loca divisa et separata praefata prò ejus dioecesi 
ac ecclesiasticas prò clero et saeculares personas in eisdem civitate et 
dioecesi Castri Plebis prò tempore degentes prò populo pariter perpetuo 
coficessimus et assignavìmus, iUaque omnia et singola episcopo Castri 
Plebis prò tempore esistenti quoad legem dioecesanam ao episeopalem 
et ordinariam jurisdictionem, ecclcsiam et prò tempore existentem epl 
scopum Castri Plebis hujusmodi dictae Sedi immediate subjecimus ac 
sub beatortim Petri et Pauli apostoiorum dictaeque Sedis protectione et 
tutela suscepimus. Insuper omnia et singulà fructus, redditus, proventus, 
et bona mensae episcopaiis dictae ecclesiae ciusinae demptis et rema- 
nentibus prò ea ac episcopo clusino prò tempore existente tot ex ipsis 
fructibus, redditibus, proventibus et bonis per commissarium ad id a 
Sede praedicta deputandum designandis et assignandis, quot illorum 
valor ad summam mille scutorum monetae annuatim judicio dicti com- 
missarii ascenderit ; ab eadem mensa episcopali clusina itidem perpetuo 
dismembravimus et separavimus; sicque dismembrata et separata dictae 
mensae episcopali Castri Plebis prò ejus dote ac episcopi Castri Plebis 
prò tempore existentis sustentatione etiam perpetuo applicavimus et ap- 
propriavimus, ita quod liceret eidem episcopo Castri Plebis prò tempore 
existenti, sequutis designatione et divisione ab eodem commissario, ut 
praefertur, faciendis, corporalem possessionem frucluum, reddituum, 
proventuum ac bonorum eidem mensae episcopali Castri Plebis appli- 
catorum et appropriatorum per se vel alium seu alios ejus nomine pro- 
pria auctorilate apprehendere et perpetuo reiinere, illorumquc fructus, 
redditus, proventus, jura, obventiones et emoluraenta porcìpcre, exigere 
et levare ac in suos dictaeque mensae episcopaiis Castri Plebis usus et 
utilitatem convertere, futuri episcopi clusini e| cujusvis alterius licentia 
desuper minime requisita, prout in dictis litteris pleuius eontinetur. 

t Cum autem postmodum dilectus filius magister Anselmus Dandinus 
notarius noster de numero participantium et in ulroque signatura no- 
stra referendarius, quem in illis partibus commlisarium et visitatorem 
apostolicum specialiter destinavcramus et deputaveramus, vigore facul- 
tatum sibi desuper a nobis concessarum ad divisionem et assignationem 
fructùum, reddituum et proventuum ac bonoruin hujusmodi pi*ocedens, 
illa ita dìstinxerit et repartitus fuerit, ut salvis remanentibus prò dieta 
mensa episcopali clusina illis quae in dominio Senensi et alibi, extra 



kuno i60i ., 25!( 



• tamea loca ditioni nostrae temporali subjecta consistebant, relìqua omnia 
» et sioguia in eivitate et dioecesi Castri Plebis et aliis locis ditioni nostrae 

• temporali subjectis praedictis consistentia dictae mensae episcopali 

• Castri Plebis cederent illique assignata, applicata et appropriata esse 
9 coiserentur. Praeterea sodetatum seu confìratemitatum in dieta eivitate 
ji Castri Plebi» conslitutarum nqmerum minus necessarium resecando et 
t restringendo, nonnallas ex eis videlicet puerorum saneti Salvatoris, san- 

• di Antonii, sanctae Mariae noveliae et ejusdem sanctae Hariae gratia- 

• rum nuncupat, earmnque nomina, titulos et donationes perpetuo sup- 
» presserit et extinxerit, expediens qooque et opere pretinm fore censnerit, 

• ut ab ipsa ecclesia Castri Plebis, quae etiam parochialis existit et in qua 
9 praeter pontificalem nulla alia dignitas et nonnisi quinque canonicatua 

• et totidcm praebendae sunt institnti, cura animarum illius parocbìano- 

• rum per tres caaonicos et duos cappellanos ejusdem eeclesiae, Castii 

• Plebis exerceri solita abdicetur et ad alias circumvicinas ecclesias trans- 

• sferatur, nec non in eadem ecclesia Castri Plebis ministrorum et bene 

• ficiorum ecclesiasticorum numerus augeatur alìaque infrascripta fiant, 

• prout in processu desupor ab ipso Anselmo commissario et visitatore 

• eonfecto plenius dicitur contineri, et prioratus saecularis seu parochia- 

• lis eeclesiae prioratus nuncupata sanctorum Petri et Pauli dicti castri 
9 Montis Leonis per liberam rcsìgnationem dilecti filii Francisci Honupbrii 
w nuper prioris prioralus, seu rectoris, prioris nuncupati eeclesiae sancto- 
9 rum Petri et Pauli hujusmodi de ìlio seu illa, quem, seu quam tunc ob- 
w tinebat, in manibus nostris sponte factam et per nos admissam apud Se- 
» dem praedictam vacavcrit et vacet ad praescns nullusque de ilio seu illa 

• praeter nos, prò eo quod dudum omnia beneGcia ecclesiastica cum cura 
» et sine cura apud Sedcm eamdem vacanlia et in antea vacatura colla- 
» tioni et dispositioni nostrae reservavìmus ac irritum et inane decrevi- 
» mus si secus super eis a quoquam quavis auctoritate scienter vel ìgno- 
9 ranter conligcrit attentari, hac vice disponere potuerit, sive possìt, re^ 
t servatione et decreto obsistentibus supradictis. Et sicut accepimus dile- 
» clus filius Joseplius Orlandus laicus Castri Plebis omnia sua bona in 
» dotem aliorum canonicatuum et praebendae in dieta ecclesia Castri Ple- 
» bis erigendorum post ejus tamen obitum perpetuo donare intendat et 
t ex nunc donat. Nos ipsius eeclesiae Castri Plebis prospero statui et 
» salubri directioni diviuique cultus ac benificiorum et ministrorum ec- 



r 



256 CITtl 0BLLA PIBTB 



clesiasticorum in ea incremento, nec non juventutis civitatis et dioece- 
sis Castri Plebis Iiuju9aiodi in piotate, religione et ecclesiasticis discipli- 
nis instructioni et profectni consulere, aliasque in praemissis opportune 
providere volentes nec non titterarum et processus hujusmodi ac qua- 
rumcumque aliarum unionam, annexionum, incorporationum, applica- 
tionum et appropriationum dictae mensae capitulari et erigendis paro- 
chialibus ecclesiis infrascriptis, hactenas forsan factarum tenores, nec 
non confraternitatum suppressarum et erìgendarum parocfaialium ac 
bospitalis et cappellae hujusmodi fructuum et decimarum veros annuos 
valores praesentibus prò expressis habentes, motu proprio non ad 
alicujus nobis super hoc oblatae petitionis instantiam, sed ex certa 
scientia nostra et de ejusdem potestatis plenitudine, divisionem et 
distinctionem, repartilioDem, assignationem, suppressionem, e!Ktinctio- 
nem et alia a dicto Anselmo commissario et visitatore in praemissis et 
circa ea facta decreta et ordinata, cum inde sequutis quibuscumque, 
apostolica auctoritate tenore praesentium approbamus et confirmamus 
ac rata et grata babemus, omnesque et singulos tam juris quam facti ac 
solemnitatum etiam substantialium defectus,NBi qui intervenerint in eis- 
dem supplemus ac etiam clusinum quam Castri Plebis episcopos prò 
tempore existentes divisioni, distinctioni, repartitioni et assigDationi per 
dictum Anselmum commissarium et visitatorem, ut praefertur, factis, 
etiamsi fruetus, redditus, proventus et bona cuilibet ex episcopis et 
earum mensis pracdietis respective assignata ad valorem annuum mille 
scutorum non asceadant, omnino stare et acquieseere, ac fructibus, red- 
ditibus, proventibus et bonis per eumdem Anselmum commissarium et 
visitatorem sic assignatis ; clusinus videlicet iis, quae in dominio senensi 
et alibi extra loca ditioni nostrae temporali subjecta ; Castri Plebis vero 
episcopi praedicti illis, quae in praedictis civitate et dioeccsi Castri Plebis 
et aliis locis temporali ditioni nostrae subjectis consistunt, contentos esse 
debere, nec quicquam ultra illa ex praetextu incompetentis dotis, sive 
cujusque mensae episeopalis praeteaderc^ neque se invicem desuper con- 
tra divisionis, repartitionis et assignationis hujusmodi continentiam et 
tenorem molestare, aut uDum eorum adversus allerum agere vel expe- 
riri posse decernimus et declaramus : et nihilominus eisdem divisioni, 
repartitioni, distinctioni et assignationi inhaereates rcmovenlibus dictae 
episcopali clusinae illis, qui in dominio senensi et alibi extra loca ditioni 



ANNO 1601 



257 



nòstrae temporali sobjecta consistebant^ reliqua omnia et singula illius 
froetus, redditus, proventus et bona in praedictis civitate et dioecesi Ca- 
stri Plebìs ac aliis locis ditioni nostrae temporali subjectis consistentia 
ab eadem mensa episcopali clusina de novo, auctoritate et tenore prae- 
dictis perpetuo separamus et disraembramus illaqùe sic separata et dis- 
membrata praedictae mensae episcopali Castri Plebis, eisdem auctoritate 
et tenore, etiam perpetuo applicamus et approprìamus.. 

» Insuper in dieta ecclesia Castri Plebis unum archidiaconatum futu- 
ram in eo dignitatem majorem post pontificalem prò uno arcbidiacono, 
qui caput capituli ejusdem ecclcsiae Castri Plebis existat et inibi praesit 
ac tres canonicatus et totidem praebendas prò tribus canonicis ultra 
quinque alios canonicos ibidem existentes qui omnes insimul una cum 
dicto arcbidiacono capilulum hujusmodi constituant et apud ipsam ec- 
clesiam Castri Plebis personaliter residendo horas canonicas tam diur- 
nas quam nocturnas aliaque divina officia servata ecclesiastica disciplina 
celebrare et recitare ac alias illi in divinis laudabilitcr deservire debeant. 
Praeterea confraternitatum sanctae Mariae Alborum nuncupatae et san- 
ctissimi Nominis Jesu, nec non sancii Petri ecclesias etiam Castri Plebis 
de dilectorum filiorum modemorum illarum confratrum consensu, salvis 
tamen eorum juribus in parochìales ecclesias prò tribus illarum futuris 
rectoribus nec non in prìoratu seu ecclesia sanctorum Petri et Pauli hu- 
jusmodi unam vicariam prioratum nuncupandam prò uno vicario priore 
nuncupando et unam cappellaniam perpeiuas prò uno cappellano peipe- 
tuis, qui omnes sint presbyieratus ordine, seu tali aetate constituti, ut ad 
illum proximis inde temporibus a jure statutis promoveri possint, ac re- 
ctores videlicet et vicarius suis rcspective ecclesiis hujusmodi per se ipsos 
in divinis deservire et curam animarum earum parochianorum prò tem- 
pore existentium exercere ac illis ecclesiastica sacramenta ministrare, 
ceteraque parochialia onera et officia subire, cappellanus vero ipsum vi- 
carium in prioralus seu ecclesiae sanctorum Petri et Pauli hujusmodi 
servitio ac curae animarum illius parochianorum exercitio, missarumque 
celebratione coadjuvare: confralrtf; autem praedicti in ipsis parochiali- 
bus ecclesiis, in quibus eorum confì*aternitates sunt institutae expensas 
prò custodia et cultu sanctissirai Sacramenti necessarias facere, singu- 
lìsque earum rectoribus tantum quantum prò missis et aliis divinis 
officiis celcbrandis exponere consueverint, praestare et subministrare 



yoi, y. 



33 



258 CITTA DELLA PIEVE 



» tencantur,omDium vero canonicatuom etpraebendarum acparochialium 
» ccclesiarum vicariae et cappellaniae bujusmodi, illorum vacatione prò 
» tempore occurrente, collatio, provisio, et omnimodd dispositìo ad dictum 
n episcopum Castri Plebis prò tempore existentem, cessantibus reservatio- 
nibus apostolicis, quo ad parochiales ecclesias videlicet et vicariom hu* 
» jusmodi in conoursu, servata forma concilii Tridentini, pertineat. 

Praetcrea prope dictam ecdesiam Castri Plebis, vel in aliquo con- 
» venienti loco ad id a futuro illius praesuie, eligendo, unum seminarium 
n ecclesiasticum puerorum civitatis et dioecesis Castri Plebis hujusmodi, 
» in co juxla formam dicti concilii Tridentini introducendorum, auctori* 
n tale et tenore praedictis, similiter erigimus et instituimiis. Nec non ab 
» ecclesia Castri Plebis ac tribus illius canonicis et duobus cappellanis 
» praefalis omnimodam curam animarum parochianorum, juraque, officia 
» et exercitia parochialia universa una cum ipsis parochianìs et quoad GCG 
» starla grani summam sexaginta due. aur. de camera vel circa consti- 
» tucntia annuatim, ut etiam accepimus, omnibus decimìs per incolas et 
>» habitaiores civitatis Castri Plebis hujusmodi et illius territorii cisdem 
• tribus canonicis et duobus cappellanis ratione exercitii curae animarum 
» hujusmodi solvi solitis, seu debitìs auctorìtate et tenore similibus pariter 
> perpetuo abdicamus, curamque animarum ac jura ofGcia et exercitia 
» parochialia sic abdicata cum eisdem personis ad sanctae Mariae Albo- 
» rum et sanctissimi Nominis Jesu, nec non sancti Petri ecclesias in paro- 
n chialos efectas praedictas juxta designatio;iem desuper ab ipso commis- 
» sario et visitatore factam transferimus a prioratu vero seu ecclesia san- 
» clorura Petri et Pauli hujusmodi, cujus fructus, redditus et proventus, 
» super quibus pcnsio annua XC ducalorum auri similium dilecto ùììo Lu- 
») dovico Angciitc clerico firmano cubiculi nostri secreti praefecto dieta 
» auctoritatc reservata cxistit, CCC due. parium secundum communem 
» aestimationem valorem annuum, ut similiter accepimus non excedunt, 
n illiusque proprielatibus et bonis ex nunc tot, quot ad centum et post- 
» quam dieta pensio cessaverit, ex lune prout etiam ex nunc tot quot ad 
n XXX alia senta monelae ascendant; nec non ab hospltali sanctae Mariae 
b della Scala nuncupalo Lenen. aliud hospitale sancti Jacobi et cappellam 
» sancti Joannis evangelistae, prope et extra muros Castri Plebis, quae per 
n gubernatores administratores et officiales ejusdem hospitalis sanctae 
» Mariae regi et gubernari consueverunt, seu illi forsan unita, vel ejus 



ANNO 4601 259 



k memlira existunt ipsorum gubernatorum, adnrinistratorum, et officialium 

• gnbernìo redimine, admìDislratìone, superinteodentia ac omnìmoda juris- 

• dicUone et superioritate eisdem, auctoritate et tenore itidem perpetuo 

• sqwramus et dismembramus, et seti unionem de hospitali saneti Jacobi 

• et cappella praedictis eidem hospitali sanetae Mariae quomodolibet fa- 
» ctam, tà quae sit, etiam perpetuo dissolvimus. Praeterea mensae episco- 
» pali Castri Plebis prò ejus dotis augmento et prò tempore existentis epi- 

• 9Copi Castri Plebis commodiori substentatione ruralem et sine cura ec- 
9 cleaiam sancti Benedicti dictae dioecesis Castri Plebis, cujus et illi for- 
»-' san annexi fructus redditus et proventus CC ducat. parium aestimatio- 

• nem praedictam valorem annuum, ut pariter accepimus, non excedunt, et 
» quiam dilectus fUius Yinciolus Vincioli rector ejusdem ecclesiae sancti Be-| 
» nedìcti intimus cubicularius et familiarìs noster ad praesens obtinet, cum 

• prìmiim illam per cessum etiam causa permutationis vel decessum seu 

• quamvis aliam dimìssìonem vel amissionem dicti Vincioli, seu alio quo- 
» yìB modo etiam apud sedem praedictam vel extra dictam curìam, etiam 

• in aliquo ex mensibus, in quibus vacantium beneficiorum ecclesiastico- 
» rum dispositio nobis et romano pontifici prò tempore exislentì, seu di- 

• ctae sedi, etiam per constitutiones apostolicas seu cancellariae apostoli- 

• cae regulas ac alia quomodolibet et undecumque reservata existit, ac prò 
» tempore fuerit, seu ordinariìs collatoribus etiam per easdem constitutio- 

• nes et regulas vel litteras alternativarum, aut alia privilegia et indulta 

• ei8 hactenus concessis et in poslerura concedendis eliam de jure com- 
9 munì vel alias quomodolibet competentibus et conipetituris vacare con- 

• tigerit. Seminario autem prò illius fabrica institucnda et pueris alendis 
9 aliisque oneribus supportandis bospìtalis sancti Jacobi et Cappellae bu- 
» )iismodi, ita tamen, ut omnes illorum fructus, redditus et proventus di- 

• cto episcopo Castri Plebis prò tempore existenti, donec unio de dieta ec- 
» desia sancti Benedicti suae mensae episcopali facta praedicta suum pie- 
» narium sortita fuerit effectum, cedere debeant. Nec non prò archidiaco- 
» natus et canonicatuum et praebendarum nec non parocbialium ecclesia- 

• rum vicariae et cappellaniae per pracscntes erectorum et institutorum 
9 dote, illosque et illas prò tempore obtinentium congrua sustentatione ar- 
t chidiaconatui videlicet prioratum seu ecclesiam sanctorum Petri et Pauli 

• hujusmodi, sive praemisso seu alias quovis modo, aut ex altérius eujus- 
ji cumque personae seu per similem resignationem dicti Francisci, vel 



260 CITTA DELLA PIEVE 



» cujusvis alterius de ilio seu illa in dieta curia vel extra eam etiam coram 
» notario publico et testibus sponte factam, aut assequutionem altmus 

• beneficii ecclesiastici quavis auctoritate collati Tacet, etiamsi tanto tem- 
» pore vacaverit, quod ejus collatio juxta laterahensis statuta concilii ad 
» Sedem praedictam legitime devoluta, ac priopatus, seu ecclesia saneto- 
» rum Petri et Pauli bujusÈQodi dìspositioni apostoUcae specialiter vel alias 
9 generaliter reservatus seu reservata existat et super eo seu ea inter ali- 
li quos li^, cujus statum etiam praesentibus haberi volumus prò expresso 
» pendeat indecisa, dummodo ejus disposìtio ad nos hac vice pertineat cqm 
» annexis hujusmodi ac omnibus juribus et pertinentiis suis auctoritate et 
» tenore parìbus etiam perpetuo unimus, annectimus et incorporamus. Ae 
» sacristiae dictae ecclesiae Castri Plebis prò manutentione unius clerici 
» seu presbyteri, qui officium sacristae inibi exerceat, sancti Antonii et 
» sancti Salvatoris, nec non tribus posierioribus canonicatibus et prae- 
» bendis, uni videlicet sanctae Mariae novellae, alteri vero puerorum con- 
» fraternitatum suppressarum hujusmodi et reliquo per dictum Josephum, 
» ut praefertur donata proprietates et bona quaecumque: parochialibus au- 
» tem ecclesiìs sanctae Mariae Alborum, sanctisslmi Nominis Jesu et san- 
» cti Petri, quinquaginta starla grani prò earum qualibet ex dictis deci- 
» mis ratione exercitii curae animarum in dieta ecclesia Castri Piebìs 
H solitis et debitis, nec non vicariae tot, quae ad centum senta cum 
■ hoc, quod futurus vicarius ex illis triginta senta praedicto cappellano 
» anni singulis in terminis ad id statuendìs durante reservatione dictae 

• pensionis solvere debeat, cappellaniae vero postquam resei'vatio pen- 
n sionis hujusmodi cessaverit, ut praefertur, tot alia, quae summam di- 
» ctorum triginta scutorum costituant ex proprietatibus et bonis a prio- 
9 ratu seu ecclesia sanctorum Petri et Pauli hujusmodi, ut praefertur, 
» separatis et dismembratis nec non mensae capitulari ejusdem eccle- 
» siae Castri Plebis prò augmenlo illius distrìbutionum quotidianarum 
n inter archidioconatum et singulos canonicos praedictos horis, missis, 
n et aliis divinis ofQciis in dieta ecclesia Castri Plebis personaliter in- 
» teressendum dumtaxat juxta proyidam ordinationem desuper a loci 
» ordinario faciendam, dividendarum el repartiendarum : reliquas omn^ 
n et singulas decimas hujusmodi ac CC alia stana grani, ut pariter acce- 
» pimus aseendentes auctoritate et tenore praedictis similiter perpetuo ap- 
» plicamus et appropriamus, ita quod liceat episcopo Castri Plebis ac 



Aififo 1601 261 



• tfchidiaeono, canonicis, capitalo, rectoribus vicario et cappellano prae- 
1 dictis nec non dicti seminarii administratoribus prò tempore existentibus 
t prioratus ecclesiarum, hospitaiis, cappellae, proprìetatum, bonorum, de- 

• cimaram et aliorum per praesentes unitorum, annexomm, incorpora- 

• tonmi, applicatorum et approprìatorum praedictorum, prò ut ad unam- 
t qoemque illorum spectat et pertinet ac spectabit et pertinebit, corpora- 
» lem, realem et actualem possessionem per se ve! alium seu alios eorum 

• reqpecUve nominibus propria auctoritate libere apprehendere et perpe- 
» tuo retinare: illorumque fructus, redditus, proventus, jura, obventiones 

• et emolumenta quaecumque percìpcre exìgere et levare, ac in suos nec 

• non episcopalis et capitularis mensanim Castri Plebis archidiaconatus, 

• canonieatuuoi et praebendarum, vicariae, cappelianiae, seminarii et di- 
» stributionum bujusmodi usus et utilitatem convertere, dioecesani loci 
m vel cujusvis alterius licentia desuper minime requisita. Decemimus prae- 
m sentes litteras nullo unquam tempore etiam ex eo, quod praemlssa moto 

• proprio, non justificatis et verificatis corum, seu cujuslibet eorum causis, 
» ac quod dieta ecclesia clusina ad praesens rectore et proprio defensore 

• careat, emanaverìnt, ncque etiam venerabilis frater noster archiepisco- 
» pus senensis, uti metropolilanus, nec administratores et gubernatores 
m hospitalis sanctae Mariae bujusmodi, seu aiii quicumque in praemissis 
B quomodolibet interesse habenles seu praetendenles ad hoc vocati fue- 

• rint, nec praemissis consenserint, aut ex quavis alia causa et occasione 
■ et quocumque capite undecumque resultante vel praetextu aut quaesìto 

• colore de subreptiouis vcl obreptionis seu nullitatis vitio aut intentionis 
» nostrae vel alio quopiam dcfeclu notari, impugnar!, invalidari, in jus vel 
» controversiam vocari, ad terminos juris reduci, aut adversus illas quod- 
» cumque juris, gratiae, vel facii remedium impetrari seu etiam motu 
» scienlia et de potestatis plenitudine similibus concedi ullatenus unquam 
t posse, ncque easdem praesentes sub quibusvis similium vel dissimilium 
» unionum annexionum, incorporalionum, applicationum, appropriatiò- 
» num et gratiarum revocationibus, suspensionibus, limitationibus, dero- 
» gationibus aut aliis contrariis dispositionibus etiam nobis et successori- 
» bus nostris roraanis pontificibus etiam in erastinum assumptionis cujusli- 
» bet illorum ad sumroi apostolatus apicem et alias quandocumque ac sub 
w quibuscumque tenoribus et formis, nec non cum quibusvis etiam dero- 
• gatoriarum derogatoriis, aliisque cflìcacioribus et insolitis clausulis, nec 



262 CITTA' DELLA PIEVE 



non irritantibus et aiiis decretìs etiam motu pari prò tenipof e emanatis 
compraebendi, sed semper et omai tempore ab illis omnibus et singnlis 
exceptas et quoties aliqaas contra ipsarum praesentium dispositionem 
emanare contigerit sub quibus ipsae praesentes litterae esseot, aut Tide- 
rentur vel etiam dici possent compraebensae, toties illas in pristinum et 
validissimum ac cum in quo antea quomodolibet erant statum adversus 
omnia et quaecumque in «contrarium disposita restilutas, repositas et 
plenarie reintegratas ac de novo etiam sub quacumque posteriori data 
per prò tempore existentes Castri Plebis episcopum ac archidiaconum, 
canonicos, capitulum, rectores et alios praedictos quandocumque eligeo- 
da ac eis benevisa concessas et revalìdatas, semperque et omni tempore 
validas et efficaces Clistere, ac piena et perpetua roboris firmitate subsi- 
stere suosque integros et plenarios effectus sortiri et obtinere ac ab 
omnibus et singulis, ad quos quomodolibet spectat et spectabit in futu- 
rum, qftosque praemissa seu eorum aliqua concernunt et concernent, 
inviolabiliter et inconcusse observari et adimplerì, illisque in omnibus 
et per omnia stari ac ita etiam per quoscumque judices ordinarios et 
delegatos, etiam causarum palatii apostolici auditores ac sanctae roma- 
nae ecclesiae cardinales, et de latore legatos, dictaeque Sedis nuncios, 
sublata eis eorum cuilibet, quavis aliter Judicandi et interpretandi facul- 
tate et auctoritate, ubique judicari et definiri debere, nec non quoad 
prioratum, seu ecclesiam sanctorum Petri et Paoli bujusmodi ac infra- 
scriptas collationem et provisionem, prout est si atteotafum forsan est 
hactenus vel in posterum, quo vero ad alia praemissa ex nunc irritum 
et inane, si secus super bis a quoquam quavis auctoritate scienter vel 
ignoranter contigerit attentari. Demum praedieto Francisco apud nos 
de vitae et morum boneslate aliisquc probitatis et virlutum nieritis mul- 
tipliciter commendato borum intuitu specialem gratìam facere voicntes, 
ipsumque a quibusvis excommunieationis ; suspensionis et interdicti, 
aliisquc ecelesiasticis sententiis, censuris, et poenìs a jure vel ab liomine 
quavis occasione et causa latis, si quibus quomodolibet iunodatus exi- 
stit, ad effectum praesentium dumtaxat consequendum harum serie 
absolventes et absolutum fore ccnsentes, arckidiaeonalum praedictum, 
cujus et ejusdem prioratus seu ecclesiae sanctorum Petri et Pauli ac 
forsan aliorum iili annexorum fructus, reddìtus et provcntus centuni 
ducatorum auri similium secundum aestimationem praedictam, valorem 



knno 1601 365 



• anoaum ut itidem accepimus non excedunt a primaeva iOiiis erectione 
» et iostitutìoDe bujusmodi apud dictam Sedem vacantem et de quo etiam, 

• quod nullus praeter nos bac vice disponere potuit sive potest, reserva^ 
ft tione et decreto obsistentibus antedìctis, cum annexis bujusmodi ac 

■ omnibus juribus ac pertinentiis suìs eidem Francisco dieta auctoritate 

• confi^mus, et de ilio etiam providemus. Quocirca dilectis fliìis curiae 
t causarum camerae apostolicae gcoerali auditori et vicariis ven^abilium 
t fratrum noslrorum Urbevetani et Perusini episcoporum in spirìtualibus 
» generalibus per apostolica scripta molu simili mandamus, quatenus ipsi 
» Tel duo aut uous eorum per se vd alium scu alios praesentes litteras 

• et in eis contenta quaecumque ubi et quando opus fuerit ac quoties prò 

• parte episcopi prò tempore existentis et capituli Castri Plebis, nec non 

• archidiaconis, rectorum, vicarii, cappellani et admìnistratorum seminarii 
B etiam prò tempore existentium praedictorum seu aiicujus corum desu-* 

• per fuerint requisiti, solemniter publicantcs eisque in praemissis effica-^ 
» c^s defcnsionis praesidio assistentes, faciant auctoritate nostra, praesen- 
» les litleras et in cis contenta bujusmodi ab omnibus,, ad quos spectat et 

• prò tempore spectabit, inviolabiliter observari ac singulos quos ipsae 
9 praeseates litterae concernuot, illis pacifi'ce frui et gaudere; non permit- 

■ tentes ipsos scu corum quempiam per quoscumquc desuper quomodoli-^ 

• bet indebite moleslari, nec non dicium Franciscum, receplo prius ab 

• eo, nostrae ci dìctac romanae ecclesiae nomine, fidelitatis debitae solito 
» jurameoto juxla formam, quam sub bulla nostra mittimus introclusam, 
» vel procuratorem suum ejus nomine in corporalem possessionem arclii- 
» diaconatus ci annexorum juriumque et perlinenlium suorum predicto- 

• rum inducant auclorilalc uoslra et defendunt inductum, amoto exinde 

• quolibel delenlore, facicntes Franciscum vel procuratorem praedictum 

• ad archidiuconalum bujusmodi, ut est moris, adraitli, sibique de illius 
» ac anncxoruìn coruradem fructibus, reddilibus et provenlibus, juribus et 
9 obyenliouibus universis integre respondcri; contradictores quosUbet et 
t rebellcs per senlenlias, censuras el pocnas ecclesiastieas aliaque oppor* 
9 tuna juris ci facli remedia appollatione postposita compescendo, ac le- 
> giUimis super bis habcndis servatìs processibus, senlenlias, censuras 
» et pocnas ipsas etiam ileratis vicibus aggravando, invocato etiam ad hoc 

• si opus fueril auxilio brachii saecularìs. 

» Non obstantibus praemissis ac fcl. ree. Bonifacii Pp. Vili, praedeces- 



364 CITTA DELLA PIBVB 



» soris nostri^ etiam illa, qua caveatur expresse, ne quis extra suam chi- 
n tatem vel dioecesim, nisi in certis excqptis casibus et in illis ultra unam 
» dietam a fine suae dioecesis ad judicium evocetur, seu ne judìces a sede 
» praedieta deputati extra civitatem vel dioecesim, in quibus deputati fue- 
» rint coatra quoscumque procedere, vei alii aut aliis vices suas conunit- 
» tere audeant vel praesumant, ac in concilio generali edita de duabus 
» dietis et quatenus opus sit, nostra de non tollendo jure quaesito unio- 
» nibusque committendis ad partes, vocatis interesse habentibus et expri- 
9 mendo annuo valore secundum aestimationem praedictam tam benefici! 
s uniendi, quam illius, cui fit unto nec non lateranensis concili! novissime 
» celebrati uniones perpetuas, nisi in casibus a jure permissis, fieri prohi- 
n bentis, aliisque apostolìcis ac in synodalibus, provincialibus, universali- 
» bus et aliis conciiiis editis et edendis specialibus vel generalibus cònsti- 
• tutionibus et ordinationibus, nec non ecclesiae clusinae et hospitaUs se- 
> nen. ac quorumvis aliorum locorum et beneficiorum et a quibus aliqua 
» ex beneficiis supradictis forsan dependent, juramento, confirmatione apo- 
9 stolica, vel quavÌ3 firmitate alia roboratis statutis et consuetudinibus, 
s privilegiis quoque, indultis et litteris apostolicis, eorumque praesulibus 
» prò tempore existentibus superioribus, capitulis, gubernatoribus et per- 
ii sonis in genere vel in specie sub quibuscumque tenoribus et formis, ac 
» cum quibusvis etiam derogatoriarum derogatoriis aliisque efBcacioribus 
» et insolitis clausulis ac irritantibus et aliis decretis, etiam molu, scientia 
» et potestatis plenitudine similibus ac consistorialiler, seu etiam ad in- 
» stantiam vel supplicationem imperatoris, regum, ducum et aliorum prin- 
» cipum quorumcumque ac alias in contrarium quomodolibet etiam itera- 
s tis vicibus concessis, confinnatis, approbatis et innovatis. Quibus omnibus 
» etiamsi de illis eorumque lotis tenoribus specialis, specifica, expressa et 
» individua, non autem per clausulas generales idem importantes mentio, 
» seu quaevis alia expressio habcnda, vel aliqua alia exquisita forma ad 
n hoc servanda foret, illis alias in suo robore permansuris, hac vice dum- 
9 taxat specialiier et expressc harum serie derogumus ceterisque contra- 
n riis quibuscumque. Aut si aliqui super provisionibus seu concessionibus 
» sibi facicDdis de hujusmodi vel aliis beneficiis ecclcsiasticis seu hospitali- 
I» bus in illis partibus speeiales vel generales dictae Sedis seu legatorum 
» ejus lileras impelrurint, etiamsi per cas ad inbibitionem, reservationem 
» et decretum vel alias quomodolibet sit proeessum, quas quidem litteras 



ANNO 1601 



269 






• et processos habitos per easdem ad prìoratum, seu sanctorum Petri et 

• Paliti, ac sancti Benedicti ecclesias nec non hospitale sancti Jacobi et 

• cai^Uam bujusmodi volumus non estendi, sed nullum per hoc eis quoad 
» assequutionem benefieiorum vcl hot^pitalium aliorum praejudicium gene- 
» rari, seu si prò tempore esìstenti episcopo Castri Plebis et praedictis 
» capitulo vel quibusvis aliis communiter aut divisim ab eadem sit Sede 

• indultum, quod ad receptionem vel provisionem alicujus minime tenean- 

• tur, et ad id compelli aut quod interdici, sospendi Tel exeommunicari 

• non 'possint per litteras apostolicas non facientes plenam et expressam 
» ac de Terbo ad verbum de indulto bujusmodi mentionem etiam quibusli- 

• bet aliis privilegiis indultis et litteris apostolicis generalibus vel specia- 
li libus quorumcumque tenorum existant per quae praesentibus non cx- 

• pressa vel totaliter non inserenda, effectus eorum impediri valeat quo- 

• modolibet Tel differri, et de quibus quorumque totis tenoribus de verbo 

• ad verbum babenda sit in nostris litteris mentio specialis : proviso quod 

• propter unionem, annexionem et incorporationem nostras praedictas 

• prioratus seu sanctorum Petri et Pauli et sancti Benedicti ecclesiac, nec 

• non bospitale sancti Jacobi et cappella bujusmodi dcbitis non fraudentur 

• obsequiis, sed eorum congrue supportentur onera consueta. Nulli ergo 
» omnino bominum liceat banc paginam nostrae approbationis, coniirma- 
» tionis, suppletionis, erectionis, institutionis, abdicationis, translationis, 
» separationum, dismembrationum, dissolutionis, unionis, anoexionis, in- 
B corporationis, appUcationum appropriationum, decretorum, absolutio- 
» nia collationis, provisionis, mandati, derogationis et voluntatis infrin- 
» gere, vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attentare prae- 

• sumpserit, indìgnationem Omnipotentis Dei ao beatorum Petri et Pauli 
9 apostolorum ejus se noverit incursurum. = Datum Romae apud san- 

• ctum Petrum, anno Incarnationis Dominicae millesimo sexcentesimo 
primo, quinto idus novembris, pontificatus nostri anno X. » 

Stabilite con questa bolla tutte le particolarità e le condizioni della 
nuova diocesi eretta, il pontefice pensò alla elezione del sacro pastore, che 
la dovea governare. Primo ad essere nominato a siffatto onore fu un ca- 
nonico di Montepulciano, nobile di quella città. Angelo Angelotti. Esul- 
tante per la scelta il pubblico consiglio pievese, deputò due nobili ad ac- 
compagnare a Roma il nuovo vescovo per esservi consecrato ; il capitolo 
deputò due canonici; il municipio se ne incaricò delle spese. Ma la sacra 



FoL y. 



34 



266 CITTA DELLA PIBVB 



cercmonia non potè avere effetto ; perchè in Roma il candidato fu colto dvt 
inaspettato morbo e^ lasciò vedova la novella sposa, prima ancora di avere 
ottenuto r episcopale consecrazione. Ad altra «lezione dovette perciò pen* 
sare allora il pontefice : elesse nel ^ G02 il forlivese Fabrizio Paolucci dei 
conti di Galbulo. Ma siccome cotesti affari soglionsi alcune fiate prolun- 
gare di troppo ; cosi la morte del pontefice stesso prevenne la consecra- 
zione anche di questo secondo vescovo eletto. La circostanza di una tal 
morte aveva inoltre impedito, che si ritirassero dalla dateria le bolle, da 
me or ora portate. E poscia anche la morte del successore pontefice Leo- 
ne XI, che possedette la cattedra di san Pietro per ventisette giorni sol- 
tante, fu cagione di un nuovo ritardo. Pareva che tutto congiurasse a 
danno della chiesa pievese. Finalmente, eletto appena il pontefice Paolo V, 
il pubblico consiglio si affrettò a mandare a Roma chi dovesse ricuperare 
quel prezioso monumento di gloria patria, che nobilitava cotanto la favo- 
rita città. Ritornò da Roma rinviato il giorno 48 aprile 1606: fu incon- 
trato alle porte della città dal clero, dal magistrato e dai primarii citta- 
dini, che andarono processionalmente a ricevere le lettere apostoliche; le 
portarono in giro per tutta la città su di un bacile d'argento, e fecero 
perciò solennìssime feste. 

Anche il vescovo alla fine fu consecrato, e venne ben tosto a governare 
la novella sposa ; e la governò intorno ai vent' anni. Mori in Roma il di 50 
gennaio ^ 625. In sua vece vi sottentrò V anno stesso il fiorentino fra Celso 
Zani, francescano de' minori osservanti, eh' era stato confessore del papa 
Urbano Vili. Egli, appena giunto alla sua residenza, si adoperò a tutto po- 
tere per lo bene del gregge affidatogli ; e vi si adoperò colle parole, coi con- 
sigli, coi fatti. Arricchì di sacri arredi la cattedrale ; destinovvi anzi dei 
fondi per ristaurarla ed ornarla. Ma non durò lungamente il suo pastorale 
governo. In capo a quattro anni, circa, il pontefice lo richiamò al suo 
fianco; ed egli perciò rinunziava il vescovato pievese. Quandi nello stesso 
anno 1629, addi 45 dicembre, fu scelto a succedergli Sebastiano Ricci, pa- 
trizio di Cingoli, il quale molte onorevoli incumbenze avea sostenute. 
Aveva insegnato il diritto civile e canonico nel seminario di Osimo ed era 
stato auditore criminale dell arcivescovo di Milano. Venuto in Città della 
Pieve, trovò necessaria la fondazione di un luogo per T educazione delle 
fanciulle; ed egli a sue spese si accinse a far ristaurare il cadente mona- 
stero della Madonna di fior di Maggio. Ma la morte, sopravvenutagli a' 4 8 



Aitilo 1601 - 16(^3 



267 



di febbraio 4638, non gli permise non che di compiere, neppure di pro- 
gredir col lavoro. 

Dopo due mesi di vedovanza, fu eletto vescovo di questa chiesa, a' 47 
di aprile 4 638, il romano Gumbattistà Carcarasio, missionario apostolico 
e cappellano secreto di Urbano Vili. Nel tempo del suo pastorale governo 
e precisamente neir anno 4 642, ultimo della sua vita, ebbe Y amarezza di 
vedere distrutto intieramente il lavoro del sunnominato monastero della 
Madonna di fior di Maggio, a cui suH' esempio del suo generoso predeces- 
sore aveva egli recato pressoché il compimento. Né quel monastero soU 
tanto, ma anche tutta la porzione di città, che Io avvicinava, distrussero 
le orde tedesche guidate dal duca di Parma ; per la quale sciagura rimasero 
semsa tetto e senza alimento più e più centinaia di persone. Si affrettò il 
vigilante pastore a recare salvezza in quel funesto frangente alle monache 
di santa Lucia, che stavano nel convento fuor delle mura : andò egli stesso 
coik^ tostoché vide avvicinarsi V esercito nemico ; le trasse fuori dal chio- 
stro, ove non potevano rimanere senza evidente pericolo, e processional- 
mente le condusse ad abitare nelF episcopio. Ed ivi rimasero sino a pace 
^ conchiusa. 

1 bisogni gravissimi della desolata città Io indussero ad intraprendere, 
subito dopo, il viaggio di Roma, per implorare dal papa caritatevoli sussi- 
di! a ripararne le mine ; ma nel frattempo, che per tale motivo vi si trat- 
teneva, fu colto da mortale malattia, e lasciò la vita ai 24 di gennaro del 
4643: ivi ebbe sepoltura, nella chiesa di santa Caterina de'Funari. Un do- 
menicano, nativo di Trevi, fu il suo successore; fra Regiràldo Lucarini, 
maestro del sacro palazzo : e dovette anch' egli vivere nelle angustio per le 
sciagure, che le truppe straniere moltiplicavano su Cittù della Pieve. Salvò 
anch* egli dai militari insulti le monache di santa Lucia, traendole a rico- 
verarsi, come aveva fatto il suo predecessore, tra i recinti della vescovile 
abitazione. A lui è debitrice di molti sacri arredi, che le regalò, la sua cat- 
tedrale ; a cui vanno debitori deir aumento delle loro rendite i parrochi 
della città. 

Conseerò nei lunghi giorni del suo pastorale governo la chiesa dei cap- 
puccini e quella del santuario di Mongiovino. Su questo santuario preten- 
deva di avere una giurisdizione particolare T abate del luogo, il quale 
spacciavasi come immediatamente soggetto alla santa Sede. Si accese per- 
ciò calda lite tra Y uno e Y altro ; ma la vinse il vescovo per pontificia sen- 



268 CITTA DELLA PIEVE 



tenza, a grado che V abate fu costretto ad implorare perdono ed a giurare, 
pubblicamente nella cattedrale, obbedienza al vescovo per sé e pei suoi 
successori. Premurosissimo Reginaldo del bene del suo gregge celebrò nove 
volte il sinodo diocesano. Chiuse in pace i suoi giorni addi 4 ottobre del- 
l' anno 4 j$74. Rimase vacante la santa sede pievese per quattro mesi e 
dodici giorni : quindi le fu dato a pastore, il di 22 febbraio 4 672, Carlo 
Francesco Muti, di nobilissima famiglia romana. In poche parole deve dirsi 
a sua lode, eh' egli non tenne per proprio uso la minima porzione delle 
rendite vescovili ; ma ricco, com* egli era, di casa, visse col patrimonio suo, 
e quelle erogò intieramente a sussidio dei poveri e a benefizio delle chiese. 
Trentott' anni fu padre e pastore di questo gregge, e se ne guadagnò per 
tal maniera la stuna, V affetto, la venerazione, che da tutti aveva ottenuto 
il soprannome di sauto. Mori nella sua residenza il giorno 4 dell' ottobre 
4710. Né andò guari, che la vedova chiesa non fosse provveduta di suc- 
cessore: Fausto Guidotti, da Offida, ne fu eletto vescovo in suIF incomin- 
ciai^ dell' anno seguente: uomo di molto valore e che godeva somma ri- 
putazione. Resse questa diocesi oltre ai vent' anni: mori il giorno 6 di- 
cembre del 4751. Poco dopo, ma nel seguente anno, consegui la dignità 
vescovile pievese Francesco Maru Alberici, canonico della cattedrale di 
Nocera e rettore di quel seminario. A merito suo deesi ascrivere il buon 
ordine, con che personalmente egli stesso distribuì in cronologica progres- 
sione le carte dell' archivio e della cancelleria vescovile. Poco durò per 
altro il suo pastorale governo della chiesa di Città della Pieve: addi 27 
giugno 4 735 fu trasferito al vescovato di Foligno ; terminò i suoi giorni in 
Nocera a' 6 dicembre 4744. Era stato intanto surrogato a succedergli, nel 
jgiorno stesso della traslazione di lui, il bolognese Ascanio Argelatì, il quale 
aveva coperto onorevolmente nella patria università la cattedra di diritto 
canonico, e poscia era stato vicario generale dell'archimandrita di Messina. 
A sue spese incominciò Y erezione del campanile della cattedrale, e ne pose 
la prima pietra: e la prima pietra egli pose inoltre della chiesa degli scolo- 
pii. Comperò anche una casa ed alcuni fondi per collocarvi saggie e pie 
donne, che poi furono dette le maestre pie, per la educazione delle fan- 
ciulle di ogni ceto. In morte lasciò sua erede la cattedrale, ove fu sepolto 
a' 25 di giugno del 4758, due giorni dopo la sua morte. 

Sino al di 45 ottobre seguente restò vacante la sede di Città della Pie- 
ve: in quel giorno veniva eletto a possederla Gaetano Fraccagnani, di 



I 



ANNO 162^5-1770 269 

Grottamare. Era canonico della cattedrale di Ripatransone, e vicario ge- 
niale in Albano pel cardinale vescovo suburbicario Pico della Mirandola. 
Per la morte del suo antecessore erano rimasti interrotti i lavori del cam- 
panile» incominciati da quello : ma egli, non solamente li volle condurre a 
compimento» con larghe profusioni del proprio ; volle inoltre partecipare 
anche alla spesa delle campane, che vi furono collocate. Cessò di vivere 
a'2 di aprile del 4748. Virgilio Giannotti, nobile tifernate, gli venne dietro 
addi 45 del maggio seguente: questi aveva sostenuto particolare incum- 
benza per la santa Sede alla corte di Vienna, ed era stato per più anni in 
Venezia in qualità di nunzio presso la repubblica. Venuto in Città della 
Pieve, nel poco tempo che ne fu sacro pastore ristaurò il palazzo vesco- 
vile: il suo governo non giunse ai tre anni: egli moriva ai 46 di aprile 
4754. Tre mesi restò vacante la sede: quindi vi fu promosso, il giorno 45 
loglio, il nobile ferrarese, arcidiacono di quella cattedrale, Ippolito Maru 
Graziadei: nella patria università insegnava il diritto civile e canonico. Di 
Città della Pieve possedette la mitra episcopale per tre soli anni e dieci 
giomi: il di 25 luglio 4754 era V ultimo della sua vita. 

Ad asciugare le lagrime della vedovanza di quasi cinque mesi, il pon- 
tefice Benedetto XIV porse a Città della Pieve doppio argomento di gio- 
condità e di allegrezza. Le diede il suo vescovo; e gli e lo diede nella per- 
sona di un suo cittadino, di un suo canonico, oriundo di nobile ed anti- 
chissima famiglia. Egli fu Aiygelo Maria Venizza, eletto addi 46 dicembre 
4754: uomo di molta pietà ed umiltà, zelantissimo dell' onore di Dio e 
della salute eterna dell' affidatogli gregge. Perciò frequentemente, nel giro 
di quasi sedici anni di pastorale ministero, fece istruire e invitare a peni- 
tenza il popolo e colle pubbliche missioni e cogli spirituali esercizi! e con 
ogni maniera di religiose attrattive per radunarli felicemente nell' aposto- 
lica rete. Premuroso deir assistenza agi' infermi, pochi erano quelli, che 
non ne ricevessero visita e consolazione. Amatore dell' onorevole decoro 
del tempio santo di Dio, migliorò di molto la condizione delle sacre sup- 
pellettili della sua cattedrale. Fu strappato in età non vecchia dal seno del 
suo affezionato gregge, per la morte che Io raggiunse a' 7 di settembre del 
4770, in età di soli cinquantasei anni. Fu sepolto in cattedrale: adorna il 
luogo del suo riposo la decorosa iscrizione, che qui soggiungo. 



270 CITTA DELLA PIEVE 



CINERIBVS . ET . MEMORIAE 

ANGELI . MARIAE . VENIZZAE , V. C. 

SACRI . CIVILISQVE . IVRIS . CONSVLTI 

PRIMI . E . CIVIBVS . EPISCOPI . PATRIAE . SVAE . 

QVEM . BENEDICTVS . XUil. PONT. MAX. 

IVDICIO . SVO . E . CANONICORVM . NVMERO . LEGIT 

INVITVMQVE . CONSTITVIT 

VIXIT . ANN. LV. M. VII. D. XXiìff. 

SAPIENS . COMIS .^MVNIFICVS . RELIGIOSVS 

DECESSIT . VII. ipVS^, DECEMBRIS 

ANNO . M.DCC.LXX. 

DOLOR . ET . LVCTVS . BONORVM . OMNIVM 

EPISCOPATV . J . RE . PVBLICA . GESTO 

ANN. XVI. SINE . QVERELA 
Paschalis . Canon . cym . Margarita . sororb 

ET • AnTONIVS . 80G. IeS. DISSOLTTA 

AD . 8T0S . POST . ANN. XXX. REDTX 

FRATRI . PIENTISSWO 

B. M. F. C. 

Sei mesi, meno tre giorni, restò vacante la santa sede pìevese dopo la 
morte del vescovo Venizza : ai 4 del marzo 4 774 fu provveduta colla pro- 
mozione di Giovanni Evangelista Stefanini, nato in Gallese, eh' era stato 
primo auditore nella nunziatura di Polonia. Quattro anni e ventidue giorni 
egli tenne questo vescovato: mori a' 26 di aprile del >I775. L'arciprete 
della cattedrale di Albano, Tommaso Mancini, da Sonnino, nella diocesi di 
Terracina, fu eletto a successore dello Stefanini, addi 5 giugno dell' anno 
stesso. Le sue doti d' animo e la sua destrezza temperata da virtuosa pru- 
denza nel maneggio degli affari lo resero talmente caro ai pievesi, che non 
eravi pubblica o privata intrapresa, in cui non fosse consultato e ascoltato : 
ma finalmente dopo vent' anni di pastorale ministero, afflitto da cronici 
malori, non trovandosi più atto a sostenerne il gravissimo incarico, rinun- 
ziò il vescovato per andar a morire nella casa paterna. Mori di fatto in 
Gallese, quattro anni dipoi. In sostituzione a lui, il pontefice Pio VI elesse 
allora per vescovo di Città della Pieve il patrizio ternano Francesco Maria 



ANNO 1770-1817 



271 



Gaxicdi; il quale benché 8* incontrasse nei difficilissimi tempi della mohi- 
xione francese^ seppe tuttavia condursi in modo d'essere rispettato da 
tutti i partiti. In Città della Pieve fu principale sua cura il riordinare T am- 
ministrazione delF ospitale degr infermi. Passò neHSOO al vescovato di 
Amelia, donde cinque anni dopo al vescovato di Todi, ove tuttora vive. 
Qui intanto gli fu sorrogato il bolognese domenicano fra Filippo Angelico 
Becchetti. Conservò intatto il patrimonio ecclesiastico della sua diocesi nei 
duri tempi della francese invasione, ed ottenne dall' imperatore Napoleone 
particolari dimostrazioni di affetto e di protezione per sé e per Città delia 
Pieve : egli anzi fu decorato delle insegne della legione di onore ed ebbe il 
titolo di barone dell' imperio. Ma tuttociò egli ottenne con grave sacrifizio 
della sua coscienza e de' suoi doveri. Scrisse una pastorale in quei giorni 
infausti, la quale fu trovata degna dall' usurpator generale di Roma, gover- 
nator Miollis, di essere mandata direttamente air imperatore, acciocché 
esultasse allo scorgere pur finalmente un vescovo degli stessi stati papali, 
propagatore ed encomiatore delle dottrine del nuovo governo. Perciò il 
generale Radet, capo della polizia in Roma, si credette in dovere di ringra- 
Ilario, scrivendogli tra le altre cose: « Se il santo Padre é il vicario di 

• Gesù Cristo, il grande Napoleone é vicario di Dio : egli vuole, che noi 

■ sappiamo rispettare il cullo e i ministri degli altari. E noi compiremo 

■ questo dovere con fermezza e con gioia, perocché é desso scolpito nelle 

• nostre coscienze, né insieme soffriremo giammai, che si turbi il governo 
m temporale del nostro glorioso sovrano » (\). 

Egli fu uno dei vescovi del conciliabolo di Parigi : ma ritornato poscia 
alla sua residenza, e quinci passato a Roma, fini i suoi giorni nel convento 
dell' ordine suo, in santa Maria sopra Minerva, a' 27 di agosto del \S\4j 
ed ivi ebbe sepoltura. Dopo la vedovanza di un mese, fu provveduta di 
novello pastore la chiesa pievese: l'eletto fu il francescano conventuale 
Fra Bonaventura Carenzi, delle Grotte di Castro, presso Acquapendente, 
già vescovo di Bachow in Moravia. Nella semplicità dei religiosi costumi, 
fu sempre umile e quasi ignaro della sua dignità. Mori a 45 di novembre 
del >I817, lasciando erede di quanto fino a quel di possedeva, la sua chiesa 
cattedrale. Volle aver sepoltura nella chiesa di san Bartolomeo fuor delle 
mura di Città della Pieve, chiesa nffiziata dai religiosi del suo ordine: il 



(i) Ved. Àrlaui], Storia del papa Pio VII^ toni, ii, pag. 254- 



272 CITTA DBLLA PIBVB 



1 



SUO sepolcro è ornato di onorevole epigrafe. Ad asciugare le lagrime ddla 
vedova chiesa le venne eletto a pastore Pisa Camillo de' Carli, da Casti- 
gnano presso a Montalto nella Marca : la sua lezione avvenne addi 4 4 
marzo 48i8, ed egli entrò al possesso delibi sua sede il di 9 del seguente 
giugno. Aveva sostenuto per varii anni V uffizio di vicario generale del 
vescovo di Ripatransone. 

Nel brevissimo tempo, ch'egli visse su questa cattedra, si mostrò pre- 
muroso della buona educazione della ecclesiastica gioventù nel seminario ; 
e fece scelta perciò di valenti precettori ai quali aumentò del suo il con- 
sueto stipendio. Addi 26 agosto delf anno stesso, egli non era più. 

Sottentrò quindi allo spirituale governo dell' afflitto gregge il vescovo 
Giuliano Marni, patrizio cesenate, eletto addi 9 ottobre 4848. Egli nel sacro 
ministero, a cui fu eletto, si mostrò sempre modello di cristiana umiltà : 
povero, la vedova, V orfano lo sperimentarono sempre magnanimo a pro- 
teggerli a beneficarli; dimentico per lo più di sé stesso; tutto cuore e sol- 
lecitudine neir accorrere ai loro bisogni. Di lui ci offre con brevi parole 
r elogio il dotto Baglioni nelle sue Lettere storiche su Città della Pieve, 
cosi scrivendo (4): « Negli anni difficili delle ultime italiane repubbliche e 

• nei primordii del regno italico dette prova di somma prudenza, reggen- 
» do come vicario capitolare la chiesa di Cesena, nella di cui cattedrale 

• copri la prima dignità di proposto. Fu in quella medesima chiesa vica- 
» rio generale dell' eminentissimo cardinale Francesco Saverio Castiglioni, 
» che assunto al pontificato si dette il nome di Pio Vili, e di questa sua 
» esaltazione dal conclave medesimo ne dava notizia al suo amico Giulia- 
» no, invitandolo a recarsi in Roma, al che T umile vescovo non seppe 

• mai indursi, benché dagli amici e parenti vi venisse stimolato. Fu affine 
» dei pontefici Pio VI e Pio VII e membro del collegio legale dello studio 
» di Cesena: lasciò molti scritti inediti e grata memoria di sé presso 
» chiunque ebbe il bene di conoscerlo. » Mori a' 4 8 di giugno del 4857; 
e poiché a' quei giorni infieriva nelle pontificie provìncie il micidiale colera 
asiatico e la sorveglianza e le precauzioni erano affidate nelle mani dei 
prelati dei luoghi, e si temeva d' altronde, che nella vedova chiesa di Città 
della Pieve il solo potere del vicario capitolare non fosse bastevole al- 
l'uopo, vi fu deputato in qualità di amministratore il irate francescano 



(i) Nella pag. SSg. 



ANNO 1817-1837 273 



oonTentuale Anton-Francesco Orioli^ allora vescovo di Orvieto, oggidì car- 
dinale. Egli inviò qui tostamente in suo nome il canonico Francesco Faldi^ 
odierno vescovo di Fabriano ; ed egli stesso vi si recò poscia il di 8 luglio. 
Mq l'ufficio suo non durò lungamente: ai 23 del seguente settembre era 
eletto vescovo di Città della Pieve Giuseppe Maria Severa, nato in Anticoli 
presso Anagni, di antichissima famiglia equestre romana. Era stato già 
arciprete della cattedrale di Anagni, e poscia abate mitrato di Marino, ed 
aveva sostenuto onorevolmente il sacro ministero della predicazione nelle 
primarie città d'Italia. Fu consecrato a' 4 8 di ottobre 4837. Egli è l'odier- 
no vescovo di questa chiesa, il quale da vicino sperimentai degno di affe- 
zione e di stima: e l'affezione e la stima del suo gregge meritamente ei 
possedè, instancabile nelF istruire, nel correggere, nell' esortare, nel mo- 
strarsi in somma ottimo ed amoroso pastore. 

Da queste brevi notizie, che ho esposto, sui vescovi di Città della Pie- 
ve, passerò a parlare dello stato odierno della diocesi, delle sue chiese, 
delle sue famiglie claustrali, dei suoi stabilimenti di educazione e di pietà. 
La cattedrale è il primo oggetto nelle nostre attenzioni. Essa, come ho 
narrato, è intitolata ai santi martiri Gervasio e Protasio: era da prima 
una collegiata. I canonici, che ne formano il capitolo, sono quindici, pre- 
ceduti dalla dignità arcidiaconale : vestono quelli la cappamagna sopra il 
rocchetto, V arcidiacono indossa invece la mantelletta nera. Vi assistono 
al coro anche sei cappellani, i quali sopra la cotta adoperano la mozzetta 
paonazza. 

In città le parrocchie sono tre ; nel resto della diocesi trentadue. Di 
queste, due sono anche collegiate : in Panigale e in Monteleone. Quella di 
Panigale è intitolata a san Michele arcangelo ; ha un arciprete, che vi 
esercita la cura delle anime, e dodici canonici: quella di Monteleone è 
intitolata a san Pietro apostolo; vi presiede un priore, che n'è anche il 
parroco, ed è uffizicta similmente da dodici canonici. In ambedue queste 
collegiate la prima dignità; eh' è l'arciprete incucila, il priore in questa; 
ha il privilegio della mantelletta nera, come l'arcidiacono della cattedrale; 
i canonici adoperano la mozzetta paonazza sopra il rocchetto. Tutte le 
parrocchiali, si in città come fuori, hanno il proprio loro fonte battesimale. 

Il seminario di Città della Pieve conosce la sua origine di pari passo 
coir incominciare della dignità vescovile. È desso un bello e regolare fab- 
bricato, eretto anticamente dal comune per collocarvi un conservatorio 

roL r. 35 



ziti CITTA DBLLA PIEVE 

di pie vergini, destinate air educazione delle fanciulle; ma quando la città 
fu elevata all'onore della cattedra episcopale, il comune lo donò al vesco- 
vato, perchè Io si adoperasse ad uso di seminario. Esso per ogni ragione 
è presentemente nel suo miglior fiore: è fornito di copiosa biblioteca, che 
serve ad uso degli studenti, e in alcuni determinati giorni anche a como- 
do degli altri. 

Varii ordini religiosi hanno convento in questa diocesi. Di essi nomi- 
nerò in primo luogo i francescani conventuali, a cui concesse il fondo 
stesso, sul quale oggidì dimorano, il pontefice Martino IV, allorché dimo- 
rava in costei della Pieve. Egli donò loro la chiesa di san Bartolomeo fuor 
delle mura, e la chiesa e il convento di santa Lucia, dipendenti ambedue 
dalla badia di Farneta^ io san Bartolomeo ordinò, che dimorassero i frati, 
e in santa Lucia le monache dello stesso istituto di san Francesco. La 
chiesa di san Bartolomeo fu rifabbricata inseguito sulle rovine dell' antica, 
ed è comunemente conosciuta sotto il nome di san Francesco: il conven- 
to annesso fu pure rifabbricato, e se ne sta presentemente compiendo il 
lavoro per opera e cura delF odierno guardiano. L'altra chiesa intitolata 
a santa Lucìa, era anticamente di monaci benedettini, e perciò appunto 
dipendeva dalla badia di Farneta : oggidì appartiene alle francescane, che 
abitano nel contiguo monastero. 

Anche gli agostiniani hanno vasto e antico convento. La grandiosa 
loro chiesa, intitolata a sant'Agostino, non è più quella, che ofGcìavasi da 
quei frati prima del 1200: allora il soggiorno di essi era sulla strada del 
Picgaro nella villa di san Leonardo, sotto il titolo del medesimo santo, ed 
anche oggidì se ne vedono i ruderi. Soltanto circa il 4200 fu trasferito il 
convento nel sito odierno, e sino dai suoi primordii dovetf essere un fab- 
bricato di qualche considerazione, perciocché nel 4286 e nel 1280 bastò 
a dare albergo ai religiosi delF intiera provincia, raccoltisi in esso per 
tenere i loro comizii provinciali. 

I servili hanno il convento contiguo alla chiesa, che ha il titolo della 
beata vergine addolorata. Eglino ottennero accoglienza nel caslello della 
Pieve sino Tanno 1210: ma non abitarono da principio ove hanno oggidì 
il loro chiostro. Abitavano allora alcune case, che più tardi furono can- 
giate ad uso di ospitale: il convento odierno fu concesso loro dal papa 
Martino IV, togliendolo ai monaci di Farneta, alla cui giurisdizione appar- 
leucva esso pure. La vastità del recinto é sì grande, che potò servire per 



1 



VESCOVI 2^5 



ben quattro volte alla celebrazione del capitolo generale delPqrdìnc; negli 
anni \ 298, i 506, 4 51 4 e 1 695. 

I francescani osservanti e i cappuccini hanno, a qualche distanza dalla 
città, i loro rispettivi conventi, in luoghi ameni e solitaria Degli scolopii è 
la chiesa intitolata a sant'Anna, i quali nel contiguo convento tengono 
aperto pubblico asilo alla educazione della crescente gioventù. 

Tra i luoghi destinati air educazione devesi ricordare il conservatorio 
delle maestre pie, il quale è nella via detta oggidì Gregoriana : fiorente ed 
onorevole stabilimento, che raccoglie ed alleya fanciulle orfane, ricevute 
nell'età minore dei dodici anni, e le trattiene e le aUmenta sino alFetù 
dei trenta. 

Parecchi ospedali contava un tempo il castello della Pieve ; aveva quel- 
lo di santa Maria Maddalena, quello di santa Maria de' Bianchi, quello di 
san Rocco, quello della Misericordia, e quello del Vecciano, oggidì ricor- 
dato col nome del beato Giacomo, in memoria del sacerdote Giacomo Vil- 
la, che fu nel secolo XIII uno dei principali promotori della rinnovazione 
degli QspitaU in Italia. Tutti questi, che ho nominato, conoscevano la loro 
esistenza tra l'ottavo e il duodecimo secolo; ma in seguito andarono a 
poco a poco in deperimento ; e si, che nel \ 795 mancava il modo di acco- 
gliervi e di mantenervi gì* infermi. Se ne die pensiero efficacemente il ve- 
scovo Gazzoli ; ne prosegui l' intrapresa il suo successore Becchetti, e cosi 
ne potè risorgere almeno uno; ed è appunto l'odierno, sotto il titolo della 
Misericordia. 

Chiuderò finalmente queste brevi notizie, che ho portato, della chiosa 
di Città della Pieve, coir esporre la serie dei suoi sacri pastori. 



SERIE DEI VESCOVI 



I. Neil' ODDO 


4602. 


Angelo I AngeloUi. 


II. 


4605. 


Fabrizio Paolucci. 


in. 


4625. 


Fra Celso Zani. 


IV. 


4629. 


Sebastiano Ricci. 


V. 


4058. 


Giambattista Carcarasio. 


VI. 


4645. 


Fra Rcginaldo Lucariui. 


VII 


4072. 


Carlo Muti. 


vm. 


47M. 


Fausto Guidotti. 



276 CITTA DELLA PIEVE 



IX. Neiranno 4752. Francesco Alberici. 

X. 4756. Ascanio Àrgelati. 

XI. 4758. Gaetano Fraccagnani. 

XII. 4748. YirgìUo Giannottì. 
Xni. 4751. Ippolito Graziadio. 
XIY. 4754. Angelo II Venizza. 

XV. 4774. Giovanni Evangelista Stefanini. 

XVI. 4775. Tommaso Mancini. 

XVII. 4795. Francesco Maria Gazzoli. 
XVIIL 4800. Fra Filippo Angelico Becchetti. 
XEL 4814. Fra Bonaventura Carenzi. 

XX. 4817. Pier-Camillo de' Carli. 

XXI. 4818. Giuliano Marni. 

XXII. 4857. Giuseppe Maria Severa. 



-^9^ 



POGGIO MIRTETO 



N. 



Ielle poche righe d' introduzione, che nel volume precedente ho pre- 
messo alla storia delle chiese arcivescovili e vescovili immediatamente sog- 
gette alla santa Sede, ne ho formato la distribuzione collocandone alcune, 
secondo la loro località, nelF Umbria, una nell' antico ducato di Urbino, 
altre nel Patrimonio di san Pietro, altre nella Campagna, ed altre per ul- 
timo nelle Marche. In questa distribuzione mi sfuggi dall* occhio la provin- 
cia della Sabina, dalla cui vastissima diocesi fu smembrata pochi anni or 
sono la nuova diocesi di Poggio Mirteto, e nella cui ampia circonferenza 
comprendesi la chiesa di Rieti. Io spensieratamente collocai Rieti nell'Um- 
bria e Poggio Mirteto nella Campagna. Perciò mi trovo ora alla necessità 
di correggere lo sbaglio mio e far seguitare alla storia testé compiuta delle 
chiese dell' Umbria, la narrazione delle due sunnominate della Sabina, alle 
quali terrà dietro, come in queir introduzione ho promesso, il racconto 
della chiesa di Gubbio, unica del ducato di Urbino, e poscia continuerò a 
scrivere delle altre del Patrimonio, della Campagna e delle Marche. Ciò 
premesso, eccomi a narrare della nuova diocesi di Poggio Mirteto. 

L' ampiezza e la montuosa posizione della diocesi della Sabina aveva 
sempre recato ai cardinali vescovi di quella provincia gravissimi ostacoli 
a poterla amministrare con quella vigilanza e paterna sollecitudine, con 
che ad un sacro pastore delle anime avrebbe dovuto ; malgrado altresì la 
continua residenza, che vi faceva un vescovo coadiutore in luogo del vero 
e ordinario, il quale per la dignità sua di cardinale dell' ordine de' vescovi 
è per lo più costretto a soggiornare in Roma in assistenza al pontefice 
sonmio nel disimpegno delle pastorali cure di tutte le chiese dell' universo. 
Perciò nell'anno 4844 il papa Gregorio XVI determinossi a smembrare 



278 POGGIO MIRTETO 

dalla suddetta diocesi della Sabina varie parrocchie, e darne alcune alia 
chiesa di Tivoli, alcune a quella di Narni, alcune a quella di Rieti, e di 
alcune finalmente formare una nuova diocesi, il cui vescovo avesse catte- 
dra nella città di Mandelb ossia Poggio Mirteto. Le quali parrocchie per 
la maggior parte appartenevano alle due famose abazie di Farfa e di santo 
Salvatore Maggiore: di queste abazie era abate commendatario il cardinale 
del titolo di s. Calisto Luigi Lambruschini : egli le rinunziò spontaneamente 
e lasciò luogo al pontefice di fare la distribuzione, siccome ho detto, delle 
parrocchie, che a queste spettavano. 

Di tutte le particolarità e le condizioni di siffatta distribuzione ci dà 
esatta notizia la pontificia bolla, che porta la data de' 25 novembre dell'an- 
no suindicato, ed ebbe la sua iesecuzione nel di >I6 del susseguente di- 
cembre ; essa stabilisce i limiti della nuova diocesi, di cui mi accingo ora 
a parlare. La bolla non fu mai fin qui pubblicata : io T ebbi autografa ed 
originale per gentilezza del sunnominato cardinale, che me la favori corte- 
semente, acciocché la potessi trascrivere e pubblicare. Essa è la seguente. 

GREGORIVS EPISCOPVS SERVVS SERVORVM DEI 

AD PERFETYÀM REI HEMORIÀM. 

« Studium quo impense afficimur de majori Dominici gregis utilitate 

• adsidue fovenda, sollicitos nos jamdiu impellebat, ut uliliori Sabiniensls 
» Ecclesiae procurationi, quo posset aptius prospiceremus. Noveramus 
» quippe, tum ex dioeceseos amplitudine, tum ex itinerum asperitate, tum 
» ex incolarum copia perdifficilem, ut plurimum ejusdem gubernationem 
» cardinales, qui eìdem praefuere expertos infeliciter fuisse. Vcrum hac 
» cogitatione dìstenti nactos demum Nos esse gratulumur opportunum 
» tempus, quo Deo bene juvante confidimus, opiatum bisce incommodis 
» remedium posse properari. Dilectus enim^ filius noster Àloisius tituli 
» s. Callisti presbyter cardinalis Lambruschini nuncupatus, qui Nobis a 

• secretis Brevium et a negotiis publìcis est, collatis nobiscum in id operis 
» curìs, in animarum bonum unice intcndens, in noslris manibus sponte 
» ac libere dimisit coinmendatas sibi abbatias Farfensem et sancii Salva- 
li toris Majoris invlcem unitas, ut ex illarum suppressione praesto essent 
» quae ad aitcram episcopalem sedem per Sabinos constiluendam, quod 






kfino 1841 279^ 



» unum Femedium occurrìt ad rei sacrae detrimenta ibidem praepedienda, 
B esseni necessario comparauda. Sejunctis quippe a Sabinensi dioecesi 

• compluribus locis aliisque ex utraque abbatia adjectis, nova dioecesis 

• satis ampia et recUus circumserìpta componeretur ; cui prò episcopali 

• sede adsignari posset Mandelae seu Podii Mirteti civitas, quae incolas bis 

• mille recenset, et coeli locique natura commendatur. Ibi porro cum ejus- 
» dem cardìnalis ope et instantia seminarium extet et aedium structura et 
B praeceptorum numero et alumnorum frequentia et recta disciplina pro- 
» batum consuleretur inde apprime praecipue ecclesiarum necessitati 
B oplimenirairum clericorum in earumdem spem succrescentium institu- 
B tieni. Accedit iosuper, ex abbatìalibus redditibus, qui scutatis plus minus 

• mille terccntis constat, magnam epìscopalis census partem conscisci, et 
B abbaliaics aedcs haud ita pridem eo quo par est cultu restitutas aptas 
9 etiam esse, in quibus antistites commode immorentur. Est vero ad pon- 
B tificalis throni digaitatcm sustinendam piane accomodata ecclesia Civita- 

• tis princeps bonori sanctissimae Virginis in coelum assumptae dicata, 

■ archipresbyteruli Ululo donata, septeìnque instructa cappellanis, qui sacris 
9 ibidem operantur. Ut autem in dioecesium nova designatone tutius ac 

• salubrius spirìtualis fidelis populi gubernatio procuretur, illud quoque 

• haberetur commodi, ut in earumdem finibus decernendis nonnula oppida 

» ob fioitimarum dioecesium Relinae, Narniensis, et Tyburtinae vicinità- . 
» tem iisdem prout magis expedire visum fuerit, attribuantur. Ad con- 
» gruam porro utriusque ecclesiae patrimonium conficiendum illud prae- 

■ terea postulalum a Nobis fuit, ut ne dum perpeluum edicamus onus scu- 
» latorum mille et oclingentorum, quod nunc temporaria concessione car-* 
9 dinali episcopo sabinensi subsidii loco ex publico aerario persolvuntur, 

• sed etiam ut aitcrius abbatiae, cui titulus sanclae Mariae de Plano in 
» oppido Poz/aliae Sabinensi dioecesis reddilum seulatorum quingentorum 
9 ex canone a praenobili farallia Burghesia solvendo ad novae ecclesiae 

• novique capiluli tullionem perpetuo addicamus, derogantes apostolicis 

• nostris litteris, quibus adslatas quasdam impensas sustinendas ad annos 
» quindccim proximc mense Januario inccpturos eidem cardinali episcopo 
n Sabinensi canonem illum destinaveramus. Ne vero ex hominum recor- 
B datione praevelustae memoratae Farfensis et s. Salvatoris Majoris abba- 
9 tìae intcrcidant, quae et monumentorum splendore et cardinalium, qui 
» iisdem praepositi fuerunt promeritis et aliis praeclaris nominibus insignes 



280 POGGIO MIRTETO 



9 jugiter extitere, illud propositum est, ut titulum abbatis Farfensis cardi- 
li nalis episcopus Sabinensis retineat, illumque abbatis s. Salvatoris majoris 
» episcopus Mandelensis gerat, illosque pubblicis in actibus uterque adhi- 
» beat, quod et ipsis bouori profecto erit, et abbatiarum memoriam pereu- 
» nem contueretur. Quae omnia et alia in id causae pergravia cum dili- 
» genter perpendenda susceperimus in consilium etiam accitis nonnullis 
» yenerabilibus fratribus nostris S. R. E. cardinalibus, auditisque venera- 
» bilibus fratribus episcopis Reatino, Tyburtino, Narniensi atque capitulo 
» Sabinensi, decrevimus demum ea quae bisce apostoiicis litteris descri- 
» buntur, opportune ac salubrìter edicere et mandare. Ad majorem itaque 
» Omnipotentis Dei gloriam, ad laudem sanctissimae Genitricis Virginis 
» Mariae atque ad animarum saiutem et in catholicae rei utilitatem ex 
» certa scientia ac matura deliberatione nostris, deque apostolicae aucto- 
9 ritatis plenitudine, libera memorati dilccti fiiii nostri Aloisii cardinalis 
» dimissione abbatiarum Farfensis et sancti Salvatoris Majoris acceptata, 

■ ipsosque ob earum, quo obstringebatur rinculo absoluto, omnem juris- 
» dictionem utriusque abbatiae supprimimus atque extinguimus, easdem- 
» que e gradu verae Nullius.dioecesis dimoveraus, ita nempe ut utraque 
» ad simplicem abbatiam redigatur, servato tamen titulo et nomine abbatiae 
» Farfensis et s. Salvatoris eo quo infra dicetur modo. Praeterea paroecias, 
» seu loca Farfa, Fara et TofGa, quae ad praefatam abbatiam Farfensem, 

■ ut supra suppressam et ad simplicis abbatiae gradum redactam pertine- 
» bant, perpetuo dioecesi Sabinensi ejusque territorio unimus, conjungi- 
» mus et incorporamus cum omnibus inibi existentibus paroeciis, aliisque 
» ecclesiis monasterìis, locis piis et aliis quibuslibet saecularibus vel regu- 

■ laribus quorumcumque ordinum beneficiis, nec non clero et populo ac 
» utriusque sexus habitatoribus et incolis tam laicis quam clericis, cujus- 
9 cumque status, gradus et conditionis, ita nempe, ut perpetuo subjiciantur 
9 spirituali jurisdictioni, potestati ac regimini episcopi prò tempore Sabi- 
9 nensis dioecesis. Eamdem proinde abbatiam Farfensem sic ad simplicis 
9 abbatiae gradum redactam perenniter dcstinamus atque adjudicamus epi- 
» scopo prò tempore suburbicario Sabinensi, qui insimul ipso facto abba- 
9 tis farfensis titulum geral, cum facultate quoque inquirendi, persequendi, 
9 vindicandi omnia quaelibet jura abbatialia excepta tamen ordinaria ju- 
9 risdictione, ut super extincta, quae modo forlasse lateant, vel ignorentur, 
9 proptereaque jus eidem semper erit, sive per se, sive per alium libere 



ANNO 18^1 281 



nullo suinptu, in archivio ejusdem Farfensis abbatiae, quod in civitate 
MandelaO) ut infra dismembrandae manebit, omnes et singulos inibi ex- 
tantes Hbros volutare copias inde exscribere, authentico etiam, si opus 
sii, sigillo item gratis muoiendas eidem insuper antistiti Sabinensi simul- 
que abbati Farfensi reservamus jus nominandi vel praesentandi, ne dum 
ad ea omnia et singula beneficia, quorum collatio pertinebat ad abbatem 
Farfensem et s. Salvatoris, etiamsi in posterum ea extiterint in iilis abba- 
tialibus paroeciis, quae infra divellentur alterique dioecesi attribuentur, 
verum ad ea quoque omnia et singula beneficia, quorum nominatio sub 
anno 4747 ex coDslitulione summi pontificis Benedicti XIV incipiente: 
Dum universi^ ac etiam ex subsequenti schedula Motus proprii exordien- 
tis: Et si ea, abbati Farfensi et s. Salvatoris fuit reservata. Quibus rebus 
statutis alque decretis, perpetuo praeterea dismembramus atque dividi- 
mus ab ecclesiae Sabinensis dioecesi oppida seu paroecias, quae sequun- 
lur, nimirum == Rocchette grandi, Rocchette piccole, Gottanello, Mon- 
tasola, Aspra, Selci, Roccantica, Gantalupo, Poggio Catino, Catino, Ca 
stel san Pietro, Frasso, Poggio Nativo, Montenero, Mompeo, Casaprota, 
Collelungo, Ginestra, Ponticelli, Corese, Nerola, Montelibretti, Poggio 
Majano, Vacone, Castiglione, Scandriglia, Montorio Romano, Moncone, 
Stazzano, Monte Flavio, Cane morto, PozzagHa, Montorio in valle, Pe- 
tescia = insimulque siogulas et singula in eis existentes vel existentia 
ecelesias sive succursales sive simplices, monasteria, conventus et alia 
quaecumque saecularia et quorum\is ordinum regularia beneficia, quae 
in eisdem superius recensitis oppidis eorumque territorio existunt, item- 
que utriusque sexus personas, babitatores et incolas tam laicos quam 
clericos presbyteros, beneficiatos, et religiosos cujuscumque gradus, sta- 
tus, ordinis et conditionis ab ordinaria jurisdictione, potestate ac supe- 
rioritate episcopi prò tempore futuri Sabinensis, seu praedictae dioecesis 
ordinarii perpetuum pariter in modiim eximimus et auferimus ita ut 
post bac Sabinensis dioecesis constare debcat dumtaxat oppidis ac locis, 
quae sequuntur, nimirum Magliano cum finitima paroecia sanctae Ma- 
riae nivis, Franello, Monlcbuono, Tarano, Cicergnano, san Polo, Tor- 
ri cum pervetusta ecclesia Vescovio, Foglia, Collevecchio, Poggio Som- 
movilla, Stimigliano, Forano, Gavignano, Fara, Farfa, Toffia, Montero- 
tondo, Mentana, Cretone, Castelchiodato, Palombara. Ut vero futurus prò 
tempore episcopus Sabineùsis in posterum valeat decenter tum slbi, tum 



282 POGGIO MIRTETO 



» suae curiac ecclcsiasticae satis prospicere ejus mensae praetar abbatia- 
» rum s. Antoaii et Antimi redditus ac bona praenobili lamiliae Sciarra in 
» emphyteusim data et bona conventus Montis Tabor, nec non dedmas et 
» cathedratica emolumenta, aliosque proventus, qui hactenns percipi con- 
» sueverunt ex locis seu parocciis diocccsi Sabinensi relictis vel atfributis 
■ hos insuper redditus et bona quae sequuntur perpetuo adsignamus, at- 
» tribuimus, et adjudlcamus, videlicet annua seutata sexcenta octoginta 
» percipienda a Camera Nostra Apostolica prò portionc memoratae an- 
» nuae praestatlonis, quae usque adhuc temporaria concessione cardinali 
» episcopo Sabinensi soivcbatur; praeterea annuum Farfensis abbatiae 
» proventum ex fundis prò annuis scutatis quinquagintaquinque et obulis 
» quinquaginta locatis municipio Farfensi, item annua seutata biscentum. 
» sexaginta duo et obulos quatuor ac sexaginta ex redditibus, ut ajuot, 
» Consolidati, super publico aerario, item canonem in annuis scutatis quin- 
n quaginta uno, obulisque trigìnta prò cereis, qui Farfensis abbatis men- l 
» sae certo jure conferebantur, item canonem molendinorum in annuis 
» scutatis quatuorcentum et nonaginta a monasterio Farfensi praestan- 
» dum, item canonem scutatorum decem et octo prò fundo, Colle della 
» Corte nuncupato, item canonem in annuis scutatis centum et decem su- 
» pra septem a collegio hungarico ex Galeriae bonis pendendum, denique 
i> alios plures canones annuam summam scutatorum nonaginta septem 
» conficientes ab infra enunciando executore litterarum apostolicarum 
singillatim dcscribendos, quae reddituum ac proventuum onerum quae 
» distincta descriptio ab eodem exequutore pari ter conficienda erit. E 
n contra vero episcopum Sabinensem, nunc abbatem etiam ut supra Far- 
9 fensem, praeter cetera onera quibus mensa Sabinensis jam antea grava- 
» batur, obstrictum edicimus ad ea omnia, quae sequuntur, sustinenda, 
» nimii*um ad solvcnda quotannis favore monialium seu monastcrii a san- 
» età Maria de succursu nuncupati et in Fara existentis annua seutata 
» tercenta, quae hactenus ad Icvandam earumdem monialium inopiam ab 
» abbate Farfensi suppeditari consueverunt, quaeque in posterum erunt 
» jugiter eis tribucnda ; alia sculata octo et Iriginla quotannis favore mo- 
» nasterii Farfensis sub titulo sanctae Mariae extantis prò ejus ecclcsiae 
• olim cathedralis, nunc simpliciter abbatialis manutentione et prò qui- 
» busdam, uti fertur, Iqcationibus, alia seutata sex et triginta prò paro- 
» chiis Farae et Toffiae eis in subsidium jam pridem ex redditibus Farfen- 



ANNO 18(11 283 



sibus adsignata, alia sculata annua quinquagintaquinque favore, seu 
io usom sacrarii cathedralis Mallcanensis in compensationem proven- 
tuum amittendorum ad praemìssara locorum ex ejus dioecesi dismem- 
brationem, quos percipi solebant litulo mediae annatae ex beneficìis ìbi- 
dem existentibus ; denique alia scutata duodena prò exaelionc reddituum 
quondam Farfensium in Urbe existentium. Deinde ex oppidis a dioecesi 
Sabinensi, ut supra sejunctis acnlismembratis perpetuo unimus conjun- 
gimn» et ÌBrarporamus haec, quae nuncupanlur = Vacone, Rocchette 
grandi, Rocchette piccole, Castiglione =n ad dioecesim Narniensem ejus- 
^oe territorium ; et quatuor alia qiMre dicuntur = Canemorto, Pozza- 
glia, Montorio in Valle, Petescia = ad dtoeoesim Tibui*tinam ejusque 
territorium cum omnibus quidem ac singulis in m^noratis òppidis exi- 
stentibus paroeciis aliìsque sire simplicibus sive succursalibus ecclesiis, 
monasteriis, locis piis et aliis quibuslibet saecularibus vel regularibus 
quorumcumque ordinum beneCciis, nec iKm utriusque sexus habitatori- 
bus et incolis tam laicis quam clericis cujuscnmque status, gradus, con- 
ditionis et ordinis, eademque cuncta porro oppida, quemadmodum supra 
dispertita sunt sic uniri, conjungi, incorporari volumus, ut in posterum 
semper episcopi prò tempore, cui sunt assignata et attributa, ordinaria e 
spirituali jurisdictioni potestati ac regimini respective subjiciantur eadem 
praeterea lege et forma, qua oppida supra memorata dioecesibus Nar- 
niensi ac Tiburtinae sunt attributa et assignata, haec alia quae ad sup- 
pressam abbatiam s. Salvatoris pcrtincbant, quaeque vocantur = Ccn- 
ciara, Rocca Ranieri, Porcigliano, s. Silvestro, s. Martino, Concerviano, 
Offedio, Magnalardo, nec non pagum a s. Andrea de Repasto nuncupa- 
lum unimus perpetuo alque oonjungiraus Reatinae dioecesi; ab eadem 
vero Reatina dioecesi dismcmbraraus atque dividimus ipso, qui supra 
indicatus est, modo paroeciam Torricella novae dioecesi Mandelcnsi, ut 
infra applicandam. Hisce respective unionìbus conjunctionibus et incor- 
porationibus decretis civitatera Mandelam, seu vulgo Poggio Mirteto 
memoratac Farfensi abbatiae olim spectanlem in civitatem eplscopalem 
erigimus atque instituiraus cum curia et cancellaria ecclesiastica, ipsam- 
que in civitatem episcopalem sic crectam et iostitutam frui oranino vo- 
lumus omnibus et singulis honoribus, juribus, privilegìis ac praerogati- 
vis, quibus celerae civitates poutificalis sede insignitae in ecclesiastica * 
ditione, earumque cives utunti|r atque fruuntur. Ecclesiae vero paro- 



28^^ POGGIO MIRT B T 



» clìiolis et collegiatae in memorata Mandelae civitate extantis et beatae 
n Mariae Virgini sub titulo Assùmptionis dicatae titulum collegialitatis 
» omoino supprimimus et extinguimus, eamdem vero ecclesiam in cathe- 
n dralem Mandelanensem et parochialem ut antea sub eadem sanctissimae 
B Mariae in coelum Àssumptae invocatiòne mansuram, atque in ea se- 
■ dem, cathedram, et dignìtatem pontificalem prò uno deineeps episcopo 
» Mandelensi nuncupando, qui eidem ecclesiae, civitati, et dioecesi infra 
» assignandae, ejusque clero et populo praesit, synodum convocet, et 
9 omnia et singula jura, officia et munia episcopalia babeat atque exer- 
9 ceat cum suis capitulo, arca, sigillo, mensa ut infcrius constituenda, ce- 
li terisque cathedralibus et pontificalibus insigniis, juribus honoribus et 
praerogativis, praeminentiis, gratiis, favoribus, indultis et jurisdictioni- 
9 bus quibus reliquae catbedrales ecclesiae pontificiae ditionis earumqrie 
V praesules potiuntur, dummodo ex peculiari indulto seu privilegio non 
• sint eis attributa perpetuo quidem erigimus atque instituimus. In prae- 
n fata autem ecclesia Sanctissimae Mariae Virginis in coeliun Àssumptae 
9 sic in cathedralem erecta suum constituìmus atque erigimus capitulum 
» undecim constans canonicalibus praebendis atque sex beneficiariis pari- 
li ter residentialibus. E canonicalibus praebendis una post pontificalem 
» erit dignitas, ncmpe arcbipresbyteratus, cui inbaerebit onus curae ani- 
n marum, quae sicuti prius exercebitur absque ulla innova tione; ipsum 
n porro in paroecialibus muneribus juvabunt, ut antea, rectores trium 
1» praebendarum, nimirum s. Silvestri, s. Mariae in Turano et s. Theo- 
» dori, alter deinde canonicatus theologalis et alter poenitentiarfus, qui 
n duo canonicatus praevio concursu, uti et memorala arcbipresbyteratus 
» dignitas ex concilii Tridentini et apostolicarum constitutionum prae- 
9 scripto conferendi erunt; eos aulcm ipsos, qui dictas pracbendas jam 
» antea obtinebant, quique ab etecutore infra nominando idonei ac digni 
» reperti fuerint, easdem canonicali litulo auctas et decoralas respective 
» retenturos esse decernimus cum omnibus honoribus et oneribus, quin 
» tamen hac de causa nova indigeant littcrarum apostolicarum expedilio- 
9 ne. Eidem sic offormato capitulo cathcdrali benigne impertimur faculta- 
9 tem condendi statuta, ordinationes et decreta, sacris tamen canonibus, 
» concilio Tridentino et constitutionibus apostolicis consona atque ordi- 
ti narii opprobationi omnino subjicienda, nec non gestandi in divinis offì- 
i> ciis peragendis insignia choralia, quibus nunc utilur capitulum Malica- 



ANNO 18fÌl 



285 



nense, atqoe ìnsaper jus fruendi omnibas et singulis privìlegiis, honori- 
bu8, quibus alia capitula cathedralium ecclesiarum ip 'pontificia ditione 
existentium fruuntur, dummodo sint in usu, nec fuerint specualiter con- « 
cessa aut revocata. Ita porro novam Mandelensem dioecesim coDstitu- 
tam edicimus : oppida scilicet, quae uti supra a dioecesi Sabinensi et a 
Reatina disjunximus, itemque ea quae ex altera suppressa abbatia Far- 
fensi et s. Salvatoris Majoris supersunt neque alteri dioecesi vel territo- 
rio exinde rursus conjuncta sunt ea omnia et singula praeter ipsam 
M andelae civitatem prò dioecesi novi episcopatus Mandelensis perpetuo 
attribuimus et assignamus: videlicet; ex dioecesi Sabinensi = Aspra^ 
Selci, Cottanello, Montasola, Roccantica, Gantalupo, Poggio Catino, Ca- 
stel san Pietro, Frasso, Poggio Nativo, Montenero, Mompeo, Casaprota, 
Colleiungo, Ginestra, Ponticelli, Corese, Nerola, Montelibretti, Monte 
Flavio, Poggio Mojano ; item ex suppressa abbatia Farfensi Mandelam, 
seu Poggio Mirteto, Poggio san Lorenzo, Caslelnuovo Monte santa Ma- 
ria, Bocchignano, Salisano Montopoli, Cerdomare ; item ex suppressa 
abbatia s. Salvatoris Majoris, san Salvatore, Longone, Pratojanni, Pog- 
gio Vittiano, Rocca Vittiana, Vallecupola, Varco, Vaccareccia ; denique 
ex dioecesi Reatina, Torricella ; ipsaque aulem oppida cum omnibus 
paroeciis sic attributa et assignata itemque in eis vel eorumdem territo- 
rio existentes, seu existcntìa collcgiatas, ccclesias, monasteria si quae 
sunt, conventus et quaecumquc alia saecularia et quorumvis ordinum 
regularia beneficia utriusque sexus personas et incolas, tam laicos quam 
clericos, non tamen exemptos cujusque gradus ordinis et conditionis 
novi prò tempore exislentis antistitis ecclesiac Mandelensis ordinariae 
jurisdictioni, regimine potostati ac supcrioritati perpetuo pariter subjici- 
mus, ejusque prò tempore antistiti prò civitate, territorio, dioecesi, clero 
et populo assignamus atque attribuimus, mandantcs praeterea, ut idem 
mandelensis episcopus titulum gcrat atque publicis in actis adhìbeat ab- 
batis s. Salvatoris Majoris. Ut autem futurus prò tempore episcopus 
Mandelensis possit suam dcccnler tueri dignitatem et vicario generali 
curiaeque episcopali valcat rite providere, has praeter dccimas dioece- 
sanas et cathcdnitica cmolumcnta ex quibus colligi solet quotannis sum- 
ma circiter sculalorum cenUmi scptemdccim, hos insupcr annuos, qui 
sequuntur provcntus mensae episcopali, curiaeque ecclesiasticae Man- 
dclensi perpetuo quoque assignamus: videlicet partem supra memoralae 



286 POGGIO MIRTETO 



» praestatìonis a publico aerarlo persolvendae, nempe annua scalata 
» octingenta o(5togìnta, item ex Farfensi patrimonio bona et redditus syl- 
» Tarimi, quae continentur tum in latifundio del Torrone in agro Monto- 
politano, tum in praediis Spinacelo in territorio Boccbìgnano existenti- 
» bus, itemque fm oauies canones ac annuos redditus, quas praestare 
» tenentur municipium Mandelae, vaaaòKifiwm Montopoli, muaicipium 
» Greggio, municipium Segni, item bona et redditus prionitus in oppldo 
» Stazzano existentis, tum latifundii del Torrone, tum cauponae Montor- 
» so, tum pratorum, quae vulgo vocantur di Cranica, nec non bona et 
» reditus obyenientes ex quibusdam locationibus et censu a municipio 
9 Mandelae, atque ex altera empbyteusi latifundii Caprarola, quibus qui- 
» dem redditibus insimul conjunctis habelur prò dote mensae Mandeteo- 
9 sis sunmia annua scutorum bismillium ac quingentorum et oclo- 
» ginta circiter. Veruntamen eamdem mensam Mandelensem seu ejus prò 
n tempore antistitem praeter alia onera ordinaria, teneri insuper quotanois 
9 persolvere sentala triginla prò fabrica ecclesiae oppiduli Stazzano, item 
» prò ejusdem prò tempore capellano annua scutata quadraginta, item an- 
9 nua scutata centum prò subsidio jam decreto pridem atque assignato 
» parochiis oppidorum Pratojanni, Longone, Vallecupola, Varco, Rocca 
9 Vittiana, Poggio Vittiano, Vaccareccia, item annua scutata centum et 
9 quinquaginta episcopo Reatino ex praefati subsidii titulo eroganda, ut 
» antea parochis oppidorum Concervirfho, san Silvestro, Cenciara, Porci- 
» gliano, san Martino, Magnalardo, Oflejo, item scutata annua sexaginta in 
» subsidium tribuenda parocbis oppidorum Mandele, Caslelnuovo, Bocchi- 
» gnano, itemque annua sculala biscentum prò vitalitio stipendio dilecto 
9 filio Alexandro Farricelli in romana curia advocato ob labores impensos 
» ad abbatialem censum forensibus etiam actionibus augendum cum onere 
» tamen praestandi in posterum suam operam prò abbatialibus juribus in- 
» quirendis, vindicandisque, uti cardinali episcopo abbati satius visum fue- 
9 rit; quod tamen onus ex ejusdem obitu omnino ccssabit. Praeterea cum 
» (fecimae ex Fara, Turrita et Nazzano, quae olim abbati Farfensi pcrsol- 
9 vebantur,nunc vero ad episcopum Sabincnsem pertinerent, locataemodo 
9 inveniantur cum aliis decimis, quae novo Mandelensi episcopo sunt at- 
» tributa, idcirco idem episcopus Mandelensis prò earum compensatione 
» suppeditabit mensae Sabinensi quotannis scutata centum et viginti, do- 
» nec ejusmodi locatio cessaverit tum enim eas prò lubilu suo percipiet 



ANNO 18<il 287 



cardinalls episcopus SabineDsis. Quod autem spectat ad dotem capituU 
cathedraiis Mandelensis uti supra erecti, hunc qui sequitur servari man- 
damus modum, nimirum ut archipresbyteralis praebenda eumdem, quo 
jam potitur, retineat censum scutatorum circiler centum et quinqua- 
ginta, pariterque altera praebenda, quae venit nomine Aspramonti inte- 
gra item servetur in annuo suo redditu scutatorum circiter sexagìnta. 
Ceterum praebenda tbeologaiis annuam obtineat dotationem scutatorum 
septuaginta, totidemque praebenda poenitentiaria unaquaeque autem ei 
reliquis canonicalibus praebendis prò congrua dotatione babeat annua 
scutata quinquaginla, ceterae yero jam inibi existentes praebendae, quae 
minori census inveniuntur, augeantur singulae usque ad praefinitos an- 
nuos redditus scutatorum quinquaginta. Unaquaeque demum ex benefi- 
ciarlorum praebendis prò congrua dotatione obtineat annua scutata qua- 
draginta. Cura vero canonicalis praebenda sub titulo s. Silvestri gaudeat 
annuo redditu scutatorum cenlum et sexaginta, ut ex ea ubi primum 
vacare contigerit, trcs canonicales praebendae sint constituendae, edici- 
mus idcirco, ut capitulum Mandelense donec ea vocatio obvenerit, constet 
interea temporis ex archipresbytero et octo canonicis, praeter sex me- 
moratos beneficiarios ea conditione, ut cum haec s. Silvestri praebenda 
vaeaverit, protinus ea cum omnibus pariter oneribus dividatur, ac tres 
inde canonicatus eonslìtuantur cum congrua dotatione annua scutato- 
rum quinquaginta, ita ut quidquid forsan supererit, addicatur praeben- 
dae, cui adhacrebit coadjuvandi parochum. Id enim cautum est, ut uni 
tantum ex bisce tribus canonicalibus praebendis inhaereat obligatio, ut 
antea, parochum archipresbyterum coadjuvandi, firmo eo onere binis 
praebendis s. Mariae in Turano et s. Theodori. Pro distributionibus quo- 
tidianis eidem capitulo inter archipresbyterum et decem ( nunc octo ) 
dumtaxat canonicos rite distribuendis perpetuo constiluimus et assigna- 
mus annuam summam scutatorum centum et quinquaginta, sarta quidem 
tectaque servata veleri obligatione municipii Mandelensis ob ejusdem fa- 
bricae refectionem scu restaurationem. Ad praefatas dotationes seu prae- 
stationes annuas tum prò novis canonicalibus et ceteris supplendis prae- 
bendis, tum prò quotidianis distributionibus, tum prò fabrica cathedraiis 
praeter bona et annuos redditus omnes, quos suppeditarc solent prae- 
bendae jam in dieta ecclesia existentes ( qui redditus insimul computati 
exaequare solent annuam summam scutatorum quingentorum ) insuper 



288 



POGGIO MIRTETO 



impertimur, assignamus atque constituimus perpetuo sommam annuam 
scutatorum ducentorum et quadraginta titulo memoratae annuae prae- 
stationìs ex aerario nostrae Camerae solvenda. Ut autem supra consti- 
tutis capitoli et ecclesiae novae cathedralis dotationibus satis possit fieri, 
praevia abrogatione praefati Brevis pontificii super erogatione reddituum 
abbatiae sanctae Mariae de Plano in oppido Pozzaglia vacantis,. editi 
anno millesimo octingentesimo trigesimo septimo ejusdem abbatiae bona 
et redditus scutatorum quingentorum prò dictis dotationibus explendìs» 
constituendisque concedimus, destinamus atque attribuimus, donec alitar 
provideatur. Jam vero proprias aedes prò futuri episcopi ecclesiae Man- 
delensis babitatione, ejusque curiae episcopalis resìdentia assignamus 
perpetuo totum aedificium et domos, quae antea ibidem pertinebant ad 
Farfensem prò tempore abbatem. Item ecclesiasticum seminarium, quod 
Mandelae floret, Mandelensi ecclesiae destinamus et attribuimus cum 
suis omnibus bonis, redditibus, iis etiam comprehensis, qui pròveniunt 
ex suppressa abbatia s. Salvatoris, qui quidem ei jam adsignati compe- 
riuntur iidemque perpetuo adservantur cum aliìs quibuscumque pristi- 
nis suis juribus et oneribus. Cum vero, ut praefertur prò recenti aedifi- 
catione ejusmodi seminarii solvenda adhuc supersint scutata circiter bis 
millia, idcirco potestatem fieri, ut in ipsius debiti extinctionem idem se- 
minarium pecuniam censuario contractu comparare rite possit, atque ut 
id minori qua possit ipsius detrimento fiat, mandamus eidem quotannis 
ab episcopo Mandelensi persolvi centum scutata usque dum census, de 
quo agitur, ab ipso seminario fuerit extinctus in quem finem ejusdem 
episcopi ac deputatorum curas volumus omnino intendi. Cum praeterea 
in more institutoque positum comperiatur, ut abbas Farfensis sex et vi- 
ginti nominaret ex suo territorio adolescentes in ipso seminario prò me- 
dia, ut ajuDt, gratia recipiendos, alendos atque docendos, cumque semi- 
narium Malleanense teneatur unum adolescentem ex oppido Roccantica, 
et alterum ex oppido Canemorto, gratis omnino perpetuo recipcre, illud 
ab hujusmodi onere absolvimus atque perenniter liberamus in compen- 
sationem earum praestatioDum, scu taxarum, quas pcrcipere consueverat 
ex oppidis a Sabinensi dioecesi superius sejunctis, et in Mandelensem 
dioecesim adsignatis, servatis tamen eidem seminario Malleanensi ceteris 
redditibus, ac bonis omnibus, quibus antea potiebatur, fruebalurque, jus 
autem ejusmodi, quod praedicUs oppidis Canemorto et Roccantica 



ANNO 18(^1 289 



pertinebat deferìmus et perpetuum in modum ita constituimus, ut unus 
pariter adolescens ex oppido Roccanticae et alter ex oppido Ganemorto 
gratis et jugiter in posterum recipiatur, alaturqoe in seminario Mande- 
lensi ; hanc vero ob causam volumus, ut quae supra memoratae sunt 
vigintisex mediae gratiae, queis tenebatur idem seminarium Farfense 
mox Mandelense, reducantur dumtaxat ad viglnti et duas et ab episcopo 
prò tempore Mandelensi, eo quidem modo et ratione quae servabatur 
ab abbate Farfensi, semper et quandocumque conferantur. Cumque 
adhuc videatur, uti praefertur, aliquid ex juribus et bonis abbatiarum 
Farfae et s. .Salvatoris superesse vindicandum, ita inter episcopum Sabi- 
nensem et episcopum Mandelensem acquali ratione seu parte dividen- 
dum esse decemimus, quidquid ex juribus, bonis, et redditibus pertìnen- 
tìbus ad abbatiam Farfensem et s. Salvatoris Majorìs in posterum com- 
periatur aut vindicetur, qua in re ( si cardinali abbati Farfensi placuerit) 
gratuitam operam navabit idem advocatus Farricelli, cui in id etiam cau- 
sae stipendium superìus decretum fuit. Memoratam autem ecclesiam Man- 
delensem sanctissimae Mariae Virginis in coelum Assumptae in cathe- 
dralcm erectam sanctae Sedi immediate subjicimus, iisque omnibus et 
singulis frui facultatibus, exemptionibus, praerogativis et juribus, quae 
ad ceteras ecclesias cathedrales pontificiae ditionis pertinent. Fructus 
vero ejusdem novae ecclesiae Mandelensis taxamus ad florenos auri de 
Camera quìnquaginta, atque hujus taxam in libris Camerae apostolicae 
et sancti Collegii describi jubemus. Interim vero ne Sabinensis et Man- 
delensis dioeceses aliquid spiritualis incommodi vel detrimenti capiant, 
in vicarios apostolicos deputamus venerabilem fratrem Dominicum An- 
gelini episcopum Leucenscm, Sabinensis ecclesiae suffraganeum et dile- 
ctum filium Nicolaum Abrate, abbatiae Farfensis in praesens vicarium 
generalem, ut ille Sabinensem dioecesim superiori modo circumscriptam, 
hic autem novam Mandelensem dioecesim uti supra constitutam curii 
omnibus et singulis facultatibus necessariis et opportunis, Nostro et 
apostolicae Sedis nomine administreut donec ecclesiae Sabinensis et 
Mandelensis de pastore suo respective providcantur. Postremo ad hujus- 
modi episcopatus erectionem et ad omnia, quae bisce apostolicis litteris 
decrevìmus, in earumdcm litterarum nostrarum exequutorem deputa- 
mus dilectum filium nostrum Paulum tiluli s. Praxedis presbyterum car- 
dinalem Polidorium, congregationis Goncilii praefectum, cum facultati- 

VoL F^ 37 



290 POGGIO MIRTETO 

• bus necessariis et opportunis, ut per se vel per aliam personam in eccle- 

• siaslica dìgaitate constitutam ab ipso subdelegandam, omnia statuere ai- 

9 que decernere vaieat, ut cuncta superius decreta ad exitum cumulate 
» perducantur atque etiam cum facuitate eidem exequutori, sive ejus sub- 
» delegato definitive pronuDciandi super quacumque oppositione adversus 
» praedicta quomodolibet oritura, ita tamen ut ad congregationem consi- 
» storialem intra tres menses ab expleta litterarum executione exemplar 

• authentica forma exaratum, decretorum omnium, quae in praefotarum 
» litterarum apostolicarum executionem emittet, in ejus tabularlo asserì 
» vandum. Praesentes autem litteras, et in eis contenta quaecumque, etiam 
» ex eo quod quilibet interesse habentes, Tel habere praetendentes vo- 
» cati vel auditi non fuerint, nullo unquam tempore de subreptionis vel 
» obreptionis dut nuUitatis vitio, seu inlentionis nostrae defectu notari, ìm- 
pugnari vel in controversiam vocari, sed perpetuo validas et eflBca- 
» ces existere et fore suosque plenarios et intcgros effectus sortiri et obti- 
» nere ac ab omnibus ad quos spectat inviolabiliter observari debere de- 
» cernimus. Non obstantibus de jure quaesito non tollendo, aliisque no- 
n stris et cancellariae apostolicae regulis, dictaeque cathcdralis ecclesiae 
» etiam juramento confirmatione apostolica, vel quavis firmitate alia robo- 
» ratis statutis, et consuetudinibus ccterisque, licct expressa et individua 
» mcntione dignis, conlrariis quibuscumquc. Volumus praelerea quod 
1» Iiarum litterarum transumptis etiam impressis manu tamen alicujus no- 
» tarii publici subscriptis ac sigillo pcrsonae in ecclesiastica dignitate con- 
stitutac munilis cadem prorsus fides adliibeatur, quae ipsis praesentibus 
» adbibcrctur, si forcnt exhibitac vel oslensae. Nulli ergo hominum liceat 
» paginam hanc nostrarura approbationis, suppressionis, extinctionis, cu- 
» mulalionis, translationis, designationis, erectionis, constifutionis, deputa- 
» tionis, faiiultatis, decreti, derogalionis, ac voluntatis infringere, eique ausu 
» temerario contraire. Si quis autem hoc attentare praesumpserìt, indigna- 
li tionem Omnipotenlis Dei ac bcatorum Petri et Paulì apostolorum ejus 
» se noveri t incursurura. Datum Romac apud sanctum Petrum anno In- 
» carnationis Dominicae millesimo octingentesimo quadragesimo primo, 
» septimo kaleudas deeembris, Pontificalus nostri anno undecirao. » 

A questa bolla fu data esecuzione, a tenore degli ordini pontificii, il di 
16 dicembre del medesimo anno 4841. Da questa ci vien fatto conoscere 

10 stato attuale della diocesi, cui tosto espongo in brevi parole. L' assunta 



ANNO I8ai-18fi2 291 



è il titolare della cattedrale ; prima, finchò fu collegiata, aveva un arciprete 
e sette beoeficiati, che la uffiziavano ; ora ha il capitolo composto di dieci 
canonici, cui precede V unica dignità di arciprete con cura d' anime. Le 
insane indistintamente di tutti sono la cappamagna con pelle e con seta 
alternativamente, e neir estate la cotta sopra il rocchetto. Sono addetti pel 
servizio della medesima anche sei cappellani corali. Al vescovo di questa 
nuova sede è annesso perpetuamente il titolo di abate di san Salvatore 
maggiore. 

E quanto ai sacri pastori, che la governarono, poco mi si offre da dire T 
perchè il primo, che vi fu eletto appena sistemate le cose relative alla nuo- 
va istituzione, è quello, che tuttora ne occupa la santa cattedra. Egli è il 
viterbese Nicolò Crispigni, eletto addi 24 gennaro dell' anno 4842. 



-♦•<^>- 



RIETI 



Hid eccomi a parlare deir altra chiesa yescoTile, eh' è nella Sabina» e 
che io spensieratamente aveva collocato tra le chiese dell* Umbria. Risn 
città antichissima, detta dai latini sino dai suoi primi fondatori Reatunty 
perchè intitolata alla dea Rea; ed antica cosi, che Dionisio, nel primo libro 
\ delle romane antichità, la disse fabbricata avanti la guerra di Troja. Giace 
essa tra mezzo di ameni colli, che le forman corona, attraversata dal fiume 
Velino, che le diede talvolta il nome di Velina; le scorre accanto il Tura- 
no ; non è lungi di troppo da Terni, alquanto di più lo è dalla capitale del 
mondo. Pare, che sia stata fabbricata dagli Aborigini, a cui poscia la tollero 
i Sabini. Sotto V influenza di questi dominatori è ben naturale, eh' essa 
avrà prestato religioso culto alle divinità di essi, e che in seguito, divenuta 
romana, abbia venerato anche i numi, che si adoravano nella metropoli 
deir impero. La primaria deità, che vi aveva particolar culto e eh' era la 
protettrice dei reatini, era Vesta, madre della Terra, venerata sotto il titolo 
della Gran Madre. Esiste tuttora in Rieti, in una casa privata (4), tra i varii, 
che vi si conservano, un marmo, su cui è scolpita V iscrizione: 

DEAE TELLVRl 

SACRVM 

M. AVRELIVS THREPTVS FECIT 

Dove poi ne fosse il tempio non si potrebbe dirlo con sicurezza. Ne 
aveva uno certamente anche il dio delle acque ; e probabilmente lo aveva 

(i)Inca8a Vecchiarelli, secondochènar- e portò rooltiisime di liffaUe iscrizioni: la 
Tà Pompeo Angelolli, il quale scrìsse una pubblicò in Roma nel i635. 
bizzarra Descrizione della città di Rieti^ 



29b RIETI 

presso al fiume Velino : ivi infatti fu estratta, due e più secoli or sono, una 
antica pietra, che ne dava sicuro argomento. Su di essa leggevasi : 

NEPTVNDO SACRVM 

C. ANNIVS NEPTVNDIALIS 

VOTO SACRAVIT 

Ne esiste un' altra preziosa nel locale del monte di pietà, la quale oltre- 
ché ci ricorda il dio Sabo adorato dai sabini sotto il nome di santo, ci fa 
sapere altresì come Lucio Munio, per la vittoria ottenuta contro i Parti, 
offerisse a questo dio del paese la solita decima in attestato di riconoscenza 
religiosa (4 ) : del qual rito si ha notizia anche dal secondo libro di Dionisio. 

SANCTE 

DE DECYMA VICTOR TIBEI LVCIYS KYNIV8 DONVII 
KORIBVS ÀRTIQVEIS PRO VSTRÀ HiC DARE SE SE 
VISYH ÀRmO SVO PERFECIT TVÀ PACE ROGARS TE 
COGEICDEI, DISSOLVENDEI, TV VT FAGILIA FAIEIS 
PERFIGIAS DEGVMAK VT FACUT VERAE RATIONIS 
PROQVE HOC ATQVE ALIEIS DONIS DES DI6NA MERENTI 

Del culto, che prestavasi ad Ercole, esiste una lapide in cattedrale ; essa 
additava il luogo, ove questa divinità veneravasi ; e quel luogo, che corrot- 
tamente si dice oggidì AcaranOj ritenne il nome di Erculano. 

LOCVS CVLTORVM HERCVLIS 

RESPVBLICA SVB QVADRIGA 

IN FO. P. XXX. 

IN AGRO PEDES XXV. 

HVIC LOCO 

Q. OCTAVIVS COMMVN. 

T. FVNDILIVS QVARTIO 

IN F. P. xml. IN AGRO P. XXV. 

DONAVERVNT 

(i) L^ ìicrizioDe è portala anche JalP ADgelolti, dissert. cit., pag. 8g. 



RIETI 295 

E se vorrassi percorrere la campagna reatina si troveranno anche fìiori 
della città frequenti vestigie del pagano culto del suo popolo. Io non ricor- 
derò qui che il tempio dedicato a Sabo, cui dissero i reatini fondatore e 
padre della loro città. Esisteva esso sopra un sollevato monticello vicino 
a Contigliano, di forma sferica, aperto verso il cielo : e sino al di d' oggi è 
nominato quel luogo il colle di SarUo. V iscrizione, che reco, fu tolta di 
qua e fu portata in una casa de' Pennicchi {\). 

PATRI REATINO SACRVM. 
OD HONOREM AVGVST. 
VI. VIRI AVGVST. 
TITVS BETVLNVS FELIX 
AVLVS LICINIVS SVCCESSVS 
TITVS POMPONIVS^MODERATVS 
LVCIVS FLAVIVS HERMEROS 
C. SABINVS ACHORISTVS. 
L. D. 
D. D. 

Lapidi poi sepolcrali se ne inconlrano senza numero ; e di queste n' e^ 
sistono nel portico della cattedi*ale, nelF interno e nel sotterraneo di essa, 
nel borgo vicino alla chiesa di sant' Angelo, sulle mura esterne della chiesa 
di san Pietro, su quella del martire san Marone, al monte di pietà, nel pa- 
lazzo civico, in parecchie case de' particolari ; e queste per lo più sono se- 
polcrali, benché alcune altre ricordino la nobiltà e la cospicuità o per 
essere Rieti municipio romano o di godere la protezione dei romani 
imperatori. 

Rieti passò sotto il dominio dei papi circa Y anno 962, per dono fattone 
ad essi dall' imperatore Ottone I : lo si raccoglie dal diploma di lui. Ma 
lasciando da parte ciò che spetta al temporale stato di questa città, vengo 
ora a parlarne dello spirituale. Pretesero gli storici suoi, eh' essa ricevesse 
la luce deir evangelio da san Prosdocimo discepolo di san Pietro, nei pri- 
mi anni delF era volgare: ma questa loro pretesa è priva affatto di fonda- 

(i, Veci, r ÀngeloU), pag. 89. 



296 R I B T I 

mento, mentre si conosce V apostolato di san Prosdocimo nelle chiese di 
Padova, di Vicenza, e di altri luoghi delle veneziane provincie. Non vogl' io 
perciò negare, che Rieti abbracciasse il cristianesimo sino dai tempi apo- 
stolici; la sua vicinanza a Roma e ad altre città condotte alla fede in quei 
primi anni me 1 fa supporre. Bensì nego assolutamente l' apostolato di 
questo santo vescovo nella chiesa reatina. Di sangue cristiano fu inondato 
a quei tempi la città e il territorio di Rieti, e perciò non hawi luogo a 
dubitare, che il cristianesimo non vi si fosse, benché occultamente, diffuso: 
ma non per questo ne segue che san Prosdocimo ve lo abbia seminato. Né 
il fondamento, a cui appoggiano i reatini questa loro opinione, può essere 
valutato tampoco: V appoggiano al ritrovamento di alcune antiche monete, 
portanti l'effigie, dicono, di san Prosdocimo: Dio sa invece di chi era quel- 
la effigie, eh' eglino riputarono di questo santo. Inoltre la somma giovinezza 
di Prosdocimo, quando venne a predicare il vangelo alia città di Padova 
e alle circonvicine; mentre non contava allora che soU venti anni; ci por- 
ge ogni ragione di escluderne Y apostolato e la pastorale residenza qui in 
Rieti. Egualmente la consecrazione della loro cattedrale, celebrata dal prin- 
cipe degli apostoli (1), é da porsi tra le favolose narrazioni degli avveni- 
menti ravvolti nella nebbia dei secoli. 

Oscure molto e confuse sono le tradizioni della chiesa reatina, circa le 
notizie dei sacri pastori, che la governarono ; cosicché dopo V immaginario 
vescovato di san Prosdocimo ci segnano sotto Tanno 570 il vescovo Probo^ 
della cui vita parlò san Gregorio magno ; poi sotto il 404 ci mostrano Pro- 
bianOy cardinale del titolo di sant* Eusebio, e ne appoggiano V esistenza alla 
testimonianza del Graziano ; indi ci presentano nel 502 il vescovo Orso ; e 
dopo lui, nel 550 un Albino commemorato da san Gregorio ; e finalmente 
nel 600 un Probino cardinale del titolo di san Ciriaco, vivente ai tempi del 
suddetto pontefice. Cosi ci offre di questi primi sei secoli la cronologica 
serie dei pastori reatini il sunnominato Angelolti. Ora tocca a me il rego- 
larla, secondo le regole della critica giudiziosa. 

Probo, e Probiano, e Probino sono^re differenti nomi di un medesimo 
vescovo, che visse intorno air anno 586, vissuto poco prima del pontificato 
di s. Gregorio. Dico poco prima^ perchè il santo pontefice ci fa sapere di 
averne inteso le azioni, che di lui ci racconta, da un nipote del medesimo, 

(i) VcJ. rUghclli, lonj. I, pag. i ie)5. 



ANNO (199-586 297 



il quale 8*era trovato ad assisterlo nel suo passaggio da questa vita. Ciò 
dunque dee persuaderci, che al vescovo san Probo fu predecessore il ve- 
scovo Oeso, il quale sottoscriveva ai concilii terzo e sesto del papa Sim- 
maco. Orso adunque possedeva la santa sede reatina circa V anno 499 : 
ed è il primo vescovo di questa chiesa, del quale abbiasi notizia certa ed 
incontrastabile. Dopo di Orso io direi doversi porre sak Probo o Profnano 
o ProtifiOj e questo circa V anno 586 ; della sua santità e delle circostanze 
della sua morte narrò san Gregorio nel capo XII del quarto libro dei Dia- 
loghi, quanto dal nipote del medesimo, Probo nominato ancor egli, aveva 
udito narrare. Giova portare il brano stesso del santo pontefice. « Pro- 
» bus omnipotentis Dei famulus, qui nunc in hac urbe monasterio prae- 
ji est, quod appellatur Renati, de Probo patruo suo Reatinae civitatis epi- 
ji scopo mihi narrare consuevit, dicens, quia appropinquante vitae ejus 
» termino, eum graviss'mia depressit aegritudo, cujus pater nomine Maxi- 

• mus pueris circumquaque transmissis colligere medicos siuduit, si for- 
» tasse ejus molestiae subvenire potuisset. Sed congregati ex vicinis locis 

• undique medici, ad tactum venae denuntiaverunt ejus exitum citius 
» adfuturum. Sed cum jam tempus refectionis incumberet, atque dici 
» bora tardior excrevisset, venerandus episcopus, de illorum potius quam 
» de sua salute sollicitus, eos qui aderant admonuit cum suo patre in su- 
» periores episcopii sui partes ascendere seque post laborem reficiendo re- 
» parare. Omnes igitur ascenderunt domum, unus ei tantummodo par- 
» vulus rcliclus est puer, quem nunc quoque praedictus Probus asserit 
» superesse. Qui dum lecto jacentis assisleret, subito aspexit intrantes ad 
» virum Dei quosdam viros stolis candidis amictos : qui euradem quoque 
» candorcm vestium, vultuum suorum luce vìncebant. Qua splendoris 

• etiam claritate perculsus, quinam illi essent, emis9(Bi coepit voce clama- 
» re. Qua voce etiam Probus episcopus commolus, intrantes eos aspexit 
» et agnovit, atque eumdem stridentem vagienlemque puerum consolari 
» coepit, dtcens : Noli timere, fili, quia ad me sanctus Juvcnalis et sanctus 
» Eleuterius martyres venerunl. Ille autem tantae visionis Hovitatem non 
» ferens, cursu concitato extra forcs fugit, atque «os quos viderat, patri 
» ac medicis nuntiavit. Qui concile descenderunt ; sed aegrum quem rcli- 
» querant, jam defunctum invenerunt: quìa illi eum secum tulorant, quo- 
» rum visionem puer forre non potuit, qui hic remansit. » 

Dopo sau Probo io porrei il vescovo Albiiio, perchè di lui, come di 

■ ■ ' — ■ — — ■ 

roi. r. 38 



298 RIETI 

uomo vivente a' suoi giorni, parlava il medesimo pontefice. Narrando egli 
infatti (\) di Equizio abate del monnstero, guod dicitur Balneum Cicero- 
niSj il quale soggiornava nel territorio del Lazio, porta a testimonianza di 
quanto narrava il nome del vescovo Albino, come di persona, che avevalo 
conosciuto, oltre a molti altri superstiti, che ne potevano rendere assicu- 
razione. « Bene hunc reverentissimus vir Albinus Reatinae antistes eccl^ 
» siae cognovit, et adhuc supersunt multi qui scire potuerunt. » Chi non 
vede parlarsi qui di un personaggio esistente a' suoi giorni? Devesi dun- 
que fissare il tempo di questo Albino intorno Y anno 600. 

Abbiamo altre sacre memorie dell'età di cui parlo, le quali ci fanno 
conoscere esistente in Rieti la cattedrale basilica di santa Maria, cui volle 
il diacono Paolo arricchita delle sacre reliquie dei martiri Ermete, Gia- 
cinto e Massimo. Lo sappiamo da una lettera del medesimo pontefice 
diretta a Crisanto vescovo di Spoleto, acciocché si prestasse a favorire i 
desiderii del diacono reatino. Ed è da notarsi la condizione, che il santo 
pontefice in questa lettera appose, cioè, purché non vi sia sotterrato nes- 
sun cadav^ro. Per migliore precisione porterò la lettera stessa (2). 

GREGORIVS CHRYSANTHO EPISCOPO SPOLETANO 

« Paulus ecclesiac Reatinae diaconus petiloria nobis insinuatione 
» poposcit, ut ad fonles in basilica beatae Mariae scraper Virginis geni- 
» tricìs Dei et Domini nostri Jesu Christi, quae est intra civitatem Reati- 
» nam posila, rcliquiae beatorum martyrum Hermetis et Hyaeinthi et 
Maximi debcanl collocari. Et ideo, frater carissime, si in eodem loco 
» nullum corpus constat huraatura, sanctuaria praedictorum martyrum 
» cum revercntia sioe ambiguitate suscepta diUgenter consecrabis. * 

L' aver Gregorio incaricato di ciò il vescovo di Spoleto ci fa cono- 
scere chiaramente, che la chiesa reatina era a' quei giorni vedova di pa- 
store (5). Appartiene la lettera all'anno 598; sicché potrebbesi dire, che 
il sunnominato vescovo Albino, cui, come vivente a' suoi giorni abbiamo 
veduto nominarsi da san Gregorio, sia sottentrato a supplire la vedo- 
vanza di questa chiesa: perciò m'ò parso conveniente il notarlo circa 



(i) Dialog. lib. I, cap. iv. . (3) Di ciò qualche cosa ho ilello nella 

' 12) k la IV del lib. IX, hvìh. 11. chiesa spoletana, voi. iv, pag. 343. 



ANNO 586 - 755 299 



Tanno ^<M). Intorno a questo medesimo tempo visse e mori in Rieti il 
santo monaco Stefano abate, dèi quale parlano il martirologio romano, 
sotto il di 45 febbraio, e il pontefice san Gregorio, nel capo XIX del quar- 
to libro dei Dialoghi e nella XXXV omelia sugli evaugelii. 

Dagli atti de' concilii ci sono fatti conoscere dipoi altri due vescovi di 
questa chiesa: Gaudioso, nell'anno 642 ed Adriano nel 680. Qui poi un 
vuoto di circa un secolo ci ha lasciato TUghelli: ma a questo vuoto io 
posso in qualche parte supplire colla notizia di due vescovi, ch'egli non 
conobbe; Teutone, nel 753; e Guiberto, detto anche Gumperto, Gureberto^ 
Guieperto, circa Tanno 770. Di essi abbiamo sicura notizia dai docu- 
menti, che qui soggiungo. L' archivio del celebre monastero di Farfa ci fa 
conoscere di Teutone tn giudicato a favore di esso monastero, contro il 
cherìco Mauro, il quale pretendeva essere di sua ragione il casale Turro- 
niano, dicendolo donato a sé da Fertone gastaldo, mentre a quel mona- 
stero lo aveva già da prima donato Lupo duca di Spoleto (4). Del vescovo 
Teutone parla inoltre nel 755 il documento, che qui reco, tratto anch' esso 
dalT archivio farfese (2) : 

• IN NOMINE DOMINI DEI SALVATORIS NOSTRI JESV GERISTI. 
» Regnante Domino nostro Haistulfo excellentissimo rege, anno felicis- 
» simi regni ejus in Dei nomine VII; seu et viri magnifici Probati Ga- 
» staldii civitatis Reatinae mense novembris per indictioiìem Vili. Con- 
» stat me a Deo electum Teutonem Episcopum per consìlium et volunta- 
» tem sacerdotum meorum concambiavimus casalem qui nominatur lu- 
» TÌanus cum ipso colono, qui residet in ipso casale, nomine Herfalo, cum 
» omnibus quaecumque habere videtur, mobilibus vel immobilibus, cul- 
» tum incultum concambiavimus vobis, sanctissime Fulcoalde abbas, 
» omnia et in omnibus, unde in nostra nihii reservavimus potestate. Ita 
• ergo ut ab hac die in vestra permaneat potestate, quia a nostro recessit 
» dominio et quidquid exinde facere volueritis, in vestra vel posterorum 
» vestrorum permaueat potestate. Et si ego jam dictus Tento episcopus 
» vel posteri nostri ipsum suprascriptum casale suptrahere voluerimus 
9 aut minime a quolibet homine defensare potuerimus promittimus vobis, 
» Fulcoalde abbas, vel posteris vestris componere duplam rem et melio- 

(i) Gallelli Gab. pag. 19. Rcg. Farf. (2) Reg. farf. num. xlii. 

nam. xxxix. 



300 RIETI 

.1 ■ ■ ■ ■ I,. I ■ ', ■ .1 , ■■>■■■ . ■ I , I . •■ ■■ .. 

» ralurn, de qua agitur et cartola ista in sua permaneat firmitate. linde 
n duas cartulas de coneambiatione uno tenore conscrìptas scripsi ego Mel- 
» litus diaconus ex jussione Teutonis episcopi. Actum ad sanctum Gesa- 

V rium in Sabinensi territorio, mense et indictione suprascripta feliciter. • 

^ Ego Teuto episcopus propria inanu mea subscripsi. 

^ Ego Joanncs presbyter mea manu subscripsi. 

^ Ego Paulus presbyter mea manu subscripsi. 

^ Ego Gaidepertus presbyter mea manu subscripsi. 

lijii Ego Sindolfus clericus mea manu subscripsi. » 
£d è questa la prima traccia, che s' abbia del capitolo dei canonici di 
Rieti : ned esser possono questi sacerdoti^ che il vescovo Tentone dice hloì 
sacerdoti^ senonchè i suoi canonici. Del medesimo prelato hann9si dallo 
stesso archivio di Farfa altre notizie di simil genere anche nel 760, nel 
764, e più oltre (4): anzi da una di queste carte, in cui vedesì Teutone 
impegnato a difendere i diritti del monastero di san Michele archangelo, 
presso le mura di Rieti, contro le pretese del reatino Pandone, ci viene 
mostrato reatino anch' egli : lo si nomina infatti fratello di esso Pandone. 
E quanto all'altro vescovo sconosciuto airUghelli, Guiberto^ o Gumperto^ 
o Gureberto, o Gutcp^o, parlano il Mabillon (2), il Muratori (5) e la cronaca 
di Farfa : quesf ultima cosi narra : « Halanus praefatus abbas in extremo 
» obitus sui die quemdam episcopum Guicpertum nomine suasit facere 
» promissionem regulae et continuo rudem adhuc hospitem et anglorum 
» exortum genere constituit abbatem contra sacros canones et regulam 
» sancti Benedicti agens, qui per XI menses exercuit tyrannidem, quosdam 
D ex monachis caedens, alios in carcerem detrudens, aliosque in exilium 

V mì^tens, et in tantum superbiae audaciter prorumpens^ ut nonnullos ^us 
» fugientes vesaniam furoris se se abscondentes in velamine altaris, exin- 
» de pellere fecerit, et quia inconditos mores habuit, rogantibus monachis, 
» jussu regis Desiderii, Alefridus castaldus Reatinus eum de monasterio 
» exire compuCt et eligendi abbatem demum congregationi licentiam con- 
» tulit. 9 Ciò avveniva intorno V anno 770. E tre anni dipoi, nel mese di 
maggio, alla presenza di questo vescovo Gumperto e di altri ragguardevoli 
personaggi, un certo Toso cedeva al monastero di Farfa il casale Stabe- 

0) Lo si raccoglie dalle cronache di Far- (2) Ànnal.de' benedelt. lib.xxiii, oam. 54. 

fa, dal Mabill. Aonal. de' benedetl. ann. 759. (3) Rer. lul. Script., pag. 349. 

I , , 



ANNO 755-773 301 



riano, cui Slrupone suo zio are^a dcuato a quei moDachi. Non occorre, 
ch'io porti il relativo documento: lo pubblicò il Galletti, copiato dair ar- 
chivio farfese. Bensì noterò, che in quel mese stesso il vescovo Gumperto 
moriva : e ce ne assicura un documento delF archivio della chiesa di Rieti, 
col quale Teducio, o Teodorico, duca di Spoleto, addi 4 giugno 773, dona 
al vescovo Isermoiqo parecchie terre e possessioni in perpetuo, come si 
può raccogliere dal documento medesimo, che qui tosto soggiungo. Lo 
portò anche rUghelli. 

< * IN NOMINE DEI ET SALVATORIS NOSTRI JESV CBRISTI. Re- 

• gnante D. nostro Desiderio et Aldechìo filio ejus piissimis regibus, anno 

• regni eorum XVIII. Ego in Dei nomine Teducius excellentissimus dux 
» donamus atqua concedimus Isermundo sanctae sedis Reatinae eccle- 

» siae venerabili episcopo prò redemptione animae nostrae res, 

9 quae a nobis satis pertinet, hoc est res ipse in territorio Reatino in 
9 loco, ubi dicitur Colline, ipse curte de Yarianis cum XXH mansos 
» et cum ipsa ecclesia sancti Manni, quae est ibidem aedificata cum 
» terris, vineis et cum omnibus pertinentiis ejus cultis et incultis, et cum 
» omnibus aedificiis illorum, cum servis et ancillis sicuti nostrae potesta- 
» tis est cum campis et sylvis, cum montibus et planitiis, cum selectis et 
» pratìbus et decursis aquarum, omnia in omnibus, sicut supra dictum 
n est, concedimus dictae ecclesiae et ejus successoribus. Insuper concedi- 
» mus praedicto episcopo suaeque ecclesiae suisque successoribus totam 

» terram, ubi dicitur Manciannum, et cum ipsae ecclesiae, 

» quae ibidem sunt aedificatae tam in montibus quam in planitiebus. In- 

• super dediraus jam dicto episcopo eliam supradictae ecclesiae suisque 
» successoribus, in territorio Narnatino, in loco qui dicitur ad Ulmum, 
B casae XII, quae teguntur per Mellitum et Palummuip, Rac Ursilium et 
» cura fratribus et filiis eorum. Haec omnia concedimus quaUter supra le- 
» gitur, ut dictae ecclesiae (irmum et stabile permaneat nostrum donum 

• et a nullo nostro colono ve! clientulo seu nostro actore sibi suisque suc^ 
» cessoribus aliquando contradicatur. Ex jussione nostrae potestatis scri- 
n psi ego Langiarius notarius. Data jussio in curte nostra in Sabelli, anno 
n ducati nostri in Dei nomine X, mensis junius, indici. X, sub eodem 
» actionario et fabiniario conductore. 

9 Signum Theuduici, qui hanc rogavit. 

» Signum manu Albininaci comitis rogatus testes sumus feliciter. 



302 RIETI 

» Signum man. Anastasii rogatus. 

» Signum man. Arderardl. 

1» SigDum man. Greventii rogatus testes sumus. 

» Ego Cencius S. R. E civìs romanus natus Transtiberim t^m- 

» quam iuveni in scripta per manum praefati Langiarii notarii bo- 

n nae memoriae, taiiter scrìpsi non sponte addidi, nec minus compievi et 
» absolvi. » 

Dopo questo Isermondo, V Ughelli non ci dà verun altro vescovo di 
Rieti sino air anno 853 ; eppure, nello spazio di un tanto vuoto, ve ne fu- 
rono sei, r uno dopo T altro, i quali a lui furono ignoti. Di ciascheduno 
dirò quanto ho potuto raccogliere di notizie. La morte intanto d' Isermon- 
do, per le cose che verrò a dire in appresso, deesi fissare in sul cadere 
deir anno 775, o tutt'al più suir incominciare del 776. Nel gennaro infatti 
di quest' anno, un documento dell archivio di Farfa, segnato col nu- 
mero CVIII e pubblicato già dal Galletti, ci mostra un vescovo di Rieti, 
che aveva nome Agio, e ce Io mostra colla qualificazione tuttavia di eletto. 
Né possedete egli a lungo questa santa cattedra ; perciocché nel dicembre 
del seguente anno 777 vi sedeva sacro pastore Sinualdo ; ce ne assicura 
un placito dello stesso archivio di Farfa, tenuto alla presenza del duca Il- 
debrando, per definire una contesa insorta tra esso vescovo e Probato 
abate di quel monastero, circa il diritto sul casale Balberiano. La sentenza 
favori r abate : in essa 6 nominato anche il predecessore Agio, egualmente 
colla qualificazione di eletto. Di questa lite parlò anche il Mabillon {ì): il 
documento è portato dal Galletti, ed è il seguente. 

« IN NOMINE DOMINI DEI SALVATORIS NOSTRI JESV CHRISTI. 
» Dum nos Hildeprandus gloriosus dux ducatus Spoletani resedissemus 
'» Spoleti in palatio et adesset nobiscum Adeodatus episcopus de Firmo, 
» Vadpertus episcopus Balbensis, Auderisius episcopus Esculanus, Rimo 
n castaldius Reatinus, Lupo comes de Firmo, Majoranus caslaldius de Fur- 
» cone, Lupo comes de Esculo, Anscansus castaldius de Balba, Halo co- 
» mes, Gumpertus, Nordo, seu Campo castaldii sive Cilherius judices no- 
» stri, tunc in nostram venerunt praesentiam venerabilis Sinualdus epi- 
» scopus Reatinae Civita tis una cum sacerdotibus ipsius civitatis, idest 
» Baione vicedomno, Johanne, Acherisio, Lupone, Candido, Septimino 

(i) Aonal. de' Benedett. sollo Pann. 777, num. 78. 



A w w o 773 - 777 303 



presbyteris babeutcs altercationem cum viro venerabili Probato abbate 
coenobii sanctae Dei geBitricis Mariae et cum suis monachis. At ubi 
proponebant Sinualdus episcopus vel ejus sacerdotes, quìa Gasalis, qui 
nuncupatur Balberlanus, fuit cujusdam Luiiperti et filius ejus nomine 
Lupo optulit ipsum casalem in die transitus sui in ecclesia nostra beati 
Hiacìnti. Modo vero ipse casalis apprebensus est per istum Probatum 
abbatem in M. sanctae Mariae, prò quo nescimus. At contra responde- 
bat Probatus abbas cum suis monacbis. Casalis iste, quem tu dicis, nibil 
pertinet tibi, nec potuit ipsum dare Lupo in ecclesia vestra beati Hia- 
cinti. Sed ipsum casalem pater ipsius Luponis Luitpertus sibi appreben- 
dit de pubiico, idest de curte Germaniciana, dum ibidem ipse per multos 
annos acior fuisset. Nos vero praeceptum domini Haistuifi regìs prae 
manibus tencrous. Sicut ipse rcx suo tempore ipsam curtem Germani- 
cianam cum hominibus, casalibus, pertinenciis suis concessit in mona- 
sterio nostro sanctae Mariae. Et dum anno praeterito in praesentia istius 
domini Hildeprandi ducis Agio electus cum Johanne vicedomino et suis 
sacerdotibus nobis, cum de causa ista allercarentur, in tua domne Hil- 
deprande praesentia, recordari potes, qualiter inter nos judicaret, ut 
ostenderet pars ecclesiae Reatinae, hoc est Agio cum suis sacerdotibus 
guadiam dedit, ut si non esscnt in consiituto parati, aut cum testibus 
suis qui sciret, qualiter illi Propalaius donatus fuisset, aut praeceptum 
ostenderet, ammitteret nobis ipsas causas. Quod nos praefatus dux re- 
cordati sumus omnia, sicut abbas dixit. Et dum minime per tria consti- 
tuta fuisscnt parati ipse electus cum suis sacerdotibus nobis mandavit, 
quod nec testes haberel neque praeceptum quod ostenderet. lieratim 
quidem et modo. Iterum respondebat Sinualdus episcopus cum Ilalone 
viccdomino et cum suprascriptis sacerdotibus. Quamquam Agio ele- 
ctus minime consignare poluissct, ut dicitis, nos sic possumus consi- 
gnare, quomodo a multo tempore Luilprandus ipsum casalem per do- 
num habuisset, eumquc Propalatus possedisset et sicut guadiam ite- 
ralim in praesentia vostra modo in Reate constitutum posuimus, habe- 
raus testimonia, qui sciunl quomodo tuilpertus ipsum casalem Pro- 
palalo donatum habuisset, qua praeceptum exinde minime habemus sed 
coDsignamus sicut a multo tempore possessum est per ipsum. Et in illis 
diebus eastaldii, qui erant, poteslatem habebant casalem donandi ex dono 
suo sine duce. At ubi in nostram qui supra adducti sunt praesentiam 



RIETI 50l||^ 

ìpsi testes Sìntarius gastaldius frater ìpsius Sinualdi et Lupo comes de 
Firmo et dum a nobis fuissent inquisiti, quid exinde scirent ipsi nobis 
dixerunt. Deus testis est, quia nullo modo aliquid de causa ista scimus. 
Post haec vero dum minime alios testes invenire potuissent, tunc professi 
sunt supradicti sacerdotes, quia minime alios testes haberent; tunc nos 
gloriosus dux inquisivimus suprascrìptum episcopum et gastaldios no- 
stros jam praenominatos, si talis ante tempora ipsa fuisset consuetudo, 
ut haberent licentia judices ducatus istius absque duce cuicumque bonoii- 
ni donandi casalem in integrum. At illi unanimiter dixerunt, quia non 
excepto in modico terrulam aut casellam absque berede. Nam medium 
aut integrum casale non sine placito. Dum haec omnia suprascrìpta a 
nobis duce, episcopis et gastaldiis^suprascriptis taliter fiiissent inquisita, 
justum nobis omnibus esse comparuit, prò eo quod pars Sinualdi episco- 
pi Tel ejus suprascriptae civitatis Reatinae sacerdotes nec praeceptum 
nec testes babuissent, quos ostenderent, ut pars M. sanctae Mariae, Tel 
abbas, qualiter ipsam curtem Germanicianam cum omnibus suis perti- 
nentiis per ipsìus regis concessum, ut in ejus praecepto continebatur, 
quod statim ante nos relegi fecimus, haberent et possiderent praenomi- 
natum casalem Balberianum, sicuti ad eamdem curtem pertinet in inte- 
grum et pars Sinualdi episcopi vel ejus sacerdotes de hac causa sibi es- 
sent contenti et finitum est. Unde prò amputanda intentione omnium 
hujus notitiam judicatusex jussione supradictae potestati et ex dicto Da- 
garini gastaldii scripsi ego Auduin notarius mense decembri per indi- 
ctionem XV. 

» ^ Ego in Dei nomine Hildeprandus gloriosus dux in hoc judicatum 
» manu mea subscripsi. » 

E questa medesima sentenza fu confermata anche dal papa Adriano I. 
Da essa oltreché ci è fatto conoscere lo stato della contesa, ci viene anche 
indicata una delle dignità esistenti allora nel capitolo della cattedrale reatina, 
il vicedomino. Quanto poi al vescovo Sinualdo, egli è nominato anche in un 
altro placito dello stesso duca, circa la questione già precedentemente agi- 
tata sotto il vescovo Tentone, per le pretese sulla chiesa di san Michele ar- 
cangelo, presso alle mure della città. Mori Sinualdo verso il cadere delF an- 
no 777, o tutt' al più nel principio del 778. Infatti nel marzo del 778 era 
vescovo di Rieti un Guiberto II o Guicperto o Wicperio ; ed a lui conce- 
deva il sunnominato duca Ildebrando un diritto d* acqua nell* alveo del 



ANNO 777 - 780 305 



fiume Mellino, per costruìrri un mulino. Lo sappiamo da una cai*ta 
dell' archivio farfese, le cui note cronologiche sono : Regnante dotano no- 
stro Karolo exceUentissimo rege Francorum atque Longobardoruf/i, anno re- 
gni ejus in Italia^ Beo propitio^ IV. Datum jussionis Spoleti in palatiOy anno 
ducatus nostri V, mense martii^ per indictionem /, sub Rimone gastaldio. 
Neir aprile seguente ebbe fine anche la lite circa il monastero di san Mi- 
chele sunnominato: comandò il duca Ildebrando, ch'esso rimanesse di 
proprietà del vescovo, finché fosse durata la vita deir attuale vescovo Gui- 
berto; ma che, lui morto, passasse al monastero di Farfa (4). Durò appena 
un anno il pastorale governo di Guiberto. Immediatamente per altro gli 
venne dato il successore : infatti, nel mese di aprile del 779, il vescovo di 
Rieti, che aveva nome Pietro, cambiava, d' accordo co' suoi canonici, al- 
cuni diritti di proprietà sopra V acqua del casale di Mutclla, coli' abate far- 
fese Probato, e da questo riceveva in compenso alcuni pezzi di terrsi del 
casale medesimo, i quali appartenevano a quel monastero. La carta di sif- 
fatta permuta, ha le seguenti note cronologiche: Regnante domno nostro 
Karolo viro exceUentissimo rege Francorum atque Longobardorum^ anno 
regni ejus in Italia V ; sed et temporibus viri gloriosi Hildeprandi summi 
ducis ducatus Spoletani^ et viri magnifici Rimonis castalda civitatis Reati- 
naCy mense apritis per indictionem II: e il vescovo Pietro vi è sottoscritto 
cosi ; Ego Petrus indignus Episcopus in hac carta cambiationis a me facta 
manu mea ss ; poi seguono le sottoscrizioni dei canonici e del notaro. 

Lo Sbaraglia, il Galletti ed altri confusero col Guiberto, predecessore 
di Pietro, un altro Guiberto, o Guicperlo, il quale fu perciò il III di que- 
sto nome, vissuto nel 780. Di lui si ha notizia da un documento farfese, 
che porta le note cronologiche corrispondenti a quell'anno: né può essere 
il Guiberto predecessore di Pie^tro, perchè la sunnominata carta di per- 
muta ci fa conoscere resistenza di Pietro tra l'uno e Taltro Guiberto. Quel 
documento, che ci assicura del Guiberto IH, é una cessione, che fa que- 
sto vescovo, di consenso del re Carlo e del duca Ildebrando, del mona- 
stero di san Michele arcangelo e di tutti i beni ad esso appartenenti aU 
r abate Probato ed ai monaci di Farfa: e ciò in adempimento dell'ob- 
bligo surriferito, imposto al suo predecessore Guiberto II, che quel mo- 
nastero, cioè, con tutti i suoi beni, passasse dopo la morte di lui alla giu- 

(i) Ved. il Mabin. Annal. de' bcncdell. lib. xxiv, nura. 78; e lib. xxv, nana. 18. 



^06 



RIETI 



risdizionc farfese. A quest' obbligo non aveva potuto soddisfare il vescovo 
Pietro, perchè la sua breve reggenza di pochi mesi soltanto non gli e ne 
aveva lasciato il tempo. Due anni dopo troviamo un vescovo Alefeedo od 
Amefredo^ presente ad un placito di Carlo magno^ tenuto in Spoleto 
nel 782 ; non già nel 781, come disse il Mabillon (I). Ed era vivo AJefre- 
do anche nel 794 ; e lo si vede nominato in un istrumento di pennuta tra 
Moraldo abate di Farfa ed Usualdo abate di san Salvatore, nel territorio 
di Rieti (2). In seguito non se ne ha più traccia veruna. A lui si trova 
surrogato un Isermondo II, e le prime notizie, che ci si offrono del mede- 
simo, appartengono all' anno 805, perchè in queir anno appunto egli era 
presente alla concessione del privilegio di Carlo magno a favore del mo- 
nastero di Farfa: nelle cronache di esso monastero è nominato Hiosmun- 
du8. Egli viveva anche neirsu, perciocché alia presenza di lui e del duca 
Guinìchisio disputavasi sulla prelesa di un tale, che aveva nome Chiaris- 
simo, circa alcuni beni usurpatigli dal monaco Ittone farfese: ed ha il re- 
lativo istrumento le note cronologiche temporibus domai Karoli imperato^ 
ria anno imperii ejus in Dei nomine J, in mense januarii per indictio^ 
nem IIII. Anche neir814 è nominato il vescovo Isermondo in un placito 
di Adalardo abate, dato da Spoleto (5). 

E qui ho raggiunto di bel nuovo FAngelotti e T Ughelli, che lasciarono 
si largo vuoto nella serie dei reatini pastori. Qui ci si presenta il vescovo 
Colo, che nell' 853 era presente al concilio romano del papa Leone IV. 
nella circostanza delF incoronazione dell'imperatore Lodovico. Fu Colo 
anche neirSGI all'altro concilio del papa Nicolò I, tenuto contro Giovan- 
ni arcivescovo di Ravenna. Dalla lettera, che il ponteOce Leone IV scrisse 
agl'imperatori Lotario e Lodovico, raccogliesi, essere venuto questo vé- 
scovo a governare la chiesa di Rieti dopo una vacanza di molti anni : e infatti 
dalle ultime notizie, che ho accennate, del vescovo Isermondo II sino al- 
l' anno, in cui cominciasi a trovare Colo, vediamo correre un vuoto di 
quasi quarant'anni. Dice la lettera: « Reatina Ecclesia, quae per tot tem- 
i porum spatia pastoris cura destituta consistit, dignum est, ut brachio 
» amplitudinis vestrae sublevetur ac gubernationis regimine protegatar. 
» linde salutationis alloquio praemisso, vcstram mansuetudinem depre- 

(i) ÀDoal. àe* benedelt.. lib. xxy, n. 18. (3) Veti il cron. farf. presso il Muratori 

(2) Lo pubblicò ilMabillon, nel toni. 11 Rer. Ital. tom. vii. 
degli Anoal. oelPappend. sotto il num 3i. 



A w N o 781 - 995 307 



» camor, quatenns CoIobo humili diacono earodem Ecclesìam ad regen- 
» dum concedere dignaremini, ut vestra liccntìa accepta ibidem, Deo 
9 adjuvante, consecrare valeamus episcopum. Sin autem in praedicta ec- 
» desia nolueritis, ut praeiìciatur episcopus, Tuscuianam ecclesiam, quae 
9 diu Tiduata vixit, illi vestra serenìtas dignetur concedere, ut consecra- 
» (u8 a nostro t)raesulatu, Deo oronipotenti, vestroque imperio grates pera- 
» gere valeat. » E la pontificia dimanda fu esaudita, come sé veduto di 
sopra. Secondo il Garampi, parrebbe, che le prime notizie dei canonici di 
Rieti, sotto il nome di sacerdoti o di custodi si avessero ai tempi di que- 
sto vescovo Colo : egli, che potè avere tutto il comodo di osservare il loro 
archivio, non trovò indizio più antico (\): io per altro ne ho fatto cenno 
un secolo prima, quando parlai del vescovo Tentone, sotto Tanno 755. 

Altri due vescovi tralasciò T Ughelli dopo il sunnominato Colo : un 
GiovAifiu, eh' è nominato circa T anno 864 nella cronaca di Farfa ; ed un 
Teudardo, nominato nelF 875 in una carta di privilegio, concesso dal- 
l' imperatore Carlo il Calvo al monastero farfese ed al suo abate Giovanni. 
La qual carta fu scritta VII kaL ianuar, indici. IX. e in essa è detto, che 
Theudardus quoque episcopum Readnus concambiavit in hoc monasterio ter- 
ram in Pompignano. E cosi in altri documenti delF archivio di Farfa Io si 
trova nominato, come vivente, nel luglio dell' 878 e nell'ottobre dell' 879; 
uè più oltre se ne hanno notizie. Tuttavolta il suo successore non ci si 
presenta, che neir887; e ne troviamo il nome di Ricardo sotto a quel 
famoso decreto del vescovo di Fermo a favore del monastero di santa 
Croce. Altri documenti dell'archivio sfesso ci mostrano nel 945 un Te- 
BROLDO, nel 948 un Anastasio, e nel 969 il sinodo di Benevento sotto il 
papa Giovanni XIII ci mostra, nelle sottoscrizioni dei vescovi intervenuti, 
anche il nome di Alberico vescovo di Rieti. Similmente nel 975 troviamo 
un'autentica sottoscrizione del vescovo Eldebrando exiguus et infimus 
Episcopus Reatinus, e nel 982 di un Giovanni II. 

Di un altro vescovo reatino, fin qui sconosciuto, presento il nome: 
egli è Oberto, il quale nel 995, nel mese di luglio, si trovava presente in 
Valve ad un placito in favore di Roffrido abate del monastero di san Vin- 
cenzo al Vollurno (2). E un altro vescovo di Rieti, tralasciato dall' Ughelli, 



(i) Garampi, Mem. della b. Chiara di (2) Muralori, Rer. ItaL Script. Iona, ii, 

Rimini^ pag. 54^, sotto il tocabolu Rieti. pag. 484* 



510 RIETI 

» in capite Amilerni, plebem sancii Gosmae in Cagnano, plebem sancii 
t Antimi in Cassina, plebem sancii Thomae in Villano, plebem sancii Pe- 
» tri in Cornu, plebem sancii Eulitii in Marana, plebem sancii Slephani in 
t Cluvano, plebem sancii Laurenlii el sancii Leopardi in Garloro, plebem 
• sanclae M ariae in Mareri, el sancii Pasloris, plebem sancti Pèlri in 
» Ganapinula, plebem sancii Elpidii, plebem sancii Andreae el Paulì, ple- 
» bem sanclae Mariae in Rivogatll, plebem sancii Andreae in Laccio, ple- 
» bem sanclae Luciae in Colle alto, plebem santi Andreae in Caprad/3sso, 
» plebem sanclae Marie in Valle, plebem sancte Agatae in Plaja, plebem 
t sancii Justini in Rocca Sinibaldi, plebem sanclae Anatboliae in Tore, 
t plebem sancti Angeli in Ceruja, plebem sanclae Victoriae in Tripula, 
» plebem sancti Felicis in Gelavo, plebem sancii Nicolai et sanclae Hele- 
» nae in Lubricalo, plebem sancti Joannis in valle Reatina, plebem sancti 
t Savini in monte Gurzo, plebem sanclae Mariae in Gasa Roperti, plebem 
» sancti Laurenlii in Quintiliano, plebem sanclae Mariae in Anglise, ple- 
» bem santi Donati de Turre de Garpasso, plebem santae Mariae della 
» Sala el in eis plebibus oratoria, quae monasteria dicuniur, videlicet san- 
» eli Pelri in Anglise, sanctae Grucis in Aqua de Solangio, sancii Juvena- 
» lis in Lacu, sanctae Mariae in Consonano, sancti Liberatoris, sanctae 
» Trinitalis, sancii Gregorii de Gacalici, sancti Valentini de Pureja, san- 
» ciac Grucis in Lognano, sancti Eleutherii in Gampo Reatino, sancti Pa- 
» sloris in Alatro, sancti Angelici in Velica, sanctae Mariae in Lupicino, 
» sancti Petri in Madito, sancti Sylvestri in Petra Battuta, et sancti Sylve- 
» stri in Pernio, sancti Severini et sanctae Avitae in Amiterno, sancti 
» Joannis Baptìstae de sancto Victorino, sancti Leontii in Classina, sancti 

» Laurenlii in Fosso, sancti in Nura, sancti Mauri, sancti Casti- 

» lioni de Valle de Petra, sancti Leopardi de Golle Fecali, sancti Pauli de 
» Gocotha. Itera infra urbem vel in suburbio Reatinae civilatis ccclesiam 
» sancti Joannis et sancti Eleutherii, sancii Ruphi, sancii Juvenalis, san- 
» ciac Marinae, sancti Petri in Porta romana, sancti Salvatoris et sancii 
» Nicolai in Acupeatu, sancti Leopardi, sancti Bartholomaei et sancti Eu- 
» ticii, sancii Maronis et sancti Severi, sancti Fortunati, sancti Petri et An- 
» dreae in Gampo Realino, sanctorum Aposlolorum et sancti Donati, san- 
1» eli Sebastiani in Scaje, sancti Saccini in Berrico, sancti Glementis, san- 
j» eli Nicolai in Forfone, sanctae Mariae in capile acquae, sanctae Mariae 
M in Pugillo, sancii Flaviani in Novera, sanctae Mariae in Burboné valle 



A II NO 1155 Sii 



» Lufflbricola, sancii Hilarii in Racciolo, sanctae Marìae in civitate in Ami- 
» terno» et sancii Baroli: ut ex bis omnibus episcopalia Tobis jura solvan- 
» tur. Praeterea castrum Collis Vaccarii, castrum yenerulae,ca8trum mon- 

• tis Guizzi, castrum de Caldeo, castrum casalis Lie, castrum Rocca in 
» Prece, castrum Verani, castrum Butri, castrum Montis Sicci, cum perti- 

» nentiis suis. Decernimus ergo, ut nulli omnimodo liceal eamdem 

9 tenere, perturbare, a ut ejus possessiones auferre, ve! ablatas retinere, 
» minuere vel temerariis vexationibus fatìgare, sed omnia integre conser- 

• ventur tam tuis, quam clericorum et pauperum usibus profutura, salva 
M in omnibus sedis apostoHcae auctoritate. Si quae autem ecclesiastica sae- 
9 cularisve persona hanc nostrae constitutionis paginam sciens contra eam 
9 temere venire tentavcrit, secundo tertiove commonita, si non satisfactio- 

• ne congrua emendaverit, potestà tis honorisque sui dignitatecareal, ream- 

• que se divino judicio exinde de perpetrata iniquitate cognoscat, et a sa- 
9 cratissimo corpore et sanguine Dei et Domini et Redemptoris nostri Jesu 
9 Ghristi aliena fiat, atque in extremo examine districtae ultioni subjaceat. 

• Cunctis autem eidem loco justa servantibus sit pax Domini nostri Jesu 

• Christi, quatenus et hic fruetum bonarum actionum percipiant, et apud 

• districtum judicem praeraia aeternaepacis inveniant. Amen. Amen. Amen. 

» Ego Anastasius catbolieae Ecclesiae Episcopus subscripsì. 

n Ego G. presb. card. tit. sancii Callisti subscr. 

» Ego Guido presb. card. tit. sancii Grisogoni subscr. 

» Ego Hubaldus presb. card. tit. s. Praxedis subscr. 

» Ego Manfredus presb. card. tit. s. Sabinae subscr. 

» Ego Astaldus presb. card. tit. s. Priscae subscr. 

» Ego Jo. Paparo s. Laur. in Damaso presb. card, subscr. 

» Ego Cencius presb. card. tit. s. Laur. in Lucina subscr. 
N Dalum Laterani per manum Rolandi S. R. E. presb. et cancellarii IX 
kal. februarii, ladict. I, Incaruationis Domini MCLIil, pontificalus vero 
9 domini Anaslasii papae iV anno L » 

Da questa bolla si vede quanto ampia e quanto ricca di pievi, di ca- 
stelli, di chiese, fosse in questa etù la diocesi di Rieti. Di essa aveva accre- 
sciuto i possedimenti^ ncIFanuo ^150, addi 41 giugno dell' indizione XIII, 
un Gentile Vetulo, donandole di consenso di uno Stefano, della moglie sua 
Luciana, e de' suoi figliuoli Gentile, Bartolomeo e Giordano, non che delle 
sue figlie Agnese badessa e Sapienza monaca, il monastero di san Mauro, 



O' 



312 RIETI 

quod est situm in Monte de Fano, quod est inter VaUem de Petra; e ciò ìr 
perpetuo e senza riserva veruna. Stefano sunnominato era l' abate bene- 
dettino cassinese, a cui nel 4454 il padre di questo Gentile, il quale simil- 
mente Gentile nominavasi, aveva donato quei monastero ; ed ecco perciò 
nel relativo documento si vede espresso V assenso di Stefono. 

Dodone vescovo occupossi nel 4 4 56 della consecrazione di alcune chie- 
se ; del che ci rimasero più e più monumenti. Della consecrazione iD&tti 
della chiesa di santa Vittoria esiste notizia nella iscrizione appostavi, la 
quale dice: 

EGO DODO REATINàE ECCLESIÀE EPISGOPYS 
DEDICAVI ECCLESIA]» S. VICTORIAE VIRGINIS 
CVM TRIBVS EPISCOPIS VIDELICET ANSELMO 
FVLGINATE EPISCOPO ET BERARDO FVRCONEN. 
EPISCOPO ET BENEDICTO MARSIO EPISCOPO 
m OCTAYA DEDICATIONIS MICHAELIS ARGHAN6ELI 

e neir altare della medesima chiesa fece porre l' altra iscrizione, che qui 
riporto. 

EGO DODO REATINÀE ECCLESIÀE VMILIS EPISCOPVS 
CONSECRAVI HOC ALTARE AD HONOREM B. MARIAE VIRO. 
ET S. NICOLAI ET S. CRISTOPHORI ET S. LEONARDI 
ET S. BASILH IN QVO RECONDIDI RELIQVIAS S. SEBASTIANI 
FABIANI S. PAVLINI PROTI HIACYNTHI PRIMI FELICIANI 
LAVRENTII ANNO DOMINI MCLVI INDICT. IV. XII. KAL. IVNII 
TEMPORIBVS ADRIANI IV PAPAE 

Anche la grotta, ossia il sotterraneo, della cattedrale consecrù nel seguente 
anno il vescovo Dodone : se ne conserva il monumento in una pergamena 
dell' archivio con queste parole : 

IN CBRISTI NOMINE AMEN. Amo ejusdem Incamalionis MCLVII die 
kal. Septembris, praesidente Adriano IV papa, anno ponti ficatut eju» III. Ego 
Dodo Reatintu episcopus et Petrus Namiensis ponlifex, necnon Berardus 
Furconensit anlistes et Odo Tibtirtinus episcopus consecravimus griptam 
majoris Ecclesiae, quae est sedes Reatini episcopatus, cum majori altari in 



ANNO H53-H79 313 



eadem yripta posito^ ad honorem beaiae Mariae semper virginis et Bartholo- 
màei apostoli et Blasii episcopi et sancti Leonardi et sanctae Lueiae virgi- 
M/tn quo coUocavimus reUquias sanctorum Bartholomaei apostoli, Lau- 
re$Uii martyris^ et Blasii episcopi, lignum Crucis Domini et de lapide ejuS" 
dem sepulehri^ Joannis et Pauli, Prothi et Eiacynthi, Stephani papae, Seba- 
stiani martyris^ Dionysii papae, Marliniani, Saturninij sanctorum Innocen- 
tium et quatuor Coronatorum, Lueiae virginis, Helenae, Nimphae, Claudiae 
mairis Eugeniae, Sixti papae. Callisti papae, Eleutherii episcopi et Àntiae 
mairis ejus^ Chrislophorij Cyriaci, Largi et Smaragdi, Felicis et Adaucti, 
sancti Patroniani episcopi et Antimi Cyriacae et Irenae. Sub isto al- 
tari manent corpus beati Morii, corpus beati Crescentiani, corpus beati Vi- 
iaUs^ corpus beati Laurentini. Qua consecratione nos praedicti episcopi fé- 
cimus remissionem V annorum a consecrationis usque ad festum sancii An- 
geli et annualiter in uno quoque anno in nativitate sanctae Mariae vnius 
anni remissionem omnibus, qui ad eadem griptam et ecclesiam eum devo- 
tione convenerint. 

Di un' altra consecrazione celebrata dal vescovo Dodone, In compagnia 
di Anselmo vescovo di Foligno e di Berardo vescovo di Toscanella, ci 
conservò memoria V iscrizione recata dal Muratori (I) : essa è per la chiesa 
di san Vittorino, consecrata nel H70: e prima di questa egli aveva consa- 
crato oltre alle altre sunnominate, anche la chiesa parrocchiale di san Pie- 
tro del Pretorio, nell' anno H70, della quale similmente portò l' iscrizione 
il benemerito raccoglitore delle antichità del medio evo. 

L' anno prima della consecrazione della chiesa di s. Vittorino, il vescovo 
Dodone otteneva a favore della sua chiesa dall' imperatore Federigo ono- 
revole documento, che da queir archivio medesimo giova qui riportare. 

FEDERIGVS DEI GRATIA ROM. IMPERATOR AVG. 

« Si religiosìs personis et Christi ecclcsiis de nostra clementia benefa- 
» cere ^tuduerìmus, id nobis ad temporalis imperii gubernandum et ejus 
■ regni meritum apud Regem rcgum proficere credimus. Noverint ergo im- 
» perii nostri fideles praesentes et posteri, quod nos dilectum nostrum Do- 
» donem Reatinae Ecclesiae \enerabilem episcopum cum tota sua ecclesia, 

(i) Aniich. del Med. Evo, Ioni, v, pag. 5u4 e 5o5. 



31% RIETI 

» universo scilicet clero et ejus pertinentiis in nostrae imperialis tuitioais 
» protectionem spirìtualiter suscipimus et ipsum episeopum cum clero suo, 
ac ecelesijs ipsis in omnibus, quae eis attinent sub nostra et successorom 
» nostrorum pace et defensione in personis et rebus piena perfrui quiete 

• ac securilate statulmus ac praecipimus. Praelerea eidein episcopo et 
» suae Ecclesiae per nostrani auctoritatem confirmanius omnes possessio- 
n nes, quas Tel munere antecessorum nostrorum regum aut imperatorum 
n vel aliorura principum seu nobilium vel oblationibus aut traditionibus 
>» quomodolibet fldelium juste possederint vel in futurum rationabiliter et 
» legitime adipisci poterunt. Ad haec autem de nostrae serenitatis benevo- 
» lentia absolvimus eamdem Reatinam Ecclesiam et totum ejus clerum ab 
» omni exactione, qua nominatim Reatini consules, aut illorum commane 
» aut illorum consolatus vel populus, vel aliqua imperii nostri persona ma- 
» gna sive parva ab eadem Ecclesia et ejus clero irrationabiliter et praeter 
» manifestam et notam justitiam requirere posset. Quod expresse determi- 
» nanles praecipimus, quatenus nec dux, nec marchio, nec comes, nec capi- 
9 taneus, nec consul, nec commune, neo quisquam occasione publiei vel 

• regalis debiti vel occasione patronatus a praediota ecclesia vel ab ejus 
H clero praesumat deincepè exigcre fodrum, collecia, alberganas, seu quas- 
B libet angarias aut perangarias, vel ulla indebita servitia aut pensiooes^ 
» ut Ecclesia praedicta ao ejus clerus et ipsorum homines non praegra- 
» ventur. Si quis vero contra hoc nostrum praecepium alìquatenus prae- 
» sunipserit venire, et praedictam Ecclesiam et clerum ejus in aliquo prao- 
» dictorum offendere, hanno nostro sit inclusus et poena quinquaginta li- 
brarum puri auri condemnatus, quarum media pars fisco nostro, altera 
» medielas praedicto fideli nostro Dodoni episcopo vel ejus successori 
» persolvatur, quae omnia supradicta, ut eidem Ecclesiae rata in perpe- 
» tuum tepeantur, praesentem chartam ad petitionem praedicti episcopi 
jussimus conscribì, et nostrae maestatis sigillo roborari. Datum apud 
» C^strum Agelji praedictum, anno Domini MCLXXVllI, iudiclione unde- 
n cima, XI kal, Januarii. » 

Ne tacer devo, che noi seguente anno \\79 il vescovo Dodone fu uno 
dei vescovi, che intervennero al concilio tenuto in Roma dal pontefice 
Alessandro III, Moriva in Rieti, intorno a questo tempo o poco avanti, 
certo sotto il vescovato di Dodone, il bealo Baldovino, figlio di Berardo X 
eonte di Marsi e fratello del cardinale Rinaldo abate di Monte Casino. Egli 



àNNo 1179 SlB 



era stalo discepolo di san Bernardo, il quale, dietro le molte istanze dei 
reatini per ottenere nella loro città una famiglia di monaci, lo diede a capo 
di que' primi, che loro il santo abate mandò, e resse il monastero dei 
santi Matteo e Pastore. Colle sue virtù personali egualniente che colla sag- 
gia direzione de' monaci affidati, collo zelo per la gloria di Dio e colla di- 
ligenza neir accrescere il sacro culto, coir esercizio in somma di ogni buona 
e santa opera s' era guadagnato vivente la venerazione dei popoli ; morto 
si rese glorioso coi portenti, sicché, collocato nella bhiesa cattedrale, ri- 
scuote sino al di d' oggi onorevole cullo: se ne celebra la memoria agli \ \ 
di agosto. Né ulteriormente mi fermerò a dire di lui, perchè la sua vita si 
può leggere presso varii scrittori ; particolarmente presso quelli, che tratta- 
rono delle cose de' cisterciesi. 

Fu sotto il vescovado di Dodone, e non ai tempi del susseguente Ade- 
nolfo, come scrisse V Ugbelli, che la città di Rieti fu distrutta affatto e di^ 
roccata dalle armi del re Rogerio. Dissi sotto il vescovato di Dodope, per- 
ciocché il re Rogerio possedette la corona di Sicilia dall'anno 4429 sino 
al 4450, e il vescovo Dodone governò la chiesa reatina dal 4 157 al 4 481. 
Dunque non poteva avvenire siffatto eccidio della città sotto il vescovo 
Adenolfo, che sali a questa santa sede, come più oltre dirò, soltanto nel 
4488. Anzi la funesta sciagura che desolò Rieti non ebbe maggiore du- 
rata di sette anni: sicché, supposto anche ch'essa avvenisse nell'ultimo 
anno del re Rogerio ( lo che non è probabile, ma si dejye fissarla qualche 
anno avanti ), nel 4457 avrebbe già incominciato a riaversi dalla sua de- 
solazione ed a risorgere dalle sue rovine: sempre perciò sotto il vescovato 
di Dodone. Egli anzi ne fu il principale istigatore e promotore, sicché a 
buon dritto si meritò il soprannome di padre della patria. Di questa or^ 
renda catastrofe si trovano memorie in un codice antico della stessa catte- 
drale reatina, in seguito alla leggenda della vita di sant' Eleuterio. Giova 
trascriverlo con le parole medesime : « Adveniente vero Rogerii regis siculi 
» saeva tyrannide, qui contra reatinos nulla praecedente causa cx>ncipiens 
» odium civitatem ipsam cum ingenti comitato equitum et peditum obsessa 
» mirabili circumcinxit, et licet eam obsidione plurium annorum circulis 
• praemerentur, tamen viriliter regali potentiae resistebant. Idem vero rex 
» odium conceptum evomens ac erga reatinos compassionis spiritum non 
9 requirens, domos et ecclesias et alia ornamenta destruxit, factaque est 
» vidua quae prior uxor erat, sic homines civitatis ipsius fi^re per septen-* 



316 RIETI 

9 niuiD extra iares proprios exularunt. Redeunles aulera dicere poteraiii: 
9 Jam seges est ubi Keatc fuit resecandaque falce. Tandem domlnvs. Jesus 
» ChrJstus memor suorum fidelium, dieto rege mortis debitum adimplente, 

• viam paravit incolis rcatinis, ut civitatem eamdem sine alicujus obsta- 
» culo reintrarent,. peste, fatnQ et aliarum tribulationum angustiis bomioi- 
9 bus prò majori parte coosumptis; intraules enim et rcaedificantes. do- 
li mos et ecclesias, felicis recordailonis dominum iDuocentium papam HI 
9 coeperunt totls afTectibus exorare, ut civitatem Realioam sui praeseatia 
9 irisitaret, ut tantorum periculorum immcmores umbra Cbrìsti vicarii fo- 
9 veret et damnum, quod exterminatio ipsorum intulerat, sui praeseatia 
» compensaret. AuDuens ergo summus pontifex petitionibus populorum ci- 
9 vitatem ipsam advenit, ibique aliquandiu moram contrahens jurldica re- 
9 latione percepit, saepe dictos mortyres innumeris coruscosse miraculis. 
9 linde dum quidam civis prò remissione peccatorum suorum in dieta ec- 
9 ecclesia cryptam aliam subter altare majus fieri fecissct, de crypta anie- 
9 riori disposuit praefata corpora de Consilio dominorum cardinalium 
.9 Iranslatari, ut eorumdem sanctorum renovaretur devotio, quae loagi 
9 temporis intervallo esset deleta ; memor scilicet illius verbi prophetici: 
9 mille anni ante oculos tuos sicut dies externa quae praeteriit, et quo- 
9 niam non extabat memoria, in qua parte cryptae anterioris dieta corpo- 
9 ra requiescerent, idem summus pontifex mandavit diligenter inquiri; 
9 quibus sanctorum corporibus reinventis ad judicium cujusdam imaginis 
» ibi pictae digito ipsa corpora ostendentis eadem cum reverentia, qua 
9 decuit, exhumata, ipse dominuspapa, domini cardinales, archiepiscopi et 
9 episcopi in curia commorantes in novam cryptam cum hymnis et canti- 
9 cis transtulerunt, in qua structura nobili altare propriis sumptibus aedi- 
» ficari mandavit; et volens ut reatini populi devotio cresceret omnibus 
9 vere poenitentibus et confessis et qui eidem loco in die hujus translatio- 
9 nis ob ipsam sanctorum devotionem manus porrcxerint adjutrices ( si- 
li cut a majoribus nostris audivimus ) tres annos et tres quadragenas de 
9 injuncta eispoenitentia relaxavit. Quam indulgentiam praedictusdominus 
» papa et domini cardinales, archiepiscopi et episcopi posuerunt in ipso loco 
9 perpetuo duraturam. Praedictae quoque translationis festivitas sequenti 

• die post festum Assumptionis beatae Virginis celebranda ad honorem 
9 beati Eleutherii et beatae Antiae matris ejus martyrum et beati Joannis 
» Evangelistae, quibus sit honor et gloria in saecula saeculorum. Amen. 



ANNO H79- H98 317 

Questa narrazioDe, registrata nel codice antico, di cui dianzi parlava, 
conservato nelF archivio della cattedrale di Rieti, ci fa conoscere distinta- ' 
mente il tempo della distruzione e della ricostruzione della città ; la quale 
per altro non giunse al suo compimento se non che ai tempi del papa In- 
nocenzo III, cioè verso V anno 4 \ 98. Intanto era morto già da diciassette 
anni ir vescovo Dodone, sotto cui T eccidio e il principio della ristaura- 
zione era avvenuta di Rieti. NelF anno dipoi gli si trova sostituito sulla 
santa cattedra vescovile il bolognese Settiuio Quarini, del quale fa men- 
zione r Alidosi nel libro degli uomini illustri di Bologna. Ma sembra, che 
vi durasse ben poco; perciocché nello stesso anno 4482 si ha dagli archi- 
vii reatini non dubbia memoria del vescovo Benedetto. E di questo mede- 
simo esiste un' altra solenne memoria dell' anno 4 485 in una pietra, eh' è 
in cattedrale, la quale ricorda V infausto matrimonio del re Arrigo, figlio 
deir imperatore Federigo, colla monaca, già consecrata a Dio con solenni 
voti, Costanza figlia di Rogero re di Sicilia. L' iscrizione è cosi: 

ANNO MCLXXXV. INDICT. III. MENS. AVO. DIE XXVIII. 
TEMPORIBVS LVClI III. PAPAE ET FRIDERICI ROM. IMP. 
ET BENEDICTI REATINAE SEDIS EPISCOPI ET CONRADI 
DVClS SPOLETI. REX HENRICVS FILIVS EIVSDEM IMP. 
RECEPIT REATAE REGINAM CONSTANTIAM FILIAM 
ROGERII REGIS SICVLI IN VXOREM PER LEGATOS SVOS 
CVM MAXIMA MVLTITVDINE PRINCIPVM AC BARONVM. 

Dopo quest' epoca non si hanno di Benedetto ulteriori memorie ; ben- 
ché possa dirsi eh' egli forse arrivasse più oltre colla sua vita: infatti del 
successore di lui, Adenolfo Sccenari, nobile di Rieti e canonico di questa 
cattedrale, non si cominciano a trovare memorie che nel 4488; e se ne 
trovano in seguito per molti anni, e queste interessantissime ed onorevoli. 
E sopra di tutto dev' essere ricordata la sua sollecitudine di far venire a 
Rieti il pontefice Innocenzo III, acciocché consecrasse la nuova chiesa di 
sant' Eleuterio ; come nella trascritta narrazione si vide. Egli infatti vi si 
recò neir anno 4 4 98, nella circostanza che andava a pigliare il possesso 
del ducato di Spoleto (4) ; e celebrò con solennissima pompa il sacro rito; 

(i) Baluz. de Gest. Innoc. IH, num. x. 



318 



R I I T I 



intitolando queir augusta basilica in onore appunto di sanf Eleuterio e di 
sant' Anzia madre di lui, amendue martiri ; e posda fece la ricognizio- 
ne delle sacre reliquie e le ripose di bel nuovo onorevolmente, con insieme 
una lamina, che ne tramandasse alla posterità la memoria, narrandone 
colle seguenti parole V avvenimento: 

i£i In romihe Domini amen. Anno Dominicas incìrnìtioni8. 

MCXCVIII. MENSE AtG. die XIII. TEMPORIBYS InNOCENTU ff. III. 
IPSO ASSISTENTE IN CITITATE ReATHIA. Hig RECONDITA SYNT OSSA 
SS. MARTTRYM ElETTERU ET AnTIAE MATEIS EJYS, IN PEAESENTU 
D. SOFB. PRESS. CARD. TIT. S. PRAX. ET MaG. PeTRI DIAC. CARD. 

S. Mariae in via lata et Adenylphi EPISCOPI Reatini, 

QYAE REPEETA SYNT SYB HOC ALTARI 8ICYT ANTIQYYS REPERTYS 
TIT. HISTOR. ET FAMA PYBLICA INDICAYIT. PeTRO OYIDEM 
COMPOSTBLLANO ARCHIEPISCOPO PEAESENTB. 

Contiguo alla prefata chiesa di sanf Eleuterio esisteva un tempo un 
celebratissimo monastero di benedettini, ove fiori queir abate Stefano, di 
cui parla il pontefice san Gregorio magno nel quarto libro de* suoi 
Morali (\) e nelF omelia XXXIX sugli evangelii. Inseguito il monastero 
andò distrutto e V abazia ne passò in commenda. 

Alcuni anni dipoi, avvenne anche la consecrazlone detta chiesa catte- 
drale in onore della beatissima Vergine Assunta al cielo : la consecrò il 
papa Onorio III, precisamente nell'anno 4225. Era allora vescovo di 
Rieti, già da dieci anni, il monaco benedettino Rainaldo. Della quale con* 
secrazione si conserva in queir archivio originale memoria, con queste 
parole scritte in pergamena : 

• IN NOMINE DOMINI AMEN. Anno ejusdem MCCXXV tempore Ho- 
» norii III papae pontificatus ejus anno X. Consecrata est ecclesia Reatina 
» ab ipso D. Honorio cum taiibus episcopis, scilicet Ostiense, Albanense, 
» Praenestinense^ Sabinense et aliis episcopis partium diversarum ad ho* 
• norem beafae Mariae semper Virginis. Subtus autem altari majori est 
» corpus beatae Barbarae, pars corporis sancti Dionysii patris sancti Pan- 
» cratii mai*lyris; Item in praedicto altari reconditae sunt in deztris prae- 

(i) Nel cap. xiT. 



ANNO 1198-1225 -319 



• dìcti altaris de vestimeatis beatae Mariae, de reliquiis sanctonim Idoo- 
9- centiuiD, sanctae Anastasiae, de tigno saìictae Crucis, de petra sepulchri 

• Domini, de petra Caivariae, de velo beatae Virginis, de Rubo Moysis, de 
» petra cum qua lapidalus fuit sanctus Slephanus, de reliquiis sancti Ste- 
9 pbani protomartyris et sancii Laurentii, Vincentii, Pancralii, Viti et Mo- 
9 desti, Ghrisanthi et Dariae, Felicissimi et Agapiti, Priscae virginis, Luciae 
» virginis, Agnelìs martyris, Felicitatis virginis, Yictoriae virginis, Calixti 
» papae, Blasii, Cosmae et Damiani, Pancralii, Zenonis mart. sanctae Ghri- 
» stinae martyris. A sinislris vero reconditae sunt reliquiae sanctorum 

• Abraham et Isaac, sancii Victorini, sanctorum Nerei et Achillèi, Cerva- 

■ sii et Prothasii, Tiburtii et Valeriani, Marcellini et Petri, sancti Georgi!, 

• Alexandri papae et martyris, sanctorum quatuor Coronatorum, Marii et 
» Marthae, Sebastiani et Fabiani papae, Cyprianae et Justinae, Augustini 

■ episcopi, sanctorum XV martyrum, Christophori martyris, Martini papae, 

■ Clementis papae, Valentini martyris, Herasmi martyris, Urbani papae, 
» Ruphinae et sanctorum Mauritii et sociorum, et Processi et Martiniani, 

• de lapide Praesepii et sepulchri beatae Mariae Virginis, de reliquiis san- 
ti cti Hyppoliti, Caesarii et Juliani, sancii Sixli et Paulinae virginis. In co- 
li lumna vero media reconditae sunt hae reliquiae, de vestimentis Virginis 
» Mariae, de reliquiis apostolorum Petri et Pauli, saneti Laurentii, Zacha- 
» riae patris Joannis Baptistae, Rodus unus de sepluaginta duobus, de re- 
» liquiis sanctae Mariae Magdalenae, sancti Blasii, sancti Martini episcopi 
» et coofcssoris. Et conceduntur vìsitantìbus diclam ecclesiam XXIX annos 
» et XXIX quadragen. indulgentiae cum mullis alìis iiylulgentiis, quae in 
» dieta ecclesia a praedìeto papa cum aliis episcopis exisientibus in conse- 

• cratione praediciorum concessae fuerunl. « 

Sia pure, che nell altare di questa nuova cattedrale venissero collocate 
moltissime reliquie di santi martiri e confessori e vergini ; ma non saprei 
come ammettervi tutte quelle, che nel recato monumento si nominano. 
Alcune sono di tal conio, che non saprei dire come vi si potessero avere. E 
quanto al corpo di santa Barbara vergine e martire^ che T Ughelli da que- 
sto documento conchiude esistere sotto il maggior altare suddetto, e che 
osserva, sino da queir anno ( cioè dal 4225 ) esserne già stala posseditrice 
la chiesa di Rieti, in onta di ciò che narrano i monumenti della chiesa di 
Torcelio, la quale dice di possederlo; ossen^erò con buona pace del 
dotto scrittore dell' lialia Sacra, primieramente, che nel recato documento 



320 RIETI 

non si dice, quel corpo essere di santa Barbara vergine e martire^ raà, sen- 
za veruna qualificazione, di una santa Barbara. £ se anche gli atti, esisten* 
li neir archivio realino, parlano di santa Barbara vergine e martire di Ni* 
comedia ; che appunto la nicomediese è quella il cui corpo riposava in 
Torcello ; chi dice a lui, che gli atti dell' archivio di Rieti parlino di qildla 
santa Barbara, che sta sotto T aitar maggiore? Né il suo argomento, ehe 
sino da queir anno (jam ab eo anno ) esisteva in Rieti il corpo di questa 
santa ; quasiché volesse perciò mostrarcelo esistente qui molto prima che 
lo si pretendesse esistente in Torcello; giova tampoco a dimostrare il suo 
assunto. Io invece dirò, che due secoli e più, prima chetoni ab eo anno si 
possedesse in Rieti quel corpo, esisteva di già in Torcello il corpo della santa 
vergine e martire nicomediese. Esso fu recato da Costantinopoli a Venezia 
sino dai tempi degF imperatori Costantino e Basilio ; ed a Costantinopoli 
avevalo trasferito da Nicomcdia V imperatore Giustino. Recato a Venezia, 
regalato ai veneziani da quegF imperatori, stette alquanto di tempo nella 
basilica di san Marco, e di qua neir anno 4009 fu concesso ad istanza del 
vescovo di Torcello e della badessa di san Giovanni evangelista, a quel 
monastero. Mi si dica ora di qual peso sia V argomento, che nel 4 225, /a» 
ab eo anno, il corpo di santa Barbara vergine e martire esisteva in Rieti. 
In Rieti acconsento, che avrà esistito il corpo di una santa Barbara; nò ci 
fa poi sapere il documento surriferito se fosse vergine, se fosse martire; 
non giù il corpo della santa Barbara vergine e martire nicomediese. Ma su 
ciò mi ritornerà più opportuna occasione di parlare quando narrerò della 
chiesa torcellana (1), e allora farò alcune osservazioni circa la Nuova leg- 
genda di 8. Barbara Y. e M., pubblicata in Rieti nel 4846 dal cav. Angelo 
Maria Ricci ; e porterò allora gli autentici documenti, che ne assicurano la 
derivazione da Nicomedia a Costantinopoli e poscia a Venezia e finalmente 
a Torcello, tanti secoli prima che in Rieti se ne parlasse nemmeno. 

Dopo il vescovo Rainaldo, ai cui giorni avvenne la consecrazione della 
cattedrale di Rieti, entrò al governo di questa chiesa un Odo!«e ; e se ne 
registra il nome circa T anno 4227. E dopo questo si trova nel 4253 il 
vescovo Rainerio II, a cui scriveva lettera il papa Gregorio IX (2). Un 



(i) Oggidì non esiste più questo corpo (a) Nel Regest. delle lettere 4i questo 

neppure in Torcello ; fu trasferito alla couti- ponletìce è la cccli?. 
gut isola di Uurauo. 



àNNo 1225-12S0 321 



altro RAiNBEia, che perciò sarebbe ii terzo di questo nome, ci è forza di am- 
mettere neir anno 4249 ; e ce io fa conoscere un documento deli' archivio 
di Rieti^ dal quale altresì raccogliesi, che il vescovo, nel fare il suo primo 
ingresso in città, sedeva sopra un cavallo, il quale diventava poscia di di- 
ritto del potestà del comune. Convien dire, che questo Rainerio III con- 
trastasse al potestà siffatto diritto, perchè il citato documento è intitolato: 
Inttrumentum Utis agitatae anno MCCXLIX inter Raynerium Episcopum 
ipnm Reatinum et Bonumcomitem potestatem dictae civitatis^ super equOy 
qua vekebatur dictus episcopus quando primum ingressus est civitatem Rea-- 
tinam ; qui ad didum potestatem et ejus serventes pertinere ex antiqua, con- 
suetudine praesumitur. Non si può dire, che questa lite si movesse tra il 
Rainerio, a cui scriveva il papa Gregorio IX; si perchè nel 4249 Gre^ 
gorio IX era morto da circa otto anni e si perchè non può supporsi, che 
il podestà lasciasse scorrere tanti anni prima di produrne le sue ragioni 
circa la proprietà di quel cavallo. Doveva dunque il Rainerio di questa lite 
essere un altro, distinto da quello, ed essere stato assunto al governo della 
chiesa reatina o nel 4249 o tutt' al più nell' anno precedente. Convien poi 
dire, che questo Rainerio III o morisse poco dopo, o fosse trasferito ad al- 
tra chiesa; perciocché nel medesimo anno 4249 si trovano le prime me- 
morie del suo successore frate Raii^ialdo II d' Arezzo, francescano. Di que- 
sto si trova, in una cronaca manoscritta del frate francescano Salimbene 
di Adamo, da Parma, la quale esiste in Roma nella biblioteca de' principi 
Conti, alla pag. 585, sotto T anno 4249: « Itcm isto tempore Lugdunì erat 
9 Cr. Raynaldus de Aretio de provincia Tusciae, qui venerat ad papam, ut 
» eum absolveret, ne esset episcopus. Cum enim esset lector apud Reale 

• et obiisset episcopus terrae illìus, tantam graliam invenerat iste ibi, quod 
n canonici concorditer elegerunt ipsum. Papa vero Innoeentius ( scil. IlII. ) 
» audiens de scicntia et sanctitate ipsius noluit ipsum absolvere, imo de 
» Consilio fratrum suorum^ scilicet cardinalium, praecepit ei, quod esset 

• episcopus, et postmodum fecit ei istum honorem, quia ipsum personali- 
» ter consecravit me existenle Lugduni. » La quale narrazione di un te- 
stimonio oculare deve assicurarci, non potere per guisa veruna aver luo- 
go nel 4230 tra i vescovi di Rieti quel frate Domenico dell' ordine de' pre- 
dicatori, cui r Ughelli, sulla testimonianza di Martino d' Ebulo, soggiunse 
al Rainerio III. 

Un altro monumento della chiesa reatina ci fa conoscere nel 4250 



322 



RIETI 



esistenle su questa santa cattedra il sunnominato fra Raìnaido II : le costi- 
tuzioni di essa chiesa medesima e del capitolo dei canonici. Hanno queste la 
data de' 9 marzo 4250, ed offrono T intitolazione: Statuta Raytuddi epi- 
scopi Reatini^ quibus capitulum Reatinum ad bonos et honestos mores exci- 
tare contenditi prohibelque canoniciSy ne sibi invicem damna aut infutias 
inferant, sub poenis^ etc. Finalmente dalla sopraccitata cronaca del Saiìm- 
bene ci vien fatto sapere, che il vescovo Rainaldo, il quale tante istanze 
aveva fatte in Lione, perchè il pontefice non lo approvasse vescovo di Rie- 
ti, ottenne di esserne sollevato, in sul [lìrincipio dell' anno 4252, quando il 
pontefice si trovava in Perugia. Perciò, nel medesimo anno 1252, addi 7 
febbraio, veniva eletto al governo di questa santa sede il vescovo Tommaso. 
Dee dirsi, che, intorno al medesimo tempo, la diocesi di Rieti fosse 
macchiata da parecchie usurpazioni ed illecite epilazioni di benefizii eccle- 
siastici nel clero, che la componeva : ce ne d& motivo a crederlo una let- 
tera apostolica, in forma di breve, del papa Innocenzo IV, la quale ha la 
data di Perugia a' 22 di marzo dell'anno IX, ossia delFanno 4252: in essa il 
pontefice conferisce al vescovo ogni potestà, per adoperarsi a correggerne 
gli abusi e castigare chiunque de' cherici o de' laici venisse a trovarne col- 
pevole. Sino dall' anno primo del suo pastorale governo si diede Tommaso 
a procurare a tutto suo potere il vantaggio della sua chiesa, tanto par lo 
esteriore decoro quanto per lo morale adornamento. Perciò eresse la tor- 
re delle campane accanto alla cattedrale; intraprese la visita della diocesi ; 
celebrò il sinodo diocesano. Di tutto questo è tramandata ai posteri la 
memoria nei versi, che, scolpiti sul marmo, si leggono nella cattedrale : 
sono essi i seguenti: 



MILLE DYCENTORYM JUNGE Q?lNQVAGIIfTA DYORYM 
PRAESYL ELECTYS EST THOMAS YNYS ADEPTYS 
ET FEST?M SANCTI BlASII TYNC PoSTTPOPAnTI 

LYCE Dei prima qyam Geristi passio digne 

IKTITYLAT ThOMA TE SACRAT PaPA BENIGNE. 
JiM TE SACRATO BeNEDICTI FESTA ReìTE 
INTROIT?M PRAESTANT FELICI PROSPERITATE 
ORDIRIBYSQYE SACRIS GENERALI HINC CELEBRATIS 
CONCILIYM CELEBRANS MOX RITY PONTIFICAU 
VISITAI ECGLESIAS SYA CYRA 6YB ORDINA TALI; 



àiiivo 1250 -i280 323 



iC STYDIO MiGIfO TOT PRIMO PBRFICIS ANNO. 

Incipit istyd opys in matris nomine Geristi 
Pbteys et Andreas Hbnricys syntqye magistri. 

Dal Wadingo sappiamo (^), che nei 4253 questo vescovo Tommaso 
concedeva indulgenze alla chiesa di san Pietro da Mileto, delle monache 
Clarisse, le quali avevano il loro convento in diocesi di Rieti. Di un altro 
illustre e rinomato cenobio ci si offrono in questo medesimo tempo inte- 
ressanti memorie. Esso è il monastero, che altrove ho nominato, de' santi 
Pastore e Matteo dell' ordine de cisterciesi, eretto, come già dissi, dal beato 
abate Baldovino, discepolo di san Bernardo. Giaceva questo monastero in 
una pianura, sottoposta ai circostanti colli, la quale spesso, scorrendo al- 
l' ingiù le acque restava allagata, e per le medesime acque colà ristagnanti 
non godeva delle più salubri esalazioni. Si pensò pertanto dai monaci di 
lasciare quel luogo basso e malsano, e di trapiantare il monastero sul 
colle: e vi cooperò efficacemente colla sua liberalità il vescovo Tommaso. 
Ciò avvenne nelF anno 4255: ed a memoria di questa traslazione fu scol- 
pita sul marmo la seguente leggenda : 

ANNO DOMINI MCCLV. TEMPORE ALEXANDRI 
PAPAE IV. VACANTE IMPERIO MENSE MAH 
DIE V. INTRANTE FVNDATA FVIT DOMVS 
ISTA SVB ABBATE ANDREA ET RVPERTO 
PRIORE ET SVBPRIORE PALMERIO ET 
DOMNO ANDELO MAGISTRO OPERAE QVI 
PRIMVS COEPIT FVNDAMENTA PRAEDICTAE 
DOMVS. ANIMAE QVORVM REQVESCANT 
IN PACE 

E giacché parlo di questo monastero, continuerò a narrare, ch'esso, 
non molto dopo, passò in commenda; finché poi, nel 4580, il commen- 
datario cardinale Marc' Antonio Colonna vi fece venire ad abitarlo i cano- 
nici regolari lateranesi, i quali per lungo tempo lo possedettero. 

Quanto poi al vescovo Tommaso, impiegò ogni sua cura per accre- 

(i) Tom. iriii, num. xi. 



32^ 



R I S T I 



scere e conservare i beni della sua chiesa : molti ne ricuperò, che dai suoi 
predecessori erano stati o venduti o perduti ; e sostenne lunghe ed aspre 
fatiche per costringere Gentile ed Odone di Alfonso a restituire alla sua 
mensa vescovile il castello di Colle Beccano, da loro ingiustamente usur- 
pato. Non si sa quand'egli morisse; si sa bensì, che nel 4265 a* 29 di 
luglio venivagli eletto a successore Gotifredo, eh' era vescovo di Tivoli, e 
che mori in capo a dieci anni. 

Un triennio di discordie e di questioni tenne vacante, dopo la morte 
di Gotifredo la santa sede reatina. Imperciocché il clero, diviso in due 
fazioni aveva eletto suo vescovo un Jacopo Saracino dall' una parte, e il 
francescano fra Benvenuto dall' altra. I due pretendenti portarono le loro 
ragioni al trono pontificale di Gregorio X : ma, nel mentre appunto se ne 
agitava con grande calore la lite, in suIF incominciare del seguente an- 
no 4276, il papa Gregorio X mori; sicché fu d'uopo aspettarne il succes- 
sore Nicolò III. Né per anco se ne veniva a capo di una definitiva deci- 
sione. Perciò il pontefice, vedendo la cosa prolungarsi di troppo, e sof- 
frirne intanto la vedova chiesa, rigettò ambidue gli eletti, e diede egli a 
vescovo di Rieti il campano Pietro II Gerra, da Ferentino, già canonico 
in patria, e poi vescovo di Sora sino dal 4266: alla santa sede reatina fu 
trasferito il giorno 2 di agosto dell'anno 4278. In seguito sali a più alti 
onori, in ricompensa de' suoi meriti; imperciocché a' 22 di luglio del 4286 
fu trasferito all' arcivescovato di Monte Reale, e in fine mori patriarca di 
Aquileja. Qui in Rieti si rese benemerito di avere ristorato, colle rovine 
dell' anfiteatro^i Vespasiano, il diroccato episcopio : una iscrizione scol- 
pitavi ne conserva la ricordanza. Essa dice: 



IN NOMINE DOMINI AMEN. ANNO MCCLXXXm. 

Ex QVO paiEFYERAT MaRTINYS QYARTVS IH UrBE 
AG ORBIS TYRBAE TERTIVS ANNYS ERAT 

PRAESYLIS INCOEPTYM FYIT CYM TEMPORE PeTRI 

CRESCAT IH EFFECTYM FACTOR ADOPTO METRI. 

Consilio sani Gyillelmi foedys inityr 

TYM Pisani sic opys incipityr. 
Andreas operi praefectys, mente peritys 

hoc stydio fieri fecit et arte citiys. 



à N N o 1280 - 1289 525 



Cinque soli giorni dopo la traslazione del vescovo Pietro all' arcive- 
seovato di Monte Reale, fu provveduta la chiesa reatina del suo pastore, 
trasferitole anch'esso dal vescovato di Sora. Egli aveva nome Andrea. Ci 
fa sapere il Torelli (4), che nel 4288 questo vescovo, in compagnia di 
molti arcivescovi e vescovi, concedeva indulgenze, addi 40 di agosto, alla 
chiesa degli eremiti agostiniani della città di Amelia. E nell'anno dipoi assi- 
steva egli alla cessione del castello di Miranda fatta alla Camera aposto* 
lica da Andrea Bonconte e da Manfredo Branca di Narni, ed accettata da 
Jficolò da Trevi, camerario del papa per rogiti del notaro Jacopo Pilani 
da Viterbo (2). 

Fu nei medesimo anno, che il re Carlo II di Sicilia fu incoronato dal 
papa Nicolò IV, con solennissima pompa, nella cattedrale di Rieti. A per- 
petuarne la memoria il re concesse alla medesima cattedrale un diploma, 
per cui le assegnava un' offerta annua di undici oncie d'oro in perpetuo: 
al quale diploma aggiunse il pontefice una bolla di conferma. E quello e 
questa si conservano nell' archivio di questa chiesa : il primo ha la data 
di Aquila a' 24 di giugno del 4289; la seconda porta la data di Roma a' 9 
di agosto deir anno stesso. Tutte le particolarità, le condizioni, gii obbli- 
ghi imposti alla chiesa di Rieti in contraccambio di questo dono del re si 
conoscono dal diploma é dalla bolla, che perciò appunto soggiungo. 

NICOLAVS EPISCOPVS SERVVS SERVORVM DEI 

Veneràbili fràtri nostro Episcopo et dilegtis nuis càpitylo Reatino 

SALTTEX ET APOSTOLIGAM BENEDICTIONEM. 

« Inter ea, quae placida sua nos oblectalione laetificant, grandi cor 
» nostrum reficitur gaudio et laetitia exultat optata, cum eos, qui sunt 
• codesti providentia praediti ad populorum regimen et regnorum, circa 
» pietatis opera intentos conspicimus ipsosque ad divinum^cultum aug- 
» mentum sollicitos intuemur. Exhibita siquidem nobis vestra petitio 
» continebat quod charissimus in Christo filius noster Karolus rex SiciUae 
» illustris ecelesiam vestram, in qua de manibus nostris regale susceperat 



(i) Ne** suoi Secoli agostiniani^ sotto (2) Ved. il Miinìoriy Jniiq. Mtd. Aevi^ 

V anno 1288. lom. 1, p. 700. 



526 RIETI 

diadema, Tolens gratitudine debita Tenerari, ut ad iaudem diirioi lioim- 
nis coronationis suae memoria perpetua haberetur, aimuum reddi* 
tum XX unciarum auri de reddìtibus ad eum spectantibus in Sulmone 
percipiendarum a vobis, ac inter te frater .... episcopum et ejosdem 
ecclesiae canonicos, qui in ecclesia ipsa certis boris interfuerint divinis 
certo modo, certisque temporibus distribuendarum, pia et provida li- 

beralitate concessit, ac nihiiominus redditum ipsum mandavit per 

Secretum Aprutii ac Bavillos suos ejusdem loci de Sulmone vobis annis 
singulis in festo Ascensionis Domini cum integritate persolvi, prout in 
literis inde confectis dictique regis sigillo munitis plenius continetnr. 
Nos itaque vestris supplicationibus inclinati, quod super praemissis ab 
eodem rege pie ac provide factum est, ratum et firmum babentes id au- 
ctoritate apostolica confirmamus et praesentis scripti patrocinio com- 
munimus, tenores lilterarum ipsarum de verbo ad verbum inseri fa- 
cientes, qui tales sunt: 

» CAROLVS Ily Dei gratta rex Hijif^alem^ Siciliae, dueatu9 ÀpuUae 
et principaiu» Capuae princeps^ Ackajae^ Awtegaiviae provinciae et Far- 
ckalqueriae comes. 

• Tenore praeseiUium iu>tum facimus universi^ quod nos progenitorum 
nostrorum acius laudabUes^ qui ad exaltationem /idei eriHianae totis 
conatibus intendentes in sanctis semper operibus claruerunt^ affeetibus 
promptis prosequimur et paralis desideriis imilamur. Reatinam igitur 
ecclesiam^ in qua oleo sanclo inuncti de manu summi poniificis regale 
reeepimus diadema, volentes debita gratitudine venerarti ut ad Iaudem 
divini nominis noslrae coronationis memoria perpetua sit ibidem^ reddi- 
tum XX unciarum auri percipiendum annis singulis perpetuo de redditi- 
bus bajulationis aliorumque jurium dominii nostri civitatis Sulmonensis 
ac iUstribuendum in eadem reatina ecclesia prout inferius demonstralur^ 
eidem ecclesiae reatinae episcopo et canonicis, qui huic ordinationi no- 
strae expressive consenserunt^ gratiose duximus concedendum, ordina- 
mus ore et volumus^ quod canonici^ qui intererunt in eadem ecclesia sin- 
guUs diebus in missa duos denarios ravennatenses habeant singuU eorum- 
dem^ ut in eadem missa prò nobis fiat oratio specialis. Item quod singu- 
lis septimanis una die ultima JoviSy si aliquod festum solemne non fuerit^ 
et si fuerii^ in alia die competenti celebretur missa una solemniter de 
Spiritu sancto prò nobis^ et singuli canonici praesenles habeant dena- 



ANif 1289 327 



• rios XII de pecunia iupradicta. Item^ quod in festo Pentecotes anms Hnr 
B guHs, in quo festo diadema regni nostri suscepimus^ celebretur una missa 
» solemnii ad nostrae coronationis memoriamy in qua residuum totum prae^ 
9 Mcriptae pecuniae inter canonicos tunc in eadem missa prae$ente$ com- 
» muniter dividetur et in praesentis omnibus episcopus reatinus portionem 
9 suam recipiat secundum modum in aliis distributionibus ipsius ecclesiae 
» retfoaclis temporibus observatum. Post obitum vero nostrum diebus siih- 

• gulis in missa fiet ad animae nostrae salutem oratio spedaliSj et die una 

• in qualibet septimana missa defunctorum prò anima nostra cantetur et in 
> praedictis missis servetur dislribuiio prout superius est expressum, Item 
« tu die praedicti nostri discessus singulis annis in anniversario, quod fiet 
« solemniter, residuum totum praedictae pecuniae inter praesentes canoni- 
» coSj ut conlinetur superius, aequaliter éividetur. In cujus rei testimo- 

• nium praesentes literas fecimus sigilli nostri munimine roborari. 

» Datum Aquilae anno Domini MCCLXXXIX, mense Junii XXIV ejus- 

• dem. Il indictione, regnorum nostrorum anno V. 

» Carolus II Dei gratia rex Bierusalem, Siciliae ducatus Aputeae et 
» principatus Capuae princeps, Acajae, Andegaviae provinciae et Forcar- 
» querij comes. Secreto Aprutij ac Bajulis civitatis Sulmonensis praesenti- 
» bus et fuiuris fidelibus suis gratiam suam et bonam voluntatem, Proge- 
» nitorum nostrorum actus laudabiles, qui ad exaltationem /idei cristianae 
9 totis conatibus intendentes in sanctis semper operibus claruerunt, affecti- 

• bus promptis et paratis desideriis imitamur. Reatinam igitur ecclesiam, 
» in qua oleo sancto inuncti de manu summi pontificis regale recepimus 

• diadema, volentes debita gratitudine venerari, ut ad laudem divini nomi- 
B nis nostrae coronationis memoria perpetua sit ibidem, redditum XX unr 

• ciarum auri percipiendum annis singulis perpetuo de redditibus bajulor 
» tionis aliorumque jurium de manu nostri Sulmonensis ac distribuendum 
» in eadem reatina ecclesia, prout est per nostram exceUentiam ordinatum, 
B eidem ecclesiae gratiose duximus concedendum, quare volumus et fideli- 
» bus nostris finniter et expresse percipiendo mandamus, quatenus episco- 
9 pò et canonicis ecclesiae reatinae vel eorttm procuratori prò parte et no- 
» mine ipsorum praedictas uncias auri XX ponderis generalis de pecunia 
B bajulationis aliorumque jurium dominii Sulmonensis, quae est vel erit 

B permane annis singulis in festo videlicet Ascensionis Dominicae 

B sine dilatione et difficultate ac conlradictione qualibet sub poena dupli. 



328 E I B T f 

B si secus fieret^ iM$trae curiae appUcanéi integraUter solvere et eaMk^e 
v» eu%ctU^ mandato aliquo huic contrario sub quaeumque forma veròorum 
» noUs facto vel faciendo^ etiamsi speciale continere debeat inter eiffnnm 
» quoUbet non obstante apodissam tantum idoneam de iis guae solveriUsjid 
» iMstri cautelam volumus remanere^ quare copiam quiUbet vestromm in 
» publicam formam redpiat^ sui rationisgue tempore producendam rineu- 
j jus rei testimonium praesentes titeras fieri fecimus et pendenlis sigUU 
» nostri fittmìfitìfi^ roborari. 

9 Datum Aquilae anno Domini MCCLXXXIX mense junii die XXIV Cfus- 
• de II indictione^ regnorum nostrorum anno F. 

• Nulli ergo omDino hominum liceat banc paginam nostrae eonfirma- 
» tioDis infriogere vel ei ausu temerario contraire, si quia autem boe ai- 
« templare praesumpserit ind^natioDeni omDipoteatis Dei et bcatorum 
» Pelri et Pauli apostolorum ejus se noverint iDcursurum. Datum Romae 
» V idus augusti, pontificatus nostri anno secundo. » 

Viveva il vescovo Andrea al governo della chiesa di Rieti andie nell' an- 
no 4292; in guest* anno appunto si fondeva una campana della cattedrale 
e se ne scolpiva la memoria coi seguenti tre versi: 

VUITVTEII LIRGIRE DeVS CYM ViRGHIE 3URAM, 

Urbem Reàtinam pater Andreas catbedrabat, 

QTI DEGYS EcCLESIAE SIMYL et TIRTTTIS AMABIT. 

Né di lui se ne sa di più in seguito. Si sa bensì, che nel 4296 il vescovo 
Nicolò, monaco cisterciese, eh' eragli succeduto sulla santa cattedra, ri- 
nunziava nelle mani del pontefice Bonifacio Vili il vescovato di Rieti. Dunque 
tra il 4292 e il 4296 era avvenuta la morte di Andrea e la promozione di 
Nicolò. Io, per pigliare un tempo medio, la segnerò a un bel circa nel 4294. 
£ nel medesimo anno della rinunzia di Nicolò veniva trasferito a questa 
santa sede, addi 4 febbraio, il vescovo di Ancona Berardo o secondo altri 
Bernardo dal Poggio, lucchese. Né durò a lungo il suo episcopale governo 
sulla chiesa di Rieti: nel 4299 moriva. Jacopo Pagani gli fu sostituito nel 
medesimo anno addi 25 settembre. Lo si trova sottoscritto nel 4500 ad 
un istrumento per la chiesa di Anagni, essendone vescovo Leonardo. Noi- 
r anno seguente esercitò, per ordine del pontefice Bonifacio Vili, spirituale 
e temporale giurisdizione in alcune città e luoghi della Romagna, parlico- 



ANNO 1289-1328 529 



Ismaote m Cesena ;' ma V eseireitò cosi male, ehe, nell' ottobre dell' anno 
ataaao, il papa Io depose dal vescoTato, lo chiamò a Roma» e 1& fini la sua 
vita. Ce ne assicurano gli annali di Cesena, presso il Muratori (4). 

Deposto il Pagani, anzi già morto nel 4302, fu trasferito al vescovato 
di Rieti, nel di 8 giugno, il vescovo di Nepi frate Argeìo, francescano: 
ma vi mori nel seguente mese di luglio. Perciò neir anno medesimo, vi fu 
surrogato subito dopo il vescovo d' Imola Giovanni IH Mulo de' Papazuri, 
romano, cb' era stato prima canonico della basilica vaticana. Ebbe egli a 
sostenere co' suoi canonici forti controversie per la conservazione dei pro- 
prii diritti non solo temporali, ossia circa le rendite del vescovato, ma an- 
che degli spirituali ; per lo che segnò un costituto, eh' esìste tuttavia nel- 
r archivio, ed ha la data degli 8 gennaro \ 508. A conservazione dei quali 
diritti suoi ottenne dal re Carlo delle due Sicilie, nell' anno stesso, un di- 
ploma, che gli confermava tutti i possedimenti, che questa diocesi com- 
prende nel territorio napoletano; ed a quel tempo ne aveva parecchi. Tor- 
na ad onore di lui il ricordare, che nel 4312 il papa Clemente V affidò a 
lui e all' abate del monastero di santa Prassede T esame della causa contro 
il vescovo di Aquila Bartolomeo de' conti Monopelli, eh' era di più defitti 
accusato. Di ciò e dei defitti, di cui era accusato quel vescovo, parlerò alla 
sua volta, quando mi toccherà narrare di quella chiesa. 

E per continuare il mio racconto di Rieti e del suo vescovo Giovan- 
ni IH, ricorderò, ch'egli nel 4317 concedeva indulgenze alla chiesa dei 
frati minori di Costacciaro, nella diocesi di Gubbio; e che nel 4326 rinun- 
ziava spontaneamente la vescovile dignità. Perciò neU' anno stesso veniva- 
gfi sostituito il vescovo Raimondo, che aveva già sostenuto in Roma il 
carico di vicario ; e a questo poscia nel 4 328 succedeva Giovaniti IV. E 
subito in quest' anno ci si presenta un curioso avvenimento, portato di- 
nanzi al tribunale di lui. Quel famoso Corbario, che diventò antipapa 
Nicolò V, aveva ripudiata la moglie sua, nominata Giovanna, ed erasi 
aggregato all'istituto de'fi*ati minori. Erano amendue appartenenti alla 
diocesi di Rieti ; perciò Giovanna, il cui marito, senza 1' assenso di lei e 
senza il più lieve motivo di dispiacere, aveva indossato la tonaca di fran- 
cescano, lo chiamò in giudizio dinanzi al vescovo, ed ottenne favorevole 
sentenza il di 20 novembre 4328. 

(i) Rer. Italie. Script. Ioid. xit. 



330 R I B T I 

La morte del vescovo Giovanni IV è segnata nell'anno 4339. 
allora il capitolo di Rieti a proprio pastore un suo canonico, che aveva 
nome Tommaso e che fu su questa sede il Tommaso II: ne confermò la 
scelta il pontefice Benedetto XH, addi 7 dicembre del medesimo anno 4559. 
Ma poi mori nel 4 342. 

Alla vedovanza di questa chiesa fu provveduto ben presto colla elezione» 
addi 2 agosto, delF urbevetano Raimoudo II, il quale poi addi 8 di maggio 
del 4 544 fu promosso al vescovato della sua patria ; ma non lasciò vacante 
la chiesa reatina che nel primo giorno di luglio dell'anno 4 346. E la vacanza 
durò circa quindici mesi, cioè sino ai 24 di settembre del 4347, nel qual 
di fu trasferito a reggerla il vescovo di Vicenza, fba Biagio, dell* ordine dei 
francescani. Zelantissimo nel promuovere il divin culto, vigilantissimo nel 
regolare V ecclesiastica disciplina della sua diocesi, prudcntissimo nel tran- 
quillare le feroci discordie de' giorni suoi, si rese caro e prezioso alla 
chiesa reatina : di lui si trovano progressivamente memorie negli archivii 
sino air anno 1575. L'iscrizione sepolcrale di lui ce lo mostrerebbe mor- 
to nel 4378: ma convicn dire, che prima di morire egli abbia rinunziato, 
forse a cagione della sua somma vecchiezza, il peso episcopale, perchè 
nel i576 gli si trova di già sostituito il successore Bartolomeo Mezzavacca, 
bolognese. L' epigrafe di fra Biagio, ov' è sepolto, presso la sacristia della 
cattedrale, è questa : 

noe SEPVLCHRVM REV. D. D. FRÀTRIS BLASII 
QVONDAM EPISCOPI REATINI, QVI MORTVVS FVIT 
SVB ANNO DOMINI MCCCLXXVIII. TEMPORIBVS 
SANCTISSIMI PATRIS ET D. DOM. VRBANI PP. VI 
MENSE APRILIS DIE VLTIMO PRIMAE INDICT. 

e r opinione mia viemmeglio 6 confermata da quella parola QVONDAM^ 
che leggesi nelF epigrafe. L' indicazione del papa Urbano VI, che fu eletto 
agli 8 di aprile del 4378 ci conferma la morte di fra Biagio in queir anno; 
e r elezione del suo successore nel 4 576 ci persuade della sua precedenlìB 
rinunzia. 

Neir anno adunque 4376 fu eletto vescovo di Rieti, come poco dianzi 
io diceva, il bolognese Bartolomeo Mezzavacca, già uditore di rota ; due 
anni dipoi fu decorato della sacra porpora, e nominavasi il cardinale di 



ANNO. 1328- 1399 331 

Rieti. Ebbe questa chiesa a gloriarsene per le sue virtù e per lo zelo, eoa 
coi r amministrò. Dal pontefice Urbano. VI ebbe affidata, addi 43 otto- 
bre 1585, onorevole legazione alla corte di Carlo III re delle due Sicilie; 
ma in questo tempo egli non era più vescovo di Rieti. Ne aveva fatto ri- 
nuniia sino dalF anno 1580: perciò la chiesa reatina non ebbe ad arros-* 
sire di lai, quando il tristo esito di quella legazione, e più il sospetto della 
sua infedeltà nel trattare gì' interessi della santa Sede, Io resero indegno 
deir onore cardinalizio, spogliatone in pubblico concistoro dal pontefice 
stesso, che ne lo aveva fregiato. Ne riacquistò per altro la dignità sotto il 
pontefice successore, sotto Bonifazio IX ; da questo anzi fu spedito in qua- 
lità di legato de latere alla repubblica di Genova, e poscia sostenne la stessa 
carica anche in Viterbo. Terminò alla fine i suoi giorni in Roma nelF an- 
no 1596 e fu sepolto nella basilica Liberiana. 

Intanto, subito dopo la rinunzia di lui, era stato eletto al governo di 
questa chiesa Lodovico Teodenari degli Alfani, di nobile e potente famiglia 
reatina. Instancabile nel correggere i disordini, imperterrito neir assalire 
il vizio, vigilantissimo nel riformare i costumi del gregge affidatogli, incor- 
se neir odio di quanti mal soffrivano rimproverate le proprie scelleratezze. 
Gli si formò quindi un feroce partito contrario, che gli tese insidie per 
toglierlo di vita : e ne potè finalmente venire a capo. I congiurati aspettaro- 
no un momento, in cui egli assisteva al divino sacrifizio nella collegiata del 
castello nominato Città Ducale, eh' era allora un castello della sua diocesi ; 
e là lo ammazzarono. Era V anno 1599 : eravi seco lui un suo fratello Gio- 
vanni, abate del monastero di sanf Eleuterio. Primario vendicatore del sa- 
crilego misfatto fu il pontefice Bonifacio IX, il quale fulminò le censure ec- 
clesiastiche sopra la parricida città: nò si oppose, anzi coadjuvò, perchè il 
fratello del trucidato vescovo, Renaldo degli Alfani mettesse a ferro e a 
fuoco le persone e le robe di quanti avevano avuto parte neir orrenda 
scelleratezza. Né solamente le persone e le robe di questi, ma chiunque 
inoltre avesse avuto coi medesimi alcun legame o di parentela o di affinità: 
memorando esempio di severissima vendetta contro gli audaci insultatori 
d^li ecclesiastici prelati. 

Si pensò poscia a provvedere di pastore la vedova chiesa desolata, e vi 
fu eletto neir anno stesso un altro cittadino di Rieti, che aveva nome si- 
mihnente Lodovico, ed era della famiglia Cichi Cola. Non è poi vero ciò 
che disse Y Ughelli, questo Lodovico da canonico di Aquila essere diventato 



533 RfBTI 

vescovo di Rieti. Egli invece da canonico di Rieti fu fatto vescovo di 
Aquila, e dal vescovato di Aquila fo poi trasferito a questo di Rieti. Nei 
documenti deli' archivio capitolare e del vescovile si trovano traccie di lui 
sino all' anno 4403 ; ed in quest* anno n' è segnata la morte. Ed in qoesto 
anno altresì è segnata V elezione del suo successore, e fa fin terio LoaiH 
VICO, i*eatino anch' egH, della famiglia de* Teodenari; la cui sorte fo mi- 
gliore dei due, che lo avevano preceduto, e il pastorale ministero ne fu di 
assai più lunga durata. L' archivio infatti della soa chiesa ce io mostra os- 
suto sino air anno 1 456. 

Lui morto, il pontefice Eugenio IV mandò a governare la dioceri di 
Rieti, in qualità di amministratoi'e, un protonotario apostolico, ciie aveva 
nome tìiovatmi. Durò questa sua amministrasione circa due anni ; perchè 
il giorno \ marzo 4 438 ne stabili ordinario pastore il romano Mattia 
Foschi, già arcivescovo di Siponto. Destro com' era nel maneggio degli af- 
fari si ecclesiastici che politici, fu più volte adoperato dai romani pontefici 
a servizio ddla santa Sede ; sicché non di rado si dovette assentare dalla 
sua diocesi e starvi lontano per molto tempo Tuttavolta Rieti V el)be suo 
pastore oltre a dodici anni. Nei 1449, egli era in Roma e si trovava pre- 
sente all' atto deir istrumento, per cui i monaci certosini cedevano il mo- 
nastero di santa Maria di Pala^zola ai minori osservanti francescani (I). 
Mori Mattia ncir anno i 430 ; nel qual anno a' 23 di settembre fu prov- 
veduta di pastore la vedova chiesa, col trasferirvi il vescovo di Ascoli 
AiiGCLO IC Capranica, romano, fratello del cardinale Domenico Capranica 
del titolo di santa Croce. Anch' egli, dieci anni dopo, eh' era stato posto 
al governo di questa diocesi, fu insignito della porpora cardinalizia del 
titolo di santa Croce in Gerusalemme. Di lui parìò con molta stima il 
papa Pio II ; ed è nominato anche nella bolla di Nicolò V per la canoniz- 
zazione di san Bernardino da Siena, perciocoliè era stato mandato a Siena 
e per i luoghi della Puglia a raccogliere notizie sulle azioni e sulla vita del 
serafico santo sunnominato. Sostenne egli inoltre parecchie onorevoli e 
difficili legazioni in varie citta delF Italia e presso a molli principi ; ed an- 
che fu amministratore delle chiese di Siponto e di Fermo. Esistono in Rieti 
monumenti della sua munificenza, avendo fatto erigere a sue spese, prima 
ancora d' essere cardinale, il porticato del tempio della Beata Vergine : una 

{ì) C«fiiBÌro Romano iwite sue Memor. *tor. Mìa Pror. Roin. cap. xtih. 



ARNO Ì399-U7l$ S3S 

iserizioDe scolpita sul marmo ne tramanda ai posteri la memoria colle 
seguenti parole: 

ÀNGELYS REATINTS PONT. JkllDEM QVAM TIBI 

Yiaao sTRvxrr reatina vetvstas 

OPPORTVNA PORTICI SVA IMPENNA DECORAVIT 

QVO COMODIVS FIDELES IN EA PRO SVO SONORE 

CONVENIANT. 

ANNO A DIVI lESY MCGGCLYUI. 

f 

Neir edizione di Basilea delle lettere di Enea Silvio, nella lettera 
CCXXXIV e nella GCXXXV, date a' 4 di mano del 4457 è nominato per 
goffaggine dello stampatore episcopus Àretinus invece che Reatinus : ho vo- 
luto notarlo, per prevenire qualunque errore potesse da siffatto sbaglio de- 
rivare. Angelo poscia rinunziò al vescovato di Rieti ed otto al suburbica- 
rio di Palestrina: ciò nel 4468. E nel medesimo anno, a' 28 di febbraio, 
fu eletto a succedergli sulla cattedra, da lui lasciala, il reatino Domenico 
Camisati, canonico di santa Maria maggiore in Roma, abate di sanf Euti- 
chio di Norcia, e proposto di santa Cecilia di Rieti. Poco rimase alla sua 
residenza, perchè ben presto fu stabilito governatore di Cesena: ivi anzi, 
nei tempo che vi dimorava coosecrò a' 27 di settembi'e del 4472 la chiesa 
della santissima Annunziata de' frati minori osservanti, presso alla città. 
Poscia girò, in qualità di legato del papa Sisto IV, per la Germania, per kt 
Boemia, per V Ungheria, per la Polonia e per le circostanti provincie, a fine 
di stimolare i cristiani a pigliare le amai contro i turchi. Ce lo ia sapere if 
Rinaldi negli annali ecclesiastici, sotto Y anno 1476. Anche questo vesoofvo 
fu equivocato nel titolo di Àretìnus invece che Reatinus ; e lo fu daH' U- 
ghelH medesimo, dove parla dei vescovi di Arezzo. Sbagliò inoltre rughetti 
facendocelo creder morto in Cesena nel 448^: mori si bene in Cesena, ma 
nel 4475 ed in quest' anno medesimo ebbe sulla cattedra reatina nn suc- 
cessore, che r Ugfaelli ignorò. Pria per altro A passare al successore, dirò 
che Domenico^ morto in Cesena, fu portato ad aver sepoltura nella sua 
cattedrale, ove ne accenna il luogo V epigrafe seguente: 



334> H I B T I 



D. 0. M. 

DOMINICO PROPRIA VIRTVTE EPISCOPO REATINO 

A PAVLO IL ET SIXTO IV. PONT. MAX. 

PLVRIMIS BfVNERIBVS HONESTATO 

CANONICI BENEM. P. 

Ed ivi parimente nella cattedrale, sotto l' immagine delia beatisvioia 
Vergine, gli fu dipinta V efiSgie; ed a questa furono adonti i quattro di- 
stici, che trascrivo: 

geeinte, sym pictys, miser, ag ihàginb p&aestl 

domimcts, poptli fama saltsqye mei. 
Te primym rexi stabili Themone Reate 

MOX ET CaESENAE MOEIOA LANCE PARI. 
HyNGARIAE REGEM PRESSI TIBI RoKA latraktem: 

Me dyce pERSEifSiT GENS Perysina jygym: 
Ad Gaesenates tandem prope fata remissys 

fatalem claydi langyidys yrbe diem. 

Successore di Domenico, sconosciuto alf Ughelli, come leste io nar- 
rava, fu il vescovo Facio Galleraui, del quale si trova menzione nel Memo- 
fiale (\) deli' archivio di Siena. Non vi durò per altro che due soli anni 
air incirca, perchè nel 4477 fu promosso da questo al vescovato di 
Ascoli nella Puglia (2) ; ed è perciò appunto, che nel necrologio del con- 
vento (5) di san Domenico di Siena, quando n' è segnata la morte, è detto 
episcopus asculanus. Fu adunque neir anno 4477; e non già nel 4480, 
come disse erroneamente V Ughelli ; che il pontefice SistoiV diede la chiesa 
di Rieti in amministrazione al cardinale diacono Giovanni Colonna, figlio 
di Antonio Golonna principe di Salerno, e nipote del cardinale Prospero 
Golonna; famiglia celebre nella storia italiana, particolarmente pel suo 
potere e per la sua resistenza contro i pontefici romani. Giovanni era stato 

(i) Memor. C. nuro. cxxxi, pag. io3. (2) Alt. Coiisil. del Pp| Sisto IV. 

Ved. anche lo Sbaraglia num. ly dei ?esc. di (3) Oggidì non è più convento di dome- 

Rieti ; ed Uberto BeneToleati Comment. ad uìcani, ma monastero di henedellini. 
Episc, lial. » 



1.^11 NO lb75-1508 335 



andie abate commendatario di Subiaco ed arciprete della basilica late- 
ranense. 

Ampiamente stenderasi a questo tempo, siccome altrove ho narrato, la 
diocesi reatina anche al di fuori dello stato pontificio ; e si che compren- 
deva parecchie terre e castelli del contiguo regno di NapoU. Tra questi era ^ 
anche Città Ducale, considerevole castello, la cui primaria chiesa, intitolata 
alla santa Vergine Maria, godeva Y onore e il grado di collegiata. Fu nel tem- 
po di questa amministrazione del cardinale Giovanni Colonna, che il pon- 
tefice Alessandi*o VI, con bolla de' 24 gennaro 4^02, lo tolse, e con esso 
anche il relativo territorio, dalla diocesi di Rieti ; lo dichiarò città, ne sol- 
levò la collegiata al grado di chiesa cattedrale e vi pose primo vescovo il 
romano Matteo del Magnano degli Orsini. Vi si oppose a tutto potere il 
cardinale aromipistratore ; ma indarno per allora. Bensì vi potè riuscire, 
dopo la morte di Alessandro VI e dopo il brevissimo pontificato di Pio III, 
sotto il papa Giulio II, successore di quelli. Olleune, che nel concistoro del 
di 8 novembre 4505 ne sopprimesse la cattedrale, ne trasferisse il vescovo 
alla sede di Calvi e ne restituisse il dominio al vescovato di Rieti. Sul 
quale proposito cosi leggesi negli atti concistoriali di quel giorno : « Reve- 

• reudissimus Dominus de Columna dixit, quod cum per Alexandrum pa- 
> pam VI oppidum Civitatis Ducalis rcatinae dioecesi fuìsset erectuminci- 
» vitatem, et ibi dieta ecclesia cathedralìs sub invocatione Civitas seu Civi- 
» tatis Ducalis, et de ea provisum fuisset D. Matthaeo de Magnano de Ur- 
a sinis et quoniam id factum erat in praejudìcium dominationis suae^ sup- 
» plicabat sanclisslmo Domino nostro, prout etiam alias supplicaverat, ut 
» Sanctitas sua vellet in pristinum statum reducere dictam ecclesiam suam 
» reatinam, et sic Sanctitas sua de Consilio reverendissimorum domino- 

• rum hujusmodi reìntegrationem duxit adtnittendam,dictamqueCivitatem 
a Ducalis perpetuo univit dictac ecclesiae reatinae^ reintegrando praedi- 
» ctum dominum de Columna in pristinum statum, proUt erat ante dis- 
» membrationem praedictam et fuit dictum, quod dicto D. Matthaeo pro- 
» videretur de alia ecclesia vacatura. » 

Cosi pertanto furono ripristinate le cose: ma non durarono che sino 
alla morte del cardinale aimninistratore. Imperciocché, lui morto a' 28 set- 
tembre del 4508, la diocesi fu ristabilita in capo a diciannove giorni, e le 
fu dato il suo vescovo. Di ciò mi ritornerà occasione di parlare quando 
dovrò narrare della suddetta chiesa di Città Ducale. 



S36 E I B T I 

■ ■ <0 > ■ 

Intanto, Bino dal dt 6 deU* ottobre era stato didiiarato Tesooro di ILieli 

il cardinale Pokpeo Colonna, nipote del precedente Giovanni ; abate anebe 
egli commendatario di Subiaeo ed inoltre altresì di Grotta Ferrata. Ma in 
eapo a poco più di quattro anni fu deposto dal vescovato e fu spogliato ddla 
cardinalisia dignità, per essersi fatto capo di ribellione contro il pontefioe, 
stimolando il popolo romano a scuoterne il giogo ed a ricuperare colle ar- 
mi la libertà. Ritornò allora la chiesa di Rieti sotto amministrarione; e ne 
fu amministratore, non il cardinale Nanetense Boierto de Prie, come narrd 
r Ughelli; ma il cardinale Nemosense, che aveva nome Guglielmo. (4) Ma 
poscia, sollevato alla suprema cattedra pontiGcale, dopo la morte di Giu- 
lio II, il papa Leone X, fu Pompeo restituito al pristino onore si cardinali- 
zio e si vescovile, e continuò cons^uentemente a governare la chiesa di 
Rieti sino air ottobre del 1520, in cui ne fece spontanea rinunzia a favore 
di un suo nipote. E qui un altro sbaglio dell' Ughelli emmi forza notare. 
Egli lo disse ristabilito alla dignità della porpora ed alla cattedra viscovite 
di Rieti nelt OMno 4517, e Io disse intervenuto dipoi al eoneilio Meranese. 
Pompeo cardinale Colonna, vescovo di Rieti, stava presente alia settima 
sessione del detto concilio il giorno 17 giugno dell' anno 4515 e ne pub- 
blicava la bolla (2): e in oltre sedeva tra i padri del medesimo concilio, 
nella seguente sessione, tenuta il di 5 maggio 4514, anzi vi fungeva T uffi- 
zio di oratore al pontefice, e vi figurava qualificato col titolo di vescovo 
reatino. Ed oltre air ordinario governo di questa chiesa, ottenne anche 
quello delle chiese di Catania, di Acerra, di Aquila, di Aversa, e di Monte 
Reale successivamente. Né tacer devo, come, dopo la sua rinunzia del ve- 
scovato di Rieti, diventasse nuovamente bersaglio di avversa e di prospera 
fortuna. Sotto il papa Clemente VII fu spogliato un* altra volta della sacra 
porpora ; e dal medesimo papa la ricuperò di bel nuovo. Finalmente mori 
viceré di Napoli a* 28 di giugno delf anno 1552. 

A un suo nipote adunque, come poco dianzi io diceva, rinuuziò Pom- 
peo, nel 1520, il vescovato di Rieti; con diritto per altro di regresso. Que- 
sto suo nipote fu Scipione Colonna, elettovi a' 49 di ottobre: uomo più 
propenso al mestiere bellicoso delle armi, di quello che al pacifico governo 



(i) Si veda a questo proposito il Panvi- (a) VeJ. il p. Sbaraglia, ne^ vesc. di Rie- 

nio de Card. Episc, e<l il Suares Praenest. li, al niiio. l?i. 
4ntiq, lib. Il, p*g. 191. 



ANNO 1508-1555 337 



^irìtuale deHe anime. Perciò non è inara?ìglia« che in un tumulto susci- 
tatosi nel \ 528 nella Campagna, accorresse armato a prenderne parte e 
yi rimanesse trucidato dal feroce Amico d* Ascoli, abate di Farfa, a dodici 
miglia di distanza dalla citt& di Aquila {\). Ma T abate uccisore di lui non 
potò gloriarsi a lungo di aversi intrìse le mani del sangue dei Colonnesi : 
Martino Colonna lo assali non molto dopo e glie ne fece pagare il fio 
pienameiite. 

Non fu provveduta per altro del suo pastore la santa sede reatina se 
non che nel di 27 agosto dell* anno dipoi. Vi fu promosso, per le istanze 
del cardinale Pompeo Colonna, il reatino Mario, detto anche Mabco, Ali- 
geri, secretarlo di lui e tanto a lui caro, che se lo aveva aggregato alla 
propria famìglia e Io aveva persino fatto assumere il cognome del casato 
suo. Perciò nella quinta sessione del concilio di Trento, a cui nel 4546 si 
trovava presente, è detto Marcai Aligerius de Columna (2), ed è qualificato 
con questo cognome anche nelP iscrizione sepolcrale, che gli fu scolpita in 
cattedrale dopo la sua morte nel 4 555. Egli, mentr' era vescovo di questa 
chiesa, aveva sostenuto il carico, nel 4535, di governatore generale di 
Monte Reale, ed era stato poscia pro-legato di Bologna. L* epigrafe, che ne 
adorna la sepoltura, è la seguente: 

D. 0. M. 

MARIO ALIGERO DE COLVMNA 

RELIGIONE INTEGRITATE PRVDENTIA 

ET POMPEII COLVMNAE CARD. VICECANCEL. LIBERALlTATE 

EPISCOPO REATINO 

QVI SVMMA NOMINIS CELEBRITATE 

IN REGENDIS 

ANCONA PICENO BONONIA PLACENTIA PERVSIAQ. 

SVB PAVLO III. PONT. MAX. 

AVCTOR LEGATIONEM IN HISPANIAM AD CAROLVM V. IMP. 

PRO CONClLIANDA INTER CHRISTIANOS PACE 

ILLVSTRAVIT. 



(i) Ne parla anche Francesco Guicciar- (a) Vcd. il Ubbe Colteci, Condita il 

dinì nel lìb. ix della sua sloria, «olio V anno p. Sbaraglia, soUo il num. nx de' vcscotì di 

i5a8. Kieli. 

l'oL r. 43 



358 RIETI 

FABRITIVS REAT. ÀRCHID. IVRE CONSVLT. 

FRATRI DE SE OPTIME MERITO 

POSVIT. 

VIXIT ANNOS LXni. MENS. III. D. XX. 

OBIiT PRiD. NON. OCTOB. MDLV. 

Né rimase vedoTa più di diciotto giorni la chiesa reatina: impercioc- 
ché ; non il di 28 ottobre, come scrisse I* Ugbelli ; ma il di 24 di esso mese 
come si raccoglie dagli atti del concilio di Trento (\) ne fu innalzato alla 
dignità vescovile il romano Giambattista Oslo, il quale mori, non a Trento 
come scrisse l' Ughellì, ma a Spoleto, mentre di là ritornava alla sua diocesi, 
il di 42 novembre 4562. A lui fu sostituito nèlF indomani il veneziano Maz- 
c* Antonio Da Mula, di nobilissima famiglia, il quale V anno avanti era stato 
decorato della sacra porpora cardinalizia. Molte onorevoli cariche aveva 
coperte a nome della patria, deputatovi dal senato : molte ne sostenne an- 
che dopo essere stato insignito della mitra viscovìle. Perciò fu spesso as- 
sente della sua residenza. E infatti mori in Roma, ove trovavasi per shnili 
oggetti, nel 4570; in età di sessantacinque anni. Ne fu trasportato il cada- 
vero in patria, e fu seppellito decorosamente nella chiesa di san Giobbe, 
appartenente allora ai frati francescani osservanti ; succursale oggidi della 
parrocchia di san Geremia profeta. 

Una vacanza di quasi due anni tenne dietro alla morte del Da Mula; 
finalmente a' 2 di giugno del 4572 fu provveduta la vedova chiesa col 
trasferirle dal vescovato di Amelia il reatino Mariano Vittori, il quale si 
distinse per la sua diligentissima erudizione sacra e per lo suo buon gu- 
sto neir amena letteratura. Oltre a quattro libri, che scrisse sulla città di 
Rieti, lo rende commendevole assai T edizione, che per cura sua fu ese- 
guita, delle opere di san Gerolamo, emendate da qualunque più lieve sba- 
glio tipogruQco: e questa edizione fu riputata di tanto pregio, che gli me- 
rito una medaglia appositamente per lui coniata. Offre essa da un lato 
r eftìgie di s. Gerolamo genuflesso e tenente in mano una croce ed avente 
ai piedi un leunie placidamente coricato, e intorno vi si legge: 

MAGNVM . ECCE . LVMEN 

(i) Secondo V ediz. di Lovanio presso V Arduino nella collez. de^ conc. 



ANNO 1555-1612 359 



e daH' altro iato vedesi il ritratto idi lui, con intorno il suo nome cosi. 
MARIANVS . VICTORIVS . REATIN. 

Ma non durò su questa sede che pochissimi giorni: egli mori a' 20 
dello stesso mese di giugno, in cui era stato eletto, ed a' 12 di luglio gli 
veniva anche eletto il successore. Fu questi il bolognese Alfonso Binurini, 
già uditore della sacra rota ; il quale in capo a due anni passò al vesco- 
vato di Camerino. E nel medesimo giorno, ch'era il 17 settembre del 1574, 
gli si sostituiva nel vescovato di Rieti il conventuale francescano, bolo- 
gnese anch*egli, fra Costantino Bartellini, il quale dieci anni dipoi fu tras- 
ferito alla chiesa di Foligno. Era tanta la rinomanza, ch'egli godeva, di 
virtù è di sapere, che Io si chiamava comunemente insigne filosofo; e tale 
onore gli si tributò nelF accoglierlo al possesso del vescovato, che a nes- 
sun altro sacro pastore ne aveva giammai tributato di più il clero e il 
popolo reatino. Ce ne assicura Pier RidolO, nella sua storia seraGca, (1) 
dicendo, eh' egli « obviante cleri et populi processione sub umbella exce- 
» ptus est tanto honore intromissus, quantum ante nulli episcoporum 
» delatum ferunt. » Non tacerò, che questo Costantino fu uno dei vesco- 
yì, i quali assistettero nel di 25 marzo 1583 al solenne pontificale, che 
per la prima volta celebrò nella metropolitana di Bologna il cardinale 
Gabriele Pallotta. 

Addi 9 aprile 1584 avvenne la traslazione di lui alla sede fulginate; 
ed a' 27 di agosto si consecrava vescovo di Rieti un altro bolognese Giu- 
lio Cbsabe Segni, ch'era già stato governatore di Rimìni, di Norcia, di 
Orvieto. Egli tenne questa sede sino al 1 603 ; poi ne fece spontanea 
rinunzia ed andò a chiudere in pace i suoi giorni in patria ; e ne fu l' ulti- 
mo il 27 di marzo dell'anno 1621. Intanto sino dal 16 giugno 1605 era 
stata provveduta la rinunziala chiesa colla elezione di Giovanni Conte, da 
Norcia : ma lo spirituale governo di lui non giunse ad un anno : ai 50 del 
maggio 1 604 gli veniva ormai eletto il successore. Ed era questi il con- 
ventuale francescano da Monte Reale degli Abruzzi, fra Gaspare Pasquali, 
già vescovo di Rubens: ne durò il pastorale governo sino al di 15 del mese 
di giugno 1612, e fu questo l'ultimo giorno della sua vita. Ebbe sepoltura 

(i) Lib. Il, pag. 259 ; ved. anche Io Sbaraglia soìio il num. lxit. 



3(^0 RIETI 

nella sua chiesa cattedrale: ne adonia il luogo del suo riposo il seguente 
epitaffio : 

D. O. M. 

GASP ARI PASGHALI MONT. REG. ORD. MIN. 

CONVENTVAL. THEOLOGO INSIGNI 

EPISC. PRIMVM RVBEN. A SIXTO V. 

MOX REATINO A CLEMENTE Vili. 

VIRO PIO ET VITAE INTEGERRIMO 

POST MVLTA RELIGIOSE GESTA MAXIMEQ. IN PAVPERES 

PRAESVLATVS SVI ANNO XXIII. AETAT. LXXV. 

VITA FVNCTO IDIB. IVNII MDCXn. 

HERCVLES PASCHALIS CANONICVS REATIN. 

FRANC. NEPOS GASPAR PRONEPOS 

FRATRI ET PATRVO OPTIMO 

MOESTISS. PP. 

Dopo venti soli giorni di redovanza, la chiesa reatina ebbe suo nuove 
pastore il romano Pibtso Paolo Crescenti, cardinale del titolo de' santi 
Nereo ed Achilleo. Esiste di lui in Rieti una memoria scolpita sul marmo 
nella chiesa di sant'Antonio abate ; essa ci ricorda la consecrazione, da 
lui celebrata, della chiesa medesima, eh' egli assegnò ai frati di san Gio- 
vanni di Dio. Ne celebrava egli il sacro rito il di 25 agosto dell'anno 4620. 
Ed era questo Y ultimo anno, in cui la chiesa di Rieti lo aveva a suo pa- 
store : nel seguente, a' 47 di marzo, il pontefice Gregorio XV lo trasferiva 
al vescovato di Orvieto. Scorsero quasi due mesi e mezzo prima che gli 
venisse stabilito il successore : finalmente a' 29 di maggio n' ei*a eletto 
r insubre Giuibattistà Tosco, trasferitovi dal vescovato di Tivoli e vi stette 
oltre a ventidue anni e mezzo : l' epigrafe nella cattedrale reatina ce ne 
addita la morte il di 43 dicembre 4653. Essa è cosi : 

D. O. M. 
OSSA IOANNIS BAPTISAE OHM EPISC. REATINI 
IN PATERNAE FAMILIAE SEPVLCHRVM REPONENDA. 
HIC lACOBVS ET DOMINICVS GERMANI FRATRES 
MOESTISS. DEPOSVERVT IDIB. DECEMBR. MDCXXXIII. 






ANNO 1612-1639 3«1 

Non compi otto mesi di pastorale governo su questa chiesa il cardi- 
nale G&BGORio Nari, eh' era succeduto al defunto Giambattista nel vescovato 
reatino. Cessò di vivere ai 7 di agosto del seguente anno 4634, e ne fu 
trasferito il cadavere ad avere sepoltura in Roma nella chiesa di santa 
Maria sopra Minerva. Dalla cattedra vescovile di Cervia venne alla reati- 
na il successore a governarla e possederla : fu questi il cardinale Gim- 
FftÀNCESGo Guidi de* marchesi dal Bagno, trasferitovi a^ 2 di settembre 
del 4635. Di quali e quanti meriti si rendesse onorevole e caro alla chie- 
sa di Rieti, come vi si era reso a quella da cui partiva, troppo lungo e 
difGcile mi sarebbe il narrarlo. Qui tenne il sinodo diocesano, che fu pub- 
blicato colle stampe e che fa conoscere palesemente quanto gli stesse a 
cuore la diligentissima osservanza dell' ecclesiastica disciplina. E sebbene 
per cinque scarsi anni soltanto ne possedesse egli la santa cattedra, e po- 
scia ne facesse rinunzia per ritirarsi a terminare i suoi giorni in Roma 
tranquillamente; tuttavia la riconoscente città di Rieti volle perpetuai*e la 
memoria di lui e tramandarne ai posteri la filiale riconoscenza facendovi 
scolpire sul marmo le seguenti parole, che si leggono nell'atrio della 
cattedrale: 

lOANNl FRANCISCO S. R. E. CARD. A BALNEO 

PER QVINQVENNIVM EPISCOPO REATINO 

MERITIS SVIS SEMPER MANSVRIS 

REATE POSVIT 

MDCXXXX. 

Egli infatti nel di 28 febbraio 4639 lasciava la santa sede reatina; e 
nel medesimo giorno venivagli eletto successore il nobile bolognese Gior- 
gio Bolognetti, benemerito per le onorevoli legazioni sostenute per la 
santa chiesa romana presso varii principi. Radunò in Rieti il sinodo dio- 
cesano ed arricchì con esso la sua chiesa di ottime costituzioni ; pose in 
ordine lo sconvolto archivio, di cui lo si potrebbe dire assolutamente pri- 
mario fondatore, il diroccato e cadente episcopio a miglior forma ridusse 
e poco meno che dalle fondamenta a sue spese rifabbricò. Per onorarne 
perpetuamente la memoria, gli fu collocata, nella sala del palazzo stesso, 
la seguente iscrizione : 



5t(S RIETI 



GEORGIVS BOLOGNETTVS EPISCOPVS REATINVS 

ARCHIVIO EXTRVCTO, PALATIO, MANSIONIBVS ET 

VIRIDARIO AMPLIFICATO, PARIETIBVS EXTERIORfflVS 

COLLABENTIBVS REPARATIS, AVLAM HANC 

TEMPORIS INIVRIA DEVASTATAM INSTAVRAVIT 

ORNAVIT AC DIVERSA INSI6NIA IBIDEM SPARSIM 

DEPICTA, VETVSTATE FERE DELETA INDE 

REPONI CVRAVIT ANNO DOM. MDCLI. 

Ma fiDalmente ; dopo avere governato V affidatagli chiesa per venti e 
più anni, ed averla governata con tale paterna carità e sollecitudine da 
meritarsi V universale affetto e la sincera venerazione del suo amantis- 
simo gregge ; rinunziò la vescovile dignità e trasferissi a Roma, dove pro- 
trasse la sua vita sino al giorno 7 gennaro dell* anno 4 680 : e fu una 
vita, spesa instancabilmente nelle fraterne opere di larghissima genero- 
sità ; cosicché in più luoghi di Roma esistono perenni testimonianze del«- 
r insigne sua profusione a benefizio degl' indigenti ed a soccorso degli asili 
ai medesimi consecrati. L'ospitale di san Giovanni Calibita, il refettorio 
della santissima Trinità de' pellegrini, Y ospitale di santa Maria della con- 
solazione offrono ai posteri decorose iscrizioni, le quali ricordano onore- 
volmente quanto egli facesse e spendesse del suo a vantaggio di ciascuno 
di essi. Infatti, in quello di san Giovanni leggesi scolpita in marmo la 
seguente iscrizione: 

GEORGIVS BOLOGNETTVS EPISCOPVS REATINVS 

OB NIHITM AMOREH ERGA INFIRHOS HVJYS HOSPITALIS 

VIVEIfS DOJfAVIT EIDEM SCVTA DeCBM MiLLIA MOKETAE 

AD EFFECTVM REWVESTIENDI IN TOf LOCIS MONTIVH 

NON VAGABILIVM 

VT EX FRYCTIBYS EORTM PERPETVO ALANTVR EJVSDEM INFIRMI 

CVM ONERE VNIVS ANNIYERSARII IN PERPETYYM 

PATRES HVJYS HOSPITALIS TANTI BENEFICII MEMORES 

DIE XV. JYLII ANNO MDCLXXXI. 

E nel refettorio del famoso ospizio della santissima Trinità, ove in gran 



À II II 1639 - 1659 343 

ia si accolgono i peilegrìni da ogni parte del mondo, leggesi quest'altra 
izione: 

D. 0. M. 

ÌD • AXniOREM . COlfYALESCENTIVM . ET . PEBEGBIlfOBTM . COMMODITATEM 

GeOEGIVS . BOLOGIfETTYS . EPISCOPYS . OLIM . REATnfVS 

ET . PEIHVII . AD . MAGlfVM . EtRYEIAE . DYCEII . FeEDINANDVM . II. 

JTEAQVE . AD . CHRISTUlflSSIMVM . GalLURTM . EEGEK . LtDOVIGTII . XIII. 

POlfTlFICIVS • ORATOE 

YEIYEEABILI . HTIG . ARCHICONFEATEEinTATI . SS. TrIHITATIS 

DECEM . UILLIA . ARGENTEA . SGVTA . DORO . DEDIT 

EA . CVM . IRTIOLABILI . GONDITIOlfE 

VT . EORYH . FRYCTYS . RYLLO . VlfQYAM . TEMPORE . EXTINGVENDI 

IN . YLLYM . ALIYM . YSYH. DEEIYENTYR 

YB . SINGYLIS . ANNIS . PRO . SE . GElflTORIBYS . SYIS . FRATRIBYSQYE . GERVANIS 

ANNIYERSARIYM . IN . PERPETYYM . CELEBRETYR. 

Ne . TANTI . BENEFICII . MEMORIA . OLIM . INTERIRET 

MARMOREYM . HOC . MONYMENTYM 

EX . EJYS . VOLVNTATE . HAG . IN . DOMO . GOLLOCANDYM 

GRATI . ET . PROMPTl . ANIMI . ERGO . PP. A. D. MDCLXXXI. 

Finalmente nello spedale di santa Maria della Consolazione, è celebrata 
;ua generosità coli' iscrizione seguente : 

D. 0. M. 

GeORGIO . BOLOGNETTO . PATRITIO . ROMANO 

EPISCOPO . REATINO 

OLIM . AD . FeRDINANDYM . SECVNDYM 

MAGNVM . EtRTRIAE . DYCEM 

ET . AD . CHRISTIANISSIMYM . LyDOYICYM . TERTIYM . DECIMVM 

GaLLIARYM . REGEM 

PONTIFICIO . ORATORI 

QVOD . OCTO . MILLIA . SGYTORYM . ARGENTEORYM 

EORVMQYE . FRYCTYS . IN . PERPETYYM . DYRATVROS 

ET . NYLLA . YNQYAM . RATIONE . EXTINGYENDOS 

YENBRABILI . HVIG . ARCHINOSOCOMIO 

AD . YBERIYS . AEGROTANTIYM . BENEFICIYM 



Zhh miiTi 

PU . LIBEKÀLITATE • DOUAVBIIT. 

CTM . ONERE . TT ^ 8INGn.IS . IRNIS 

PRO . SE PARENTIBYS . 8TI8 . FRATRIBYSQYE . GBRMAinS 

SACRYH . AlflIIVERSARIYH . CELEBRETYR 

KARMOREAX . HARC . HISGRIPTIONEM 

lYXTA . EJYS . YOLYIITATEM. . PYBLICE . HOC IH . LOGO . APFONBRDAX 

BENEFAGTORI . PIISSIMO 

GRAn . Aimn . ergo 

P. P. 

A. D. M.DC.LXXXI. 

f FjBirs . Celsfs 

Cystodes < IrLiJsrs . Capbjiuca 

[ Comes , Jjcosrs . Orso 

Gakerariys Io . Bjptistj . Gottifaedvs. 

E nel mentre, che il benemerito prelato profondeva le opere della sua libe* 
ralità nella capitale del cristianesimo ; la chiesa di Rieti, dolentissima per 
la perdita di si amoroso pastore, aveva avuto possessore della sua santa 
cattedra, immediatamente dopo la rinunzia del vescovo Giorgio, il cardinale 
Odoardo Vecchiarelli, nobile reatino; ma non Tebbe la patria a godere lun- 
gamente per suo spirituale padre e pastore : ai 5 di maggio \ 660 n' era 
promosso, e neir ultimo giorno dell' agosto \ 667 compiva la mortale car- 
riera. Al cardinale Giulio Gabrielli, vescovo della Sabina, affìdavasi allora 
in amministrazione perpetua la chiesa reatina ; dopo d' essere stata gover- 
nata per sei mesi e dodici giorni dal vicario capitolare. Durò un triennio 
r amministrazione del cardinale Gabrielli ; Gnalmente a' 22 dicembre 4 670 
fu dato alla vacante sede il proprio ed ordinario pastore nella persona di 
un reatino della nobile famiglia Vicentini, il quale nominavasi Ippolito. 
Questi a tutto potere si adoperò per lo bene della diocesi e particolarmente 
per r integrità della ecclesiastica disciplina. E ne potè ottenere buoni eCTettì, 
perciocché di lunga durata fii il suo pastorale governo: la morte lo rag- 
giunse soltanto addi 20 giugno dell'anno 4702. 

La lunga vedovanza dì circa un quinquennio afilisse quind' innanzi la 
chiesa reatina, a cui non fu data la consolazione di avere il suo pastore, 
che nel di 8 giugno 1 707 : ottenne in quel giorno a suo vescovo il nobile 



ANif 1660- 1812 



3«5 



pesarese Fkarcbsco Ma£ià Abati, o degli Abati, che in Tarie cariche diplo- 
matiche 8' era onorevolmeute distinto. Egli dipoi, a' 40 di luglio 1710, fu 
trasferito da questo al vescovato di Carpentrasso. Altri undici mesi di 
sede vacante susseguirono quindi la traslazione di lui; sicché soltanto ai 
40 del giugno 4741 fu dichiarato vescovo di Rieti il nobile lucchese Ber- 
ffiEDuio Guinigi; al quale nei di 4 4 giugno 4724 venne dietro fba Seba- 
SfikHo Seeafiko Camarda, nobile da Messana, aggregato alF ordine de' pre^ 
dicatorì (4) sino dall' 8 ottobre 4674. Ebbe questi per suo successore 
Gaetano Cimeli, che ne assunse la dignità il di 46 dicembre 4754, e che 
mori nel marzo del 4764. Nel medesimo anno, addi 6 aprile, un reatino 
fu eletto al governo pastorale della sua patria, Gerolamo Clarelli, ma non 
lo tenne più di tre anni, perciocché nel 4764 la morte ne lo privò. Fu suc- 
cessore di lui il celebratissimo beneventano Giovanni De Vita, il quale nella 
serie de' pastori della chiesa reatina fu il Giovanni VI. Lo stesso pontejQce 
Clemente XIII ne lo consacrò vescovo il di 26 novembre del medesimo 
anno. Egli resse per un decennio T affidatagli chiesa; finché nel 4774, ai 
54 di marzo, eh' era il giovedì santo, una morie immatura lo rapi ai suoi 
diocesiani e alla repubblica delle lettere, nella non grave età di sessanta 
cinque anni. 

Rimase allora vacante per più di un anno la santa sede reatina; alla 
fine il pontefice Pio VI, nel giorno 47 luglio 4775, le designò a paslore 
l'anconitano Vincenzo de' conti Ferretti, il quale poscia, nel di 20 settem- 
bre deiranno 4779, fu trasferito al vescovato di Rimini. E qui in yece 
sua, nel di medesimo, venne sostituito il pesarese Saverio Marini, che 
un mese avanti era stalo designato a vescovo di Montallo; ma poiché 
il vescovo di quella chiesa non volle condiscendere ad essere trasferito 
altrove, perciò il papa cangiò la nomina al Marini, creandolo vescovo 
di Rieti. N'era stalo prima canonico della cattedrale. Fu nel tempo 
del suo pastorale governo, che le violenze degl'invasori iì*ancesi misero 
a soqquadro tutte le ecclesiastiche proprietà dell' Italia; egli per allro 
mori nel giorno 6 gennaro 4 812. Tra le funeste vicende, ch'ebbe a 
soffrire in questa età la chiesa reatina, é da notarsi in modo particolare 
la deportazione dell'arcidiacono Sanisi, vicario capitolare, e di tredici 



(i) VeJ. il Uipoll liti Boll, deir Orti. Je' IVcJ. tom. vi, pag. 707 ; il quale per isba^lio 
lo aomiiia Antonio. 



FoL y. 



3b6 RIETI 

■ < i ' ■■ Il I I II I 

canonici, in pena di essersi coraggiosamente rifiutati dal prestare Tìnfa* 
me giuramento. Tre soli canonici erano rimasti in Rieti: questi gli sosti* 
tuirono neir uffizio di vicario ìi canonico penitenziere Carlo Fioravante. 
Né tacer devo il progetto di soppressione della cattedra vescovile di Rie- 
ti (4), proposto al papa nel famoso preliminare di Fonlainebleau del 4815: 
il qua! progetto per altro non si effettuò si perchè il papa rivocò solenoe- 
mente quel trattato, e si (anzi molto più) perchè prima di potervi por mano 
fini r impero delF orgoglioso conquistatore. Perciò nel 1844, il pontefice 
Pio VII ristabilito già sul trono della sua doppia sovranità, decretò vicarìe 
apostolico di questa chiesa il canonico Giuseppe Giannini^ finché nel giorno 
26 settembre del detto anno, ne venne eletto ad ordinario pastore il sud- 
detto canonico penitenziere Carlo Fioravante. Ma per poco ne amministrò 
il pastorale governo ; imperciocché la sua morte rese vedova questa chiesa 
nel di 45 luglio 4818. E nel giorno 2 del seguente ottobre gli si nominava 
a successore il romano FRAifcRsco-SAVERio Pereira, già vescovo dì Terraci- 
na, Sezze e Piperno; il quale mori nel secondo giorno di febbraio dell* an- 
no 4824. Dopo tre mesi e mezzo, ali* incirca, di vedovanza, salutò la chiesa 
reatina per suo pastore, addi 24 maggio, il carmelitano Timoteo Maru 
Ascensi, nato in Contigliano, cospicua terra della diocesi di Rieti, nella parte 
pontificia. Ma non toccò un triennio la sua pastorale reggenza: nelF aprile 
deiranno 4827 fu trasferito al vescovato di Osimo. E qui gli fu sostituito, 
a* 24 di maggio, T anconitano Gabriele de* conti Ferretti, del cui governo 
potè gloriarsi, e se ne gloria tuttora, con affettuosissima compiacenza la 
chiesa reatina; se ne duole anzi delta troppo breve durata. Egli infatti nel 
luglio del 4855 le fu tolto, ed, onorato del titolo di arcivescovo di Seleucia 
in partibus, passò a Napoli in qualità di nunzio apostolico presso quella 
corte, donde poscia, nel 4 857, fu trasferito alla sede arcivescovile di Fer- 
mo, decorato inoltre della porpora cardinalizia. 

Un elogio ben meritato io devo qui tributare alla virtù di questo esi- 
mio porporato, aggiungendo poche parole a quanto dissi di lui nella chiesa 
di Fermo (2). Della sua esuberante generosità verso i gesuiti io colà feci 
alcun cenno, e notai esserne stato contraccambiato d' ingratitudine^ a grado 
che ai determinò a rinunziare la mitra arcivescovile, lo non volti colà 

(i) VeJ. la mia Cuntiiiuazione alla storia (2) Nella pag. G43. del iv volume, 

del Cristianesimo stampata in Firenze 1S46. 
nel §. 127 del lib. xcix,. 



ANNO 1812-1846 347 



narrare il fatto, benché notissimo, a cui hanno relazione quelle mìe com- 
pendiose espressioni, né mi fermerò qui a narrarlo. Narrerò bensì, che il 
magnanimo porporato, verace osservatore del precetto, evangelico, misi 
fece conoscere desideroso di vedere emendato il vocabolo d' ingratiiudi" 
ne; perciocché una semplice discrepanza di parere, cosi egli stesso di suo 
pugno mi scrive (1), una semplice discrepanza di parere in un affare non 
può dirsi ingratitudine, né io, né altri possono ritenerla per tale : d! altron^ 
de è troppo umiliante per la compagnia di Gesù un peccato d'ingratitudine 
non esistente. Quanto sublime elogio alla virtù evangelica di lui non for- 
mano queste nobili sue espressioni 1 Quanto non ce lo mostrano pene- 
trato dei sentimenti generosi del Calasanzio, dai cui discepoli egli attinse 
in Siena T educazione nel rinomatissimo collegio Tolomei 1 E parlando 
poscia di sé, aggiungevami nella «uindicata sua lettera: In quanto alla mia 
povera persona ella dirà sempre bene quando,per servire alla storiarmi ponga 
nella cronologia e non dica un che della mia vita, e sarà tutto ciò vera carità. 
Può ben riputarsi felicissima la provincia di Urbino e Pesaro per essere pre- 
sentemente governata da un tanto virtuoso cardinale legato: io stesso, nel 
passarvi testé, ho udito le benedizioni, che da mille bocche gli si mandano. 

Ma ritorniamo a dire di Rieti. Nel di 29 luglio 1853 veniva surrogato 
al vescovo Ferretti il cardinale Benedetto II Cappelletti, del titolo di san 
Clemente, nato in Rieti li 2 novembre 1764 e fatto cardinale nel di 50 
settembre 1851 e pubblicato nel concistoro de' 2 luglio 1852. Non compi 
il primo anno del suo vescovile governo, perché la morte lo colse nella 
notte de' 15 venendo il 16 maggio 1854; fu sepolto nella cattedrale. Ebbe 
quindi a successore il faentino Filippo de' conti Curoli, eletto nel di 50 
settembre del medesimo anno; ed è questi Fattuale posseditore della san-^ 
ta cattedra reatina. 

Condotta fin qui la mia narrazione^ qualche altra cosa mi rimane da 
aggiungere sullo slato attuale di questa chiesa. L'antichissima cattedrale^ 
decorata col titolo di basilica, per pontificio breve del papa Gregorio XVI 
nei 1841) é dedicata alla santissima Vergine assunta al cielo: ha il suo 
8otten*aneo, detto la grotta, cui consecrò nel 1457 il vescovo Dodone (2), 
intitolandolo a san Francesco di Assisi. Essa fu parrocchia : e ne sostenne 



(i) Lèlt. autogf. scrittami da Roma ti i:S (2) Ne ho parlato nella pag. 3td. 

(licem. 1846. 



3kS E I B T I 

la parrocchialilft sino air anno 4774 il capitolo, per mezio di mani amo- 
vibiii, e sino al 1850 per mezzo di Ticarii perpetui, nomiiiati da esso e 
scelti per lo più dal numero dei beneficiati. Le funzioni parrocclnali eser- 
citavansi allora nella contigua chiesetta di san Giovanni in fonte : ma nel- 
r indicato anno 1850 la parrocchialità fu trasferita nella stessa bastUea 
cattedrale e ne diventò parroco uno de* canonici eletto per mezzo di con- 
corso. Finalmente nel! 856 il capitolo rinunziò alla cura delle anime; 
riservandosi per altro la proprietà sulla chiesa suddetta di s. Giovanni ia 
fonte, e conseguentemente anche il diritto delF unico battisterìo ivi esi- 
stente da rimotissima età, ed a cui ricorrono tutti i battezzandi ddla città 
e del circostante territorio. 

É uffiziata la cattedrale da sedici canonici, compresavi 1* unica dignità 
di arcidiacono. Tutti indistintamente vestono il rocchetto e la cappa ma- 
gna con pelli d' armellino nella stagione d'inverno e la cotta sopra il roc- 
chetto nella stagione estiva. La mensa capitolare non è composta di sepa- 
rate prebende ; ma forma massa comune, amministrata da un canonico 
camerlingo, da un beneficiato cassiere e da un cherico beneficiato, die 
presiede al magazzino de-generi. Tutti e tre vengono eletti dal capitolo di 
tre in tre anni. La massa; detrattone il pagamento de' pesi regii par le 
rendite che sono nel regno di Napoli, le spese comunali, il mantenimento 
della fabbrica e del culto, gli onorarli agl'inservienti; va divisa annual- 
mente tra i quarantadue individui, che uffiziano il coro. 

Imperciocché, oltre ai sedici canonici summentovati, sono addetti ai 
servizio corale di questa basìlica altri ventiquattro beneficiati, dodici dei 
quali diconsi semplicemente beneficiati e dodici hanno il titolo di chetici 
beneficiati. Loro ne aggiunse il vescovo Cappelletti altri due, i quali hanno 
perciò il nome di beneficiali Cappellelii. NelF estate i dodici beneficiati pro- 
priamente detti, vestono la cappa magna con pelle bigia sopra il rocchetto 
senza maniche, i cherici beneficiati e i beneficiati della fondazione del car- 
dinale Cappelletti indossano sopra il rocchetto, similmente senza manidhe; 
la cappa magna di color nero; nelf eslate, tutti indistintamente adoperano 
la sola cotta. Sei de' cherici beneficiati vengono eletti per concorso, dietro 
esame di canto fermo gregoriano, ed hanno l' obbligo, ' oltre al servizio 
corale di assistere col canto alle messe e ai vesperi dei giorni feriali; e ciò 
in vigore di un breve del papa Leone XII, dato nel 4827. Pei giorni festivi 
sono stipendiati dal capitolo appositi cantori. 



PARROCCHIE E COLLEGIATE SttO 

Io Rieti, dacché la cattedrale cessò di esserlo, sono nove parrocchie ; 
san Giovanni in Statua, governata dai padri scolopii ; santi Ruzo e Carpo- 
foro, retta dai padri ministri degP infermi; santa Maria delle stelle, santi 
Giuseppe e Leopardo, san Giovenale, san Pietro in santa Cecilia, san Nicola, 
san Donato, san Michele arcangelo ; e queste sette sono in mano di preti 
secolari. 

La diocesi di Rieti per la maggior parte si estende nel regno di Napoli, 
ed ha perciò in quelle contrade centosedici parrocchie, le quali compren- 
dono una popolazione di circa trentotto mila anime ; laddove le parrocchie 
esistenti nello stato pontificio, senza calcolare le suddette nove della città, 
sono soltanto quarantotto, bensì più popolate di quelle, perciocché formano 
il complessivo numero di quarantaduemila anime. In qneste quarantotto 
parrocchie della diocesi nel pontificio territorio sono comprese le ultime 
otto, aggregatele neir anno 4841, allorché, soppressa la giurisdizione della 
insigne abazia di Farfa, fu eretta la nuova diocesi di Poggio Mirteto. Se 
ne può avere più precisa notizia dalla bolla, che io parlando di quella chie- 
sa recai (4 ). 

Moltissime collegiate esistevano un tempo tra i recinti della diocesi 
reatina, si nella parte pontificia e si nella napoletana; di queste oggidì non 
ne sono che quattro; una negli slati del papa e tre negli stati regii. La col- 
legiata esistente sotto il dominio pontificio é nella terra di Contigliano, ha 
il titolo di san Michele arcangelo ed é uffiziata da un proposta, che n' é il 
parroco, e da undici canonici, due dei quali gli sono coadiutori nella cura 
delle anime. Le loro insegne sono il rocchetto e la cappa magna con pelli 
bianche e codette nere, tranne il proposto, che Tha con pelli di armellino; 
neir estate indossano la colta sopra il rocchetto. Quattro benefiziali, che 
uffiziano in assistenza de' canonici, hanno la cappa con pelli bigie nelf in- 
verno sopra il rocchetto senza maniche, e neir estale la semplice cotta. 

Nel regno di Napoli conta la diocesi reatina le tre collegiate di santa' 
Maria del popolo, nella terra di Antrodoco : di santa Maria in panianis, 
nella terra di Monlereale; di santa Maria, nella città di Leonessa, promi- 
scua coir arcivescovile giurisdizione spolelana, come parlando di quella 
chiesa ho narrato (2). 

La collegiata di Antrodoco ha dieci canonici e un arciprete, unica 

(i) Nella pag. 278 di questo Tolnme. (2) Ved. nel voi. i?, pag. 38i. 



350 RIETI 

dignità, a cui è annessa la cura delle anime : uno de' detti canonici è di pre^ 
benda teologale. Le insegne di tutti indistintamente sono la cappa magna 
con pelli bianche e nell' estate la cotta sopra il rocchetto Sei beneficiati 
corali, che pur la uffiziano, hanno V uso della cappa con pelli bigie e del 
rocchetto senza maniche, a cui nelf estate sostituiscono la sola cotta. 

Anche la collegiata di Monlereale conta uu abate parroco, unica di- 
gnità, e dieci canonici, de' quali uno è teologo. Tutti indistintamente in- 
dossano nelle sacre ufliziature il rocchetto e la mozzetta paonazza. 

E dieci similmente sono i canonici della collegiata di santa Maria di 
Lionessa; chiesa la cui navata di mezzo è di promiscua giurisdizione col- 
r arcivescovo di Spoleto. Questa collegiata non ha cura d'anime: le insegne 
dei suoi canonici sono il rocchetto e la cappa magna con pelli bianche nel- 
r inverno, il rocchetto e la cotta neir estate. 

Dirò anche def seminario di Rieti. Esso è antichissimo, e ripete la sua 
origine sino dai tempi del concilio di Trento : è capace di oltre a cen- 
to alunni. 

Molti conventi e monasteri d' ambi i sessi esistono in città e fuori nel 
giro della diocesi tanto nella porzione pontificia quanto nella napoletana. 
In città sono gli agostiniani, i domenicani, i francescani conventuali, i 
ministri degf infermi, gli scolopii^ gli ospitalieri di san Giovanni di Dio^ i 
francescani riformati, i cappuccini : sonovi inoltre le monache domenicane 
in sant' Agnese, le francescane Clarisse in santa Lucia e in san Fabiano, le 
francescane Clarisse del terz' ordine in santa Chiara, le benedettine in san 
Benedetto, le convittrici nel santissimo Bambin Gesù, e le maestre pie in 
san Paolo. Sono anche due orfanatrofii, uno di maschi ed uno di femmine. 

Nel giro della diocesi sono da nominarsi in primo luogo i conventi dei 
francescani della valle reatina, fondati dal medesimo san Francesco: gli 
abitano presentemente i frati riformati, e sono: di Fonte Colombo, di Grec«- 
cio, di santa Maria della foresta, e della terra di Poggio Bustone. A questi 
devonsi aggiungere il convento similmente di riformati in Terra Labbro, 
quello de* cappuccini in sant' Anatolia, e quello de' minori conventuali nella 
terra di Belmonte. Tutti questi nella porzione di diocesi^ che sta nello stato 
pontificio. Sotto il regno di Napoli^ nella città di Lionessa hanno convento 
gli agostiniani, e ne bapno uno anche le agostiniane ed uno le cappuccine. 
Nella terra di Montercale sono i cappuccini e i francescani conventuali e 
le monache cistcrlensi. In Fiamignano è un altro convento di cappuccini : 



VESCOVI 



551 



a Antrodoco ve n* è uno di riformati : in Scai esìste un monastero di be* 
ledettiue: finalmente in Borgo s. Pietro un convento di francescane Clarisse. 
Compiuta cosi la mia narrazione sulla chiesa di Rieti, non altro mi 
nanca se non esporne, secondo il solito, la progressiva serie dei sacri pa- 
stori, che r hanno governata. 

SERIE DEI VESCOVI 



I. Ncir anno 


499. 


H. 


586. 


ni. 


600. 


IV. 


642. 


V. 


680. 


VI. 


753. 


VII 


770. 


vili. 


775. 


IX. 


776. 


X. 


777. 


XI. 


778. 


XII. 


779. 


XIII, 


780. 


XIV. 


782. 


XV. 


803. 


XVI. 


855. 


XVII. 


864. 


XVIII. 


875. 


XIX. 


887. 


XX. 


945. 


XXI. 


948. 


XXII. 


969. 


XXIII. 


975. 


XXIV. 


982. 


XXV. 


995. 


XXVI. 


1049. 


XXVH. 


1074. 


XXVIII. 


1109. 



Orso. 

San Probo. 

Albino. 

Gaudioso. 

Adriano. 

Tentone. 

Guiberto I. 

Isermondo L 

Agio. 

Sinualdo. 

Guiberto II. 

Pietro I. 

Guiberto IH. 

Alefredo. 

Isermondo II. 

Colo I. 

Giovanni I. 

Teudardo. 

Ricardo. 

Tebroldo. 

Anastasio. 

Alberico. 

Eldebrando. 

Giovanni II. 

Oberto. 

Gerardo. 

Rainerio I. 

Benrncasa. 



;V. 



352 


RIETI 1 


XXIX. Neii'aaao 


m4. 


Teuzo. 


XXX. 


4122. 


Colo II. 


XXXI. 


4155. 


Gentile. 


XXXII. 


4457. 


Dodone. 


XXXIII. 


4484. 


Settimio Quarini. 


XXXIV. 


4482. 


Benedetto I. 


XXXV. 


4488. 


Adenolfo Secenari. 


XXXVI. 


4215. 


Rainaldo l. 


XXXVII. 


4227. 


Odone. 


XXXVIII. 


4255. 


Raìnerlo II. 


XXXIX. 


4248. 


Rainerio III. 


XL. 


4249. 


Fra Rainaldo II. d' Arezzo.. 


XLI. 


4252. 


Tommaso I. 


XLIL 


4265. 


Gotifredo. 


XLIII. 


4278. 


Pietro II Gerra. 


XMV. 


4286. 


Andrea. 


XI,V. 


4294. 


Nicolò. 


XLVI. 


4296, 


Berardo o Bernardo dal Poggio. 


XLVII. 


4299. 


Jacopo Pagani, 


XLVIII. 


4502. 


Fra Angelo I. 


XLIX. 


4502. 


Giovanni III Muto de' Papazuri. 


L. 


4526. 


Raimondo I. 


LI. 


4528. 


Giovanni IV. 


LII. 


4559. 


Tommaso II. 


LUI. 


4542. 


Raimondo II. 


LIV. 


4547. 


Fra Biagio. 


LV. 


4576. 


Bartolomeo card. Mezzavacca. 


LVI. 


4580. 


Lodovico I Teodenari degli AUJani. 


LVII. 


4599. 


Lodovico II Cichi Cola. 


LVIII. 


4405. 


Lodovico III Teodenari. 


LIX, 


4458. 


Mattia Foschi. 


LX. 


4450. 


Angelo II card. Capranica. 


LXI. 


4468. 


Domenico Camìsati. 


LXII. 


4475. 


Faccio Gallerani. 


LXIII. 


4508. 


Pompeo card. Colonna. 


LXIV. 


4520. 


Scipione Colonna. 



VESCOVI 



353 



LXV. NeU' anno 


1529. 


Lxvr. 


4555. 


LXVII. 


'1562. 


LXVIII. 


4572. 


LXIX. 


1572. 


LXX. 


4574. 


LXXI. 


4584. 


LXXII. 


4603. 


LXXIII. 


4604. 


LXXIV. 


4612. 


LXXV. 


4624. 


LXXVI. 


4633. 


Lxxvir. 


4655. 


LXXVIII. 


4639. 


LXXIX. 


4660. 


LXXX. 


4670. 


LXXXI, 


4707. 


LXXXII. 


4744. 


LXXXllI. 


4724. 


LXXXIV. 


4754. 


LXXXV. 


4764. 


LXXXVI. 


4764. 


LXXXVII. 


4 775. 


LXXXVIII. 


4779. 


LXXXIX. 


4814. 


XC. 


4 848. 


XCI. 


4 824. 


XCII. 


4827. 


xeni. 


4835. 


XCIV. 


4854. 



Mario AUgeri-ColoDBa. 

Giambattista I Osio. 

Marc' Antonio card. Da Mula. 

Mariano Vittori. 

Alfonso Binarini. 

Fra Costantino Bargellini. 

Giulio Cesare Segni. 

Giovanni V Conte. 

Fra Gaspare Pasquali. 

Pietro Paolo card. Crescenti. 

Giambattista II Tosco. 

Gregorio card. Nari. 

Gianfrancesco card. Guidi dai Bagno. 

Giorgio Bolognetti. 

Odoardo card. Yecchiarelli. 

Ippolito Vicentini. 

Francesco Maria Abati. 

Bernardino Guinìgi. 

Fra Sebastiano Serafino Camarda. 

Gaetano Cimeli. 

Gerolamo Ciarelii. 

Giovanni VI De Vita. 

Vincenzo Ferretti. 

Saverio Marini. 

Carlo Fioravante. 

Francesco-Saverio Pereira. 

Timoteo Maria Ascensi. 

Gabriele Ferretti. 

Benedetto II Cappelletti. 

Filippo Curoli. 



roL F. 



45 



GUBBIO 



D. 



'opo la narrazione della storia delle chiese deir Umbria e della Sabina, 
vengo a parlare, come ho promesso, dell' unica chiesa, la cui città, benché 
sita anch'essa neir Umbria, apparteneva un tempo al famoso ducato di Ur- 
bino ; della chiesa di Gubbio. La città, che ne porta il nome, è una produ- 
zione per cosi dire o un germoglio di altra vetustissima città, distrutta dalle 
irruzioni e dal furore dei barbari, ma ricordata dagli antichi scrittori, da 
Cesare, da Cicerone, da Strabone, da Tolomeo, da Plinio, da Silio italico, 
dalle tavole itinerarie e da altri. Nominavasi anticamente con etrusco voca- 
bolo Ikuvium e con latina alterazione Iguvium; e ne fanno fede parecchie 
iscrizioni de' secoli pagani, le quali tuttora esistono (4). In seguito se ne 
alterò la iniziale e fu delta Egnvium ; poscia Egubitm, Agubium, Egobiutn, 
Gobium^ Vgubium, Ugobium ; finalmente Eugubium, che in italiano idioma 
si ti'adusse poi Gubbio, Sorgeva Y antica città presso il torrente Camignano, 
pressoché tutta sul piano : e tuttora vi si scorgono grandiosi avanzi di tea- 
tri, di templi e di altri pagani ediiizii. Steudevasi colla sua ampiezza anche 
sul fianco dell' Appenino, e certamente dove giace T odierna, la quale é 
molto più ristretta di giro. Amena e ridente n' é la posizione, esposta in 
magnifica prospettiva dinanzi ad una estesa pianura. 

Nulla può dirsi intorno alla sua fondazione, se pur non vogliansi seguire 
i favolosi racconti di chi la disse fabbricata dal re Gubbio, molti secoli pri- 
ma di Roma. Tuttavolta non havvi dubbio, eh' essa non sia antichissima, 



(i) Mauro Sarti, monaco camaldolese, premelle una dotta dissertazione sulla città 
scrisse de Episcopis euguhinis; e la sua e chiesa di Gubbio; ed ivi porta alcune delle 
opera fu stampata in Pesaro nel i^SS. Vi suindicate iscrizioni. 



3S6 GUBBIO 



perchè le monete trovate, le quali portano inciso il nome di Ikuvium^ ce 
ne rendono testimonianza. Rinomatissime poi sono presso gii eruditi le 
tavole eugubine di bronzo, trovate poco lungi dalle mura della città nel- 
r anno i 444, le quali tuttora si mostrano, come preziosissimo avanzo di 
etrusca antichità. Sono sette ; cinque in caratteri etruschi, e due in carat- 
teri pelasgi latini, ma in idioma etrusco. Io ne offro il disegno, lasciando 
agli amatori di archeologia V indagarne il significato : ne scrissero il Maffei, 
r Olivieri, il Passeri, ed altri ancora. 



Tavola I. 



Tavola II. 



Tavola III. 



:a3^A<n8'>ive3 



Tavola IV. 



'>V:':^MV1:VI'>V/ :vv\V)IV>lV'> 



Tavola V. 



-ffì ^\(\yn^l^^QF^)i■.^^Y^ 



ARNO 1^16 357 

Tavolavi. 



tSTE-rER5CLO-AVElS-ASERiATERENETV 



Tavola VII. 



S\/RVR0Nr*rE5N IMVMO ^SVUVRO 



Da queste tavole, come da altre antiche iscrizioni, trovate in questi 
dintorni, raccogliesi facilmente, avere avuto tempio in Gubbio la divinità 
di Giove sotto il titolo di montano od appenino : una sola ne ricorderò, tro- 
vata poco lungi dalla Scheggia, borgo non discosto da Gubbio, framezzo 
ai contigui monti. 

lOVI 

APENINO 

T. VIVIVS CAR 

MOGENES 

SVLPICTA EV 
PHROSYNE CONIVX 

V. S. D. D. 

Delle politiche vicende di Gubbio, sotto i romani, sotto gì' imperatori, 
sotto i barbari, sotto i duchi, sotto i papi, non parlerò : m' è duopo affret- 
tare i miei passi per raggiungere le storie di Gubbio città cristiana. Vero 
è, che tra la nebbia dei secoli rimane avvolta T origine di questa chiesa, né 
si può dare sicura notizia di chi le abbia predicato per la prima volta il 
vangelo. Quello soltanto, che si può dire con certezza egli è, che la chiesa 
di Gubbio vanta una rimota antichità, e forse forse coeva alla predicazione 
del principe degli apostoli, o de' suoi primi discepoli. Vi fu chi sostenne 
essere stati primi vescovi di questa i due santi martiri africani Àgapio e 
Secondino^ le cui sacre spoglie riposano nella chiesa di s. Secondo, presso 
I i canonici regolari della congregazione renana : ma il dotto Sarti ne rigetta 



358 GUBBIO 



con ragioni convincentissime T opinione; esclude anzi dal catalogo dei' 
vescovi eugubini, oltre ai due sunnominati, anche quei primi sei, che senza 
verun appoggio di saggia critica sono nominati dall' Ugfaelli ; Leonzio, Probo^ 
Tunnio, Paolo^ Felice e Dionisio. Perciò il primo vescovo, di cui abbiasi 
certa notizia, non può essere che quel Decenzio, al quale scrisse lettera il 
ponteGce Innocenzo I, circa Tanno 4\ 6 : benché da questa medesima lettera 
si conosca con tutta chiarezza, essere stato preceduto Decenzio da vani 
altri sacri pastori su questa cattedra episcopale. Non sarà fuor di propo- 
sito, eh' io rechi F intiera lettera, perchè ci fa conoscere si V esistenza di 
altri vescovi di Gubbio, prima di Decenzio, e si Io stato di alcuni punti di- 
sciplinari e liturgici, sui quali Decenzio aveva consultato Y oracolo della 
santa sede apostolica ; e probabilmente su questi punti medesimi si questio- 
nava a' suoi giorni dal clero di Gubbio, e perciò il saggio vescovo ne chie- 
deva illustrazione e consiglio. Ecco adunque la lettera. 

INNOCENTIVS DECENTIO EPISCOPO EVGVBINO SALVTEM. . 

« Si instituta ecclesiastica, ut sunt, a beatis apostolis tradita, integra 
» vellent servare domini sacerdotes, nulla diversitas, nulla varietas in ìpsis 
» ordinibus et consecrationibus haberentur. Sed dum unusquisque, non 
» quod traditum est, sed quod sibi visum fuori t, hoc acstimat esse tenen- 
» dum, inde diversa in diversis locis vel ecclesiis aut teneri aut celebrari 
» videntur: ac Gt seandalum populis, qui dum nesciunt traditiones anti- 
» quas, humana praesumptìoue corruptas, putant sibi aut ecclesias non 
» convenire, aut ab apostolis vel ab apostolicis viris contrarietatem indu- 

* ctam. Quis eoim nesciat aut non advertat, id quod a principe Petro ro- 
n manae Ecclesiae traditum est, ac nunc usque custoditur, ab omnibus 
» debere servari, nec superinduci aut inti*oduci aliquid, quod aut auctori-^ 
» tatem non habcat, aut aliunde accipere videatur exemplum? praesertim 

* cum sit manifestum, in omnem Kaliaifi, Gallias, Hispanias, Africam atque 
u Siciliam insulasque inlerjaeenles, nullum instituisse ecclesias, nisi eos 
■ quos venerabìlis apostolus Petrus aut ejus successores constituerint sa- 
» cerdotes? Aut legant, si in bis provinciis alius apostolorum invenìtur aut 
» iegitur docuisse. Quod si non legunt, quia nusquam inveniunt, oportet 
» eos hoc sequi quod ecclesia romana custodit, a qua eos principium acci- 
» pisse non dubium est, ne dum peregrinis assertionibus student, caput 



A if if o 416 3K9 

B institutionum videantur omittere. Saepe dilectionem tuam ad Urbem 
9 venisse, ac nobiscum in ecclesia convenisse et quem morem vel in con-* 
» secrandis mysteriis, vel in ceteris agendis arcanis teneat, cognovisse, 
ar dubium non est. Quod sufficere ad informationem ecclesiae tuae vei 
D refonnaRonem, si praedecessores lui minus aliquid aut aliter tenuerunt, 
9 satis certum haberem, nisi de aliquibus consulendos nos esse duxisses. 
9 Quibus idcirco respondemus, non quod te aliqua ignorare credamus, 
9 sed ut majori auctoritate vel tuos instiluas, vel, si qui a romanae eccle- 

■ siae institutionibus errant, aut commoneas aut indicare non differas; ut 
» scire valeamus'qui sint qui autnovitates inducunt, autalterius ecclesiae 
» quam romanae existimant consuetudinem esse servandam. 

» I. Pacem ergo asseris ante confecta mysteria quosdam populis imperare, 
» vel sibi Inter sacerdotes tradere, cum post omnia, quae aperire non debeo, 
» pax sit necessario indicenda, per quam constet, populum ad omnia, quae 
» in mysteriis aguntur, atque in ecclesia celebran(ur,praebuisseconsensum, 
» ac finita esse, pacis concludentis signaculo demonstrentur. 
• » n. De nominibus vero recitandis, antequam preces sacerdos faciat, 

■ atque eorum oblationes, quorum nomina recitanda sunt, sua oratione 
» commende!, quam superfluam sit et ipse prò tua prudentia recognoscis, 
n ut, cujus hosliam necdum Deo ofTeras, ejus ante nomen insinues, quam- 

■ vis illi incognitum sit nihil. Prius ergo oblationes sunt commendandae, 
* ac tunc eorum nomina, quorum sunt oblationes, cdicenda, ut inter sacra 
» mysteria nominentur, non inter alia quae ante praemittimus, ut ipsis 
» mysteriis viam futuris precibus aperiamus. 

» III. De consignandis vero infantibus manifestum est, non ab alio quam 
» ab episcopo (ieri licere. Nam presbyteri, licet sint sacerdotes, pontificatus 
» tamen apicem non habent. Haec autem pontificibus solis deberi, ut vel 
» consignent, vel paracletum Spiritum tradant, non solum consuetudo 
» ecclesiastica demonstrat, verum et illa lectio Actuum apostolorum, quae 
» asserit, Paulum et Joannem esse directos, qui jam baptizatis traderent 
» Spiritum sanctum. Nam presbyteris, seu extra episcopum seu praesente 
V episcopo cum baptizant, chrismate baptizatos ungere licet, sed quod ab 
» episcopo fuerit consecratum, non tamen frontem ex eodem oleo signare, 
» quod solis debelur episcopis, cum tradunt Spiritum paracletum. Yerba 
» vero dicere non possum, ne magis prodere videar, quam ad consulta- 
li tionem respondere. 



360 GUBBIO 

» rv. Sabbato vero jejuaaDdum esse ratio evidentissima demonstrat. 
» Nam si diem dominicum, ob venerabilem resurrectionem domini nostri 
« Jesu Christi non solum in pascha celebramus, verum etiam per sioguios 
» cìrculos hebdomadarum, ipsius diei imaginem frequentamus ac sexta 
» feria propter passionem Domini jejunamus, sabbatum praetermittere non 
» debemus quod inter tristitiam atque laetitiam temporis illius videtor 
9 inclusum. Nam utique constat, apostolos biduo isto et in moerorefuisse 
» et propter metum judaeorum se occuluisse. Quod utique non dubium est, 
» intanlum eos jejunasse biduo memorato, ut traditio Ecclesiae habeat, 
» isto biduo sacramenta penitus non celebrari; quae utique forma per nn- 
» gulas tenenda est hebdomadas, propter id quod commemoratio diei illius 
» semper est celebranda. Quod si putant, semel atque uno sabbata jeju- 
» nandum, ergo et dominica et sexta feria semel in pascba erit utique 
» celebranda. Si autem dominici diei et sextae feriae per singulas hebdo- 
» madas reparanda imago est, dementis est bidui augere consuetudinem 
» sabbato praetermisso, cum non disparem habeat causam, a sexta videlicet 
» feria, in qua Dominus passus est, quando et ad inferos fuit, ut tertia die 
» resurgens, redderet laetitiam post bìduanam tristitiam praecédentem. 
» Non ergo nos negamus sexta feria jejunandum, sed dicimus et sabbato 
» hoc agendum, quia ambo dies tristitiam apostolis, vel bis, qui Christum 
» sequuti sunt, induxerunt, qui die dominico exhilarati, non solum ipsum 
9 festivissimum esse voluerunt, verum, etiam per omnes hebdomadas fre- 
» quentandum esse duxerunt. 

» V. De fermento vero, quod die dominica per titulos mittimus, super- 
9 flue nos consulere voluisti, cum omnes ecclesiae nostrae intra civitatem 

* sint constitutae. Quarum presbyteri, quia die ipsa propter plebem sibi 

* creditam nobiscum convenire non possunt, idcirco fermentum a nobis 
» confectum per acolythos accipiunt, ut se a nostra communione, maxime 
» illa die, non judicent separatós. Quod per parochias fieri debere non 

* puto, quia nec longe portanda sunt sacramenta : nec nos per caemeteria 
9 diversa constitutis presbyteris destinamus et presbyteri eorum confi- 
» ciendorum jus habeant joitque licentium. 

» VI. De bis vero baptizatis, qui postea a daemonio, vitio aliquo aut 
9 peccato interveniente, corripiuntur, quaesivit dilectio tua, si a presby- 
9 tero vel diacono possint aut debeant consignari, quod boc nisi episcopis 
9 praecipere non licei. Nam ei manus imponenda omnino non est, nisi 



ANNO bl6 361 

• episcopus auctoritatem dederit ìd cfGciendi. Ut autem fiat, episcopi est 

• imperare, ut manus ei vel a presbitero vel a ceteris clericis imponatur. 
» Nam quomodo id fieri sine magno labore poterit, ut longe constitutus 
» energumenus ad episcopum deducatur, cum, si talis casus ei in itinere 
» acciderit, nec perferri ad episcopum nec referri ad sua facile possit? 

» VII. De poenitentibus vero, qui sive ex gravioribus commissis, sive 

V ex levioribus poenitentiam gerunt, si nulla interveniat aegritudo, quinta 

• feria ante pascba eis remiitendum romanae Ecclesiae consuetudo de- 

• monstrat. Geterum de pondero aest.mando delictoruni, sacerdotis est 

• judicare, ut attendat ad confessionem poenitentis et ad fletus atque 

• lacrymas corrigentis, ac tunc jubere dimitti cum viderit congruam 
» satisfactionem. Sane si quis in aegritudinem inciderit atque usque ad 

V desperationem devenerit, ei est ante tempus paschae relaxandum, ne de 

• saeculo absque communione discedat. 

» Vili. Sane quoniam de hoc, sìcut de ceteris, consulere voluit dilectio 

• tua, adjecit etiam filiiis meus Caelestinus diaconus in epistola sua, esse 
» a tua dilectione pos!tum ìllud, quod in beati apostoli Jacobi epistola 
9 conscriptum est : Si infirmus aliquis in vobis est^ vocet presbyteroSy et 
9 orent super eum^ ungenles eum oleo in nomine Domini^ et oratio fidei 

• salvabil laboraniem, et suscitabit illum dominus: et^i peccata fecit, 

• remittet ei. Quod non est dubium, de fidelibus aegrotantibus accìpi 
» vel intelligi debere, qui saucto oleo chrismatis perungi possunt: quo ab 
» episcopo confecto, non solum saccrdotibus sed omnibus uti cbristianis 
» licet in sua aut suorum necessitate inungendo. Geterum illud super- 

• fluum videmus adjectum, ut de episcopo ambigatur, quod presbyteris 
9 dictum est, quia episcopi occupationibus aliis impediti ad omnes langui- 
» dos ire non possunt. Geterum, si episcopus aut potest aut dignum ducit, 
» aliquem a se visitandum et benedicere et tangere chrismate sine cun- 
■ clatione potest, cujus est ipsum cbrismà conficere. Nam poenitenti- 
n bus istud infundi non potest, quia genus est sacramenti. Nam quibus 
» reliqua sacramenta negantur, quomodo unum genus putatur posse con- 
» cedi ? His ergo, fraler carissime, omnibus, quae tua dilectio voluit a 
» nobis exponi, prout potuimus respondere curavimus, ut ecclesia tua 
» romanam consueludinem, a qua originem ducit, servare valeat atque 
» custodire. Ueliqua vero, quae scribi fas non erat, cum adfueris, interro- 
» gati poterimus edicere. Erit aulem Domini potentiae etiam id procurare. 



362 GUBBIO 



n ut et tuam ecclesiam et clericos nostros, qui sub tuo pontificio divinis 
« famulantur offieiis, bene instituas,^t aliis formam tribuas, quam debeant 
» imi tari. Data XIV kalendas aprilis, Theodosio augusto septies et Palla- 
» dio viris clarissimis consulibus. » 

Nell'anno adunque 446 cosi scriveva il pontefice Innocenzo I al re- 
scovo di Gubbio, e cosi scrivendo ci fa conoscere, essere già la baon 
ordine stabilita questa chiesa e già da più precedenti pastori essere stata 
governata. Perciò anche s. Gerolamo si esprimeva di essa, come di ana 
chiesa già da molto tempo fondata, ed ai giorni di lui regolarmente am- 
ministrata. Parlando infatti della desolazione, a cui erano ridotti i vescoirt 
e le chiese, a cagione delle guerre e delle violenze dei barbari, cosi ^li 
diceva ad Evangelo (\): « Ubicumque fuerit episcopus, sive Romae, rive 
» Eugubii sive Constantinopoli, sive Regiì, sive Alexandriae sive Tsmis, 
» ejusdem est meriti, ejusdem est sacerdotii : potentia divitiarum et pau- 
» pertatis humllitas vel sublimiorem vel inferiorem episcopum non facit. » 
Or chi non vede, essere stata sino d' allora riputata di alto grado la chiesa 
di Gubbio, ponendola il santo dottore al paragone di quelle di Roma, di 
Costantinopoli, di Alessandria ? ^ 

E qui, dopo il vescovo Decenzio, meglio è confessare col diligentìssimo 
Sarti un vuoto di oltre a un secolo e mezzo, piuttostochè inserire col- 
r Ughelli i nomi di sei vescovi, che da nessun documento vengono assicu- 
rati. Eglino sono Fiorino, Anastasio^ Agapito, Marcello, Teodoro, Fruttuoso. 
Bensì in questo frammezzo di tempo, e probabilmente intorno il 509, 
come opinò il Morcelli nella sua Africa Christiana, devcsi ammettere la 
venuta delle sacre spoglie trionfatrici dei martiri della Numidia Mariano 
ed Jacopo, di Agapio e Secondino vescovi, delle vergini e martiri Tertiilla 
ed Antonia, del martire Emiliano e di altri ancora, trasferite qui nella cir- 
costanza che r invasione dei vandali aveva costretto i vescovi deir Africa a 
fuggire da quelle contrade e venire in cerca di asilo neir Italia, nella Cor- 
sica, nella Sardegna. Gli atti sinceri di questi martiri, scritti da un loro 
collega di martirio, furono portati di là ; e questi santi salirono poscia in 
tanta venerazione in Italia, che air eloquente encomio pronunziato in 
lode dei due primi dal santo padre Agostino (2), fecero eco gli encomii di 



(t) LelL loi della irii classe, ediz. di (2) Serm. 294. 

Parigi I706. 



ANNO 416-509 363 



san Pier Damiano, il quale si largamente ne diffuse il eulto per V Italia, 
che moltissimi de* suoi monasteri delF ordine avellanense avevano chiesa 
intitolata a san Mariano. In Gubbio sono essi venerati da immemorabile 
tempo come i primarii protettori della città e della diocesi, e al nome di 
loro n* è intitolata la cattedrale. 

Lo scoprimento recentissimo di una memoria nelF Africa, da cui ven- 
nesi a conoscere con precisione il luogo del loro martirio, diede occasione 
air odierno vescovo di Gubbio, monsignore Giuseppe Pecci, a pubblicarne 
tradotti in italiano gli atti sinceri. £d ecco come avvenisse la cosa, la quale 
benché alla storia dei nostri giorni assolutamente appartenga, pure non 
deve andare staccata dal racconto del loro martirio e della lor traslazione. 
Una iscrizione trovata a caso nel 1842 presso le sponde di un fiume, ove 
sorge ora la rinomata città di Gostantina, città piantata sulle rovine del- 
r antica Cirta, nelF Africa, infiammò lo zelo apostolico del celebre vescovo 
d' Algeri, Antonio-Adolfo Dupueh, ad implorare dalla chiesa eugubina al- 
cune ossa di questi valorosi martiri della Numidia per arricchirne la chiesa 
sua, siccome poco dianzi avcala arricchita di un braccio del grande ve- 
scovo d' Ippona santo Agostino, concessogli dalla chiesa di Pavia. Egli 
pertanto scrisse su ciò affettuosa lettera al vescovo di Gubbio, e il disegno 
mandogli della ritrovata iscrizione. E questa e quella io trascrivo. L'iscri- 
zione diceva : 



1 mi PASSIO MARTYRVM . . . 
MARIANI ET JACOBI 



. EMORAMINI IN CONSPECTV DNI 
QVORVM NOMINA SCITIS 



La lettera era del seguente tenore: « Monsignore: io vengo a indiriz- 
V zarvi la più supplichevole domanda . . . Credo sapere per istorica testi- 
w monianza ( di cui non voglio ancora garantire T autenticità), che la vo- 
9 stra diocesi possedè le sacre spoglie dei due illustri martiri, che si gloria 
» la mia di aver dato alla Chiesa ; voglio dire di san Jacopo e Mariano, i 
» quali morirono per la fede gloriosamente e con ammirabile fermezza a 
9 Gostantina V anno 259, o 260, verso la fine di aprile. Io ho rinvenuta 
» sullo scoglio presso la corrente del fiume, ove fu loro troncata la testa, 



Zdk GUBBIO 



una iscrizioDe sommamente ìnleressante e che aocora si legge perfetta- 
mente, la quale ne riconduce al magnifico trionfo della fede, che lo sono 
venuto a ripiantare su questa terra medesima, un giorno si ricca e si 
feconda, e dappoi si desolata e si sterile. In questo medesimo luogo e al 
di sopra della iscrizione, la quale è scolpita sulla stessa roccia io voglio 
loro innalzare un altare formato da colonne e frantumi antichi. Resta 
sotto le fortificazioni stesse della città ; ed ho la certezza, che questo 
altare sarà sempre religiosamente rispettato. Questo sarà officiato dai 
padri gesuiti, i quali di già sono qui stabiliti in numero di sette. Cosi 
ultimamente io ho potuto alzare un monumento a sant' Agostino sulte 
ruine d*Ippona, ove propriamente egli mori .... Forse, monsignore, 
V. S. non ignora il favore non^isperato e specialissimo, che mi è stato 
accordato di concerto coi vescovi della Francia. Io ho infatti ottenuto 
di trasportare a Ippona una porzione insignissima del corpo si religio- 
samente conservato e venerato in Pavia. Ora* voi bene intendete, mon- 
signore, (ciò io non ardisco esprimere altrimenti) qual grazia sarebbe 
quella di ottenere un altrettanto favore dal cosi degno e venerabile 
vescovo, alle cui ginocchia io mi presento insieme con tutta la mia chiesa. 
Il ritorno di Agostino ha fatto su tutti T impressione la più profonda, la 
più salutare .... Quanto il ritorno di una porzione delle reliquie di 
Jacopo e Mariano confermerebbe e renderebbe più potente questa sacra 
impressione I Oh I monsignore, se nelle mie ricerche non sono deluso ; 
se possedete realmente questo tesoro ; voi, il vostro venerabile clero, il 
vostro popolo diletto non ricusate di dividerlo secondo che il potete 
colla chiesa nascente d' Africa, colla chiesa madre dei vostri martiri» la 
quale non li perdette che per deplorabili calamità, e la quale nel giorno 
in cui essa risorge, li ricerca e con calde preghiere li domanda. Quanto 
a me, monsignore, 6 lungo tempo che io vado meditando questo passo. 
Io credo nel farlo di compiere a un mio dovere troppo sacro e troppo 
grave. Alla sua necessità io vi unisco il pregio più grande. Sono questi 
sicbramente gli atti i più interessanti del mio episcopato. Dovrei venire 
da me stesso presso V. S. per sollecitare più vivamemente e colla mag- 
gior tenerezza questo favore senza prezzo. Io non posso farlo al mo- 
mento .... Ma vorrei sapere ciò che voi sarete per darmi, e se qualche 
avvenimento impreveduto me lo impedirà, io manderò la prima dignità 
della mia chiesa. Oh! Dio: forse m'inganno, e la vostra chiesa non 



ANNO 509 365 



» possedè, monsignore, ciò che io cerco presso tutte le altre chiese .... 
» Perchè frattanto dubiterò io delle istruzioni che mi furono date? Di 
» grazia dunque, monsignore, addentratevi ne* sentimenti, che io proTO su 
V questo proposito ; degnatevi rispondermi ; farmi saper subito se io mi 

• inganno ; e nel felice supposto, che io non mi sia ingannato si doloro- 
» samente degnatevi non rigettare le mie suppliche. Li santi martiri vi 
» pregano in certo modo con me ; e con questo santo e fraterno compar- 
ii timento le nostre due chiese inseparabilmente unite non riceveranno 

• che una più abbondante benedizione del cielo. Intanto con questi sen- 
» timenti, o monsignore, fra r ansie dell' incertezza e con umile e dolce 
■ conGdenza vi prego di credermi sempre ecc. ecc. Algeri 24 dicem- 
» bre 4842. » 

Ed ora, che ho narrato questa recentissima scoperta, reputo mio 
dovere il recare altresì gli atti sinceri del martirio di questi santi, del cui 
patrocinio si vanta da tanti secoli la chiesa di Gubbio. Me ne valgo della 
versione medesima, preparata dalF odierno vescovo di Gubbio, per offe- 
rirla al vescovo di Algeri, allorché vi si fosse recato per ottenerne le 
chieste reliquie. 

Passione de' santi Jacopo e Mariano 
e di altri moltissimi martiri della Numidia. 

« Quantunque volte i martiri beatissimi delF onnipotente Iddio e di 
» Gesù Cristo suo figliuolo in andando bramosamente al martirio e alla 
» conquista e al possesso del regno celeste promesso loro e preparato da 
» secoli eterni, qualche cosa raccomandano e commettono a qualche loro 
» più caro amico, che a questa misera ' mortai vita sopravviva ; sempre 
» sono usi di far ciò con maravigliosa modestia e verecondia : percioc- 
» che sono tutti pieni neir animo e compresi dallo spirito il più sincero 

• della cristiana umiltà : onde sono essi stabili e fermissimi nella fede 
» di Gesù Cristo, e grandi e pregievoli nel cospetto dei Signore. Ma 
9 quanto sono essi rattenuti e modesti nel dare agli amici le ultime loro 
» commissioni, tanto questi debbono essere più fedeli e diligenti nel met- 
» terle ad effetto. Due nobilissimi martiri di Gesù Cristo prima della pre- 

• ziosa loro morte umilmente mi chiesero, che come essi fossero passati 
» di questa vita mortale, io dovessi scrivere e pubblicare il loro combat- 



366 GUBBIO 



timento e il loro martirio. Questi furono Mariano ed Jacopo, e voi ben 
sapete, che oltre i comuni legami della medesima religione e dei mede- 
simi sacramenti, io vissi lungamente in compagnia con loro, e sempre 
ci comportanmio insieme, e ci amammo quali domestici e fratelli; ed 
oltre a ciò Mariano si fu il più grande e caro amico, che io m' avessi 
mai su questa terra. Questi due chiarissimi eroi furono elelti da Dio a 
combattere una delle più difflcili e sanguinose guerre del Signore, e a 
dover sostenere e vincere i più crudeli ed imponenti assalti del secolo, 
gr impeli tutti i più rabbiosi de' gentili e quando scorti e condotti dagli 
onnipotenti celesti impulsi del santo Spirito entrarono a questa loro 
battaglia ingiunsero a noi di far sapere a tutti gli altri cristiani le dure 
loro fatiche e le loro vittorie. Nù eglino intesero perciò a procacciarsi 
in fra gli uomini varie lodi ed encomii, ed una pomposa inutile rino- 
manza ; ma a quest' unico fine riguardarono, che il popolo cristiano 
avesse in loro un chiaro esempio di quanto ognuno dovesse confidarsi 
nelle divine misericordie, e armati di questa fiducia e delle, altre armi 
della fede s' accendessero di nobii brama a volere anch* essi combat- 
tere, ove bisognasse, le guerre del Signore : ed oltre il comando di que- 
sti martiri m' induce ancora a volere scrivere del loro martirio V impe- 
gno, che ho di far conoscere a tutti quanto nel tempo della lor vita io 
sia slato sempre unito in carità con esso loro. £ nel vero ninno potrà 
dubitare di questa unione e concordia nel tempo della vita preterita, 
quando sappia, che al tempo della persecuzione fui trovato con esso loro 
e dipoi sino al loro martirio fui ad essi compagno indivisibile e amico. 
» II. Secondochè eravamo usati d' essere sempre insieme ad ogni cosa, 
Jacopo, Mariano ed io ci mettemmo unitamente in viaggio ed andavamo 
nella Numidia. Questo viaggio Xi condusse a poter dimostrare un atto 
ben dovuto del nostro ossequio e riverenza verso la fede e la religione 
cristiana; e i miei compagni di più furono per questo guidati in sino al 
cielo. Arrivammo ad un luogo, che si chiama Mugua ed è molto vicino 
ai sobborghi della colonia di Cirta. In questa città, piucchè in qualunque 
altro luogo, imperversava allora ed era fierissima la persecuzione dei 
gentili sopra i cristiani: discorrevano da per tutto con cieco furore i sol- 
dati ed ogni altra maniera di pubblici ministri destinati alla cerca dei 
cristiani; ogni cosa era in rivolta e confusione: ed il demonio universale 
nemico dell' uman genere ispirava e manteneva al cuore degr infedeli 



ANNO o09 367 



una rabbia e furore grandissimo, onde sempre più si dilatava e cresceva 
in loro lo sdegno, il dispetto e la scellerata sete dell* innocente sangue 
dei giusti, e V arrogante follia di volere abbattere ed esterminare affatto 
la religione e la fede di Gesù Cristo, Jacopo e Mariano martiri beatissimi 
presero ciò per una rimostranza e contrassegno della divina misericordia 
e degnazione sopra di sé ; e veggendosi venuti sopra a quel luogo in 
tempo che si gagliarda e furiosa v' imperversava la tempesta della perse- 
cuzione credettero, che per sé fosse già arrivata 1* ultima ora, e che 
Gesù Cristo con provvida materna cura indiritto avesse e regolato il loro 
cammino a quel luogo, ove dovessero incontrare la sospirata corona. 
Già il sanguinolento acciecato preside facea cercare da per tutto a' suoi 
soldati e imprigionare ogni qualunque persona, che adorasse Gesù Cri- 
sto: nella smisurata e imponente sua crudeltà si ristringeva a quei soli 
cristiani, che per tutto il tempo passato della persecuzione sino a quel 
punto erano stati immuni da ogni pena, e in libertà servivano al Signore ; 
ma il demonio, che governava a sua voglia lo spirito de' gentili, aveva 
commosso il presidente a far mettere le mani addosso e a farsi ricon- 
durre imprigionati anche coloro, che già molto prima erano stati rilegati 
in dolorosi esilii ; i quali, comoehò non avessero versato ancora il sangue, 
per i gravissimi disagi di ogni maniera e per la molta divozione, con che 
gli avevano sofferti, e molto più pel loro desiderio sìncerissimo del mar- 
tirio, erano da dirsi veri martiri e già coronati presso il Signore. 

» III. In fra quelli, che daiF esilio erano ricondotti al presidente, vi fu- 
rono due vescovi Agapio e Secondino (I), uomini entrambi chiarissimi 
e degni d' ogni commendazione per la loro somma carità, e il secondo di 
questi era di più di una eminente continenza e castità (2). Essi venivano 
non come immaginavano stoltamente i gentili, da una pena ad un'altra 
maggiore, ma dalla vittoria d'un combattimento al trionfo di un altro più 
illustre. Eglino già per essere fedeli a Gesù Cristo calpestate avevano e 
conculcate tutte le pompe di questo secolo ; ed ora, siccome al loro me- 
rito ottimamente si conveniva, andavano ad abbattere ed a trionfare la 
morte e a dare il più sublime esempio della fede cristiana e d'ogni altra 

(i) Ecco smentita V opinione di chi li (2) Cosi parla lo storico, perchè t qaei 

disse vescovi di Gubbio : questi alti ce li f«n- tempi il roalrimonio non impediva di ascen- 

no invece conoscere vescovi deir Afiica ed dere agli ordini sacri ed anche air episcopato, 
ivi martirizzali. 



368 GUBBIO 



consumata virtù. Non dovevano ornai con più lunghi combattimenti 
nuove glorie e nuove vittorie cercare qui in terra, che già il Signore a 
sé li chiamava nel cielo, e affrettava loro il possesso eterilo e sicurissimo 
del sommo bene. Mentre questi due santi vescovi per ingiusto comando 
del presidente erano rimenati dair esilio al martirio, secondochè Iddio 
ab eterno con misericordiosa elezione aveva di loro ordinato, avvenne, 
o fratelli, che Agapio e Secondino, i quali passarono per Mugua, dove noi 
eravamo, capitarono al nostro ospìzio e si degnarono di albergare insie- 
me con noi. Essi erano in tutto pieni ridondanti di una maravigliosa 
pienezza dello spirito del Signore, né loro bastava d' esser santi per sé 
medesimi e d' essere illustri testimonii del vero Iddio ; e poca cosa loro 
pareva T aver dedicate e offerte al Signore le proprie vite e il proprio 
sangue ; se co' loro esempii e colle loro parole non inducessero altri 
ancora ad imitare la loro fede e ad emulare il loro martirio. Ed era cosi 
grande la loro carità e amore inverso gli altri cristiani, che, comechè i 
soli esempi della loro dìvota e costantissima virtù bastassero a confer- 
mare e infervorare chiunque nella fede di Gesù Cristo, pure essi volevano 
provedere in ogni altro qualunque modo, che potessero^ alla perseveranza 
e al maggior bene di altrui ; e per questo Gne vollero tenere con noi un 
lungo' ragionamento e trattato spirituale, con che sommamente ci ani- 
marono e confortarono. E perciocché essi sentivano in sé medesimi i 
maravigliosi effetti e la forza divina delle parole del Signore, non pote- 
vano tacere e contenersi dal derivare e comunicare i frutti anche ad 
altrui. Né é da maravigliarsi, che in quei pochi dì, che furono con noi, 
le loro parole e tutto il loro salutevole conversare riempisse il cuore a 
tutti noi di un ardentissimo desiderio di patire per Gesù Cristo e di 
entrare per questo cammino al regno del cielo; dacché per V imminente 
loro passione essi erano pienissimi d' una straordinaria grazia del Si- 
gnore; e chiaramente appariva in ogni loro azione, che in loro adope- 
rava e parlava lo spirito di Gesù Cristo. 

» IV. Dopoché questi due santissimi vescovi e martiri e' ebbero cosi 
disposti ed infervorati, da noi si dipartirono e lasciarono Mariano ed 
Jacopo si ben formati e approfittati del loro magistero, e si bramosi e 
fermi di voler seguire i loro esempii, che chiaramente s* intendeva, che 
presto si metterebbero per lo stesso cammino, e ricalcherebbero le orme 
lasciate impresse da questi loro maestri poco prima. E infatti erano 



ANNO 509 369 



passati appena due giorni dalla partenza di questi martiri, e il cielo ornai 
impaziente dirò cosi di presto riavere coronati del martirio Jacopo e 
Martano, il tempo accelerò della loro passione. Mossero in cerca di loro 
i gentili, e vennero ad arrestarli non uno o due soldati stazionari!, come 
d* ordinario altrove si costumava cogli altri, ma una centuria, e quella 
squadra furibonda e queir empia moltitudine per si fatta guisa si fece 
sopra a quella villa e a queir albergo, dove eravamo, come se fossero 
venuti ad assaltare con tutto il loro vigore una qualche trincea o for- 
tezza guarnitissima e inespugnabile della fede cristiana. assalto a noi 
troppo caro e desideratissimo ! sorpresa, o violenze troppo per noi 
felici e meritevoli di ogni nostra esultanza e contento! Fummo investiti 
tanto furiosamente per questa sola cagione, perchè T innocente sangue 
di Mariano e di Jacopo soddisfacesse l'ingiusta rabbia dei gentili e offerto 
fosse al Signore in olocausto di odore di soavità e si compissero così gli 
eterni disegni e Y amorosa degnazione del Signore sopra di questi due 
avventurati servi fedeli. Fratelli dilettissimi, a questa ricordanza io posso 
appena moderare e contenere in un termine convenevole il gaudio e la 
gioia, onde sento sopraffarmi. ricordanza per me beatissima! Due 
giorni prima avevamo abbracciati caramente due martiri del Signore, 
phe si staccarono dai nostri teneri amplessi per andare al martirio ; e 
due amici carissimi rimasero allora con me, che sarebbero anch' essi in 
breve martiri del Signore. Anche per questi due venne T ora predeGnita 
in cielo al loro martirio: furono cercati con molta diligenza; furono 
presi con gran furore; e allora toccò pure anche a me qualche piccola 
parte della loro gloria immensa : ancora io fui con loro imprigipnato e 
con loro condotto da Mugua alla colonia cirtense. Ci vollero tenere 
coJnpdgnia e seguire alcuni cristiani, che ci amavano molto e molto era- 
no da noi riamati ed erano eletti ancora questi da Dìo alla palma del 
martirio. L' amor grande, che ci portavano, si parve, che li traesse con 
noi alla città di Cirta; ma ve gli scorse e guidò in verità V eterna e mi- 
sericordiosa elezione, che aveva di loro fatta il Signore. E o quant* era 
misteriosamente disposto V ordine di questo nostro viaggio. Noi anda- 
» vamo innanzi, questi buoni cristiani ci seguivano; precedevano quelli, 
9 che giungerebbero gli ultimi al martirio; venivano dietro quelli, che gli 
» altri al martirio precederebbero! Questi buoni e santi cristiani, che ci 
n seguivano, troppo esultavano delle nostre catene, troppo mostravano di 

f'oi. y. 4; 



370 



GUBBIO 



invidiare la nostra felicità e troppo apertamente ci esortavano alla co« 
stanza e al martirio. Per queste loro maniere troppo libere si scopersero 
da se stessi cristiani ; furono domandati da' gentili della loro fede ; con 
fortezza la confessarono e la raffermarono sempre costantemente, e per 
questa generosa e perseverante confessione del nome di Gesù Cristo 
furono anch' essi imprigionali. 

n V. Furono dipoi tormentati e straniati con numerosi e crudeli sup^ 
plizii da un soldato stazionario carnefice de* buoni e de' giusti ; e coman-» 
darono questi tormenti i magistrati di Cirta ; e si erano uniti a loro e gli 
aiutavano a questo barbaro uffizio i magistrati della città di Genturi, 
Questi forsennati ministri del demonio immaginarono, che lacerando 
crudelmente le membra innocenti a questi eroi, strapperebbero loro a 
forza dal cuore la fede di Gesù Cristo, e non sapevano gì' insensati, che 
nulla non cura del proprio corpo ed ama di molto patire in quello pel 
suo Signore chi a lui si è dedicato del tutto e lui solo e prezza ed ama 
quanto più può sommamente. Era Jacopo di spu'ito severo assai e ardi- 
mentoso ; e siccome colui, che molto nella persecuzione di Decio aveva 
travagliato e patito, era sperto assai e*d usato alle battaglie co' gentili : 
perchè non solamente con sommo ardire confessò d'esser cristiano, ma 
più aggiunse d' essere diacono. Mariano poi, siccome era in verità, disse 
d' esser cristiano e lettore senza più ; e per questo fu condannato ai tor- 
menti. E o quanti mai furono, e quanto nuovi ! Tormenti e supplizii di 
tal natura per opprimere e sopraffare la virtù de' cristiani, il solo demo-^ 
nio da rabbia agitato e da livore potea idearli. Fu sospeso Mariano e 
fu battuto, ma sempre si F assistè il Signore della sua grazia e de' celesti 
suoi conforti, che quanto più il tormentavano i gentili e gli sbranavano 
indosso le proprie carni, tanto più si mostrava in ogni sua maniera 
contento e festeggiante delle sue pene. Gli avevano legate non già le mani ; 
ma r ultimo articolo del dito pollice d' ambe le mani e da queste due sole 
legature il tenevano sospeso; acciocché quanto più erano piccole e deli- 
cate le parti, che tutto il peso della persona sostenevano, tanto fosse 
maggiore e più sensibile a lui il patimento. Né paghi di questo, attaccarono 
ai piedi di lui pesi grandissimi e smisurati, onde il suo corpo fosse tutto 
diversamente stirato in due parti, e da due forze opposte gli si strappas- 
sero i legamenti delle viscere ; né già altro v' era nel suo corpo se non 
se i nei*vi, che il contenessero unito nelle sue parli. Ma nulla profittasti 



ANNO 509 37i 



» per tutto questo barbara ed empia malvagità gentilesca ! Era Mariano 

• vivo tempio del vero Iddio e coerede di Gesù Cristo del regno eterno : 
il potesti però sospendere il suo corpo, lacerarne le membra, strapparne 
» le viscere; ma non potesti già togliere da quella grand' anima la fede del 
» vero Dio ; e quanto più sotto de' tuoi tormenti indeboliva il corpo del 
9 martire e pativa, tanto sempre più rinvigoriva nella mente e godeva. 
w Vinta dalla virtù di Mariano si riconobbe alla One la crudeltà de' suoi 

■ tormentatori ; iu deposto dal suo patibolo, fu di nuovo racchiuso in car- 
» cere ; ed ivi lieto oltre modo del suo trionfo insieme con Jacopo e cogli 
» altri fratelli cristiani, con molte orazioni e frequenti, celebrarono e fe- 
» steggiarono la vittoria di Gesù Cristo. 

■ VI. Che direte adesso o gentili? £ potreste essere ancora si ciechi, 
» che vi persuadiate avere i cristiani in orrore e temere di quelle carceri e 
» di quelle tenebrose caverne, ove li rinserraste, quando pur li vedete 
» gioire in mezzo a' tormenti tanto crudeli, e tanto più d' ogni carcere 

■ penosissimi? Aspettano essi con sicurezza e con quiete il godimento 
» eterno della luce increata del cielo ; e però niun timore o rincrescimento 

• non prendono per le tenebre e per gli orrori delle vostre prigioni. Una 
» anima cristiana piena e compresa delle gran massime divine della vita 
» eterna e che per una dolce speranza e sicura già quasi possiede antici- 
V patamente i doni infiniti del paradiso, già più non bada né può sentire 

• qualunque tormento e dolore del suo mortai corpo terreno. Cercate 
9 pure, infelici che siete, per istraziare i cristiani e luoghi sotterranei e 
» nascosi e orride caliginose spelonche, od antri e caverne piene d' orrore 
9 e di tenebre; ninno di questi luoghi, niuna delle vostre crudeltà mai in 
» niun tempo non potrà essere o malgradita o non gioconda a chi ricono- 
» sce ed ama il vero Dio e Y Unigenito suo figlio Gesù Cristo e in lui di 
» tutto si confida. Eglino si sono a Dio dedicati pienamente, sanno e in- 
» tendono, che per questo non isdegna Gesù Cristo di averli per suoi fra- 
» telli, che il divin Padre come suoi figliuoli gli riguarda e li ama ; e di 

■ giorno e di notte e sempre li protegge, li consola e li bea. Infatti il nostro 

■ Mariano rimesso in (!arcere, dopo di aver sofferti quei tormenti durissi- 
n mi che ho di sopra narrati, come se levato si fosse da un lauto convito 
» e riposasse in un letto piacevole e delicato, si addormentò quietamente 

• d' un placido sonno e soave, dal quale risvegliato ci raccontò egli stesso 
9 quello, che il Signore erasi degnato mostargli in quel sonno per confer- 



372 GUBBIO 



» marlo vieppiù e consolarlo della sua fede e della sua speranza, e renderlo 
» sicuro deir eterna sua salute e beatitudine. Mentre io dormiva, o fratelli, 
» ci disse Mariano, mi fu mostrato un tribunale aito e sublime oltre ogni 

> credenza di chi noi vide ; era tutto coperto d' un panno bianchissimo, in 
» cui sedeva un non so chi in abito e maestà di giudice sovrano. Né que- 
» sto tribunale era collocato sopra di una bassa predella, a cui si montasse 
» per un solo scalino ; ma era elevato sopra d' un palco altissimo, a coi 
n bisognava salire per una grande scala d' innumerevoli gradini. A questo 
» giudice, ripartiti in classi diverse, venivano presentati i confessori di 
» Gesù Cristo e il giudice a mano a mano li condannava ad essere morti 
» colla spada. Air improvviso io sentii una voce- chiara e grandissima, che 
i> disse: Si rappresenti Mariano. Io già montava la grande scala ed ecco 
» con nuova maraviglia riconosco e vedo sedersi alla destra di quel giudice 
» Cipriano, il quale fattosi verso di me e presomi per la mano mi ajutò a 
» salire nel più alto di quel gran palco e poi mi disse amorosamente : Vieni 
» e siedi con me. Io sedeva quivi insieme con Cipriano e il giudice tenne 
» giudizio delle altre schiere de' confessori e finito il giudizio si levò in 
» piedi e parti ; e noi ci levammo similmente e T accompagnavamo al suo 
» pretorio. La strada, che noi facevamo, era assai bella e graziosa e sem- 
» pre per mezzo di prati verdi è dipinti tutti di mille maniere di fiori odo- 
» rosissimi e circondati air intorno per ogni parte di fronzuti boschetti; e 
9 a' lati della strada erano in bella ordinanza disposti e piantati pini e ci- 
» pressi tanto alti, che parevano toccassero colle cime loro il cielo. Caub- 
» minando per questa strada venimmo a un luogo assai ampio e largo, e 
» guardando air intorno altro non si vedeva che nna corona di verdi sei- 
» vette amenissime : e nel mezzo v' era una fonte cristallina e chiarissima, 
» nella quale per assai vene e canaletti vedevansi piacevolmente entrare 

> più maniere di acque e di più altri liquori tutti soavissimi e limpidissimi. 
» Qui ci sparve dagli occhi improvvisamente quel giudice: e Cipriano prese 
» una tazza, che stava alla sponda di quel bel fonte, e f empi e la si bebbe 
» tutta saporosamente ; la riempi dopo di nuovo, la diede a me, e io mi 
» misi a berla di tutta voglia e piacere. Cominciava già a ringraziare il 
» Signore di tutto questo, quando mi svegliai e proferiva ancora le parole 
» del comincialo ringraziamento. 

» VII. Questo racconto tornò ad Jecopo in m^noria un' altra visione, 
» con che erasi il Signore degnato di favorirlo e colla quale ancora a lui 



ANNO 509 573 



» 8i presagiva la corona del martirio. Quando nei giorni passati Mariano 
» ed Jacopo ed io con esso loro viaggiavamo insieme ed eravamo nel me- 
» desimo cocchio, e forse sul mezzodì, benché per essere la strada scoscesa 
» e sassosa strepito grande facessero le ruote, e noi con molestia continua 
» fossimo scossi e sbattuti dentro del cocchio ; Jacopo non pertanto si 
» addormentò quietamente ad un alto sonno e maraviglioso. Noi il riscuo- 
> temmo e come desto cosi da noi si fu risvegliato ci disse: Questo mio 
» sonno, o fratelli, molto mi ha da prima turbato, ma poi mi ha consolato 
9 ancora e non poco mi ha confortato e mi ha fatto godere assaìssimo, e 
» voi ancora dovete entrare a parte del mìo godimento. Io ho veduto un 
» giovane d' una statura altissima fuor d' ogni modo e misura : era vestito 
» d' una lunga veste, aperta tutta davanti e più che neve bianchissima ; 
» tramandava da tutta la persona una luce si chiara e si risplendentissima, 
» che impossibile cosa era il guardarlo fissamente. E non toccava la terra 
» co' piedi suoi, e avea la faccia vieppiù su assai delle nubi. Questo giovane 
» divino in passando gettò in seno una a te, o Mariano, e V altra a me, due 
9 grandi cinture di porpora, e disse : Seguitemi presto. quiete più vigì- 
9 laute e più forte di tutte le vigilie! sonno beato, in cui soli coloro pos- 
» sono dormire, che sempre hanno la mente vigilante alle celesti dottrine 
9 della fede! In questo sonno quiete si stanno e addormentate le membra 
9 terrene di questo corpo immortale, ma il cuore e io spirito non giù, che 
» anzi allora, più che mai libero e vigilante vede e contempla il suo Signore 
9 che non dagli occhi carnali di questo misero corpo, ma da quelli spirì- 
9 tuali deir anima solamente può essere veduto o contemplato. quanto 
» mai debb* essere grande il contento de' santi martiri e quanto sublime e 
» sicuro il coraggio, mentre veggiamo, eh' essendo essi vicini a patire la 
9 morte per la confessione del santo nome del figliuol di Dio, Gesù Cristo 
» medesimo di sua bocca fa loro sentire le sue parole in qualunque luogo 
» e tempo si rappresenta loro degnevolmente e si fa loro vedere. Non ìm- 
» pedi ad Jacopo questa contemplazione e visione celeste né il disturbo 
» del viaggio, né la luce chiarissima del mezzodì, né i cocenti raggi del 
n sole, che allora più che mai direttamente il ferivano. Non volle aspettare 
» il Signore a questo suo favore il tempo più raccolto e quieto della notte 
» e per onorare con questa nuova maniera di grazia il suo martire volle 
9 scegliere un nuovo tempo e disusato a questa visione. 

9 Vili. Né uno o due solamente de' suoi confessori favori allora il 



574 



GUBBIO 



Signore di queste sue grazie straordinarie. Imperciocché in fra quelli, 
eh' erano incarcerati per la fede dì Gesù Cristo ci aveva un Emiliano 
ragguardevole assai anche presso i gentili, ed era dell* ordine equestre. 
Aveva forse cinquant' anni di età e aveva sempre conservata la continenza 
della carne cuna perfetta castità. Aveva fatto in prigione un rigoroso di-* 
giuno continuo di tre giorni e col digiuno e coir orazione continua 
nudriva e saziava il divoto suo spirito ; e si preparava pel di vegnente 
al sacramento di Dio. Avvenne, che questo Emiliano un giorno del so« 
praddetto digiuno, in sul mezzodì si addormentò; e come si fu svegliato 
di questo suo sonno misterioso, egli medesimo narrò a tutti noi gli arcani 
divini, che aveva in dormendo veduto. Mi parea, ci disse, d'essere cavato 
dalla prigione e che nelF uscire dalla carcere io mi avvenissi in un gen- 
tile, eh' era mio fratello carnale. Egli in vedendomi, con viso e con ma- 
niere irrisorie, si fece a domandarmi, come ci fosse buono stare all' ora-' 
bra tenebrosa della prigione e quale e quanto buon prò ci facevano i 
lunghi e rigorosi digiuni, che noi osservavamo. Gli risposi, che la parola 
di Dio è luce chiarissima in mezzo a tutte quante le tenebre di questo 
secolo, ed è cibo soavissimo, che nutre mirabilmente e conforta i cristiani 
in ogni più lungo digiuno. Egli sentita questa risposta mi disse: Sappiate, 
che voi tutti quanti siete nelle prigioni, se per innanzi vi ostinerete 
nel vostro proponimento di non ubbidire agi' imperatori e di non voler 
sacrificare agli dei, tutti senza redenzione alcuna sarete condannati a 
morte. Io desiderava assaissimo, che ciò fosse vero, ma temeva non di- 
cesse egli ciò provedutamente a posta, e per burlarmi ; e per certificarmi 
del mio desiderio gli dissi : Ma tu sai di certo, che noi saremo condan- 
nati a morte ? Ed egli di nuovo mi raffermò con grande asseveranza 
quello, che aveva detto prima e soggiunse : E sappiate di più, che già è 
preparato il carnefice e la spada che ha a spargere il vostro sangue. Ma 
io vorrei sapere, seguitò a dirmi, se tutti voi, che si arditamente dispre- 
giate i beni tutti di questa terra e la vita ancora, per i beni e per la vita 
del cielo, se avrete tutti nel cielo in misura uguale di cotesti beni e gui- 
derdoni invisibili, che voi aspettate; oppure inegualmente? Io non potrei, 
gli dissi, age>'olmente rispondere a cotesta tua domanda per tal modo, 
che tu comprendessi appieno imiei detti. Pure alza gli occhi al cielo e 
guai*davi un poco. Tu vi vedi un numero innumerabile di stelle, lucenti 
tutte e chiarissime. Ma dimmi, ti pajono elleno tutte le stelle ricche di 



ANNO 509 375 



» luce e di splendore egualmente? No per certo, tu mi dirai, ma alcune 
9 sono più chiare e luminose, altre meno; e non pertanto tutte sono 
» lucenti e brillanti mirabilmente. Egli allora divenuto piuchè mai curioso 
» tornò a domandarmi e disse : Sono dunque ineguali i premj, che voi nel 
» cielo aspettate? Ma chi sono coloro, cui si danno maggiori e che si 
» meritano più degli altri il favore del vostro Iddio? Io gli risposi: Due 
» persone nobilissime sono coleste ; e sono note a Dio quali siano, né sono 
» da rivelarsi a te. E conciossiachè egli non rimase soddisfatto di questa 
9 risposta e con molta curiosità mi faceva nuove domande e molestavami 
» con nuove interrogazioni, io alla fine gli dissi: Vi sono alcune determi- 
9 nate condizioni di uomini de' quali assai pochi e assai di rado combat-* 
9 tono e vincono le battaglie del Signore; quei, che di costoro combattono 
9 e vincono, più gloriosamente degli altri sono nel cielo da Dio coronati. 
» È per alcuni difficile assai T entrare al regno del cielo ; e però è scritto 
» nel vangelo, essere vieppiù facile, eh' entri per la cruna di un ago un 
9 camello, che un ricco nel regno de' cieli, 

9 IX. Dopo queste visioni furono per altri pochi giorni tenuti in pri- 
9 gione i martiri, e poi ne furono cavati e condotti in pubblico per essere 
9 di nuovo esaminati dal magistrato di Girta e quindi trasmessi al presi- 

■ dente con una gran parte della loro dannazione, cioè coir onorevole 
9 attestato ed elogio, che avevano costantemente confessata la fede cri- 
» stiana. Mentr' erano essi pubblicamente esaminati, avvenne che uno dei 
9 circostanti, il quale era cristiano, traesse a sé gli occhi e V attenzione di 
9 tutti i gentili : nel suo volto, nelle occhiate, nei gesti, in tutto il suo por* 
9 lamento parea che in modo tacito, ma pur chiaro, dicesse : Ancora io 

■ sono cristiano; e gli risplendeva in faccia la grazia di Gesù Cristo, che 
9 eletto lo aveva a confessare e a testificare col sangue il suo santo nome. 
9 Con molta rabbia e dispetto il riguardavano i gentili e fieramente doman- 

• darono s' ei fosse cristiano e della stessa fede e religione di quei rei ; ed 
9 egli di presente e con molta fermezza e giubilo disse si veramente di 
9 essere cristiano ; e per questa si gloriosa confessione fu tosto incatenato 
9 e messo nella dolce e amata compagnia degli altri confessori. Cosi questi 

■ martiri, mentre si apparecchiavano a consumare il loro martirio coi 
9 loro santi esempii infiammavano altri a testimoniare generosamente la 
9 fede cristiana e accrescevano il numero dei confessori di Gesù Cristo. 

• Furono dopo di ciò inviati al presidente e con somma contentezza e spe- 



376 GUBBIO 

ditamente fecero il viaggio da Cirta a Lambesa, benché inv^^so di se 
malagevole e penoso. Furono presentati al presidente e poi racchiusi 
nella prigione della predetta città di Lambesa ; prigione a quei martiri 
notissima e da loro due volte abitata e che ora tornavano a riempirla. 
E questi soli sono gli alberghi, che hanno i gentili per accogliere le per- 
sone giuste e al ciel gradite. 

» X. Lungo tempo si spese dal presidente nello spargimento continuo 
del sangue cristiano e ogni di in gran numero erano uccisi i martiri, 
che vincitori e sicuri se ne tornavano al Signore. Ma la rabbia del pre- 
sidente tutta sinora era occupata al macello de' soli cristiani secolari e 
laici di condizione, né rivolgevasi ancora sopra le vite di Mariano e di 
Jacq[K) e degli altri cherici. £ V astuta barbarie de' nostri nemici per si 
fatto modo aveva compartiti e divisi i cristiani, che restarono i laici se- 
parati dai cherici; e lusingavansi i gentili, che^ essendo i laici lontani da- 
gli ecclesiastici, che sapevano essere i maestri e sostegni del popolo cri- 
stiano, i laici più agevolmente avrebbero ceduto o alle lusinghe del se- 
colo o alle minaccie e ai tormenti. Di ciò i nostri carissimi e fedeli sol- 
dati di Gesù Cristo, Jacopo e Mariano e gli altri cherici, cominciarono a 
prendere alcuna molestia e rammarico, e loro rincresceva, che avendo 
già le persone laiche compito il lor corso ed essendo già coronate nel 
cielo, essi cherici e ministri di Dio tanto fossero longamente ritardati dal 
combattimento e dalla gloria. 

» XI. Già da qualche tempo aveva Agapio consumato il martirio e 
godevasi in cielo svelatamente i misteri della nostra santa religione, che 
noi qui in terra con oscura fede crediamo e adoriamo. Agapio amava 
teneramente nel Signore due donzelle cristiane, che si chiamavano Ter- 
tulla e Antonia, e le teneva in luogo di figliuole. Perchè con molte ora- 
zioni e continue domandò a Dio che si degnasse di fare T una e Y altra, 
insieme con sé, martiri di Gesù Cristo. Ottenne dal Signore questo suo 
desiderio e domanda ; e di più in una rivelazione gli mostrò Iddio di 
averlo esaudito e gli fece sentire queste celesti parole: E perchè mai si 
lungamente preghi per quello che ti fu conceduto sino dal principio della 
tua orazione? Or questo Agapio, che già era morto martire, apparve ad 
Jacopo mentre dormiva nella prigione, ed era già prossimo al suo mar- 
tirio, e ad ogni momento aspettava il carnefice, che venisse ad ucciderlo. 
Jacopo risvegUato dal sonno ci disse cosi : Ecco, o fratelli, io parto da 



K li fio 509 377 

voi e vado air eterno convito de' santi insieme con Agapio e con lutti i 
martiri beatissimi del Signore. In quesla notte ho veduto il nostro Agapio 
e con lui erano tutti quegli altri martiri, che furono giù nostri compagni 
nella prigione di Cirta. Agapio era lieto più di tutti e contentissimo e ce- 
lebrava un solenne e grandioso convito. A questo convito eravamo con- 
dotti in ispirilo di amore e di carità, come se fosse una delle nostre agapi 
divote, io e Mariano. Ci si fece avanti un fanciullo, eh- io subito rico- 
nobbi, ed era uno di quei due, che tre giorni avanti insieme colla madre 
loro avevano patito il martirio: aveva air innocente collo una corona 
di rose e nella destra portava un bel ramo verdissimo di palma; e 
perchè e per dove, ci disse, tanto vi affrettale? Godete pure ed esultate, 
che domani cenerete insieme con noi. degnazione veramente grande 
e benignissima di Dio verso i servi suoi ! amore veramente paterno di 
Gesù Cristo Signor nostro, il quale non pur comparte benefizii grandis- 
simi a'suoi seguaci, ma di più rivela innanzi e manifesta quei doni 
maggiori, che tiene per loro proparati e che loro compartirà! Giù era 
spuntato il giorno, che seguiva alla notte di quella visione e la sentenza 
del presidente serviva alle promesse del Signore ; e questa sentenza 
pure finalmente, che fu sentenza di morte, trasse dalle miserie e dalle 
angustie di questo secolo infelice e restituì alla goria e a' godimenti dei 
patriarchi Mariano ed Jacopo e gli altri ecclesiastici. Furono condotti 
al luogo del loro martirio e della loro corona, eh' era vicino ad un 
fiume, che aveva di qua e di là le ripe alquanto rialzate e parevano dal- 
l' una e dall'altra parte due ordini e due continuazioni di piccole colli- 
nette e una bassa valle il luogo di mezzo, ove correva il fiume: e nel 
Ietto di questo fiume sgorgava e raccoglievasi il sangue de' martiri, che 
largamente fu versato quel di: e le due maniere del battesimo cristiano 
si videix) quel giorno e si ravvisarono a questo luogo, il battesimo delle 
acque raffigurato in quel fiume, ove gettavansi i cadaveri di quei mar- 
tiri; e il battesimo del sangue di quei martiri medesimi, i quali vieppiù 
imbiancarono le loro stole bianchissime, che quando furono rigenerali 
la prima volta nel sacramento di Gesù Cristo avevano vestile. 

» XII. In questo luogo una nuova maniera trovò il carnefice e tenne 
per dare la morte più speditamente a questi martiri. Era quivi intorno 
al carnefice una schiera numerosissima di giusti, tulli alla stessa sorte 
destinati: tutti animosamente aspellavano da lui e a lui bramosamente 



578 



G U D D I O 



» domandavano la morie per Gesù Cristo; e il carnefice Ira per poter più 
» sbrigatamente troncare il capo a tutti, tra perchè, se tutti in un sol 
» luogo gli avesse uccisi, troppo avrebbe dato negli occhi al pubblico un 
n si gran macello di creature razionali, nò la strettezza di quel sito né il 
» letto del fiume avrebbe bastato a capire un numero cosi grande di 
» cadaveri ; e perciò fece ordinare in più file vicino al fiume tutti i con* 
» fessori ; e facendosi dalla prima fila e scorrendola tutta da capo a piedi 
» quasi in un sol impeto uccise tutti i martiri dal primo air ultimo ; e 
» fece cosi dipoi di tutti gli altri. A questi martiri prima di ricevere il 
» colpo micidiale dal carnefice furono bendati gli occhi secondo il co- 
» stume ; ma con ciò essi erano impediti della vista degli occhi corporei, 
» non già di quelli delF intelletto, anzi con questi allor più che mai vede-» 
» vano chiaramente le cose del cielo. E molti di coloro dicevano a quei 
» cristiani, che stavano loro vicino, e assistenti, che comechè avessero gli 
» occhi bendati, pure vedevano cose maravigliose e celesti, e alcuni cavalli 
» bianchi come la neve, che discorrevano per l' aria e sopra di questi gio- 
» vani belHssimi di candide vesti e assai lucenti vestiti. E altri del numero 
» di questi martiri a confermazione di ciò, che gli altri dicevano di ve- 
» dere, attestavano eh' essi sentivano il calpestio de' piedi di quei cavalli 
B misteriosi e i loro nitriti. E qui Mariano compreso improvvisamente ed 
eccitato da spirito e fervore profetico, con viso fermo e con voce so- 
ft nora e gagliarda predisse terribilmente, essere imminente la vendetta 
» del cielo per tanto sangue cristiano ingiustamente versato, e sovrastare 
i> al romano impero e pestilenze e schiavitudini e carestie e terremoti e 
« velenosi animaletti, che infesterebbero 1' aria e diserterebbero le campa» 
» gne. Questo terribile profetico parlare di Mariano riempi d'altospa- 
» vento i gentili, che con maraviglia e dispetto si vedevano insino alF ul- 
» timo insultali dalla fede dei martiri ; e pe' cristiani fu quasi un dar fiato 
» alle trombe e un suonare a battaglia e un infervorare lutti a voler dare 
» in quella occasione le vile loro per Gesù Cristo, per non trovarsi dipoi 
» a quelle funestissime sciagure, che sovrastavano a questo misero secolo 
» e scellerato. 

» XIII. Come air ultimo ebbe line la strage grandissima dei martiri, e 
» tutti furono uccisi insino air ultimo, la madre di Mariano, veggendo 
» giù consumato il martirio del figliuol suo, come già T invilla memorabii 
» madre de' Macabei compresa ed esultante d' immenso gaudio, cominciò 



ANNO 509 379 

dolcemente a congratularsi col suo Mariano e seco stessa delia glorio^ 
sissima vittoria di lui e festeggiarne. Abbracciò e riabbracciò più volle 
il morto cadavere del figliuolo e stringendolo ai seno materno tenera- 
mente, e con giubilo e divozione mille cari baci imprimendo su quel 
collo tronco dal capo e sanguinoso, lui chiamava il contento e la gloria 
del suo seno e sé per lui sopra tutte le madri cristiane favorita dal 
eielo e benedetta. Maria veracemente fortunata! madre verace- 
mente amorosa e degnissima del gran nome, che porti, e deirillustre 
figliuolo, che generasti! E chi potrà credere, che a caso e senza un 
provvido consìglio del cielo tu fossi chiamata quando il frutto del tuo 
ventre tanto ti glorificò? quanto è grande e inestimabile la miseri- 
cordia deir onnipotente Iddio e del signor nostro Gesù Cristo in verso 
de' suoi fedeli! Egli non solamente sempre ci conforta della sua grazia 
in tutti i mali, che per lui patiamo in questa terra, ma per la morte 
corporea e temporale ci conduce alla vita sempiterna e beatissima. Or 
chi potrebbe comprender mai e stimare giustamente la grandezza dei 
suoi benefizii, s'egli adopera per siflatto modo con noi, che quello stesso, 
che noi facciamo per amor suo e per qualche grata dimostranza di 
riconoscenza del sangue di Gesù Cristo sparso per noi, egli con amo- 
rosa beneficenza questo ancora rivolge e ritorna in nostra gloria e van- 
taggio ? Al qual benigno Signore sia gloria e impero ne' secoli dei se- 
coli. Amen. » 

Deir aulenticitù e antichità di questi atti ci offre sicura testimonianza 
il commentario, che ne fece nel secolo XI san Pier Damiani, interpre- 
tando con molta dottrina e pietà le visioni dei santi martiri ivi narrate. 
Si sa, che al detto Damiani era stata per alcun tempo affidata dal papa 
Alessandro II la cura della chiesa di Gubbio ; non è perciò inverosimile, 
che questo suo commentario sia stato una omelia, recitata da lui dopo 
la lettura dei surriferiti atti in quella cattedrale, che sino d' allora era ad 
essi santi intitolata. E tanto più volontieri mi darei a credere tal cosa, 
perchè il brano, ove il santo dottore espone e spiega le visioni raccontate 
dagli atti, incomincia: Jam vero^ut de istis visionibus etc. (ì). 

Narrata fin qui V antichità del culto prestato ai gloriosi martiri e pro- 
tettori di questa chiesa, ricca delle spoglie altresì di altri de' santi martiri 

(i) Tom. Il ilelle opere «li 8. Pier Dam., eJiz. di Parigi I7^|3, pag. 244- 



380 GUBBIO 



poco dianzi ricordali, dirò, riposare presenlemciUe i loro corpi nella chiesa 
cattedrale sotto 1* aitar maggiore; e in quella di s. Secondo i corpi de' santi 
vescovi e martiri Secondino ed Agapio, ed ivi anche quelli delle sante vei^ 
gini e martiri Tertulla ed Antonia ; e nella valle di Congiuntolo, quattordici 
miglia fuori di Gubbio, era il corpo del martire sant' Emiliano, da cui, pri- 
ma ancora di s. Pier Damiani, prendeva il nome una badia, soppressa po- 
steriormente e ridotta a commenda, ed unita recentemente al monastero 
deir Avellana. Ma, nel progresso di tutte queste vicende, la chiesa fu in parte 
demolila, V abazia fu distrutta, e il corpo del santo martire andò perduta, 
nò si sa più dove sia ; come s' ignora anche il fine delle reliquie della santa 
donna, madre dei due gemelli, a cui hanno relazione le parole degli atti 
surriferiti, le quali erano similmente nella badia di sant' Emiliano. 

Ma si riassuma di bel nuovo il racconto interrotto della progressiva suc- 
cessione dei sacri pastori, che ne possedettero la santa caltedi*a. Dopo il 
vacuo summentovato (1), esclusi gFiounaginarii vescovi narrati dairUghellr, 
ci si offre insignito della pastorale giurisdizione sulla chiesa eugubina, sino 
dair anno 599, quel Gaudioso, a cui scrisse lettera il santo pontefice Gre- 
gorio I, per affidargli in amministrazione la vedova chiesa di Tadino. Di 
questa raccomandazione ho parlato quando narrai la storia df essa chiesa, 
e liìi portai anche la lettera pontificia, che ne ha relazione (2). 

Ed altri sette vescovi, inseriti qui parte dall' Ughelli parte da altri, ma 
senza V appoggio di verun documento, vuole esclusi il diligentissimo Sarti ; 
ed io pure in buona critica ne gli escludo. 1 nomi di essi sono: Forttinio, Dio- 
dalOy Probino, Virgilio^ Benenato^ Palmerio e Quinziano, Perciò dopo il sun- 
nominato Gaudioso devesi ammettere Fiorentino, sconosciuto ali Ughelli e 
agli altri, ma bensì manifestatoci dagU alti del concilio lateranese, tenuto 
nel 779 dal papa Stefano HI (3). E dopo questo documento, non se ne ha 
verun altro, che ci mostri posseduta da alcun sacro pastore la santa cat- 
tedra eugubina sino alf anno 82G, in cui tra i vescovi del concilio romano 
si trova annoverato anche il vescovo di questa chiesa, il quale aveva nome 
Benenato. Ed è probabilmente quello stesso Benenato, che il Baronio indicò 
esistente un secolo prima, e che il Jacobilli nominò invece Benvenuto, Poscia 



(i) Nella pag. 362. Iralti da un codice di Verona, e similmente il 

(2) Nella pag. 41 di qaeslo V volume. Mansi nel suo supplemento ai concilii del 

(3) Gaetano Cenui ne pubblicò gli alti, Labbé, tom. i, pag. 627. 



ANNO 509 r 968 381 



neir 853 gli atli di un altro concilio romano ci mostrano al governo della 
chiesa di Gubbio il vescovo Erfo, il quale, secondo altri esemplari di que- 
gli atti medesimi, trovasi nominato Giovanni. Dal che derivò lo sbaglio del- 
rUghelli, che dopo Erfo nominò un Giovanni, e del Coleti, che nelle 
aggiunte air Ughelli assicurò T esistenza di Giovanni sulla testimonianza 
degl* archivii di questa chiesa. I quali archivii per altro non ne fanno 
parola. Escluso adunque Giovanni, ossia, dimostratolo una sola pei*sona 
con Erfo, ci si presenta neir 855 il vescovo Aasenio, divenuto famoso nella 
storia ecclesiastica a motivo della trama da lui ordita in compagnia di 
Nicolò, vescovo di Anagni, contro la legittima elezione del papa Benedetto IIL 
Sbagliò poi r Ughelli, notando sotto T anno S7\ ed ai tempi del papa 
Adriano 1, anziché sotto T anno 864 ed ai f£mpi del papa Nicolò I, il ve- 
scovo DoKENico, successore di Arsenio: il suo nome infatti si legge sotto- 
scritto tra i vescovi, che appunto neir86l assistevano al concilio latera- 
nense contro T arcivescovo di Ravenna. E fu egli anche nelf 868 air altro 
concilio romano, celebrato per la causa di Fozio : al quale proposito noterò 
lo sbaglio del Lazarelli, di avere indicato questo Domenico come uno dei . 
vescovi presenti al concilio IV costantinopolitano. Lo sbaglio suo derivò 
dal non avere avvertito, che negli atti del costantinopolitano erano stati in- 
seriti gU atti del concilio romano summentovato, a cui Domenico s' era 
trovato presente. 

Sono false anche le cose narrate dall' Ughelli circa il vescovo Gio- 
vanni, successore di Domenico, e dal Lucenti circa il principio del vesco- 
vato di lui. L' Ughelli lo disse sottoscritto nel 968 al decreto della erezione 
della metropoli di Maddeburgo, sotto il papa Giovanni IX : il Lucenti lo 
disse sottoscritto al concilio di Ravenna del 967, e morto nel 4009. L' isti- 
tuzione della metropoli di Maddeburgo fu trattata in due sinodi ravennati; 
in quello del 967, ov' è anche il diploma del papa Giovanni XIII ( non del 
papa Giovanni IX ), ed a questo diploma non si vede sottoscritto il nome 
di verun vescovo di Gubbio; bensì vi si trova il vescovo Giovanni (1), sot- 
toscritto a quello del seguente anno 968; non si sa poi, né quanto avanti, 
né quanto dopo quesf anno, ne abbia posseduto la santa cattedra. 

Più lungamente mi è d' uopo ora parlare circa il vescovo, che si disse 
dair Ughelli e da altri ancora succeduto al precedente Giovanni. L' errore 

(i) VeJ. il Pagi, ami. 9G7 iium. iv e t. 



382 GUBBIO 



di essi trasse ìd errore anche i posteri, a grado che una pubblica iscrizione 
persino concorre a confermare ed a perpetuare l' errore Quesli ò il beato 
Lodolfo, fondatore del celebre monastero dell' Avellana, e riputalo anche 
vescovo di Gubbio. É appoggiata V opinione di chi lo disse vescovo di Gub- 
bio, alle seguenti parole della cronaca di Gualdo : « Beatus Lodulphus Au- 
» gubio in sacro monasterio Fontis Avellanae congregationem Columbae 
» fundavit. Fuit is q[iisc(^s et A. D. MXLVU in Mdem mcBarterio wmr^ 
» tuus est et mira sanctitate refulsit. » Ragionando su questi detti non altro 
vedesi, se non che il beato Lodolfo era nato a Gubbio, ed era vescovo. Ma 
non per ciò ne segue, che lo fosse di Gubbio. Aggiungasi, che la cronaca del 
Berni, pubblicata dal Muratori (4), non fa punto menzione di lui; siccome 
non ne fa menzione veruno degli antichi cataloghi esaminati dal Sarti (2), 
benché in uno lo si veda inserito da mano posteriore. Gli stessi frammenti 
del Greffolini, tanto stimati, ne tacciono affatto la qualità di vescovo. Poco 
importa poi, che in alcune sculture o pitture sia stato effigiato in abito 
episcopale : sono esse conseguenze del primo sbaglio. Bugiarda perciò si deve 
riputare V iscrizione, che i conti Panfilii fecero scolpire sul marmo, nella 
cappella intitolata da loro a questo beato della loro famiglia, nel tempio 
deir Avellana, la quale dice: 

D. 0. M. 

Sacellum lioc^ 

Divo Lodulpho PamphiHo Eugubino 

htijus Eremi fonlis Avellanae fundalon 

qui dimisso patriae episcopatu 

et ad haec primaeva claustra reversns 

obdormivit in Domino XX Januarii MXLYII 

com. Petrus Pamphilius patricius Eugubinus 

trinepos Petri germani fralfis Antonii Albani 

san, mem, Innocentii X, P. M. 

ob religionem erga geniilem suum 

ac Pamphiliae gentis palronum 

extruxit et omavit anno Domini MDCCXL. 



(i) Rer. Italie. Script, lom. xxi. (i) Vf J. il Stri. pag. a3. 



ANNO 968 - 1049 383 



Escluso adunque da! vescovato egubino, che in nessun modo si può 
asserirglielo, il beato Lodolfo, quand' anche si voglia pur concedere per le 
parole della cronaca di Gualdo, eh' egli dell' episcopale onore fosse insi- 
gnito ; ci cade in acconcio, dietro le osservazioni del Sarti, il collocare qui 
il GnrLiANo, di cui fa testimonianza il necrologio avellanese ; benché secondo 
lo stile di quel registro se ne abbia il giorno, il mese, il grado, senza che 
se n' abbia V anno. È scritto infatti sotto il di 7 maggio. Obiit VII mensis 
maii Dn. Julianus episcopio Eugubinus^ commissus noster. Né miglior luogo 
io vedo per collocarlo, quanto dopo il 968; anno, in cui viveva il vescovo 
Giovanni; e prima del 1052; anno, in cui si ha certa notizia del vescovo 
Tecdaldo, o secondo altri Tedaldo. Infatti i monumenti della chiesa tifer- 
nate ce lo mostrano nel detto anno, assistere col vescovo di Perugia e con 
quello di Arezzo alla consecrazione della cattedrale di s. Florido, celebrata 
da Pietro II, vescovo di quella chiesa (I). Egli inoltre ci é mostrato, 
nel \ 037, tra i vescovi del concilio romano celebralo in queir anno, e 
neir altro concilio romano del 4044 lo si vede sottoscritto col titolo della 
sua chiesa: Theudaldus s. Mariani episc. 

Tra i recinti della diocesi di Gubbio stava allora il celebratissimo eremo 
di Fonte Avellana , perciò ai fasti della chiesa eugubina appartengono fuor 
di dubbio le glorie, che n' ebbe la religione per la santità di tanti illustri 
personaggi, che vi fiorirono. Nolerò pertanto ai tempi del vescovo Teu- 
daldo, neir anno 1040, il transito del beato Forte della famiglia de' Ga- 
brielli, il cui corpo incorrotto riposa nella chiesa cattedrale. 

Crebbero in questa medesima elù i possedimenti della chiesa di Gubbio 
per lo dono fattole del castello di Valle dai conti de' Panfilii. Esiste tuttora 
la pergamena del 4040, colla quale un nipote Guido conferma alla chiesa 
suddetta cotesto dono, su cui aveva litigato contro la chiesa stessa per 
qualche tempo: la quale pergamena, collo stile barbaro di quei tempi, si 
esprime cosi : 

In Dei nomine eie. Temporibus Dn. Leonis universalis Pp. anno ejus 
primOf regnante llenrico Imperatore, anno ejus tercitis indie, lercia Engu-- 
bio. Profitenles profiteor ego Guido filius Panfilii per hujus pagina nostre 
vocis promissionis confirmacionis do et confirmo ad canonica beatissimi Sci 
martiri Mariani et ad vestris seguaces in perpetuum^ idest castrum Vallis^ 

(i) VeJ. nella cliicsa iÌi Clllà di CaslcIIu, p.ig. 5f)i del voi. iv 



384 GUBBIO 

quomodo canonica confirmavit avus meus Petrus et Mantia PanfiUi poter 
eju8 propter donacione facta prius ad ipsa canonica a Johanne Amantie^ po- 
ire dicti Panfilii et promitto ab hac ora non molestare ipsa canonica et faeio 
/idem et quietaiionem ab omni lite^ quam habui conlra vos propter ipso 
castro et cedo omnijure^ quod possum habere in castro prefato^ ita ut ego 
nec fila mei non molestabunt quodjure adquìsivislis causa donacianis et 
confirmacionis facta a me et a majoribus meis et si contravenivero, promitto 
vobis solvere penam de ariento libras sexainta et insuper hec pagina semper 
maneat integra. 

i{( Signum man. Guido cui relecta est. 

fji} Sig. man. Albertus fil. de dicto Guido^ qui consensit. 

fijif Sig. man..BarunceUus comes et Suppolus filius ejus rogai, testes ete, 
Fuscardo tabellio scripsi et compievi. 

Gli atti del concìlio romano sotto il papa Vittore II, nel 4057, ci mo- 
strano vescovo di Gubbio in queir anno un Guido, il quale cosi trovasi 
indicato: Guido Egobinensis episcopus (I): T Ughelli e il suo correttore 
Coleti lo ignorarono. V ha chi pensa, essere a lui diretta la lettera di san 
Pier Damiani, la quale è intitolata Dvmno V episcopo reverendissimo epi- 
scopo^ Petrus peccatore salutem (2). È vero, che quella iniziale V potrebbe 
indicare VidoiU; ma chi ce ne assicura, avendone il santo dottore taccinta 
la chiesa, a cui quel vescovo V presiedeva? Se ne vedano le conghietture 
presso il Sarti (3). 

Bensì dal Sarti io credo necessario T allontanarmi, circa lo stabilireni 
vescovo successore di Guido, cui dico essere staio un Rofredo o Gofredo, 
registrato cogli altri padri negli atti del concilio romano del papa Nicolò II 
nel 4039; e questo dev'essere premesso al vescovo san Rodolfo, di cui 
dovrò parlare in appresso. E sebbene in quegli stessi atti del summenlo- 
vato concilio si veda sottoscritto un Rodulfus Agubimis, vi si trova altresì 
registrato un Rofredus Episcopus Eugubinus ; e qualora non vogliasi 
ammettere che la chiesa di Gubbio avesse in quell'anno due vescovi, è neces- 
sario conchiudere, che neir uno o neir altro si trovi uno sbaglio dei copisti 
circa il titolo episcopale di ciascheduno di essi. La qualiflcazione Eugubi- 
nus, attribuita a Rofredo, è cosi chiara, che merita preferenza rimpelto 



(i) Mansi Collect. Concil. lum. xix, (2) È la xn del lib. iv. 

col. 8Ga. (3) Luog. ciL, {mg. 28 e 29. 



ANifo 1049-1060 385 



air altra di Agubinus adattata al vescovo Rodolfo. Ma e di qual chiesa sarà 
egli poi questo Rodulfus Agubinus ? Poco importerebbe, che se ne facesse 
qui una indagine, ove si voglia dar preferenza alla qualificazione non dub- 
bia di Eugubinus. Tuttavolta dirò, essere stato quel Rodolfo un vescovo 
di Gabio, ed averne gli amanuensi indicato il vescovato colla parola Agu- 
binus invece che Gabinus, Ed un Rodolfo infatti reggeva in quesf anno la 
chiesa di Gabio, non per anco spogliata della dignità vescovile. 

Noterò qui ui)' altra volta lo sbaglio delP editore delle opere di s. Pier 
Damiani, il quale intitolò a Rodolfo vescovo di Gubbio una lettera, eh' ò 
diretta invece a Roberto vescovo di Sinigaglia: ne ho fatto parola allorché 
narrai la storia della chièda senogalliese ed ivi mostrai dal contenuto stesso 
della lettera, non aver mai potuto appartenere ad un vescovo di Gubbio. (4) 
Bensì al vescovo san Rodolfo di Gubbio ed al vescovo Teodosio di Siniga- 
glia scriveva lettera il saìito dottore per raccomandare loro Y esame delle 
sue opere e concedere ad essi arbitrio pienissimo di correggerle ed emen- 
darle. Ciò dimostra palesemente la stima profonda, in cui egli av evali. « No- 
9 verit sanctitus vostrsf, dice ad entrambi (2) in una medesima lettera, dile- 
n ctissimi mihi Patres et Domini, quia praesumpsi quaedam opuscula 
» scribere non tam videlicet ut legibus ecclesiosticis, quod temerarium 
» fuerat, aliquid adderem, quam ob hoc praecipue quia sine quolibet exer- 
n citio inertis otii et remotioris cellulae taedia non perferrem: ut qui ope- 
» ribus manuum utililer insudare non poleram, cor vagum atque lascivum 
» qnodam medicationis loro rcstringcrem : sic cogitationum ingruentium 
V strepitum atque acediae obrepentis instantiam facilius propulsarem. Sed 
» quoniam jam illius examinis tribunalibus appropinquo, ubi non modo de 
» verbis et scriplis ullro eliam de minutissimis cogitationibus discussionem 
» vcntilandnra esse non ambigo, sanctitatis vestrac prudentiam qua valeo 
» supplicatione dcposco, ut aut me ad veniente, si vacat, aut postquam me 
» obire conligorit, Jjuidquid opusculorura meorum invenire potestis, attenta 
• diligcntia perlegatis ; et si quid in bis calholicae regulae dissonum, si 
n quid sacrarum scripturarum auctorilati reperitur adversum, prout 
» visuni fuerit, vel prorsus abscinderc, vel ad sanum intellectum correctam 



(i) Vc<l. nel voi. Ili, p»g. 2Ì)() nella chiesa (2) fe la lell. xi del lib. iv. 

di Fosioiubione, e pag. 383 nella cKiesa di 
Siniga^flia. 

roLr. .49 



386 GUBBIO 

» sentenlìam revocare : quatenus quod meae stoliditatis ignorantia deprava- 
li tur, ad rectae fidei lineam vestrae sanctitatis diligentia reformetur: et hoc 
» per vos emendet charitas, quae aedificat, quod per me deliquit scientia 
» quae fortassis inflabat. » Luminosa testimoaianza, quanto della modestia e 
della umiltà del Damiani, altrattanto della virtù e della scienza de' due ve- 
scovi, a cui quel santissimo e sapientissimo dottore i proprii scritti affidava. 

Ma testimonianza ben più luminosa alla santità di Rodolfo vescovo di 
Qubbio rendeva il medesimo san Pier Damiani, neir encomio, eh' egli 
scrisse di lui al pontefice Alessandro II. Avevagli imposto il pontefice di 
scrivere alcuna cosa degna di perenne ricordanza, ed egli non seppe qual 
migliore monumento tramandare alla posterità quanto il racconto delle sante 
azioni del vescovo di Gubbio san Rodolfo, il quale di fresco era morto. 
Ed air encomio di lui aggiunse anche quello del santo eremita Domenico 
Loricato. Era stata sollecitudine del Damiani, che la chiesa di Gubbio ve- 
nisse affidata al pastorale governo di questo Rodolfo, monaco delFAvellana ; 
e pare ciò avvenisse intorno T anno 4064. Mi persuade a stabilire questo 
anno V osservazione, che il Damiani nelf anno precedente assisteva, in 
qualità di amministratore della chiesa di Gubbio, alla consecrazione degK 
altari della basilica di Farfa, celebrata dal papa Nicolò II il di 6 luglio/ in 
compagnia dell' arcivescovo Uberto e del vescovo Agilardo abate di san 
Paolo. Se ne ha sicura notizia dal Muratori (4). Lasciò il Damiani T ammi- 
nistrazione della chiesa eugubina per la elezione, da lui medesimo affrettata 
del vescovo san Rodolfo ; ed a questa di bel nuovo si assoggettò dopo la 
morte del santo vescovo ; pare anzi la ritenesse poscia sino alla morte sua. 
Secondo il calcolo più preciso, il vescovo san Rodolfo terminava i suoi 
giorni ncir ottobre del 1 066 : altri invece, meno esattamente, lo dissero 
morto nel di 26 giugno del t070. Non si sa il luogo preciso del suo tran- 
sito; sembra nel monastero stesso di Fonte Avellana. 

Aggiungerò qui, poiché parlo di san Rodolfo, avere lui avuto due fra- 
telli, monaci similmente dell' Avellana ed una sorella terziaria di san Fran- 
cesco : tutti venerati con religioso culto tra i camaldolesi. I due fratelli 
furono queir eremita Forte, del cui transito poco dianzi ho parlato (2), ed 
un Pietro; la sorella aveva nome Castora ed era vedova. In lode di tutti 
loro esiste una iscrizione in Roma, all' altare della famiglia Gabrielli, a cui 

(i) Anliq. McJ, aevi, Ioni, v, pag. 1042. (2) Nella pag. 3.83. 



ANwo 1060-4066 , 387 



dicesi apparteDessero, nella chiesa de* camaldolesi a s. Gregorio al monte 
Celio. V iscrizione è cosi : 

D. 0. M. 

RODTLPHO EPISC. £?G?B. PeTRO GERMANO FRATRI 

Forti eremitae 

MOIfACHIS COENOBn SANCTAE CrVCIS FoNTIS AtELLANAE 
ET GaSTORAE TIDYAE TERTn ORDINIS S. FraNCISGI 

virtvtibvs claris 

Fortes Valletta, olih Gabrielliys, patric. Etgyb. 

COMES Baccharescdae et Corradttii 

AC Isabella Valletta nobilis Roman, et Setin. conjtges 

gektilibvs svis 

anno beati Fortis saecylari MDCCXL. 

pietatis et yenerationis 

MONYM. POSYERE 

Un vescovo Mainardo soggiunse TUghellidopo ilsununentovato Rodolfo 
e il Sarti pure lo ammise ; benché non se ne sappia il tempo preciso. Gerto 
è, che il necrologio avellanese, sotto il di 8 dicembre, segna la morte di un 
Mainardo vescovo di Gubbio^ monaco di quella congregazione. Ciò mi per- 
suade, essere a lui diretta la lettera di s. Pier Damiani, la quale offre il 
nome di Mainardo vescovo, senza indicare la chiesa, di cui lo fosse: Domno 

Mainardo Episcopo Petrus peccator monachus, E tanto più me ne 

persuade la familiarilù e la franchezza, con che gli parlava, come a monaco 
dello slesso istituto suo. « Quia novi, frater, cosi ne incomincia la lettera, 
» tibi non desse prudentiam, securus et absque formidine correptionis 
• adhibeo disciplinam .... Quod ore ad os saepe praemonui, per litteras 
replico et motum fugacis eloquii velut ad anehoram stationis apicibus 
■ ligo. >» E proseguendo poscia col suo scritto, lo esorta a darsi sollecitu- 
dine per ricuperare i poderi e i beni della sua chiesa, perduti ed alienati 
nel tempo del suo vescovato. Gli predica inoltre V emenda de* proprii co- 
stumi e l'affetto alla vita penitente e mortiGcata, per cui arrivare un giorno 
al conseguimento delF eterna mercede (I). Del quali danni recati all' eugu- 

(i) Questa lederà è Ftiii del lib. iv. 



388 GUBBIO 

bino episcopio cosi parla il Damiani: « Instaura, venerabilis frater, ecclesiae 
» tuae praedia prodige saecularibus tradita, revoca diversi generis orna- 
li menta nocenter exposita, et saltem insignia quaeque vel optima reslituan- 
» tur, quae praeiationis tuae tempore graviter suspiramus ablata. « E sui 
costumi di lui, cosi esprimesi; u In moribus quoque tuis temelipsum cor- 
» rige et undique cautus; undique circumspectus omnimo te sacerdotali 
» gravitate et honestate compone : nec delectcris fallacium divitiarum co- 
9 piis, quae fortassis ingeruntur, affluere: nec de cathedrae, cui praesides, 
» ambias honore gaudere. » 

Sbagliò gravemente rUgbelli. ponendo sotto Tanno 4062 il vescovo 
Ugo, successore di Mainardo, perciò che nel diploma di Alessandro II per 
la chiesa di Fossòmbrone Io si vede commemorato. Quel diploma appar- 
tiene air anno 1070, non gih, al 4062; dunque all'anno 4070 devesi rife- 
rire il vescovato di lui. E viveva Ugo anche nel 4 075 perchè una carta di 
donazione di alcuni possedimenti è favore della chiesa di s, Mariano e di 
Ugo vescovo di s, Mariano^ scritta nel marzo della decimaquarla (deve dire 
decima terza) indizione^ ai tempi del papa Gregorio VII, palesemente ce ne 
assicura. Dissi dover dire decima terza^ e perciò neir anno 4075, perchè 
un' altra lettera dello stesso ponteGce, e della slessa indizione, nel giugno, 
ci fa conoscere vacante la santa sede eugubina. Ma non durò a lungo sif- 
fatta vacanza: nello stesso anno 4075 il pontefice le dava a pastore un 
altro monaco di Fonte Avellana, il quale nominavasi Domenico, e fu il 
secondo di questo nome. Dalla lettera del pontefice vien fatto palese, che 
il predecessore di Domenico aveva governato con poco impegno e con pòca 
vigilanza il gregge affidatogli, perciocché al clero e al popolo di Gubbio egli 
cosi parlava : « Ex quo ecclesìara vcstram pastore viduatam esse cognovi- 
» mus, multa prò vobis solicitudiue anxii fuimus. Atque eo magis hac de 
» causa solicitamur et attentius Deo preces efTundimus, quoniam relroactis 
» temporibus non sat vigilantem vobis pastorem praefuisse cognovimus. ■ 
Pare, che questo Domenico vivesse lungamente al governo della chiesa 
eugubina, perchè del suo successore, che fu Rustico, ignoralo dall' Ughelli, 
non si trovano memorie prima del 4097. Bensì nel marzo del detto anno 
sottoscriveva Rustico una carta^ che tuttora si conserva autografa nello 
archivio Armanni (I). Da un' altra carta autografa del medesimo archivio 

(i)Lib. D,pag. i5. 



ANNO 1066-1106 589 



viensi a conoscere, che in questa età il capitolo della canonica di san Ma- 
riano, ossia il capitolo della cattedrale eugubina, aveva per suo capo il 
priore ; la qual dignità cambiò titolo in progresso e fu nominata, come Io 
è al giorno d* oggi, proposto. La carta, eh* io commemorai è la seguente: 

« IN DEI NOMINE ÀMEN, Anno dominice incarnat. millesimo nonage- 
» Simo septimo mense Novembri indiclione VI. Eugubio. Ego quidem in 
» Dei nomine Rainerius, Rainerii Marchionis, olim filius, per bac transa- 
» ctionis pagina, finitionis atque promissionis, promitto et oblìgo me meos- 
» qua eredes vobis Rainerio priori tuisque successoribus et ipse canonice 
» 8. Mariani semper, atque Farulfo Munaldi quondam filio suisque eredi- 
» bus, quod ab bac bora nec causa tionem nec aliquam molesta tionem vobis 
» fatiam de ipso castro et pojo de Cologniola, sed securi ex nostra parte 
M permaneatis in perpeluum, eie. etc. ■ 

Dopo il sunnominato Rustico, die non si sa quando morisse, troviamo 
nel -1405 sollevato alla cattedra vescovile di Gubbio il monaco avellanese 
GioTAifiii II da Lodi, le cui virtù nelF episcopale ministero egualmente che 
nella claustrale osservanza lo resero degno dell onore degli altari. La vita 
di questo santo vescovo, scritta da un anonimo claustrale delF Avellana, 
fu pubblicata per la prima volta dal Sarti (4) e poscia fu inserita nella loro 
raccolta dai bollandisti. Egli era stato consecrafo sacerdote da san Pier 
Damiani ed eragli stato compagno ed assistente nelle molte sue legazioni 
e nelle apostoliche sue fatiche. 1 monaci di santa Croce di Fonte Avellana 
se lo avevano scelto a proprio lor superiore, e da questo grado onorevole, 
in cui s* era fatto a tutti specchio di ogni virtù, fu assunto dal clero e dal 
popolo eugubino a padre e pastore della loro chiosa. Ma prima ancora, che 
si compisse il primo anno dopo la sua eonsecrazione a quell'augusta dignità, 
addi 7 settembre del. 4 106, egli ne lasciò vedova e desolata la chiesa, che 
tanto si gloriava di possederlo. Se ne conserva decorosamente il sacro corpo, 
tuttora incorrotto, nella cattedrale: anzi nelF anno 4648 ne fu fatta solen- 
nissima' ricognizione, e fu collocato in una magnifica urna di marmo. Ne 
celebrò il sacro rito il vescovo di Gubbio Alessandro Sperelli, assistito dai 
einque suoi circonvicini vescovi di Foligno, di Nocera, di Cagli, del Mon- 
tefellro e di Fossombrone. Tacer non devo, che, quarant* anni avanti, 
il vescovo di Gubbio Andrea Sorbolonghi, condiscendendo alle istanze del 



L 



{ì) Liioj». fii. p^g. 6^ — 82. 



390 GUBBIO 

vescovo di Lodi Lodovico Taverna, aveva donato una porzione del Inrao- 
cio sinistro di questo santo Giovanni, acciocché ne fosse arricchita la 
cattedrale della sua patria. Noterò qui per ultimo, che T iscrizione sepol- 
crale, cui disse rUghelli essere scolpita sulla tomba del santo vescovo, 
non esiste punto, ned esisteva più neppure ai giorni del Sarti, cioè in sulla 
metà del secolo passato. Nota per altro il medesimo Sarti, che se a taluno 
venisse in pensiero di riporvela di bel nuovo, sarebbe duopo correggerla 
dagli sbagli, che presso Y Ughelli vi si leggono. 

Un altro GiOTAiiifi, che fu perciò Giovanni 111, devesi qui collocare, 
immediato successore «del santo vescovo testé nominato. Di questo non 
fece parola Y Ughelli ; ma ce ne dà sicura notizia lo scrittore contempora- 
neo della vita di san Giovanni, é ce lo mostra successore del medesimo. 
Lo dice anzi legato apostolico, a cui egli poscia fu surrogato nella lega- 
zione, che Giovanni lasciava, per andare al governo dell' affidatagli chiesa 
eugubina. Sino a quando poi ne possedesse la santa cattedra non saprei 
dirlo. Certo è, che del suo successore Stefano, cui Y Ughelli disse vescovo 
di Gubbio dal 4406 sino al 4450, non si cominciano a trovare sicure 
notizie prima dell* anno -4 4 26. In quest'anno infatti, nel mese di marzo della 
indizione IV, lo si vede nominato in un documento deir archivio Arman- 
ni (4) ; e lo si trova anche nel giugno delf anno seguente in una carta di 
locazione di un campo appartenente alla sua chiesa. Che poi vìvesse que- 
sto Stefano sulla santa sede eugubina sino all'anno 4450, come disse 
r Ughelli, non si può ammetterlo; perchè il computo, che sono per fare, 
ci assicura essere stato eletto il suo successore sani' Ubaldo verso la fine 
delfanno 4429. 

Di Ubaldo infatti, che fu poi vescovo della sua patria, si sa con cer- 
tezza, che neir anno 4 448 era il capo dei canonici della cattedrale, nomi- 
nato allora priore ; si sa, che nel 4 428 egli era similmente il priore del 
capitolo : e le carte dell! archivio ce ne assicurano. Si sa inoltre, eh' egli 
dalla dignità di priore passò immediatamente al grado di vescovo ; e si sa 
d' altronde, per un' altra carta delF archivio stesso, che nel novembre 
del 4429 era priore dei canonici un Baroncio. Dunque prima del novem- 
bre di questo anno è duopo stabilire innalzalo Ubaldo alla vescovile dì- 
gnitù della sua patria. Da tutti questi incontrastabili documenti un' altra 

(i) Co(]. lill. D, pag. 25. 



ANNO 4106-1160 391 



conseguenza devesi trarre ; ed è, che il pontefice, il quale per divina rive- 
lazione fu mosso prodigiosamente ad acconsentire alla elezione di Ubaldo, 
e da per so stesso lo consecrò, non fu già il papa Innocenzo II, siccome 
scrissero alcuni storici, seguitati poi dall' Ugbelli, ma il papa Onorio II, il 
cui pontificato continuò anche nel febbraio del 4 1 50. E qui lasciando da 
parte le favolose narrazioni del Giacobini, approvate per lo più e seguite 
dair Ughelli, dirò del vescovato di sant' Ubaldo quanto per autentici docu- 
menti ci venne fatto di conoscere. Egli nel 4438 donava a Benedetto priore 
ed ai canonici della sua cattedrale alcuni beni situati nel fondo Sta/Ue, ed 
ai medesimi donava, sei anni dopo, un mulino presso il fiume Cumignano, 
nella pieve di s. Giovanni. Egli nel 4 140 ristaurava a sue spese la chiesa di 
san Secondo ed arricchivala del possesso di una vigna, e nel seguente anno 
vi pose ad officiarla i canonici regolari lateranesi, ai quali poscia il ponte- 
fice Innocenzo II, sotto la data di Laterano X cai. Aprii, ind, V^ incamat. 
Dom: anno WCXU, concedeva la conferma dei diritti e dei possedimenti 
ottenuti. È diretto il pontificio diploma Leoni priori ecclesiae ss. Agabii et 
Secundini martyrum, e si conserva nelF archivio del medesimo monastero. 
Giova trascrivere qui per intiero la carta dei privilegi, che questo santo 
vescovo concesse, veni' anni dipoi, al priore e ai sacerdoti della chiesa di 
san Felicissimo; chiesa antichissima, ch'esiste fuori di Gubbio, nel fondo 
Bagelala, ed è pressoché tutta fabbricata con preziosi marmi, avanzi me- 
morandi della primitiva città d'Iguvia (I). Essa interessa molto per darci 
notizia della ecclesiastica disciplina di queir età. 

« Anno dominice incarnationis millesimo CLX tempore Friderici im- 
» peraioris die nona Maii ind. Vili. Eugubii. 

» ITumanc fragililalis prudentia revera cognoscat magis divinitatis 
» quam humanitatis fore omnia sue retinere memorie, qua de causa in 
n Cristi nomine. Ego Ubaldus Dei gratia Eugubine ecclesie episcopus. cum 
» voluntate moorum clericorum et maxime Benedicti prioris canonice 
9 s. Mariani et Offrcdi abbatis monaslerii s. Pelri, arcripresbiteri s. Joan- 
» nis, nec non archipresbiteri s. Victorii aliorumve quamplurium meorum 
M clericorum ecclesie s. Felicissimi, et tibi donno Viviano priori ejusdem 
» ecclesie et donno Baruntio sacerdoti veslrisque successoribus in perpe- 
• tuum tale privilegium concedo, idest, ut ab hac bora in ante firmiter et 

(i) Ksisle Porijiinalc nelP arch. dì s. Pietro, plul. it, f^scìc. S. Felìcissimus^num. \, 



392 



GUBBIO 



sine alicujus calupaia habeatis, teneatis, possideatis quidquid hodie 
liabetis et teaetìs jure vcl usu et usquemodo habuistis diebus meis et 
abbatis vestri, aut in antea adcquirere poteritìs, jure vel usu caDooice. 
Sepulturam quoque ipsius loci liberam esse deceraimus, ut eorom 
devotioni et extreme voluntati, qui illie sepeliri se deliberaveriat, nisi 
forte excommuaicati sìnt, nuUus obsistat et quicumque intuitu pietatìs 
vel religioaìs vestram voluerint ìngredi eeclesiam, nisi servus sii, Tobis 
et ingredientibus eeclesiam vestram cum suis btfnis liberam coucedlmus 
facultatem. Nec alicui vero successori meo vel alicui meo in minori 
dignitate coostituto videi, archipresbitero, liceat prefate ecclesie vel sais 
parochianìs presentibus vei futuris injuriam irrogare vel excommuni* 
cationem indicere vel ofGcium iolcrdicere vcl decimas esigere, vel mor- 
tualia vel ad aliqua obsequia, nisi voluntaria, aliquo modo coércere. Si 
quis vero ausu temerario contra nostrum proliibitum quidquam tacere 
presumpserit ex parte Dei et mea sijt excommunicatus et ejus exactio 
seu petitio sit inanis nec ejus seutentia vos vel vestros parochianos 
ledat, tanquam alicujus privali sententia ledatur. Ad hec vobis donno 
Viviano, tuisve successoribus liberam potestatcm concedo ìnterdicendi 
et excommunicandi, corripiendi et emendaudi tuos parochianos tam 
prcsentes quam futuros, archipresbitero quoque nihilominus baptismalia 
et celerà que siae plebano fieri non possuot et vestris parochianìs sine 
mora impcndeole.* Quod si forte in sua ignavia hoc facere neglexerit 
vel cootempserit, post excommunicationem cujuscumque transgressio- 
nis pena sine tardllate vel contradictione aliqua, appellatone cessante^' 
a quocumque recipere vaiealls. Qualenus iilic Deo servienles fratres ab 
omni episcopali potestate liberi securius Deo et monaslerio B. Petri, 
cujus juris esse dignoscitur, servire valealis. item precipio sub anatfae- 
matis vinculo, ut nemo dcinceps audeat minuere vel lollere prediete 
ecclesie jus vel usum, quem diebus meis habuit, vel id, quod adcquirere 
potuistis jure vel usu canonice; et insuper concedo vobis vestrisque 
successoribus in predicla ecclesia peragcndis et deffendendis in negoliis 
veslris in episcopali vel civili curia esse quoliescumque vobis utile et 
necessarium crii si alquis contrarium vobis facere voluerit. Et si ali- 
quis contra hoc, quod superius dictum est in curia vel extra de facto 
frangere clericos vel laicos ex parte Dei omnipolenlis et B. Mariae Vir- 
ginis et omnium sanctorum et mea, vinculo anatbemalis sii innodatus 



ANNO 1160 393 



» et mulctetur pena viginti librarum argeiiU purissimi predicte ecclesie 
» s. Felicissimi. Et iosuper hoc meum decrelum firmum et stabile per- 
» maneat semper. 

» s. manus Ubaldi episcopi, qui scribere rogavit. 

» sssss. mauus B. Joanuis Imizelle et D. Stephani S. Laurentii, et 

» D. Ugonis Govedii et D. Angeli et D. Ilomodei S. Georgii. 
» sssss. manus testium Phìlippus Sighinolphi, Petrus et Gualfredutius 
n Perizacii, Corvolus Berardi et Joannes Martuli, et Bastardus, et 
» Ubertus Rainerìi Ursi de la Isola, et Tudinus Joannis Leoni, et 
» Zampulus Causidicus hi omnes rogali sunl testes. 
9 Ego Ubaldus scripsi et compievi. » 
Tanta devozione professava il santo vescovo Ubaldo verso la chiesa 
suindicata, per ossequio e riverenza alle venerabili spoglie del santo tito- 
lare, che vi riposava, sino da allora, sotto V aitar maggiore. Queir Offredo, 
che in questa carta ci è mostrato abbate del monastero di s. Pietro, in 
seguito diventò vescovo, come alla sua volta vedrassi, ed egli stesso con- 
fermò il medesimo privilegio. Quanto poi al vescovo sant' Ubaldo, egli lini 
la sua vita in questo medesimo anno \ 1 60. Del beato suo transito, dei mi- 
racoli, che io accompagnarono, della sua deposizione, onorata dalF assi- 
stenza dei vescovi circonvicini, troppo lungo sarebbe il discorrerne. Dirò 
soltanto alcun che del saero cullo, che gli si prestò sino da quel tempo. Se 
ne conserva il venerabile corpo, tuttora incorrotto, nel tempio a lui inti- 
tolato sulla cima del monte, che sovrasta alla città : lo hanno in custodia i 
frati francescani riformati. Né tardarono i monaci dell' Avellana ad inti- 
tolargli un altare. Nelle antiche memorie infatti della dedicazione di quella 
loro chiesa, celebrata nei 4197, trentasette anni cioè dopo la morte del 
santo vescovo, si legge: « Altare, quod est a sinistra parte, est consecra- 
» tura ad honorem s. Trinilatis, s. Jacobi majoris, s. Bartholomaei et Bar- 
n nabae apostoli et s. Ubaldi episcopi et confessoris. » La vita del santo 
vescovo fu scritta diligentemente dal suo immediato successore Teobaldo. 
Non tacerò, che sotto il vescovo sani' Ubaldo i ponteQci Innocenzo 11 
e Celestino II diedero ampli diplomi per confermare tutti i possedimenti e 
diritti e privilegii della chiesa eugubina : sono essi diretti Dileciis filiis he- 
nedicto praeposito' ejusque fralribus in ecclesia episcopalis sedis beati Ma- 
riani Eugubinae civitatis Domino famulanlibus, iam praeseniibus quam futu- 
ris in perpetuum. Ed è questa la prima volta, in cui ci si mostra la prima 



yoL f^. 



39b GUBBIO 



ed unica digoilù del capitolo de' canoaicì di Gubbio col nome di prapoito 
invece che di priore^ come s' era veduto per T addietro. Portò ambidae 
questi pontiGcii diplomi Y Ughelli ; ma ne alterò e ne sconvolse gotCeuDaeiite 
le note cronologiche, sicché non puossi con precisione determinare a quali 
anni appartengano. 

Teobaldo adunque, com' io diceva, fu il successore di sant* Dbaldo nel- 
r episcopale governo delia chiesa eugubina. E ne fu successore profetizzato 
dallo stesso santo suo antecessore (I). Egli era monaco deli' Avellana; non 
già, come disse T Ughelli, canonico regolare. Ma in questi annì^ che dalle 
violenze delF imperatore Federigo Barbarossa era agitata miseramente la 
Chiesa romana, ebbe anche la diocesi di Gubbio a soffrire le avversità di 
una scismatica intrusione. Federigo infatti, perciocché il vescovo Teobaldo 
insisteva nella fedeltà e nella obbedienza al ponteQce Alessandro IH, elesse 
vescovo di Gubbio un Bonatto, eh' era abate del monastero di s. Donato ; 
e sembra, che ciò avvenisse intorno V anno 1 1 65 ; perciocché sotto questo 
anno V imperatore diede alla chiesa eugubina, guadagnata di già al suo 
partito, un ampio diploma, che poco appresso soggiungerò. Teobaldo in- 
tanto, costretto a cedere alle vicende dei tempi, si ritirò nel monastero del- 
l' Avellana, e vi stette finché in sul cadere del 4 1 64 o forse in sulF inco- 
minciare del H 65 la morte dell' intruso Sonato gli lasciò libero V accesso 
alla contaminata sua sede. Ecco il diploma imperiale, concesso all' intruso 
vescovo e alla scismatica sua chiesa. 

IN NOMINE SANCTE ET INDIVIDVE TRINI TATIS 

FrEDERICVS DlTIIfA FAVENTE CLEHENTIA ROHANORVM IhPERATOR 
ET SEMPER AVGVSTVS. 

« Quoniam ea, que inter homines garuntur tum successiva et multiplici 
9 temporis mutabilitate, tum rarissima humane vite diuturnitate, ex di- 
» versarum quoque occupationum et negotiorum numerositate ab homi- 
» num facillirae memoria elabuntur: ea que perpetuo vigere ac valere 
» cupimus scripture ministerio memoriali perhennitati commendare di- 
ra gnum ducimus. Ideoque universis sacratissimi imperii nostri fidelibus 



(i) VeJ. il Sarti, luog. cit,, pag. lo^ 



ANNO 1160-1165 395 



» praesenlibus ac fuiuris cupientes imioteseere contentionem Eugubine 
9 mitatìs et civium suorum de servilio nostro, quam feeerunt Bonaetus 
» ecclesìe Eugubine electus, et Benedictus prior ejusdem ecclesie majorìs, 
» Offredus abbas monasterii sancti Petri de eadem civitate et Rainaldus 
» Ugonis Petri Gonsul Eugubinus et Ugo Janucii prò aliis consulìbus, 
» scilicet, Albertino et Rainaldo de Serra, et Rainaldo de Honeslo prò tota 
» civitate et universo populo vice nostra cum glorioso imperi! nostri prin- 
» cipe, videlicet domino Rainaldo Coloniensi electo et Italie arcbicaneella- 
» rio, astante domino Ottone cornile Palatino majore de Witiinisbach, et 
» Burcardo.Burenguio Magdaburgensi^ Arnaldo Barbavaria potestate Pia- 
» centinorum, et aliis plurimis viris honorabilìbus, eamdem convenlionem 
» scriplure jussìmus vinculis innodari. Videlicet, ut ipsa civitas, et bomiues 
» habitantes in ea et in suis appenditiis cum suis possessionibus una cum 
9 ecclesiis suis et suis tenimentis, que nunc juste habent, vel in antea juslis 
» modis acquirent, boc est canonica S. Mariani, et episcopatus, monaste- 
» rium S. Petri et monasterium S. Donati cum ecclesiis et castellis, bisque 
» perlinentiis ad episcopatum predictum et ecclesias prenotatas attinenti- 
» bus, quorum bec sunt nomina. Mons episcopi. Agnanum. Mons ranaldi. 
» Mons Lulianus. Moniecelli. San Victorini. Monte fragajo. La turre. Colle 
» palumbi. Glomisso. Monte Sancte Marie. Clesi. Petrojo. La Sclizza. Collis 
» Casalis. Convenimus ut ipsa civitas cum ecclesiis et castellis prediclis 
n neque duci, ncque marchioni alicui et nulli unquam persone magne vel 
» parve in aliquo respondeant, nisi legitime. Insuper neque in fodro, neque 
» in collecta, neque in aliquo cuiquam respondeant, nisi tantum uobis vel 
» generali nostro nuncio, qui jurisdictionem ad boc babcat. Consules quo- 
» que, qui in ca civitate sunt, vel prò tempore erunt, facere debent justi- 
n tiam in civitate et in districlu ejus atque in predictis castellis: Si episcopo 
» et prelatis supradictarum ecclesiarum placuerit. Et si facere non pote- 
9 runt, imperialìs nostri nuncii auxilium petant et secum paritcr faclant. 

■ Preterea consules et cives supradicte civitatis nuncium imperiale fodruni 

■ nostrum colligere bona fide juvabunt infra et extra comitatum Eugubi- 
9 num, si ipse nuncius noster eos rogaverit. NicbiI autem aliud consules 
» predicti vel civcs nuncio nostro ex debito occasione nostri facere debent 
9 prò eo quod in presenti ad felicem nostram expeditionem in Apuliam vel 
9 quocumque voluerimus, centum libras denariorum Lucensium vel Pisa- 

■ norum nobis dare debent et in posterum singulis annis sexaginta libras 

I 



396 



GUBBIO 



n Lucensium vel Pìsanorum de civitate et eeclesiis eum possessionibus suìs 
p ac pertinentiis et castellis predictis. §. losuper juvabunt sine frande et 
f • bona fide nuacium nostrum acquifere 'residuum fodrum nostrum de 
■ anno preterito. Si quis autem hanc conventionem ìnfregerit, pene mille 
» librarum aurl subjaceat. Et bas sexaginta libras aonuatim in feste 
• S. Martini apud S. Minialem, aut ubi jusserimus in Tuscia nobis per- 
» solvent, nìsi eo anno, quando fodrum Imperiale per totam Italiam et 
n similiter ab ipsis nobis tollere placuerit. Que omnia ut verius a cunctis 
» credantur ac perpetuo diligentius observenlur, preseutem paginam mana 
» propria roborantes, majestatis nostre sigillo precepimus insignirì. 



» Signutn Domtnt -* 




Frederici Rotnanorum 
Imperatoria invictissimi 



« Ego Rainaldus Sancte CoIIonlensis ecclesie electus Italie archicancel- 
» larius recognovi. 

» Data sexto idus Novembris anno dominice incarna. MCLXIII. indi- 
» ctione XII. imperante domino Friderico Romanorum imperatore invictis- 
n Simo anno regni ejus XIL imperii ejus IX. Actum laude in Dei nomino 
9 feliciter amen. » 

Morto, come poco dianzi io diceva, Io scismatico e intruso Bonatto^ 
fece ritorno il legittimo vescovo Teobaldo dair eremo di Fonte Avellana 
alla sede pastorale della sua chiesa. E continuò a reggere V affidatogli gregge 
sino alla fine dell'anno 1 178. In quest'anno i zaratini fecero istanze, perchè 
foss' egli loro concesso ad arcivescovo, in luogo del defunto Lampridio : e 
vi andò infatti nel principio del seguente anno \ 179, di pienissimo consenso 
del papa Alessandro III. Rimasta perciò vacante la sede eugubina, fu eletta 
neir anno slesso ad occuparla queir Offreoo, che vedemmo già nominata 
nei recati diplomi come abate del monastero di s. Pietro. Sotto il vescovato 
di lui ottennero i canonici regolari di san Secondo una pontificia bolla, che 
conferma lo stabilito da lui in favore della loro chiesa e dei loro diritti ; che 
nessuno cioè potesse piantare, entro i confini della loro giurisdizione, ora- 
torio o chiesa, senz' averne prima ottenuto licenza dal vescovo e dal priore 



*/ 



ANNO li65-118{^ 397 

dei canonici stessi. Un diploma bensì devo trascrivere dello stesso Offredo 
in favore della chiesa di s. Felicissimo, del tenore pressoché di quello, che 
le aveva dato alcuni anni avanti il vescovo sant' Ubaldo. Questo appartiene 
air anno 4484, ed èi.cosl(l): 

« IN NOMINE GERISTI AMEN. Anno ejusdem millesimo centesi- 
» mo LXXX quarto. Tempore Lucii pape Federico imperatore imperante. 

■ Mense aprilis indict. secunda Eugubii. 

» Humane fragilitatis prudentia revera cognoscit magis Divinitatis quam 
» humanitatis fore omnia sua retinere memorie. Qua de causa in Chrìsti 
» nomine OfTredus Dei gratia Eugubine ecclesie episcopus cum voluntate 
» meorum clericorum sequendo privilegium B. Ubaldi gloriose memorie, 
» ecclesie s. Felicissimi et tibi donno Viviano ejusdem ecclesie priori, cun- 
» ctisve clericis ejusdem loci et omnibus successoribus vestrisinperpetuum 
» tale privilegium concedo. Idest, ut ab hoc bora in antea firmìter et sine 
n alterius calumnia habeatis, teneatis, possideatis quidquid hodie habetis et 

■ tenetis jure vel usu, aul usquc modo habuistis diebus meis, vei abbalis 
» veslri aut in antea acquifere polerìtis jure vel usu canonice. Sepulturam 

■ quoque ìpsius loci liberara esse decernimus, ut eorum devotioni et extreme 
» voluntati, qui illic sepelirì se deliberaverint, nisi forte excommunicali sint, 
n nuUus obsistal et quicumque intuitu pictatis vel religionis vestram volue- 
» rint ingredì ecclesiam, nisi servus sit, vobis et ingredientibus vestram 
n ecclesiam cum suis bonis, liberam concedimus facultatero. Prcterea ne 
• divinum officium reverende ecclesie B. Felicissimi, vel ejus clerici nulla 
B de causa possit lurbari, speciali beneficio prò reverentia sanctissimi cor- 

■ poris B. Felicissimi concedimus, ut nulli episcopo successori meo vel 
» alieni alio in minori dignitate constituto, videlicet archipresbitero liceat 

■ prefate ecclesie vel suis clericis suisve parochianis presentibus vel futuris, 
» injurias irrogare vel excommunicationem indicere, vel decimas exigere, 
» vel mortualia vel ad aliqua ulla obsequia, nisi voluntaria aliquo modo 
» supradictam ecclesiam et ejus clericos ; ejusve parochianos coercere. Si 
» quis vero ausu temerario contra hoc nostrum prohibitum quicquam fa- 

■ cere presumserit ex parte Dei et B. Ubaldi et mea sit excommunicatus, 
n et ejus exactio seu petitio sit inanis, nec ejus sententia vos vel vestros 



(i) Coniervasì presso i monaci di s. Pietro, Plut. 4 fascic. 5. Felicissimus, noni. i. 



398 GUBBIO 



■ clericos aut vestros parochìanos ledat, nec quoad metum, tamqnam 
» alicujus privati sentenUa. Adliee itqInb èmme YivisBo, tuisqiiesiioeeflBQ- 
» ribus lìberam potestatem concedo interdicendi et excommunicandi, cor- 

■ ripiendi et emendandi tuos parochìanos tam presentes quam fotoros; 
» archipresbitero quoque nìbilominus baptismalia et cetera, que 8ine pie- 

■ bano fieri non possunt, vobis et vestrls parocbianis sine mora impen- 
» dente. Quod si forte sua ignavia hec facere neglexerit vel contemnere 

■ presumpserit, post excommunicationemcujuscumquetransgressoris, pena 
» sine tarditate vel contradictione aliqua, omni appellatione cessante, a 

■ quocumque recipere valeatis. Quatenus illic Deo servientes fratres hoc 
» nostro privilegio muniti et ab omni turbatione liberi securius Deo et 

■ monasterio B. Petri, cujus juris esse dignoscitur, servire valeant. Item 
» precipio sub analhematis vinculo, ut nemo deinceps audeat minuere ve! 

■ tollere jus predicte ecclesie vel usum quem diebus meis babuit vel in 
» antea canonice acquirere poterit jure vel usu. Et insuper concedo vobis 

■ vestrisque successoribus in praedicta ecclesia peragendis et defendendls 
» in negotiis vestris, in episcopali vel civili curia esse quotiescumque vobis 
» utile vel necessarium erit si aliquis conlrarium vobis facere voluerit : et 
» si aliquis contra hoc, quod superius dictum est, in curia vel extra de 

■ facto frangere tentaverit clericos vel laicos ex parte Dei omnipotentis et 
» B. Marie V. et omnium sanctorum et mea vinculo anathematis sit in- 
» nodatus et mulctetur pena viginti librarum argenti purissimi predicte 
» ecclesie S. Felicissimi. Et insuper hoc meum decretum firmum et stabile 

■ permaneat semper. 

9 S. manus donni OOredi episcopi qui s. rog. 
» }£i donni Munaldi, qui consensit. 
» }£i manus donni Rainerii abbatis, qui scribere rogavit. 
^ » SS. testium. Guaston Tebaldi testis et cousui. Ermannus Ber- 

9 nardi. Tebaldus Boneore. Joanues Corboli. Prima pars 
» Zampoli, hujus omncs testes rogati sunt. 

» Ego Homodei in presenti ut mibi rogatum ita mano 

» mea s. et compievi. 
» Ego Philippus prior S. Secundi manu mea scripsi. » 
Un'altra pergamena del vescovo Offredo ci fa conoscere una contro- 
versia, che sussisteva già prima per cagione di decime tra il pievano di 
san Vittore e i monaci, a cui quelle cure appartenevano. Ne aveva decisa la 



ANNO 118(1 399 



lite sino dall'agosto del 4480 il vescovo novello, poco dopo ch'era en- 
trato al governo di questa chiesa. La sentenza diceva : 

« IN NOMINE CORISTI AMEN. Anno MCLXXX. mense augusti. Fe- 
» derico imperatore regnante indict. XV. Eugubii. 

9 Quoniam memoria homìnum labilis est, et didicimus aliis spirituaUbus» 
» sepe Inter plebes et monasteria, nec non et alias parochiales ecclesias 
» maxima oritur discordia; ego idcirco Offredus Eugubinus episcopus de 
» querela, quam sancii Victoris plebanus fàciebat de monasteiii et aliis 
» parochialibus ecclesiis in suo plebatu constitutis, asserebat enim prefa- 
» tus plebanus quod monachi jam dictorum monasteriorum et sacerdotes 
» predictarum ecclesiarum et parochianus monasteriorum et capellarum 
n non debere medietatem decimationis prefate plebi persolvere dicebant. 
» Yerum plebanus plurìbus testibus presentibus, qui inferius declarabun- 
» tur, nobis ostendit prefatam plebem medietatem decimationis in iute- 
» grum de suo plebatu antiquitus habuisse; unde ego jam dictus episco- 
» pus hinc inde hac controversia sepe audita et intellecta sic statuto et 
» decreto in perpetuum valituro dispono, firmiterque precipio, quatenus 
» de celerò omnes parochiani in predicto plebatu constituti de posses- 
» sionibus, quas in eo plebatu habent, medietatem decimationis jam pre- 
9 diete plebi persolvant nec occasione proprietatis vel colonorum mona- 
9 steriorum aliquid de supradicta parie subtrabaut. Et hec dispositio fa- 
9 età fuit in ecclesia sancii Hippoiyti in festivitate ejusdem ecclesie in 
9 presentia prioris canonice s. Johanois Vitisgrosse et cauonicorum ejus- 
9 dem canonice et in presentia donni Munaldi canonici et mri Prisciani 
9 et aliorum quamplurium clericorum et in praesentia laicorum Raynerii 
9 et Guelfutii Saxonis et Roland! Guelfutii et Gualterii, Rodulphi, Ugonis 
9 Zampoli et Tardutii etc. 

9 Ego Joannes Notarìus scripsi et compievi. » 

Sotto il medesimo vescovo Offredo, ottennero i canonici della catte- 
drale dal papa Lucio III un'ampia bolla di conferma di tutti i privilegi!, 
diritti e possedimenti, clie sino a quel giorno avevano conseguiti. Noterò 
per altro, che le note cronologiche portate dalF Ughelli sono sbagliate, e 
devono nel loro confronto segnare il di 4 gennaro dell'anno 4182. Del 
pastorale governo di Offredo non si hanno memorie che oltrepassino Tan- 
no 1 184: tuttavolta il Piccolti lo dice morto nel M90. Né ciò può essere, 
qualora non vogliasi, ch'egli due anni prima di niorire avesse rinunziato 



400 GUBBIO 

il vescovato ; lo che non appare da verua documento. Io ammetto sbar 
gliatoraoDO del Pìccotti, perciocché nel |4 4 88 si comincii^io di già a 
trovare memorie del vescovo Bentivoglio, successore di Offredo. E la 
prima memoria, che di lui si trova, è un breve del papa Clemente III, cel 
quale gli è concessa la facoltà di trasferire in luogo più sicuro e me^o 
custodito le sacre reliquie dei santi, eh' erano rimaste neir antica città 
devastata e distrutta per le Serissime guerre di quei tempi. Ha il breve la 
data di Laterano XHI kal. Novembris. Vi fu chi disse, essere stato questo 
vescovo della famiglia de' Bentivoglio ed esserne stato il vero nonie Bene- 
detto ; anzi essere lui stato quel Benedetto, che più volte s' è veduto nei 
diplomi qualificato priore della canonica di s, Mariano. Ma il Sarti rigetta 
questa opinione, perchè a nessunissimo fondamento appoggiata. 

Fu poco dopo, che gii eugubini ottennero dall'imperatore Arrigo VI 
la licenza di rifabbricare la loro città ; nella quale occasione ebbero un 
diploma, in cui determinavansi con precisione tutte le appartenenze si 
civili come ecclesiastiche. Pubblicò TUghelli questo diploma; ma cosi 
pieno di errori, che io reputo conveniente di riprodurlo sulla fede del- 
l' originale, che si conserva nell'archivio civico della stessa città. 

IN NOMINE SANCTISSIME ET INDIVIDVE.TRINITATIS. 

Heinricvs Sextys DiniVA fayente Glementiì Rohanortu Impebatoe 

ET SEIIPEE AtGYSTTS. 

« Nostrorum desideriis fidelium imperialis nostra benignitas facilem 
» prebere consuevit assensum et eterna futurorum firmare memoria ; 
» Noverint itaque omnes amplitudinis nostre fideles tam presentis etatis 
» quam future, quod Nos cives Eugubinos a hanno Imperiali absoiventes, 
■ omnes offensas, quas contra Nos vel nostros commisere Nuntios eis 
» sincere dimittimus et nominatim fracturam Arcium Eugubini montis ab 
» ipsis civibus Eugubinis factam et res ab eis inde ablatas et concedimus 
» eis montem super civitatem positum undique cum suis apenditiis ad 
9 edificandam novam civitatem, quam et informare et reformare suo 
» eis liceat arbitrio ad interventum quoque fidelis nostri Cunradi ducis 
» Spoletani et ad petitionem Walfredutii Martholi Eugubini consulis, et 
» Adelardi Imperialis judicis concedimus eis omnes suas possessiones 



1 



àif if HSk' H91 ((01 



• ubicumque sint constitute; et ut prò episeopatu, canonica Sancti Mariani, 
» monasterio sancti Petrì, monasterio sancti Donati, monasterio sancti 
■ Benedecti, monasterio sancti Angeli de Glasserna, monasterio sancti Ye- 
j» recundi, monasterio sancti Angeli de Assìno, ecclesiis, possessionibus, 
9 castellis, aiiisque pertinentiis ad predictum episcopatum et ad ecclesias 
9 prenominata seu monasteria pertinentibus, sciiicet, Monte Episcopi, 
n Ana, Agnano, monte Ranaldi, monte Luliani, monte Cellii, monte Yito- 
» rini, monte Fragario, la Torre, colle Palumbo, Glomisco, monte sancte 
» Marie, Olisce, Petrojo, la Scleza, Colle Casalis, Caslilione Ildebrandi et 

• vallis Marcula, nulli respondeat predicta civitas, nec duci, ncque mar- 
» cbioni, nec ulli alli persone, nisi modo legitimo, sed nec super fodro 
» seu collecta respondeant alieni, nisi nobis, vel generali nuntio nostro. 
» Consules Eugubini, qui prò tempore fuerint, facere debent justitiam in 
» civitate ìpsa et in districtu ipsius et in locis prenotatis ; si vero facere 
» Qon polerunt, Imperialìs nostri nuntii requirant auxilium, ab omni 
namque vexatiotie et rcquisitione nuntiorum nostrorum et aliorum im- 
» munitatem babeant. Nisi quod annuatim in festo sancti Martini centum 
9 libras Lucentium Nobis persolvanl. Preter hoc de consulatu et bonis 
» eorum consuetudinibus eos investivimus et hac Divali sancientes pagi- 
9 na, ut nulius bomìnum adversus hanc nostre Gelsitudinis concessionem 
» aut statutum venire presumat. Quod si quis contrafecerìt in ultionem 
» transgressionis sue centum libras auri puri prò pena componat, medie- 
» tate Fisco Imperiali et reliqua medietate passls injuriam persolvenda. 
n Ut autem hec rata et in perpetuum inconcussa permaneat hanc presen- 
» tem paginam inde conscribi jussimus, eamque Nominis Nostri Sigillo 
» aureo communiri. Hujus tesles sunt 

» Godefridus Patriarcba Aquilegiensis 

» Philippus Colouiensis Archicpìscopus. 

» Willelmus Ravennas Archicpìscopus. 

» Otto Frisingensis Episcopus. 

» Bonefacius Novariensis Episcopus. 

» Otto Bohemoruni Du\. 

» Cunradus Dux de Rotemburch. 

») Heinricus Marchio Romesberch. 

)) Theodoricus Comes de Hosladin. 

» Comes Gherardus de Rolestein. 



A o/. /. 



kOi 



GUBBIO 



n Comes Rabodo de Hortembercb. 
» Comes Albertus de BogiD. 
» Hcinricus Testa Maresealeus. 
» Et aliì quam plures. 



» Signum Domini 
» Imperaloris 




Henrici sexti Romanorum 
invictissimi. 



n Ego Dirherius Imperialis Aule Cancellarius vice Domini Pbilìppi 
» Coloniensis Archiepiscopi et tocius Ytalie Archicancellarii recognoTÌ. 

» Acta sunt hec anno Domini MCXCl. Indictione nona. Regnante 
» Domino Henrico Sexto Romanorum Imperatore invìctìssimo. Anno 
» regni ejus XX. Imperii primo. 

Datum ante Neapolim per manum Magistri Heinrici Prothonotarii 
a Nonas Junii. » 

Fu il vescovo Bentivoglio zelantissimo promotore della canonizzazione 
del santo suo predecessore Ubaldo, ed ottenne dal pontefice Celestino III 
la grazia desiderata. Nella bolla stessa, che ne ha relazione e che incomin- 
cia: Benedictus Deus, ed ha la data di Laterano, IV nonas martii MCXCIIy 
cosi ne fa elogio il pontefice: « Tu autem, frater epìscope, apud Sedem 
» apostolicam constitutus, opportune et importune in humilitate qua de- 
» cuit institisti, ut memoriam praedicti pontificis canonizare et ipsum 
» adscribere sanctorum cathalogo auctoritate apostolica deberemus, con- 
» sideratione habita ad religiosam vitam ìpsius et ad multa miracula, quae 
n per eum, postquam raigravit a saeculo, Omnipotens dignatus est operari. » 

Riconfermò Bentivoglio ai suoi canonici nel 4 492 il possesso delle 
terre e dei beni, che loro sino a quel tempo appartenevano ; ne aggiunse 
anzi delle altre: la pieve suburbana di s. Giovanni e di santa Maria in 
Ghezano, di s. Donalo colla chiesa e con porzione del castello di Agello; 
la pieve di san Superanzo di Agnana e di santa Maria, di san Vitrìano e 
di san Patricano ( forse Paterniano ) di Casale coi rispettivi beni e diritti ; 
inoltre l'ospitale di Grimo colla chiesa di sant'Eleazaro, e la chiesa di 
s. Giuliano presso le mura della città e di s. Bartolomeo e di sant'Angelo 



ANNO 1191 -i206 403 



di Feoonica e di s. Giorgio e di s. Nicolò e di saala Croce di Murofratlo, 
e finalmeuie il luogo di s. Gervasio (1). 

NelFanDO 1195 si trova sulla cattedra eugubina il vescovo Marco, già 
monaco di santa Croce di Fonte Avellana (2). Egli nel mese di giugno dei 
detto anno era tuttora priore di queir eremo, perciò dopo il giugno se ne 
deve fissare Finnalzamenlo alla dignità vescovile. Lo dico, per correggere 
lo sbaglio dell* Ughelli, il quale lo indicò fatto vescovo di Gubbio nel 1195. 
Sbagliò inoltre T Ughelli narrando, che questo Marco fu assistente con 
altri dodici vescovi alla consecrazione della chiesa di santa Croce del- 
FAvellana, celebrata dal cardinale Giulio legalo. Marco, assistito da dodici 
vescovi, e alla presenza del cardinale Gentile apostolico legato, consecrò 
quella chiesa: e consecrava una chiesa della sua diocesi, perchè 1* Avellana 
in quel tempo era dentro il circondario della giurisdizione del vescovo di 
Gubbio ; né cessò di esserlo se non che al momento della erezione della 
nuova diocesi di Pergola, nelf anno 1818. 

Arse in questo tempo una grave lite tra il vescovo Marco e Reniero abate 
di s. Pietro ; né vi volle meno per terminarla, che la pontificia autorità di 
Innocenzo III ; e non sotto il governo di lui ma sotto il successore del suo 
successore, alcuni anni dipoi. La sentenza del papa è nel lib. V delle De- 
cretali, Ut. XXXUI. de privileg, cum. Cum olim (5). Mori il vescovo Marco 
addi 26 gennaro dell' anno 1200; perciò il vescovo Rafaele Saluzzoy cui 
r Ughelli, senza verun appoggio, fece succedere a lui nel 1198 non può 
aver luogo minimamente. Né può aver luogo neppur dopo, perché nel 1200 
si conosce con sicurezza incominciato il vescovato di Alberto. A questo 
Alberto concesse il pontefice Innocenzo IH nel 1205 una bolla di confér- 
ma di tutti i privilegi e diritti della chiesa eugubina : pubbUcò questa bolla 
r Ughelli, ma piena di errori, particolarmente nei nomi delle pievi e delle 
chiese, oltreché nelle note cronologiche. 

Dopo la morte del vescovo Alberto, nel 1 206, il clero di Gubbio aveva 
eletto a proprio pastore un canonico della cattedrale, nominato Rinaldo : 
ma il papa non lo volle confermare. Vi elesse invece un santo monaco 

(i) V^eJ. il Sarti, luog. di., pag. 124. (3) È Ira le lellere «1' lonoceuio IH, 

(2) L^ Ughelli lo disse monaco ói san nella pag. 416 «ieir e«liz. di Venezia del 



B e nede Ho fìì h'onie kveWàna: il monastero i^77* 
avellauese nou fu mai intitolato a s. Bene- 
detto, ma alla santa Croce. 



kOk GUBBIO 



di Fonte Avellana, il quale rese più chiaro e fulgido lo splendor della 
mitra colla santità straordinaria della vita e colla virtù maravìgliosa 
degli operati portenti. Egli fu si» Villino, che ne possedette la santa 
cattedra dal suindicato anno 4206 sino al 4257, e forse sino al 4340^ 
circa. Appartiene al tempo e al governo di lui la ben ordinata riforma di 
varie particolari discipline di questa chiesa. L' erezione dello spedale di 
santo Spirito ; la fondazione del monastero di santa Maria de Pelagio o di 
Palladio, dell' ordine di s. Benedetto ; riapertura del convento delle clarisae, 
dette allora di san Damiano di Assisi, ossia del primo ordine di santa 
Chiara ; il ristauro della chiesa di san Bartolomeo e la licenza a queir abate 
di fabbricare un oratorio al di fuori de' recinti del suo monastero; la de- 
terminazione dei confini della parrocchia di s. Secondo, ove sei oberici ata- 
bill al servizio della relativa chiesa ; sono tutte opere della pastorale vigi- 
lanza di Villano, successivamente compiute negli anni del suo episcopato. 
£ quanto al numero fissato de' sei cherici presieduti da un priore, aggiun- 
gerò, che il pontefice Onorio HI, con lettere apostoliche, ne diede formale 
approvazione e conferma, dichiarando e stabilendo, ut praedicto clerieorum 
numero praefata ecclesia sU contenta, nisi adeo excreverint ipsius ecclesiae 
faeultates, quod praefatum numerum exingant augmentari. Le note cronolo- 
giche della bolla, che si conserva nell' archivio di s. Secondo, sono queste: 
Dalum Ty bure XVII kal.junii, pontificatus nostri anno nono; cioè nell'an- 
no 4224. 

Fu anche determinato, intorno a questo medesimo tempo, il numero dei 
canonici della cattedrale. Si radunarono essi a foggia di sinodo alla pre- 
senza del vescovo Villano, acciocché le loro decisioni fossero dall' autorità 
di lui sanzionate ; e stabilirono, che quind' innanzi non potessero oltrepas- 
sare il numero di venti, mentre per lo addietro erano stati ed erano assai di 
più (I). Oggidì non sono che sedici, come alla sua volta dirò. Villano in 
contrassegno di benevolenza e di afletto verso di loro, donò ad essi una 
casa in città, nella contrada di santa Maria : se ne ha notizia dalle carie 
deir archivio Armanni (2). Accolse questo vescovo i discepoli di san Fran- 
cesco d' Assisi e concesse loro a convento un luogo detto della Viltorina ; 
ed anche ai monaci di Camporegio donò molti fondi. 



(i) Arnaan. epist. Kb. ni, pag. 464^ pres- (2) Lib. D, pag. 167. 

IO il Sarti, pag. i3a. 



ANNO 1306-1211 1^05 



Iton devo tacere il fiavore concesso intorno a questa medesima età dal- 
l' imperatore Ottone IV agli eugubini, di dilatare ed ingrandire la loro città: 
né posso dispensarmi dal recarne anche il diploma, per darlo genuino e 
corretto dai moltissimi errori, che v' introdusse Y Ughelli. 

IN NOMINE SANCTE ET INDIVIDVE TRINITATIS. 

OTHO QyAETYS DITINA PAVENTB ClEVENTIA ROHAIIOEVII iMrfiBATOB 
8EMPE& AVGVSTfS. 

« Decet Imperialis Majestatis Celsitudinem fidelìum petitiones benigne 

• admittere et eorum justa vota et desìderia pio favore compiere. Quoties 

• enim fidelìtas diligenter attendìtur, subjectorum corda ad bene servien- 
» dum devotius roborantur et Imperatoria Munificentia extollitur altius et 

• sublimatur. Noverit itaque universorum Imperii fidelium tam presens 
» etas quam successura Posteri tas, quod Nos attendentes puram fidem et 
» devocionis constantiaro, quam dilecti fideles nostri Cives Eugubini circa 
9 Majestatem nostram fideliter gerunt et devote: Considerantes etiam ser- 
9 vitia que Imperio ex animo exhibuermit devoto de innata Munificentia 

• Celsitudinis Nostrae et ad interventum Consulum ejusdem Civitatis, 
9 videlicel Pauli et Bernardini, nec non et Civìum ejusdem Civitatis Her- 
» manni Salinguerre et Stanlioli Judicis ordinari! fidelium Nostrorum, 
» conGrmarous Civitati Eugubine privilegia quondam Imperatoris Frederici 
» et Imperatoris Ilenrici pie memorie predecessorum nostrorum; utliceat 
» Givibus ejusdem Civitatis augere Givitatem ipsam et informare et refor- 
» mare suo arbitrio et concediraus et confirmamus eis omnes suas posses- 
n siones ubicumque sunt constitute: Videlicet, ut ipsa Givitas cum suis 
» Givibus et omnes habitantes in ea et in suis appenditiis prescntes et futuri 
9 cum suis possessiouibus, una cum Ecclcsiis suis atque teaimentis, que 
9 nunc juste habent, vel in anteu justis modis acquirent, hoc est Episcopa- 
» tus, Canonica Sancti Mariani, Monasterium Saneti Petri, Monasterium 
9 Sancti Donati, Monasterium Sancii Benedicti, Monasterium Sancti Angeli 
9 de Classerna, Monasterium Sancii Verecundi, Monasterium Sancti Angeli 
» de Assino, cum Ecclesiis, possessiouibus, castellis, aliisque omnibus per- 
9 tinentiis necessariis ad praedjctum Episcopalum et Ecclesias nominatas 
9 scu Monasteria perlinenlibus. Scilicet Monte Episcopi, Ana, Agnano, 



b06 



GUBBIO 



Monte Ranaldi, Monte Luliani, Monte Gelili, Sancto Victorino, Monte 
Fragarum, Turre, Colle Palunibo, Glomiseho, Monte Sancte Marie, 
Clesiì, Petrojo, Sckeza, Colle Casalis, Castiglione Ildebrandi et Valle Mar- 
cula, nulli respondeant, neque Duci, neque Marchioni, nec ulli persone, 
nisi modo legitimo, sed nec super fodro seu collecta respondeant allcoi, 
nisi Nobis, vel Generali Nuntio Nostro, qui jurisdictionem ad hoc 
habeant. Consules Eugubini qui prò tempore fuerint facere ddieant 
justitiam in civitate ipsa et districtu ipsius et in locis prenomina tis; si 
vero facere non poterunt, Imperialis Nostri Nuncii requirant auxiliom. 
Ab omni namque vexacione et requisitione Nuntiorum nostrum et alio- 
rum immunitatem habeant, nisi quod annuatim in festo Beati Martini 
centum libras Lucenses Nobis persolvant. Preter hec de Gonsulata et bo- 
m*s eorum consuetudinibus eos investivimus. Insuper omne contractum 
inter Cives Eugubinos et Gives Perusinos habilura, sive de juramento 
sive de Gonsuiatu, sive de exercitu faciendo, vel de aliquo modo Socie- 
tatis vel subjectionis,cum sit in praejudicium Majestatis Noslrae, omnino 
cassamus et Imperiali Decreto irritum esse decerniraus. Hac Divali san- 
cientes pagina, ut nullus hominum adversus hanc nostre Celsitudiniscon- 
firmationem et edictum venire presumat. Quod si quis contrafecerit, in 
ultionem transgressioni sue quingentas libras auri puri componat, medie- 
tatem fisco Nostro et reliquas injuriam passis. Ut autem hcc omnia no- 
minata rata et in perpetuum inconcussa permaoeant, hoc prescns prìvi- 
legium inscribi jussimus et Nominis Nostri Sigillo aureo communirì. 
Hujus rei testes sunt Comes Hermannus de Aezeburch, Federicus Mar- 
chio de Banden. Comes Henricus de Lutruberg. Comes Henricus da 
Zwirin. Comes Henricus de Howsten. Comes Fredericus de Saraponte. 
Petrus Prefectus Urbis. Comes Ildeprandinus. Comes s. Tancredus de 
Sartyano. Magister Joannes Bardensis Prepositus Domini Imperatoris 
Clericus. Guido Caczaconte. Albertus Sturlius. Imperialis Aule Judex, et 
quamplures alii. 



» Signum Domini 
» Imperatoris 



i 



j)^ 



( ' OHonis Quarti Romanorum 



invictissimi. 



Aififo 1211-1230 1^07 



» Aota sunt bec anno Dominìce Incamationis millesimo ducentesimo 
» undecimo Regnante Domino Ottenne quarto Romanorum Imperatore 
» glorioso, anno quartodecimo regni ejus, Imperii vero anno tertio. Datum 
» apud Montem Flasconem XVIII Kalendas Decembris. XY. Indictione. » 

Dalla data di questo diploma rilevasi chiaramente, essere stato spedito in 
un tempo, in cui Y imperatore Ottone molestava la Chiesa romana con in- 
giuste usurpazioni di pontificie città. Perciò deesi dire, che anche Gubbio 
fosse caduta tra queste. Certo è per altro, eh* essa in vigore di siffatto di- 
ploma potè dilatare le sue abitazioni e crescere più di quello, che non aveva 
potuto fare sino a questo tempo. E potè inoltre fabbricare nel suo territo- 
rio alcuni castelli: due sotto il vescovato di s. Villano; quello di CoUestac- 
ciario e quello di Serra di sant*Abondio ; ed altri due alquanto più tardi; 
Pergola, che diventò poi città vescovile, e Cantiano, che non è molto lungi 
da Gubbio. 

Tre bolle pontificie nominerò anche, le quali appartengono a questi 
tempi. Sono di Gregorio IX. La prima, diretta alla città e al comune di 
Gubbio, ha relazione alla chiesa e pieve di s. Gervasio, sulla cima del monte, 
che sovrastava alla città ; concede licenza di demolirla coir obbligo di ri- 
fabbricarla in luogo più opportuno : è questa la chiesa, dove si conserva 
il corpo di sant' Ubaldo, alla quale, dacché ne diventò depositaria, fu can- 
giato il titolo di s. Gervasio e fu nominata di s. Ubaldo. La seconda bolla 
diretta al vescovo, al capitolo e al clero di Gubbio, neir agosto del 4229, 
manifesta la scomunica pronunziala contro l'imperatore Federigo II e con- 
tro gli usurpatori del patrimonio ecclesiastico. La terza approva e confer- 
ma tutte le giurisdizioni, i privilegi!, i possedimenti della chiesa eugubina. 

Quanto air anno della morte di s. Villano, sono discordi gli scrittori. 
Euschernio, tra i Bollandisti, lo dice morto nel 1250, e a lui dà appoggio 
r iscrizione, eh* è in cattedrale, ali* altare del santo: 

DIVO VILLANO 

ECCLESIAE EVGVBINAE PRAESVLI 

EGREGIA BONITATE MIRA TEMPERAN 

TIA SINGVLARIQVE INTEGRITATE 

PRAEDITO ANNO AB ORBE REDEMPTO 

MCCXXX. 



4^08 GUBBIO 

Ma su questa iscrizione ragionando opportunamente il Sarti, (4) av- 
verte, non essere essa di molta antichità, e perciò non contemporanea ; e 
perciò non dover far maraviglia, che sia sbagliata di un decennio. Aggiiui- 
gasi anzi, che nel!' edizione dd sinodo del vescovo Alessandro Sperdli» 
invece che V anno MCCXXX, vedesi espressQ V anno M CGXL, ed evvi inoltre 
un' altra riga, la quale indica V età del santo, dicendo: 

NATVS ANNOS LXX. 

E che sia sbagliata V iscrizione, si può conoscerlo dalle carte e dai docu- 
menti dell'archivio eugubino. Infatti nel 4252 il vescovo Villano ordi- 
nava ad un Simone arciprete di s. Gervasio, Tesarne di una causa matrimo- 
niale, e nel gennaro del seguente anno 4 355 ne pronunziava la relativa 
sentenza (2). Che più? Nel 4257 piantava il conservatorio di fanciulle a 
sanf Angelo de Cotis. Le quali cose mostrano ad evidenza lo sbaglio del- 
r iscrizione surriferita; sicché, non neN250, ma dopo il 4257 si deve 
fissare il tempo della morte di lui. Anche sul giorno, in cui mori, sorgono 
dubbii e contrasti : quello che si può dire di certo si è, che neir antico 
calendario della chiesa eugubina, sotto il giorno 6 di maggio, trovasi rqp- 
strato cosi : Prid. non. 5. Joki8 ante portam latinam ; et festum S. Vilani «pì- 
scopi eugub. Pare perciò, che questo sia stato il giorno della sua morte: tut- 
tavolla, per non alterare la solennità dell' ufSziatura di s. Giovanni ante pur- 
tam latinam^ in Gubbio la memoria di s. Villano si celebra nel di seguente. 

Secondo X Ughelli, fu successore di questo santo pastore un Paolo Al- 
berti, fiorentino; ma non havvi fondamento veruno ad ammetterlo; havvi 
anzi ogni ragione di escluderlo. E cosi la pensa anche il Sarti (5), tanto 
pìù> che r Ughelli ce Io vorrebbe mostrare al governo di questa chiesa sino 
air anno 4246. Nel qual anno, i documenti autentici deir archivio ci mo- 
strano invece, già da sei anni, al possesso della santa sede eugubina il fran- 
cescano FRATE Jacopo. Infatti nel 4240, il secondo giorno dì agosto, sotto 
il pontificato del papa Gregorio IX, essendo imperatore Federigo II, nella 
indizione XIII, i canonici della cattedrale di Gubbio elegevano un procu- 
ratore, il quale si presentasse al vescovo Jacopo e promettesse a nome del 



(i) Luog. cil., pag. 134. (3) Luog. cil., pag. i^;. 

(2) Arch. Ariiian. lib. D, pag. 23r). 



ANNO. 1250- 12S8 409 



capitolo di esser pronti a soddisfarlo esattamente di tulle le cose, che si 
erano usurpate ed a proprio uso avevano erogate, dal tempo della morte 
del vescovo san Villano sino al tempo, in cui per ordine del papa erano 
stali stabiliti dal vescovo di Rimlni particolari procuratori di questa mensa 
i^escovìle. Ciò si raccoglie dalle carte delF archivio capitolare, da cui rac- 
cogliesi inoltre, che la chiesa di Gubbio, dopo la morie del suddetto santo 
vescovo, aveva sofferto una lunga vedovanza ed era stata sotto V ammini- 
strazione dei sunnominati procuratori, eletti per delegazione apostolica dal 
vescovo di Rimini (1). Ciò conferma viemmeglio, non poter aver luogo il 
preteso vescovo Paolo ; perchè, se nel 1237 viveva tuttavia san Villano; se 
nel 4540 era già vescovo di Gubbio il frate Jacopo; se dalla morte di san 
Villano alla elezione di Jacopo era scoi*sa una lunga vedovanza ; come 
rimarrà il luogo per collocare quel Paolo? £ tanto meno rimarrà, allorché 
si consideri, avere affermato T Ugheili, offrirci documenti di lui Y archivio 
di questa chiesa neir anno 4234; mentre T archivio invece sino al 4237 
ce ne offre di san Villano. 

Fra Jacopo adunque fu il successore di san Villano, e di fra Jacopo si 
hanno memorie anche nelF anno 1 258. Egli concedeva luogo ad abitazione 
alle monache di san Damiano, ossia alle francescane, presso la chiesa di 
san Donalo fuori di Gubbio, nell'anno 1252, ed alle stesse donava, sei 
anni dopo, la chiesa di santa Maria di Sasso Majale con tutti i suoi posse- 
dimenti. Chiamò in città gli eremiti agostiniani, e n' eresse la chiesa in 
onore di sanf Agostino. Consecrò nel 1257 la chiesa di san Giovanni nel 
castello di Fratta, e tenne in quella occasione un forte discorso contro gli 
usurari e i falsarii, e li colpi anche di anatema. 

Ricorderò qui alla sfuggita, nel 4254 essersi questionato gravemente 
per cagione di giurisdizioni tra il vescovo Jacopo e i monaci di Fonte 
Avellana, ed esserne stata terminata la disputa a favore di quel mona- 
stero. E nel medesimo anno fu giudicala dal vescovo di Fano, che aveva 
nome Adjuto, in qualità di delegato apostolico, un' altra lite a favore dei 
canonici della cattedrale di Gubbio, e fu loro decretato ed assicurato il 
possesso delle campagne situate nella valle Marcola del territorio eugubino. 
Noterò da ultimo, che il diploma di Federi^go II imperatore, che concede 
alla città di Gubbio alcuni castelli, e che ha la data del 4244, appartiene ai 

(I) Sani, luog. cit., pag. 147. 



ttlO GUBBIO 



tempi di questo vescovo Jacopo, non già ai tempi dell' immaginato Paolo 
Alberti, che mai non possedette la cattedra di questa chiesa. 

Dei quale Jacopo si dee fissare la morte o in sul cadere del 4258 o in 
sul principiare del 4250: certo è, che nel 4259 la santa sede eugubina era 
vacante, e Io fanno conoscere alcune carte dell' archivio di santa Chiara. 
Dunque non poteva esser vescovo di Gubbio nel 4258 quel Giovanni^ che 
r Ughelli senza verun appoggio inserì, e che, sconosciuto a tutti gli eugu- 
bini documenti, anche dal Sarti fu escluso. Un Jacopo li successe bensì 
al sunnominato fra Jacopo ; e nel medesimo tempo gli prestava assìstenia 
un Fidenzio, vescovo di Aversa, il quale per le violenze del re Manfredi 
aveva dovuto allontanarsi dalla sua sede. E quando nel 4266 vi potè ritor- 
nare, fu dato al vescovo Jacopo II per coadiutore un francescano, che ave^ 
va nome Leonardo, e che continuava ad assisterlo anche nel 4273. In 
quesf anno infatti, de conseìisu venerabilis Pairis Jacobi Episcopi Eugubini 
et Fratris Leonardi ejusdem episcopi Coadjutoris^ si concedeva licenza ad 
Ugolino, abate di san Benedetto di Monteplllio, di dare in enGteusi al co- 
mune di Gubbio il castello di san Paterniano, eh' era di diritto del prefato 
monastero. Ciò si raccoglie anche dal Wadingo (4). 

Non mi sembra fuor di ragione lo stabilire intorno all'anno 4276 la 
morte del vescovo Jacopo: ma la sua morte diede occasione a lunghe ed 
accanite dispute tra i canonici per la scelta del successore. Alcuni di essi 
volevano vescovo di Gubbio un Renerio da Montemellino, perugino; altri 
un loro collega nominato Ubaldo: ne volendo cedere nessuno dei due, 
rimase la chiesa desolata da scisma per ben due anni. Ed a questa lagri- 
mevole divisione favorivano le feroci fazioni di queir etù, sostenendo chi 
r uno e chi V altro dei due pretendenti ; e per giunta di danno la brevis- 
sima durata dei sommi ponteCci, che possedettero in questo framezzo la 
suprema cattedra di san Pietro, impedì all' apostolica potestà di troncare 
il filo a questa desolante contraddizione. Innocenzo V, Adriano V, Gio- 
vanni XXI non formarono in tutti un pontificato di due anni : finalmente 
Nicolò III vi potè porre rimedio, e rigettando i due ostinati laceratori della 
diocesana unità, elesse nel 4278 il francescano frate BENVEruiTo, esimio 
predicatore e che aveva onorevolmente sostenuto difficile legazione per 
comporre e tranquillare le discordie tra Alfonso re di Castiglia e Filippo 



(i) Annal. Min. ami. laCG, num. 17. 



ANNO 1258-1278 1^11 

re (Ielle Gallie. Opportunamente perciò lo scelse il ponteGce, affinchè tran- 
quillasse anche in Gubbio le dissensioni e i partiti, che da si lungo scisma 
eransi troppo funestamente radicati. £ vi riusci molto bene, avendo seco 
per apostolica delegazione anche Filippo vescovo di Fermo. Anzi, riformate 
che furono e ricomposte le cose, volle Benvenuto, che i decreti e le disci- 
pline, stabilite di scambievole consenso col vescovo Filippo, ottenessero la 
pontiGcia sanzione ed a perpetua memoria fossero in una bolla apostolica 
estesamente inserite. La qual bolla, tuttoché pubblicala giù dall' Ughelli, è 
mio dovere di far nota anche qui. Essa è del seguente tenore; e merita di 
essere pubblicata anche perchè ci fa conoscere la dignità di priore e quella 
di proposto, che allora formavano parte del capìtolo eugubino. 

NICOLAVS EPISCOPVS SERVVS SERVORVM DEI 

DlLECTIS FILIIS VbiLDO PRIORI ET CAPITYLO ECCLESIAE EtGTBINAE ORDINIS 
SANCTI AyGYSTINI SALTTEU ET APOSTOLICA!! BEI^EDICTIOREM. 

« Petitio veslra nobis exhibita continebat, quod vcnerabilis frater noster 

• Philippus Firmanus episcopus, cui tain authoritate apostolica, quam ex 
» polestate per vos filii capitulum translata, nos super reformatione vestra 

• et ecclesiae Eug'ubinae ac aliarum ecclcsiarum ad vos et camdem eccle- 
» Siam Eugubinam spectantium oraculo vivae vocis mandavimus, ut te (ìli 
» Ubalde tunc canonicum ipsius ecclesiae Eugubinae praeficeret in priorem 
» nec non et praepositum et septem canonicos, quibus dieta ecclesia Eugu- 
» bina destituta fuerat cum Consilio fralris nostri B. episcopi Eugubini et 
9 dilectorum filiorum Octaviani et Pauli canonicorum ipsius ecclesiae 
» Eugubinae in eadem institueretur, aliaque faceret, statueret, et ordinarci, 
» quae circa correctionem et reformationem vestram praedictum capitu- 

• ium ac ejusdem ecclesiae Eugubinae quae ob defectum prioris, propositi 
« et canonicorum et longa dissidia et causarum certamina, quae inter 
n personas ipsius ecclesiae Eugubinae, non absque gravi dispendio ejusdem 
» ce aliarum ecclesiarum praedictarum et plurlmorum scandalo diutius 

» duraverat, non modicum fuerat deformata salubriter expedire 

» volens humiliter nostris in hac parte parere mandatis. Te, fili Ubalde, in 
» priorem et cum Consilio episcopi et canonicorum praedictorum Lam- 
» bertum de sancto Frigidiano, tunc canonicum ecclesiae sanctae Mariae 

I 



kii GUBBIO 



» novae de Urbe, in praepositum, Acerbum vero prcsbytcrum, Datilium 
• Maurini de Eugubio, Patritium Boni Johannis de Fabro, BeroardiDum 
» Beneyeoutì de Agnano, Franconem Ubaldi, Albertum BoDajuoctae Sepa- 
« lini de V. montis Julianì, ac Andream de Urbeveteri in canonicos et infra 
» tres istituii canonicam in dieta ecclesia Eugubina, plura quoque alia fecit 
» ^t slatuit et ordinavit circa hujusmodi correctionem et reformationem, 
» quae vobis et eidem ecclcsiae salubriter e.xpedire prospexit, prout in 
» instrumento publico inde confecto dicti episcopi sigillo signato plenius 
9 continetur. Nos itaque vestris supplicationibus inclinati, quod super iis a 
» praedicto episcopo factum est, ratum et gratum liabente, illud aulbori- 
» tate apostolica confirmamus et praesentis scripli patrocinio communi- 
» mus. Tenorem ejusdem instrumenti de verbo ad verbum praesentibus 
» inseri facientes, qui talis est : 

» PHILIPPVS miseratione divina Firmanus episcopus religiom viris et 
9 in Christo dilectis capilulo et canonicis ecclesiae Eagubinae saliUem et 
9 sincerata in Domino charilatem. Sanclissimtis Pater D. Nicolaus, sacro- 
9 sanctae Romanae Ecclesiae summus pontifex, tam authorilate apostolica, 
9 quam ex potestate per vos in eum translata super reformatione capituli 
9 et ecclesiae vestrae, nec non et ecclesiarum ad vos et ecclesiam vestram 
9 pieno jure et immediate speclantium mandàvit nobis oraculo vivae vociSy 
9 ut Vbaldum canonicum vestrum in priorem^ et praepositum et septem 
9 canonicos, quibus eadem ecclesia fuerat deslilula cum Consilio venerabilis 
9 patris fr, B. Dei gratia episcopi Eugubini et dilectorum in Christo Octa- 
9 viani et Pauli canonicorum et procuratorum vestrorum in eadem ecclesia 
9 instituere curaremus, aliaque faceremus, statueremus, et ordinaremus, 
9 quae circa correctionem et reformalionem capituli et ecclesiae praedicto- 
9 rum, quae propter defectum prioris, praeposili et canonicorum, nec non 
9 propter longa dissidia et causarum ceriamina, quae inter vos, non absque 
9 gravi vestro et ecclesiarum veslrarum detrimento muUorum diutius scan- 
9 dcdo viguerunt, multum fuerat deformata, conspiceremus salubriter expe- 
9 dire. Volentes igitur mandatis sanctissimi Patris praedicti reverenter et 
9 humiliter òbedire, praedictum Cbaldum in Priorem et cum venerabile patre 
9 B. episcopo et procuratoribus suprascriptis, tractatu habito diligenti, cum 
9 ipsorum Consilio fratrem Lambertum de sancto Frigidiano can&nicnm 
9 sanctae Mariae novae de Urbe in praepositum, Acerbum presbyterum^ Dar 
» tilum Maurini de Eugubio, Patritium Boni Jannis de Fabro, Bernaréinum 



ANNO 1278 klZ 



Benvenuti de Àgnano, Franconum Vbaldi, Àlbertum Bontgunetae SupoUni 
de Villa mentis Julianiy et Àndream de Vrbeveteri in canonicos et fratres 
instituimui et ordinamus in ecclesia supradicta, Ipsosque eliam de prae^ 
dictis prioratUy praeposiiura et canonicatibns investimus, Deeementes 
irritum et inane quicquid contra ordinationemy istitutionem et institntum 
kujusmodi a quoquam contigerit attentari. Quia vero per confessionem et 
assertionem dominorum procuratorum nobis quasi prò certo innoluit, quod 
decem vel novem ex vobiSy retroaclis temporibus ecclesiae veslrae claustro 
et capitulo derelictis in decem vel novem ecclesiis seu beneficiis eidem 
ecclesiae vestrae immediate subjectis, singuli videlicet sine socio sui ordi- 
nis in singulis ecclesiis seu beneficiis morabantur^ ex quo eisdem canonicis 
dissolutionis occasio praestabatur^ oriebatur scandalum^ subttahebatur 
ecclesiae debitus numerus serviliorum et ecclesia ipsa frequenter defectum 
non modicum in divinis of/iciis et aliis suslinebat^ statuimus et ordinamus, 
quod hujusmodi canonicis ad claustrum ejusdem ecclesiae revocaiiSy nulli 
ex canonicis dictae ecclesiae in ecclesiis seu locis praedictis de caetero 
taliter commorenlur vel ad ipsorum regimen deputentury sed in eisdem 
ecclesiis et beneficiis per vos inslituantur vicariiy qvibus ex fructibus et 
proventibus hujusmodi ecclesiarum et beneficiorum talis poriio assignetWy 
ex qua possit commode sustentari et alia incumbentia eis onera suppor- 
tare. Reliquos auiem ecclesiarum et beneficiorum praedictorum frucius et 
proventus ad communes usus capituli et canonicorum ecclesiae vestrae 
perpetuo^deputanles , statuimus y ut frucius et proventus praedicti in usus 
hujusmodi de caetero convertantnr, Nerum quoque Nepoliutiiy qui vacante 
ecclesia ipsa priorCy ad quem una cum capitulo communiter in eadem 
ecclesia canonicomm instiluHs et archipresbyteratuum ecclesiarum et be- 
neficiorum ad ipsum capiiulum spectantium plenojure et immediate coUatio 
spedare dignoscilury a canonicis ipsins ecclesiae in canonicum asserat se 
fuisse receptum et quoslibel alios vacante ecclesia ipsa priore in archi- 
presbyteratibus et ecclesiis, seu beneficiis snpradictis inslitulos vel rece- 
ptos ex hujusmodi receptione et institutione in praedictis canonicatu vel 
beneficiis declaramus jus aliquod non habere ; donnum autem Petrum de 
Castello, olim ejusdem ecclesiae canonicum, prò eo quod propria temeri- 
tate ab ecclesia et capitulo ipsis discessity nec in ipsa per decem et odo 
cmnos et ampline moram trahity sed in archipresbyterum eujusdam plebis 
dioeeesis Àriminensis eUgi se consensit ; et in ipsa plebe tamquam archi- 



klk G U B B IO 



» presbyler commoratur, nuUum jus habere decemimus in capitulo vd 
ecclesiis supradictiSj nec esse tamquam canonicum de caetero admittenénm 
» in eOj cum trans ferendo se ad aliam ecclesiam et in ipsa archipresbytereh 
» tum recipiendo^ canonicalumy quem habuisse asseritur in ecclesia Eufur 
» bina, tacile renunciasse noscalur. Praefalus etiam summus poniifex noUs 
» mandavit oraculo vivae vocis^ ut Octaviano canonico vestro cupienti d&sàr 
» plinis scholasticis insudare^ authoril^te sua provideremus de redditibus et 
» proveniibus alicujus ecclesiae ad capitulum et ecclesiam vestram Euguti^ 

• nam immediate spectantes, usque ad aliquos annos de quibus vobis conve-- 
» niens videretur^ annis videlicet singulis in vigintiquinque librarum aMah- 
9 nitanae monetae ; Nos vero mandaiis sanctissimi Palris praedicti reverev^ 
» ter obedire volenteSy eidem OctavianOy dumtcuoat in studio commoranii 
» usque ad quatuor annos^ annis videlicet singulis providemus in quantitate 
» praedicta et providere mandamus de reddiiibus et proveniibus ecclesiae seu 
» plebis sancii Johannis de Eugubio ad dictum capitulum pertinentis. In ctgus 
» rei testimonium praesentes lilteras jussimus nostri sigilli munimine roba- 
» rari, Aclum Viterbii^ in kospitio, in quo praedictus dom. episcopus Firma- 
n nus morabatur in anno Domini MCCLXXVIH, indictione F/, die XIV in- 

• Ironie Junio^ pontificalus Nicolai PP. Ili anno I, Interfuerunt ibi rogati 
n lestes Tebaldus ord. fratrum SHnorum socius episcopi Grossetani et Henri- 
» cus Brilo clericus et familiaris dicli dom, episcopi Firmani, Ego Philippus 
» de Frochis notarius palata praediclis interfui et de jurameiito praedicti 
» dom. episcopi praescriptas literas scripsi et in publicam formam redegi et 
» signum apposui et me subscripsi rogatila. 

» Nulli ergo omaino homiuum liceat hanc paginam nostrae confinila- 
» tionis infringere, vel eì ausu temerario contraire. Si quis autem boc 
» attentare praesumpserit indignalionem omnipotentis Dei et bealonim 
» Petri et Pauli apostoiorum ejus se noverìt incursurum. Datum Ronoae 
» apud sanctum Pelruin IV nonas Januarji, pontificatiis nostri anno 
» secundo. » 

Ricomposte cosi, sino del principiare del suo pastorale governo, le 
cose della chiesa di Gubbio, il vescovo Benvenuto si diede ogni premura 
per conservarne intatti i diritti e farvi fiorire T ecclesiastica disciplina. 
Ebbe perciò forti dispute col municipio della città, il quale voleva indurlo 
a cedere il suo temporale dominio sopra alcune terre e castelli della 
diocesi e ad investirne invece il comune. Ma poiché ogni tentativo era 



ANNO 1278-1291 ikl5 



riuscito inutile, il municipio non ebbe riguardo a violare i diritti di questa 
chiesa col molestarne i sudditi ; e il tcscovo, non trovando altra difesa, 
colpi d' interdetto il pretore, i magistrati e il consiglio della città. Si frap- 
pose allora, per ottenerne la riconciliazione, il priore di Fonte Avellana 
santo Albertino, il quale vi riusci felicemente e ne fece registrare il con- 
venuto tra il vescovo ed il comune, in un foglio, che si conserva tuttavia 
nell' archivio secreto (4), ed ha la data de' 24 settembre ^1282. Ma, cessata 
questa discordia, altra ne insorse, quattro anni dopo, per parte de' frati 
domenicani, ai quali il vescovo aveva negato soggiorno e chiesa nella città. 
Eglino per altro poterono far autorizzare dalla santa Sede il vescovo Pie- 
tro di Chiusi, acciocché benedicesse la prima pietra del convento, che vo- 
levano fabbricare, e quindi la ponesse nelle fondamenta. La quale cere- 
monia, per delegazione di esso Pietro vescovo di Chiusi, che ne aveva be- 
nedetta la pietra, fu compiuta dal frate Angelo Tenioso da Perugia : il 
convento fu quindi piantato fuori delle mura della città. Ma non andò 
guarì, che il vescovo Benvenuto condiscendesse a riconciliarsi con quei 
frati ; imperciocché, neir anno seguente, a* 26 di marzo, eh' era la quarta 
domenica di quaresima, egli medesimo, assistito dai vescovi Jacopo di 
Città di Castello, Fidcmondo di Nocera, Bernardo di Foligno e Simone di 
Assisi, ne consecrò solennemente la chiesa. 

Fu neir anno 4 29 1 , che il detto vescovo concesse alle due pie fem- 
mine Fesa Benedettoli e Veredetla Fumagi di unirsi a piantare in Gubbio 
una casa claustrale sotto la regola di sanf Agostino : egli accordò loro la 
chiesa di sani' Agnese. Queste fervorose donne avevano condotto per varii 
anni vita penitente in un angusto romitaggio, che dicevasi carcere ^2), 
sulla cima del monte di sanf Ubaldo ; ma non potendo in quella rimotis- 
sima solitudine ottenere gli spirituali conforti ogni qual volta ne avevano 
il desiderio, fecero fervorose istanze al vescovo Benvenuto, perchè ad 
ambedue ed a tre altre pie donne, che seco loro a tale oggetto si univano, 
concedesse la grazia di potersi fabbricare un convento ; e la grazia fu 
loro accordata ; e il convento fu condotto a fine due anni dopo. 

Anche dai monumenti della chiesa di Camerino si ha notizia ripetuta- 
mente di questo vescovo Benvenuto : lo si trova infatti registrato per ben 



(i) Fase. X (Ielle pergamene. delle carcerale nella storia della chiesa di 

(a) Ved. quanto io dissi del carcere e Città di Castello, nel iv voi. alla pag. 720. 



(Il6 GUBBIO 

due volte tra i vescovi) che neif anno 4289 e nel 4291 concessero indole 
genze alle due chiese di san Salvatore presso Sanseverino, e di san Bar- 
tolomeo presso la Serra di san Quirico. In seguito egli fu assente dalla sua 
diocesi per pontificia legazione col vescovo di Jesi presso V imperatore 
Rodolfo ; anzi da una sua lettera, esistente nelF archivio di Ravennani), 
raccogliesi, eh' egli da Forlì, presso il cui vescovo Rodolfo era stato ac* 
colto ad ospizio, chiedeva air arcivescovo una somma di denaro per ccfot- 
perarsi un cavallo, onde valersene a miglior decoro della sua legasicoe 
presso a quel principe. É segnata la morte di lui circa V anno 4294. Ma 
la vacanza della sua sede non fu si presto riempiuta. Nuove discordie 
insorsero nel capitolo per la scelta del successore. Alcuni de' canonici 
volevano Giovanni, vescovo di Fossombrone, altri volevano Ottaviano 
di san Pietro air ara, agostiniano di Napoli. Ma il papa non volle accet- 
tare veruno dei due : elesse di sua apostolica potestà lo spoletano Yeh- 
TUBA, il quale ne possedette la santa cattedra dal 4295 sino a quasi tutto il 
novembre del 4502. E subito nell* anno stesso della sua esaltazione diede 
un diploma, che ha la data de' 7 dicembre, per approvare ed arricchire 
di privilegi e d' inmiunità il nuovo spedale della Carità, destinato ad ac- 
cogliere i pellegrini, ed eretto per òpera e liberalità di Angelo Nevoli, dì 
Giunta Campagnoli e di Jacopo Conosciuta. 

Non mi fermerò a raccontare alcune brevi discordie, ch'ebbe, nel 4300, 
il vescovo Ventura, e con lui gli abati de' varii monasterii di Gubbio, con- 
tro il vicario apostolico del ducato spoletano, Simone canonico di Rieti, 
per cagione di servitù e di ossequio trascurato ; né ricorderò la contro- 
versia, ch'egli ebbe nel 4501, circa gli affari dell' ospitale di santo Spirito, 
a cui prese parte anche il sommo pontefice. Bensì devo commemorare la 
lunga e grave questione, eh* egli sostenne contro il monastero di Fonte 
Avellana per oggetti di spirituale giurisdizione e di decime, che appartene- 
vano alla chiesa di Gubbio. Se ne interessò il papa Bonifacio Vili e diede 
ordine a due cardinali di prenderne esatta informazione e di esaminarne 
la disputa, per poi pronunziare opportunamente sentenza. Né poterono 
venire a capo di tranquillare i litiganti se non che col proporre una tran- 
sazione reciproca. La proposizione era questa : i monaci dell' Avellana 
rinunziassero al vescovo di Gubbio il castello della Scheggia colla cappella 

(i) C«pf. F, num. 1904. 



ANNO 129Ì-1301 kn 



di san Cristoforo e colla chiesa di sanf Apollinare, e inoltre la chiesa di 
8. Biaggio di Alfiolo con tutte le fabbriche, i diritti, i possedimenti relativi; 
e il vescovo di Gubbio rinunziassea qualunque giurisdizione sul monastero 
dell' Avellana e sui monasteri sottoposti, né pretendervi per nissun titolo 
in avvenire verun tributo o decima od altro, comechè tra i confini della 
sua diocesi fossero situati. Fu approvato di scambievole consenso il pro- 
getto; ne fu eretto il relativo istrumento, per determinarne con precisione 
tutte le clausole ; e il papa finalmente con apposita bolla ne diede solenne 
conferma, e sottrasse per sempre della giurisdizione vescovile di Gubbio 
ed assoggettò immediatamente alla santa Sede il monastero delf Avellana 
e i monasteri e beni di sua dipendenza. La qual bolla, eh* è di si grande 
importanza per la storia della chiesa eugubina, è del seguente tenore. 

BONIFACIVS EPISCOPVS SERVVS SERVORVM DEI 

Venerabili fratri Ventvbb episcopo EvGVBUfo 

SALYTEM ET APOSTOLICA!! BENEDIGTIONEM 

« Exhibita nuper nobis tua petitio continebat, quod dudum inter te 

• nomine tuo et episcopalis sedis ac ecclesie Eugubine ex parte una et 

• dilectos filios Jacobum priorem et convenlum heremi sancte Crucis Fon- 
» tisavellane per priorem solile gubernari tue diecesis ex altera super eo 
9 quod iidem prior et convenf us se ac dictam heremum exemptos a tua et 

• ipsarum sedis et ecclesie jurisdictione dicebant materia questionis exorta 
» et causa ìpsa ad noslram deducta notitiam. Nos volenles causam eandem 

• per viam compendii terminari venerabili fratri nostro Theodorico epi- 
» scopo Civitatis Papalis et dilecto filio nostro P. sancte Marie Nove dia- 
» cono cardinali mandavìmus et commisimus oraculo vive vocis, ut inter 
» te ac ipsos priorem et conventum super causa predicta de concordia et 
» pace tractarent ordinarent disponerent et amicabiliter de plano sine slre- 
» pitu et figura iudicii, prout eis melius videretur expediens, summarie dif- 
» finirent. Ipsi autem cardinales auctoritate mandati et commissionis huius- 

• modi habito bine et inde diligenti tractatu tandem de communi concor- 
» dia et voluntate tua et predicti prioris ac dilectorum filiorum Monaldi de 
» Eugubio Herrici de Cantiano et Johanne de Perusio monachorum here- 
» mi supradicte super hoc assistentium ipsi priori teac ipsis priore Monaldo 

Fol. r. 53 



418 GUBBIO 



9 Herrico et Jobanne monachis in ipsorum cardinalium propt^ hoc pre- 
h sentia constitutis ordinaveruot disposuerunt et dlffinieruot prò bone 

• pacis et concordie inter tos perpetuo observande quod predictud prior 
» nomine tuo et diete beremi et convenlus libera absoluta et ab oomilios 
» personis expedita darent et concederent tibi recipienti prò te ac tuia in 
» perpetuum successoribus episcopis Eugubinis et ecclesia ac sede predidìs 
» ad opus et usum proprium et perpetuum epìscopalis mense Eognbiiit 
» castrum Scleye seu Scleyam districtus et diecesis Eugubine cum vassallis 
n domibus palatiis casalenis montibus silvis pratis pascuis terris cultis d 
» ìncultis vineis ncmoribus roolendinis aquimolis et omnibus iurìbus et 
n pertinentiis suis cum capella sanctis Xpofori ibidem sita. Ecclesiam sancii 
n Apolliuaris silam in territorio Eugubino «um omnibus terris cultis et 
» incuUis vineis silvis molendinis aquimolis vassallis et omnibus et sÌDgulis 

• suis bonis et iuribus ubique existentibus et ecclesiam sanctis Blasii de 

• Alfiolo diete diecesis ad dictam heremum pertinentia cum toto podere 
» omnibusque vassallis domibus possessionibus bonis et juribus qua ipsa 
» ecclesia sancti Blasii et que predicta heremus seu monasterium sancti 
» Andree de Insula filiorum Manfredi eiusdem diecesis quod monasterium 

• est ipsi heremo immediate subiectum habebant in contrata dicti loci de 
» Alfiolo. Quodque tu prò te ac successoribus capitulo ecclesia sede ac 
n mensa predictis et iidem successores capitulum ecclesia sedes et mensa 
» essetis de buiusmodi ordinatione dispositione ac diffinitione contenti nec 
» quicquam uitcrius ratione seu causa ordinarie iurisdictionis peteretis 

• vel exigeretis a priore conventu et heremo prelibatis vel ab eorum ec- 
B clesiis capellis membris personis locis et bonis seu inquietarctis vel mole- 
staretis ea vel aliquod eorumdem sed a ceptis molestationibus occasione 
» ordinarie iurisdictionis disistcrelis omnino. Dictusque prior cumi con- 
B sensu predictorum Monaldi Herrici et Johannis monachorum ad hmoi 
» ordinationem dispositionem et diffinitionem ipsorum cardinalium dedit 
» cepit et concessit nomine suo ac eorumdem conventus et heremi tibi 
» recipienti prò te ac successoribus ecclesia sede ac mensa Eugubina pre- 
» dictis ad hujusmodi opu^ et usum diete mense predicta castrum Scleye 
» seu Scleyam sancti Xpofori sancii Apolinaris et sancti Blasii ecclesias 
n cura vassallis domibus palatiis possessionibus bonis et iuris omnibus et 
» singulis supradictis prout hec et alia in istrumento publico exinde con- 
» fecto cuius tenor de verbo ad verbum inferius est insertus plenius con* 



ANNO 1301 kì9 



tinetur. QuareNobis humililer supplicastis, ut ordinalionem dispositiònem 
diffinitìonem dationem cessionem et confessioncm huiusmodi et earum 
contractum cum omnibus et sìngulis que in se eontinet conGrmare ac 
zuppiere omnem defectum qui in eis vel eo essét de benignitate aposto- 
lica dignaremur. Nos Ilaque tuis supplieationibus inclinati ordinationem 
dispositiònem diffinitionem dationem cessionem concessionem et contra- 
ctum super hiis habitum cum omnibus et singulis que in eo contenta 
sunt quodque in premissis factum est per eardinales predictos rata ha- 
bentes et grata ea ex certa scentia auctorilate apostolica confirmamus 
et presentis scripti patrocinio communimus. Supplentes omnem defectum 
qui prò eo quod in ordinatìone dispositione diffinitione datione cessione 
et concessione predictis predictorum capituli et conventus seu prioris 
dicti monasterii de Insula non inlervenit assensus vel alia quacumque ra- 
tione seu causa predictis ordimitioni dispositioni diffinitioni dationì ces- 
sioni et contractui ac hiis que in se eontinet inesset vel posset inesse ad 
apostoliee plenitudinem potestatis. Tenor vero dicti instrumenti talis est: 
9 TheodericuB miseratione divina civitaiis papalts episcopus^ et Petrus 
sancte Marie nove diaconus cardinalis universis Xpi fidelibus presens in- 
strumentum publicum inspecturis salutem in Domino sempitemam. Ini- 
versitati vestre pateat evidenter quod sanctissimus Pater et Dominus 
noster Bonifacius divina provideniia Papa oclavus volens causam verten- 
tem seu que verti sperabatur inter venerabilem patrem Dominum Venturam 
Dei gratia episcopum Eugubinum nomine suo et sui episcopatus ex parte 
altera et retigiosos viros Dominum Jacobum priorem et conventum heremi 
sancte Crucis Fontisavellane Eugubine diecesis ex altera super eo quod 
iidem prior et conventus se ac dictam heremum exemptos esse a iurisdicne 
ipsius episcopi et sedis ac ecclesie Eugubine dicebant per viam compendii 
ierminari nobis causam ipsam oraculo vive vocis commisit nichilominus 
nobis mandans ut inter partes ipsas super causa predieta de pace ac con- 
cordia traclaremus disponeremus de ipsa summarie amicabiliter et de 
plano absque strepitu et iudiciali figura prout nobis melius expediens vide- 
retur. Nos enim auctoritate commissionis hujusmodi et mandati nitentes 
super hujusmodi causa ad amicabilem concordiam partes ipsas deducere 
prehabito super hoc diligenti hinc et inde tractatu tandem de communi et 
unanimi concordia et voluntate ipsorum episcopi et prioris ac religioso- 
rum virorum Monaldi de Eugubio Uerrici de. Cantiano ac Johannis de 



kZO GUBBIO 

• Perusio manachorum heremi supradicte super hoc ipsi priori assistemUìm 

• episcopo ipso et priore oc dilectis mon^ichis in nostra propter hoc presen- 

• tia constitutis prò bono pacis et concordie inter partes ipsas perpetuo o^ 
9 servande ordinavimus disposuimus et diffinivimus quod predictus frior 

• nomine suo et predictorum heremi et conventus libera absotuta et a per- 

• sonis omnibus totaliter expedita darent et concederent et dare oc eonce^ 
» dere tenerentur ipsi episcopo recipienti prò se oc suis in perpetvuM #iie- 
» cessoribus Eugubinis episcopis et ecclesia ac sede predictis ad opus et 
B usum proprium et perpetuum episcopalis mense Eugubine castrum Sctefs 
» seu Scleyam districtus Eugubii cum vassaUis domibus palatiis easatems 
» montibus silvis pratis pascuis terris cultis et incuUis vineis nemtmbus \ 
» molendinis aquimolis et omnibus et singuUs bonis et iuribus suis uUcm^ 

» que existentibus cum eapella saneti Xpofori ibidem sita ecclesiam saneU 
» apolenaris in teritorio Eugubino sitam cum domibus terris cultis et insulta 

• vineis silvis molendinis aquimolis et vassalis et omnibus et singuUs suU 

• iuribus et pertinerUiy ubicumque existentibus, Nec non ecclesiam sasseti 
» Blasii de Alfiolo Eugubine diecesis ad dictum heremum libere pertinenlia 
» cum loto podere omnibusque vassaUis domibus possessionibus vineis silvis 
» terris cultis et incultis et bonis et iuribus omnibus que ipsa ecclesia saneti 

• Blasii et que predicta heremus seu monrium s. Andree de Insula filiorum 

• Manfredi diete diecesis quod monrium est ipsi heremo immediate subie^ 
» ctum habebant in contrata tenimeniis et pertinentiis dicti loci de Alfiolo. 
» Dictusque prior cum consensu et voluntate predictorum MonaUU Herrici et 
» Johannis monachorum ad ordination9m dispositionem et dif/initionem 
» nostras hujusmodi dedit cessit et concessit nomine suo ac eorumdem con- 
9 ventus et heremi eidem episcopo recipienti prò se ac successoribus ecclesia 
» sede et mensa Eugubina predictis ad huiusmodi opus et usum predicte 
» mense libere absolula et a personis omnibus totaliter expedita predictum 
» castrum Scleye seu Scleyam cum vassaUis domibus palatiis casalenis mon- 
» tibus silvis pratis pascuis terris culiis et incuUis vineis molendinis aqui- 
» molis et omnibus et singulis bonis et iuribus supradictis cum predicta 
» eapella sancii Xpofori ibidem sita cum suis bonis et iuribus universis cecie- 

• Siam sancii apolinaris predictam cum domibus vassaUis terris cultis et 
» incultis molendinis aquimolis vineis et aliis possessionibus pertinentiis 
n suis et iuribus omnibus supradictis, Nec non ecclesia s, Blasii de Alfiolo 
n praedictam cum loto podere omnibusque vasscdlis domibus possessionibus 



ANITO i30( h%ì 



» vineis Hlvis terris cuUù et incultU bonis et iuribus omnibus et singutU 
9 que ipsa ecclesia sancti Blasii et que predicta heremus seu monasterium 

• s. Ànéree predictum haberent in dieta contrata et tenimentis seu pertinentOs 
9 dicti loci de Alfiolo, Quodque ipse episcopus prò se oc successoribus capir 
» tulo ecclesia sede ac mensa predictis ac iidem successores capitulum eccle- 
» sia sedes et mensa essent et esse deberent de hujusmodi ordinatione dispo- 
» sUione ac diffinitione contenti nec quicquam uUerius ratione seu causa 
» ordinarie iurisdictionis peterent vel exigerent a priore conventu et heremo 

• prelibatis vel ab eorum ecclesiis capellis membris personis locis et bonis 
9 seu inquietarent vel molestarent ea vel aliquod eorundem sed a ceptis 
» molestaiionibus et inquielationibus occasione ordinarie iurisdictionis desi- 

• sterent. In cuius rei testimonium presens publicum instrumentum per Nico^ 
» laum de Guarcino notarium infrascriptum scribi et publicari mandavimus 

• et sigillorum nostrorum appensione muniri. Àcta sunt hec Rome in domi" 
9 bus ecclesie sanctorum Johannis et Pauli. Sub anno Domini ab eius fioft- 
ft vitate millesimo trecentesimo primo Indictione quartadecima die duodecimo 
9 mensis Decembris Pontificalus Domini Bonifatii Pape Odavi anno septimo. 
9 Presentibus venerabili padre domino Bernardo episcopo Parenti domino 
9 Andrea de Eugubio canonico Cathalaunen camerario predicti domini Theo^ 
9 dorici Civilatis papalis episcopo domino Jacobo priore ecclesie sancte 
9 Mariae nove de Urbe camerario prefati domini Petri cardinalis domino 
9 Gregorio priore ecclesie sanctorum Johannis et Pauli de Gaieta ac magi^ 
9 stro Péaynaldo canonico Calurcensi teslibus ad hec vocatis specialiter et 
9 rogatis. Et ego Nicolaus de Bono de Guarcino publicus imperiali aucto- 
9 ritate notarius predictis omnibus et singulis interfui ea omnia et singula 

• ut suprascripta sunt de mandato dictorum dominorum cardinalium scripsi 
» et in publicam formam redegi meoque signo signavi. 

9 Nulli ergo omnino hominum lieeat banc paginam nostre confirma- 
» tìoDìs et suppletionis infringere vel ei ausu temerario contraire si 
9 quis autem hoc attemplare presumpserit indignationem omnipotentis 
9 Dei et beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noveri! incursu- 
» rum. Datum Laterani XII kalendas lanuarii Pontificatus nostri anno 
» septimo. 9 

In conseguenza di questa bolla, due giorni dopo, il pontefice ne staccò 
un' altra al priore e ai monaci di Fonte Avellana, cui dichiarava sciolti 
affatto da qualunque soggezione al vescovo di Gubbio ed immediamisnte 



422 GUBBIO 

invece sottoposti alla santa Sede; coir obbligo soltanto, in memoria del- 
r antica dipendenza, di presentare al vescovo annualmente, nel giorno dei 
santi apostoli Pietro e Paolo, il tributo di tre libbre di moneta ravennate. 

Un diploma vescovile del di 9 agosto 1502 ci fa sapere, che questo 
anno i benedettini di santo Sperandio, che abitavano V antico monastero 
di san Matteo, ottennero licenza di trasferirsi alla chiesa e alle abitazioni 
di san Donato della foce, presso alle mura della città, facendone permuta 
coUe monache, che qui dimoravano. Né più oltre si hanno traccio del 
vescovo Ventura. Egli certamente dev'esser morto prima del dicembre di 
questo medesimo anno, perchè nel giorno 4 di questo mese il pontefice 
Bonifacio Vili approvava e confermava la scelta fatta già dai canonici 
della cattedrale, i quali avevano eletto vescovo il loro priore Fraiicesco. 
Ed era questa una scelta veramente giudiziosa e onorevole per lo bene 
della chiesa, che gli affidavano. Imperciocché egli non lasciò scorrere ino- 
peroso i suoi giorni ; ma subito, appena eletto, applicossi a correggere e 
riformare i costumi del gregge suo, ed a porre in buon ordine le sacre 
discipline o dimenticate o neglette. Egli tenne perciò un sinodo, a cui 
diede cominciamento il di 21 febbraio 4503: esiste manoscritto in per- 
gamena neir archivio Armanni, ed ha il titolo: Decreta seu constituliònes 
reverendissimi D. Francisci episcopi Eugubini editae die XXI Februaru 
anno MCCCIIL Sarebbe desiderabile, che colla stampa se ne pubblicasse il 
contenuto; e per verità io X avrei inserito qui, come feci altra volta sul 
medesimo argomento per la chiesa di Pesaro ; ma la sua prolissità non mi 
permette di darvi luogo in queste mie pagine. Tultavolta per non fraudare 
i miei leggittori di un si pregevole monumento di ecclesiastica Storia, 
interessantissimo per darci un'idea della disciplina di queir età, ne darò 
almeno compendiosamente il ti*asunto. 

Delle molte cose, che vi si prescrivono circa il sacrifizio della messa, 
r Eucaristia, il decoro dei sacri templi, queste in ispecialità ricorderò. Che 
nessun sacerdote canti o celebri la messa senz'avere avanti recitato il 
mattutino e la prima; che le ampolle del vino e dell'acqua si pongano 
sempre in apposito luogo unitamente al vaso ove si conservano le ostie, 
non consecrate; che tutte le chiese pievane abbiano il calice d'argento; 
che la santissima Eucaristia si custodisca onorevolmente in una pisside 
pulita e decente, ed insieme all'olio santo si collochi diligentemente sotto 
chiave in qualche luogo della chiesa o sopra 1' altare o di dietro od 



ANNO 1301-1303 423 



altrove, ma sempre in luogo decente ed appositamente stabilitovi, mas- 
sime perchè non possa mai esser tolta per fame venefiche profanazioni ; e 
se per trascuratezza o per negligenza del sacerdote, che la dee custodire, 
avvenisse un qualche disordine, sia questi per tre mesi dal proprio mini- 
stero sospeso. 

Sulla celebrazione e assistenza delle sacre ufSziature, e sull* ammini- 
strazione dei sacramenti molte e molte cose prescrive; particolarmente, 
che i beneficiati e quanti sono insigniti de' sacri ordini, debbano sempre 
e con assiduità intervenire a tutti gli uffizii della notte e del giorno; che 
alle pubbliche funzioni debbano assistere anche i cherici insigniti degli 
ordini minori ; che il servente al divino sacrifizio della messa, debba sem-* 
pre e in ogni luogo vestirsi di cotta ; che nelle solennità delle chiese, e 
particolarmente alle messe e ai vesperi non sia ammesso al coro per can- 
tare se non chi sia vestito di abito clericale ed abbia visibile la tonsura ; 
che nessun sacerdote ascolti le confessioni di chi è altrui parrocchiano, 
senza permissione espressa del vescovo o del suo proprio parroco, pur- 
ché non trattisi di persone pellegrinanti o non sia imminente il pericolo 
di morte. 

E quanto al rito del battesimo, ci vien fatto palese, che in questa età la 
chiesa eugubina lo amministrava tuttavia per inmiersione : eccone le rela- 
tive parole del sinodo : « Sanetorum statuta sequentes stafuimus et man- 
» damus, ut in baptismo haec forma servctur per sacerdotes, qui in eccle- 
» siis solent baptismalibus baplizare, ut praemissis omnibus consuetis, 
• faciat imponi nomen puero vel puellae, deinde interroget tribus vicibus : 
» Joannes, vis baptizari ? et adstaotes, qui volunt manum tenere, respon- 
» deant : Volo. Deinde tribus vicibus puerum vel pueilam in aquam im- 
» mergcns et in suis manibus caute tenens, dicat haec verba : Joannes^ 
9 ego te baptizo in nomine Patris et Filii et Spirilus Sancti, cum trina im- 
» mersione infantis nec aliud verbum interponatur, nec aliquid addatur 
» vel subtrahaiur verbis praedictis. Et tunc illi, qui astant, quos santulos 
» appellamus, suscipiunt infanlem extracium vel extraclam de aqua de 
» manibus saccrdotis. » 

Proibisce inoUre a qual si sia ecclesiastico, tanto secolare che reli- 
gioso, ^otlo pena di scomunica, di predicare in qualsiasi chiesa neir ora 
stessa in cui predica il vescovo nella sua, purché non ne abbia prima 
ottenuto la licenza. 



UiU- GUBBIO 



Delle molte cose» che diconsi sulla disciplina e sulla vita del clero, è 
notabile la proibizione a qualunque cherico di tenere presso di sé o cetre 
o liuti o violini o generalmente ogni altro istrumento, o di esercìtanriai a 
suonarlo; ed ingiunge a tutti di astenersi dalle canzoni secolaresche e 
profane. Ne condanna i contravventori al pagamento di quaranta soldi 
per ogni volta al vescovo e alla sua curia. 

Diffusamente si parla in queste costituzioni circa i frati e le monache, 
ai quali viene intimata la più diligente osservanza delle proprie regole. In 
modo particolare deesi notare F intimazione lor fiBitta di conservare, salvo 
il caso di malattia, una perfetta comunità si nelf unico dormitorio che nel 
refettorio, di aver ciascuno una sola tonaca e di vivere senza niente del 
proprio. É proibito assolutamente ai monaci di avere prebende e beaeficii 
particolari; e ai benedettini s* interdice, tranne il caso d'infermità. Fuso 
delle carni. Tuttavia dal possedere prebende o benefizii sono eccettuati i 
monaci obedienzialiy ossia quelli che dal loro superiore sono mandati alla 
cura delle anime od al possesso di qualche priorìa o prepositura ndle 
dùese e nei monasteri di loro dipendenza. 

E finalmente quanto ai frati o alle suore, viventi nelle solitudini, è sta- 
bilito cosi: « Item statuimus, quod nullus de fratrìbus solitariis seu pella- 

• riis accedat ad aliquod monasterìum monialium vel sororum, nec ad 

• aliquem carcerem seu cellam alicuius incarceratae, seu cellariae ad lo- 

• quendum alicui ex dictis sororibus seu incarceratis vel cellariis commo- 
» rantibus in ipsis carceribus seu eellis. Quod si accesserit, causam nobis 
» veram et non simulatam manifestare et assignare procuret intra decem 

• dies, alioquin, ipso elapso termino, excooununicationis sententiam ipso 
» facto incurrat. -^ Item statuimus quod nullus ex praedictis fratrìbus 
» audeat vel praesumat nec permittat, ut aliqua mulier ingrediatur locum 
» alicujus ipsorum, nisi forte in casu suae infirmitatis mater vel soror. 
» Nec etiam ad ostium apertum loquatur alicui mulieri, nisi mairi vel so- 
» rori. Contrafacientes vero tam frater quam mulier, nisi causam veram 

• et legitimam assignaverit nobis infra decem dies, ipso facto sententiam 
» excommunicationis incurrat. — Item statuimus et ordinavimus, quod 
» mulieres et sorores in carceribus commorantes vel eellis, in ipsis carce- 
» ribus seu eellis nullum ostium habeant aut fenestram, per quod vel quam 
» persona aliqua ingredi valeat vel exire, nisi forte esset aHquis career vel 
» cella habens claustrum muratum altitudine decem pedum ad communem 



ANNO 1303-1318 kiìi 



» pedem manus, in quo claustro nullum ostìum reperiatur. Et si quod 

• ostium in ìpsis carcerìbus sìve clauslris reperiretur, Claudi debeat infra 
» quiadecim dies a publicalione praesentis constitutionìs, nisi forte esset 
» aliqua inflrma, quae prò sua ìnfirmitate evidenti, socia Tel servitrice 
» indigeat, quae tunc possit condeeens ostium babere prò ingressu et exìtu 

• servitutis praedictae. Contrarium facientes ex nunc prò tunc excommu- 

• nicationis vinculo innodainus. — Item quod nulla persona utriusque 
» sexus habitum routet vel babitum aticujus religionis assuma! intrando in 
B aliquem carcerem seu cellam seu loeum solitarium ad ibi habitandum 
» sine nostra lieentia speciali, nisi forte ingrederetur aliquam de religio- 

• nibus approbalis. » Sulle quali carceri o celle, come notai poco dianzi, 
ho parlato nella storia della diocesi di Città di Castello (4). 

In seguito alle suenunziale costituzioni sinodali, altre ne aggiunse il 
vigilante vescovo Francesco per deprimere la baldanza degli usurari, che 
funestamente infettavano a' suoi giorni le città e le teiTe: ne indaga dili- 
gentemente le arti, ne scuopre le fraudolenti insidie, ne percuote di gravis- 
sime pene la venale ingordigia. 

Ma non deesi protrarre di molto, come fece il Sarti, la vita di questo 
vescovo Francesco, eh' egli confuse e protrasse con quella di un suo suc- 
cessore di simil nome. Dal Ripoll, infatti (2), e dal Cavalieri rilevasi, che 
in sul declinare dell anno 4505 veniva eletto vescovo di Gubbio un dome- 
nicano, FRA Giovanni IV Beroaldi. Né prima del 4545 si trovano traccie 
del vescovo Francesco 11, il quale in quest* anno appunto dava principio 
alla società di s. Maria del mercato, e nell' anno seguente cooperava alla 
erezione del monastero di sanf Agata sul monte di s. Ubaldo,' per le mo- 
nache agostiniane. 

Anche alcuni monaci anueni furono accolti in diocesi dalla pastorale 
carità di Francesco II. Egli, nell' anno 4518, concesse loro con apposito 
diploma un fondo, acciocché potessero fabbricarsi un' abitazione per sog- 
giomam, e una chiesa per compiere le sacre uffiziature secondo i loro riti 
nazionali. La qual chiesa fu nominata sant* Angelo della foce. E inoltre 
vietò rigorosamente il vescovo, che su quella chiesa o su quel domicilio 



(i) Chi dp8ÌiIcraii$e$aj>erncdi |>iù, legga Muzi nel Ioni. »t «Ielle 5uc Memorie eccle- 
le opportune eiJ erutlite nollzie, che ce ne sìastìche di Città di Castello, 
porge il iloito vescofo di c|uclla chie» nioiis. (a) Bullar. orU. praeilic. lom. ii, fiag. loS. 



(|26 GUBBIO 



potesse giammai ottenere verun diritto qual sì fosse pa*soDa o itidica o 
latina (4)/ 

Approvò ed arricchì d* indulgenze, nel 4525, addi 42 febbraio, la pia 
società laicale de' santi Stefano e Lorenzo; enelFanno 4525, TiilUniia 
domenica di maggio, consecrò la chiesa de' frati minori, nel castello di 
Pergola, appartenente allora alla sua pastorale giurisdizione. Né di molto 
sopravvìsse Francesco a questa solennità, la quale è Y ultima, che ce na 
offra memoria. Neir agosto del \ 526 veniva trasferito al governo della 
chiesa eugubina il vescoyp di Fossombrope Pieteo Gabrielli, di famiglia in 
quei tempi potentissima in Gubbio. Egli nel -1554 trasferi al luogo detto di 
sanf Ambrogio, su di un' altissima rupe, non lungi dalla città, alcuoL ere* 
miti, i quali senza fisse e stabilite regole vivevano nei dintorni delia città 
stessa: lassù concesse loro di ristaurarne Y antica chiesa, ed egli medesimo 
la eresse in priorato. Ma, premuroso vieppiù delF osservanza claustrale e 
del ben vivere di que' religiosi, in capo ad undici anni confermò le cose 
già fatte prima, e con un suo diploma, che ha la data del 4542, XI ktìl. 
Nov. (2), propose loro da osservare la regola di sant' Agostino, e ne obbligò 
il priore e il capitolo ad assoggettarvisi ; eresse la cappella io chiesa r^o- 
lare, ed il luogo in monastero. Diede loro per veste uno scapolare di panno 
di lana di colore grigio, e una cappa e una tonaca dello stesso colore ; e 
vietò loro di usare cotte di lino e d* intitolarsi canonici. 

Anche la famiglia religiosa dei monaci Olivetani, di recente istituita, 
volle il vescovo Pietro introdotta nella sua diocesi, e concesse loro, di 
consenso coi canonici della cattedrale, a cui apparteneva, la chiesa di san 
Donato alle foci : se ne ha il relativo documento neir archivio di s. Pietro, 
ove in progresso furono trasferiti quei monaci. Esso è portato anche dal 
Sarti (5) ed ha le note cronologiche : Anno Domini MCCCXXXVIIL indi" 
elione sexta^ tempore dni Benedicti papae XIL die X» mensis martii. 

Né tacer devo, che neir anno 15-44, nel giorno 4 di maggio, tennero 
nella chiesa cattedrale il loro capitolo provinciale i canonici regolari, 
al qual ordine appunto appartenevano anche quelli della cattedrale mede- 
sima, non per anco in quel tempo secolarizzati. Perciò al priore di essi, 
che aveva nome Jacopo, (u data Y incumbenza di visitare i monasteri e i 



(i) Vei). il Sarli, luog. t:it., pag. 1^3. (3) Luog. cil., pag. 180. 

(a) Si conierva ntW ardi, di s. Secotulo. 



ANNO 4318- Ì3S4 427 



eoDventi delle città e dei vescovati di Perula, di Chiusi e di Firenze (4). 
Vacò la sede eugubina non molto dopo; e già il di 15 luglio 4343 le si 
trova eletto il pastore. Era quel tempo, in cui la santa sede apostolica pel- 
legrinante era stata trasferita in Avignone, e soltanto pontefici francesi ve- 
devansi eletti a possederla. Perciò non è maraviglia, che anche alle sedi 
Yescovili deir Italia venissero promossi spesse fiate vescovi francesi. Cosi 
avvenne per Gubbio, dopo la morte del sunnominato Pietro Gabriellh il 
successore, che gli fu surrogalo, era il francese Ugo Labajla, eremita ago- 
stiniano ; ma pare, che neppure arrivasse alla sua sede, perchè net di 9 
dicembre dello stesso anno lo si vede già trasferito air arcivescovato di 
Tolosa in Francia. Rimase allora vacante quasi per quattro mesi la santa 
sede eugubina; finalmente^ il di 7 aprile del 1346, fu provveduta col tras- 
ferirvi a possederla il vescovo di Trieste Francesco III, di Amelia, il quale 
trovavasi in Avignone. Ma neppur egli venne alla sua residenza: la morte 
ne rese vedova un* altra volta la chiesa nel settembre delf anno stesso. 
Perciò nel seguente ottobre, addi 2, il papa Clemente VI gli sostituì il fran- 
cescano FEA Vasiano, detto anche Vessiano ; il quale in capo a quattro anni, 
il di 15 di maggio, fu trasferito alf arcivescovato di Capua. Della sua vigi- 
lanza e sollecitudine in cooperare alla pace e alla tranquillità dei popoli fa 
sommi elogi il pontefice stesso in una lettera a lui indirizzata, la quale ha 
la data di Avignone, XII kai.jun. ann. J, ed è portata dal Wadingo (2). , 
Poco dopo la traslazione di Vasiano air arcivescovato di Capua, fu 
eletto vescovo di Gubbio, a' IO del novembre 1550, un altro francescano, 
ch'era vescovo di Guardia; egli è fra Giovanni V Morlacco, fiorentino. 
Erano in quest'anno medesimo in orrendo trambusto le civili cose di 
Gubbio, per l'arroganza di Giovanni Canluzio, il quale, collegato a Gio- 
vanni Visconti, arcivescovo e principe di Milano, aveva appiccato il fuoco 
al civico palazzo, ed aveva usui'pato il comando della città. Né per tran- 
quillarle vi volle meno, che la potenza del cardinale Egidio Albornoz, ac- 
ciocché Giovanni fosse costretto a rinunziare V usurpalo potere, che per 
ben quattro anni erasi conservato. Di quanta circospezione e vigilanza 
avesse bisogno il vescovo Giovanni in quei funesti frangenti é facile im- 

(i) Gli alti (li qneito capitolo sono por- ilrl lib. ii, alla pag. 438 ilell' tf'liz. di Roma 

tati dal Pennotto nella tua Generàiis totius ^ del itìa^. , 

sacri ordinis cUricofufn cononicorum (a) Annàl. Min. ad ann. mccclii. 
'hisHkria triparlità.fTrofMÙ uiì cap. SLiif 



ki8 GUBBIO 



maginarlo. Neil' amministrazione e nel governo delia sua diocesi egli in 
diligentissimo. Delle molte cose, ch'egli fece, ricorderò i più sinodi cele» 
bratiper correggere e conservare T ecclesiastica disciplina. Un brano di 
quello, che tenne nel 4559, si conserva manoscritto neir archivio Aroianiii. 

Due monasteri furono anche fondati intorno a questi medesimi tempi: 
quello degli agostiniani a san Gerolamo, fuori della città ; e quello di sanr 
Marziale per alcune pie vergini, a cui il vescovo assegnò la regola di san 
Benedetto; il primo nel 4558, e T altro sette anni dipoi. Secondo F opi- 
nione deirUghelli, a cui il Sarti acconsente, il vescovo Giovanni V nel 4570 
fu trasferito da Gubbio alla sede regiense in Francia; surrogato qai da 
un GioYAimi Aldobrandini, che perciò fu il VI di questo nome, eletto, per 
quanto pare, nell'anno stesso. Ma la sorte sua nel pastorale governo della 
chiesa eugubina fu assai difficile e dura. Per le torbide agitazioni dei 
tempi, sembra dovesse cedere il luogo airinirusiòne di un partigiano del- 
r antipapa Clemente VII; e sembra, cherìnfriiso fosse quel medesimo, che 
gli diventò poscia legìttimo successore. Cerio è, che quel Gabeiele dei 
Gabrielli, il quale nel 4578 vennegli dietro sulla santa cattedra, ebbe il 
merito di averlo salvato da un popolare tumulto, due anni prima, e di 
aver cooperato per serbare intatto dal saccheggio e dal fuoco il vescovile 
palazzo. Gabriele, prima d' essere sollevato al pastorale governo della sua 
patria, era stato monaco di santa Croce deir Avellana. Ed esistono inoltre 
le lettere degli eugubini al sommo pontefice Gregorio XI, per ottenerlo a 
loro pastore; e queste sono del di 9 marzo e del di 27 aprile 4577, prova 
chiarissima, che questa sede era allora vacante. Anzi nello stosso archivio 
secreto della città hannosi documenti, che assicurano, trovarsi essa va* 
cante anche nel febbraio del detto anno. Come si potrà dunque provare 
nel Gabrielli neppure un'ombra di scismatica intrusione su questa sede? 
Tuttavolta la pontificia bolla, che ne accordava la canonica istituzione, 
non fu concessa che addi 27 di aprile del 4578. 

Ma non andò guari, che i popolari tumulti, a cui Io slesso vescovo 
pl^ese parte, non turbassero la civile e lecclesiastica quiete: egli anzi ne fu 
il primario fomentatore. Avendo infatti la città inviati al pontefice alcuni 
suoi deputati, per trattare di varie cose politiche, volle Gabriele apparte- 
nere anch^egli a questa deputazione; e vi parti con cavalli e con treno più 
da terreno dominatore, che non da ecclesiastico prelato. Era questa un'in- 
sidia, ch'egli tendeva alla sua patria; imperciocché poco dopò, stretto io 



ANNO ISSt^-lIiOl kÌ9 

alleanxa con estranei giurìsdicenti, e favorito da Galeotto Malatesta signore 
di Rimini, s'impadronì della città a mano armata e se ne rese tiranno. E 
per colorire vie meglio il suo tradimento, ottenne d* essere dichiarato pon- 
tifleio vicario temporale, solito manto di cui coprivansi in queir etù i piccoli 
tiranni delle provincie e dei popoli. Finalmente Gabriele, nel 4385, dopo 
di avere ceduto la città al municìpio a prezzo di denaro, conservandosi 
per altro il diritto di tenervi guarnigione nella rocca finché la pattuita 
somma non fosse sborsata, mori di peste nel castello di Cantìano, e sciolse 
cosi la città dair obbligo di più pagare per la propria libertà. Tuttavolta 
il fratello di lui, che aveva nome Francesco, molestò non poco gli eugubini, 
perchè soddisfacessero intieramente al convenuto prezzo. Ma questi, prefe- 
rendo di stare sotto un buon principe estraneo, piuttostochè ubbidire ad 
un tiranno concittadino, si diedero ad Antonio di Montefeltro, duca di 
Urbino; e fu da allora, che Gubbio incominciò ad appartenere a quel du- 
cato. La convenzione fu stipulata addi 28 marzo 1384. 

Alle civili discordie le scismatiche intrusioni si aggiunsero. L'antipapa 
Clemente VII diede, Fun dopo F altro, due scismatici partigiani suoi al 
governo della chiesa eugubina. Frale Adamo era il primo, Arnoldo il se- 
condo. Di quello, perciocché francescano, esistono presso il Wadingo le 
lettere, con cui Clemente VII lo destinava a questo vescovato, circa Tan- 
no 1384; di questo si conosce T elezione illegittima, fatta in Avignone nel 
gennaro 1388. Ma contro Funo e F altro possedette legittimamente la 
santa sede di Gubbio il vescovo Lorenzo Corvini, elettovi da Urbano VI 
prima del febbraio del 1584, e forse negli ultimi mesi del 1585, perché il 
suo predecessore Gabrielli era giù morto sino dal mese di settembre. Nel- 
F archivio vescovile si trovano traecie del vescovato del Corvini anche 
nelFanno 1590; ma non si sa, che vi sia mai venuto personalmente. Alla 
fine, in questo medesimo anno passò al vescovato di Spoleto: ed in questo 
anno similmente ne fu provvista la vacante sede, col darle, addi 12 otto- 
bre, il vescovo Bertrando, trasferitole dalla chiesa di Famagosta. Altri lo 
nominarono lìerlramo ; nessimo giammai Berlrainio^ come piacque no- 
minarlo alF editore delFUghelli. Di qua, nel 1401, fu trasferito alF arcive- 
scovato di Amalfi. 

Subilo, nelFanno stesso, a' 26 di gennaro fu eletto vescovo di Gubbio 
il francescano fra Matteo du Fabriano. Vi fu chi lo disse frate agostiniano; 
ma lo sbaglio derivò dal non aver saputo intendere le parole della bolla 



430 GUBBIO 

d'Innocenzo VII, data per l'elezione del suo successore Feìhcbsgo IV 
Billi, addi 13 gennaio 1406. Ivi infatti cosi leggesi: Dudum siquidem è. m. 
Matthaeo episcopo Eugubino regimini Eugubinae ecclesiae praeéMae^ jB#- 
manae ecclesiae immediate subjectae^ ordinis sancii ÀugusUni^ pra€si4ml€y 
nos cupientes diclae ecclesiae ulilem et idoneam providere persanam^ €k. 
Né qui si parla del vescovo Matteo frale deW ordine di sant' Agostino^ mi 
del vescovo Matteo, preside della chiesa di Gubbio delt ordine di santÀg^r 
stino j e la chiesa eugubina è detta chiesa dell* ordine di sant' Agostino^ per- 
chè i canonici della sua cattedrale vivevano tuttora' sotto- la regola di 
sanf Agostino, come più volte s' è veduto nelle cose di giù narrate, Le 
surriferite parole della pontiGcia bolla mostrano chiaramente aacbe lo 
sbaglio del Lazarelli, il quale nel suo catalogo dei vescovi di questa chiesa 
inseri, tra il frate Matteo e T immediato suo successore Francesco Billi, 
un vescovo, ch'egli nomina Jacopo, e che colloca nel 4403. Fra Matteo 
mori nel cadere del 4403, e il suo immediato successore fu eletto, aiccome 
dissi, nel gennaro del 4406 : dove rimane dunque il luogo per V immagi* 
Dario Jacopo, inseritovi dal Lazarelli ? E poi, come il papa, nella sua bolla 
per Francesco, avrebbe detto di surrogarlo al defunto Matteo? 

Era il Billi di cospicua famiglia eugubina, edera abate di san Pietro 
allorché fu innalzato al vescovato. Più a lungo di qualunque altro posse- 
dette questa santa cattedra, giacché il suo pastorale governo toccò i tren- 
totto anni. E per tutta questa progressione di tempo si trovano traccio di 
lui nelle carte dei varii archivìi sino al 1444, ultimo della sua vita. Nel 
qual anno appunto, addi 4 3 luglio, veniva dalla chiesa di Cagli a consolare 
la vedovanza di questa V urbinate Antonio Severi : e se ne rese benemerito 
assai ne' ventisette anni e p!ù, che la governò. Ne accrebbe giudiziosa- 
mente le rendite, facendovi incorporare con pontificia bolla i beni del mo- 
nastero di santa Maria di Alfiolo, lungi dalla città tre miglia air incirca. 
Ivi preparò a sé e ai suoi successori amena casa di campagna per solle- 
varsi talvolta dalle gravose cure del pastorale ministero. Mori il Severi 
nel giorno 8 aprile del 4472 pianto e desiderato da tutto il suo gregge. 

Qui pose r Ughelli, e dopo di lui il Sarti, quel vescovo domenicano fra • 
Giovanni Beroaldi, che io ho stimato più conveniente, suir appoggio del 
Bipoli e del Cavalieri, doversi collocare nel 4303: perciò io qui lo escludo. 
Ed. escludo anche quel Corrado Vespri, di cui lo ^stesso Sarti dubitò, per 
non averne trovato appoggio in nessun documento eugul>ino; egli non fo 






ANNO lfkOi-1508 



»31 



indicato dalfUghelli, che col nudo nome e coir indicazione dell'anno 4478« 
seni' altro dirne. Ma nel 4 475 era già stato eletto Tescovo di Gubbio il 
milanese Leonardo Griffo; anzi a lui, di già ycscoto, scriTeva, nel di 44 
luglio del detto anno, il cardinale Jacopo di Pavia ; e se ne trora la lettera 
alla pagina 26 1 dell' edizione di Milano dei 4824. Egli poi, addi 24 settem- 
bre del 4 482, fu trasferito air arcivescovato di Benevento. La chiesa di 
Gubbio venne allora affidata in amministrazione (e vi stette per ben dieci 
anni) al cardinale Gerolamo della Rovere^ vescovo di Recanati. Di lui per 
altro non fanno menzione veruna gli arcbìvii di Gubbio, e perciò il Sarti 
dubita, che sia venuto neppure a farsi vedere in città. La sua amministra- 
zione cessò per la rinunzia, che ne fece, addi 8 gennaro 4492, in favore 
del suo parente Francesco V della Rovere, savonese, il quale venne al pos- 
sesso dell* affidatagli chiesa il di 29 maggio del detto anno. Molto giovò 
colla sua generosità al ristauro del monastero di santo Spirito, sollevando 
quefle suore con larghe somme di denaro. Nel 4504 fu trasferito alla cat- 
tedra di Mande in Francia, addi 27 agosto : nel qual giorno medesimo ve^ 
Diva posta di bel nuovo la chiesa di Gubbio sotto amministrazione: am- 
ministrazione, che durò quarant' anni, con gravissimo danno della eccle- 
siastica disciplina e della temporale economia. Primo amministratore, dopo 
la rinunzia del vescovo Francesco V, fu Antonio FerrerOy da Savona, ve- 
scovo di Noli (I) e cardinale ed amministratore (dice il Sarti) anche del 
vescovato di Perugia. Ma nella moltiplicità delle assunte incumbenze non 
si mostrò, qual doveva essere, amministratore fedele; massime nella lega- 
zione di Bologna. Cadde perciò in disgrazia del pontefice Giulio II, che lo 
aveva larghissimamente beneficato ; fu condannato a grossa ammenda, e 
tra gli altri impieghi, che dovette deporre, lasciò dnche Y amn^inistrazione 
della chiesa eugubina, cui da quattro anni aveva ottenuto. Da lui pertanto 
nel 4508 passò T amministrazione air arcivescovo di Salerno, cardinale 
Federigo da Campo Fregoso, che fu bersaglio similmente di avverse vicen- 
de: tuttavolta alla chiesa di Gubbio procurò de' vantaggi, ned ebbe riguardo 
ad incontrare grosse spese per abbellirne e ristaurame la cattedrale. 
Fu nel tempo delF amministrazione di questo Federigo, e forse per opera 



(i) Non è tcro quanto narr«' il Scracria 
nel Ionio ii de^ iuoi SwcoU Cristiani della 
Liguria^ nella pag. 33o, circa questo ve- 



scovo Antonio Ferrerò. Egli non fa mai Te- 
seo ro ordinario di Gubbio, ma soltanto am- 
ministratore. 



ft32 GUBBIO 



/ 



principalmente di lui, che il capitolo de* canonici, cui fin qui abbiaiBO ce- 
duto professare la regola di sant* Agostino, ottenne d'essere seccriarizsato: 
ciò nel 4544 con apposita bolla del pontefice Leone X, la} quale Decessa- 
riamente io devo qui trascrivere per supplire alle larghe lagune, che vi 
lasciò r Ughelli allorché pubblicoUa. Essa è dunque del seguente tenore. 

LEO EPISCOPVS SERVVS SERVORVM DEI 

AD PERPETYAM REI MEHORUM. 

• Constitulus in specula supremae dignitatis romanus pontifex cura 
» quarumlibet ecclesiarum, praesertim cathedralium, quarum cura sibi 
» imminet generalis, statum prospere dirigendum sollicile intendit, illum- 
• que quandoque immutat et ipsarum ecclesiarum venustatem et decorem 
» auget, et alia statuit, ordinat et disponit, quae earum felicem regimenet 
» administrationem divini cultus augmentum conoernunt, prout catboli- 
» corum principum et personarum ecclesiasticarum et aliorum fldelium 
» exposcit devotio ac temporum et locorum qualitas exigunt et idem in 
» Domino conspicit salubriter expedire. Sane prò parte dilectorum filio- 
» rum nobilis viri Francisci Mariae de Ruvere ducis Urbini et civitatìs 
» Eugubinae in temporalibus domini, ac communitatis, nec non capitoli 
9 ecclesiae Eugubinae ordinis sancti Auguslini nobis nuper exhibita peti- 
» tio continebat, quod licet dieta ecclesia ejusdem ordinis canonicorum 
9 regularium et in ea unus prioratus inibì digni(as major post pontificalem 
» et duodecim canonici, ex quibus et ipse prior dictum ordinem expresse 
» professi existant, prioratum et canonicales portiones ìnibi obtinenles et 
» percipientes, tam prior (I) et canonici non sub eodcm tecto et in com- 
» munì, prout convenit personis regularibus, sed separatim et in domibus 
9 extra claustrum dictae ecclesiae existentibus resident et habitant, regu- 
» lam ejusdem divi Augustini non observant, sed ut presbiteri, seu clerici 
» saéculares saeculariter vivunt, adeo ut parum etiam in abilu vestium a 

(!) Tuttocìò, die sepne, sino al luogo, cathedralium saerulanum etc.h^ì»MWtrt 

che più sotto indicherò, fu oroniesso «ialP U- , un poco rli senio coinuue per accorgersi, che 

ghelli, il quale qui continuò la bulla da lui qui il ragionamento uon regge, e che yì dcre 

pubblicata, recandocene il contenuto così . .. mancar qualche cosa. 
ti pereipientes^ tam priòr et Ecclesiarum 






àivNo 1508 -Ì5U fi33 



B ciericis saecularibus differant et proprium in particulari babent, ex quo 
» eorum modus sic vivendi potius ad perniciem seu periculum animarum 
• tam suarum quam aliorum rhristifldelium cedit. Et quia ipsa ecclesia 
» regu]aris saltem nomine, ut praefertur, exislit, pauci reperiuntur docti 
B et periti, quorum doctrina ipsa ecclesia in suis juribus conservari possit, 
B imo potius, nisi de salubri remedio providea tur, in dies ad deteriora de- 
li veniat, cum non sit spes verìsimilis ea stante in statu regulari hujusmodi 
» posse in praemissis salubriter provideri, verum si dictus ordo et modus, 
» status et dependentia regularis in ipsa ecclesia pcnitus supprimerentur 
j» et extingucrentur, ipsaque ecclesia et illius regulares personae ad statum 
» saecularem seu canonicorum saecularium reducerenlur,profecto feliciori 
» statui et snccessui ecclesiae et illius personarum praedictarum salubriter 
» provideretur. Quare prò parte Francisci Mariae,qui et almae Urbis prae- 
B fectus et gentium armi^erarum ad stipendia sanctae Romanae ecclesiae 
9 militantium capìtaneus generalis existit, ac capKuli et civitatis praedi- 
B ctorum nobis fuit bumiliter supplicatum, ut in dieta ecclesia ordinem et 
B omnem statum et dependentiam regularem hujusmodi penitus et omnino 
B supprimere et extinguere, ipsumque statum regularem ad statum cano- 
B nicorum et clericorum saecularium immutare et ad hujusmodi statum 
B clericorum saecularium reducere, ila quod de cetero prior et singuli 
B canonici praedicti non regulares sed saoculares existant et in omnibus 
B ut clerici saeculares, tribus tamen votis subslanlialibus per eos emissis, 
B firmis rimanentibus, tam in habilu, quod divinorum celebratione offi- 
B ciorum vivere et incedere, ac almutias ad instar aliorum canonicorum 
» aliarum (I) cathcdralium saecularium dcferre possint; quodque dictus 
B prioratus de celerò praepositura nuncupetur et illum seu illam nunc et 
» prò tempore obtinens eosdem in canonicos dictae ecclesiae nunc et prò 
» tempore exisleutcs jurisdictionem, potestalem, superiorilatem et admini- 
» stralionem corumdem spiritualiumel temporalium aulhoritatem et facul- 
» tatem omnino retineat qualenus habet, gerii et tenet ad praesens moder- 
» nus prior, qui prior de cetero canonicus ejusdem ecclesiae existat et esse 
B debeat proul nunc est, eosque et singulos fruclus, redditus et proventus 
» ex diclae meusae capilularis bonis, quae nunc in communi possidentur 
» et quae por cessuin et deccssum dictoruni modcrnorum canonicorum, 

(i) l'ili (jui è L oiiMiiissione «UH* Urinili. 

/ oL / . r)5 



kZk GUBBIO 



» qui aliqua ex eisdem bonis in administratione prò vestibus et aliis suis 
» necessitalibus, de modernis et qui prò tempore fuerit ejusdem ecclesiae 
» prioris seu praepositi lieentia, tenent et possident, ad earadem ecclesìam 
» redibunt prò tempore provenientes, detraeta ex eis aliqua ipsorum prioria 
n seu praepositi et eapituli arbitrio moderanda quantitate prò substentatione 
» fabbricae et sacristiae dictae ecclesiae in tredecim aequales portiones 
» dividantur, quarum duas dictus modernus et qui prò tempore fuerit, 
» prior seu praepositus et canonicus, et unam quilibet ex reliquis dlctis 
» canonicis, qui undecim sunt, in quotidianis distributionibus dumtaxat 
n dum in eadem ecclesia inlerfuerint divinis per totum anni circulum par- 
li tiendi prò eorum praebendis canonicalibus annuatim percipiant. Qui 
» vero ex dictis priore seu pracposito et canonicis prò tempore existenti- 
9 bus a divinis bujusmodi prò tempore abfuerint (4), ex suarum portionum 
» parte, quae ipsis, si eisdem divinis inibi interessent, contingeret, privati 
» existant, illaeque caeteris eisdem divinis inleressentibus eo ipsoaccrescant, 
» dictique prioratus seu praepositura, canonicatus et praebendae eieetivi 
9 existant et electorum confirmatio ad venerabilem fratrem nostrum (2) 
» Federicum archiepiscopum Salernitanum ejusdem ecclesiae Eugubinae 
» administratorem in eisdem spiritualibus et temporalibus per sedemi apo- 
n slolicam deputatum, et episcopum Eugubinum prò tempore existentem 
» pertineat, staluere et ordinare, aliasque in praemissis opportune provi- 
» dere de benignitate apostolica dignaremur. Nos igitur eosdem Franci- 
» scum ducem, capitulum et communitatem et illorum singulos a quibus- 
I» vis excommunicationis, suspensionis et interdicti, aliisque ecclesiasticis 
» sententiis, censuris et poenis a jure vel ab homine quavis occasione vel 
9 causa làtis, si quibus quomodolibet innodati existant ad edectum prae- 
9 sentium dumtaxat consequendum harum serie absolventes et absolutos 
9 fore censentes bujusmodi supplicationibus inclinati ordinem, statum et 
9 dependeutiam regulares in ecclesia Eugubii bujusmodi auctoritate apo- 
9 stolica et ex certa scientia tenore praesentium penitus et omnino sup- 
9 primimus ipsam ecclesiam et illius personas regulares ac statum regula- 
9 rem bujusmodi ad statum saeeularem seu canonicorum et clericorum 

(i) L^Ugbelli invece lesse a^/I/er/'/if. scopum Eugubinum; e poi ricomincia oa 

{%) Qui r Ughelli lesse : et electorum altra lunga laguna, siilo al luogo, che più olire 

confirmatio ad dictum Federicum are /ite' accennerò. 

piscopum et prò tempore existentem E pi- 



ANNO ÌMh-i^H &35 



saecularium reducìmus; ita ut de eetero prior et singuli caDonici prae* 
dicti non regulares sed saeculares existant et in omnibus ut clerici sae- 
culares ; tribus tamen votis substantialibus per eos emissis firmis rema- 
nentibus ; tam in babitu quam divinorum celebratione vivere et incedere 
ac almulias ad instar aliorum canonicorum ecclesiarum cathedralium sae- 
cularium deferre possint (4). Nec non ecelesiae ejusque priori seu prae- 
posito, canonicis et aliis personis praefatis nunc et prò tempore existen- 
tibus quod omnibus et singulis priviicgiis, immunitatibus, exemptionibus, 
favoribus, concessionibus, facultatibus et indultis tam eidem ecelesiae et 
illius personis per privilegia et indulta apostolica vel alias quovis modo 
concessis, quibus per hoc quatenus favorem ipsius ecelesiae illius perso- 
narum ad statum saecularium reductarum concernant, non intendimus 
derogare, quam etiam aliis quibus aliaecathedrales ecelesiae saeculares de 
jure vel consuetudine utuntur, potiuntur et gaudent, seu uti potiri et gau- 
dere poterunt, quomodolibet in futurum uti, potiri et gaudere libere et 
licite valeant indulgemus. Ac dicto Federico archiepiscopo quaecumque 
statuta et ordinationes salubria et honesta, sacris canonibus non contra- 
ria prò felici statu et salubri directione ecelesiae Eugubinae illiusque singu- 
lariumpersonarum,pro ut videbilur,faciendi,condendi et ordinandi, quae 
sic facta, statuta et ordinata, dieta apostolica authoritate confirmata sint 
etesse censeantur ac etiam ipsa statuta et ordinata, si causae rationabiles 
fuerint corrigendi, mutandi et peuitus araovendi et alias de novo etiam 
faciendi, condendi et ordinandi, prout personarum et temporum quali- 
tatibus et condltionibus diligenter consideratis videbitur expedire, autho- 
ritate et tenore praefatis licentiam et facnltatem concedimus, non obstan- 
tibus praemissis ac constitulionibus et ordinationibus apostolicis, nec 
non ecelesiae et ordinis praediclorum juramento conOrmatione aposto- 
lica vel quavis firmitate alias roboratis, statutis et consuetudinibus cete- 
risque contrariis quibuscumqne. Nulli ergo ooinino hominura liceat ec. 
Si quis autem id attcmplare praesurapscrit etc. =r:: Dalum Romae apud 
sanctum Pelrum, anno Incarnat. Dom. MDXIV, non. maii, pontificatus 
nostri anno III. » 
Morto neN 541 T amministratore cardinale Fregosi, passò T ammini- 



(i) Dal punto siiin<licalo sino a queste parole continua il vacuo last-iaio dair Ughelli : qui 
poi riassume tino alla fine. 



hza 



GUBBIO 



strazione della chiesa dì Gubbio ad un altro cardinale : questi fu Pietro 
Bembo, che la possedette, o, per meglio dire, ne godette le rendite pet tre 
anni; finalmente nel marzo del 4544 egli fu eletto vescovo di Beliamo; 
e subito alla sede eugubina fu promosso, nel di medesimo, il cardinale 
Marcello Cervini, ch'era prima stato vescovo di Nicastro, e podeia di 
Reggio neir Emilia. Egli fu accolto in Gubbio con universale all^reiza il 
di 20 dicembre dell' anno slesso, ed egli colla sua premurosa condotta rese 
testimonianza alla giustizia dell'entusiasmo, con cui lo avevano accolto. 
Calmò le discordie, che ben di sovente agitavansi nella occasione di par- 
rocchie vacanti, la cui elezione del parroco fosse stata di diritto dei popo- 
lani ; e per ottener questa calma limitò saggiamente il potere degli elettori. 
Della saggezza di lui e della sua sapienza tanto n' era persuaso il ponte- 
fice Paolo III, che deputollo, coi cardinali Giammaria dal Monte e Regi- 
naldo Polo, a preside e legato suo nel concilio di Trento, che Dell' anno 
appunto 1545 ebbe principio. Ma di lui ebbe vieppiù a gloriarsi la chiesa di 
Gubbio, allorché nel 4555 lo salutò pontefice universale della santa Chiesa 
di Gesù Cristo, dopo di averlo posseduto suo pastore intorno ad undici 
anni. Ma poiché brevissimo fu il suo pontificato sulla sede apostolica; e 
non fu che di soli ventidue giorni ; perciò non ebbe nemmeno il tempo di 
nominarsi il successore nel pastorale ministero della chiesa eugubina. No- 
minollo perciò il pontefice successore di lui, Paolo IV; e nominovvi, addi 
29 maggio 4555, il cardinale Jacopo Savelli, romano, ch'era già stato 
vescovo di Teramo e poi di Nicastro, e che nel di 4 6 gennaro 4 560 fu 
trasferito air arcivescovato di Benevento, rinunziando la chiesa eugubina 
a favore di suo fratello Mariano Savelli. Reduce appena dal sacro concilio 
di Trento, celebrò il sinodo diocesano per estirpare gli abusi e regolare i 
costumi del clero. Né fu questo il solo, eh' gli celebrasse : lo ripetè più 
volte, e poscia ne uni in un sul corpo tutle le costituzioni, scritte per la 
maggior parte in lingua volgare, acciocché potessero essere intese da tutti, 
e pubblicolle di poi colla stampa (I). Esse portano il titolo: Edicta i» 
dioecesi Eugubina promulgata^ quae clerus in promptu habere debei ad 
majores abusus et corruptelas extirpandas. Consistono esse in settanta- 
sette decreti, de' quali il primo ha la data de' 5 febbraio 1568 T ultimo é 
de' 42 giugno 4574. 






fi) Perugia 1574. 



/INNO Ì5{|1-1600 ft37 



Sotto di lui incominciò la lite fierissima tra questa chiesa e la nuova 
metropolitana di Urbino, eretta a questa dignità dal pontefice Pio IV colla 
bolla: Super universas orbis ecclesias^ del giorno 7 luglio 4565, la quale 
ho portato, narrando la storia di quella chiesa (1). Tra le suffraganee, che 
il pontefice assoggettò all'urbinate giurisdizione metropolitica vi si com- 
prendeva la chiesa eugubina : ma il suo vescovo Mariano Savelli non volle 
mai assoggettarvisi. Protestò anzi contro questa supposta violazione dei 
suoi diritti; perciocché diceva, non poter la chiesa di Gubbio essere as- 
soggettata a nessuna metropolilana, perchè sta dentro la periferia de' cento 
miglia intorno alla chiesa di Roma. Di queste lunghe discordie ho nar- 
rato quando parlai della chiesa di Urbino ; discordie che durarono un 
secolo e mezzo, e che alfine furono terminate dal pontefice Benedetto XIII, 
decretando colf uso della sua suprema potestà la sudditanza della chiesa 
eugubina alla metropolitana urbinate. Ivi ho portato anche la lunghissima 
bolla di questo pontefice^ che racconta tutto la progressione di queste 
scambievoli dissensioni (2). Tutlovolta il vescovo Savelli non si rifiutò di 
portarsi al sinodo provinciale, radunato nel 4568 dair arcivescovo di Ur- 
bino ; ma vi si portò unicamente perchè vescovo di una chiesa vicina, a 
cui neir occasione di sinodi provinciali appartiene V intervenirvi* e di ciò 
fece solenne dichiarazione dinanzi ai padri medesimi del concilio. 

Una lunga bolla, ottenuta dal pontefice Gregorio XHI per le istanze 
del duca Guido Ubaldo di Urbino, e portata dalf Ughelli, stabilisce che 
nessun ecclesiastico possa diventare proposto od anche soltanto canonico 
della cattedrale, senz' essere cittadino di Gubbio. Ha questa bolla la data 
de' 25 novembre i 572. 

Nel tempo del pastorale governo di Mariano, e precisamenlente nel- 
Tanno I5GI ebbe principio in Gubbio In fabbrica del convento del Buon 
Gesù per le monache francescano della più stretta osservanza, dette cap- 
puccine. Vi entrarono, a gittarne le semenze, ventissette giovinette eugu- 
bine il di 28 giugno del detto anno. Mori il vescovo Mariano a' 49 di set- 
tembre del 4 599, mentre trova\asi alla villeggiatura vescovile in Alfiolo; 
e fu trasferito ad aver sepoltura nella sua cattedrale. Ne rimase vacante 
poco meno di sei mesi la santa sede, e finalmente aM5 di marzo del 4 600 
fu eletto a possederla il nobile fossoml^ronate Andrea Sorbolonghi, uomo 

(i) "SA vo!. 111^ p.ig. 2t»6. (2) I\i. pa^'. ao'ì e pag. 214-22.^. 



1^38 GUBBIO 

di alto sapere e di esimia pietà. Sua prima cura nel governo della chiesa 
affidatagli fu il radunare il sinodo diocesano : al quale proposito giova il 
rammentare, sulla testimonianza del diligentissimo Sarti (4) i due mano- 
scritti conservati da Rinaldo Riposati, uno de' quali conteneva le costitu- 
zioni sinodali di questo vescovo, fatte nel 4 601, col titolo: Provisiones 
nonnullae decretae et promulgatae in synodo dioecesana^ quam periUustris 
et reverendissimus Andreas Sorbolongus episcopus Eugubinus celebrami 
Eugubii die XV maii MDCL ad usum parochorum et totius cleri Eugubinae 
dioecesis; e f altro conteneva quelle, che nel sinodo dell' anno seguente 
erano state promulgate, ed era intitolato : Decreta periUustris ac reveren- 
dissimi dui Àndreae Sorbolonghi episcopi Eugubini die XIV maii in dioece- 
sana synodo promulgata. Si diede somma premura il vescovo Andrea per 
r erezione del seminario dei cherici, secondo le forme e le discipline del 
sacro concilio di Trento. Ebbe cura anche di formare un luogo, in cui 
raccogliere le donne, che dalla vita di prostituzione venissero alla peniten- 
za ; a tal uopo cedettero il loro monastero di san Biagio i monaci celestini. 
Assoggettò alla legge di perfetta clausura tutte le monache della città e della 
diocesi, a tenore delle sacre costituzioni del recente tridentino concilio. 

In qiteste ed altri simili pastorali sollecitudini aveva percorso Andrea 
oltre a sedici anni di vescovato, quando nel di 15 aprile del 4 64 6 la morte 
Io sorprese e ne lasciò vedova la dolente diocesi: mori alla villeggiatura di 
Alfiolo e fu trasferito in cittò, framezzo alle lagrime del diletto suo gregge, 
ad aver sepoltura nella sua cattedrale. Dopo tre mesi poco più, il giorno 
48 luglio deiranno suddetto, gli veniva eiettò a successore il pesarese 
Alessandro dal IMonte, che governò questa chiesa intorno a dodici anni. 
Egli moriva in Roma ai 42 o ai 4 5 di giugno del 4 628, ed era seppellito 
provvisoriamente nella chiesa di santa Maria del popolo dei frati agosti- 
niani. Perciò in quel libro parrocchiale, sotto il giorno 4 4 giugno 4 028, 
ne fu fatto il registro cosi : SepuUus fuit in nostra ecclesia iilnslrissimus 
D. Alexander de Monte episcopus Gubii aeiatis suae anno circiter LVIL 
Babitabat in nostra cura in via Avantagiorum. SepuUus fuit per modum de- 
positi prope capellam S. Augustini in pavimemto^ locusque concessus fuit 
per unum annum et non ultra. Non si sa poi, se di lù ne fosse poscia trasfe- 
rito il cadavere: neppure il Sarti lo seppe (2). 

(i) Luog. cìl., pxg. 238. (2) Sarti luog. rit..) pag. 239. 



ANNO 1600 - 1638 b39 



la capo a sei mesi, circa, di vedovanza, il di 1 4 dicembre dello slesso 
anno veniva dato a questa chiesa in pastore Pietro II de' conti Carpegna, 
il cui pastorale ministero non oltrepassò i diciassette mesi. Suo fratello 
Ulderico Carpegna, che nel di 25 settembre del 1630 fu eletto a succeder- 
gli, fece porre in cattedrale al defunto predecessore e fratello la seguente 
iscrizione, che ne addita il luogo della sepoltura. 

D. 0. M. 

PETRO . EX . COMITIBVS . CARPINEIS 

EPISCOPO . EVGVBINO 

NOTAE . VIRTVTIS 

ET . SVMMAE . EXPECTATIONIS . PRAESVLI 

ACERBO . FVNERE 

MAJORIBVS . DIGNITATIBVS . EREPTO 

VLDERICVS . EPISCOPVS . ALBANENSIS 

S. R. E. CARDINALIS . CARPINEVS 

FRATRl . MOERENS . POSVIT 

OBIIT . QVADRAGENARIO . MAJOR 

XIX. IVNII . MDCXXX. 

Io credo per altro, che il cardinale Ulderico non abbia fatto erigere al 
fratello suo questa epigrafe se non che dopo lasciato già il vescovato di 
Gubbio e dopo lascialo anche quello di Todi, a cui neir ottobre del 1638 
era slato trasferito, e perciò dopo il \G^io^ nel qual anno soltanto egli poteva 
intitolarsi vescovo di Albano. Ma per dire alcun che del suo pastorale 
governo sulla chiesa di Gubbio, ricorderò il seminario da lui rìstaurato e 
di buoni maestri provveduto, il sepolcro de' santi martiri titolari Mariano 
ed Jacopo rifatto dalla sua logora antichità ed abbellito, i due sinodi dio- 
cesani celebrati nel 51 maggio ^632 e ncNG maggio 1658, dei quali fece 
pubblicare colle slampe in Perugia nel 1658 le sapientissime costituzioni. 
Egli in premio delle sue virtiì e de' suoi meriti, sino dall'anno 1655 era 

stato decoralo della porpora cardinalizia del titolo di san Pietro in vincoli, 

» 

cui poscia cangiò in quello di s. Maria in Trastevere. Esiste memoria di lui 
sulla facciata di s. Nicolò de' cappuccini, ove aveva posto la prima pietra, 
poco dopo il suo arrivo in Gubbio, nel 1651 : vi si legge: 



kkO GUBBIO 



D. 0. M. 

VLDERICVS S. R. E. CARD. CARPINEVS 

EPISCOPVS EVGVBINVS 

PRIMVM HVJVS COENOBII LAPIDEM 

ANNO MDCXXXI. 

OMINE TAM FAVSTO POSVIT 

VT QVINQVENNIO SVPREMVM IMPOSVERIT 

EVGVBINORVM PIETAS ET CONSTANTIA 

REI MEMORIA MARMORI CONSIGNATA 

MDCLXI. 

Lui trasferito al vescovato di Todi, il di 2 maggio \ 639, venne eletto 
vescovo di GuM)lo V arciprete della cattedrale di Perugia Orazio Monaldo, 
il quale ne prese possesso per procura a' AS dello stesso mese. Vi stette 
finché nel declinare dell* anno 4645 il di lui fratello Benedetto, vescovo di 
Perugia e cardinale, rinunziò quella sede; ed egli allora vi fu trasferito a 
succedergli, rimanendo in frattanto vacua per qualche mese la cattedra 
eugubina. Mentre Orazio Monaldo era vescovo di questa chiesa, neir an- 
no 4644 fu istituito il collegio di canonici secolari nella chiesa del Corpus 
Domini, detta volgarmente di santa Cristina. La fondazione di questa col- 
legiata e le condizioni e le particolarità sono minutamente indicate nella 
bolla di Urbano Vili, che qui volentieri soggiungo (I): 

VRBANVS EPISCOPVS SERVVS SERVORVM DEI 

DILECTO FILIO VICARIO VEN. FRATRIS NOSTRI EPISCOPI EVGVBINI Ilf SPIRITVALIBTS 
GENERALI SALVTEM ET APOSTOLICA» BENEDICTIONEM. 

« Exibita siquidem etc. Nobis nuper prò parte dilecti filii Guidobaldi 
» Puchelli presbyteri J. U. D. et aliorum presbyterorum infrascriptorum 
» petitio continebat, quod alias, seu nuper quondam Joanncs Baptista Chri- 
» stinus laycus eugubinus, tunc in humanis agens postquam ipso jaman- 
• tea in Ecclesia sine cura Sanctissimi Corporis Christi eugubin. capellam 

(i) Non la IroTai pubblicala, die dai solo Sarli, luog. cil., pag. 232. 



ANNO 1368-1641 42^1 



• sub invocatione beatissimae Yìrginis Mariae et quorumdam aliorum san- 
B ctorum coDstrui et aedificari fecerit et in ea sine cura eapellaniam prò 
M UDO perpetuo eapellano, qui presbyter esset et qualibet die in dieta capella 
» rem sacram ad inlentionem dicti Joan. Baptistae celebrare!, fundaverat 
» et in tresdecim, qui triginta durante ejus vita, post ejus obitum vero in 
n viginti et uno ducatis auri de camera annuis, qui quinquaginta senta 
» monelae illarum partium circiter respective constituunt ex bonis, de 
» quibus legitime disponere poterat, dotaverat et jus patronatus capellae et 
» capellaniae hujusmodì, sibi et haeredibus suis perpetuo reservaverat in 
» suo ultimo, quod condidit et sub ejus dispositione ab bumanis decessit, 
» testamento. Domum piam a se prò manutentione et conservatione pau- 
» perum puellarum institutam et puellas in ea prò tempore degentes, 
» haeredes sibi universales instituit ac saecularem et eollegiatam ecclesiam 

• sub invocatione sanctae Christinae in civitate Eugubina et in ea unam 
B dignitatem, prioratum nuncupandam, ac quinque canonieatus et totidem 
9 praebendas prò sex presbyteris aut saltem clericis sacris inìtiatis ex civi- 
» tate Eugubina, non autem ex locis seu oppidis aut comitatu civitatis Eu- 
» gubii sub poena nullitatis electionis et devolutionis illius prò ea vice ad 
» loci ordinarium oriundis, qui singulis diebus festivis de praecepto horas 
» canonicas in choro dictae ecclesiae recitarent, et in eisdem diebus festivis 
B quinque ex eis in dieta ecclesìa alter vero in oratorio seu capella dictae 
» domus piae, ferialibus vero diebus duo, unus videlicet in dieta ecclesia 
» Sanctissimi Corporis Christi et capella ibidem per Icstalorem fundata, ut 
» supra, applicando sacrificium ter in hebdomada prò anima testatoris et 
n ejus defunctorum et alter in ipso oratorio seu capella dictae domus piae 
» cum simili applicatione ter in hebdomada missas respective celebrent, et 
» priore et quinque aliis per eum ex tunc in priorem, canonicos respective 
» nominatos, aut eorum aliquo obeunte, slatim sequuto obilu hujusraodi, 
» successorem seu successores in locum demorlui, seu deraorluorum per 
n reliquos ex priore et canonicis respective superstites, ita tamen ut succe- 
» dente obitu prioris eligendus in ejus locum sii et esse debeat de gremio 
» ipsorum canonicorum reliquorum superslilum per vota secreta eligi, 
» sicque in pcrpeluum observari mandavit ac collegialae ecclesiae illiusque 
» priori et canonicis prò tempore existenlibus prò eorum dote et onerum 
» supradiclorum supportatione tricenla et decem annua senta monetae 
a hujusmoJi, intra quae comprchensa essent et esse intelligerentur, ea quae 



4^2 GUBBIO 



» ipse testator prò dote dictae capellaniae lune extinguendae et coUative 
9 amplius non remansurae antea assignaverat ; priori videlicet sexaginta, 
B cuilibet videlicet vero ex canonicis praedictis quinquaginta annaa acuta 
» ex ejus boDis palrimonialibus seu aliis per eum iegìtime acquisitis ac do- 
» muì piae seu ejus puellis haeredibus suis predictis relietis desumenda, 

• perpetuo applieavit ac appropriavit eisdem priori et canonicis protecUo- 
» nem et guberaium ac defensionem dictae domus piae et ut dc^utareot 
9 etiam duos, clericos, qui dictae collegiatae ecclesìae 'et iliius choro ìq 
» neccssariis deservirent, cum annuo salario sex scutorum prò quolibet 
n deniandavlt et injunxit, nec non confraternitatem sanctissimi Corporis 
» Christi illiusque confratres, quorum dieta ecclesia SSmi Corporis Xpi 
» existit, rogavit ut dictara ecclesiam in collegiatam, ut supra erigi permit- 
» terent, et licet ipsam collegiatam post iliius erectionem in aliam ecclesiam 
» ti*ansferri contingeret unus ex priore et canonicis praedictis quotidie in 
9 dieta capella vicedicti eapellani, in cujus loco dictus prior seu canoDiciis 
n succedere intelligeretur, missas juxta fundationem dictae capcilae a se, 
n ut pracfertur, factam celebraret et alias prout in dicto testamento plenius 
9 continetnr. Cum autem dictus Guidobaldus in priorem secundo loco 

• post videlicet quondam Caesarem Christinum fratrem germanum dicti 
» testatoris ad praescns defuncturo, nec non dilecti filii ceteri etiam quin- 
» que pracsbyteri per eumdcm teslatorem in primos canonicos dictae eccle- 
» siae erigendae respetive nominati plurimum cupientes dictam ecclesiam 
» SSmi Corporis Xpi in collegiatam ad praescriptam voluntatis ipsius testa- 
» toris per nos, ut infra, erigi et institui, et asserentes in id confratres prae-. 
» dictos libentissime consentire, Nobis humililer supplicari fecerint, quate- 
» nus sibi in praemissis opportune de benignitate Apostolica providere 
» dignaremur. Nos, qui miuistrorum ecclesiasticorum augmento et divini 
» cullus propagatloni libcnter consulimus, dicium Guidobaldum, nec non 
9 singulares personas presbyterorum hujusmodi a quibusvis excommuni- 
» cationis etc. . . . ccnsuris etc. . . . horum serie absolveutes etc. . . . diserò- 
9 tieni tuae per apostolica scripta mandamus, quatenus constilo tibi legi- 
» timo de narralis et de consensu d. d. confratrum ecclesiam SSmi Cor- 
» poris Xpi, et sanctae Christinae deinceps nuncupandam, cum arca, sigillo, 
» bursa ac ali.s insignis canonicalibus, et in ea unum prioratum, diguitatem 
» inibi principalem et unicam prò uno priore de gremio capiluli, ut supra, 
» eligendo, qui caput diclae ccclesiae existal et in ea principalem locum 



ANNO i6bl - leab kkZ 



habeat, ac quinque canonicatus et totidem praebendas prò quinque cano- 
nicis juxta dispositionem dicti testatoris, ut praefertur, qualificatis, et ut 
supra quoad priorem videlicet semper, quo vero ad canonicos praedictos 
in mensibus Sedi apostolicae reservatis et cum alias ìllorum canonica- 
tuum et praebendarum prò tempore vaeaturorum dispositio Sedi aposto- 
licae prò tempore reservata erit tantum romano pontifici in aliis vero 
vacationibus dispositioni apostolicae non reservatis ncque affectis, ordi- 
nario loci per supradictos respective nominandis et praesentandis, qui 
capìtulum insimul constituant, et onera per dictum testatorem eis, ut 
praefertur, injuncta, juxta ipsius testatoris voluntatem subeant et adim- 
pleant, nec quicquam alìud ulterius teneantur auctoritate nostra, sine 
tamen alicujus praejudicio perpetuo erigas et instituas, illisque sic erectis 
et institutis prò congrua et competenti prioratus ac canonicatuum et 
praebendarum hujusmodi dote, illosque prò tempore obvenientium sub- 
stentatione et oneris eis incumbens supportatione redditum annuum et 
perpetuum triccntorum et decem scutorum hujusmodi compraehenso 
in eis ilio prò dieta capellania, quae ad praesens vacat et deinceps extin- 
cta et amplius non collativa remanebit, ut praefertur, assegnato prio- 
ratui videlicet sexaginta, cuilibet vero ex canonicis praedictis quinqua- 
ginta senta prò hujusmodi, quorum tamen omnium saltem tertìa pars in 
distributioues quolidianas prò praesentibus et divinis officiis tempore a 
testatore praescripto interessentibus et onera a dicto testatore injuncta 
adimplentibus erogari debeat etc. tam ipsi, quam eorum ecclesia prae- 
dicta ejusque etc. . . . privilegiis, exemplionibus, etc. . . . Datum Romae 
apud sanctam IVfariara Majorem anno Incarnationis Dominieae MDCXLI. 
idibus Oetobris, pontificatus nostri anno XIX. » 
Trasferito il vescovo Orazio Monaldo alla cattedra pastorale della sua 
patria, gli fu surrogato su questa di Gubbio, nel seguente anno i 644, Y as- 
sisinate Alessa?(dbo II Sperelli, nel di 4 4 marzo. Egli era prima vescovo 
di Tortosa in partibvs e suffraganeo del cardinale vescovo di Velletri. Nò 
giù neir anno ^645, come scrisse il Borgia (4) ; ma nel 4644 venne al ve- 
scovato di Gubbio; e ce ne fa sicura testimonianza il catalogo de' vescovi 
eugubini, stampato, lui vivente, in seguito ad uno de' suoi sinodi diocesani. 
Di lui cosi parla il sunnominato Borgia: « Prelato egualmente celebre tra 

(i) Alesi. Borgia, Istoria della chiesa e città di Felletri^ lib. iv, nano. 48, pag. 497- 



kkk GUBBIO 



» i letterati per le dotte opere pubblicate alle stampe, che tra i véscovi di 
» Gubbio per i grandi e insigni benefizii fatti a ^ella chiesa. » Dei quali 
beneficii, per dire compendiosamente alcun che, ricorderò in primo luogo 
i sinodi da lui celebrati negli anni 4646, 4650, 4655, 4659, 4661, 4665 
e 4668, i quali, raccolti poscia in un solo corpo, furono dati in luce colle 
stampe nel 4 697. Nel tempo, eh' egli era vescovo di Gubbio, dovette allon- 
tanarsi dalla sua chiesa per sostenere in Napoli apostolica legazione presso 
a quella corte. Ma ritornatovi potè darsi a tutto uomo alla pastorale ammi- 
nistrazione del diletto suo gregge. Dell' onore e del decoro del sacro tempio 
egli fu premurosissimo : perciò la magnifica cappella intitolata alla beata 
Vergine lauretana, eretta in cattedrale, è opera della sua generosità e della 
sua devozione ; come lo è anche il marmoreo altare di san Giovanni da 
Lodi, ove, nel di 45 settembre 4648, assistito dai vescovi di Foligno, di 
Nocera, del Montefcltro, di Fossombrone e di Cagli, siccome altrove (4) ho 
narrato, ne collocò solennemente il sacro corpo. Anche V altare di s. Libo- 
rio ristaurò ed abbellì. 

Nella chiesa poi di sanf Antonio, rizzò a sue spese V aitar maggiore 
dedicato al santo titolare : tutte in somma, o pressoché tutte, le chiese della 
città e della diocesi sperimentarono gli effetti della sua liberalità, o pei 
rislauri, che vi fece, o per le suppellettili, che vi donò. Ma tra tutte pri- 
meggia la cattedrale, cui a sue spese ampliò e ristaurò e in fine poi conse- 
crò il giorno 22 settembre 4 652. Per maggiore ornamento delle sacre 
ufGziature aveva ottenuto dal pontefice Innocenzo X il privilegio a' suoi 
canonici d'indossare la cappa magna^ secondo Tuso dei canonici delle basi- 
liche di Roma, sopra il rocchetto, e ai mansionarii corali il distintivo della 
alinuzia. Egli medesimo, nel 1650, con molta pompa e solennità, li vesti 
di queste insegne onorevoli, in cattedrale, il giorno della nascita di Gesù 
Cristo, e tenne loro affettuoso ed eloquente sermone. Agli arcipreti e ai 
priori delle altre chiese tanto della città che della diocesi, concesse per 
pontificia condiscendenza il distintivo della mezzetta nera da portarsi 
sopra la cotta. 

Nel medesimo anno 4650 condusse a compimento il ristaurò, che aveva 
intrapreso, del palazzo di villeggiatura vescovile neir abazia di Alfiolo: ivi 
fece porre l'iscrizione: 



(I) Nella pag. 389. 



ANNO 16{|4-(671 kkìi 



ALEXANDER . SPERELLVS . EP . EVGVB. 

AEDES . A . FEDERICO , FREGOSIO . CARDIN. 

MAGNIFICENT . CONSTRVCTAS 

VETVSTATE . LABENTES . REPARAVIT 

ANNO . IVBILAEI 

MDGL. 

Tra le chiese dallo Sperelli ristaurate è anche quella di s. Nicolò, cui 
alcuni opinarono fosse V antichissima cattedrale di Gubbio: quanto appog- 
gio possa avere questa opinione, noi saprei dire. Fu in questa medesima 
età eretto il bel tempio in onore di santa Maria, detta del Prato: ma poi- 
ché le offerte dei devoti non bastavano a sostenerne le spese, il vescovo 
concorse largamente col suo per condurlo a fine ; anzi a tutte sue spese 
vi rizzò r aitar maggiore, elegantemente adorno di finissimi marmi, e vi 
fece scolpire il titolo con queste semplici parole : 

COELI REGINAE 

0EOTOXOT 

ALEXANDER 

HVMILIS SERVVS 

D. 

Egli inoltre donò alla citlà la sua biblioteca, ricca di molti libri sceltis- 
simi; e la città riconoscente gli fece scolpire sopra la porta di essa una 
onorevole iscrizione. Né in ciò soltanto si rese benemerito lo Sperelli della 
pubblica istruzione: istituì in Gubbio la cattedra di diritto civile, perchè, 
senza bisogno di ricorrere alle università fuori di patria, potessero gli eu- 
gubini nella propria patria istruirvisi. E per la spirituale istruzione del suo 
gregge introdusse in Gu